Francia: un uccello in incavo del Paleolitico Superiore

15 Marzo 2016
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Sta facendo molto parlare di sé, un reperto del Paleolitico Superiore proveniente da un sito a cielo aperto di Cantalouette II, nella regione francese della Dordogna.
Si tratta di una scheggia di selce, sulla cui superficie irregolare si è scavato con uno strumento in pietra. Datata a 31-35 mila anni fa, presenta la straordinaria raffigurazione di un uccello in incavo, col piumaggio e dettagli della testa. Non vi sono reperti simili - anche per livello di naturalismo - per quanto riguarda il Paleolitico Superiore: quest'opera può dunque aiutarci a comprendere meglio gli esordi dell'arte figurativa.
L'incisione si distingue da altre rappresentazioni, per l'animale raffigurato e per le tecniche innovative utilizzate. Nonostante la presenza di certe convergenze, infatti, l'assenza di canoni è caratteristica per l'arte dell'Aurignaziano. Difficile dire di che uccello si tratti: probabilmente un passeriforme, di torcicolli (picidi del genere Jynx), di starne (fasianidi del genere Perdix) o quaglie. Raffigurazioni di uccelli sono molto inusuali per il periodo, e dunque in questo caso si tratta forse di un'espressione di pura creatività, non legata a concezioni religiose e sociali.
Il sito di Cantalouette II, la cui scoperta è avvenuta durante i lavori per la circonvallazione di Bergerac, ha rivelato un'occupazione che va dal Paleolitico Medio al Neolitico.
https://twitter.com/jorios/status/648468578828599296
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Australia: gli umani dietro l'estinzione del Genyornis newtoni

1 Febbraio 2016

Una illustrazione di un grande uccello incapace di volare, noto come Genyornis newtoni, mentre viene sorpreso nel suo nido da una lucertola predatrice da 1 tonnellata (Megalania prisca) in Australia, grosso modo 50.000 anni fa. Credit: Illustrazione di Peter Trusler, Monash University.
Una illustrazione di un grande uccello incapace di volare, noto come Genyornis newtoni, mentre viene sorpreso nel suo nido da una lucertola predatrice da 1 tonnellata (Megalania prisca) in Australia, grosso modo 50.000 anni fa. Credit: Illustrazione di Peter Trusler, Monash University.

Gli umani in Australia avrebbero giocato un ruolo importante nell'estinzione del Genyornis newtoni, un uccello da 2 metri e 225 kg circa e incapace di volare, che abitava nell'Australia di 50 mila anni fa.
Gli umani avrebbero raccolto e cotto le uova dell'uccello, riducendone le possibilità di successo riproduttivo: le prove vengono da segni di bruciatura sui gusci, provenienti da 200 siti nel continente. Questa la si può considerare come la prima prova che gli umani cacciassero qui animali della megafauna ora estinta.
Lo studio ha preso in esame resti non bruciati di gusci da più di duemila località australiane, principalmente da dune di sabbia dove gli uccelli nidificavano. Nessuno era più recente di 45 mila anni fa. I frammenti bruciati, secondo una vasta gamma di temperature, sono stati invece datati tra 54 mila e 44 mila anni fa.  Nessuno era più recente di 47 mila anni fa.
Gli studiosi ritengono che non si possa trattare di bruciature determinate da incendi boschivi, ma da attività umana. Un'altra prova in tal senso è data dal ritrovamento di gusci bruciati degli emu (che ancora oggi vivono in Australia), tra le dune sabbiose, con pattern simili a quelli ritrovati per le uova del Genyornis newtoni. Le uova di emu cominciano a comparire attorno a 50 mila anni fa.
Il tema della scomparsa della megafauna in Australia è dibattuto, tra coloro che considerano cruciale il cambiamento climatico avvenuto tra 60 e 40 mila anni fa, mentre altri ritengono che questo non possa essere la sola causa determinante. L'arrivo degli umani in Australia sarebbe altresì da collocarsi prima di 47 mila anni fa, pur mancando prove definitive sulla finestra temporale nella quale collocarlo.
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Effetti del cambiamento climatico e delle attività umane sulla fauna delle Bahamas

15 Settembre - 19 Ottobre 2015
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I moderni umani ebbero sulla fauna dei Caraibi un impatto persino maggiore di quello del cambiamento climatico. Queste le conclusioni di un recente studio che ha preso in esame gli oltre cinquemila fossili di 95 specie, ritrovati presso Sawmill Sink sull'isola Grande Abaco delle Bahamas.
Il clima più caldo e umido, con crescenti livelli del mare, produsse la scomparsa di diciassette specie di volatili, tra 15 mila e 9 mila anni fa. Un effetto persino più devastante è stato prodotto però negli ultimi mille anni di attività umane, che hanno portato all'estinzione di 22 tra rettili, uccelli e mammiferi. E si ritiene che per il futuro questi costituiscano un pericolo maggiore che il cambiamento climatico.
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Sorte di un gheppio mummificato e allevamento di rapaci in Egitto

3 Settembre 2015
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Alimentazione forzata fatale o soffocamento dovuto a troppa voracità? Uno studio ha cercato di comprendere a quale di queste due cause attribuire la morte di un gheppio comune europeo (Falco tinnunculus), ritrovato mummificato e ora presso il Museo di Iziko a Città del Capo, in Sud Africa (SACHM 2575).
 
Fino ad oggi si sono ritrovate mummie animali a milioni: comuni a partire dal 600 a. C. e fino ad epoca romana, il termine della pratica si verifica attorno al 250 d. C. Gli studiosi si interrogavano sul grande quantitativo di rapaci ritrovati: erano cacciati, o trovati morti, o allevati? Scoprendo che la sorte del gheppio SACHM 2575 sarebbe derivata dalla sua alimentazione forzata, lo studio in questione fa propendere proprio per l'ultimo caso, fornendo pure la prima prova dell'allevamento in massa di gheppi in Egitto. Con la mummificazione, si sarebbero ottenute offerte per gli Dei.
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Uccelli: quelli che sopravvivono nelle città, più facilmente sopravviveranno altrove

20 Febbraio - 20 Marzo 2015
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Cosa hanno in comune le città e le invasioni da parte di alcune specie? Più di quanto si possa immaginare, secondo un'analisi di dati riguardanti differenti specie di uccelli, portati dagli esseri umani nelle isole oceaniche.
Il Prof. Piotr Tryjanowski, Direttore all'Istituto di Zoologia dell'Università di Scienze della Vita a Poznań, spiega che chi giunge in Nuova Zelanda (o altrove) si meraviglia dei tanti uccelli europei sul posto. E ha una risposta alla domanda, nello studio pubblicato su Oecologia. Da cosa viene la predisposizione degli uccelli a conquistare nuovi ambienti? Secondo il Prof. Tryjanowski e il Prof. Anders P. Møller dal Laboratorio di Ecologia, Sistematica ed Evoluzione dell'Université Paris-Sud (Francia), la chiave di adattamento a nuovi luoghi è l'abilità degli uccelli a sopravvivere nelle città.
In altre parole, quanto più le specie sono associate alla città, e hanno familiarità con la vicinanza delle persone, tanto più sarà facile per loro adattarsi al nuovo ambiente. Per esempio, in un isola nel mezzo dell'oceano, come la Nuova Zelanda, nella quale i passeri sono stati condotti dagli umani per controllare gli insetti che piagano le coltivazioni di cereali. Similmente il cigno nero apparse, mentre nelle Hawaii furono portati storni, passeri, anatre, aironi, canarini, fagiani, allodole.
L'introduzione massificata avvenne a causa di immigranti dal Vecchio Mondo. La storia di molte di queste espansioni può essere tracciata, in quanto le attività umane sono documentate. E così sappiamo che gli emigranti per il Nord America portarono papere e cigni con loro (per decorare parchi e giardini) così come faraone, pernici, fagiani di monte, galli cedroni, pavoni, piccioni, pappagalli, allodole e capinere. "Spostandosi nel mondo, erano guidati da ragioni estetiche e sentimentali. Volevano essere circondati da elementi che conoscevano dall'infanzia" - spiega il Prof. Tryjanowski.
D'altra parte, sempre secondo questo studio, gli uccelli che tendono ad evitare la vicinanza delle persone non sono sopravvissuti a una simile espansione. Si tratta di specie come la tortora, il fanello eurasiatico, la sterpazzola, che non tollerano la cattività e il trasporto: per loro è più difficile riprodursi in nuovi ambienti. I professori citati spiegano che l'abilità degli uccelli di vivere nelle città ha una base ormonale e comportamentale, ed è associata alla storia vitale dell'individuo. Si abituano al fatto che l'uomo non è più un predatore ma un fornitore di cibo e di luoghi di nidificazione.
L'importanza dello studio riguarda sia la protezione ambientale che il problema delle specie invasive. Gli umani cominciarono a fondare città dieci - undicimila anni fa, e il processo di urbanizzazione prosegue ancora: più della metà della popolazione mondiale vive nelle città e nella prossimità di queste, e per la metà del secolo si salirà ai due terzi. Lo studio contribuisce a spiegare come gli effetti degli insediamenti determinino una rivoluzione del paesaggio e una pressione delle risorse, e alcuni cambiamenti anche nei comportamenti animali.

Lo studio "Urbanized birds have superior establishment success in novel environments", di Anders Pape Møller, Mario Díaz, Einar Flensted-Jensen, Tomas Grim, Juan Diego Ibáñez-Álamo, Jukka Jokimäki, Raivo Mänd, Gábor Markó, Piotr Tryjanowski, è stato pubblicato su Oecologia.

Link: Oecologia; Pap - Science & Scholarship in Poland
Capinera, foto di Vogelartinfo, da WikipediaGFDL 1.2, caricata da MPF.
Fagiano di monte, di Natuur Digitaal (Marc Plomp); Stichting Natuurbeelden, da WikipediaCreative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Netherlands.