69° Festival dei Due Mondi: la prosa continua con Educazione sentimentale
Si svolgerà questa sera, giovedì 2 luglio, alle ore 21.30 presso l’Auditorium della Stella, l’ultima replica di Educazione sentimentale, lo spettacolo prodotto da Diana OR.I.S. scritto e diretto da Ivan Cotroneo con Giuseppe Fiorello (scene di Monica Sironi, costumi di Alberto Moretti e luci di Cesare Accetta) inserito nella programmazione di prosa del Festival dei Due Mondi. Chiunque vi ravvisi una somiglianza letterale con l’omonimo titolo dell’opera del francese Gustave Flaubert ne rimarrà deluso, o forse sollevato, nel non trovare alcuna corrispondenza di contenuto. È quell’articolo determinativo che anticipa e sorregge la parola Educazione, infatti, a trainare tutto il testo verso un più ampio discorso, riconoscibile e riscontrabile nel tempo presente in cui tutti viviamo.

In un unico atto il protagonista Daniele Canonico racconta la sua storia davanti a un pubblico che si scoprirà molto più simile a lui di quanto si immagini in principio. In Daniele chiunque potrebbe rispecchiarsi: è un uomo come tanti altri, a cui fin da bambino gli è stata impartita una specifica educazione volta alla virilità, all’importanza di onorare le aspettative degli altri e soprattutto del padre, al fatto che le donne debbano avere un ruolo subalterno al proprio, a mettere a tacere le lacrime per non rivelarsi fragile, a non saper gestire la propria vulnerabilità davanti alle difficoltà che, sebbene normalissima per chiunque, in quella famiglia è sinonimo di insicurezza per chi la agisce e che pian piano si trasforma in frustrazione e alla lunga in rabbia incontrollata.
«Ho concepito Educazione sentimentale come un testo divertente, – scrive Cotroneo nel foglio di sala – che solo negli ultimi dieci minuti si svela per quello che è davvero, un atto di accusa contro un’educazione sociale di genere che mai punta al rispetto della donna come soggetto. (…) ho chiesto a Giuseppe Fiorello di accompagnarmi in un’avventura teatrale che in questo momento storico ha per me i caratteri della necessità e dell’urgenza».
Lo vediamo accadere continuamente nella cronaca: alla base non c’è quasi mai un raptus, ma uno schema; alla base non ci sono quasi mai mostri, ma uomini come tanti altri che non hanno saputo sottrarsi a ciò che fin da bambini, attraverso i più antichi stereotipi della mascolinità tossica, gli hanno insegnato: essere uomini, ad esempio, significa non chiedere mai aiuto e prevaricare l’altro, a maggior ragione se donna, con aggressività e dominio. Quello che poteva sembrare un banale tentativo di replicare ciò che ormai dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti, è stato invece un ribaltamento di prospettiva in quanto è proprio lui, Daniele, che guidato dalla voce e dalla mimica di Fiorello, arrendendosi a sé stesso espone tutta la sua mediocrità e la sua sofferenza alla ricerca disperata di una cosmesi redenta.




