Molto dipendeva dal futuro, in libreria i diari del fotografo Cecil Beaton
Cecil Beaton, fotografo e costumista britannico, ha scritto tantissimo nella sua vita. I suoi diari, scritti dal 1922 al ’74, sono stati pubblicati in sei volumi; un’ampia selezione, di oltre cinquecento pagine, è stata tradotta in Italia per Neri Pozza da Laura Grandi con il titolo Molto dipendeva dal futuro. Diari 1922-1974.
Leggere questo libro significa percorrere il Novecento. Scorrevole, avvincente, è ricco di aneddoti, sui backstage fotografici o sulla logistica per organizzare un set, di viaggi, di considerazioni personali sulla vita e sull’attualità.

Beaton arriva a Venezia a ventidue anni, per lavoro, dividendosi tra l’hotel Excelsior, i gondolieri e la calca al buffet. Poi i primi incarichi alla rivista “Vogue”, a New York:
«ho preso l’abitudine di masticare il chewing gum, farmi tagliare i capelli corti e sedere con le gambe divaricate» (p. 63), appunterà.
Vivrà la morte della sorella e poco dopo quella del padre.
«Due macabre creature con gli abiti da infermiera sono arrivate per preparare il corpo. Le macabre creature e la ripugnante armata dei becchini: ecco le spaventose appendici della morte» (p. 86), scriverà.
A Hollywood, nel 1932, conosce Greta Garbo.
«Il calore del suo sguardo, la sua radiosità, il suo sorriso mi hanno fatto perdere l’equilibrio: mi sono retto allo schienale di una sedia» (p. 210),
ricorderà nel ’46. Il loro sarà un rapporto lungo, intenso e complesso. È interessante leggere il modo in cui l’ha raccontata e le sue sensazioni nel tempo.
Degna di nota è l’amicizia con lo scrittore Truman Capote; con lui viaggerà molto: Tangeri, Taormina, Portofino, Paros, Palamós.
«La sua cultura e i suoi interessi», appunterà, «sono straordinariamente vari: i suoi orizzonti spaziano in lungo in largo. In qualunque parte del mondo gli capiti di trovarsi, sa esattamente cosa succede altrove» (p. 321).

Gli incontri sono tantissimi: Pavel Čeliščev, Walter Sickert, Picasso, André Gide, Adele Astaire, Mohammad Reza, John Gielgud, Henry Moore, Coco Chanel, Peter Watson, Francis Bacon, Picasso, Augustus John, Rudol’f Nureev, Cristóbal Balenciaga. Audrey Hepburn, Marlene Dietrich.
«Un corpo esile da fachiro è sorretto da gambe magre, quelle di un passero; eppure, curiosamente, ha i piedi piatti. Le mani sembrano così fragili da far temere che un forte colpo possa romperle» (p. 103),
scriverà raccontando l’incontro parigino con lo scrittore Jean Cocteau nel 1938. Immerso dalle lavagne nere, dalle teste di gesso, e dai raccoglitori pieni di carte.
«Se un estraneo guarda gli oggetti nella stanza, può forse immaginare il lato infelice di Jean – i grandi disastri, la tragedia personale di essere abbandonato dagli amanti» (p. 104).
Beaton ha vissuto anche gli anni di guerra. «Durante la settimana di rai aerei», scrive nel 1940, «la vita a Londra è completamente cambiata. Quasi tutte le famiglie si sono rinchiuse insieme nei seminterrati».

Fotograferà anche la famiglia Churchill. Scriverà dopo una cena:
«In silenzio, ho osservato Churchill tenere tra le mani femminili, con le unghie e le dita appuntite, un bicchiere di champagne troppo vicino alla faccia, sicché le bolle che scoppiavano gli facevano il solletico e, come un bebè, strizzava il naso e gli occhi mostrando una bocca quasi sdentata» (p. 203).
Peraltro, assisterà anche all’incoronazione di Elisabetta II, il 2 giugno 1953:
«l’espressione sul piccolo volto della regina è di intensa aspettativa finché, con grandiosa sicurezza, l’arcivescovo cala velocemente e con forza la corona sulla graziosa testa. A questo punto prorompono le grida a perdifiato di “Dio salvi la regina”» (pp. 360-61).
Scrive Cecil Beaton: «Mi sento molto strano quando mi rendo conto che adesso ho ventun anni. Cioè più della metà della parte bella della vita. Sarà terribile quando ne avrò più di trenta» (p. 23).
Fortunatamente la sua lunga vita sarà ricchissima di cose e Molto dipendeva dal futuro è il libro giusto per scoprirle.

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.
