Spoleto: Una promessa infranta continua la 80ª Stagione Lirica dello Sperimentale
È un’opera banale e allo stesso tempo fatale quella che rende il prosieguo dell’80ª stagione del Teatro Lirìco Sperimentale di Spoleto, così tesa e affascinante. Una promessa infranta, in replica al Caio Melisso domenica 23 agosto alle ore 17, è un’opera da camera di Federico Gardella su libretto e regia di Cecilia Ligorio, ispirata all’omonimo racconto di Lafcadio Hearn e tratto dalla raccolta Ombre giapponesi (ed. Adelphi, 2018).
La faccenda, appunto banale, racconta di un uomo che non mantiene la promessa fatta alla moglie morente in cui le assicurava di vivere nel suo ricordo senza cercare di sostiuirla con nessuna. Come si sa le pene del lutto rendono difficile a chiunque la sopportazione della solitudine, soprattutto quando si viene persuasi della possibilità di continuare a vivere anche per chi non c’è più, ripristinando quell’amore.
E qui sta il bello che il libretto di Ligorio ben tenta di delineare, seguendo l’antica tradizione dei Kwaidan, le storie di fantasmi giapponesi (怪談), concentrandosi sui personaggi e sulle loro paure (interpretati nel cast a rotazione da Aurora Bertoldi e Benedetta Grasso come Prima voce / Seconda moglie, Emma Alessi Innocenti e Sara Servili Seconda voce / Prima moglie / Fantasma della prima moglie, Gianpiero Delle Grazie e Marco Guarini Terza voce / Marito, Paolo Mascari e Federico Vita Primo custode, Nicolò Sasso e Giuseppe Zema Secondo custode), siano essi persone in carne ed ossa o divenute fantasmi.
«Mai avrei immaginato di comporre un’opera sui fantasmi, – dichiara Gardella – ma col tempo mi sono accorto che la musica che scrivevo mi chiedeva di esplorare la parte più silenziosa del suono. E più il suono diventava invisibile, più emergeva un’altra dimensione di ascolto, più personale, più autentica. Siamo abituati a considerare musica tutto (o quasi tutto) ciò che si ascolta, tutto ciò che appartiene al dominio dell’udibile. Sempre più spesso, invece, la mia musica si occupa dell’inudibile, di ciò che non si può ascoltare, di ciò che rimane sommerso».
Di ciò che è riscontrabile nel contesto si è occupato per la prima volta il Quartetto dei critici, il nuovo progetto dell’Associazione Nazionale Critici Musicali che nella mattinanta di sabato 22 agosto ha inaugurato un incontro con Giovanni D’Alò (Musica, Il Mondo della Musica), Gianluigi Mattietti (Music Paper, Il Corriere Musicale), Stefano Nardelli (Giornale della Musica) e Paolo Petazzi (Classic Voice, Music Paper) proprio per approfondire i temi suggeriti da quest’opera.
Di ciò che è udibile, invece, il centro del tutto è stato affidato alle voci dei solisti e ai musicisti dell’Orchestra Filarmonica Umbra V. Calamani diretti da una magistrale Mimma Campanale che ha avuto l’arduo compito di tradurre i sentimenti d’angoscia, di sacrificio, di silenzio, di memoria in musica, così come esigeva la partitura.









