La vita a Joya de Cerén, la Pompei delle Americhe

3 Novembre 2015
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Il sito di Joya de Cerén (o anche semplicemente Cerén) comprendeva una comunità agricola Maya preispanica che fu seppellita dall'eruzione del vulcano Loma Caldera, nel 600 d. C. circa.
Attività umane sono state rilevate nell'area già attorno al 1200 a. C. In seguito alle attività del vulcano del Lago Ilopango, il villaggio fu evacuato e poi occupato nuovamente. Non troppo tempo dopo, attorno al 660 d. C., l'eruzione di un altro vulcano, il Loma Caldera, ha seppellito per sempre Cerén, preservandola fino a noi con uno strato di cenere. Da quanto appare nel sito, gli abitanti furono almeno in grado di salvarsi per tempo, scappando verso sud.
Il paragone con le nostre Pompei ed Ercolano è immediato (spesso ci si riferisce a Cerén come alla "Pompei delle Americhe"), e in effetti anche qui siamo di fronte a una straordinaria capsula temporale, che già dal 1993 rientra nella Lista dei Siti Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO.
Un nuovo studio ha potuto così esaminare la vita al tempo della comunità preispanica. Si ritiene abitassero qui 200 abitanti, e dodici strutture sono state finora oggetto di scavi: magazzini, abitazioni, cucine, laboratori, una sauna comunitaria e ovviamente edifici religiosi. In ogni casa c'era un'ascia in giada, più dura del ferro, utilizzata per lavorare il legno o per costruire. Gli abitanti scambiavano il surplus agricolo (si coltivava soprattutto manioca) per questi strumenti, o per coltelli di ossidiana. Di grande interesse anche il sacbe, la strada bianca che per 150 metri connetteva la città dal villaggio verso San Andres.
Joya de Cerén si trova nel Dipartimento La Libertad nello stato di El Salvador.
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Firmato Protocollo candidatura "Le Opere di Difesa Veneziane tra il XV e il XVII Secolo" Lista Patrimonio Mondiale UNESCO

FIRMATO PROTOCOLLO PER CANDIDATURA DE “LE OPERE DI DIFESA VENEZIANE TRA IL XV ED IL XVII SECOLO” LISTA PATRIMONIO MONDIALE UNESCO

RINNOVATO IL PROGRAMMA ESECUTIVO DI COOPERAZIONE CULTURALE TRA ITALIA E CROAZIA
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È stato firmato oggi, alla presenza del Ministro Dario Franceschini e del Ministro della Cultura croato Berislav Šipuš, il Protocollo d’Intesa tra i Ministeri della cultura di Italia, Croazia e Montenegro che impegna i tre Paesi a coordinarsi per una gestione congiunta dei beni culturali inclusi nella proposta  di candidatura de “Le opere di difesa veneziane tra il xv ed il xvii secolo” per l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Il progetto è stato promosso dall’amministrazione comunale di Bergamo nel 2010 e coordinato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, in raccordo con il Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e con le altre istituzioni partecipanti.
L’intesa è stata sottoscritta dal Segretario Generale Antonia Pasqua Recchia per l’Italia, e dall’Ambasciatore Damir Grubisa per la   Repubblica di Croazia; a seguire, avverrà la firma da parte del rappresentante del Montenegro. Presenti alla firma anche Sindaci e rappresentanti dei Comuni inclusi nel progetto, tra cui Giorgio Gori Sindaco di Bergamo e Francesco Martines Sindaco di Palmanova.
Il progetto di candidatura, di tipo seriale e transnazionale, mira a presentare al Comitato del Patrimonio Mondiale la tematica delle architetture di difesa della Repubblica di Venezia, destinate a proteggere le attività commerciali sulla terraferma e in Adriatico. Tali beni rappresentano un selezionato elenco di opere  di tipologia diversa – tra cui sistemi fortificati, città-fortezze, forti isolati - del periodo così detto “alla moderna” in quanto progettate e realizzate dopo l’introduzione delle armi da fuoco, ad opera dei più famosi architetti ed ingegneri militari dell’epoca. Il progetto include le opere realizzate a Bergamo, Palmanova, Peschiera del Garda, Venezia, per l’Italia; Zara, Sebenico, Curzola e Kvar in Croazia; il Golfo di Cattaro con Cattaro e Castelnuovo, e Dulcigno in Montenegro.

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Francia: polemiche per i restauri alla Cattedrale di Chartres

19 Ottobre 2015
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I restauri della Cattedrale Notre-Dame de Chartres hanno suscitato vive polemiche negli Stati Uniti, riverberatesi poi in Francia. Le critiche cominciarono a dicembre dell'anno scorso, con uno scritto di Martin Filler su The New York Review of Books.
Nel frattempo, è cominciata una petizione che ha raccolto oltre 500 firme. I critici si sono detti scioccati, e hanno definito "scandaloso" e "irresponsabile" il rifacimento della Cattedrale. I restauri (cominciati nel 2009 e il cui termine è previsto per il 2017) cercherebbero di riproporre i colori originali.
Per Martin Filler si evidenzierebbe il mancato rispetto delle linee guida della Carta di Venezia per il restauro e la conservazione di monumenti e siti del 1964. Altre voci hanno invece definito il lavoro svolto a Chartres come attento, rispettoso e responsabile.
La Cattedrale, parzialmente costruita a partire dal 1154 e poi ricostruita dopo l'incendio del 1194 e fino al 1250, è nella Lista dei Siti Patrimonio dell'Umanità UNESCO.
Link: UNESCO; The New York Review of BooksThe New York TimesThe Telegraph; Daily Star; The Local.frScience Daily via AFP
La Cattedrale Notre-Dame de Chartres, foto di Tony Hisgott (https://www.flickr.com/photos/hisgett/3775516933/in/photolist-6KCvDx-qxc9Tj-NycCx-j86MY3-6L1Lbp-6KttZF-4sPm8J-qxiHj8-6hP2ru-4Gx5G-5acmjD-5ah9xu-5ahf43-5abqXP-5afFzE-5acbhD-6KxCNU-nPzqSV-6Ktuy8-bqcxxT-6FE5e9-SucE-6FE24E-6FAwfx-5pTmjs-6FDWWA-6FDVRy-7LQjpw-hbC69b-Sudz-a1pTWi-a1q5NF-a1sDR1-7LLnbz-bT379-a1sDDN-6hGPrG-6Qr4vL-6FMbRc-a1pMHi-7yMqj5-6FAzuP-7yMqpb-a1q4Rz-mySZN-9SZBPL-6FzZN6-c6utdo-9SWNb4-6FzTr2/), da WikipediaCC BY 2.0, caricata da FlickreviewR 2.
 


L'UNESCO dice sì ai caschi blu della cultura

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Su proposta italiana, il Consiglio Esecutivo dell'UNESCO ha detto 'sì' all'istituzione dei Caschi Blu della Cultura, al fine di intervenire per tutelare il patrimonio dell'umanità.
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La Memoria del Mondo, nuovo programma UNESCO

14 Ottobre 2015
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Il nuovo programma "Memory of the World" dell'UNESCO, il cui scopo è quello di sensibilizzare, facilitare la conservazione e l'accesso universale al patrimonio documentario, ha presentato una prima lista di iscrizioni per questo 2015.
Le iscrizioni: il Codice di Aleppo, Al-Masaalik Wa Al-Mamaalik, l'Archivio del villaggio Skolt Sámi di Suonjel Suenjel, gli Archivi del Tempio Tōji contenuti in cento scatole, gli Archivi del KBS Special Live Broadcast "Finding Dispersed Families", gli Archivi delle conferenze Asiatico-Africane, il Diario autografato del Maresciallo di campo Sir Douglas Haig (Prima Guerra Mondiale, 1914-1919), l'autografo di Johann Sebastian Bach sulla Messa in Si Minore, la Bibliotheca Bodmeriana (1916-1971), il Libro di Henryków, Codex purpureus Rossanensis, la Collezione di Almanacchi Barbanera, la Collezione di vecchie cartoline dell'Africa Francese Occidentale, i blocchi in legno stampati confuciani, le carte di Churchill, il Papiro di Derveni, i documenti del Massacro di Nanchino, i documenti che rappresentano gli inizi e i primi sviluppi della Riforma di Martin Lutero, i file e la biblioteca della Unità dei Confratelli, Lo Sguardo dell'Altro: documentario del vicariato apostolico salesiano nell'Amazzonia ecuadoregna (1890-1930), la lettera d'oro del Re di Burma Alaungphaya a Re Georgio II di Gran Bretagna, le prime registrazioni della propria voce, i fonoautogrammi di Édouard-Léon Scott de Martinville (c.1853-1860), il linguaggio indigeno dal Nuovo Mondo tradotto in spagnolo, le Carte Teologiche di Isaac Newton, i file di giudizio sulla nascita di un diritto: il contributo del decreto di amparo alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del 1948, il Kulliyyāt-i Saʽdi, l'archivio di Louis Pasteur, il Mappa mundi di Albi, la Collezione Moses and Frances Asch dal Center for Folklife and Cultural Heritage della Smithsonian Institution, le pellicole di Émile Reynaud, l'iscrizione quadrilingue in pietra di Myazedi, le cause di giudizio dei medium Nehanda e Kaguvi (Aprile 1897), Ritorno al porto di Maizuru: documenti connessi alle esperienze di Internamento e Rimpatrio giapponesi (1945-1956), i manoscritti del Commentario all'Apocalisse (Beato di Liébana) nella tradizione iberica, i più antichi manoscritti preservati negli Archivi Nazionali della Georgia, i vecchi archivi mercantili assiri di Kültepe, i Registri dei contratti scritti dell'immigrazione, dati selezionati sulla diversità linguistica dal Language Archive, l'Archivio di Sir Edmund Hillary, il telegramma della dichiarazione di guerra dell'Austria Ungheria alla Serbia del 28 Luglio 1914, il Sobornoye Ulozheniye del 1649, tre documenti relativi a due dei più notevoli risultati del lavoro di Roland Eötvös, il Salterio di Utrecht, le presentazioni iconografiche e cartografiche della Guerra della Triplice Alleanza, le Carte della Commissione delle Indie Occidentali, i lavori di Fra' Bernardino de Sahagún (1499-1590), la Collezione di Carte della William Ponty School.
Grande rilievo ha avuto in Grecia l'iscrizione del celebre Papiro di Derveni (340-320 a. C. circa), il più antico rotolo di papiro greco preservatosi fino a noi.
Link: UNESCO 1, 2, 3; Protothema; Greek ReporterArchaeology.wiki; Archaeology News Network via ANA-MPA
Il papiro di Derveni al Museo di Salonicco, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Fkitselis.
 


UNESCO: salvaguardia del Patrimonio Culturale a rischio

13 - 14 Ottobre 2015
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L'UNESCO ha pubblicato un video e lanciato l'hashtag #Unite4Heritage per sensibilizzare su quanto si sta facendo, insieme ai suoi partner, nella salvaguardia del patrimonio culturale a rischio.

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Il MiBACT accoglie gli Esperti UNESCO a Venezia

MIBACT ACCOGLIE GLI ESPERTI UNESCO A VENEZIA

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16 ottobre 2015 – Questa mattina si è svolto presso la sede dell’Archivio di Stato di Venezia, l’incontro dal tema "Pressione turistica, conservazione e tutela. Politiche, strategie, progetti, ricerche e interventi”, promosso dal Segretariato Generale del MiBACT Antonia Pasqua Recchia e organizzato dalla Soprintendenza belle arti e paesaggio di Venezia e laguna.

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Siria: distrutto il sito di Shansharah

7 Ottobre 2015
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Non solo Palmira, purtroppo. Soltanto nel 2011 un gruppo di 40 villaggi della Siria settentrionale, collocati tra Aleppo e Idlib, era stata dichiarato dall'UNESCO Sito Patrimonio dell'Umanità.
Ora Shansharah, i cui resti risalivano all'epoca della presenza romana e bizantina, sarebbe stata in gran parte saccheggiata e distrutta. La rovine tra Aleppo e Idlib rientrano tra i luoghi maggiormente presi di mira durante il conflitto in corso. Gli altri villaggi dell'area sono altresì a rischio.
Link: Archaeology News Network via SANA; UNESCO.
Vista dell'antica Serjilla, anch'essa tra i 40 villaggi della Siria Settentrionale, e anch'essa a rischio. Foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Bgag (Bernard Gagnon).
 


Registrazione 3D delle antichità pachistane

4 Ottobre 2015
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Un team composto da Giapponesi e Pachistani ha inaugurato un progetto per la ricostruzione 3D di monumenti e antichità (tra cui quelli a Taxila, nella Lista dei Siti Patrimonio dell'Umanità UNESCO), anche al fine di contribuire ai restauri e di preservare le informazioni.
Link: The Japan Times
Panorama del Monastero Buddista a Jaulian, Taxila, foto da WikipediaCC BY-SA 2.5, caricata da e di Waqas.usman (Waqas Usman).
 
 
 


Homo Naledi, un nuovo ominide dal Sud Africa

10 Settembre 2015
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Annunciata la scoperta di una nuova specie di ominide, l'Homo Naledi, in seguito al ritrovamento di 15 individui, per un totale di 1550 ossa. Si tratta del più grande ritrovamento di fossili di ominidi in Africa.
La scoperta è avvenuta presso la camera di Dinaledi, nel complesso di grotte Rising Star/Westminster vicino Krugersdorp, nella Municipalità distrettuale di West Rand in Sud Africa. Naledi significa appunto stella in Sesotho, il linguaggio locale sudafricano. Il sito è collocato nella cosiddetta Culla dell'Umanità, un'area che rientra nella Lista dei Siti Patrimonio dell'Umanità UNESCO.
Gli studiosi non posseggono ancora la datazione del sito, ma la si stima tra il Tardo Pliocene e il Primo Pleistocene, e quindi attorno ai 2,5 milioni di anni fa.
Anche per questo motivo è complicato assegnare questi resti alle specie conosciute di Homo, per le caratteristiche evidenziate dalle ossa. L'Homo Naledi presenta caratteristiche comuni a Homo habilis, Homo rudolfensis, Homo erectus e Homo sapiens, per quanto riguarda la morfologia craniale e mandibolare. Differisce però per la combinazione unica della morfologia della volta craniale, mascellare e mandibolare.
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Lo studio suggerisce che l'Homo naledi assomigli maggiormente all'Homo erectus, a causa della dimensione corporale e del cervello molto piccolo. La dimensione è stimata tra 560cc e 465cc circa, sovrapponibile piuttosto agli australopitechi, e nel genere Homo solo agli esemplari più piccoli di Homo habilis, a un solo esemplare di Homo erectus, e all'Homo floresiensis.
Come accennato, il gran numero di fossili è in effetti inusuale, e sembra che i corpi fossero intatti prima di cominciare a decomporsi. La camera non era accessibile ai non ominidi. Le prove preliminari sono coerenti con una disposizione deliberata in un luogo unico, da parte di una specie diversa dall'Homo sapiens, in data non nota. Si specula la possibilità di un comportamento rituale.

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