69° Festival dei Due Mondi: ancora fino al 10 luglio Seven Ages
In replica fino al 10 luglio nel cortile della Rocca Albornoziana il trio Richter porta in scena Seven Ages, un lavoro composto su commissione “site specific” in esclusiva per il Festival dei Due Mondi che lo ha prodotto e che si ispira alle sette età dell’essere umano secondo William Shakespeare.
All’interno di una installazione circolare vi sono due anelli: nel primo, più piccolo e centrale, ci sono i tre musicisti Kirill Richter al pianoforte, colui che ha composto la musica, Avgust Krepak al violoncello e Jérémie Visseaux al violino come musicista ospite; nel secondo, più grande e che abbraccia il primo, vi è il danzatore, colui o colei che mette il corpo all’interno dello spazio e che a seconda della serata sarà rappresentato da Matteo Miccini, o nel nostro caso di questo pomeriggio martedì 7 luglio da Anne Jung, su coreografia di Marco Goecke (con Nadja Kadel per la drammaturgia e Nicole Kohlmann come assistente alla coreografia).
Nello spazio che delimita i cerchi ci sono petali neri di carta che in lontananza potrebbero sembrare cenere; tutto intorno, il pubblico, disposto anch’esso in cerchio, proprio affacciato sull’installazione, il quale produce un effetto che a parer nostro è voluto: gli spettatori seduti a nord non vedranno mai lo stesso spettacolo di quelli seduti a sud, né di quelli a ovest o a est, per definizione stessa della danza che invece sarà l’unica a muoversi e, come la vita stessa, avere accesso ad ogni possibile movimento. Sono sette i movimenti che per l’esattezza compongono la suite firmata da Richter per gli strumenti coinvolti, una partitura densa di simboli che di volta in volta evocano la (ri)nascita dell’individuo, la determinazione, la fragilità, il desiderio di essere visti per ciò che si è, la sofferenza, la calma, la morte.
Il rimando al tempo e alla memoria è inciso su ogni battuta, su ogni pausa prevista, su ogni suono prodotto – quand’anche riceve la risposta naturale di qualche uccellino volato di là che vediamo far sorridere impercettibilmente anche il pianista impegnato nell’esecuzione -, così come nella toccante e intensa interpretazione di Anne Yung che con il corpo, il respiro e la mimica facciale, ha donato all’opera profondità ed essenzialità.




