Saqqara

BMTA Special Award 2021: il premio alla scoperta archeologica più votata

Aperte fino al 30 settembre le votazioni per la migliore scoperta archeologica del 2020, sulla pagina Facebook della Borsa Mediterranea sul Turismo Archeologico: tra le scoperte proposte, quella che avrà ottenuto il maggior consenso sui social riceverà lo “Special Award”.

Il premio sarà conferito in occasione della XXIII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, unitamente all’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, giunto quest'anno alla sesta edizione.

Il premio "Khaled al-Asaad", l’unico dedicato all’archeologia e riconosciuto a livello mondiale, è intitolato all’archeologo siriano ucciso nel 2015 dai militanti dell’ISIS nel tentativo di salvare dalla distruzione il sito di Palmira, patrimonio UNESCO.

Di seguito le cinque scoperte archeologiche selezionate che saranno le finaliste del Premio:

-Le centinaia di sarcofagi intatti ritrovati nella necropoli di Saqqara, in Egitto.

-Le recenti analisi del Disco di Nebra, in Germania, hanno fornito nuove prove sulla sua cronologia e sul luogo di provenienza.

-La pittura rupestre più antica al mondo, risalente a 45.000 anni fa, raffigurante un cinghiale dipinto in ocra rossa, rinvenuta sull’isola di Suwalesi, in Indonesia.

- Tre stanze di 2.000 anni fa scoperte sotto il Muro del Pianto, a Gerusalemme.

-Le più recenti scoperte di Pompei: un Thermopolium, un carro cerimoniale, le origini etrusche della città.

Un “tesoro” di centinaia di sarcofagi intatti rinvenuto nella necropoli di Saqqara, in Egitto.

L’Egitto, con la sua storia millenaria e i continui ritrovamenti archeologici, non smette mai di stupire. Una delle scoperte più importanti degli ultimi anni riguarda oltre un centinaio di tombe, portate alla luce in tempi diversi nel corso del 2020 nel sito di Saqqara, a 30 km a sud da Il Cairo. Le ricerche sono state condotte dalla Missione Archeologica Egiziana sotto la guida di Mustafa Waziri, Segretario Generale del Consiglio Superiore delle Antichità.

Le prime 27 tombe sono state ritrovate a settembre, in due momenti diversi, all’interno di un pozzo funerario: le bare, impilate l’una sull’altra, sono in legno e riccamente decorate; rappresentano un rinvenimento unico perché esse, essendo sigillate, sono rimaste inviolate per più di 2500 anni, e hanno restituito mummie in ottimo stato di conservazione, oltre a diversi manufatti.

Saqqara
Saqqara. Foto: BMTA

Ad ottobre hanno fatto seguito altre scoperte: 59 sarcofagi antropomorfi e policromi, anch’essi sigillati, sono stati portati alla luce da tre differenti pozzi, a oltre 10 metri di profondità. Le tombe, che al momento della scoperta erano impilate ed erano situate in diverse camere, risalgono alla XXVI dinastia (664-525 a.C.) e appartengono, secondo Waziri, ad alti funzionari della società egizia e a personaggi influenti della casta sacerdotale, in particolare ai sacerdoti della dea Bastet, una della divinità più venerate del pantheon egizio, come dimostrano le numerosissime mummie di felini - animali sacri alla divinità - rinvenute nella necropoli di Saqqara.

Nel corso della conferenza stampa, lo stesso Waziri, insieme all’egittologo Zahi Hawass, ha aperto per la prima volta due sarcofagi, scoprendo al loro interno due mummie, avvolte nelle tipiche bende di lino, insieme a ricchi ornamenti d’oro.

Saqqara
Saqqara. Ph. Presidency of the Egyptian Council of Ministers

In uno di quegli stessi pozzi vi erano inoltre 28 statue di legno raffiguranti il dio Ptah-Sokaris-Osiride, signore del regno dei morti e protettore degli artigiani, e una statuetta bronzea, alta 35 cm, del dio Nefertum, raffigurato con un grosso copricapo a forma di loto (simbolo di rinascita e immortalità), composto da pietre preziose come agata rossa, lapislazzuli e turchese.

Ancora, a novembre, il team archeologico diretto da Hawass ha realizzato una scoperta ancora più incredibile: 50 sarcofagi appartenenti a un periodo molto più antico, ossia al Nuovo Regno, databile tra XVI e XI secolo a.C., sono emersi intatti dal fondo di ben 52 pozzi funerari. I sepolcri appartenevano ad un complesso funerario che faceva parte del tempio della regina Naert, consorte di Teti, il primo faraone della VI dinastia dell’Antico Regno. A ciò si aggiungono ulteriori 100 tombe, trovate nello stesso mese, databili al Periodo Tardo e all’età tolemaica, e oltre 40 statue dorate e diverse maschere funerarie.

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Saqqara. Ph. Presidency of the Egyptian Council of Ministers

Saqqara, riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità fin dal 1979, fu la necropoli della città di Memphis, capitale del Regno Antico, venendo utilizzata come luogo di sepoltura dei faraoni e delle famiglie dell’alta società egizia fin dal periodo protodinastico. A Saqqara venne inoltre costruita quella che è considerata come la più antica piramide egizia: la famosa piramide a gradoni di Djoser, costituita da sei mastabe sovrapposte, eretta dall’architetto Imhotep come tomba monumentale del faraone Djoser, appartenente alla III dinastia.

Si tratta di un sito che ha ancora molto da offrire, tant’è che le ricerche sul campo continuano senza sosta: ultimi, ma non meno importanti dei precedenti, i ritrovamenti avvenuti lo scorso gennaio che hanno permesso di scoprire ulteriori 50 sarcofagi databili al Nuovo Regno, un papiro di circa 4x1 m contenente il XVII capitolo del Libro dei Morti, oltre a numerose statue, maschere funerarie e manufatti di vario genere. Scoperte che lasciano presagire quanti altri tesori straordinari si nascondano in attesa di essere portati alla luce, testimonianze di un’antica civiltà che il lavoro degli archeologi aiuta a comprendere sempre di più.

 


Saqqara Didibastet Niut-shiae Laboratorio di mummificazione

Grandi scoperte a Saqqara: la sepoltura di Didibastet e quella dei sacerdoti di Niut-shaes

Oops, they did it again! L’Università di Tubinga lo ha fatto di nuovo!
Sempre durante lo scavo della missione tedesco-egiziana a Saqqara, è stata scoperta una nuova camera sepolcrale proprio nel Laboratorio di mummificazione scoperto nel 2018 dalla stessa missione, insieme ad altre cinque camere sepolcrali. Il Laboratorio di mummificazione risale alla XXVI Dinastia (664-525 a. C. circa).

Saqqara Didibastet Niut-shiae Laboratorio di mummificazioneDopo più di un anno di lavori e di documentazione, la missione ha scoperto quindi la sesta camera sepolcrale, nascosta da una parete di più di 2600 anni fa. Il Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità, Dr Mostafa Waziri, annunciò ieri la nuova scoperta aggiungendo che la sepoltura conteneva quattro scarcofagi in legno purtroppo in un pessimo stato di conservazione.

Dr. Ramadan Badri Hussein ha dichiarato nell’intervista che uno dei sarcofagi appartiene ad una donna chiamata Didibastet. Fu sepolta con sei (!) vasi canopi, contraddicendo la tradizione di imbalsamare solo i polmoni, lo stomaco, gli intestini e il fegato del defunto e di riporli in quattro vasi sotto la protezione dei quattro figli di Horus: Amseti, Duamutef, Hapi e Qebesenuf.

La missione ha già esaminato il contenuto dei due vasi canopi in eccesso usando per adesso solo la tomografia computerizzata (la famosa TAC, per intenderci) e da un’analisi preliminare si evince che contengano proprio dei tessuti umani.

Per sapere se questi due vasi canopi “extra” appartengano o meno alla donna bisognerà aspettare ulteriori analisi. Secondo gli studiosi della missione la donna potrebbe aver avuto un trattamento ‘speciale’ che prevedeva appunto la mummificazione di sei diversi organi del sup corpo. Perché? Questo forse non lo scopriremo mai...

Come se questo ‘enigma’ non fosse sufficiente, studiando gli altri sarcofagi della camera sepolcrale, la missione ha poi identificato sacerdoti e sacerdotesse di una particolare dea serpente, conosciuta come Niut-shaes.

Per adesso, grazie a questi ritrovamenti possiamo affermare che i sacerdoti di questa divinità venivano sepolti insieme e essa divenne una divinità piuttosto influente durante la 26ª dinastia e che forse avesse un suo santuario a Menfi.

Inoltre si potrebbe ipotizzare che questi sacerdoti fossero di origine straniera, così come i loro nomi farebbero pensare. Ayput o Tjanimit erano nomi comuni tra la comunità libica che si stanziò in Egitto a partire dalla 22ª dinastia in poi.

L’antico Egitto era una società multiculturale dove arrivava gente da diverse parti del mondo, inclusi greci, libici e fenici.

Saqqara Didibastet Niut-shiae Laboratorio di mummificazione
Foto Credits: Eberhard Karls Universität Tübingen

Dr. Ramadan Badri ha inoltre aggiunto che son stati fatto dei test di origine non invasiva, come la spettrometria di fluorescenza ai raggi X (per analizzare gli elementi chimici) sulla maschera rivestita di argento di una delle mummie di una sacerdotessa della dea Niut-shaes. Il test ha confermato la purezza della maschera d’argento al 99.07 %.

Questa maschera d’argento è la prima ad esser stata rinvenuta in Egitto dal 1939 e la terza tra le maschere mai ritrovate.

L’équipe internazionale composta da archeologi e da chimici dell’Università di Tubinga, di quella di Monaco e del Centro di Ricerche Nazionale Egiziano sta procedendo allo studio dei residui di olii e resine ritrovate nelle tazze, ciotole e vasi trovati nel Laboratorio di Mummificazione.

I primi risultati dei test confermano la presenza di sostanze ben note per il rito di mummificazione, tra le quali il bitume (catrame), olio e resina di cedro, resina di pistacchio, cera d’api, grasso animale e forse olio d’oliva e di ginepro.

Adesso non ci resta che aspettare la fine degli scavi per aver un’idea chiara dell’intera scoperta.

Ove non indicato diversamente, foto dal Ministero del Turismo e delle Antichità Egiziane: 1, 2.

Altri articoli online: Eberhard Karls Universität Tübingen, DjedMedu, Egypt Today, Associated Press,


Egitto: Tell Dafna e conseguenze dell'eruzione di Santorini

29 Dicembre 2015
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Il dott. Mamdouh Eldamaty, ministro delle Antichità, ha annunciato - durante la sua visita odierna (NdT: ieri) a Tell Dafna - la scoperta dei resti relativi all'eruzione del vulcano greco di Santorini; questa eruzione vulcanica è considerata la prima crisi naturale ad aver investito il Mar Mediterraneo. I resti sono stati ritrovati presso Tell Dafna, a 11 km dal Canale di Suez occidentale presso Al-Qantara, Governatorato di Ismailia.

Eldamaty ha espresso alto apprezzamento per la Spedizione Archeologica Egizia al lavoro presso il sito, sotto l'autorità del Ministero delle Antichità; la spedizione è guidata dal dott. Muhammad Abd Al-Maksoud, i cui scavi nel sito contribuirono ad effettuare molte importanti scoperte che aiuteranno ricerche e studi per il ramo Pelusiaco del Nilo, e siti archeologici sulle rive del Nilo che non sono stati ancora rivelati.
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Da parte sua, il dott. Muhammad Abd El-Maksoud ha affermato che la spedizione ha scoperto presso lo stesso sito, parte di un'isola fortificata, circondata da muri di argilla e mattoni di fango, che questi muri operavano come barriera per bloccare le acque e per proteggere l'isola dai flutti presso la parte nord-occidentale della fortezza. Questa è una delle tre enormi fortezze costruite dal Faraone Psammetico I: a Tell Dafna, al fine di proteggere l'entrata orientale in Egitto; un'altra di queste fortezze fu costruita a Maria per respingere gli attacchi libici; l'altra è ad Elefantina per proteggere l'Egitto dagli Etiopi. La terza fortezza, che è quella a Tell Dafna, i cui muri sono spessi circa 20m, con dimensioni di 400mx800m, contiene diverse residenze fortificate con muri spessi.
Abd El-Maksoud ha anche aggiunto, che si sono scoperti resti di mastaba, laboratori e forni usati per fondere i metalli e cuocere il pane, oltre a resti scheletrici di pesci e coccodrilli.
Il dott. Mahmoud Afifi ha affermato che il progetto di scavi presso il sito di Tell Dafna è portato avanti in collaborazione tra il Ministero delle Antichità e il Ministero delle Abitazioni e della Difesa, e in cooperazione con l'Autorità di costruzione nel Sinai. Il progetto avviene nella cornice di un altro progetto, di sviluppo dei siti archeologici presso il Corridoio del 30 di Giugno, e questa lo si considera la terza fase dei lavori del corridoio, mentre gli scavi sono stati effettuati nel raggio di 2300m, con ampiezza di 100m, e nessuna prova archeologica è emersa.
Ha anche menzionato che il sito di Tell Dafna è considerato uno dei cinque siti archeologici scelti all'entrata orientale dell'Egitto per essere sviluppato nell'ambito del progetto sul Panorama della Storia Militare Egiziana, e dello sviluppo di siti archeologici presso il Corridoio del Canale di Suez (questi siti sono Tell Habwa, Tall Abu-Saify, Blusium, e Tall Al-Maskhouta).
Afifi ha anche aggiunto che, tutta la documentazione e i lavori di misurazione sono stati effettuati, per preservare e proteggere il sito.
Link: Ministry of Antiquities – Egypt
Traduzione dal Ministero delle Antichità Egizie. © Ministry of Antiquities: scritto da Asmaa Mostafa, tradotto da Hend Mounir. Il Ministero delle Antichità Egizie non è responsabile dell’accuratezza della traduzione in Italiano. Foto del Ministero delle Antichità Egizie.
30 Dicembre 2015

Rassegna Stampa

Link: Ahram Online; Archaeology News Network.


Egitto: rimpatriate una statuetta ushabti e "la stele del cane"

28 Dicembre 2015

Il Ministero delle Antichità riceve due reperti rimpatriati

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Il Ministero delle Antichità riceverà due reperti archeologici dal Ministero degli Affari Esteri Egizio, dopo il loro rimpatrio dall'Austria e dalla Germania. Così ha affermato il dott. Eldamaty, Ministro delle Antichità Egizie.
Il Direttore Generale del Dipartimento delle Antichità Rimpatriate del Ministero delle Antichità, Ali Ahmad, ha affermato che i due pezzi furono contrabbandati al di fuori dell'Egitto, e si tratta di: una statuetta Ushabti della XXVI Dinastia, per "Hr Iraa" che è stato confiscato mentre due cittadini austriaci tentavano di venderlo. Il Ministero delle Antichità è riuscito a rimpatriarlo in collaborazione con l'INTERPOL, il Museo Egiziano degli Affari Esteri e l'Ambasciata Egiziana a Vienna.
Il secondo reperto, ha aggiunto Ali, è un frammento di una stele del Medio Regno, nota come "la stele del cane" che fu recuperata dalla tomba del sovrano Wahankh Intef II e fu esibita al Museo di Monaco di Baviera. I reperti saranno esibiti al Gran Museo Egiziano dopo la sua apertura.
Link: Ministry of Antiquities – Egypt
Traduzione dal Ministero delle Antichità Egizie. © Ministry of Antiquities: scritto da Asmaa Mostafa, tradotto da Eman Hossni. Il Ministero delle Antichità Egizie non è responsabile dell’accuratezza della traduzione in Italiano. Foto del Ministero delle Antichità Egizie.


Egitto: aperto al pubblico il Tempio di Hibis presso l'Oasi di Kharga

29 Ottobre 2015

Eldamaty apre al pubblico il Tempio di Hibis – Oasi di Kharga

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Il dott. Mamdouh Eldamaty, Ministro delle Antichità ha aperto oggi (Giovedì 29 Ottobre 2015) a tutti i visitatori il Tempio di Hibis presso l'Oasi di Kharga, dopo il completamento da parte del Ministero del progetto di salvataggio e restauro del tempio, che cominciò nel 2005, con un costo complessivo di circa 71 milioni e 650 mila Lire Egiziane (NdT: otto milioni e centomila euro circa).
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