Falsa partenza di Edith Wharton: una rincorsa verso il passato

Le arti figurative britanniche erano assetate dal mitico return to Camelot, ovvero dalla Materia di Bretagna di re Artù e i suoi cavalieri; i paladini della Tavola Rotonda, Ginevra, Merlino, la Dama del Lago iniziarono a essere ossessivamente i prototipi ideali dell'estetica preraffaelita e contro-moderna. Quindi si può affermare che nel 1840 la scuola di Dante Gabriele Rossetti “inventò” il Medioevo.

Nacquero nuovi movimenti di ritorno al passato, come il neo-feudalesimo della Young England di Disraeli, o l'aggressiva e cavalleresca opposizione dei sostenitori di Carlyle alla borghesia industriale. Il gotico architettonico, come naturale conseguenza, diventò una vera moda, il pittoresco e l'esotismo fantastico vennero celebrati non solo da scrittori eclettici ma da critici dell'arte e teorici come Pugin, Ruskin e Barry.

Ruskin fu uno dei sostenitori del wild gothic, ovvero uno stile artistico selvaggio, violento e genuino che si oppose alla cavalcata tecnocrate del progresso. Pugin e Ruskin si scontrarono anche dal punto di vista teologico, cioè se associare il gotico ai contenuti religiosi o farlo riflettere solamente come elemento figurativo. Pugin vedeva nel neogotico il trionfo dell'antichità rituale della fede cristiana, legata profondamente alla vertiginosa potenza espressiva delle cattedrali. Ruskin invece cercò di portare su un piano sociale l'arte, di innovarla con una connotazione rivoluzionaria tendente ad avvicinare la natura alla società contemporanea.

Per Ruskin il Medioevo deve essere composto da elementi etici ed edificanti, che lo caratterizzano rispetto al vacuo Rinascimento, dove secondo lui primeggiava la qualità dell'artista ma non la sua anima. Da queste considerazioni architettoniche si evince che il medievalismo non era più un'ideologia intellettuale ma divenne una teoria sociale applicata alle arti figurati. Sorge una sorta di utopia neo-medievale, una rincorsa agli antichi valori di religiosità, armonia ed eroismo del medioevo idealizzato.

A differenza di Walpole o dei primi scrittori gotici, l'eredità di Walter Scott e dei teorici preraffaeliti era molto più "reale" perché assunse una connotazione sociale che rivestì un ruolo specifico nella cultura vittoriana e quella americana che si basava sull'emulazione di quest'ultima. Fu l'epoca delle cattedrali e dei castelli,  del Crystal Palace, di San Giorgio cavaliere che lottava contro il drago della rivoluzione industriale.

Il Medioevo era un ideale reale e tangibile, non una pallida nostalgia di un passato atavico (come lo intendevano i romantici). Il ritorno al feudalesimo per esempio era la cura ai mali della modernità, questa la visione distorta del medievalismo vittoriano. Il revival cavalleresco non esaurì la sua forza di fascinazione fino alla prima guerra mondiale, quando la cavalleria inglese venne definitivamente surclassata dai mezzi bellici alla Somme e a Verdun.

Falsa Partenza Edith Wharton Skira
Copertina di Falsa partenza di Edith Wharton, nell'edizione Skira

Perdonatemi tale cappello introduttivo, ma l'ho considerato consono per presentare il volumetto di recente pubblicazione della Skira: Falsa partenza di Edith Wharton, ben curato sul lato estetico dall'editore con una copertina davvero evocativa e in copertina rigida.

Tra le penne americane più originali del XX secolo, Edith Wharton fu la prima donna a vincere il premio Pulitzer nel 1921 con il romanzo The Age of Innocence, grazie anche l'incoraggiamento del suo amico/maestro, lo scrittore anglo-americano Henry James. La sua formazione culturale (da autodidatta) fu profondamente influenzata da numerose suggestioni, dalla filosofia di  rottura sociale di matrice angloamericana alle grottesche innovazioni narrative del gotico inglese, senza escludere un viscerale amore per l'arte italiana e medievale. Il racconto lungo fa parte dell'antologia Vecchia New York (uscita nel 1924) ed eredità i temi e le idealizzazioni destrutturanti della american society presenti nel capolavoro L'età dell'innocenza.

Foto di Edith Wharton, opera di ignoto, da The World's Work del 1905. Pubblico dominio

Falsa partenza è un racconto figlio di diverse esperienze culturali, ma possiamo rintracciare l'ispirazione principale nelle letture preferite della Wharton, una tra tutte il libro Elementi del disegno (1856/57) di John Ruskin (citato prima a ragione). Il libro dell'esperto d'arte non fu un semplice manuale per imparare a disegnare e divenne nel tempo il manifesto culturale dei più disparati artisti (anche di correnti future o in contrasto con il romanticismo medievale dell'autore, infatti Monet lesse e si ispirò a questi scritti per teorizzare l'impressionismo), che furono costantemente ispirati e guidati dal maestro inglese.

In Falsa partenza ci tuffiamo nel fascino europeo degli accattivanti grand tour di artisti, scrittori, intellettuali o giovani rampolli costantemente magnetizzati dalle bellezze paesaggistiche e culturali del nostro Bel Paese o di altre località franco-tedesche. Seguiamo il viaggio in Europa di Lewis Raycie, inviato dal suo superbo padre ad acquisire pregevoli dipinti barocchi per nobilitare gli aridi saloni domestici. Ma Lewis è un adepto della scuola estetica di Ruskin e compra soltanto opere religiose - riccamente decorate - degli antichi maestri del '300 e del '400, come se fosse posseduto da un fanatismo teo-artistico o da Ruskin stesso. Il giovane poi viene diseredato dal padre, infuriato di vedersi recapitare delle opere lontanissime dal gusto e dall'ideologia dominante della sensibility americana e vittoriana (assetata di modernità e progresso). Il resto è qualcosa che si deve scoprire da soli.

L'atrio principale del Grand Central Terminal a New York. Foto dal WPA Federal Writers' Project, Pubblico dominio

La pungente scrittura di Edith Wharton ci proietta in dimensioni meta-artistiche e riccamente evocative capaci di mettere alla berlina, con classe e raffinatezza, le pallide architetture sociali contemporanee; incapaci di rivaleggiare con le vertiginose bellezze delle cattedrali gotiche.

Falsa partenza
Copertina di False Dawn (Falsa partenza) della statunitense Edith Wharton, la prima parte della serie Old New York (1924). Immagine ad opera di Edward C. Caswell, in pubblico dominio

 

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


Tommaso d'Aquino Summa Theologiae vita

Tommaso d’Aquino e l'inizio della vita

Da che momento possiamo parlare di persona? Il feto ha gli stessi diritti dell'individuo adulto? Interrompere volontariamente una gravidanza costituisce un omicidio?

Queste e altre domande simili animano il dibattito contemporaneo su temi come l'aborto e la fecondazione assistita ma esse non sono affatto recenti: già in epoca medioevale infatti ci si interrogava se il feto potesse essere definito una persona umana.

Per Tommaso d'Aquino, probabilmente il più importante teologo cristiano medievale, il feto non riceve da Dio l'anima intellettiva (e immortale) al momento del concepimento ma solo dopo un graduale processo di sviluppo.

Per l'Aquinate solo un corpo dotato di organi è la materia adeguata per ricevere l’anima intellettiva e prima di arrivare a questo grado di sviluppo il feto deve attraversare alcuni stadi intermedi in cui assume prima la forma vegetativa e poi sensitiva.

In altri termini, il corpo umano viene formato e disposto a ricevere l’anima in modo graduale: per cui in un primo momento, finché la sua disposizione è imperfetta, riceve prima l'anima vegetativa e poi quella sensitiva (che sono mortali); poi, quando ha raggiunto la perfetta disposizione, riceve l’anima intellettiva che comprende la sensitiva e la vegetativa.

Tommaso d'Aquino Summa Theologiae vita
Barbieri Giovan Francesco detto il Guercino, San Tommaso d'Aquino  in atto di scrivere l'Inno del Santissimo Sacramento (1662), dal transetto destro della Basilica di San Domenico a Bologna. Foto di Georges Jansoone (JoJan, 2006)

Come scrive l'Aquinate nella sua Summa Theologiae:

Bisogna ammettere che nell'embrione preesiste già l'anima, da prima vegetativa, poi sensitiva e infine intellettiva. [..] Dobbiamo perciò concludere che, al sopraggiungere d'una forma più perfetta, si opera la corruzione della forma precedente, poiché la generazione di un essere implica sempre la corruzione di un altro essere, tanto nell'uomo che negli animali: e questo avviene in maniera che la forma seguente abbia tutte le perfezioni della precedente, e qualche cosa in più. Così, attraverso varie generazioni e corruzioni, si giunge all'ultima forma sostanziale, tanto nell'uomo quanto negli altri animali. [..] Quindi bisogna affermare che l'anima intellettiva è creata da Dio al termine della generazione umana, con la scomparsa delle forme preesistenti, e che essa è insieme sensitiva e nutritiva” (ST, I, q. 118, a. 2 ad 2)

E ancora nella Summa contra Gentiles nel secondo libro al capitolo 89 si afferma:

La specie dell’essere formato non rimane la stessa: poiché dapprima ha forma di seme, poi di sangue, e così via fino a che non arriva al suo ultimo compimento. [..] Nella generazione degli altri corpi [non semplici ma complessi come l’uomo] bisogna ammettere una gradualità per le molte forme intermedie esistenti tra la forma primordiale degli elementi e l’ultima forma . Perciò l’anima vegetativa, che viene per prima, mentre l’embrione vive la vita della pianta, si corrompe e le succede un’anima più perfetta, che è insieme nutritiva e sensitiva, e allora l’embrione vive la vita dell’animale; distrutta questa, le succede l’anima razionale che viene infusa dall’esterno, sebbene le anime precedenti derivassero dalla virtù del seme”.

Quindi per Tommaso l’embrione appena concepito non può avere un'anima intellettiva, pur essendo orientato costitutivamente a riceverla da Dio, poiché non possiede un’organizzazione materiale adeguata per poter supportare eventuali atti intellettivi.

L'embrione possiede una natura umana solo virtualmente poiché vive durante il processo generativo prima la vita di un vegetale poi quella di un animale: solo alla fine, quando riceve l'anima intellettiva, diviene formalmente ciò che virtualmente è stato fin da principio cioè un essere umano.

Non si può parlare quindi di vita umana prima nell'infusione da parte di Dio dell'anima intellettiva: ne deriva che sopprimere un feto allo stadio vegetativo o sensitivo, pur essendo un grave peccato in quanto interruzione di un processo che avrebbe condotto al sorgere di una persona umana, non può essere considerato formalmente un omicidio se non in un senso puramente virtuale.

Tommaso d'Aquino Summa Theologiae vita
Bernardo Daddi, Vergine Maria tra i santi Tommaso d'Aquino e Paolo (1330 circa). Foto di Sailko, CC BY-SA 3.0

Per chi volesse approfondire il tema e le sue implicazioni nella bioetica contemporanea consiglio la lettura di Amerini, Fabrizio, Tommaso d’Aquino. Origine e fine della vita umana Pisa, Ets, 2009, pp. 250.