Petite Maman

Petite Maman. Una favola contemporanea

Céline Sciamma è tornata con un nuovo film, dal titolo Petite Maman, arrivato in Italia grazie alla Teodora Film. La pellicola, presentata durante la 71esima edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino, è già un enorme successo di critica.

La regista ha presentato il suo nuovo film presso il Teatro Cinema Galliera a Bologna in data 21 ottobre ed ha risposto a molte domande del pubblico.

Petite Maman
La locandina del film Petite Maman di Céline Sciamma, una produzione Lilies Films, distribuito in Italia da Teodora Film e MUBI

 

Petite Maman: la trama

Nelly (Joséphine Sanz) è una bimba di otto anni che sta affrontando un periodo della vita particolare, ovvero l'elaborazione del lutto della nonna. La madre di Nelly (Nina Maurisse) decide di tornare nella casa appartenuta alla madre defunta per portare via le ultime cose e chiudere quel capitolo della propria vita. La famiglia raggiunge la casa in campagna e si sistema al suo interno. Tuttavia, a causa dell'enorme dolore, la madre di Nelly decide di tornare in città lasciando la piccola con suo padre (Stéphane Varupenne). Costretta a giocare da sola, Nelly si avventura nel bosco alla ricerca di una casetta in legno costruita dalla madre quando era bambina. In quel momento Nelly incontrerà Marion (Gabrielle Sanz) una bimba della sua stessa età molto simile a lei.

Joséphine e Gabrielle Sanz. Foto ©Lilies Films

 

Il tema della memoria

https://www.classicult.it/ritratto-della-giovane-in-fiamme-gli-sguardi-di-orfeo-ed-euridice/

Dopo l'enorme successo di Ritratto delle giovane in fiamme, Céline Sciamma ci propone un'opera di breve durata (72 minuti) e più semplice. Tuttavia, non bisogna lasciarsi ingannare dalla "semplicità" del film, poiché proprio le opere più semplici sono quelle che arrivano prima al pubblico e sono pregne di significato. Analizzando la filmografia della regista francese, notiamo che il tema del tempo è sempre stato presente.

Alla temporalità, dopo Ritratto della giovane in fiamme, si è aggiunto il tema del ricordo e della memoria. Unendo questi due componenti riusciamo a penetrare l'animo di Petite Maman che dà libero sfoggio di queste due tematiche.

Il tempo, qui inteso con la chiave di lettura del realismo magico, è un tempo presente costante, poiché quello che si potrebbe intendere come "passato", in realtà, passato non è. Lo spettatore si lascia trasportare all'interno della magia senza aggrapparsi alla razionalità ottusa del mondo degli adulti.

Gabrielle e Joséphine Sanz. Foto ©Lilies Films

La memoria, con i suoi rimpianti e i suoi ricordi, è la seconda protagonista del film. I ricordi di infanzia della madre, che prendono vita una volta tornata nella casa della propria infanzia, aiuteranno Nelly a comprendere meglio chi sia sua madre e chi, in un certo senso, era stata sua nonna. La memoria, quindi, funge anche da elemento genealogico, ovvero la possibilità per Nelly di confrontarsi con le donne della propria vita.

 

Petite Maman: la regia

Dal punto di vista registico, troviamo lo stesso rigore di Ritratto della giovane in fiamme. Di fatti anche per questo film troviamo Claire Mathon a dirigere la fotografia e i tratti comuni con il suo predecessore sono ben visibili. Le camminate nel bosco in cui Nelly scruta Marion, i campi interi sulla natura autunnale e la presenza di specchi. La Sciamma, quindi, crea un'opera in perfetto equilibrio con ciò che è la sua filmografia.

La regista francese torna a parlare dei più giovani, tema a lei molto caro e che riguarda la maggior parte dei suoi lavori. I giovani visti non con la percezione di un adulto, bensì con la percezione di qualcuno della loro stessa età. La Sciamma non è l'adulto giudicante dietro la macchina da presa e non è nemmeno l'educatore. Questo elemento viene mostrato egregiamente con la scelta registica di mettere la macchina da presa alla stessa altezza della piccola protagonista, per rimarcare ulteriormente che il punto di vista che ci interessa è quello di Nelly.

Petite Maman
Joséphine e Gabrielle Sanz. Foto ©Lilies Films

 

L'incontro

La proiezione presso il Cinema Teatro Galliera è stata un grande successo che ha permesso alla sala di raggiungere il sold out!

Céline Sciamma è entrata in scena dopo la proiezione del film per dialogare prima con Federica Fabbiani e Chiara Zanini curatrici del libro Architetture del desiderio. Il cinema di Cèline Sciamma e poi con le persone presenti in sala. Rispondendo più volte in italiano, Céline ha discusso sulla tematica del tempo ed ha affermato che lavorare con i bambini non è impossibile come spesso viene riferito da molti set "vengo da un paese in cui la gente è più felice di vedere un cane che di incontrare un bambino" ha esordito la regista. Scopriamo anche che il montaggio del film ha avuto breve durata (appena 10 giorni) poiché il film era stato scritto per essere montato e, proprio grazie al montaggio, la Sciamma ha scoperto che la bimba non dorme mai nel film.

Joséphine e Gabrielle Sanz. Foto ©Lilies Films

Durante il dialogo con il pubblico, un ragazzo ha avuto il coraggio di chiedere alla regista una domanda che ci frulla in testa da due anni: la scena finale di Ritratto della giovane in fiamme è un omaggio al finale di Call me by your name  di Luca Guadagnino? La risposta è stata un NO accompagnato da una risata, poiché il film citato pare non essere per niente piaciuto alla regista "cosa c'è di romantico a farsi chiamare con il nome dell'altro?" Ci ha chiesto Céline. Infine, le è stato chiesto quale sia il suo rapporto con lo Studio Ghibli. La Sciamma ha risposto che i film di Miyazaki sono sempre stati per lei una grande influenza e ha voluto specificare come i "cartoni" dello Studio Ghibli non vengono mai definiti dei film solo per bambini.

L'incontro è terminato con una chiacchierata avvenuta nel cortile del cinema, in cui Céline Sciamma si è fermata con i ragazzi presenti durante la proiezione per firmare autografi e per conoscere meglio i suoi spettatori.

 

Petite Maman
La locandina per la Francia del film Petite Maman di Céline Sciamma, una produzione Lilies Films, immagine da Pyramide Films Distribution

Ove non indicato diversamente, materiale stampa da Pyramide Films Distribution.


Premio IILA Cinema Cine

Premio IILA - Cinema: premiazione dei vincitori della prima edizione

Domenica 24 ottobre, presso la Casa del Cinema, proiezione e premiazione dei 

vincitori della prima edizione del 

Premio IILA - Cinema

Premio IILA Cinema

Domenica 24 ottobre presso la Casa del Cinema di Roma, nell’ambito del programma “Risonanze”, una specifica rassegna della prestigiosa Festa del Cinema di Roma, l’IILA - Organizzazione internazionale italo-latino americana presenta i film vincitori del Premio IILA - Cinema, un progetto realizzato con il contributo del Ministero degli Esteri e Cooperazione Internazionale italiano, in collaborazione con Fondazione Cinema per Roma e Festa del Cinema di Roma, rivolto a divulgare la nuova cinematografia latinoamericana presso il pubblico e presso gli operatori dell’industria cinematografica italiana ed europea.

Con questo Premio, alla sua prima edizione, l’IILA vuole dunque offrire un riconoscimento alla creatività dei giovani registi latinoamericani e incentivare la produzione di nuove opere, con la ulteriore finalità di contribuire alla riattivazione dell’industria cinematografica, uno dei settori più duramente colpiti dalla pandemia.

Una giuria d’eccezione, presieduta da Felice Laudadio (già Direttore della Mostra del Cinema di Venezia e Presidente della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia  Italia) e composta da Esteban Ferrari (Presidente FEISAL - Federación de Escuelas de Imagen y Sonido de América Latina - Argentina), Eleonora Loner (regista - Brasile), Daniela Michel (Direttrice Festival de Morelia – Messico), Giorgio Gosetti (Direttore Casa del Cinema, Italia) e Giovanna Taviani (regista, Fondatrice del Salina Doc Fest - Italia), ha scelto i film vincitori della 1° edizione del Premio IILA - Cinema, che saranno proiettati nella Sala Deluxe, in lingua originale con sottotitoli in italiano, secondo il seguente programma:

Ore 16.30 - Categoria Innovazione:

Terranova, vincitore, Alejandro Alonso Estrella (Cuba)

Ore 18.00 - Categoria Documentari:

Danza combate, vincitore, Camila Daniela Rey (Argentina)

Pàttàki, menzione d’onore, Everlane Moraes Santos (Brasile/Cuba)

Ore 20.00 – Cerimonia di premiazione delle opere selezionate

Ore 20.30 - Categoria Fiction:

Años luz, vincitore, Joaquín Mauad (Uruguay)

Acordes, menzione d’onore, José Antonio de la Torre Vega (Messico)

Acordes Premio IILA Cinema

Nel corso della serata la Segretario Generale dell’IILA Antonella Cavallari procederà alla premiazione dei vincitori delle categorie Innovazione, Documentari e Fiction che, a causa delle attuali restrizioni sanitarie, assisteranno on-line alla cerimonia, alla presenza degli ambasciatori di vari paesi della Regione. I registi premiati viaggeranno in primavera a Roma, come previsto dal Premio, per partecipare ad una serie di incontri organizzati dall'IILA con professionisti e studenti di cinema, definiti in base al profilo e agli interessi di ciascuno dei vincitori.

Modalità di accesso

Ai sensi del decreto n.105 del 23 luglio l’accesso è consentito ai soggetti muniti di certificazione verde COVID-19 (Green Pass) e di documento di identità. L’ingresso alle sale gratuito e subordinato alla prenotazione da effettuare presso la portineria a partire da un’ora prima dell’inizio. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Premio IILA CinemaTesto e immagini dall'Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura


terza XI Rassegna Licodia

Terza giornata per la XI Edizione della Rassegna di Licodia Eubea

Terza giornata per la XI Edizione della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea

https://www.classicult.it/etiopia-lontano-lungo-il-fiume/

È stato il film di Lucio Rosa, Etiopia. “Lontano” lungo il fiume ad aprire la terza giornata del Festival documentaristico di Licodia Eubea. Il film, presentato in prima regionale, racconta di un’Africa profonda, nel sud della valle dell’Omo, in cui il tempo resta sospeso e si cela nel lungo passato, dal quale emergono tracce ancora vivide.

terza XI Rassegna Licodia
Terza giornata per la XI Edizione della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea. Alessandra Cilio (direttore artistico), Dionysia Kopana (regista) e Vincenzo Palmieri (traduttore)

https://www.classicult.it/the-trace-of-time/

Il pomeriggio di sabato 16 è continuato con la proiezione di The trace of time, della regista greca Dionysia Kopana, che ha presentato personalmente il film, proposto in prima nazionale e dedicato al tempo, alla memoria e alla nostalgia, in cui la bellezza dell’archeologia e dello scavo rivivono attraverso il ricordo postumo di Yannis Sakellarakis.

https://www.classicult.it/ecco-che-cominciamo-a-dipinger-con-la-pietra/

L’ultimo film della sessione pomeridiana di Cinema e archeologia è stato Ecco che cominciamo a dipinger con la pietra di Massimo D’Alessandro, prodotto dal Parco archeologico di Ostia, che racconta il complesso lavoro di restauro eseguito su un mosaico pavimentale delle terme di Portus, tra Roma e Ostia.

https://www.classicult.it/songs-of-the-water-spirits/

La sessione serale è stata, invece, dedicata a Cinema e antropologia, con la proiezione di Songs of the Water Spirits, di Nicolò Bongiorno, che ritorna a Licodia dopo aver vinto la IX edizione del Festival, con un racconto sulla regione indiana del Ladakh e sul percorso di rigenerazione culturale che il territorio sta affrontando, tra il richiamo di una tradizione arcana e quello di uno sviluppo rampante, che rischia di minacciare l’ambiente e di snaturare gli abitanti.

Nicolò Bongiorno (regista)

Durante il pomeriggio, si è svolta anche la prima delle performance dell’attrice Margherita Peluso e della scultrice Pamela Vindigni, in piazza Stefania Noce, che si lega al progetto Madre Terra, Natura-Naturans. Tra materia, immagine e corpo, di cui fa parte anche la mostra fotografica di Andrea Iran e Giuseppe La Rosa, esposta da giovedì presso i locali del Museo Etnoantropologico “P. Angelo Coniglione”. Il progetto si ispira alla concezione della Grande Madre, intesa come energia creatrice della natura e degli uomini, che ha assunto nomi diversi al cambiare delle culture e dei tempi. Le performance, previste anche per domenica mattina alle ore 10 al Castello Santapau, combinano materia e corpo in azione, mettendo a contatto l’uomo e la natura.

terza XI Rassegna Licodia
Margherita Peluso (attrice e performer), Pamela Vindigni (scultrice)

La Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica, con la direzione artistica di Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, ha il sostegno della Regione Siciliana, Assessorato Turismo, Sport e Spettacolo - Sicilia Film Commission, nell'ambito del Programma Sensi Contemporanei e del Comune di Licodia Eubea.

Testo e foto dall'Ufficio Stampa della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea.


La scuola cattolica

La scuola cattolica: il film con la trama sbagliata

La scuola cattolica è il titolo del nuovo film di Stefano Mordini, tratto dall'omonimo libro di Edoardo Albinati. La pellicola, presentata presso la 78esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, puntò la propria campagna pubblicitaria su quella che, in definitiva, è una sottotrama: il massacro del Circeo.

La scuola cattolica
La scuola cattolica, una produzione Warner Bros, Entertainment Italia e Picomedia

 

La storia

Il film inizia presentandoci colui che sarà il filo conduttore dell'intera narrazione: Edoardo Albinati (Emanuele Maria Di Stefano). Ci troviamo nella Roma del 1975. Un anno il 1975 noto per due atrici delitti: l'omicidio di Pier Paolo Pasolini e il Massacro del Circeo. Edoardo frequenta un istituto cattolico maschile (Il San Leone Magno) ed è circondato da compagni di classe ricchi di famiglia. I pariolini (nome affibbiato ai ragazzi che vivono nel ricco quartiere Parioli, sono il perno centrale su cui si concentra la narrazione di Edoardo.

Per raccontare, Mordini decide di optare per la voce fuori campo. Al San Leone Magno troviamo anche Salvatore Izzo (Leonardo Ragazzini) fratello minore di Angelo Izzo (Luca Vergoni) e altri adolescenti fragili figli di una borghesia che ha perso il fascino tanto decantato da Bunuel un paio d'anni prima.

Il film pare voler seguire due binari narrativi. Da una parte scopriamo l'educazione ricevuta dagli adolescenti presso l'Istituto San Leone Magno e dall'altra ci scontriamo con personaggi di contorno come Gianni Guido (Francesco Cavallo) e Andrea Ghira (Giulio Pranno) seguiti da Donatella Colasanti (Benedetta Porcaroli) e Rosaria Lopez (Federica Torchetti). Questi due binari, secondo l'intento iniziale del regista, dovrebbero condurci verso quello che fu il Massacro del Circeo.

La scuola cattolica
La scuola cattolica, una produzione Warner Bros, Entertainment Italia e Picomedia

 

La cronaca

La cronaca nera dell'epoca, descrisse il massacro del Circeo come uno degli omicidi più efferati del Novecento italiano. Le immagini di Donatella mentre cerca di abbandonare il cofano dell'auto degli aguzzini, fa parte della storia italiana contemporanea. A commettere il reato furono Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira. Rosaria Lopez, purtroppo, fu brutalmente uccisa e la Colasante si salvò fingendo la sua morte e restando in silenzio assoluto mentre i ragazzi riportavano l'auto di famiglia dal Circeo a Roma. L'impatto mediatico e giuridico di questa cupa pagina di storia, risiede in quella che fu una vera e propria rivoluzione. Difatti, dopo la condanna in primo grado per gli imputati, la Stato Italiano decise di aprire una riflessione riguardo al concetto di violenza carnale.

Nel 1975 i giovani erano vicini ai movimenti neofascisti, i tre aguzzini del Circeo si dichiaravano fascisti e camerati.
Secondo quanto raccontato da Donatella, stuprarono e torturano le due ragazze in quanto donne (quindi ritenute inferiori) e in quanto appartenenti ad una classe sociale inferiore (Donatella e Rosaria erano due "borgatare").

Tuttavia, per motivi non particolarmente convincenti, Stefano Mordini decide di eliminare tutto il background politico, rileggendo l'azione del massacro del Circeo a suo modo, ovvero puntando il dito verso un certo tipo di educazione ricevuta.

La locandina del film La scuola cattolica, una produzione Warner Bros, Entertainment Italia e Picomedia

La scuola cattolica: confusione e mancanze

La regia di Mordini, per quanto virtuosa ed un'unita ad una squisita fotografia, non riesce a penetrare l'animo di ciò che realmente fu il massacro del Circeo. E tutto ciò perché, come si evince nel libro di Albinati, il massacro del Circeo NON è l'elemento principale della storia. I due binari su cui si basa la narrazione cozzano continuamente tra di loro. Non riusciamo ad entrare pienamente nella vite di Edoardo e dei suoi compagni come - ahinoi - non riusciamo nemmeno a comprendere quale sia il ruolo di Izzo e degli altri.
Sarebbero il braccio armato dell'educazione sessista ricevuta? Il risultato di un'educazione parentale disattente e menefreghista?

Questi quesiti, tuttavia, creano un secondo ed enorme problema: anche se la produzione ha stigmatizzato "una censura operata su un film che denuncia la violenza sulle donne", più volte il film pare quasi giustificare la carneficina fatta al Circeo.

Il regista Stefano Mordini ha così ribattuto sul punto:

“Nella motivazione della commissione censura si lamenta il fatto che le vittime e i carnefici siano equiparati, con particolare riferimento a una lezione di un professore di religione, ma questo è esattamente il contrario di quello che racconta il film, e cioè che, provenendo dalla stessa cultura, è sempre possibile compiere una scelta e non deviare verso il male. Una delle due vittime, all’epoca, era minorenne e il nostro è un film di adolescenti interpretato da adolescenti. Trovo assurdo che oggi si vieti ai ragazzi anche solo di vedere, attraverso un libero mezzo di espressione, quello che due ragazze come loro anni fa hanno subito, questo atto censorio priva una generazione di una possibile presa di coscienza che potrebbe essere loro utile per difendersi da quella violenza spesso protagonista nella nostra cronaca.
E questo perché alcune delle ragioni di quella tragedia sono purtroppo ancora attuali.”

Come abbiamo letto ovunque, La scuola cattolica è un film vietato ai minori di 18 anni. In molti si sono chiesti il perché di questo divieto, pensando che forse la scena del Massacro fosse stata resa con eccesiva crudezza. Il divieto non è stato imposto per la violenza, bensì per una lezione in cui Golgota (Fabrizio Giufini) analizza un dipinto in cui Gesù viene flagellato. Golgota afferma che Gesù sia responsabile di tale azione quanto i suoi aguzzini. Risulta palese, quindi, che l'intento metaforico dietro questa affermazione sia quello di traslare la figura di Gesù sulle due giovani e quella dei flagellatori sui rampolli/aguzzini. Per tale motivo (e non per una questione religiosa) il film è stato vietato ai minori, poiché la sua riflessione è ritenuta alquanto ambigua.

Sfortunatamente, per quanto sicuramente l'intento di Mordini non sia quello di benedire i tre assassini, il suo film pare dirci le stesse parole di Golgota: "Per subire il male ci sarà pure bisogno di qualcuno che lo commetta". Peccato che il massacro del Circeo non fu solo un atto nato dal "male" ma figlio di un contesto sociale e politico ben più complesso rispetto a quello presentato nel film. La scelte di estromettere il movente politico e le condizioni psichiatriche dei tre uccisori, non fanno altro che incrementare il senso di parità che si vuol creare tra vittima e carnefice. Tutto ciò, oltre a non ricostruire la cronaca del tempo, risulta essere un messaggio pericoloso, specialmente in un clima come il nostro dove i femminicidi sono all'ordine del giorno.


seconda giornata XI Edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea

Seconda giornata della XI Edizione della Rassegna di Licodia Eubea

Seconda giornata della XI Edizione della Rassegna di Licodia Eubea

La seconda giornata della XI Edizione della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica, si è aperta con la sezione Ragazzi e archeologia.

https://www.classicult.it/it-s-naxos/

Ospiti del Festival sono stati gli studenti della prima media dell’Istituto Comprensivo Statale “Giovanni Verga” di Licodia Eubea, che hanno assistito alla proiezione del video It’s Naxos, di Francesco Gabellone, che ricostruisce digitalmente la colonia greca omonima durante il regno di Ierone di Siracusa, intorno al V secolo a. C., e della docufiction Lagaria: tra Epeo e Kleombrotos storia e leggenda di una città della Magna Grecia, prima internazionale, firmata e prodotta da Paolo Gallo, che, prendendo spunto da alcuni reperti ritrovati a Francavilla, racconta la storia di Kala, fanciulla enotria, e le vicissitudini del suo popolo.

https://www.classicult.it/lagaria-tra-epeo-e-kleombrotos-storia-e-leggenda-di-una-citta-della-magna-grecia/

seconda giornata XI Edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea
La seconda giornata della XI Edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea. L'archeologa Concetta Caruso

La mattinata è stata conclusa con il laboratorio, coordinato dall’archeologa Concetta Caruso, dal titolo Greci e indigeni: incontro o scontro?, nel quale gli studenti, attraverso lo scavo simulato, hanno appreso come la coesistenza tra popoli diversi, possa passare anche attraverso un pacifico scambio di doni e di conoscenza. L’archeologa Stefania Berutti ha poi invitato gli studenti a immaginare degli archeo-racconti, prendendo spunto dalle immagini di alcuni vasi greci e indigeni.

L'archeologa Stefania Berutti

https://www.classicult.it/le-refuge-oublie/

In apertura della sessione pomeridiana, dedicata a Cinema e archeologia, è stato presentato il teaser del documentario Storia dalla sabbia. La Libia di Antonino Di Vita, prodotto dall’Università di Macerata, in collaborazione con Fine Art Produzioni. Sono stati, quindi, proposti al pubblico tre documentari. Il primo è stato il francese Le refuge oublié, di David Geoffroy, presentato in prima nazionale e dedicato allo studio di un’estesa cava sotterranea all’interno della periferia di Caen, in Francia.

https://www.classicult.it/the-antikythera-cosmos/

È seguito il film britannico The Antikythera Cosmos, di Martin Freeth, anch’esso in prima nazionale, nel quale un team di ricerca tenta di ricostruire il complesso meccanismo di Antikythera, tra elementi astronomici e matematici.

https://www.classicult.it/thalassa-il-racconto/

L’ultimo documentario del pomeriggio è stato Thalassa. Il racconto, di Antonio Longo, presentato per la prima volta ad un Festival alla presenza del coautore del film, l’archeologo Salvatore Agizza, che rappresenta in modo inedito la ricerca archeologica nei mari del Sud Italia.

L'archeologo Salvatore Agizza

Nel pomeriggio la storica Maria Stupia, all’interno dello spazio Incontri di archeologia, ha presentato il suo libro Clavdio. L’imperatore fra opposizione e consenso. Dinamiche di esclusione e di integrazione, dedicato alla figura dell’imperatore Claudio, spesso sottostimato dalla storiografia senatoria, che in realtà fu un raffinato politico, capace di comprendere a fondo le dinamiche di corte e di attuare un processo di integrazione e consenso tra le comunità provinciali romane.

seconda giornata XI Edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea
Alessandra Cilio con Maria Stupia

https://www.classicult.it/poggiodiana-sicilia-svelata/

La seconda giornata si è conclusa con la sessione serale, nella quale sono stati presentati il documentario di Gabriele Gismondi, Poggiodiana, appartenente alla serie “Sicilia Svelata” e dedicato alla scoperta del castello medievale nei pressi di Ribera (AG) e il film Antica Trasversale Sicula. Il cammino della Dea Madre, presentato, in prima internazionale, dal regista Francesco Bocchieri, che rappresenta il viaggio, attraverso la Sicilia, riscoprendo uno dei cammini più antichi d’Italia.

https://www.classicult.it/antica-trasversale-sicula-il-cammino-della-dea-madre/

Il regista Francesco Bocchieri

La Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica, con la direzione artistica di Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, ha il sostegno della Regione Siciliana, Assessorato Turismo, Sport e Spettacolo - Sicilia Film Commission, nell'ambito del Programma Sensi Contemporanei e del Comune di Licodia Eubea.

Testo e foto dall'Ufficio Stampa della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea.


XI Edizione Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea

È cominciata l’XI edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica

È cominciata l’XI edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica

cominciata XI Edizione Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea
Da sinistra, Lorenzo Daniele, Giacomo Caruso e Alessandra Cilio

Ha preso vita nella giornata di giovedì 14 ottobre la nuova edizione del festival documentaristico che ha trasformato, ormai da undici anni, la piccola cittadina di Licodia Eubea, nella capitale del cinema archeologico.

La cerimonia di apertura, introdotta dai direttori artistici Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, ha visto la partecipazione del sindaco di Licodia Eubea, Giovanni Verga, e del vicesindaco, Santo Cummaudo, con un intervento di Giacomo Caruso, presidente dell’Archeoclub cittadino.

Da sinistra, Lorenzo Daniele, Santo Cummaudo, Giovanni Verga, Alessandra Cilio

Sono, quindi, iniziate le proiezioni della sessione pomeridiana, con un video promozionale dedicato al decennale del ritorno in Italia della Dea di Morgantina, a cui è seguita l’apertura della sezione Cinema e archeologia.

https://www.classicult.it/sulle-tracce-del-patrimonio-le-ragioni-dellarcheologia/

Sono stati presentati due documentari italiani. Il primo, Sulle tracce del patrimonio. Le ragioni dell’Archeologia, di Eugenio Farioli Vecchioli, è stato prodotto da RAI Cultura, e guarda al rapporto tra archeologia, industria, agricoltura e lottizzazione edilizia, mentre il secondo, Cahuachi. Labirinti nella sabbia, è stato trasmesso in prima internazionale alla presenza della regista Petra Paola Lucini e rappresenta un viaggio nel tempo e tra i paesaggi peruviani, alla scoperta delle antiche civiltà del deserto di Cahuachi.

https://www.classicult.it/cahuachi-labirinti-nella-sabbia/

https://www.classicult.it/nos-vestiges-our-remains/

A concludere la sessione, il documentario francese Nos vestiges di Pierrick Chilloux, proposto in prima nazionale, che pone degli interrogativi sulle possibili e diverse destinazioni dei resti umani, frutto dei ritrovamenti archeologici.

https://www.classicult.it/inter-lapides/

Protagoniste della sezione serale dedicata a Cinema e antropologia, sono state le proiezioni di Inter lapides, documentario dedicato all’arte dei muri a secco, proiettato per la prima volta a un Festival, che porta la firma di Antonio Sarzo e di Renato Stedile, e di Il monte interiore di Michele Sammarco, dedicato al rapporto affettivo tra un anziano contadino e il suo asino malato, per il quale il protagonista intende chiedere l’intercessione di Sant’Antonio Abate.

https://www.classicult.it/il-monte-interiore/

Da sinistra Vincenzo Palmieri (traduttore e inteprete), Giovanni Jay Cavallaro e Alessandra Cilio

Si è tenuto anche il primo degli Incontri di Archeologia, con la presentazione della mostra Cà semu. La terra madre del fotografo e documentarista italoamericano Giovanni Jay Cavallaro, ospitata all’interno dell’ex chiesa di S. Benedetto e S. Chiara, nella quale avvengono anche le proiezioni del Festival.

La Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica, con la direzione artistica di Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, ha il sostegno della Regione Siciliana, Assessorato Turismo, Sport e Spettacolo - Sicilia Film Commission, nell'ambito del Programma Sensi Contemporanei e del Comune di Licodia Eubea.

cominciata XI Edizione Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea
È cominciata l’XI edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica. I direttori artistici della Rassegna, Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio

Testo e foto dall'Ufficio Stampa della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea.


Titane: il body horror che ha stregato Cannes

Titane è il titolo del nuovo film diretto dalla regista francese Julia Docournau, vincitore della Palma d'Oro all'ultimo Festival di Cannes. L'importanza di questa Palma d'Oro è racchiusa in due motivi: era dal 1993 che una donna non stringeva tra le mani il prestigioso premio (l'ultima fu Jane Campion per Lezioni di piano) ed è uno dei rari film horror ad aver vinto.

La Docournau esplose nel 2016 con il controverso Raw, film incentrato su una studentessa di veterinaria vegetariana che si scoprirà cannibale. La prima opera si distinse per l'uso estremo del body horror e per l'accuratezza dei macabri dettagli. Con Titane la situazione è differente, poiché non possiamo parlare solo di body horror.

Titane
Titane. Foto © Carole Bethuel

Titane: trama

Alexia (Agathe Rousselle) adora le automobili sin da bambina, momento in cui, a causa di un incidente in auto, le fu impiantata una placca in titanio nella testa. Alexia cresce piena di rabbia e frustrazione, a causa di un padre anaffettivo e di una mamma che poco ha saputo imporsi per modificare il ménage familiare. Ben presto scopriamo che la passione di Alexia per le automobili non ha valenza estetica, bensì erotica. Alexia fa sesso con le macchine e le ama.

L'amore è così forte che, alla fine, Alexia rimane incinta per diventare anche lei un ibrido tra essere umano e macchina. A causa del suo lato violento, la donna commette una serie di omicidi e, per fuggire dalla polizia, si costruirà una nuova identità. Dopo essersi rotta il naso per modificare i propri connotati, Alexia diventerà Adriane, il figlio scomparso di Vincent (Vincent Lindon) capo dei pompieri della città.

Titane. Foto © Carole Bethuel

L'orrore

Possiamo davvero parlare di film horror quando guardiamo Titane? La domanda sorge spontanea, poiché di paura qui non vi è traccia. Niente jumpscare o creature della notte assetate di sangue, ma solo esseri umani vittime e carnefici. L'orrore di Titane risiede nei rapporti che descrive e nella società patriarcale che li crea. Tuttavia, le carneficine attuate da Alexia non sono giustificate, la sua figura non è mai santificata. Titane è un vero e proprio girone infernale, composto da famiglie anaffettive, relazioni sgangherate, stereotipi di genere ed estrema solitudine.

A far ribrezzo non sono nemmeno le scene di accoppiamento tra Alexia e le automobili, poiché la Docournau possiede la maestria di renderle squisitamente erotiche. Forse, per i più deboli di stomaco, a far ribrezzo potrebbero essere le scene degli omicidi o tutto il lungo percorso di gravidanza in cui l'orrore si manifesta sul corpo della protagonista. Eppure queste risposte sembrano non essere mai sufficienti (la perdita di olio motore al posto del sangue è un esempio). Questa è la sensazione che si ha appena si lascia la sala dopo aver visto Titane. Ovvero di non essere riusciti ad assorbire tutte le sue trame e le sue chiavi di lettura.

Titane. Foto © Carole Bethuel

Il genere

Il film è stato etichettato come body horror, collegando la seconda opera della regista francese alla prima. Tuttavia, come dicevamo poc'anzi, di Raw qui troviamo solo la sua protagonista femminile (Garance Marillier) per i primi minuti del film. Per il resto ci scontriamo con un'opera complessa capace di racchiudere più generi cinematografici: l'horror, il dramma, il trash e la commedia. Vi troverete spesso a ridere durante scene di efferata violenza, poiché l'effetto della dissonanza cognitiva applicato dalla Docournau mira proprio a confondere lo spettatore o, meglio, a farsi beffa di lui. Probabilmente la Docournau si burla di noi da Raw ed è un assoluto piacere lasciarglielo fare!

Per quanto concerne lo stile, l'influenza di Crash di David Cronenberg è palese. Non parliamo di citazionismo, poiché la narrazione e la regia della Docournau restano fedeli ad un suo stile personale. Cronenberg e Carpenter come fari primari per ispirare questo film, ispirazione che cessa nel momento in cui la macchina da presa diventa femminile ed estremamente violenta. La violenza pare essere un elemento primario nelle produzioni al femminile e Julia Docournau ne è l'emblema perfetto.

Titane è un film che contiene tanti film e forse proprio per questo si rimane estasiati durante la visione. In conclusione, per buona pace di Nanni Moretti che si dichiarò contrariato per questa Palma d'Oro, il cinema sta evolvendo e il female gaze sta (finalmente) trovando spazio in questo mondo prettamente maschile.

Titane
La locandina del film Titane di Julia Ducournau

Immagini I Wonder Pictures


the most beautiful boy in the world

The most beautiful boy in the world: la vera Morte a Venezia

The most beautiful boy in the world: la vera Morte a Venezia

Bjorn Andrésen durante le riprese di Morte A Venezia Copyright Mario Tursi 1970

Il 13 settembre è arrivato in Italia il documentario vincitore del Premio della giuria: World Cinema Documentary al Sundance Film Festival. Parliamo del film The most beautiful boy in the world incentrato sulla vita dell'attore svedese Björn Andrésen diretto dalle registe Kristina Lindstrom e Kristina Petri. Il documentario si prefissa lo scopo di riportare sul grande schermo una figura maschile, quella di Björn, a cui oggi siamo poco abituati. In sintesi, le registe si interrogano sul concetto di bellezza e su quanto questo possa influire negativamente sulla vita del singolo.

Morte a Venezia

Nel 1971 il regista italiano Luchino Visconti è alla ricerca di un giovane attore per interpretare il ruolo di Tadzio nel suo adattamento del noto libro di Thomas Mann, La morte a Venezia. Visconti viaggia per mezza Europa e si scontra con diversi volti di adolescenti. Il colpo di fulmine avverrà in Svezia con l'entrata in scena di Björn Andrésen, all'epoca quindicenne. Björn è troppo alto, ma ha i lineamenti androgini necessari per interpretare Tadzio. Visconti lo scrittura per il ruolo e lo porta a Venezia insieme al resto del cast e della troupe. Björn è disorientato e impaurito, non ha mai voluto fare l'attore ma si trova lì per volontà di sua nonna, una donna vanesia e autoritaria. Il set di Visconti è impregnato di rigore, bellezza estrema e coinvolgimento totale. Visconti non è un uomo facile, pretende molto da ogni reparto di produzione e, soprattutto, ha il controllo totale sul viso di Björn. Volto, quello del giovane, che diventerà il biglietto da visita del film. Visconti si occupa anche del rapporto con la stampa, nazionale ed estera, e promuove il film dicendo di aver trovato the most beautiful boy in the world. 

Il film è un successo annunciato. Alla prima inglese assiste anche Elisabetta II, accompagnata dalla figlia Anne. A Cannes il film di Visconti è uno dei favoriti e l'attenzione è tutta sul ragazzo più bello del mondo. Tuttavia, quel ragazzo, sta crescendo. Il suo corpo è cambiato: è troppo alto, con i capelli troppo lunghi e i lineamenti del volto sono molto più simili a quelli di un uomo. Queste sono le dichiarazioni di Visconti durante la conferenza stampa di Cannes. Morte a Venezia è un successo internazionale e per Björn Andrésen si tratta di un trampolino di lancio eccelso.

Il bello è solo l'inizio del tremendo

the most beatiful boy in the world
Bjorn Andrésen e Luchino Visconti durante le riprese di Morte A Venezia. Copyright Mario Tursi 1970

"La bellezza è come guardare la morte negli occhi" queste le parole di Visconti. Parole che si riveleranno profetiche per la vita di Björn Andrésen, poiché questo giovane uomo si dovrà scontrare per tutta la vita con Tadzio, ovvero un personaggio che diventerà il suo alter ego. Visconti, con il fine di preparare al meglio il giovane, prima delle riprese conduce Björn in un gay club per fargli scoprire lo "stile di vita" omosessuale. Björn si sente piccolo ed eccessivamente osservato. Tutti gli occhi sono su di lui e, in quel momento, lui diventa Tadzio. Questo episodio sarà la sintesi perfetta della sua vita da ragazzo e da adulto. Il secondo grande step della sua carriera avviene in Giappone. Björn è la prima grande star occidentale che arriva nel Sol Levante. Il Giappone lo scrittura per spot pubblicitari, film, gli permette persino di incidere un disco facendo leva sulle sue doti da pianista. Il volto di Björn è ancora oggi la base usata da artisti e registi per la creazione di manga e anime. Un esempio dell'influenza nella cultura nipponico, lo troviamo nel personaggio di Lady Oscar, il cui volto è quello di Björn.

Il successo è travolgente anche in Svezia, eppure questa non è la chiave della felicità per Björn. L'ormai uomo si sente schiacciato dalla sentenza di Visconti, dal ricordo che il mondo ha di lui. Per questo motivo tenta a fatica di portare avanti relazioni sentimentali, di staccarsi del ricordo autoritario della nonna senza riuscirci pienamente. La bellezza è diventata la personificazione del tremendo.

I fantasmi

C'è un grande fantasma che aleggia nella vita di Björn: il ricordo della madre che abbandonò lui e sua sorella da bambini. Scopriamo una donna bella come il figlio e dannata come il figlio. Le registe non intendono intromettersi nella vita personale di Björn, la macchina da presa non indugia in primi piani durante i momenti più intimi. La regia decide di imporsi nelle sequenze dedicate alla carriera e alla bellezza. Non c'è giudizio da parte delle registe. Nemmeno la figura di Visconti viene messa eccessivamente in cattiva luce, bensì viene fuori il ritratto di un uomo eccentrico, cosciente del proprio talento e delle proprie capacità che lo avrebbero condotto ovunque egli volesse. Ed è proprio la figura di Visconti che si oppone a quella di Björn. Il regista italiano per il giovane svedese è, ancora oggi, un fantasma vero e proprio. Un uomo che l'ha portato via da Stoccolma per farne The most beautiful boy in the world.

La domanda che la narrazione sembra porci è: Björn voleva essere il ragazzo più bello del mondo? Björn voleva fare il pianista e restare in Svezia, ma la mania di grandezza della nonna lo ha consegnato ad un uomo che viveva di enormità. Il ritratto che abbiamo di Björn è quello di uomo che non ha mai potuto pienamente scegliere, come se la sua bellezza lo dovesse rendere di dominio pubblico.
Il documentario sta riscontrando un discreto successo a livello internazionale e, dato il clima che si respira, il timore più grande è che un capolavoro come Morte a Venezia venga boicottato da molti. Tuttavia, se ascoltate attentamente le parole di Björn e il rispetto registico di Kristina Lindstrom e Kristina Petri, vi renderete conto che il nemico non è Visconti, bensì l'abuso e la voracità con cui l'umanità pare aver bisogno di bellezza.

The most beautiful boy in the world

Si ringrazia Juno Films per le foto.


Le refuge oublié

Le refuge oublié

“Le refuge oublié”, prodotto da Court-jus Productions e per la regia di David Geoffroy, aprirà le proiezioni di venerdì 15 ottobre alle ore 17:00, come prima nazionale alla “Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea”, per la sezione Cinema e Archeologia.

Le refuge oublié

Nazione: Francia

Regia: David Geoffroy

Consulenza scientifica: Cyril Marcigny, Laurent Dujardin

Durata: 52’

Anno: 2019

Produzione: France Télévisions, Court-jus Productions, INRAP (Institut national de recherches archéologiques préventives)

Prima Nazionale

Sinossi:

Nella periferia di Caen, un gruppo di archeologi sta studiando un’estesa cava sotterranea. Migliaia di oggetti disseminati a terra sono i resti dimenticati dalle persone che si sono rifugiate qui per proteggersi dai bombardamenti degli alleati, durante il giugno 1944. Allora Yvette Lethimonnier aveva 12 anni. Oggi, Yvette è tornata nel rifugio. Con gli archeologi, ridiscende a più di 20 m sotto terra, per fare pace con un passato doloroso. Per gli archeologi, la sua testimonianza è estremamente preziosa.

Le refuge oublié
Yvette Lethimonnier, nel film Le refuge oublié, prodotto da France Télévisions, Court-jus Productions, INRAP e per la regia di David Geoffroy

Trailer:

https://www.images-archeologie.fr/Accueil/Recherche/p-11-lg0-notice-VIDEO-Le-refuge-oublie-extrait-.htm?&notice_id=11853

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

France 3 Normandie (TV), 16 settembre 2021

Vincitore del Prix Special du Jury al XVII Festival International du Film d’Archéologie de Bordeaux

Informazioni regista:

Appassionato di storia, civiltà antiche e archeologia fin dall’infanzia, la vocazione di David come documentarista è stata molto precoce. Dopo la laurea in cinema e fotografia, ha studiato tecniche di produzione audiovisiva all’IRTIS. Dal 2006 ha scritto e diretto nove documentari dedicati all’archeologia, soprattutto per la televisione. Ha ricevuto molti riconoscimenti in numerosi festival internazionali. Il suo particolare punto di vista si riflette sulla sua scrittura: precisa, musicale e poetica.

Informazioni casa di produzione:

https://www.court-jus.com

Altro (articoli dedicati al film, curiosità, approfondimenti):

https://france3-regions.francetvinfo.fr/normandie/calvados/lieux-memoire-peuvent-ils-etre-conserves-grace-aux-archeologues-aux-temoignages-anciens-refugies-1722391.html

Scheda a cura di: Fabio Fancello

Le refuge oublié
La locandina del film Le refuge oublié, prodotto da France Télévisions, Court-jus Productions, INRAP e per la regia di David Geoffroy

Antica Trasversale Sicula. Il cammino della Dea Madre

“Antica Trasversale Sicula. Il cammino della Dea Madre”, prodotto da Eternal Joy Movies srls e per la regia di Francesco Bocchieri e Luana Dicunta, concluderà le proiezioni di venerdì 15 ottobre, come prima internazionale dopo le ore 21:00, alla “Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea”, per la sezione Cinema e Archeologia.

Antica Trasversale Sicula. Il cammino della Dea Madre

Nazione: Italia

Regia: Francesco Bocchieri e Luana Dicunta

Consulenza scientifica: Giuseppe Labisi

Durata: 80’

Anno: 2021

Produzione: Eternal Joy Movies srls

PRIMA INTERNAZIONALE

Sinossi:

Un viaggio attraverso la Sicilia, seguendo il percorso dell’Antica Trasversale Sicula, uno dei cammini più antichi d’Italia. Da Mozia a Camarina, 650 km di strade riscoperte da un gruppo di appassionati ispirati dalle ricerche dell’archeologo Biagio Pace, immerse nella natura, nel paesaggio e nella Storia. Un viaggio di luoghi, persone, incontri e di forti emozioni, un atto di amore per la propria terra.

Trailer:

https://youtu.be/Cs2_tP0du3M

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

25 settembre, Chiostro di Sant’Agostino, Corleone (PA) (Anteprima)

26 settembre, Rocca di Cerere Factory, Aidone (EN) (Anteprima)

2 ottobre, Mercato Piazza delle Erbe, Comiso (RG) (Anteprima)

Informazioni regista:

Francesco Bocchieri nasce a Ragusa il 4 ottobre 1986. Amante della natura, del suo territorio e degli argomenti archeologici, nel 2018 realizza, con la moglie Luana Dicunta, il documentario “Ragusa Terra Iblea”. Da allora si appassiona sempre più ai temi archeologici e decide di affrontare una sfida ancora più ardua, la realizzazione del documentario “Antica Trasversale Sicula - il cammino della dea madre”, sull’omonimo cammino archeologico di 650 km che attraversa l’intera isola.

Informazioni casa di produzione:

https://www.eternaljoymovies.com/

Altro (articoli dedicati al film, curiosità, approfondimenti):

https://livesicilia.it/2019/11/07/lantica-trasversale-sicula-nasce-un-docu-film-sul-cammino

Scheda a cura di: Fabio Fancello

Antica Trasversale Sicula
La locandina di “Antica Trasversale Sicula. Il cammino della Dea Madre”, prodotto da Eternal Joy Movies srls e per la regia di Francesco Bocchieri e Luana Dicunta