Come nascono gli archeogioielli: intervista a Marilisa "MedeART"

Una ragazza siciliana, un'archeologa, amante della moda, della storia antica e dei gioielli. Un giorno durante i suoi viaggi studio tra musei decide di seguire le sue passioni e di creare bijoux artigianali e accessori moda ispirati al mondo classico. Ecco la storia di Marilisa Lo Pumo, in arte MedeART, che ci racconta come è iniziata la sua passione per i gioielli archeologici e il mondo antico.

Ci racconti la tua bio e la tua esperienza nel mondo dell’archeologia?

Un po’ come tutti i nati negli anni ’80, anche io sono una “vittima” dei documentari di Piero e Alberto Angela che, sin da piccola, guardavo insieme alla mia famiglia, lasciandomi suggestionare da racconti storici e ammaliare da stupende immagini d’arte e archeologia. Del resto, l’arte ha sempre fatto parte della mia vita: in famiglia siamo un po’ tutti artisti e musicisti, quindi, è stato naturale per me avvicinarmi dall’arte all’archeologia. A 19 anni, quindi, ho iniziato gli studi universitari presso il corso di laurea in Beni Culturali Archeologici dell’Università di Palermo, nella sede distaccata di Agrigento; da quel momento, è stato tutto un crescendo: vivere in quella che fu definita “la più bella città dei mortali”, vicino ad un santuario delle divinità ctonie e a pochi passi dalla Valle dei Templi, non poteva che accrescere la mia passione per l’archeologia e, in particolar modo, per quella siciliana. Le dinamiche dei rapporti instauratisi tra i Greci e gli Indigeni d’Italia meridionale e Sicilia nel periodo della colonizzazione greca, hanno stimolato la mia curiosità nel corso dei miei studi universitari, tanto da spingermi ad approfondire l’argomento, per ben due volte, nelle tesi delle lauree triennale e magistrale, conseguite con il Prof. N. Allegro. Nel frattempo, ho partecipato a varie campagne di scavo, a laboratori e a ricognizioni archeologiche, specialmente in territorio siciliano (ad Agrigento, Himera, Rocca Nadore, Case Bastione, ecc.) e ho conseguito l’attestato di guida Geopark di uno dei due geoparchi siciliani, il “Rocca di Cerere Geopark”. Subito dopo la laurea magistrale in Archeologia, sono entrata nel direttivo dell’associazione Hisn al-Giran, dedicandomi, per un anno intero, alla gestione e alla valorizzazione di un’area di interesse archeo-naturalistico, sita nel centro della Sicilia, a Calascibetta (Enna), il Villaggio Bizantino di Vallone Canalotto. Nel frattempo, creavo già archeogioielli.

archeogioielli Medeart Marilisa Lo Pumo

Come nasce la passione per i gioielli e la voglia di crearli?

La passione per i gioielli artigianali, l’interesse per la moda e la voglia di creare, penso si possano considerare mie attitudini naturali, essendo cresciuta da una madre che cuciva abiti sartoriali, realizzava accessori, dipingeva e si dedicava ad artigianato e bricolage. L’idea di creare “archeogioielli”, però, credo mi sia venuta in mente nel 2011, durante un viaggio in Magna Grecia fatto con l’Università, mentre camminavo tra le sale del MArRC o del MARTA, incantata dalla bellezza e dall’importanza dei reperti in essi contenuti e, in particolare, man mano che andavo accumulando souvenirs acquistati nei vari bookshops museali. Desiderosa di portare con me non tanto un ricordo “turistico” dei luoghi visitati, quanto qualcosa da indossare, un monile magari, che rievocasse quanto ammirato e appreso, nel corso di quel viaggio-studio, mi domandavo come mai nessuno vendesse quelli che io poi chiamai “archeogioielli”. E non mi riferisco a costose riproduzioni fedeli di meravigliosi gioielli dell’antichità, di cui avevo già contemplato pregevoli e bellissimi esemplari, realizzati da maestri orafi italiani; io volevo qualcosa che, non solo fosse accessibile alle mie finanze di studentessa universitaria ma che, soprattutto, mi ricordasse la storia e i significati degli “oggetti” racchiusi in quei musei: le loro scene figurate, i motivi decorativi, i miti che raccontavano, i personaggi che rappresentavano e, soprattutto, la potenza simbolica che sprigionavano. Io desideravo qualcosa da portare sempre con me. Qualche anno dopo, esattamente nel 2014, con l’aiuto di mia madre, iniziai a creare i miei primi (sgangherati) monili a tema archeologico e artistico, pensando che potessero, forse, interessare anche ad altre donne amanti dell’archeologia e dell’arte. Mi rimboccai le maniche per apprendere pazienti tecniche artigianali, mai messe in pratica prima di allora, e per creare un prodotto bello, accattivante e di qualità. A poco a poco, però, rendendomi conto della curiosità che i miei archeogioielli destavano anche in coloro che non ne conoscevano assolutamente i contenuti (uomini e bambini compresi), il mio piccolo progetto di “archeofashion” assunse un fine più grande, divulgativo e didascalico. Fu in quel momento che nacque ufficialmente MedeART, un nuovo brand di gioielli artigianali e di accessori-moda di soggetto archeologico e artistico dalla valenza comunicativa e culturale.

A quali temi ti senti maggiormente legata?

Sicuramente ai temi mitico-religiosi di ambito greco-romano. Miti, dei, simboli di periodo classico, anche per formazione, direi che sono da sempre “il mio pane quotidiano”.

archeogioielli Medeart Marilisa Lo Pumo

Preferisci il mondo greco o romano e perché?

Vivo nell’isola in cui per primi arrivarono i Greci e nel territorio, la provincia di Enna, in cui pare abbia avuto origine il mito di Demetra e Kore: la grecità è il mio mondo. Essendo siciliana, per me, l’archeologia greca assume anche un valore fortemente identitario.

Quali sono i gioielli maggiormente richiesti dalle tue clienti e con quali ispirazioni?

I gioielli con i soggetti pompeiani sono, indubbiamente, i più richiesti dalle archeologhe italiane e dalle amanti dell’arte. Per quanto riguarda l’arte moderna, invece, Van Gogh è, certamente, l’artista più amato.

Ci presenti le tue collezioni?

Da sempre cerco di variare, creando archeogioielli dedicati un po’ a tutto il repertorio archeologico da cui posso attingere, dando particolare attenzione all’archeologia del Mediterraneo. Oltre ai singoli pezzi, mi piace creare collezioni tematiche, dedicate ad una civiltà, ad un aspetto di essa, oppure ad una corrente artistica. Per quanto riguarda le collezioni di archeogioielli ho prodotto: “Romanitas”, con soggetti tratti dal repertorio figurativo pompeiano e più, in generale, romano; “Emblemata”, incentrata esclusivamente sui simboli; “Minoika” dedicata all’arte cretese e dell’isola di Thera; “Sicula Tempe”, un omaggio alla città da cui provengo e, la più recente, “Heroines”, ispirata al teatro greco antico. Ho anche realizzato collezioni di gioielli d’arte moderna e contemporanea dedicate a Klimt, all’Art Nouveau, al Neoclassicismo e alla Pop Art. Parallelamente, ho prodotto collezioni esclusive per bookshop museali e bazar turistici, come ad esempio, una linea di archeogioielli per CoopCulture, esposta al Museo Salinas di Palermo e al Chiostro del Duomo di Monreale e una collezione dedicata al Giardino della Kolymbethra per il Fondo Ambiente Italiano.

archeogioielli Medeart Marilisa Lo Pumo

Con quale brand di moda ti piacerebbe collaborare un giorno e che senti particolarmente vicino alle tue creazioni?

Wow, che domandona lusinghiera! Difficile rispondere, dato che penso che per collaborare con un brand di moda, dovrei prima studiare e imparare tante cose che, ovviamente, non so. Vengo da un mondo completamente diverso, fatto di bibliografie e pantaloni sporchi di terra, forse inconciliabile con quello delle passerelle e dei lustrini. Ma tutto è possibile, sognare si può…Quindi, azzardo che sarebbe bello collaborare con quei brand che, come me, soprattutto negli ultimi tempi, si sono lasciati ispirare dal mondo dell’arte e dell’archeologia per creare i loro prodotti. Sono tanti, oggi, gli stilisti di alta moda che hanno dedicato delle collezioni al mondo antico. Penso, ad esempio, a Chanel, a Valentino, a Versace e, ovviamente, ai miei conterranei Dolce & Gabbana, che nella loro ultima collezione credo si siano superati in quanto ad “archeofashion”.

Quale è stata la tua prima creazione?

Non ricordo bene. Credo un paio di orecchini con una scena figurata tratta da un vaso attico a figure rosse di V sec. a.C., con Eracle e Athena.

Nuovi progetti?

Da circa tre settimane, in collaborazione con la disegnatrice Giovanna Scordo, è uscita Heroines, la nostra nuova collezione. Un progetto a quattro mani che ci ha viste impegnate a lungo, per creare una linea di collane dedicate a cinque eroine del teatro antico: Alcesti, Antigone, Medea, Cassandra e Andromaca. Un omaggio a cinque donne del mito, a cinque mortali dalle storie immortali, icone e modello per il genere femminile. La collezione è disponibile sul nostro shop online MedeARTarcheofashion, aperto da pochissimo. Nei prossimi mesi, infatti, saremo impegnate ad arricchirlo con nuovi archeogioielli e gioielli d’arte di nuovissima ideazione.

 


Settimana delle Culture al via, con cento luoghi e 270 eventi

La Settimana delle Culture | PALERMO | 11>19 maggio

 

ANTEPRIMA 10 MAGGIO: gli arredi in legno dei detenuti dell’Ucciardone.

La mostra di trash art alla Biblioteca Regionale. Ironiche collezioni quotidiane a Palazzo Mirto. Un'installazione immersiva e sonora all’Origlione.

La parola alle circoscrizioni.

 

Cento luoghi e 270 eventi – 55 mostre, 45 spettacoli, 53 incontri, 15 proiezioni, e 25 altri appuntamenti diversi: La Settimana delle Culture compone un cartellone a 360 gradi che accoglie arte internazionale, teatro, musica, convegni, presentazioni, visite guidate.

Il programma - messo a punto da Bernardo Tortorici di Raffadali - si srotolerà da sabato prossimo (11 maggio) a domenica 19, preceduto da una folta anteprima. E infatti già venerdì prossimo (10 maggio), l’attrice Liliana Paganini proporrà “È tempo di guerra”, al carcere Pagliarelli, quattro monologhi divertenti su un’impossibile guerra del futuro.

Carcere Ucciardone, i lavori dei detenuti: gli sgabelli

E sul filo rosso dell’impegno sociale si muove anche una mostra particolare ospitata a Palazzo RISO, che raccoglie i coloratissimi oggetti ed arredi in legno, realizzati dai detenuti del carcere Ucciardone. Si tratta di un vero e proprio percorso di recupero che parte da oggetti destinati al macero: arredi, sgabelli, tavoli utilizzati per anni nelle celle. I detenuti hanno lavorato, dipingendo, ricostruendo, seguendo le antiche tecniche di pittura dei carretti siciliani, ma inserendo il proprio gusto personale, i sogni, le idee, i ricordi. I laboratori sono stati guidati dal tutor Vincenzo Merlo. Sono nati così arredi, tavoli e i famosi sgabelli colorati, molto pop: uno è stato donato a papa Francesco e uno all’arcivescovo monsignor Corrado Lorefice.

Mostra collettiva "Rifiuti": Daniele Albanese, Organico

Alla Biblioteca Centrale della Regione Siciliana, alle 17, si inaugura “Rifiuti”, collettiva di oltre 60 artisti che rileggono, ciascuno a suo modo, il concetto di trash art. A cura di Anna Maria Ruta, organizzata  dall’Associazione Settimana delle Culture con la collaborazione dell’Assessorato Regionale dei Beni culturali e dell’I.S. – Dipartimento dei Beni Culturali.

Il Trash nasce dalla cultura consumistica della nostra società portata a sprecare, a gettar via, a sostituire continuamente, a rifare e ricostruire. Fare arte in questo modo significa quindi, saper scegliere tecniche ed esaltare materiali poveri, di scarto e tuttavia portatori di profondi significati. Creando per loro una nuova possibilità di vita e di recupero. Nascono così nuove creazioni, cariche di significato, con un loro intrinseco valore simbolico e con un loro impatto emotivo su chi li guarda.

Settimana delle Culture
Mostra collettiva "Rifiuti": Daniela Balsamo, Allegoria della verità svelata dal tempo

In mostra tele, sculture e installazioni di Totò Aleo, Barbara Arrigo, Daniela Balsamo, Antonella Ludovica Barba, Calogero Barba, Doriam Battaglia, MoMò Calascibetta, Francesco Caltagirone, Simona Cavaglieri, Luigi Citarrella, Carmela Corsitto, Sato Crisà, Antonio Curcio, Pietro D’Aguanno, Nicolò D'AlessandroFrancesca Di ChiaraJuan Esperanza, Franco Fazzio, Raimondo Ferlito, Toti Garraffa, Lillo Giuliana, Anna Kennel, Michele Lambo, Carlo LauricellaGiovanna Lentini, Giovanni Leto, Paolo Madonia, Danilo Maniscalco, Miguel Angel Marcos Martin, Francesco MiceliAntonio Fester Nuccio, Enza Maria Orestano, Liliana Paganini, Francesca Pagliaro, Giusva Natalia PecorainoMartina Pecoraino, Calogero Piro, Giuseppina Riggi, Iolanda Russo, Salvatore Salamone, Umberto Signa, Nicoletta Signorelli, Franco Spena, Giusto Sucato (omaggio a), Enzo Tomasello, Raffaella Torrisi, Bice Triolo, MarilùViviano. Accademia di Belle Arti di Palermo: Francesco Gennaro, Maria Grazia Jacuzzi, Arianna Modica, Benedetto Musso, Alberto Orilia, Roberto Orlando, Carolina Palumbo, Rossella Poidomani. La collettiva sarà visitabile fino al 30 maggio, ogni giorno dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 19. Ingresso libero.

Settimana delle Culture
Adalberto Abbate, Family Connection, Museo Palazzo Mirto

Palazzo Mirto ospita invece “Family Connection”, mostra originale pensata da Adalberto Abbate: le collezioni “quotidiane” della borghesia a confronto con le wunderkammer nobiliari. Inaugurazione: 10 maggio alle 18,30

Servizi da tè, porcellane, immagini sacre, ricordi di viaggio e di guerra, si insinuano tra le collezioni storiche del palazzo, innescando un dialogo stravagante, tra interferenze e contraddizioni. Gli oggetti, accumulati secondo il gusto di Stefano Lotà e Giuseppa Raia, nonni di Adalberto Abbate, riflettono la loro avventura comune, raccontandone aspirazioni, desideri e ricordi. Ornamenti di gattopardiana memoria slittano dai saloni dell’alta nobiltà feudale ai salotti della piccola borghesia proletaria, generando un cortocircuito non facile da sanare. Perché  un oggetto in plastica si distingue a fatica da uno in avorio o in pregiata ceramica; una bottiglia in vetro antico è kitsch quanto un dopobarba a forma di Marlin prodotto in serie. Sono oggetti che racchiudono una potenza narrativa ed emotiva, un universo visivo, familiare e amico. Visitabile fino al 30 giugno, da martedì a sabato dalle 9 alle 18, domenica e festivi fino alle 13.  Biglietto: 6 euro. Cumulativo con Oratorio dei Bianchi e Abatellis: 10 euro.

Chiude la giornata, alle 21, un’installazione video “immersiva” di Dario Denso Andriolo“Audiȇbant” dialoga e demistifica l’antico affresco ritrovato del Novelli nella chiesa di San Giovanni dell’Origlione. Il frastuono di una strada, l’affastellarsi di voci e di suoni, lo schiamazzo di un mercato, compongono un pattern sonoro, ora accelerato ora rallentato, che sostiene e genera una precisa risposta visiva. Video mapping, modulazioni acustiche e sculture di luce avvolgono lo spazio facendoci scivolare in una dimensione sensoriale pervasiva, ipnotica e profondamente glitchy. L’interferenza, il rumore, la sovrapposizione di stimoli, invitano a riflettere sulla scarsa capacità di ascolto e sulla difficoltà di assimilare informazioni, caratteristiche di un’epoca digitale, sempre più interconnessa ma anche assente e deconcentrata. Il progetto è sostenuto da Amici dei Musei Siciliani e Italia Nostra, a cura di Maria Luisa Montaperto. Le proiezioni si svolgeranno dalle 21 alle 22, ogni sera fino al 19 maggio.  Dario Denso Andriolo non è nuovo a questi interventi che dialogano con il classico, i suoi lavori intrecciano scultura, grafica, design, audio e multimedialità, dando vita a installazioni dal forte impatto visivo.

L’inaugurazione vera e propria della Settimana delle Culture sarà sabato 11 maggio alle 11 in Sala delle Lapidi a Palazzo delle Aquile. Saranno presenti il sindaco Leoluca Orlando, il Rettore Fabrizio Micari, l'assessore alle Culture Adham Dawasha, il presidente del Consiglio Comunale Salvatore Orlando, il presidente  della Commissione Cultura del Consiglio Comunale Francesco Bertolino e il presidente del festival, Bernardo Tortorici di Raffadali

E qui ci sarà la prima sorpresa: verrà raccontata la storia molto particolare e misteriosa di una tela ritrovata e studiata da Maria Antonietta Spadaro, che verrà restaurata (a cantiere aperto) dalla Settimana delle Culture. Si tratta di un ritratto di Marie-Thérèse Charlotte de France, la primogenita di Luigi XVI e Maria Antonietta, l’unica della famiglia reale a scampare alla morte durante la Rivoluzione Francese. La tela potrebbe essere giunta a Palermo con gli arredi e i tesori del reali Borbone Ferdinando e Carolina in fuga da Napoli… E molto altro.

La parola ai cittadini. La voce delle Circoscrizioni

La Settimana delle Culture si apre al racconto dei quartieri, spesso dimenticati o abbandonati a se stessi. Un programma composito, attento alle diverse realtà e comunità che lavorano sul posto, in stretto contatto con le associazioni. Ogni quartiere ha una sua “faccia”, abitudini e tipologie differenti, come diversi sono i problemi; è legato al centro storico o si allunga nelle periferie. Il festival li racconti, offrendo a ciascuno una vetrina.

“Siamo riusciti ad immaginare una sorta di contaminazione che dal centro storico arriva alle periferie. E’ un modo per coinvolgere le circoscrizioni – spiega Francesco Bertolino a nome dell’intera V Commissione consiliare Cultura - : un tavolo comune da cui sono nati i progetti che sono poi stati inseriti nel calendario”.

Dalla Loggia a Brancaccio a Ballarò. Si inizia l’11 e 12 maggio, in piazza XIII Vittime (quartiere della Loggia) con “Storie di piazza, la parola ai cittadini”, installazione e allestimento di lenzuoli sui balconi e alle finestre delle case, call per tutti i bambini delle scuole, per artisti, cittadini che vogliano raccontare storie che appartengono al quartiere. Performance di artisti, attori, scrittori e giornalisti dai balconi delle case della zona, mostre fotografiche. E in questo ambito, domenica alle 12, a San Mamiliano, concerto del coro di Voci Bianche del Conservatorio diretto da Antonio Sottile. Martedì 14 , per #vivereballarò, sarà inaugurata la mostra di pittura “Colori e sapori di Ballarò” foto di Salvatore Di Piazza nella chiesa di san Giovanni Decollato.

 Sempre sabato, dalle 9,30 alle 12,30, nel quartiere di Brancaccio, una mostra fotografica di Aldo Sessa al Mulino del Sale. Saranno aperti alle visitePonte dell’Ammiraglio, la chiesa San Giovanni dei Lebbrosi, la casa-museo di padre Puglisi, il Mulino del Sale, Direzione Didattica Orestano, la biblioteca comunale di Brancaccio, il castello e il parco di Maredolce. Dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18, ecco l’Infiorata di Ballarò: i ragazzi delle scuole medie realizzeranno dei pannelli fioriti per le botteghe del mercato. Attività anche all’Istituto di Padre Messina dove si parlerà di salute pubblica e verranno inaugurate le mostre: “Ars et labor” che raccoglie gli oggetti di uso quotidiano della Casa Lavoro e Preghiera degli orfani e abbandonati; e “L’Africa diPalermo. Padre Messina e la città tra ‘800 e ‘900”, scatti della città tra i due secoli, a cura di Erminia Scaglia; “Di là di Sant’Erasmo”, lavori degli alunni dell’  I.C.G. Di Vittorio.

Alle 11 a San Domenico, “People of Vucciria – Emmaus”, un’installazione racconta il progetto di analisi e riscoperta delle identità della Vucciria, a cura del Rettore dei Domenicani fr. Sergio Catalano OP, Federico Urso, Comitato Vucciria, Centro Astalli. Lo stesso giorno, alle 18 nella chiesa dei SS. Euno e Giuliano, “Terra vacua”, gli atti storici dell’antico complesso urbano di piazza Magione a confronto con la documentazione fotografica sui recenti restauri della chiesa.

Sempre in collaborazione con le circoscrizioni cittadine, domenica 12 maggio, a Villa Niscemi, la mostra fotografica “Una famiglia, tutti i colori” dell’ Associazione nazionale "Mamme per la pelle"; dall’ 11 al 18 maggio, performance e passeggiate di Teatro del Fuoco da Elementi creativi. Palazzo Ziino ospiterà, dal 18 maggio, una retrospettiva su Clotilde Rinella e piazzetta Bagnasco, sempre il 18, un concerto della band Foratiempo, ensemble che racchiude artisti di Campiofiorito, Corleone a colloquio con la Bottega delle Percussioni. All’Educandato Maria Adelaide, un reading su “Oltre le ferite: storie di donne, di violenza e di rinascita” con incursioni del gruppo di danza Arabesque.

Visite e passeggiate

Scoprire la città. Di sopra e di sotto. Scendendo nei rifugi e salendo su un aereo. Entrando nei palazzi nobiliari e nei piccoli musei-gioiello. Affidandosi a chi lo fa già una volta l’anno e raccoglie centinaia di migliaia di visitatori: Le Vie dei Tesori ha costruito per La Settimana delle Culture una piccola ma generosa anteprima di quello che sarà il festival vero e proprio ad ottobre. Otto luoghi scelti dal bouquet di 130 siti proprio del festival, e due passeggiate che dalle falde di Montepellegrino saliranno al Santuario. Otto luoghi: dai profumi del caffè Morettino al gusto pungente dell’anice Tutone; si rintracceranno alla palazzina dei Quattro Pizzi all’Arenella, le visioni di Vincenzo Florio; e nei salotti di Palazzo De Gregorio, si sbirceranno gli amori dell’ammiraglio nelson e di lady Hamilton; dai depositi della GAM si tireranno fuori dei tesori, e c’è chi vorrà scendere nei rifugi antiaerei sotto Palazzo delle Aquile. E per i più avventurosi, c’è il giro in Piper.  Le due passeggiate si inerpicheranno lungo la cosiddetta Scala Vecchia. Info e prenotazioni: www.leviedeitesori.com

E ancora, per gli amanti del turismo bellico, si visiteranno (dalle 9 alle 19) le Casamatte della Seconda Guerra Mondiale dentro il Porto (a cura di Palermo Pillbox Finders) e le postazioni militari di Isola delle Femmine. si visiterà il carcere Ucciardone (www.associazioneclio.it). Apre le porte per la prima volta in assoluto, Palazzo Celestre nella Giornata nazionale ADSI “Cortili aperti”; visitabili la Camera dello Scirocco di Villa Naselli (visite alle 10/12/16. info: 366.2248879) e la necropoli punica del III secolo prima di Cristo, a Fondo Raffo (info 329.6509941); si scoprirà la Palermo “verde” attraverso piante e giardini (info: 340.2256603), e i percorsi dei Beati Paoli e si cercherà di rintracciare un’inedita “mano” di Ernesto Basile a San Domenico. Le borgate: visita guidate a Sferracavallo (info: 329.6509941) a Vergine Maria, alle Catacombe di Villagrazia di Carini (e a Palermo, Porta d’Ossuna e S.Michele Arcangelo. Info 327.9849519/320.8361431– [email protected]). Per le visite organizzate dal Club Unesco: 392.1690243. Per le lezioni di yoga nei luoghi d'arte: 333.8605399. Tutte le passeggiate sono su prenotazione e richiedono un contributo. Info suwww.lasettimanadelleculture.it


Molte delle mostre che saranno inaugurate all’interno del programma, proseguiranno al di là della Settimana delle Culture. La maggioranza degli eventi è ad ingresso libero, prevedono un contributo alcune mostre, gli spettacoli e le visite guidate (da prenotare direttamente ai link delle associazioni che le propongono).

Info su www.lasettimanadelleculture.it


Associazione Settimana delle Culture

Presidente | Bernardo Tortorici di Raffadali

Consiglio Direttivo | Simona Chines, Giorgio Filippone, Danilo Lo Piccolo, Salvo Viola

Comitato Scientifico | Gioacchino Barbera, Enza Cilia, Giacomo Fanale, Fosca Miceli, Massimiliano Marafon Pecoraro, Clara Monroy, Anna Maria Ruta, M. Antonietta Spadaro

Presidente Onorario | Gabriella Renier Filippone

Testo e immagini da Ufficio stampa La Settimana delle Culture


Palermo: presentato il primo cartellone del Salinas Culture Hub 

PALERMO | UNA CALL PER LA CITTÀ

IL SALINAS  CULTURE HUB ACCOGLIE 14 PROGETTI

APRILE 2019. Teatro, musica, danza, workshop, eventi legati alla multiculturalità, alla memoria e alla sostenibilità. È questo il primo cartellone del Salinas Culture Hub presentato al Museo Archeologico Salinas, alla presenza degli operatori e artisti coinvolti. Tutto nasce da una CALL che il museo e CoopCulture, hanno lanciato il 24 novembre per ricevere proposte legate al territorio. La call è andata oltre le aspettative, visto che sono giunti 82 progetti, sottoposti ad una giuria di sette esperti. Che si sono confrontati e hanno selezionati 14 proposte che coinvolgeranno tutti gli spazi del museo e che sono in linea con la sua mission: aprire il museo alla città, condividere gli spazi, progettare insieme. Ma la CALL resta aperta: i prossimi progetti saranno realizzati in autunno e si stanno già ricevendo le nuove proposte.

Il Salinas si prepara anche alla sua #domenicaalmuseo: ogni prima domenica del mese l’ingresso è gratuito e sono in programma visite guidate da un archeologo – con colazione o brunch - alla scoperta del museo e della mostra temporanea (prorogata fino al 30 giugno) sul lascito dei Borbone nel campo dell’arte. Sarà organizzato anche un laboratorio in inglese, pensato per i bambini e legato a miti ed eroi greci.

SALINAS CULTURE HUB è dunque un ricco calendario di eventi che mette insieme diverse forme espressive, coinvolgendo pubblici e temi diversi.

“Abbiamo scelto idee che aderissero all’identità culturale del museo, ma che fossero anche sostenibili – dice Letizia Casuccio, direttore di CoopCulture - : non è un libro dei sogni, ma progetti chiavi in mano pronti ad essere realizzati, da un punto di vista culturale, economico ed organizzativo”. “La mission del Salinas è quello di aprirsi alla città come luogo sociale – interviene la direttrice Francesca Spatafora -: il museo vuole rinsaldare i rapporti con il territorio e mettere a disposizione i suoi spazi. Da vivere”. “Abbiamo scelto progetti che mantenessero aderenza alla specificità del luogo e, nello stesso tempo, si aprissero il più possibile alla trasversalità dei linguaggi  - spiega Cristina Da Milano di ECCOM, che fa parte della giuria che ha scelto i progetti, con il compositore Marco Betta, il giornalista Davide Camarrone, il critico d’arte Helga Marsala e il direttore del Centro di Cinematografia Ivan Scinardo, con il Salinas e CoopCulture.

Il progetti sono racchiusi in macroaree e saranno un modo per trattare temi attuali: migrazioni, donne, sostenibilità, ecologia, memoria, scrittura e archeologia. Attraverso la musica e il teatro, la danza e gli incontri a tema, i laboratori di scrittura e le visite pensate per i bambini.  Calendario in definizione, intanto ecco i progetti con le date indicative (suscettibili di variazioni).

I 14 progetti (pre)selezionati si svolgeranno tra maggio e giugno

 

Ø  Teatro: “Le metamorfosi”, liberamente tratto dai tre libri di Ovidio nella messinscena di Sandro Dieli nella sala delle Metope (17 maggio);  “Melodia primordiale” di Paola Pace (che lo interpreta) nell’Agorà, tratto da un inno omerico a Demetra e “Il ratto di Proserpina” di Ovidio. Percussioni di Sergio Calì (21 giugno).

 

Ø  Musica: “Vedere la musica” di Mario Bajardi, una performance sensoriale e uditiva di musica elettro-acustica, itinerante e coinvolgente nello spazio dell’Agorà. Video e danza (31 maggio).

 

Ø  Danza: “Il mito di Eos e Cefalo”, performance di Silvia Scalici, Davide Cannata, ispirata al mito riportato su una delle Metope del tempio di Selinunte, parte della collezione del Salinas. (14 giugno)

 

Ø  Workshop e incontri“Drum Circle”, un intervento per 70 persone, a cura de La bottega delle Percussioni: un evento ritmico comune basato sull’improvvisazione su tamburi e percussioni di ogni genere. “La gestione dei Beni culturali” a cura di Salvare Palermo, tavoli tematici per 80 partecipanti con interventi di esperti di settore (28 giugno).

 

Maggio è il Mese del libro: in tutto il museo e nel chiostro, si parlerà di pagine, caratteri tipografici, restauro di beni librari, e diproduzione editoriale tradizionale con l’Associazione Culturale Malicaratteri (24 maggio). E sempre nello stesso mese, nel bookshop, “Intersezioni, l’obiettivo racconta”, laboratorio creativo di scrittura di Gabriella Maggio, a partire dagli scatti del fotografo palermitano Nicola Scafidi, a cura della associazione Culturale Volo. Si partirà invece dalle metope per  “Mimiamo il mito, visita al museo e laboratorio per bambini, a cura di Korai (4 maggio).

 

Eventi. Alle donne saranno dedicate le giornate su “Jole Bovio Marconi”, la storia della grande archeologa del primo trentennio del ‘900, attraverso lettere e documenti dall’Archivio di Stato, a cura di Archivia – Donne in relazione. In collaborazione con la Settimana delle Culture (18 maggio).  “Donne di Mare, Mare di Donne” a cura di Come una marea Onlus, storie al femminile legate in maniera diversa, al mare, con proiezioni e performance di danza (10 maggio). Siciliando Style - Associazione Culturale che nasce per raccontare la sicilianità al mondo – proietta il documentario “Io sono qui” di Gabriele Gravagna sull’immigrazione minorile e i centri di accoglienza per minori non accompagnati. Al tema memoria si dedica Francesco Ficarotta, giovane fotografo palermitano che propone una mostra su “I luoghi abbandonati in Sicilia” con un focus sul sito abbandonato di Poggioreale: le foto in loop nel bookshop del museo. Di  sostenibilità si parlerà invece durante una giornata del Club Unesco in cui verranno approfonditi alcuni dei temi trattati dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Tante attività saranno gratuite. Per gli spettacoli, un biglietto tra 7 e 10 euro. Laboratori da 5 euro.

Il Salinas Culture hub è dedicato ai cittadini, alle associazioni, agli operatori e agli istituti culturali di Palermo che sono stati chiamati a progettare insieme, collaborare alla costruzione e alla promozione degli eventi. I progetti e le proposte saranno valutate, ogni sei mesi, da un gruppo di esperti di cui fanno parte – oltre a CoopCulture e alla direzione del Museo - il compositore Marco Betta, il giornalista Davide Camarrone, il presidente di ECCOM Cristina Da Milano, il critico d’arte Helga Marsala e il direttore del Centro di Cinematografia Ivan Scinardo.

Per partecipare ai prossimi Salinas Culture HUB è sufficiente compilare il formulario di iscrizione sul sito www.palermo.cultureconceptstore.it, e consegnarlo alla biglietteria del Culture Concept Store del Museo Salinas. I progetti potranno riguardare arte; arti di strada; cibo; cinema; danza; formazione e mediazione; fotografia; lettura scrittura; musica; teatro. Saranno privilegiate proposte legate a storia e memoria, dialogo interculturale; integrazione e legalità. Gli eventi – pensati per massimo 150 partecipanti – si svolgeranno negli spazi del museo Salinas. CoopCulture coprirà i costi per comunicazione, accoglienza, service e Siae.

Salinas Culture Hub Museo Archeologico Salinas PalermoTesti e immagini da Ufficio stampa CoopCulture Sicilia

 


Primavera Shima chiude Palermo Classica winter "Passione e Impeto"


PALERMO CLASSICA winter

PASSIONE E IMPETO | Rachmaninov  Tchaikovsky  Liszt

Domenica 7 aprile | Primavera Shima

Con la pianista australiana e social addicted Primavera Shima si chiuderà domenica prossima – 7 aprile, alle 19 all’ex oratorio di San Mattia ai Crociferi – il cartellone invernale di Palermo Classica. Ma sarà una pausa soltanto di pochi mesi, visto che il direttore artistico Girolamo Salerno sta già lavorando alla rassegna estiva nell’atrio della GAM, la Galleria d’Arte Moderna: via il 27 luglio con il gradito ritorno del grande pianista Ivo Pogorelich che con l’orchestra di Palermo Classica eseguirà  il “Concerto per pianoforte e orchestra n.2 in do minore, Op. 18” di Rachmaninov.

Ed eccoci a Primavera Shima che tre anni fa è stata la pianista più eseguita della rassegna, ed è già ritornata altre due volte, spesso inaugurando o chiudendo la stagione: prima virtuosa donna ad aggiudicarsi lo “Sterndale Bennett Prize and Scholarship“ della londinese Royal Academy of Music, Primavera - passaporto australiano, madre spagnola, padre giapponese, studi negli Stati Uniti, abita a Parigi - è anche una star social: complice la bellezza e la grazia, ha conquistato il web con le sue interpretazioni soprattutto di Prokof’ev; il video dell’Etude Op. 2 N. 1 ha ottenuto quasi 20.000 visualizzazioni su YouTube.

Per questo concerto di domenica, Primavera Shima ha scelto pagine virtuosistiche che hanno reso Tchaikovsky, Liszt e Rachmaninov protagonisti del romanticismo ottocentesco. Si va dalla profondità malinconica e decadente delle “Variazioni sul tema della Follia” di Rachmaninov, melodia popolare portoghese, resa nota dalle numerose rielaborazioni di Lully, Corelli e Liszt. All’esposizione iniziale del tema, Rachmaninov fa seguire venti variazioni più una breve coda che ripresenta l'idea di partenza. Segue la “Sonata n. 2 in Si minore” che manifesta il carattere stesso e le emozioni di Liszt;. Composto nel 1886, “Dunka” è il canto popolare slavo che Tchaikovsky mette in musica partendo dalla scena rustica di un villaggio russo, Dumka appunto. Infine, l’opposizione tra l’amore sacro e profano e il senso infinito di Wagner esplodono nell’appassionata versione per pianoforte dell”’Ouverture del Tannhauser” di Liszt. Biglietto: 14,50 euro.

Programma concerto

 S. Rachmaninov

Variazioni sul tema di Corelli (La Follia), Op. 42

 

F. Liszt

Ballata n. 2 in Si minore per pianoforte, S. 171

I. Allegro moderato

II. Lento assai

III. Allegro deciso

 

P. I. Tchaikovsky

Dumka, Op. 59

 

R. Wagner/F. Liszt

Ouverture del Tannhauser, S. 442

 

Primavera Shima è stata premiata in tantissime competizioni internazionali. I suoi successi includono il primo premio e il premio audience alla VII edizione del “Mayenne International Piano Competition” e il premio speciale alla quinta edizione del Rhodes International Piano Competition. Ha ricevuto il Tait Award e il Overseas Awards al Royal Over-Seas League Competition e il Managing Director’s Awards alla Jaques Samuel Intercollegiate Piano Competition. Si è esibita da solista alla Salle Cortot a Parigi, al Theatre Municipal in Mayenne, alla East-West Philharmonic Orchestra di Grosseto,  con la Marocco Philharmonic Orchestra, suonando sotto al direzione di Henryk Pisarek, Emir Saul e Olivier Holt, e all’ auditorium Gaber e alla Sala Verdi a Milano dove ha inaugurato due anni fa la stagione della Società dei Concerti.

A Palermo Classica Primavera Shima è già stata anche nel luglio 2014, diretta da Stefano Mazzoleni, è ritornata nel 2015 per eseguire il “Concerto N.1” di Keith Emerson (per la prima volta in Italia) e la “Rapsodia in Blu” di Gershwin sotto la direzione di Scott Jackson Wiley, con la partecipazione straordinaria dello stesso Emerson. Per altre due volte nelle ultimissime stagioni.

Primavera ha ricevuto il Diploma Superiore di Concertista al École Normale de Musique a Parigi, e la Laurea ad honorem alla Royal Academy of Music di Londra dopo aver studiato al Colburn Conservatory e alla Julliard School. Ha studiato con John Perry, Margaret Hair, Elizabeth Powell, Ian Fountain e Marian Rybicki.

Primavera ShimaSTAGIONE ESTIVA. La stagione estiva inizierà il 27 luglio alla GAM, a breve saranno proposti gli abbonamenti presso la sede dell’Accademia Palermo Classica in via Paolo Paternostro, 94; online su CiaoTickets.com. Info: 091.332208 | 366.4226337 |www.palermoclassica.it.

 

 


Palermo: una call per la città. Il Salinas Culture Hub accoglie 15 progetti

PALERMO | UNA CALL PER LA CITTÀ

IL SALINAS CULTURE HUB ACCOGLIE 15 PROGETTI

La presentazione venerdì 5 aprile alle 11,30

 

#Domenica al museo: ingresso gratuito

Visite alla mostra sui Borbone | prorogata fino al 30 giugno

Laboratori in inglese per bambini | Colazione o brunch al museo

Salinas Culture Hub
Menade I-II sec a.C. dalle Terme di Caracalla

 Teatro, musica, danza, workshop, eventi legati alla multiculturalità, alla memoria e alla sostenibilità. È questo il primo cartellone del Salinas Culture Hub che sarà presentato venerdì 5 aprile alle 11,30 al Museo Archeologico Salinas, alla presenza degli operatori e artisti coinvolti. Tutto nasce da una call che il museo e CoopCulture hanno lanciato il 24 novembre e aperto alla città per ricevere proposte legate al territorio. La call è andata anche oltre le aspettative, visto che sono giunti addirittura 82 progetti, sottoposti ad una giuria di sette esperti che hanno selezionato le proposte che coinvolgeranno tutti gli spazi del museo. Il calendario partirà a fine aprile.

 #Domenica al museo: ingresso gratuito

Questa domenica (7 aprile), come accade ad ogni inizio mese, l’ingresso ai siti e ai musei istituzionali è gratuito. Così anche al Museo Archeologico Salinas, aperto dalle 9 alle 13. CoopCulture organizza un bel programma di visite guidate e laboratori per bambini. Si potranno scoprire le collezioni del museo e la mostra dedicata ai lasciti dei Borbone, con la guida di un archeologo, scegliendo di fermarsi per la colazione o proseguire con il brunch al Café Culture. I bambini (tra 6 e 12 anni) potranno invece partecipare alla prima visita didattica in inglese per scoprire miti ed eroi.

Chiacchiere al museo 

Domenica alle 10,30 un archeologo accoglierà  i visitatori al Cafè Culture e, durante la colazione, racconterà la storia del museo e leggerà fonti antiche che narrano la storia di Pompei. Finita la colazione, visita alle sale espositive e alla mostra su “I Borbone e l’archeologia a Palermo, Napoli e Pompei” che è stata prorogata fino al 30 giugno. Saranno illustrati reperti che provengono dalle prime campagne di scavo avviate ad inizio ‘700 da Carlo III di Borbone che, appassionato di archeologia, emanò le prime leggi a tutela del patrimonio artistico del Regno. La mostra racconta l’unico anno (1816) che Palermo visse da “capitale del Regno delle Due Sicilie”. In collaborazione con il MANN di Napoli, il Parco archeologico di Pompei, e CoopCulture. Per chi invece preferisce pranzare al museo, è programmata una seconda visita guidata alle 12, poi il brunch dalle 12,30 alle 15, nel settecentesco chiostro del museo.

Erote che regge una maschera I sec a. C. dalla Casa di Sallustio a Pompei Foto Vittorio Fazio

8 € colazione + visita guidata mostra

15 € brunch + visita guidata mostra

Per info e prenotazioni: 091 7489995 | 345 7765493 

 

Pittura parietale da Villa Sora a Torre del Greco. Foto Vittorio Fazio

 Let’s Go! - Visita didattica in inglese per bambini

Goods and Heroes

Let's Go!  è un ciclo di quattro visite didattiche in inglese per bambini tra i 6 e i 12 anni, organizzato con Up! English Center all'interno di alcuni dei siti gestiti da CoopCulture a Palermo. La prima visita sarà questa domenica al Museo Salinas, poi si continuerà al Palazzo della Zisa, al Museo di Zoologia Doderlein e all’Orto Botanico.

Un modo per imparare l’inglese giocando, imparando nuovi termini e scoprendo il patrimonio culturale della città. Le visite saranno in inglese, con un linguaggio colloquiale e comprensibile adatto ai più giovani, con l’assistenza di un traduttore: domenica alle 11, la visita Goods and Heroes (Dei ed eroi)storie legate alle divinità antiche. Per scoprire che Zeus era il padre di tutti e il dio più potente, Afrodite era bellissima e Apollo rappresentava il Sole… I giovani visitatori dovranno superare degli ostacoli per conseguire il diploma di “english archaeologist”.

7 € attività didattica

Per info e prenotazioni: 091 7489995

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Testo e immagini da Ufficio stampa CoopCulture Sicilia


I Borbone e l'archeologia a Palermo, Napoli e Pompei

Prorogata al 30 giugno la mostra “Palermo capitale del Regno. I Borbone e l’archeologia a Palermo, Napoli e Pompei”

Da Palermo Capitale del Regno a Palermo Capitale della Cultura

Una mostra racconta i Borbone e l’archeologia a Palermo, Napoli e Pompei

Mostra prorogata fino al 30 giugno 2019

Museo archeologico Salinas | PALERMO

Domenica ingresso gratuito

I Borbone e l'archeologia a Palermo, Napoli e PompeiLeggi la recensione su ClassiCult (Alessandra Randazzo): https://www.classicult.it/il-salinas-racconta-i-borbone-e-larcheologia-vesuviana/

PALERMO. 04.04.2019. Poco più di due secoli fa Palermo visse un anno da Capitale del Regno: oggi quella storia viene raccontata da una mostra che riunisce reperti, ricongiunge città, salda debiti e ringrazia, nel segno dei Borbone. Una storia che inizia nel 1734, quando Carlo di Borbone muove alla conquista del Regno di Napoli e del Regno di Sicilia sottraendoli alla dominazione austriaca; e si conclude nel 1860, con lo sbarco dei Mille a Marsala e il governo dittatoriale di Giuseppe Garibaldi che portò la Sicilia all’annessione al neonato Regno d'Italia. Un passo indietro: dopo il Congresso di Vienna, il sovrano Borbone Ferdinando IV (che dopo l’unificazione avrebbe assunto il nome di Ferdinando I) aveva riunito in un unico Stato, il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia, grazie alla Legge fondamentale del Regno delle Due Sicilie dell'8 dicembre 1816. La capitale del nuovo Regno fu inizialmente Palermo, sede secolare del Parlamento Siciliano, ma già l’anno successivo (1817) la capitale viene spostata a Napoli. Palermo visse quindi soli dodici mesi da “capitale” del Regno, ma tanto bastò a segnarla a vita. Perché il lascito dei Borbone si trova in ordinamenti e leggi a salvaguardia del patrimonio culturale, e in reperti archeologici che giunsero a Palermo su indicazione della casa regnante.

Oggi, a distanza di poco più di duecento anni, l’Assessorato Regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana e il Dipartimento dei Beni Culturali promuovono la mostra Palermo capitale del Regno. I Borbone e l’archeologia a Palermo, Napoli e Pompei, prorogata fino al 30 giugno.

Organizza il Museo archeologico Salinas in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Parco Archeologico di Pompei e CoopCulture. La curatela è del direttore del Salinas, Francesca Spatafora.

Orari: dal martedì al sabato 9.30 > 18,30. Domenica e festivi: 9.30 > 13.30. Chiuso il lunedì. La mostra fa parte del percorso di visita del museo; biglietto: 3 euro. Prima domenica del mese: ingresso gratuito.

La mostra occupa tre saloni al primo piano del museo archeologico e racchiude una vasta selezione di opere e reperti donati all’allora Museo di Palermo dai sovrani Borbone Francesco I e Ferdinando II oltre a diverse opere provenienti da scavi finanziati dai reali a Pompei, Ercolano e Torre del Greco, prestate dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli e dai Parchi Archeologici di Pompei ed Ercolano.

Tre le sezioni: la prima, dedicata a Pompei, comprende l’intero complesso di opere e materiali provenienti dalla Casa di Sallustio (una parte è ricostruita fedelmente in scala) donati al Museo di Palermo nel 1831 da Ferdinando II; spicca tra questi “Ercole in lotta con il cervo”, gruppo scultoreo in bronzo che abbelliva originariamente l’atrio della domus e che oggi fa parte della collezione del Salinas. Completeranno l’esposizione dedicata alla città vesuviana (sala con tono predominante rosso) alcune sculture, vasellame quotidiano in terracotta e bronzo, decorazioni architettoniche rinvenute a Pompei nel corso degli scavi realizzati dai Borbone o recuperate nei cunicoli di scavo ottocenteschi.

Una seconda sezione è dedicata a Ercolano: sono esposte, con il grande plastico del teatro di Ercolano realizzato nel 1808, diverse pitture parietali, oggetti di uso quotidiano, bronzi e sculture provenienti dagli scavi ottocenteschi.

Pittura parietale da Villa Sora a Torre del Greco. Foto Vittorio Fazio

Dell’ultima sezione fanno parte opere e pitture rinvenute nella villa di Contrada Sora a Torre del Greco: alcune furono portate a Palermo e donate al museo nel 1831 da Ferdinando II, in fuga da Napoli nel 1798 (e tra queste spicca una splendida copia romana in marmo dell’originale in bronzo del Satiro versante di Prassitele); altre, provenienti da scavi ottocenteschi o dei primi anni Novanta dello scorso secolo, provengono dallo stesso contesto e testimoniano la raffinatezza dell’apparato decorativo della villa.

Menade I-II sec a.C. dalle Terme di Caracalla

Ad introdurre la mostra è una statua monumentale di Menade rinvenuta a Roma, nelle Terme di Caracalla, tra il 1545 e il 1546, durante gli scavi archeologici promossi da Alessandro Farnese (papa Paolo III); la scultura, confluita nella collezione di famiglia dei Farnese, fu eredita dai Borbone e trasferita a Napoli con altre importanti opere della stessa raccolta. In seguito, nel 1827, venne trasportata a Palermo al seguito del re, fuggito a causa dell’invasione di Napoli da parte dei Francesi: era destinata ad abbellire il Reale Parco della Favorita.

Palermo vive dunque un anno da capitale del Regno dal 1816 al 1817: e fu proprio in questo periodo (precisamente un anno prima, tra il 1814 e il 1815), che, grazie alle donazioni di Giuseppe Emanuele Ventimiglia, principe di Belmonte e dello zio, Carlo Cottone, principe di Castelnuovo, nasceva il primo nucleo del Museo di Palermo annesso alla Regia Università della città e ospitato nella Casa dei Padri Teatini di San Giuseppe. I due nobili – uomini di larghissima cultura, viaggiatori, convinti assertori dei diritti dei contadini contro i feudatari, autori della prima Carta Costituzionale siciliana – erano appassionati collezionisti e, come molti altri studiosi ed eruditi del periodo, rivolsero la loro attenzione al mondo antico. Il Museo di Palermo nacque quindi senza contorni precisi, ma già con un’ottima collezione. Una storia già iniziata nel secolo precedente sulla scia dei cambiamenti che la politica dal modernizzatore Carlo III, aveva innescato anche in Sicilia. Nel 1817, con Real Decreto, la Sicilia, veniva suddivisa in sette Valli o Province governati da altrettanti Intendenti: il nuovo assetto ebbe immediati effetti anche sulla giovanissima istituzione museale palermitana. L’esistenza a Palermo di un museo pubblico era infatti perfettamente in linea con la nuova politica di promozione delle arti introdotta da Ferdinando che, nel 1806, aveva fondato il Museo Reale di Napoli, simbolo tangibile del prestigio della casata borbonica, ma anche centro di elaborazione e produzione culturale. Il sovrano aveva anche dimostrato il suo interesse donando al neonato museo napoletano, parte delle sue collezioni private.

Perché dunque anche Palermo non doveva avere un’istituzione museale aperta al pubblico, che potesse ospitare il patrimonio artistico isolano? Sono gli anni del regno di Francesco I, succeduto a Ferdinando I nel 1825; fu il nuovo sovrano che nel 1828 donò al Museo di Palermo diversi reperti e opere provenienti dagli scavi realizzati a Pompei tra il 1821 e il 1825. Pochi anni dopo, nel 1831, fu invece Ferdinando II ad effettuare una seconda donazione: giunsero così a Palermo gli arredi della domus di Sallustio a Pompei; e alcune opere provenienti dalla villa di Contrada Sora a Torre del Greco. Gli stessi che sono oggi in mostra.

 

 

Tutte le foto della mostra (e quindi quelle presenti in questo articolo) sono state scattate da Vittorio Fazio

I Borbone delle Due Sicilie

Il ramo è quello dei Borbone di Napoli: i Borbone della Real Casa delle Due Sicilie, fondato nel 1734 dal figlio di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese, ovvero Carlo di Borbone, asceso al trono di Spagna nel 1759 con il nome di Carlo III, sovrano illuminato e amato per le sue riforme. Gli succedette il figlio terzogenito Ferdinando IV di Napoli e III di Sicilia, che tornò in possesso dei due Regni in seguito al Trattato di Casalanza firmato a Capua il 20 maggio 1815: e infatti resse i due regni unificati nel dicembre 1816, con il nome di Ferdinando I delle Due Sicilie; Ferdinando IV regnò fino al 1825, tranne che per due brevi interruzioni,: nel 1799 quando fu instaurata la Repubblica Partenopea; e tra il 1806 e il 1815, sotto i regni di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat. A lui seguirono fino al 1860 - anno in cui il Regno delle Due Sicilie fu annesso al Regno di Sardegna -  Francesco I (1825-1830), Ferdinando II(1830-1859) e Francesco II (1859- 1860), ultimi sovrani che guidarono il regno meridionale d'Italia, prima dell'Unità.

La dinastia BORBONE

  • Carlo (1716 - 1788), Re di Napoli e della Sicilia dal 1734 al 1759

  • Ferdinando IV (1751 - 1825), Re di Napoli e III di Sicilia dal 1759 al 1815, diviene Re delle Due Sicilie col nome di Ferdinando I dal 1816 al 1825.

  • Francesco I (1777 - 1830), Re delle Due Sicilie dal 1825 al 1830

  • Ferdinando II (1810 - 1859), Re delle Due Sicilie dal 1830 al 1859

  • Francesco II (1836 - 1894), Re delle Due Sicilie dal 1859 al 1860, quando viene esiliato

  • Alfonso (1841 - 1934), Conte di Caserta dal 1841, Capo della Real Casa e Duca di Castro dal 1894 al 1934

  • Ferdinando Pio (1869 - 1960), Duca di Calabria dal 1894 al 1934, Capo della Real Casa e Duca di Castro dal 1934 al 1960

  • Ranieri (1883 - 1973), Capo della Real Casa e Duca di Castro dal 1934 al 1973.

  • Ferdinando (1926 – 2008), Duca di Calabria dal 1934 al 1973, Capo della Real Casa e Duca di Castro dal 1973, sposa nel 1949 Chantal de Chevron-Villette (1925 - 2005)

  • Carlo (1963), Duca di Noto dal 1963 al 1973, Duca di Calabria dal 1973

Museo Archeologico A. Salinas

Il Museo Archeologico A. Salinas di Palermo, già Museo Nazionale, è la più importante istituzione pubblica museale della Sicilia e il museo archeologico più antico dell’isola. Conserva una delle più ricche e importanti collezioni d’arte greca e punica del Mediterraneo. Formatosi nel 1814 come Museo dell’Università, dove erano confluite alcune delle principali collezioni archeologiche e storico-artistiche siciliane, nel 1860 divenne Museo Nazionale. Fulcro dell’esposizione rimane la sala che ospita da 150 anni le famose metope dei Templi selinuntini, il più importante complesso scultoreo dell’arte greca d'Occidente. Dal 2009 al luglio 2016 il seicentesco complesso monumentale dei Padri Filippini, è stato sottoposto a un integrale lavoro di restauro. Attualmente è possibile visitare il nuovo allestimento del piano terra – rinnovato nelle forme e nei contenuti – che ospita la parte più rilevante delle collezioni arricchita dalla recente apertura della terza corte “la nuova agorà del Salinas” dove sono esposti il monumentale frontone del Tempio C di Selinunte e il complesso scultoreo delle gronde leonine del tempio di Himera. Il nuovo percorso si sviluppa attorno a due chiostri e comprende anche le celle aperte verso il portico della corsia settentrionale del Chiostro Maggiore, adibite a nuovi spazi espositivi. Al loro interno e lungo il portico trovano posto, oltre a importanti opere – il torso dello Stagnone, i famosi sarcofagi fenici della Cannita e la colossale statua di Zeus proveniente da Solunto– anche le splendide oreficerie dalla necropoli di Tindari, diverse epigrafi e una originale meridiana di marmo; il complesso di vasi, epigrafi e sculture da Centuripe, i materiali dalla necropoli di Randazzo, alcuni vasi figurati dalla necropoli di Agrigento e sculture architettoniche  e materiali votivi dai santuari agrigentini, oltre alla collezione del console inglese Robert Fagan che comprende anche un frammento del fregio orientale del Partenone. Sul lato occidentale del Chiostro Maggiore inoltre una saletta racconta la storia della scrittura attraverso alcuni preziosi reperti, tra cui la famosa Pietra di Palermo con la cronaca di circa 700 anni di vita egiziana e gli annali delle prime cinque dinastie (3100-2300 a.C.) e tre degli otto Decreti entellini iscritti su tavolette di bronzo.  L’intera ala orientale dell’edificio è dedicata a Selinunte, con le sue otto sale che ruotano intorno al Terzo cortile, o nuova agoràdel Salinas. Attraverso i reperti esposti è possibile ricostruire la vita della più occidentale delle città greche di Sicilia: con i suoi culti, l’architettura, la scultura, l’ideologia funeraria.

SCHEDA MOSTRA

Palermo capitale del Regno

I Borbone e l’archeologia a Palermo, Napoli e Pompei

a cura di Francesca Spatafora

Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas

Piazza Olivella – 90133 PALERMO

2 dicembre 2018 30 giugno 2019

Comitato Scientifico
Paolo Giulierini, Clemente Marconi, Massimo Osanna,

Elisa Chiara Portale e Francesco Sirano

Promossa da:

Assessorato Regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana

Dipartimento dei Beni Culturali

Organizzazione:

Museo archeologico Salinas

In collaborazione con Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Parco Archeologico di Pompei

CoopCulture

Orari: martedì | sabato 9.30 > 18,30.

Domenica e festivi: 9.30 > 13.30| chiuso il lunedì |

Ingresso gratuito con il biglietto del Museo: 3 euro

Ingresso gratuito al Museo: fino a 18 anni e ogni prima domenica del mese

Info e prenotazioni: CoopCulture

tel. +39.091.7489995 | www.coopculture.it

Museo Salinas | tel. +39.091.6116805/7

[email protected] | [email protected]

http://www.regione.sicilia.it/bbccaa/salinas/


Nicola Figlia Caos mostra Palazzo Sant'Elia Palermo

Palermo: mostra "Caos. Dipinti di Nicola Figlia" a Palazzo Sant'Elia

I visi visionari e antichi di Nicola Figlia. Una personale del pittore di Mezzojuso si apre venerdì a Palermo

CAOS | dipinti di Nicola Figlia

5  > 22 aprile | PALAZZO SANT'ELIA | PALERMO

Nicola Figlia Caos mostra Palazzo Sant'Elia Palermo
Nicola Figlia, Caos nero

Lo chiamano il "pittore dei volti", ma è riduttivo. Perché Nicola Figlia è essenzialmente e prima di tutto un pittore di espressioni. forse, ancora meglio, di visioni. che attraversano i secoli e si annodano con forza ai miti della sua terra, la Sicilia. La Fondazione Sant’Elia e l’ANISA di Palermo, in collaborazione con la Settimana delle Culture, organizzano Caos | Dipinti di Nicola Figlia, personale che si inaugura venerdì prossimo (5 aprile) alle 17 a Palazzo Sant'Elia, a Palermo. La mostra, curata da Ignazio Francesco Ciappa, raccoglie nella Sala delle Capriate dell'antico Palazzo, opere recenti e più lontane, dell’artista originario di Mezzojuso (Palermo).

 Interverranno all’inaugurazione: il sindaco Leoluca Orlando, Angela Fundarò Mattarella, consigliere d’amministrazione della Fondazione Sant’Elia, Mariella Riccobono Orlando (Anisa), Maria Antonietta Spadaro, storico dell’arte. Saranno presenti l’artista e il curatore.

Nicola Figlia, Grande Gerusalemme celeste 

Volti ironici, ghignanti, beffardi, malinconici, assenti: e maschere, surreali, fisiche, monolitiche, pesanti, colte e quasi mai naif. Nicola Figlia non lascia nulla al caso, ma assorbe casomai una lunga tradizione di visioni che fa irrimediabilmente sue. Chi individua - tra le pieghe dei volti accatastati che fanno capolino dalle opere – uno sguardo Fauve, sbaglia o si ferma soltanto alla prima impressione. Figlia si immerge nel suo caos ordinato per recuperare eleganti stesure di colore, cromie accese ed intense che – sono parole del curatore – non possono “non attingere al repertorio popolare, alla religiosità, all’arte bizantina, al dualismo greco latino fortemente presente in opere come “La grande Gerusalemme celeste”, “Doppia Misericordia” o “Nostalgia”. Ma le radici del pittore affondano ancora più nel profondo: lui stesso si definisce “greco” e popola opere come “Teatrino olimpico” o “Baccanale” di impossibili ed inossidabili centauri, sileni, arpie, altre divinità zoomorfe. “Quasi maschere pirandelliane, sembrano definire il personaggio al quale appartengono – scrive Ignazio Francesco Ciappa - lasciando intravedere il concetto secondo cui ogni essere umano recita un ruolo nel gran teatro del mondo”. E così anche nei reiterati omaggi ad Ensor, Picasso, De Chirico o Guttuso, su cui Nicola Figlia interviene, padroneggiando il colore.

Nicola Figlia, Baccanale

Secondo Maria Antonietta Spadaro, “… serialità di motivi formali ricorrenti, figure a volte grottesche, sono alcune delle peculiarità del linguaggio artistico di Figlia, le cui opere comunicano spesso delle verità con la cruda semplicità delle vignette da fumetto: ci raccontano il rituale di feste popolari, indagano con disarmante semplicità figurativa concetti a volte ermetici della fede religiosa”.

Nicola Figlia è nato a Mezzojuso (Pa) nel 1950. Diplomato all’Accademia di Belle Arti, è stato docente di Educazione Artistica nelle scuole medie statali, e di Discipline Pittoriche al liceo artistico “G. Damiani Almeyda” di Palermo. Disegna a pennino, realizza acqueforti e dipinge ad olio, lavora su tela e cartelloni. Nella sua pittura convivono in maniera dialettica, Neorealismo, Espressionismo, metafisica, arte popolare, influenze bizantine. Il tutto si presenta attraverso l’ossessione del personaggio e del volto.

Palermo.

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Martina Frezzotti

Martina Frezzotti per Passione e impeto di Palermo Classica

PALERMO CLASSICA winter

PASSIONE E IMPETO | Rachmaninov  Tchaikovsky  Liszt

Domenica 31 marzo | Martina Frezzotti

Cambio in corsa nel programma di Palermo Classica: un problema di salute ha bloccato la pianista giapponese Anna Kurasawa che è stata sostituita in queste ore dalla giovane friulana Martina Frezzotti. Ricercata, versatile, dal piglio sicuro, la pianista si misurerà conTchaikovsky, Rachmaninov e Liszt, ma con una sorpresa – domenica prossima 31 marzo, alle 19 all’ex oratorio di San Mattia ai Crociferi – per il penultimo appuntamento del cartellone.

Mutato anche il programma previsto per il recital: Martina Frezzotti affronterà infatti ilNotturno in do  minore” di Tchaikovsky e tre brani dai “Dai 18 Pieces, Op.72”, ovvero “Dialogo”, “Un poco di Chopin" e “Méditation”; seguiti da “Consolation III, S.172” e dalla “Rapsodia Spagnola S.254” di Liszt, sua  personale versione dei temi musicali - “Follie di Spagna” e “Jota Aragonese” - del francese Jean Baptiste Lully.  Dalla raccolta degli scorrevoli e chiari “Études-tableaux Op. 39” di Rachmaninov, Martina Frezzotti ha scelto i pezzi n.5, n.2 e n.1, con i “Preludi op. 32: n.10, n.12”; inoltre la pianista ha voluto chiudere il suo concerto con la “Ballata N. 1 op. 23 in sol minore” di Chopin. Friulana, Martina Frezzotti è stata sin da giovanissima molto legata alla scuola pianistica russa, allieva di Lazar Berman e unica italiana ammessa al Conservatorio di Mosca. Si è esibita in Europa, Asia e Stati Uniti, ha debuttato alla Carnegie Hall e ha già inciso diversi cd, uno dei quali per la Nippon di Tokyo, di musica da camera di compositori italiani contemporanei. Fa parte della rete di musicisti e medici “Donatori di musica” che porta le note negli ospedali. Biglietto: 14,50 euro.

 

Programma concerto 

 Tchaikovsky

Notturno in do# minore 

Dai 18 Pieces, Op.72: 

- Dialogo. Allegro moderato 

- "Un poco di Chopin". Tempo di Mazurka

- Méditation. Andante mosso

Franz Liszt

Consolation III, S.172: Lento placido

Rapsodia Spagnola S.254

Sergey Rachmaninov 

Preludi op. 32: n.10, n.12

Etude-tableaux op. 39: n.5, n.2, n.1

Frederik Chopin

Ballata N. 1 op. 23 in sol minore 

Rapsodia Ungherese No. 2

 Nata a Udine nel 1986, Martina Frezzotti si è avvicinata al piano a sei anni, e a 17 è diventata allieva del leggendario pianista russo Lazar Berman, all’Accademia pianistica internazionale “Incontri col Maestro” di Imola. Sotto la sua guida ha preparato un interessante repertorio lisztiano con il quale ha poi avuto grande successo di critica negli anni a venire. Dopo il diploma in Conservatorio, Martina si è trasferita in Russia per continuare gli studi con Berman, fino alla sua scomparsa. Nel 2008 è stata la prima italiana ad essere ammessa al dottorato di laurea del Conservatorio Statale “P. I. Tchaikovsky” di Mosca, dove ha studiato con Elissò Virsaladze, e si è laureata con una tesi in russo sulla paura dell’esibizione e allo scontro tra arte e Ego nel mondo del concertismo. Martina Frezzotti si è esibita in recital solistici in Europa, Russia, America e Asia, e ha debuttato alla Carnegie Hall nel 2012. Si è esibita in due acclamati recital al Museo memoriale di Sviatoslav Richter, che occupa l’appartamento moscovita del grande compositore. Ha vinto premi, riconoscimenti e borse di studio. Nel 2004 ha vinto la XIV edizione del Concorso Nazionale della Società Umanitaria di Milano, tra tutti i musicisti dei Conservatori italiani e le è stata offerta la possibilità di incidere un CD (Sarx Records), su musiche di Schumann. Martina Frezzotti è stata una dei 4 italiani in gara al Concorso Internazionale "F. Chopin" di Varsavia, nel 2015, e lo stesso anno è stata invitata dall’etichetta discografica Nippon Acoustic Records di Tokyo, per incidere un CD di musica da camera di compositori italiani contemporanei, in ensemble con il trombettista Ottaviano Cristofoli. Il 2019 vedrà due suoi dischi solistici (Brilliant Classic) con una monografia della compositrice Fanny Hensel-Mendelssohn e un doppio CD con tutta l'opera pianistica di Ivan Karabyts, compositore novecentesco ucraino (Toccata Classic); e vedrà anche la giovane pianista friulana impegnata nell'esecuzione dell'Integrale di Ballate e Mazurke di Chopin e del “Clavicembalo Ben Temperato” di Bach. Da quest'anno suona regolarmente e con grande orgoglio per il progetto "Donatori di Musica", la rete di musicisti, medici e volontari, nata nel 2009 per realizzare e coordinare stagioni di concerti negli ospedali.

PROSSIMI CONCERTIPalermo Classica chiuderà i battenti di questa stagione invernale,  il 7 aprile, con l’amatissima Primavera Shima, vera beniamina del pubblico di Palermo Classica. La stagione estiva inizierà il 27 luglio alla GAM, a breve saranno proposti gli abbonamenti presso la sede dell’Accademia Palermo Classica in via Paolo Paternostro, 94; online su CiaoTickets.com. Info: 091.332208 | 366.4226337 | www.palermoclassica.it.

Martina Frezzotti


China Art Now Xu De Qi Zhang Hong Mei Palermo Cina

China Art Now: l’occhio degli artisti contemporanei

CHINA ART NOW: l’occhio degli artisti contemporanei

Le figure pop di Xu De Qi e le sculture di  Zhang Hongmei

 

PALERMO | Palazzo Sant’Elia | fino al 29 marzo

Xu De Qi, Underglaze Blue Girl (2019), olio su tela

Un occhio approfondito e curioso sulle nuove strade dell’arte in Cina e sugli artisti di ultimissima generazione. Che si scoprono molto molto pop. La visita del presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping a Palermo, offre una ghiotta occasione per prendere contatto con l’arte contemporanea della Cina, ma è anche un’anteprima della grande mostra che sarà ospitata dall’VIII Settimana delle Culture – dall’11 al 19 maggio - nei locali di Fondazione Sant’Elia. Intanto questo primo assaggio: CHINA ART NOW è ospitata nella Cavallerizza di Palazzo Sant’Elia. Racchiude sia le accattivanti “Fish Girl” di uno dei maestri del pop cinese come Xu De Qi; che le sculture che reinventano il passato, di Zhang Hongmei. Inaugurazione, in omaggio al presidente Xi Jinping, alla presenza del sindaco Leoluca Orlando, del presidente di Settimana delle Culture, Bernardo Tortorici di Raffadali, del sovrintendente di Fondazione Sant’Elia, Antonio Ticali e del consigliere Angela Fundarò Mattarella.

 

“Un’occasione per confermare come l'arte sia elemento collante fra i Paesi e i popoli, come Palermo vuole essere capitale delle Culture, nel rispetto di tutte le identità e per l'incontro fra tutte le identità – interviene il sindaco Leoluca Orlando - Questa mostra, pensata già da mesi ma inaugurata oggi in segno di benvenuto al presidente cinese Xi Jinping, dimostra come i curatori della Settimana delle Culture abbiamo colto l'importanza di far conoscere al nostro pubblico una parte importante dell'arte contemporanea cinese e del suo coniugare il legame fra tradizione e innovazione culturale".

“In occasione dell'arrivo in città del presidente Xi Jinping siamo particolarmente felici di offrire questa mostra sugli artisti cinesi, anteprima di una più ampia retrospettiva inserita in Settimana delle Culture, a maggio – spiega Bernardo Tortorici di Raffadali, da pochi mesi a capo della Settimana -. Sarà il nostro benvenuto che conferma il messaggio di una città che accoglie in nome della cultura, capace di trasmettere culture”.

“La mostra testimonia l’impegno della Fondazione Sant’Elia sulla strada del dialogo interculturale – intervengono il sovrintendente Antonio Ticali e il consigliere Angela Mattarella - l’evento anticipa una serie di esposizioni dedicate all’arte ed alla storia di Paesi terzi; le immagini pop degli artisti cinesi vivranno a fianco delle fotografie del Marocco, nella mostra che verrà inaugurata lunedì prossimo alla presenza dell’Ambasciatore marocchino. L’arte a Palermo riflette l’anima, i colori, la lingua della gente che vive la città per esservi nata o per averla scelta come luogo nel quale condurre un’esistenza migliore. Il sincretismo culturale è il suo spirito più autentico che ci sforziamo di raccontare quotidianamente”.

 

La mostra, curata da Giacomo Fanale in collaborazione con il  Commissario estero della Biennale di Pechino Vincenzo Sanfo, è una bi-personale che mette a confronto le pitture pop di Xu De Qi e le sculture di Zhang Hongmei, due dei dieci artisti cinesi, invitati alla grande esposizione di maggio, e presenti anche alla prossima Biennale di Venezia. Gli oli di Xu De Qi ritraggono giovani ragazze cinesi principalmente con occhiali da sole in cui si specchia la realtà della nuova Cina spesso messa a confronto con il suo passato; le sue China Girl sono a volte contornate da pesci rossi che testimoniano la felicità e la fortuna nell’immaginario cinese. Ed è quello che Xu De Qi vuole, trasmettere la felicità e la fortuna di vivere in un momento di grande cambiamento sociale ed economico. Caposcuola di una Pop Art ludica e gioiosa, Xu De Qi vuole trasmettere un messaggio positivo pieno di speranza in un mondo migliore.

Le sculture di Zhang Hongmei cercano invece un confronto tra temi classici – i famosi guerrieri di terracotta dell'Impero Celeste – e una rilettura contemporanea, colorata, irridente, magari mitigata da tessuti, pezze, brandelli. Molto apprezzata nel suo Paese, Zhang Hongmei si è fatta conoscere all’estero per la sua estrema versatilità.

 

Il progetto completo di “CHINA ART NOW“, in programma a maggio nella Settimana delle Culture, permetterà di prendere coscienza di un Paese che riesce a coniugare e far coesistere una tradizione millenaria con le urgenze di una generazione giovanissima che si confronta con l’arte internazionale contemporanea, aprendosi ad una nuova interpretazione anche  su tematiche e tecniche che la cultura occidentale ha già per molti aspetti ampiamente digerito. Una vetrina approfondita, quindi, che permetterà di confrontare le acquisite sperimentazioni di arte contemporanea occidentale, con le nuove tendenze e sperimentazioni, anche le più estreme, che la Cina riesce a mettere addirittura in discussione. La mostra conferma Palermo centro d’arte internazionale, espressione di Culture.

 

testo e immagini da Ufficio stampa Settimana delle Culture

 

XU DE QI

Xu De Qi, Fish Girl (2019), olio su tela

XU DE QI è nato nel 1964 a Jinan (Shandong, Cina), ha studiato presso l'accademia Cinese Centrale di Belle Arti e all'Università dello Shandong Normal, dove insegna dal 1991. E' stato invitato ad esporre in diverse città europee come Berlino e Parigi, Roma e Torino, ha partecipato alla II Biennale di Sabbioneta (2010). Nel 2011 a Miami ha portato alla Kavachnina Art Gallery la sua personale “China flower”. Lo stesso anno ha esposto presso il Consolato Italiano a Shanghai e a Città del Messico alla Sebastian Foundation. Nel 2012 partecipa alla “2012 London Olympic Fine Arts”, collettiva che Londra organizza in occasione dei Giochi Olimpici. Nel 2014 XU DE QI è il protagonista a Jinan  di “New works” alla He He Art Gallery, “Color of China” alla National Art Museum di Hohot. Partecipa all’ “Art Paris Art Fair” al Grand Palais di Parigi e alle mostre “Nuvole di drago” e “China Emotion” alla galleria Laura Peluso a Milano. Nel 2015 ha esposto alla 56° Biennale di Venezia nella collettiva “Friendship Project”, in collaborazione tra la Repubblica di San Marino e la Repubblica Popolare Cinese: durante questa mostra avvia la sua collaborazione con la scultrice cinese Zhang Hongmei con cui nel 2016 firma alla galleria Studiolo di Milano “Xu De Qi e Zhang Hong Mei | Dialoghi sull'arte”. Nel 2017 nella Repubblica di San Marino propone la personale“XU DE QI | Life, faces, memory of China”. Il 2018 inizia con una personale alla Madeinartgallery di Milano; in aprile esporrà una sua installazione al padiglione di Asia Design Week a Milano.

  

ZHANG HONGMEI   

Zhang Hong Mei. Xi'an Warriors (2019),_Lega di bronzo con applicazione di stoffa

Nata nel 1973 in provincia dello Shandong, Peng Lai, Zhang Hongmei si è laureata in Disegno Tessile all’Accademia di Belle Arti dello Shangdong, poi ha seguito un corso presso la Tsinghua University, a Beijing. Insegna ed espone, vive e lavora a Jinan. Il suo debutto nel mondo dell’arte è stato nel 2000, quando i suoi lavori “Barchetta” e “Tessuti” vengono selezionati ed esposti alla “Biennale d'arte internazionale della Tappezzeria” di Pechino. Artista completa e versatile, docente di disegno tessile e vicedirettrice del dipartimento presso la Shandong University, oltre ai dipinti realizza sculture, ceramiche e tessuti.   La sua intensa attività espositiva comprende mostre e collaborazioni negli Stati Uniti, nel centro e sud America e, in Europa, al Centre Pompidou di Parigi (2012), all'Istituto Culturale Cinese di Berlino (2012), a quello di Madrid (2013), e alla Biennale di Venezia (2015) nell'ambito del “Friendship Project China” promosso dalla Repubblica di San Marino.  Nell’ultimo anno ha esposto i suoi “Urban Colours and Xi’an Warriors”nel cortile del Rettorato, Università di Torino e ha presentato la personale “Mental Landscapes” alla galleria Pirra, a Torino dove ritornava per il secondo anno di seguito. Negli anni precedenti ha esposto allo Shandong Museum di Jinan Shandong; molto presente a Milano nel 2017:alla Made in Art Gallery, al MIA Photo Fair, alla galleria Studiolo, e alla “Scuola Orafa”, oltre ad aver proposto una sua installazione artistica all’Università degli Studi di Torino. E ancora, il 13° GOTHA  Biennale Internazionale di Antiquariato, a Parma, Spring City, “Woman Outstanding female role model of the year”, a Jinan e a Tingzhou, Weifang. Personali e collettive a  Bangkok, Parigi, Madrid, Pechino, Città del Messico. Ha esposto alla 56° Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, Padiglione Nazionale della Repubblica di San Marino, Venezia

 

China Art Now Xu De Qi Zhang Hong Mei Palermo Cina
Xu De Qi, China Girl (2019), olio su tela

 

SCHEDA MOSTRA

CHINA ART NOW #01

Xu De Qi | Zhang Hongmei

a cura di Giacomo Fanale

22 > 29 marzo

Fondazione Sant’Elia

Via Maqueda 81 | Palermo

Vernissage: 22 marzo, ore 17

 

Orari: martedì – domenica

dalle 9.30 alle 18.00

ingresso libero

Organizzazione:

Settimana delle Culture | Fondazione Sant’Elia

Con il supporto di:

Città di Palermo | Città Metropolitana di Palermo

Si ringraziano Diffusione Italia e Arionte Arte contemporanea per i prestiti delle opere

 

 


Stéphanie Elbaz Palermo Classica winter

Palermo Classica winter, domenica 24 marzo con Stéphanie Elbaz

PALERMO CLASSICA winter

PASSIONE E IMPETO | Rachmaninov  Tchaikovsky  Liszt

Domenica 24 marzo | Stéphanie Elbaz

Stéphanie Elbaz Palermo Classica winter

Giovane, ricercata, elegante, una virtuosa d’altri tempi, ma con piglio contemporaneo: la nuova ospite di Palermo Classica è la pianista francese Stéphanie Elbaz che si misurerà con Tchaikovsky, Rachmaninov e Liszt – domenica prossima 24 marzo, alle 19 all’ex oratorio di San Mattia ai Crociferi - in un recital che partirà dalla sensibilità e dalla coscienza di Tchaikovsky, Liszt e Rachmaninov. I tre estratti dalle stagioni – marzo, aprile e giugno – raccolgono l’intimismo descrittivo, la delicatezza espressiva di Tchaikovsky e colorano l’atmosfera di caldi colori, per sciogliersi poi nei Preludi dell’Op. 23 di Rachmaninov – Maestoso il n. 2 e Alla marcia il n. 5 – alternati da un momento musicale, una lirica, desiderio di libertà e movimento. Chiudono il concerto le difficili trascrizioni di Liszt di capolavori ancora attuali, e la rielaborazione di musiche tzigane nella celebre e popolare “Rapsodia Ungherese n. 2”. Stéphanie Elbaz è considerata una delle pochissime giovani virtuose della sua generazioni, formata da anni e anni di studio puntiglioso. E’ esplosa sul panorama internazionale dopo la straordinaria esibizione dal vivo del monumentale concerto per pianoforte di Alkan a Praga, un pezzo di 50 minuti che richiede altissimi livelli di abilità tecnica e una resistenza fisica senza precedenti, tali che lo rendono quasi mai eseguito in diretta. Biglietto: 14,50 euro.

 

Programma concerto

 

Tchaikovsky

Romanza Op. 19

Le Stagioni Op. 37 No. 4"Aprile"

Rachmaninov

Preludio in Si bemolle Maggiore Op. 23 No. 2

Momento Musicale No. 1 Op. 16

Preludio Op. 3 No. 2

Momenti musicali Op. 16 No. 4

Preludio Op. 23 No. 5

Verdi/Liszt

Parafrasi dal Rigoletto S. 434

Schubert/Liszt

Margherita all'Arcolaio  S. 558 No. 8

Liszt

Campanella (Grandi studi di Paganini S. 141 No. 3)

Mendelssohn/Liszt

Sulle Ali del Canto, S. 547

Liszt

Rapsodia Ungherese No. 2

 

Stéphanie Elbaz è riconosciuta dalla critica musicale come "uno dei talenti più straordinari di oggi", in particolare per la sua capacità di fornire interpretazioni altamente poetiche e tecnicamente impressionanti. La sua naturale sensibilità musicale unita a una vita passata dedicata alla padronanza tecnica del pianoforte, le permettono di concentrarsi sul suo scopo principale quando si esibisce in scena, vale a dire di offrire la massima quantità possibile di emozione e passione al suo pubblico. Stéphanie ha dedicato molti anni a perfezionare la più ampia e ricca gamma di colori sonori attraverso un vasto programma accademico, in sei tra i più prestigiosi conservatori in Francia, Belgio, Olanda e Austria. Ha ottenuto un Bachelor, un Master e un Postmaster in pianoforte, due medaglie d'oro al pianoforte e tre gradi di specializzazione post-laurea, ogni volta con il massimo dei voti. Da pianista, ha viaggiato regolarmente in Germania e in Austria per concerti e registrazioni.

 

Si è esibita al Mozarteum di Salisburgo, al Liechtenstein Palace a Praga, al De Doelen a Rotterdam, alla Alfred Cortot Hall a Parigi, al Sao Luiz Theatre a Lisbona, al Palazzo Ducale in Toscana, così come in festival internazionali, e come solista ha collaborato con l'Orchestra di Rotterdam; è membro di un trio internazionale a Monaco e sta preparando una registrazione a Roma con Andersen Viana, importante compositore brasiliano.

 

Un grande balzo in avanti è stata la  straordinaria esibizione dal vivo del monumentale concerto per pianoforte di Alkan a Praga. Questo pezzo da 50 minuti richiede livelli di abilità tecnica e resistenza fisica senza precedenti, che lo rendono quasi mai eseguito in diretta. Stéphanie è testimonial di un marchio di lusso per pianoforti, per il quale sarà l'ambasciatrice mondiale per i prossimi anni.

 

PROSSIMI CONCERTIPalermo Classica è arrivata al suo penultimo appuntamento:domenica 31 marzo toccherà infatti alla pianista giapponese Anna Kurasawa impegnata sui tempi di “Passione e Impeto”. Gran finale, il 7 aprile, con l’amatissima australiana Primavera Shima, vera beniamina del pubblico di Palermo Classica. I biglietti (da 8 a 14,50 euro) si acquistano presso l'Accademia Palermo Classica in via Paolo Paternostro, 94; online su CiaoTickets.com; la sera stessa del concerto alla chiesa di San Mattia dei Crociferi. Info: 091.332208 | 366.4226337 | www.palermoclassica.it. Ufficio stampa | Simonetta Trovato – 333.5289457

 

PROGRAMMA WINTER SEASON PALERMO CLASSICA 2018/2019

31 marzo, ore 19

Anna Kurasawa, piano

 

Tchaikovsky

Album per Infanti  Op. 39

Liszt

Rapsodia Spagnola S. 254

Rachmaninov

Quadri-studio Op. 39 No.1,2,3,4,5,9

 

7 aprile, ore 19

Primavera Shima, piano

 

Rachmaninov

Variazioni Corelli Op. 42

Liszt

Ballata No. 2

Tchaikovsky

Dumka | Wagner/Liszt - Tannhauser