Atti del convegno di studi medievali tenutosi tra Asti e Agliano (28-29 aprile 1990): Bianca Lancia di Agliano. Fra il Piemonte e il Regno di Sicilia, a cura di Renato Bordone

Era il 1992 quando, più di trent’anni fa, venivano pubblicati, dalle eleganti Edizioni dell’Orso, gli atti di un ricco e articolato convegno di studi medievali tenutosi tra Asti e Agliano il 28 e il 29 aprile 1990: Bianca Lancia di Agliano. Fra il Piemonte e il Regno di Sicilia, a cura dello storico, torinese di nascita e astigiano d’adozione, Renato Bordone (1948-2011).

la copertina degli Atti del convegno di studi medievali tenutosi tra Asti e Agliano (28-29 aprile 1990): Bianca Lancia di Agliano. Fra il Piemonte e il Regno di Sicilia, a cura di Renato Bordone e pubblicati dalle Edizioni dell'Orso (1992). Foto di Nicolò Maggio
la copertina degli Atti del convegno di studi medievali tenutosi tra Asti e Agliano (28-29 aprile 1990): Bianca Lancia di Agliano. Fra il Piemonte e il Regno di Sicilia, a cura di Renato Bordone e pubblicati dalle Edizioni dell’Orso (1992). Foto di Nicolò Maggio

Gli atti, esito di un Convegno che ha visto la presenza e partecipazione di eminenti personalità e studiosi di storia medievale italiani (provenienti dal Piemonte alla Sicilia, per l’appunto) e stranieri (dall’Italia all’Europa, per un altro verso), a confermare la portata internazionale del tema trattato, hanno non soltanto posto l’accento su una vexata quaestio ancora oggi dibattuta fra gli studiosi, ovvero l’identità, la vita, le origini di Bianca Lancia, prima amante poi sposa in articulo mortis del Sacro Romano Imperatore Federico II Hohenstaufen (1194-1250), madre del futuro Rex Siciliae Manfredi di Svevia (1232-1266), i suoi rapporti con i Lancia (se figlia o sorella di Manfredi II Lancia, ad esempio, o figlia di Bonifacio di Agliano e della sua sposa, l’omonima Bianca che le cronache attestano essere la madre della nostra protagonista) e con gli Agliano e il loro omonimo feudo – nodi cruciali sui quali è intervenuto Natale Ferro (1920-2016) nel suo Chi fu Bianca Lancia d’Agliano (pp. 55-80) – ma, anzi, gli atti hanno allargato, ampliato, la prospettiva degli studi sul Piemonte e sul Regnum Siciliae d’età federiciana, partendo dalla considerazione di Bianca Lancia quale personaggio storico e, insieme, paradigma della storia del suo tempo, quella feudale dei Lancia e delle famiglie loro legate, dell’azione politica accentratrice e antipapale di Federico II di Svevia in Italia, in primis in Piemonte e in Sicilia, della storia del Mediterraneo bassomedievale.

moneta in argento dalla zecca di Aachen (1208-1250) con Federico II Hohenstaufen. Foto Nadja Guld, Universitätsbibliothek Leipzig, 2017, in pubblico dominio
moneta in argento dalla zecca di Aachen (1208-1250) di Federico II Hohenstaufen, inv. 2017/2560. Foto kenom – virtuelles Münzkabinett, Nadja Guld, Universitätsbibliothek Leipzig, 2017, in pubblico dominio

Gli interventi di Paolo Brezzi (1910-1998), che ha analizzato La politica di Federico II in Piemonte (pp. 15-22), Ernst Voltmer, su I collaboratori piemontesi di Federico II e di Manfredi (pp. 23-38), Gigliola Saldi Rondinini (1923-2020), con un intervento su Asti e le città pedemontane nella politica egemonica milanese durante il primo trentennio dell’impero di Federico II (pp. 39-54) e di Sergio Nebbia (1923-2002), con un contributo dal titolo La castellania di Annone e la casa sveva (pp. 81-90), hanno approfondito i sistemi politici e di potere nel Nord Italia, specialmente nel Piemonte, durante la presenza e l’amministrazione imperiale di Federico II.

Nella seconda parte degli Atti, Bianca Lancia torna quale esempio idealtipico delle scelte politiche e dell’azione intraprendente della sua casata, i Lancia, con Henri Bresc (1939), che ha allargato il campo d’indagine alla presenza aleramica in Sicilia (Gli Aleramici in Sicilia: alcune nuove prospettive, pp. 147-164) e il noto storico peloritano Enrico Pispisa (1944-2008) che ha offerto un prezioso contributo sul ruolo e l’importanza politica (più che economica) dei Lancia e degli Agliano, seconda famiglia feudale cui Bianca era legata, nell’Italia meridionale ai tempi di Manfredi Hohenstaufen (I Lancia, gli Agliano e il sistema di potere organizzato nell’Italia meridionale ai tempi di Manfredi, pp. 165-184). Hubert Houben (1953) ha invece presentato un intervento sul personaggio storico di Adelasia del Vasto (1075-1118), moglie di Ruggero I d’Altavilla (1031-1101), I Gran Conte di Sicilia, cui la figura di Bianca Lancia rimanda per diverse e significative similitudini (Adelaide “del Vasto” nella storia del Regno di Sicilia, pp. 121-146). Da Armin Wolf (1935-2025) altro nodo affrontato è stato quello della discendenza di Bianca e Federico: i due ebbero tre figli, il già citato Manfredi, futuro re di Sicilia (1258-1266), Costanza – Anna di Hohenstaufen-Svevia (1230-1307), imperatrice consorte di Nicea in quanto sposa di Giovanni III Ducas Vatatze (1221-1254), e Violante (1233-1264), contessa di Caserta in quanto moglie di Riccardo Sanseverino (1220-1267), donne parimenti importanti per la politica estera sveva nel complesso contesto geopolitico mediterraneo (La discendenza di Bianca Lancia e di Federico II. “Töchterstämme” degli Svevi di Sicilia in Europa e la dominazione d’Italia, pp. 91-120).

Le terza e ultima parte degli Atti è, in un certo senso, di respiro più “largo” e diverso: gli interventi “tornano” in Piemonte, stavolta per analizzare le dinamiche delle signorie, laiche e vescovili, legate ai Lancia per ragioni di clientela, consorzi, rapporti famigliari o di incontro / scontro, come i Signori di Canelli, oggetto dell’intervento di Alessandro Barbero (1959), che ha allargato lo sguardo agli ordini monastico – cavallereschi del tempo nel contesto del consortium di Canelli (I Signori di Canelli fra la corte di re Manfredi e gli ordini monastico – cavallereschi, pp. 219-234); sulla stessa scia, anche i contributi di Aldo A. Settia, sulle diocesi e le signorie vescovili pavesi presenti in Piemonte (Assetto diocesano e signoria vescovile. Le presenze pavesi fra Astigiano e Monferrato, pp. 185-198) e di Luigi Provero (1965), che si è occupato delle famiglie clienti dei Lancia in Piemonte (Clientele e consortili introno ai Lancia).

Infine, Renato Bordone, mostrando pienamente di incarnare il titolo di «storico delle connessioni», a lui attribuitogli, in un ricordo affettuoso, dal collega, storico ed amico Giuseppe Sergi (1946), ha allargato la prospettiva degli Atti all’interpretazione ed analisi delle iconografie simboliche e armoriali presenti nel Codex Astensis (1337) con particolare riferimento al Castello di Annone (Castelli e pennoni nelle miniature del “Codex Malabayla”. Alla ricerca di un sistema iconografico medievale, pp. 235-239).

la copertina degli Atti del convegno di studi medievali tenutosi tra Asti e Agliano (28-29 aprile 1990): Bianca Lancia di Agliano. Fra il Piemonte e il Regno di Sicilia, a cura di Renato Bordone e pubblicati dalle Edizioni dell'Orso (1992). Foto di Nicolò Maggio
la copertina degli Atti del convegno di studi medievali tenutosi tra Asti e Agliano (28-29 aprile 1990): Bianca Lancia di Agliano. Fra il Piemonte e il Regno di Sicilia, a cura di Renato Bordone e pubblicati dalle Edizioni dell’Orso (1992). Foto di Nicolò Maggio

A più di trent’anni dalla loro pubblicazione gli Atti del Convegno Bianca Lancia d’Agliano. Fra il Piemonte e il Regno di Sicilia mantengono, ancora oggi, tutta la loro validità. In primis perché primo studio approfondito e di ampio respiro sulla figura, enigmatica quanto affascinante, di Bianca: la nobile domina piemontese, infatti, appare protagonista ed esempio di dinamiche di famiglie feudali e di poteri, di mobilità di genti tra il Nord e il Sud della penisola italiana, di legami e rapporti politici di natura europea, di connessioni e alleanze fra le più potenti casate del tempo, che disegnano, a loro volta, percorsi, periodi, contesti storici, che abbracciano il Piemonte feudale e il Regnum Siciliae dei secoli XI – XIII in un unico destino.

Le due entità territoriali e feudali bassomedievali condividono, infatti, diversi percorsi e una storia comune, risultando, res naturalis, più connesse di quanto comunemente, nell’immaginario collettivo e nel senso comune, si pensi. Bianca, dunque, protagonista del suo tempo ma anche esempio emblematico di legami politici, feudali, signorili di lunga durata tra Regnum e Piemonte: si pensi, un caso su tutti, ai già citati Del Vasto, dinastia aleramica imparentata con i Conti e i re Hauteville di Sicilia; o ancora, agli interessi comuni e alle posizioni politiche condivise, quindi alle famiglie “Lombarde” che seguirono i Normanni in Sicilia, continuando ad affluire al seguito di Adelasia del Vasto e nei secoli successivi, per nuove possibilità di infeudazione, oppure a quelle che seguirono Federico II nei territori del Regno, per convenienza politica, acquisire nuove terre e signorie, mantenere un prestigio altrimenti gracile o in pericolo nel Nord della penisola (come i Lancia e gli Agliano); o ancora, non ultimo degli aspetti e di rilevante interesse, si pensi ai rapporti commerciali fra la portuale Messina e il Piemonte – in particolare il Comune di Asti e il Monferrato – per il tramite della marinara e potente Genova; infine, si pensi ai legami culturali fra la Sicilia e le regioni subalpine italiane, dei quali i Normanni prima, gli Svevi poi, divengono tramite: sono loro i mediatori, con il loro corposo seguito di intellettuali, scrittori, poeti, artisti, fra la cultura cortese bretone e francese, quella mitica del Nord Europa e quella siculo-mediterranea, già ricca degli apporti locali, bizantini e arabi, un incontro il quale frutto sarà la Scuola poetica siciliana, dalla quale sorgeranno i primi versi scritti in volgare siculo – italico.

Cod. Pal. germ. 848 (Codex Manesse), folio 249v. Immagine dalla Bibliotheca Palatina – digital, Università di Heidelberg, in pubblico dominio
Konrad von Altstetten. Cod. Pal. germ. 848 (Große Heidelberger Liederhandschrift, Codex Manesse), folio 249v. Immagine dalla Bibliotheca Palatina – digital, Università di Heidelberg, in pubblico dominio

Ma, soprattutto, Bianca è esempio paradigmatico delle complesse vicende della sua famiglia, i Lancia di Busca, intraprendente e influente famiglia ghibellina piemontese, che legherà le sue sorti a quelle del Regno di Sicilia, prima a seguito del casato Hohenstaufen di Svevia poi degli Aragona di Sicilia. Sopravvissuti all’oblio e alla condanna cui voleva condannarli la repressione angioina, a seguito della vittoria di Carlo d’Angiò a Tagliacozzo (23 agosto 1268), i Lancia avrebbero contribuito a disegnare un nuovo destino per la Sicilia: fedeli alleati di Costanza II di Svevia (1249-1300), ultima e legittima erede del casato normanno-svevo nel regno insulare, e di Pietro III d’Aragona (1239-1285), i membri della famiglia aleramica, su tutti Manfredi (XIII sec.) e Corrado I Lancia (… – 1299), ebbero una parte fondamentale nel sostenere la rivolta del Vespro siciliano e nel condurre le prime vittoriose battaglie contro gli Angioini, riconfermandosi quali novelli e potenti signori feudali nel rinato Regno di Trinacria (poi di Sicilia) insulare, sotto la nuova dinasta Aragona – Sicilia.

Se nel Piemonte la fama, così come la linea di sangue dei Lancia, andava estinguendosi, sopravviveva e si affermava, invece, in Sicilia dove, attraverso i rami collaterali della famiglia (Lanza di Scordia e Butera e i Lanza – Branciforte di Trabia) avrebbe continuato a plasmare la storia dell’isola sino alle rivolte antiborboniche e indipendentiste siciliane del XIX secolo e all’Unità d’Italia.

Ritornare oggi su questo volume acquisisce dunque, ancora una volta, un importante significato sotto il profilo storiografico, sia perché primo studio approfondito su Bianca, come detto, che avrebbe dato seguito a due importanti biografie sul personaggio scritte, rispettivamente, da Settia (2004) e Bordone (2005) per il Dizionario Biografico degli Italiani e l’Enciclopedia Federiciana della Treccani – che restano, pure, suscettibili di approfondimenti e riletture – ma anche perché in grado, ancora oggi, di far ampliare lo sguardo e riflettere su percorsi storici di «lunga durata» nella storia medievale, cogliendo dinamiche e processi complessi, originali, nuovi in riferimento ad uno spazio che è, anzitutto, il Mediterraneo bassomedievale. E valga anche l’intenzione di recensire questo volume per ricordare l’opera degli eminenti storici che vi hanno contribuito, alcuni dei quali oggi non più fra noi, i cui studi, vivida e preziosa testimonianza della loro vita e ricerca, sono fonti preziose per ricostruire e analizzare il Medioevo mediterraneo, svevo, subalpino, reale e “immaginario” – e in tal senso illuminanti per il mio percorso professionale (e non solo) gli studi, gli scritti, le ricerche di Enrico Pispisa, fondamentali per la storia del Regnum Siciliae e della Messina bassomedievale, e di Renato Bordone, cui spetta la paternità degli studi sul Medievalismo in Italia.

Certo, diversi sono i punti e le chiavi di lettura offerte dagli Atti ormai superate o da mettere ulteriormente in discussione: quella dei Lancia in Sicilia non appare, ad esempio, come la definisce Bordone, una “conquista” di successo, ma una scelta operata per interesse e opportunità economiche e di prestigio, certamente un’impresa da parte di una famiglia della nobiltà terriera piemontese che aveva fiutato l’occasione per poter installarsi, con nuovi feudi, nei territori del Regnum Siciliae, seguendo gli Svevi nei loro disegni imperiali e mediterranei. I nuovi territori acquisiti nel Regno (si pensi ai ricchi feudi meridionali di Salerno, Butera, Paternò, Caltanissetta, Rapolla) andavano a sostituire quelli che, dopo la fortunata parentesi di Manfredi II, i Lancia andavano perdendo nel cuneese e nel Piemonte centro-meridionale, conservando, più avanti, soltanto quelli siciliani. Dopo iniziali perdite subite a causa delle sconfitte contro Carlo d’Angiò, i Lancia avrebbero riacquisito un ruolo centrale con il Vespro e si sarebbero riaffermati in Sicilia con nuovi feudi sino all’età moderna (Brolo, Trabia, Longi, Ficarra, Castell’Umberto, Galati, per citarne alcuni dei più rinomati) insieme ad altre potenti famiglie di feudatari d’origine italiana o normanno-sveva (Fardella di Torrearsa, Ventimiglia, Alliata di Pietratagliata) e catalana (Alagona, Moncada, Paternò Castello).

Gli Atti, inoltre, sembrano fare di Bianca, personaggio storico, soprattutto un esempio per una storia più ampia e complessa: nei fatti lo è, ma questo unico modus di procedere – che è stato ed è ancora oggi spesso utilizzato in storiografia per analizzare dinamiche e originali figure femminili d’età medievale, che rischiano, così, di essere nuovamente condannate ai margini della storia, nonostante alcuni decisivi cambi di passo degli ultimi anni (e si vedano, per quanto riguarda l’Italia, un esempio su tutti gli studi della medievista Marina Montesano) – rischia di privare delle sue peculiarità, caratteristiche, complessità la figura storica di Bianca Lancia. Chi era? Quali furono le sue scelte prima e dopo l’incontro con lo stupor mundi? Incontrò Federico in Sicilia, Piemonte o in Puglia? Come incise, se incise, il suo operato nell’azione politica di Federico nel Regnum Siciliae (domanda legittima se si pensa che i due ebbero una lunga relazione, dal 1225 al 1248, e Bianca diede a Federico ben tre figli, destinati ad avere parte cruciale nei disegni imperiali ed egemonici del sovrano svevo)?

la copertina degli Atti del convegno di studi medievali tenutosi tra Asti e Agliano (28-29 aprile 1990): Bianca Lancia di Agliano. Fra il Piemonte e il Regno di Sicilia, a cura di Renato Bordone e pubblicati dalle Edizioni dell'Orso (1992). Foto di Nicolò Maggio
la copertina degli Atti del convegno di studi medievali tenutosi tra Asti e Agliano (28-29 aprile 1990): Bianca Lancia di Agliano. Fra il Piemonte e il Regno di Sicilia, a cura di Renato Bordone e pubblicati dalle Edizioni dell’Orso (1992). Foto di Nicolò Maggio

Sono domande cui la medievistica è chiamata, a mio avviso, a rispondere o a tentare di illuminare il campo d’indagine – nonostante, qui la difficoltà, su Bianca non siano rimaste fonti documentarie ma solo narrative, rendendo molto difficile ricostruirne vita, azione, modus operandi in quanto «quinta uxor», come la definisce il cronista peloritano Bartolomeo Neocastro (…-1294 o 1295), dell’Imperatore Svevo. Restituire, quindi, centralità alla figura di Bianca Lancia, oltre che al contesto storico, dinastico, politico in cui visse e di cui può essere assunta ad esempio vivido. Sono domande cui una mia recente conferenza, tenuta ad Agliano il 15 marzo 2026, ha cercato di trovare risposte o, se non altro, di riflettere, partendo ad origine proprio dagli Atti curati da Renato Bordone – e muovendomi, in tal senso, da «nano sulle spalle dei giganti»: il titolo non poteva che essere I Lancia di Agliano. Dal Piemonte al Regno di Sicilia (Palazzo Comunale di Agliano Terme, Agliano Terme, 15 marzo 2026). La strada, cui le prime pietre son state gettate dai grandi, e sulle quali tale intervento si è mosso cercando di fornire un tassello in più, è ancora tutta da battere e da scoprire, pronta ad offrirci nuovi e stimolanti scorci sul passato, sulla storia di Bianca, quindi sulla storia dei Lancia, quindi del Piemonte medievale, quindi del Regno di Sicilia e, di riflesso, su tutto il mondo euro-mediterraneo fra XI e XIV secolo.

 

Write A Comment

Pin It