3 Dicembre 2014
Fino ad oggi si riteneva che solo l’Homo sapiens fosse in grado di incidere, e le prime testimonianze in tal senso sono datate a circa 100.000 anni fa. Un team di 21 ricercatori ha in questi giorni ribaltato questo assunto, mostrando come già l’Homo erectus, a Trinil (nella parte orientale di Giava, in Indonesia), fosse in grado di utilizzare i gusci di mitili d’acqua dolce come utensili e come oggetto di incisioni.
A stupire è soprattutto il ritrovamento di un’incisione a zig-zag (e che quindi approssima l’arte), visibile solo illuminando la conchiglia da una certa angolazione. Si tratta anche della più antica mai ritrovata, visto che i gusci sono databili da 430.000 a 540.000 anni fa.
I gusci furono ritrovati nell’ultimo decennio dell’Ottocento da Eugène Dubois, contestualmente alla sua scoperta del cosiddetto Uomo di Giava, cioè l’Homo erectus ritrovato a Trinil, e che al tempo suscitò molto scalpore in quanto ritenuta forma di transizione dalla scimmia all’uomo.
Lo studio, pubblicato su Nature e intitolato “Homo erectus at Trinil on Java used shells for tool production and engraving”, è opera di Josephine C. A. JoordensFrancesco d’ErricoFrank P. WesselinghStephen MunroJohn de VosJakob WallingaChristina AnkjærgaardTony ReimannJan R. WijbransKlaudia F. KuiperHerman J. MücherHélène CoqueugniotVincent PriéIneke JoostenBertil van OsAnne S. SchulpMichel PanuelVictoria van der HaasWim LustenhouwerJohn J. G. Reijmer & Wil Roebroeks.
 

Link: Nature 1, 2; Vrije Universiteit – Amsterdam; Universiteit Leiden 12Discovery News; CBC CA 1, 2; Smithsonian.

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