The Black Phone di Scott Derrickson

UniversalUNIVERSAL PICTURES e BLUMHOUSE PRESENTANO

UNA PRODUZIONE CROOKED HIGHWAY

UN FILM DI SCOTT DERRICKSON

The Black PhoneMASON THAMES, MADELEINE McGRAW, JEREMY DAVIES, JAMES RANSONE ed ETHAN HAWKE

Produttori esecutivi RYAN TUREK, CHRISTOPHER H. WARNER

Prodotto da JASON BLUM, p.g.a., SCOTT DERRICKSON, C. ROBERT CARGILL

Basato sul racconto breve The Black Phone” di JOE HILL

Sceneggiatura di SCOTT DERRICKSON & C. ROBERT CARGILL

Diretto da SCOTT DERRICKSON

Ethan Hawke The Black Phone
La locandina del film The Black Phone, diretto da Scott Derrickson, prodotto da Blumhouse Productions, Crooked Highway, Universal Pictures e distribuito in Italia da Universal Pictures

SINOSSI

Il telefono non funziona. E sta squillando. 

Il regista SCOTT DERRICKSON torna al cinema dell’orrore e con un nuovo thriller horror riapre la collaborazione con Blumhouse, la casa di produzione più importante nell’ambito di questo genere cinematografico. 

Finney, un tredicenne timido ma perspicace, viene rapito da un sadico assassino che lo rinchiude in un seminterrato insonorizzato dove urlare serve a poco. Quando un telefono scollegato appeso alla parete inizia a squillare, Finney scopre di poter sentire le voci delle precedenti vittime dell’assassino. Pronte a fare di tutto perché ciò che è successo a loro non accada anche a Finney.

Ethan Hawke The Black Phone
Ethan Hawke in The Black Phone. © 2022 UNIVERSAL STUDIOS. All Rights Reserved

Black Phone porta sul grande schermo, nei panni di uno dei protagonisti, il quattro volte candidato agli Oscar® ETHAN HAWKE, che interpreta il ruolo più terrificante della sua carriera, e lancia MASON THAMES nel suo primo ruolo cinematografico. Il film è prodotto, diretto e co-sceneggiato da Scott Derrickson, sceneggiatore e regista di Sinister, L’esorcismo di Emily Rose e Doctor Strange della Marvel.

The Black Phone
Ethan Hawke e Mason Thames in The Black Phone. © 2022 UNIVERSAL STUDIOS. All Rights Reserved

Black Phone vede inoltre la partecipazione, in uno dei ruoli principali, di MADELEINE McGRAW (Ant-Man and the Wasp) che interpreta la sorella minore di Finney, Gwen; di JEREMY DAVIES (5 giorni fuori) nei panni del padre di Finney e Gwen; e di JAMES RANSONE (Sinister).

La sceneggiatura del film è di SCOTT DERRICKSON e C. ROBERT CARGILL (Doctor Strange, la saga di Sinister), ed è basata sul pluripremiato racconto breve di JOE HILL tratto dal suo bestseller del New York Times 20thCentury Ghosts. Il film è prodotto da Crooked Highway, di Derrickson e Cargill, e presentato da Universal Pictures e Blumhouse. JASON BLUM, p.g.a., SCOTT DERRICKSON e C. ROBERT CARGILL sono i produttori del film, mentre RYAN TUREK e CHRISTOPHER H. WARNER sono i produttori esecutivi.

Il direttore della fotografia è BRETT JUTKIEWICZ (Finché morte non ci separi), la scenografia è di PATTI PODESTA (Amore & altri rimedi), e i costumi di AMY ANDREWS (The Good Lord Bird – La storia di John Brown, trasmessa sulla rete televisiva Showtime). Il montaggio è di FRÉDÉRIC THORAVAL (Una donna promettente). Le musiche sono di MARK KORVEN (The Witch).

ANTEFATTO

Non solo horror

Nostalgia, paura e infanzia americana

Nel 2012, i cineasti Scott Derrickson e C. Robert Cargill intraprendono una collaborazione con il produttore Jason Blum e l’attore Ethan Hawke per realizzare Sinister, largamente considerato il film più terrificante del XXI secolo. I due erano ansiosi di lavorare di nuovo insieme: dopo aver esplorato diverse opzioni, Derrickson decide di realizzare un adattamento di “The Black Phone”, di Joe Hill. Hill, che è anche figlio del leggendario scrittore horror Stephen King, è autore di “The Black Phone”, che fa parte della raccolta di racconti brevi bestseller 20th Century Ghosts, pubblicata nel 2005.

“Mi è capitato di entrare per caso in una libreria proprio nel periodo in cui è stato pubblicato il libro”, racconta Derrickson. “Allora non sapevo chi fosse Joe, tantomeno che fosse il figlio di Stephen King. Mi sono soffermato a leggere il racconto breve e ho pensato: ‘Wow, questo autore è davvero bravo’. Il racconto era lungo solo una ventina di pagine, ma il contenuto era eccellente e l’idea perfetta per un film. Non me ne sono mai dimenticato. A volte ci tornavo su, continuavo a pensare di trasformarlo in un film, ma non era mai il momento giusto. Fino a circa un anno e mezzo fa, quando io e il co-sceneggiatore C. Robert Cargill abbiamo scelto il racconto di Joe e abbiamo scritto la sceneggiatura”.

The Black Phone
Il regista Scott Derrickson sul set di The Black Phone. © 2022 UNIVERSAL STUDIOS. All Rights Reserved

Anche Cargill era stato conquistato dal racconto breve di Hill.

“Scott mi ha prestato ‘The Black Phone’: l’ho adorato a tal punto da acquistare subito gli altri racconti della raccolta e divorarli”, afferma Cargill. “Era un mix di generi diversi, ed è esattamente ciò che serve quando si legge una storia dell’orrore”.

Sia nel racconto breve, sia nel film il protagonista è il tredicenne Finney, che viene rapito in una piccola città a nord di Denver da un famigerato rapitore di bambini e serial killer noto come “il Rapitore”. Rinchiuso nel seminterrato dell’assassino, Finney scopre di poter sentire le voci delle sue precedenti vittime attraverso un telefono nero con quadrante rotante, da parete, scollegato. L’ispirazione per il racconto trae origine da uno specifico ricordo dell’infanzia di Hill.

“Sono cresciuto a Bangor, nel Maine, in una casa molto antica”, racconta Hill. “Nel seminterrato c’era un telefono scollegato, è una cosa che trovavo spaventosa e inquietante. Non aveva senso che un telefono si trovasse in un seminterrato dal pavimento sporco e le pareti di cemento fatiscenti. Da bambino, la cosa peggiore che potessi immaginare era sentire squillare quel telefono”.

Derrickson ha sempre avuto interesse nel realizzare un film che esplorasse la complessità emotiva e il dolore nell’infanzia, oltre alla capacità dei bambini di superare le tragedie.

I 400 colpi di François Truffaut contiene una delle migliori interpretazioni cinematografiche che io abbia mai visto”, spiega Derrickson. “Il film non mette in scena soltanto i traumi che possono tormentare l’infanzia, ma anche la resilienza propria dei bambini. Sapevo di voler realizzare un film di quel tipo, ma non riuscivo a trovare una storia che potesse trasmettermi quella sensazione. Almeno finché non ho letto The Black Phone. Dopo essermi imbattuto nel libro, io e Cargill abbiamo iniziato a discutere di come poter combinare la nostra idea con il racconto breve”.

Il risultato è un film che trascende il concetto di genere.

“Io e Scott siamo convinti che i grandi film di genere individuino un genere che già ami e raccontino una storia, per poi interromperla introducendo un genere diverso”, dice Cargill. “In questo caso volevamo scrivere un film di formazione, interrotto da un film horror”.

Nella maggior parte dei film sui rapimenti di minori o sui serial killer, la vittima viene salvata da un investigatore intrepido e determinato o da un altro adulto. In Black Phone, le azioni degli adulti sono vane nonostante le loro buone intenzioni: sono i bambini – lo stesso Finney, le voci al telefono dei ragazzi morti, e soprattutto la sorella minore di Finney, Gwen – gli unici a poter salvare Finney dalle torture e dalla morte. Oltre a trasmettere un terrore agghiacciante, è un film che racconta la forza dei bambini, la loro abilità nel credere in forze invisibili e la forza della famiglia e dell’amore di resistere anche agli eventi più oscuri e inimmaginabili.

il regista Scott Derrickson e Mason Thames sul set. © 2022 UNIVERSAL STUDIOS. All Rights Reserved

Hill era entusiasta del loro adattamento. “Il racconto breve ha sempre aspirato a essere un romanzo, ma non riuscivo a capire come estendere la storia senza evitare che prendesse direzioni dove non volevo che andasse”, spiega Hill. “È stato interessante vedere Scott e Cargill risolvere l’enigma e riuscire a estendere la storia, rendendola inoltre più intensa e ricca di personaggi ognuno con la propria storia ed esperienza”.

Una volta terminata la sceneggiatura, Blumhouse di Jason Blum è stata la prima e unica tappa del duo.

“Non abbiamo presentato la sceneggiatura da nessun’altra parte”, dice Derrickson. “Abbiamo detto a Jason che ci avrebbe fatto piacere che fossero loro a produrre il film e lui, invece di rispondere, mi ha mandato un telefono nero con quadrante rotante in una teca. Immagino che fosse il suo modo di dire di sì”.

Come con Sinister, lavorando con Blumhouse è filato tutto liscio come l’olio.

“Blum è un collega che mi ha molto sostenuto, mi ha dato fiducia facendomi realizzare proprio il film che avevo in mente di fare”, afferma Derrickson. “Non mi ha mai pressato per apportare cambiamenti creativi. È semplicemente bravo a riconoscere una buona storia e il talento, per il resto ha lasciato prendere a noi le redini della situazione. Il suo ruolo è quello di creare le migliori condizioni affinché chi vuole raccontare una storia riesca a svolgere al meglio il proprio lavoro”.

Non sorprende dunque che Blum e il suo team fossero più che felici di collaborare nuovamente con Derrickson e Cargill.

“Non vedevamo l’ora di rivedere Scott nelle vesti di regista per un altro film prodotto da noi”, spiega Jason Blum. “Lui e Cargill hanno una conoscenza profonda di questo genere, e sono ancora convinto che Sinister sia uno dei film più spaventosi che abbiamo mai prodotto con Blumhouse, dunque eravamo entusiasti quando ci hanno proposto Black Phone. Si adattava perfettamente alla direzione intrapresa dal modello Blumhouse ed era esattamente ciò che speravamo fosse il nostro prossimo progetto. E si è rivelato fantastico. È uno dei film più inquietanti che abbiamo prodotto”.

Derrickson e Cargill sono diventati tra gli autori horror più stimati del settore soprattutto perché i loro sono molto più che semplici film dell’orrore.

“Se riesci a immaginare di rimuovere tutti gli elementi di genere da un grande film di genere e la storia resta incredibile, allora vale la pena guardarlo”, dice Derrickson. “Che succede se nonostante si rimuovano l’azione, le scene principali, quelle spaventose e quelle adrenaliniche, è ancora un grande film? Sei di fronte a qualcosa che ha il potenziale per connettersi in modo straordinario con il pubblico”.

Più che memorabili, i loro film sono indimenticabili. “Quando ho visto Sinister per la prima volta, sapevo che dietro la videocamera ci fosse qualcuno di tenebroso con una fervida immaginazione, che ovviamente è una grande qualità per un regista horror”, racconta il produttore esecutivo Ryan Turek.

“Quel film ha davvero rafforzato la presenza di Scott e Cargill nel genere in quanto cineasti, grazie a una profonda sensibilità capace di tenere il pubblico incollato allo schermo. E con Black Phone, l’hanno fatto di nuovo, questa volta analizzando i traumi e i pericoli cui erano soggetti i bambini vissuti negli anni ’70 e ’80. I bambini erano molto più liberi allora, cosa che li rendeva molto più esposti al pericolo, e allo stesso tempo li teneva sempre all’erta. E il film riesce perfettamente a immergere il pubblico in quell’esperienza, tenendolo tutto il tempo sulle spine”.

Per Hill, la ricostruzione di quell’epoca nel film si è rivelata particolarmente intensa e intima.

“È proprio così che ricordo il 1978, i bambini e i genitori si comportavano in quel modo, e non mi pare sia qualcosa che viene rappresentata molto spesso nei film”, dice Hill. “Spesso assistiamo a uno stile nostalgico avvolto da una intensa luce dorata che fa apparire tutto un po’ più bello di quanto non fosse, perfezionando gli angoli più ispidi e le brutture che caratterizzavano la realtà”.

In ogni fotogramma, Derrickson ricercava la veridicità emotiva, e non solo la precisione tecnica.

“Il trucco era immortalare non solo le caratteristiche di quell’epoca, ma anche come ci si sentisse”, afferma Derrickson. “Volevo che Black Phone trasmettesse le medesime sensazioni che ho provato io alla fine degli anni ’70 quando avevo 12 e 13 anni”.

Per gli appartenenti alla Generazione X, nati negli anni ’70, si trattava di un’epoca priva di iniziative anti-bullismo in cui, soprattutto per i ragazzi, imparare a difendersi contro i bulli era considerato un normale rito di passaggio.

“Il mio ricordo più lontano, che coinvolge anche gli anni del liceo, era la violenza del quartiere in cui vivevo”, afferma Derrickson. “La sensazione più forte che ricordo di aver provato da bambino è la paura. Ero il ragazzo più giovane della strada, gremita di bulli”.

In tutto il Paese, quell’epoca era venata di terrore, poiché serial killer come la Famiglia Manson, lo Strangolatore di Hillside, il Killer dello Zodiaco, il Figlio di Sam, John Wayne Gacy e Ted Bundy dominavano la cronaca nazionale alimentando gli incubi americani.

“Ricordo che quando andavo alle elementari, almeno dove sono cresciuto nella parte nord di Denver, c’era una nuova presenza di serial killer”, dice Derrickson. “Era la metà degli anni’ 70 e tutti erano soliti raccontare leggende metropolitane sui peggiori generi di serial killer. Tutti questi orrori erano diventati una presenza davvero tangibile nella psiche di ognuno”.

Negli anni ’80, gli omicidi di bambini conquistavano i titoli in prima pagina, a cominciare dal rapimento e dalla decapitazione, in Florida nel 1981, di Adam Walsh, 6 anni. Da un giorno all’altro, l’infanzia americana è cambiata per sempre.

“Quando Adam Walsh fu ucciso, tutti i bambini del Paese sapevano chi fosse, come fosse morto e l’orribile storia del ritrovamento del cadavere”, dice Cargill. “Quella storia ha alimentato i nostri incubi, ispirando inoltre una frase della sceneggiatura: ‘Sei un bambino sconosciuto per tanto tempo, fin quando tutti non sanno chi sei’. Ciò riflette molto l’epoca in cui siamo cresciuti”.

Non dovrebbe sorprendere, dunque, che i semi del futuro artistico di Derrickson siano stati piantati anche qui.

“Il mio amore per l’horror è nato fondamentalmente così: crescendo, provando molta paura da bambino e comprendendo quell’emozione”, spiega Derrickson. “Guardare e realizzare film horror per me ha sempre significato confrontarmi con qualcosa di cui ho paura. Adoro la non-negazione caratteristica del genere. Osservare qualcosa di non detto o che è indicibilmente spaventoso nel mondo o nella natura è un qualcosa che ho sempre considerato un’esperienza catartica, sia da spettatore che da artista”.

PERSONAGGI

Il Rapitore

Ethan Hawke

Ethan Hawke The Black Phone
Ethan Hawke. © 2022 UNIVERSAL STUDIOS. All Rights Reserved

Pochi film pongono il cattivo al centro della narrazione e dunque i cineasti erano consapevoli che il Rapitore, serial killer di bambini simbolo del male puro che terrorizzava una città del nord di Denver, doveva essere incarnato da un attore dotato di una profondità, di sfumature e di uno spessore culturale tali da dare consistenza a Black Phone. In cima alla loro lista c’era il quattro volte candidato agli Oscar® Ethan Hawke, con cui avevano girato Sinister.

“Volevo immortalare il modo con il quale una figura del genere potesse diventare quasi mitologica per i bambini”, spiega il regista Scott Derrickson. “Qualcosa di spaventoso, ma eccitante al tempo stesso. Affascinante, ma anche terrificante”. Tuttavia, c’era un grande ostacolo da superare. “In generale, Ethan non è un grande fan del cinema di genere o horror, perché è troppo timoroso”, dice Derrickson, ridendo.

Hawke, infatti, in un primo momento era titubante, e non solo per questo motivo.

“Non mi dispiace interpretare personaggi imperfetti o spiacevoli, ma una volta che il pubblico entra in contatto con un personaggio dichiaratamente malvagio si raggiunge un punto di non ritorno, cambia il modo in cui si relaziona con l’attore che lo interpreta”, spiega Hawke.

Ma la sceneggiatura, e in particolare il rapporto fra Finney e la sorella Gwen, gli ha fatto cambiare idea.

“Ho pensato che fosse speciale perché, anche se si tratta di un film dell’orrore, ha una forte carica emotiva”, aggiunge Hawke. “Questo, insieme al forte desiderio di lavorare di nuovo con Scott, ha reso facile la decisione”.

Essendo vissuto negli anni ’70, si è inoltre connesso con le sue stesse paure.

“Si verificavano molti casi di rapimenti di bambini ed era esplosa inoltre la paura dei serial killer. Eravamo ossessionati dall’idea che ci fosse un pazzo privo di principi morali lì fuori”.

Nel racconto breve di Joe Hill, per la figura del Rapitore l’autore si è ispirato a John Wayne Gacy, un serial killer soprannominato “Killer clown”, responsabile dell’uccisione di almeno 33 fra giovani uomini e ragazzi fra il 1972 e il 1978.

“Quando pensavo a un predatore di quel genere, immaginavo qualcuno con la fama di Gacy”, spiega Hill. “E alla fine degli anni ’90, vicino a Boston, agiva un altro assassino di bambini, di cui sono venuto a conoscenza attraverso i giornali e il cui pensiero mi tormenta ancora. Non so perché abbia avuto su di me un impatto così profondo, ma è andata così. Una delle ragioni per cui ci rivolgiamo alla finzione è ottenere quella giustizia che non siamo riusciti a fare valere nella vita reale, dove queste cose orribili accadono senza che ci sia nulla che possiamo fare, se non immaginare un finale diverso raccontando delle storie”.

Il Rapitore è un mago in rovina avvolto nell’oscurità.

“L’anima del Rapitore è così logorata da giustificare cose che la maggior parte di noi non riesce nemmeno a immaginare”, dice Hawke. “È difficile interpretare un tale livello di malevolenza poiché è impossibile da giustificare”.

E sebbene il suo rapporto con la magia sia concluso, il Rapitore indossa ancora maschere terrificanti che gli coprono il viso, ognuna con un’espressione diversa.

“C’è anche da dire che fa di tutto per nascondersi”, afferma Hawke. “Deve davvero odiare se stesso. E quel livello di disprezzo di sé è probabilmente ciò che lo rende capace di ferire gli altri. Ero entusiasta all’idea di interpretare un personaggio con le maschere, e Scott stava cercando qualcuno che fosse pronto a recitare indossandole. Quando ho letto la sceneggiatura, ho immaginato che ce ne fosse solo una, ma Scott ha escogitato un piano secondo cui la maschera stessa, immersa in questo universo misterioso e simbolico, si modificasse costantemente a seconda delle espressioni assunte dal Rapitore”.

Per Hawke, la più grande sfida è stata capire come comunicare e relazionarsi con gli altri attori mentre indossava le maschere.

“Anche solo con la pandemia, abbiamo capito come le maschere cambiano il modo in cui ci relazioniamo con gli altri”, dice Hawke. “Quando qualcuno si copre il viso, l’attenzione si concentra automaticamente sui gesti. Siamo programmati per leggere gli stati d’animo delle persone osservando il loro volto. E quando ciò viene meno, iniziamo immediatamente a porre l’attenzione su elementi come il linguaggio del corpo e l’energia trasmessa. Ecco perché mettermi nei panni del personaggio è stata per me una sfida divertente. Che posizione assume? Come si muove? Qual è il timbro della sua voce?”.

L’interpretazione risultante è straordinaria, ma per Hawke ciò che non poteva vacillare era la relazione fra Finney e Gwen.

“Quando ho mostrato a Ethan il film concluso, ha avuto una reazione molto forte e intima”, dice Derrickson. “Ha detto che sebbene la storia fosse terrificante e ricca di suspense, veniva raccontata esclusivamente con gli occhi dell’amore. Questo è probabilmente il commento migliore che io abbia ricevuto sul film”.

Finney

Mason Thames

Black Phone è raccontato dal punto di vista di Finney, un ragazzo di 13 anni vittima di bullismo sia a scuola, che a casa da parte del padre depresso e alcolista (Jeremy Davies). È un ragazzo gentile, intelligente e pieno di risorse, ma anche timido e un po’ impacciato. È il principale obiettivo dei bulli e la sua migliore amica è la sorella minore, Gwen (Madeleine McGraw). Finney è interpretato dall’esordiente Mason Thames, nel suo primo ruolo cinematografico.

“Finney è una specie di emarginato”, dice Thames. “Prima di leggere la sceneggiatura, l’unica cosa che sapevo era che si trattava di un film horror. Dopo averlo letto, ho pensato che fosse diverso dagli altri, straordinario e oscuro al tempo stesso. Sentivo un forte legame con Finney, e provavo empatia nei suoi confronti. Sono convinto che faranno tutti il tifo per lui”.

The Black Phone
Brady Hepner e Mason Thames. © 2022 UNIVERSAL STUDIOS. All Rights Reserved

E questo è esattamente ciò che il regista Scott Derrickson aveva sperato: che Finney avesse un impatto forte ed emotivo sul pubblico.

“Il racconto breve di Joe Hill è molto semplice ed essenziale”, afferma Derrickson. “Ma nonostante la semplicità della struttura, ho provato una forte empatia per il personaggio principale. Ero entusiasta di poter arricchire ancor di più quel personaggio e offrire al pubblico l’opportunità di provare la sua stessa paura. Abbiamo fatto il provino a molti ragazzi, e siamo stati fortunati a scegliere Mason per il ruolo di Finney: riesce davvero a condurre il film con un’interpretazione ricca di sfumature, intensa e accurata”.

Diversi aspetti di Finney e della sua vita sono tratti dai ricordi d’infanzia di Derrickson. Una delle prime scene del film ritrae Finney intento a guardare il classico horror del 1959 Il mostro di sangue, diretto da William Castle.

“Da bambino costruivo case infestate nel seminterrato”, racconta Derrickson. “Ero quel bambino che guardava Il mostro di sangue e non l’ho mai dimenticato. È stato il primo film horror che ricordo di aver mai visto, e di averlo fatto da solo. È un film in bianco e nero, che contiene una scena in cui, all’improvviso, appare del sangue di un rosso intenso e vivace, che si è impressa nella mia mente senza più andare via: non è passata settimana senza pensare alle immagini di quel film. I bambini sono affascinati da quelle cose orribili e sentono un bisogno innato di conoscerle. Penso che sia un modo istintivo per confrontarsi con quanto sia difficile essere un essere umano, specialmente per un bambino”.

Finney fa anche amicizia con Robin (MIGUEL CAZAREZ MORA), che lo difende di fronte al branco di bulli all’inizio del film.

“C’è una scena in cui compaiono Robin e Finney mentre parlano nel bagno della scuola che è esattamente ciò che ricordo un mio caro amico mi disse quando andavo alle elementari”, dice Derrickson. “Era il ragazzo più duro della scuola e per qualche motivo mi aveva preso in simpatia. Penso che sia incredibile come quei momenti vissuti quando si è così giovani possano lasciare una traccia su di sé”.

Thames sapeva, ovviamente, che il film era solo finzione. Ma le scene girate insieme al Rapitore interpretato da Ethan Hawke erano così strazianti che Hawke si è voluto assicurare di proteggere la psiche del suo co-protagonista.

“Questo film si può spingere fino al punto in cui il giovane attore che interpreta Finney riesce a reggere”, dice Hawke. “Mason si è divertito tantissimo, ama recitare. Era molto spensierato ed era davvero piacevole passare del tempo con lui. Mi sono sforzato di fare in modo che quando le telecamere si spegnevano avesse sempre chiaro che si trattava solo di divertimento”.

Le scene preferite di Thames erano, senza dubbio, quelle che doveva girare con Hawke.

“Stavo guardando i playback di alcune delle prime scene girate con Ethan, quando ho pensato: ‘Sono così emozionato per il fatto di essere rapito da Ethan Hawke e rinchiuso nel suo seminterrato!’, racconta Thames, ridendo. “In realtà, Ethan e il Rapitore sono due persone completamente diverse. Ma Ethan nei panni del Rapitore è terrificante. Quando ho visto la maschera per la prima volta, sono rimasto di ghiaccio e lui mi ha chiesto: ‘Tutto bene, amico?’. L’ho sempre ammirato come attore, quindi vederlo sul campo è stata un’esperienza incredibile”.

Il giovane attore in passato si è dedicato alla danza classica e al calcio, che si sono rivelati utili per le scene pericolose.

“Sono stato in grado di imboccare senza fatica la direzione della coreografia e sono abituato al tipo di movimenti che le scene pericolose richiedono”, dice Thames. “Sono più veloce e flessibile, e a volte nella danza classica occorre saper nascondere la stanchezza, che è esattamente ciò che è richiesto per girare le scene pericolose”.

Gwen

Madeleine McGraw

Il centro emotivo di Black Phone ruota intorno al rapporto di Finney con la sorella undicenne Gwen. Sebbene Gwen sia di due anni più giovane di Finney, lei è la sua più grande amica, confidente e sostenitrice. Esuberante, coraggiosa e intelligente, Gwen è fedele a Finney e, dopo il suo rapimento, è determinata a trovarlo a ogni costo. Il ruolo è interpretato da Madeleine McGraw, apparsa di recente, con umorismo ed esuberanza, in Ant-Man and the Wasp. Nella sceneggiatura, Gwen viene descritta come “la luce del sole nell’apocalisse”, ed è proprio per questo che McGraw è stata scritturata.

“Questa è una delle parti migliori della sceneggiatura, e descrive esattamente il contributo che Madeleine ha dato al ruolo da lei interpretato”, afferma il regista Scott Derrickson. “Madeleine nei panni di Gwen ruba la scena”.

Dopo aver assistito all’audizione di McGraw, Derrickson era certo che fosse perfetta per interpretare Gwen. Tuttavia, McGraw aveva ottenuto un altro ruolo per un film le cui riprese sarebbero iniziate più o meno nello stesso periodo, rendendola non disponibile.

“Dopo aver sentito che avremmo dovuto scritturare qualcun altro per la parte, ho detto a Jason Blum che ciò non poteva accadere e che lei era perfetta per quel ruolo”, spiega Derrickson. “Dunque abbiamo spostato le riprese per fare in modo che potesse prendere parte al film”.

Nel racconto breve di Joe Hill, il personaggio giocava un ruolo meno importante, e Hill era euforico all’idea di poter espandere il ruolo di Gwen per il film.

“Nel racconto breve, Gwen era un personaggio secondario, mentre nel film sboccia in tutta la sua straordinaria, energica, elettrizzante, fresca e divertente personalità”, dice Hill. “Un aspetto che amo tantissimo del film è il fatto che Finney e Gwen sono, nella storia, i due opposti che si completano, le due metà che tengono insieme l’intero film”.

Gwen, come la sua defunta madre, ha un potere speciale: nei sogni vede cose che lei non può sapere, ma che finiscono per essere vere. Suo padre, Terrence (Jeremy Davies), si oppone fortemente alle visioni di Gwen: si rifiuta di ammettere che esistano e non le permette di parlarne. Ancora prima che Finney venisse rapito, Gwen aveva visto in sogno i ragazzi rapiti precedentemente. Dopo il rapimento di Finney, i sogni si intensificano e lei, ignorando il volere del padre, inizia ad analizzare le sue visioni per trovare suo fratello prima che sia troppo tardi.

Gwen è molto risoluta, forte e coraggiosa”, dice McGraw. “Ama suo fratello Finney e non vuole che gli accada niente di grave. Mi sono divertita tantissimo durante le riprese. Tutti i membri del cast e della troupe sono stati adorabili e Scott è un regista eccezionale. Quando lavora con un attore, ascolta sul serio i suoi suggerimenti e ciò che dice, e mi è piaciuto molto il modo con il quale mi ha parlato del mio personaggio. È questo che mi ha davvero aiutato a conoscere Gwen”.

E quelli che erano due fratelli sullo schermo, hanno legato anche nel mondo reale.

“Io e Mason ci siamo trovati benissimo insieme”, spiega McGraw. “È divertente e molto gentile. Tutte le volte che recitavamo una scena insieme, soprattutto quelle emotive, lui iniziava a emozionarsi moltissimo quando le riguardava. E io mi commuovevo a mia volta quando assistevo a momenti come questi”.

E se è vero che McGraw ha passato dei momenti straordinari sul set, la parte che ha preferito di più delle riprese è stata senza dubbio l’opportunità di svolgere alcune scene pericolose.

“Il mio sogno è sempre stato quello di fare fantastiche acrobazie”, dice McGraw. “Il mio personaggio viene ribaltato sulla schiena da uno dei bulli: è stato incredibile poter provare la caduta su un tappetino durante le prove. Sapevo come farlo perché l’avevo già provato con mio fratello gemello: facevamo sempre finti salti mortali e cadute di schiena su un materasso. Dunque è stato divertente poter compiere quel tipo di acrobazia per il film”.

The Black Phone
Jeremy Davies e Madeleine McGraw. © 2022 UNIVERSAL STUDIOS. All Rights Reserved

Terrence

Jeremy Davies

Terrence è il padre di Finney e Gwen ed è interpretato dal vincitore dell’Emmy Jeremy Davies (Justified, Lost, Salvate il soldato Ryan). Terrence è un alcolista depresso e arrabbiato che continua a soffrire per la morte della madre di Finney e Gwen. Quest’ultima veniva tormentata da sogni e visioni, e dunque quando Terrence scopre che anche Gwen ha le visioni reagisce con un’ostinata veemenza e negazione. Finney e Gwen si muovono con cautela quando si relazionano con lui e spesso parlano del padre come se fosse lui il figlio e loro i genitori. Quando Finney viene rapito, Terrence precipita ancora più in basso, non lasciando a Gwen altra scelta che agire per conto proprio.

Jeremy Davies. © 2022 UNIVERSAL STUDIOS. All Rights Reserved

Max

James Ransone

Max, interpretato da James Ransone di It – Capitolo due, è un enigmatico tipo solitario e tossicodipendente in via di guarigione che vive nel quartiere di Finney e Gwen. Ossessionato dai rapimenti del Rapitore, conduce indagini private su Finney e gli altri ragazzi scomparsi. La polizia locale non prende Max e le sue ricerche sul serio, ma potrebbe invece essere molto più utile di quanto non sembri.

PRODUZIONE

Scenografia ed elementi scenici

  • Il seminterrato. Il seminterrato del Rapitore è stato ricreato in uno spazio di circa 12 metri per 6, molto più grande di quanto appaia nel film. La scenografa Patti Podesta e Scott Derrickson hanno immaginato il seminterrato come uno spazio metafisico ed espressionistico in cui il terrore fosse costantemente presente.

  • Scenografia ispirata ai ricordi. Il regista Scott Derrickson da ragazzo viveva a Denver, dove è ambientato il film, e dunque molte delle ispirazioni scenografiche sono tratte dai ricordi di quel tempo.

  • Il telefono. Il telefono nero con quadrante rotante presente nel seminterrato del Rapitore gioca un ruolo chiave nel film, fungendo da collegamento fra i mondi metafisico e fisico. Dopo una lunga ricerca del telefono perfetto, la scenografa Patti Podesta e il suo team ne hanno trovato uno particolarmente massiccio, identificabile come tipico degli anni ’70. La produzione ne ha acquistato diversi pezzi, che sono stati poi invecchiati per fare in modo che apparissero come se si fossero usurati negli anni. Durante la produzione, il telefono nero è stato collegato a un sistema chiamato Viking System, che consentiva al regista Scott Derrickson di farlo squillare e di parlare con Mason Thames.

  • La casa delle bambole di Gwen. La casa delle bambole di Gwen, utilizzata per entrare in contatto con le sue visioni, è stata realizzata dall’assistente di scena KRISTEN CROUT, con l’aiuto della scenografa Patti Podesta e del reparto scenografia. Dopo che uno degli scenografi lo ha disegnato utilizzando un programma 3D, Crout lo ha realizzato collaborando con un programma non-profit che insegna ai giovani meno abbienti a lavorare il legno.

Costumi, trucco e acconciature

  • Stile anni Settanta. I costumi realizzati dalla costumista Amy Andrews e dal suo team erano caratterizzati per lo più da toni caldi per riflettere l’estetica del film ambientato negli anni ’70.

  • Capelli soffici. Nel film, le pettinature sono quelle tipiche degli anni ’70, morbide e disinvolte. I team di scena dedicati a trucco e acconciature, nella pianificazione delle forme e delle trame delle pettinature hanno tenuto anche conto del clima secco del Colorado.

  • Le trecce di Gwen. Per Gwen, gli hair stylist hanno scelto un’acconciatura che potesse essere realizzata dalla ragazzina stessa. Ecco perché in gran parte del film appare con le trecce.

  • L’impermeabile di Gwen. L’impermeabile che Gwen indossa quando va in bici sotto la pioggia è stato curato nei dettagli. Gli impermeabili non vengono più realizzati con lo stesso tessuto di cui era fatto il suo; inoltre il cappuccio ha una piccola punta, tipica degli impermeabili realizzati prima degli anni ’80.

  • I ragazzi ombra. Ognuno dei bambini ombra uccisi dal Rapitore è morto in modo diverso e ciò si evince da come sono truccati. In origine, si era pensato di ricreare il trucco e le ombre sui bambini fantasma tramite le immagini generate al computer (CGI), ma il regista Scott Derrickson ha poi deciso di realizzare gli effetti utilizzando il makeup.

  • Le maschere. Le maschere indossate dal Rapitore sono state progettate da TOM SAVINI, noto soprattutto per il trucco utilizzato per realizzare gli effetti speciali di molti film horror, tra cui Venerdì 13, Il giorno degli zombie, Maniac e Non aprite quella porta – Parte 2. Savini e il suo socio JASON BAKER hanno inoltre realizzato le maschere per la band heavy metal Slipknot e per la World Wrestling Entertainment (WWE).

Fotografia

  • Autenticità vintage. Per donare alle immagini uno stile anni ’70, il direttore della fotografia Brett Jutkiewicz si è ispirato al modo in cui veniva utilizzata la luce nei film dell’epoca, utilizzando inoltre lenti anamorfiche, che conferiscono una qualità più delicata e vintage.

  • I sogni di Gwen. Il direttore della fotografia Brett Jutkiewicz e il regista Scott Derrickson hanno girato le scene dei sogni di Gwen con una pellicola Super 8. In questo modo sono riusciti a trasmettere il senso di nostalgia richiesto da quelle scene ricreando, al tempo stesso, un’estetica onirica.

  • Spiccato naturalismo. L’estetica generale del film è caratterizzata da uno spiccato naturalismo, ma i cameramen hanno scelto i momenti chiave per accentuare questo aspetto. Il film non è eccessivamente stilizzato, ma il team ha cercato di conferire a momenti specifici del film un picco visivo, creando un’esperienza dinamica e immersiva.

Scene pericolose

  • Bullismo brutale. Per i litigi tra i bambini nel film, il regista Scott Derrickson ha spiegato al coordinatore delle controfigure MARK RICCARDI che voleva mettere in scena una cattiveria senza esclusione di colpi, perché è così che li ricordava essendo cresciuto negli anni ’70.

  • Piccola grande ricerca. Trovare adulti che facessero da controfigura a bambini alti al massimo un metro e cinquanta non è stato sempre facile. Il coordinatore delle controfigure Mark Riccardi ha esteso la sua ricerca a diverse città per trovare candidati che rispondessero a quei criteri.

Universal Pictures e Blumhouse presentano, una produzione Crooked Highway, un film di Scott Derrickson, Black Phone, che porta sullo schermo nei panni dei protagonisti Mason Thames, Madeleine McGraw, Jeremy Davies, James Ransone ed Ethan Hawke. Cast di Terri Taylor, csa, e di Sarah Domeier Lindo, csa. Musiche di Mark Korven. Costumi di Amy Andrews, scenografia di Patti Podesta e montaggio di Frédéric Thoraval. Il direttore della fotografia è Brett Jutkiewicz e i produttori esecutivi sono Ryan Turek, Christopher H. Warner e Joe Hill. Black Phone è prodotto da Jason Blum, p.g.a., Scott Derrickson e C. Robert Cargill. Il film si basa sul racconto breve “The Black Phone” di Joe Hill e la sceneggiatura è di Scott Derrickson & C. Robert Cargill. Black Phone è diretto da Scott Derrickson. Una distribuzione Universal © 2022 Universal Studios.

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Testo, video e foto da Universal Pictures.

Dove i classici si incontrano. ClassiCult è una Testata Giornalistica registrata presso il Tribunale di Bari numero R.G. 5753/2018 – R.S. 17. Direttore Responsabile Domenico Saracino, Vice Direttrice Alessandra Randazzo

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