Iloti Penesti Mariandini

Iloti, Mariandini, Penesti: le servitù comunitarie in Grecia

È curioso notare che Chio, Sparta e la Tessaglia erano già note nell’Antichità per possedere un gran numero di schiavi. Secondo Tucidide (8.40.2), Chio era in realtà seconda solo a Sparta in numero di schiavi, mentre per Senofonte (Ell. 6.1.11) l'elevato numero di Penesti della Tessaglia sembra essere stato molto elevato ma non tale da superare i numeri Spartani.

Statue moderne di Platone e Atena dall'Accademia di Atene. Foto di Tanya Dedyukhina, CC BY 3.0

In una discussione su come meglio porsi nei confronti della schiavitù l’oratore ateniese Platone, nelle Leggi (6.776c-778a), riferendosi agli Iloti di Sparta, ai Mariandini di Eraclea Pontica e ai Penesti della Tessaglia affermava che gli schiavi non devono essere né omofoni né trattati troppo duramente, altrimenti, come nel caso degli Iloti della Messenia, le rivolte frequenti possono degenerare in vere e proprie guerre, quando gli schiavi sono linguisticamente omogenei.

Aristotele all'inizio di una discussione sulle qualità delle istituzioni spartane, propone il modo in cui è più opportuno affrontare il problema di fornire la libertà dai bisogni materiali. Il problema è che i Penesti dei Tessali, proprio come gli Iloti, spesso si rivoltarono contro i loro padroni. Lo stesso non è accaduto ai Cretesi, forse perché tutte le città di Creta avevano la stessa forma di schiavitù, e quindi nessuno di loro aveva alcun interesse a sostenere una rivolta in una città vicina, mentre gli Spartani si ritrovavano circondati da nemici.

Allo stesso modo, fra i Tessali, i Penesti originariamente si ribellarono in concomitanza con le guerre contro le popolazioni vicine dei Perrebi, Magneti, e Achei. Fonti successive aggiungono dettagli sparsi per il quadro disegnato da Aristotele, rafforzando l'impressione che già nell’antichità si avesse una percezione coerente di questi sistemi schiavistici quantomeno per la loro struttura e provenienza.

Almeno nel caso di Sparta, e probabilmente anche in altri contesti, schiavi di tipo ilotico erano presenti nelle famiglie dei loro padroni. È chiaro che queste forme di schiavitù sono state interpretate essenzialmente in termini di contadini non liberi. L'elemento comune della loro somiglianza era l'omogeneità etnica degli schiavi. Le scoperte sulle origini di queste forme di dipendenza dimostrano che gli schiavi dovevano essere i discendenti degli abitanti che precedentemente si trovavano in quella regione.

Emidracma in argento coniato dalla Lega della Tessaglia, 470-460 a. C. Foto I am not a number, CC BY-SA 3.0

Alcuni dei testi sulle origini degli Iloti e dei Penesti dicono che non erano schiavi per nascita, ma piuttosto uomini precedentemente liberi, rendendo meno nitida la differenza tra la prima generazione e la loro progenie. Corrispondentemente, i nomi di Iloti e Penesti erano a volte interpretati come nomi etnici, derivanti o da un mitico antenato o dal nome di una città conquistata; il nome dei Mariandini di Eraclea Pontica sembra invece non rientrare in nessuna delle due categorie. Può essere rilevante, però, che nessuno dei nomi collettivi per gli schiavi utilizzato a Creta, è stato pensato per essere un nome etnico. Uno dei nomi per gli schiavi dell'isola, era κλαρῶται, termine derivante dal verbo κλαροω “ripartire per lotto”.

Dracma del Regno di Bitinia con l'effigie di Eraclea Pontica, 345-337 a. C. Foto cgb.fr, CC BY-SA 3.0

Un'altra comunanza tra Iloti, Penesti, e Mariandini, e probabilmente anche gli schiavi dei Cretesi, era l'idea che la loro condizione era stata regolata da ciò che lo storico greco Jean Ducat1 ha definito “contratto di servitù”. Tale contratto è probabilmente l'origine della nozione ellenistica secondo la quale gli Iloti e altre categorie simili potrebbero essere situati “fra libertà e schiavitù”. Come a Sparta, così anche in Tessaglia e a Creta, nel periodo classico le classi dirigenti sono state caratterizzate da un’ideologia militarista. In altre parole, l'idea che i sistemi di schiavitù in queste tre aree si fossero originati dalla guerra corrisponde alla percezione di se stessi come guerrieri vittoriosi. La concezione dei padroni, tra la superiorità marziale e il dominio sugli schiavi, viene espressa in modo molto chiaro nel famoso scolio di Hybrias a Creta citato da Ateneo:

Ho una grande ricchezza: la lancia, la spada e il mio scudo, che protegge la mia pelle. Con questo mio aratro, mieto, con questo ho percorso il vino dolce dalla vite, con questo io sono salutato padrone della gente schiava (δεσπότας μνοίας). Coloro che non hanno il coraggio di portare una lancia, una spada e uno scudo per proteggere la loro pelle, tutti si inchinano davanti a me e cadano in ginocchio, mi chiamano maestro e grande re (Ateneo. 15.695f-696a).

Questo scolio esprime perfettamente il rapporto schiavo-padrone: Hybrias infatti spiega il motivo per cui questi gli obbediscono. In modo più marcato, gli Spartani hanno espresso una percezione simile della schiavitù. Proprio come a Sparta, in Tessaglia e a Creta, anche le peculiarità dei rispettivi sistemi di sfruttamento del lavoro non libero sembrano tener conto di determinati aspetti della struttura e dell'ideologia della classe dirigente. In un mondo dove non c’erano dati quantitativi reali si poteva avere la percezione che Iloti e Penesti erano molto numerosi. La situazione sembra essere diversa a Creta, dove vi è solo un'indicazione debole di una distinzione tra gli schiavi rurali e schiavi acquistati sul mercato ma nessun riferimento ad un elevato numero di schiavi. Non sorprende che le differenze tra questi sistemi di lavoro non libero rispecchino le differenze di organizzazione politica e sociale dei padroni, così come le loro somiglianze rispecchiano le somiglianze sociologiche tra i loro assetti societari.

Nel prossimo articolo arriveremo finalmente alla parte dedicata agli Iloti, in cui saranno raccontate le origini della servitù a Sparta e la storia degli Iloti.

 

1 La tesi di Ducat è citata e discussa da Nino Luraghi, Helots and barbarians: histography and representation, in Stephen Hodkinson, Sparta: Comparative Approaches, Swansea, 2009.


Categorie di schiavitù: fra servitù comunitaria (ilotica) e schiavitù-merce

Lo storico francese Garlan ha individuato all’interno del mondo greco diverse categorie di schiavitù. Il principale parametro utilizzato per questa distinzione interna all’ambito della schiavitù si basa sull’analisi delle condizioni formali degli schiavi. La prima categoria è rappresentata dallo schiavo-merce che può essere liberamente venduto diventando un vero e proprio oggetto di trattativa tra padrone e compratore; la seconda, invece, è rappresentata dalla servitù comunitaria che gode di uno status differente, potremmo dire più elevato, poiché non può rientrare, se non limitatamente, in transazioni di natura commerciale.

La servitù ilotica, che è la forma più di nota di servitù comunitaria, è parsa già agli autori antichi collocarsi a metà strada tra libertà e schiavitù. Questa è una delle teorie più accreditate, elaborata dallo storico Moses Finley e successivamente sviluppata da altri studiosi. Ulteriori studi hanno analizzato il fenomeno della non-libertà in relazione al concetto di δουλεία, rilevando differenti condizioni degli stessi schiavi.

Chio categorie schiavitù
Chio e isole vicine. Foto NASA - Immagine satellitare presa col NASA World Wind software, modificata da AlekH. Pubblico dominio

Una delle principali fonti antiche, ovvero Teopompo, affermava che a Chio per la prima volta fu introdotta la compravendita di esseri umani:

Per quel che ne so, i Chii furono i primi greci a servirsi di schiavi acquistati, come racconta Teopompo nel XVII libro delle Storie: << dopo i Tessali e gli Spartani, i Chii furono i primi Greci a servirsi di schiavi ma se li procurarono in modo differente da quelli. Gli Spartani e i Tessali pare che si siano procurati gli schiavi assoggettando i Greci che abitavano in precedenza la terra nella quale essi sono ora insediati, gli uni, cioè gli Spartani, asservendo gli Achei, gli altri, i Tessali, assoggettando i Perrebi ed i Magneti. Gli Spartani chiamarono la popolazione asservita “Iloti”, i Tessali “Penesti”. I Chii, invece, possiedono schiavi barbari acquistati>> (Ateneo, VI, 88).

Tetradramma da Chio, 380-350 a. C. Foto Classical Numismatic Group, Inc. http://www.cngcoins.com, CC BY-SA 2.5

Lo schiavo-merce è divenuto tale a causa di una guerra che lo ha reso prigioniero; la guerra dunque, si configura come la principale causa di questo tipo di schiavitù. La servitù ilotica nasce nel momento in cui uno stato conquistatore si sovrappone ad uno stato preesistente, inferiore per caratteristiche politiche e militari. I due modelli sono evidentemente in contrasto grazie anche all’osservazione di due città in particolare che hanno visto l’evoluzione di strutture schiavistiche differenti: Atene e Sparta. La schiavitù ad Atene era ampiamente praticata e svolgeva un ruolo fondamentale nella vita quotidiana. La Polis infatti aveva la necessità di possedere schiavi per dare la possibilità ai cittadini di partecipare alla vita politica. Gli schiavi dovevano svolgere tutti quei lavori e quei servizi di cui i cittadini non si occupavano; come ad esempio i lavori domestici e nelle botteghe degli artigiani, vari incarichi legati al commercio, soprattutto nei porti e infine i lavori nei campi e nelle miniere.

La differenza tra il modello lacedemone e quello ateniese va ricercata non tanto nelle fondamenta politiche o istituzionali ma nella stessa natura degli schiavi. Si spiega in questo modo la condizione degli iloti spartani e il difficile rapporto tra questi ultimi e gli Spartiati. Come osserveremo anche successivamente, il problema degli iloti dipende dalla carenza demografica degli Spartiati a Sparta la quale rappresenta un centro circondato da individui rivoltosi e agitati, problema che sfocerà poi nella cosiddetta terza guerra messenica. Dunque, tra schiavitù e libertà ci sono quelle forme di dipendenza che Garlan1 prova a definire in rapporto all’idea di comunità.

Le servitù intercomunitarie sono quelle che una comunità (solitamente conquistatrice) impone a un’altra comunità (solitamente rappresentata da un popolo assoggettato). Tra queste tipologie di servitù intercomunitarie, uno dei casi più emblematici è rappresentato dalla servitù di tipo ilotico. Nel VI libro dei Deipnosofisti, Ateneo parla delle varie forme di schiavitù nel mondo greco. L’argomento è trattato con riferimenti a fonti poetiche, storiografiche ed erudite. In questa parte della sua opera Ateneo attua una descrizione delle varie forme di dipendenza e cita Teopompo che, durante il IV secolo, individuava tra le forme di schiavitù esistenti in Grecia, la schiavitù-merce e la schiavitù di tipo ilotico.

Lo schiavo-merce è un barbaro acquistato, ovvero un corpo fisico scambiato per un corrispettivo in denaro attraverso una vera e propria transazione commerciale; l’ilota, invece, è un greco che appartiene ad una popolazione che viene conquistata in seguito a una guerra. L’ilota non è un vero e proprio schiavo poiché è legato per autoctonia alla terra in cui esercita i propri compiti ed è sottomesso più a condizioni servili che schiavistiche. Dunque, come affermato precedentemente, la categoria degli iloti, secondo la visione tradizionale si differenziava da quella degli schiavi merce ridotti a un sistema di lavoro forzato.

Ma questa convinzione ritenuta inizialmente certa, è stata di recente messa in dubbio da alcuni storici. Christien e Hodkinson2, ad esempio, hanno avanzato delle teorie secondo le quali anche a Sparta era diffusa la compravendita di schiavi. Ecco perché, secondo la prospettiva di questi studiosi, gli iloti assumerebbero le connotazioni tipiche dello schiavo-merce, principalmente diffusa ad Atene. Ma a causa della mancanza di prove che attestino l’effettiva vendita di schiavi a Sparta, queste ipotesi sono state messe da parte. Nel prossimo articolo ci addentreremo più nel dettaglio tra le servitù comunitarie in Grecia, prima di addentrarci specificamente sul fenomeno dell’ilotismo.

1Yvon Garlan, Gli schiavi nella Grecia antica dal mondo miceneo all’ ellenismo, Milano, 1984.

2 Le teorie di Christien e Hodkinson sono citate e discusse da Nino Luraghi, Helots and barbarians: histography and representation, in Stephen Hodkinson, Sparta: Comparative Approaches, Swansea, 2009