Alessandro Giuli, Antico presente. Viaggio nel sacro vivente, Baldini+Castoldi (2025) – recensione

Antico presente. Viaggio nel sacro vivente è un’opera in cui Alessandro Giuli raccoglie e rielabora dodici anni di riflessioni, nate sulle pagine de Il Foglio tra il 2004 e il 2016, nel tentativo di sottrarle alla dimensione effimera della cronaca per restituire loro un respiro più ampio e duraturo. Il risultato è un libro che si presenta come un viaggio iniziatico attraverso le geografie visibili e invisibili della penisola italiana, muovendosi tra i retaggi dei popoli preromani, le asperità dell’Appennino centrale, le coste pugliesi e le profondità simboliche della Roma primigenia.

la copertina di Antico presente. Viaggio nel sacro vivente, di Alessandro Giuli, edito da Baldini+Castoldi (2025)
la copertina del saggio di Alessandro Giuli, Antico presente. Viaggio nel sacro vivente, edito da Baldini+Castoldi (2025)

Questo percorso, sospeso tra ricerca archeologica e riflessione filosofica, trova una cornice autorevole nella prefazione di Andrea Carandini, che dialoga apertamente con le tesi dell’autore. L’archeologo condivide l’idea che il patrimonio italiano non possa essere ridotto a un semplice deposito di reperti o a un prodotto per il turismo, ma debba essere letto come un organismo vivente, capace ancora di parlare al presente. In questa prospettiva, il “sacro” evocato da Giuli si libera da ogni dimensione confessionale e diventa chiave interpretativa, una sorgente mitica che precede la storia documentata e continua a manifestarsi nel mondo contemporaneo.

Giuli rintraccia le tracce di questa continuità soprattutto nelle tradizioni rurali, nei rituali popolari e nelle pratiche locali che sopravvivono quasi immutate nel tempo, considerate come forme di comunicazione tra l’uomo moderno e un passato ancestrale. Il testo si arricchisce così di esempi suggestivi e dettagli culturali che rendono la narrazione densa e immersiva: il mondo etrusco viene interpretato non solo attraverso le sue pratiche divinatorie, ma come una civiltà capace di rispecchiare l’ordine cosmico nella disposizione delle città e delle necropoli; il sincretismo religioso emerge nel passaggio dai culti legati alle divinità naturali alla venerazione dei santi e delle figure mariane.

Foro Romano, Umbilicus Urbis («ombelico della città»), secondo un’interpretazione discussa corrisponderebbe alla facciata esterna del Mundus Cereris. Foto di G41rn8, CC BY-SA 4.0

Particolarmente significativa è la rilettura della fondazione di Roma, vista attraverso il simbolismo del mundus, la fossa rituale che metteva in relazione il mondo dei vivi con quello degli inferi e definiva il centro spirituale della città. La tradizione raccontava che il mundus venisse aperto solo in giorni stabiliti, considerati momenti pericolosi in cui le anime dei morti potevano tornare nel mondo dei vivi, segno di un rapporto diretto e continuo tra dimensione terrena e ultraterrena. Allo stesso modo, trovano spazio le tradizioni delle montagne abruzzesi e dei Marsi, celebri nell’antichità per la loro capacità di dominare i serpenti attraverso rituali magici: una credenza che sopravvive ancora oggi nella festa di Cocullo, dove serpentelli vivi vengono portati in processione come segno di protezione e continuità simbolica.

il castello di Crepacore presso Faeto, sul tratturello Camporeale-Foggia. Foto di ALC, CC BY-SA 4.0

Anche i tratturi della transumanza pugliese vengono reinterpretati come percorsi carichi di sacralità, non semplici vie economiche ma itinerari attraversati da presenze invisibili e divinità legate alla natura. In questo stesso spirito si inserisce la rilettura della battaglia di Canne, che da evento storico assume una valenza simbolica più profonda: non solo uno scontro militare, ma un momento di crisi in cui l’equilibrio tra Roma e gli dèi sembrò incrinarsi, come se la sconfitta avesse un significato che andava oltre la strategia e investiva il destino stesso della civiltà romana.

Il libro amplia lo sguardo anche al concetto di genius loci, suggerendo che ogni luogo conservi una propria identità spirituale. Così piazze, strade e centri abitati non appaiono come semplici costruzioni umane, ma come eredità di un’impronta originaria, sedimentata nei secoli e ancora percepibile. Questo consente di leggere il paesaggio italiano come un grande palinsesto simbolico, in cui ogni stratificazione storica lascia spazio a significati più profondi.

Dal punto di vista della costruzione, il volume rivela un lungo lavoro di rielaborazione: l’autore ha eliminato riferimenti troppo legati al contesto giornalistico per trasformare i testi in una riflessione più ampia e coerente, quasi un diario intellettuale. Lo stile segue questa impostazione, risultando denso, ricco di immagini e volutamente elevato, in sintonia con l’ambizione di affrontare temi complessi legati al mito, alla memoria e all’identità.

In questa prospettiva, Antico presente invita a osservare il passato con uno sguardo diverso: non soltanto come una sequenza di eventi ormai conclusi, ma come una realtà stratificata che continua a riflettersi nei paesaggi, nelle tradizioni e nelle forme della cultura contemporanea. Come suggerisce lo stesso Giuli, si tratta della possibilità di un «viaggio lungo strade poco battute», capace di condurre in profondità verso ciò che ancora vive sotto la superficie.

La lettura procede come un percorso fatto di rimandi e connessioni, in cui ogni luogo diventa simbolo e testimonianza di una memoria più profonda, suggerendo l’idea che sotto la superficie del presente persista una trama antica, «la cui sorgente non ha mai cessato di sgorgare». In questo senso, il passato non appare come qualcosa di immobile, ma come una presenza in continua trasformazione, ancora capace di parlare e di interrogare il presente.

Attraverso immagini e intuizioni, il libro lascia emergere una visione in cui mito e storia si intrecciano, restituendo ai luoghi una dimensione più ampia: non solo spazi fisici, ma centri di significato in cui si manifesta quel “sacro vivente” che, pur non essendo immediatamente visibile, continua a farsi sentire come una forza sotterranea e persistente.

la copertina del saggio di Alessandro Giuli, Antico presente. Viaggio nel sacro vivente, edito da Baldini+Castoldi (2025)
la copertina del saggio di Alessandro Giuli, Antico presente. Viaggio nel sacro vivente, edito da Baldini+Castoldi (2025), nella composizione da Canva, licenza d’uso

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