"Divina Archeologia": anche il MANN celebra Dante

Giovedì 25 marzo il MANN celebra Dante con un’anteprima digitale della mostra "Divina Archeologia".

Alle 8,30 del Dantedì sui canali social Instagram e Facebook del Museo Archeologico di Napoli i visitatori saranno guidati digitalmente alla scoperta di alcune delle opere pensate per l’esposizione dedicata alla “Mitologia della Divina Commedia”. La mostra sarà inaugurata il prossimo 14 settembre, anniversario della morte del Sommo poeta, e sarà visitabile fino a marzo 2022.

DANTE E IL MANN

Nelle terzine della Commedia, Dante incontra numerosi eroi e personaggi storici della classicità. Frutto della formazione e della cultura del poeta, molti di questi miti ed eventi dell’antichità trovano riferimenti iconografici nelle opere custodite al MANN.

Pochi sanno che lo stesso Dante è raffigurato in veste purpurea e coronato di alloro in una delle volte del Museo Archeologico napoletano. Dipinto tra fine XIX e inizi XX secolo da Paolo Vetri, il ritratto di Dante celebra la poesia negli ambienti dei Culti Orientali, dove si distinguono immagini allegoriche di Muse e lirici.

Divina Archeologia
Scultura marmorea di Diomede proveniente da Cuma. Foto: Luigi Spina

La mostra al MANN vuole sottolineare inoltre il legame intenso tra Virgilio, celebre guida di Dante nell’oltretomba, e il territorio partenopeo. Nei celebri versi del libro VI dell’Eneide, il poeta colloca nei pressi del Lago d’Averno l’ingresso agli Inferi: Spelunca alta fuit vastoque immanis hiatu, scrupea, tuta lacu nigro nemorumque tenebris” (“Vi era una grotta profonda e immensa per la sua vasta apertura, rocciosa, protetta da un nero lago e dalle tenebre dei boschi”).

Quanto questa immagine di "boschi tenebrosi" abbia potuto influenzare la creazione letteraria della “selva oscura” è facilmente intuibile! Il legame tra Virgilio e la popolazione napoletana è molto antico e risale a ben prima di San Gennaro.

Infatti, a Napoli Vergilius era considerato un patrono della città alla stregua della vergine Partenope. In età medievale la figura del poeta mantovano è associata a numerose legende, come quella dell’uovo nelle viscere del Castello da cui prende il nome, e si connota di un’aurea magica ed esoterica. Anche i suoi resti e il sepolcro che il custodisce divennero per i napoletani potenti protettori contro invasioni e calamità.

DIVINA ARCHEOLOGIA

Simbolo dell’evento è la scultura marmorea di Diomede, proveniente dagli scavi cumani. L’astuto eroe greco aiutò coraggiosamente Ulisse a trafugare il Palladio, e per questo furto e per la capacità di ordire inganni entrambi furono inseriti da Dante tra i fraudolenti dell’Ottava Bolgia infernale (Inferno, XXVI).

Il più celebre degli inganni del re di Itaca resta ad ogni modo l’escamotage del cavallo di Troia, raffigurato in un affresco proveniente da Pompei e in mostra nel percorso. La scena ritrae il momento in cui i troiani ignari dell’imminente pericolo, trasportano il cavallo di legno all’interno delle mura della città, condannandola così alla distruzione.

Divina Archeologia
Ulisse. Foto: Luigi Spina

Altro ricorrente eroe della Commedia è Achille, collocato nel girone dei Lussuriosi. Saranno in mostra due affreschi che ritraggono due famosi episodi della vita del Pelide. Il primo, “Achille a Sciro”, proveniente dalla Casa dei Dioscuri di Pompei, raffigura l’episodio in cui l’eroe viene smascherato da Ulisse mentre si trova alla corte di Licomede.

Achille fu inviato qui dalla madre Teti, perché una profezia aveva decretato che se fosse partito per la battaglia di Troia vi avrebbe trovato la morte. Così l’eroe adolescente, si travestì con abiti femminili nascondendosi tra le dodici figlie del re di Sciro.

Ulisse, inviato da Agamennone a reclutare il semidio, pensò ad un astuto stratagemma per identificare Achille travestito: donò alle figlie di Licomede dei gioielli ed una spada, facendo loro scegliere il dono che preferivano. Mentre le dodici fanciulle scelsero i preziosi gioielli, Achille impugnò la spada rivelandosi ai presenti.

Divina Archeologia
Achille a Sciro. Foto: Museo Archeologico Napoli

Il secondo affresco, proveniente da Ercolano, ritrae un’altra immagine dell’adolescenza del Pelide. Egli è raffigurato mentre apprende l’arte della lira guidato dal suo maestro, il centauro Chirone, citato anch’egli nel XII canto dell’Inferno dantesco.

Divina Archeologia
Achille e il centauro Chirone nella basilica di Ercolano. Foto: Giorgio Albano

Questi primi celebri personaggi sono solo alcuni dei protagonisti dell’esposizione Divina Archeologia, un dialogo tra mitologia, archeologia e letteratura che condurrà il visitatore in un viaggio suggestivo tra i reperti del MANN e le terzine di Dante.


Neapolis Partenope

Neapolis: la città del sole e di Partenope

Com’è noto, la città di Napoli fu fondata intorno al 470 a.C. da coloni greci di Cuma e chiamata  Neapolis ("città nuova") per distinguerla da Palaepolis (o Parthenope, latino per Partenope). Quest'ultima era il primo nucleo insediativo risalente all'VIII secolo a.C., che sorgeva sulla collina di Pizzofalcone. L’impianto stradale, tuttora leggibile nel tessuto urbano di Napoli, anticipa la rigorosa griglia ortogonale attribuita all’architetto Ippodamo da Mileto.

Tre sono le strade principali, in direzione nord-sud, dette plateiai; e ventuno quelle minori, in direzione est-ovest, chiamate stenopoi. Per convenzione oggi si fa riferimento alla dizione romana di decumani e cardini.

Il decumano superiore è via dell’Anticaglia (che prende il nome dalle strutture ad arco in laterizio di rinforzo alla "cavea" del teatro romano); il decumano maggiore è via dei Tribunali (lungo il quale sorgeva l’agorà, in corrispondenza di piazza San Gaetano); il decumano inferiore, che “spacca” il cuore della città in due, è appunto Spaccanapoli.
Tra i cardini principali vi sono via San Gregorio Armeno (nota come la via dei presepi) e via Duomo.

Alessandro Baratta, Fidelissimae urbis neapolitanae cum omnibus viis accurata et nova delineatio aeditam in luce ab Alexandro Baratta MDCXXVIIII (1629). Immagine in pubblico dominio

Il centro storico di Napoli, riconosciuto nel 1995 quale Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, rappresenta dunque un rarissimo caso di stratificazione storica, culturale e materiale senza soluzione di continuità per oltre due millenni.

Neapolis Partenope
Napoli dal Belvedere San Martino. Foto di Raffaele Bruno Pinto

Un recente studio archeoastronomico dal titolo “The city of the sun and Parthenope: classical astronomy and the planning of Neapolis, Magna Graecia” pubblicato sul Journal of Historical Geography da Nicola Scafetta e Adriano Mazzarella (entrambi docenti presso il Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse DISTAR dell’Università di Napoli Federico II), indaga su quali potrebbero essere le ispirazioni cosmologiche e religiose per l’impianto urbanistico della città di Neapolis.

Lo studio dimostrerebbe che l'orientamento e le proporzioni della rete viaria dell'antica Neapolis furono scelte in modo che potesse essere riconosciuta come la città di Helios/Apollo (dio greco del sole) e di Partenope (mitica sirena che divenne il simbolo della città).

Fonte d’ispirazione per l’impianto urbanistico è la cosmologia di Pitagora, basata sull'armonia della sezione aurea.

Le proporzioni geometriche tra le strade e la cinta delle mura urbiche sono quindi determinate dalla sezione aurea che è legata al numero dieci, al decagono e al pentagono, tutti simboli sacri pitagorici.

Colonna corinzia dalla facciata della Basilica di San Paolo Maggiore. Foto IlSistemone, CC BY-SA 3.0

Dieci sono i settori formati dall'intersezione dei cardini con il quadrato centrale.  Il fulcro di questo sistema cade nel tempio dei Dioscuri (sul quale sorge alla fine del XVI e la prima metà del XVII secolo la basilica di San Paolo Maggiore in piazza San Gaetano). Quest’area, che misura 2x2 stadi greci (1 stadio corrisponde a circa 190 m), è delimitata dai decumani superiore e inferiore e dai cardini di via Atri e via Duomo. Inoltre, è ruotata rispetto agli assi cardinali di circa un sedicesimo di cerchio e la stella a sedici raggi rappresentava tra i Greci il sole e il dio Apollo.

Il decagono (la stella a dieci punte) è la figura iscritta in un cerchio di raggio pari al doppio della sezione aurea.

Il pentagono, come il decagono, è definito dall’angolo di 36° (l’angolo aureo), che è anche la frazione d’arco dei dieci settori del grande decagono che caratterizza la geometria della città.

 

Le geometrie pitagoriche riconoscibili nella trama urbana del centro antico di Napoli (fonte: unina.it)

Queste geometrie erano ispirate ai percorsi del sole osservabili dalla città di Neapolis ai solstizi: il 21 dicembre il sole sorgeva sopra i monti Lattari a 36° sud-est, mentre il 21 giugno, appariva 36° sopra il punto d'est.

Inoltre, all’alba e al tramonto degli equinozi, era possibile assistere ad una sorta di spettacolo di luci che coinvolgeva il sole, il complesso vulcanico del Somma-Vesuvio, la collina di Sant'Elmo, le costellazioni della Vergine e dell'Aquila (legate al culto di Partenope come dea e sirena) e del Toro (che richiamava il culto del Sebeto, il fiume divinizzato di Neapolis).

Fonti dirette di questo studio sono state le monete antiche di Neapolis mostranti Partenope, un toro ed una dea alata in posizioni che richiamano il sorgere del sole sopra il Vesuvio durante gli equinozi di autunno. Il questo particolare momento dell'anno il sole si trovava nel segno della Vergine, che in greco è detto Parthenos da cui deriva il nome Partenope.

Napoli è dunque città del sole, la città di Partenope.