Vivara, un insediamento preistorico nel Golfo di Napoli

3 Settembre 2015
1024px-Vivara_vista_solchiaro
Vivara è un isolotto nel Golfo di Napoli, collocata tra Ischia e Procida, alla quale è unita. Nel XVII secolo a. C. era già abitata, con il villaggio di Punta Alaca che era forse uno dei porti più trafficati del Mediterraneo. A causa della subsidenza dell'isola, parte degli insediamenti si trova oggi a 14 metri di profondità.
Questo quanto emerge dagli scavi cominciati nel 1975, e grazie ai quali quest'anno si è proceduto a una ricostruzione 3D del sito preistorico. In particolare, due grandi capanne coi loro manufatti permettono di conoscere la vita che si svolgeva sull'isola.
Link: ANSA; ANSAmed; Il Mattino; Corriere del Mezzogiorno; Repubblica.
L'isolotto di Vivara, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Retaggio.
 


L'amore per il vino degli antichi Romani

28 Agosto 2015

Gli antichi Romani, amanti del vino

L'autrice del progetto circondata da anfore provenienti dalla parte orientale del Mediterraneo, Museo Archeologico di Batumi. Foto di M. Marciniak
L'autrice del progetto circondata da anfore provenienti dalla parte orientale del Mediterraneo, Museo Archeologico di Batumi. Foto di M. Marciniak
L'Italia è famosa per i suoi vini pregiati da centinaia di anni. Nonostante questo, già più di 2,5 migliaia di anni fa i suoi abitanti importavano bevande fin dalla Grecia. La dott.ssa Paulina Komar, dottorata dell'Istituto di Storia all'Università di Wroclaw investiga perché i Romani, nonostante il gran numero di vigneti propri, importassero vino dagli estremi orientali del Mediterraneo.
Un Romano adulto consumava in media un litro di vino al giorno, che significa che la produzione e la distribuzione della bevanda erano elementi importanti dell'economia antica. L'argomento del consumo del vino nella Repubblica e nell'Impero Romano ha attratto notevole interesse per anni. Fino ad oggi, ad ogni modo, poca attenzione è stata dedicata ai vini importati dal territorio della Grecia. La dott. ssa Paulina Komar ha deciso di riempire questo vuoto. Per il suo progetto intitolato "Greek wines in ancient Italy: consumption, distribution, and social and economic aspects" (Vini greci nell'Italia antica: consumo, distribuzione, e aspetti economici e sociali) ha ricevuto finanziamenti dal Centro Nazionale della Scienza durante il concorso FUGA. Condurrà la ricerca all'Istituto di Archeologia dell'Università Jagiellonica.
Anfora cretese con iscritto il nome del mercante. Foto di Paulina Komar
Anfora cretese con iscritto il nome del mercante. Foto di Paulina Komar

Leggere di più

Contatti tra India e Bali

29 Luglio 2015
Resti di ceramiche indiane, grani di collane e DNA nelle ossa ritrovate a Bali testimonierebbero contatti commerciali e culturali tra le due culture, a partire da oltre duemila anni fa.
Link: Archaeology News Network via IANS


Gli Archeologi dissotterrano un mosaico di duemila anni fa dalla fortezza di Apsaros

29 Luglio 2015

Gli Archeologi dissotterrano un mosaico di duemila anni fa

Foto di Oskar Kubrak
Foto di Oskar Kubrak
Un pavimento a mosaico è stato scoperto da una spedizione archeologica composta da Polacchi e Georgiani nella stanza dei  bagni militari di epoca romana presso la fortezza di Apsaros (l'odierna Gonio) vicino Batumi. È la prima scoperta di questo tipo nella regione di Adjara e una delle poche in Georgia - questo l'annuncio degli archeologi nel comunicato stampa.
Gli scavi nel moderno villaggio di Gonio sono stati condotti a partire dal 27 di Giugno da una spedizione congiunta del Centro Polacco di Archeologia Mediterranea dell'Università di Varsavia, dall'Istituto di Archeologia dell'Università di Varsavia, e dal Museo e Santuario di Gonio-Apsarus (vicino Batumi).
"Anche se molti pavimenti a mosaico sono stati scoperti nei Paesi del Mediterraneo, quello di Gonio dovrebbe essere considerato come eccezionale. È uno dei pochi esempi di scoperta di pavimento rifinito di lusso presso bagni costruiti dall'esercito per le proprie esigenze" - ha spiegato il dott. Radosław Karasiewicz-Szczypiorski, a capo della parte polacca della spedizione. A dirigere la parte georgiana è il Prof. Shota Mamuladze.
Leggere di più

Nutrire l'Impero: alimentazione nell'antica Roma

NUTRIRE L’IMPERO.

STORIE DI ALIMENTAZIONE DA ROMA E POMPEI

Museo dell’Ara Pacis

2 luglio - 15 novembre 2015

Mostra ideata in occasione dell’EXPO 2015

image002 (6)
Cosa e come mangiavano gli antichi romani? Come trasportavano migliaia di tonnellate di provviste dai più remoti angoli della terra? E come le conservavano durante tutto l'anno? A queste e a tante altre curiosità risponderà la mostra “Nutrire l’Impero. Storie di alimentazione da Roma e Pompei” ospitata dal Museo dell’Ara Pacis di Roma dal 2 luglio al 15 novembre 2015 che traccerà un affresco complessivo sull’alimentazione nel mondo romano grazie a rari e prestigiosi reperti archeologici, plastici, apparati multimediali e ricostruzioni.
14. Bassorilievo
Leggere di più


Testaccio, grande discarica dell'antichità

4 Giugno 2015
800px-Porta_San_Paolo_-_Piramid_Cestius
Non tutti sanno che il cosiddetto "monte" Testaccio a Roma è una collina artificiale composta 35 metri di cocci (testae in latino) e altri oggetti: insomma, una grande discarica dell'antichità. Per il Monte dei cocci si stima quindi un totale di 25 milioni di anfore, e proprio l'anfora è rimasta come simbolo del Rione.
Le anfore contenevano vino e olio e non potevano essere riutilizzate perché le sostanze filtravano nella creta, trasformandosi e rendendo il contenitore inservibile. Questi frammenti permettono però oggi di determinare le merci, le rotte commerciali e le quantità consumate. Tutto questo rende Testaccio un caso unico al mondo: la ricerca sul luogo è condotta da un team spagnolo.

Link: The Telegraph; Archaeology News Network; Wikipedia
La Piramide Cestia e Porta San Paolo a Roma, foto di Joris van Rooden, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricato da Joris.
 


Un'antica via dell'oro tra Irlanda e Cornovaglia

5 Giugno 2015
640px-Blessingon_lunulaDSCF6555
Un nuovo studio avrebbe evidenziato l'esistenza di un'antica via commerciale tra la Cornovaglia e l'Irlanda, nel Calcolitico e nell'Età del Bronzo.
Le nuove analisi tendono infatti a spiegare i reperti irlandesi in oro del periodo con una fonte esterna, collocata probabilmente nel Sud Ovest dell'Inghilterra.  La scoperta è per certi versi sorprendente, perché depositi di oro esistevano in Irlanda. Probabilmente il metallo lasciava l'Inghilterra in quanto i possessori preferivano scambiarlo con altre merci desiderabili.
Questo perciò implicherebbe un diverso valore attribuito alla merce nelle aree suddette. In molte società si attribuiscono al metallo proprietà magiche, sovrannaturali o in qualche modo collegate alle divinità. È anche probabile che molto di quell'oro della Cornovaglia sia ancora in circolazione oggi.
Leggere di più