Ascesa e declino della diversità linguistica nell’Olocene: uno studio su Science

Oggi nel mondo si parlano 7500 lingue circa, mentre oltre cinque miliardi di persone conoscono almeno una tra le dieci lingue più diffuse. Come conseguenza dell’espansione di quelle che sono definite lingue behemoth (inglese, spagnolo, mandarino, arabo, hindi) e del contatto tra popolazioni (che tende a rendere omogenee le lingue), c’è stata un’accelerazione nella perdita di diversità linguistica negli ultimi 500 anni.
Al contempo, la metà delle lingue in uso al mondo sono a rischio, e ogni anno 4 diventano quiescenti.

Qualcuno potrebbe chiedersi che senso abbia preoccuparsene, e in maniera molto spiccia, che utilità ci sia. La risposta sta nel fatto che queste lingue si portano appresso conoscenze culturali e scientifiche, cognitive: ogni volta che una lingua muore, dunque, non perdiamo dunque solo una grammatica.

Un recentissimo studio su Science affronta il problema dell’ascesa e del declino della diversità linguistica ed è anche occasione per fare il punto sulla situazione attuale.

La nostra conoscenza sulle lingue parlate nel passato è molto lacunosa. E se le lingue antiche a noi pervenute son solo una piccola selezione, c’è un lavoro di ricostruzione che non è facile per il passato più remoto e preistorico.

Le tesi attualmente discusse nella comunità scientifica sono tre:

  • l’ipotesi di un Paleolitico megadiverso (Megadiverse Paleolithic Hypothesis), con il numero di lingue in declino negli ultimi 12 mila anni;
  • quella della spinta demografica (Demographic Boost Hypothesis), che ritiene che con l’agricoltura e fonti stabili di sussistenza il numero delle lingue sia allora aumentato, per vedere un declino negli ultimi  4 mila anni con gli stati e le lingue franche;
  • infine quella dell’equilibrio premoderno (Premodern Equilibrium Hypothesis), che ritiene invece che ci siano grandi periodi di equilibrio con momenti di cambiamento: la moderna espansione coloniale è causa del declino.

Il nuovo studio su Science cerca di ricostruire le traiettorie plausibili della diversità linguistica globale negli ultimi 12 mila anni. Si parta dal presupposto che quello che viene proposto è un modello demografico, più che un censimento delle lingue nel passato. Si parte da assunti che – se confutati – potrebbero cambiare i risultati anche in maniera notevole.
Si utilizzano quindi dati etnografici da 171 società di cacciatori raccoglitori per inferire anche risultati nel passato (un metodo per il quale tipicamente si raccomanda cautela), come il numero di lingue all’inizio dell’Olocene o la dimensione dei gruppi.
Cionondimeno, si tratta di un lavoro utile e necessario, anche per meglio comprendere i meccanismi in gioco.

Secondo le stime dello studio, prima della domesticazione di piante e animali il numero di linguaggi (4500-6000) era inferiore a quello attuale (in contrasto con la prima ipotesi, quella del Paleolitico megadiverso). Ci sarebbe stata quindi un’età dell’oro con decine di migliaia di lingue, nel periodo compreso tra 3 mila e mille anni fa.

I risultati della ricerca circa il numero di lingue all’inizio dell’Olocene coincidono quindi con quelli della seconda ipotesi (quella della spinta demografica), e per gran parte dell’Olocene il numero di lingue è andato aumentando, con un massimo tra i 3 mila e i mille anni fa, come si diceva.

A questo è seguito un decremento estremamente rapido della diversità linguistica, in particolare negli ultimi due millenni. Secondo la ricerca, la perdita di lingue sarebbe stata così rapida da essere persino peggiore che nelle analisi più pessimistiche (L. Bromham et al., Nat. Ecol. Evol. 6 2022, pp. 163–173) e avrebbe radici più profonde dell’espansione coloniale, per quanto quest’ultima abbia rappresentato una notevole accelerazione.

Infine e soprattutto, gli autori dello studio su Science avvisano ancora una volta che questo declino della diversità linguistica si accompagna a un impoverimento culturale (e non solo).

Ascesa e caduta della diversità linguistica nell'Olocene: se ne è occupato un nuovo studio pubblicato su Science, che ha proposto un modello. Nell'immagine, lingue contemporanee e rischio di estinzione relativo. Cartina fatta con una base Natural Earth e dati da Glottolog 5.3 e informazioni adattate da GlottoScope. Crediti per l'immagine: Claire Bowern
Ascesa e declino della diversità linguistica nell’Olocene: se ne è occupato un nuovo studio pubblicato su Science, che ha proposto un modello. Nell’immagine, lingue contemporanee e rischio di estinzione relativo. Cartina fatta con una base Natural Earth e dati da Glottolog 5.3 e informazioni adattate da GlottoScope. Crediti per l’immagine: Claire Bowern

Riferimenti bibliografici:

D. E. Blasi et al., The rise and fall of language diversity through the Holocene, Science 393, 387-391 (2026), DOI: 10.1126/science.adx4343

Þegi þú, Týr, þú kunnir aldregi bera tilt með tveim; handar innar hægri mun ek hinnar geta, er þér sleit Fenrir frá.

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