Diamoci un appuntamento alla Reggia di Venaria #FacciamoLuce

Notate i colori utilizzati: azzurro, giallo tenue … il cielo e la luce del sole. Vedete che la superficie di vetrata è amplissima? Le grandi aperture sono su entrambi i lati. Anche la decorazione in stucco ha un aggetto minimo. Proietta pochissima ombra. Juvarra qui sembra quasi far sparire l’architettura. La Galleria Grande è un diaframma sottile e completamente permeabile alla luce. È la luce che disegna lo spazio, e che, mutando, lo rende sempre vivo e vario, anche senza una decorazione sontuosa o una raccolta di opere d’arte.

Reggia Venaria #facciamoluce

Lascio sfumare l’ultima parola nel vociare di altri gruppi … numerosi, densi, chiassosi … le voci rimbalzano sul marmo del pavimento e si mescolano. I‌ colleghi mi tirano occhiate oblique e decido che sì, dobbiamo procedere. Dobbiamo. Eppure, vi garantisco, anche una guida che, come me, abbia percorso troppe volte la Galleria di Grande e sia ormai sfiancata dal tour de force della Reggia non può resistere ad accarezzare con gli occhi, anche solo per pochi istanti, una bellezza tanto sfacciata e seducente.

Eccola, Galleria Grande: una struttura tutto sommato aliena nell’ordinato schema barocco di stanze della Reggia di Venaria. Juvarra, lui che poco c’entrava con la passione sabauda per la selvaggina e la sistemazione francese degli ambienti, lui capisce meglio di altri che il pregio di residenze come questa, o come Stupinigi, è tutto fuori. Inutile rivaleggiare con la natura:‌ piuttosto conviene spalancarle le porte, e lasciare che faccia la gran parte del lavoro. Quando si dice il genio: almeno altri tre architetti, tutti di rango, si succedono nella realizzazione della Reggia, ma Filippo Juvarra riesce a realizzare un luogo iconico, che coglie e trasforma in spazio percorribile l’essenza della dimora.

Iconica, pop, fotogenicainstagrammabile! La Galleria Grande, da quando la Reggia di Venaria è stata riaperta al pubblico, è sempre vissuta, percorsa, popolata, a volte affollata.

Reggia Venaria #facciamoluce

E ora?

Adesso la Reggia è vuota. Vuoto il parco, i giardini che a breve fioriranno. Vuota la Sala di Diana dove le amazzoni di casa Savoia saranno deluse di aver perso il loro pubblico: a chi mostreranno gli outfit sontuosi e le pose spericolate?

Vuota ancor di più la Galleria, pensata per stare senza arredi o altri gingilli. Puro spazio.
Mai come ora sentiamo bisogno di spazio:‌ di uno spazio bello, dove distendere il pensiero e progettare bellezze future.

Ora di questo spazio possiamo disporne, grazie alla geniale iniziativa della Venaria Reale:

La Reggia live #FacciamoLuce: la possibilità di ammirare 24 ore su 24 la Galleria Grande via web cam dal sito lavenaria.it …  il capolavoro indiscusso di Filippo Juvarra, anche se a distanza, può essere contemplato e vissuto in qualsiasi momento della giornata lasciandosi trasportare dalle sue spettacolari scenografie di luce.
Spiega Guido Curto, Direttore del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude: «Con questa iniziativa intendiamo offrire a tutti la possibilità di entrare, seppure virtualmente, all’interno della nostra Reggia per ammirare la Galleria Grande eccezionalmente “vuota e silenziosa”, eppure sempre meravigliosa: la luce che si propaga e la trasforma ogni ora può essere il simbolo della speranza in questi giorni difficili».

Una webcam, una connessione, e tutti possiamo incontrarci lì. Usare la Galleria per lo scopo per cui era stata creata:‌ passeggiare, seppur solo con i pensieri cullati da un raffinato sottofondo di musica barocca. Poggiare gli occhi minuto per minuto, ora per ora, giorno per giorno sulla luce morbida e mutevole che disegna atmosfere sempre nuove.

Io ho aperto la diretta per la prima volta di notte, e confesso, il cuore ha saltato un battito:‌ ho percorso tante volte quello spazio, con gli occhi lo riesco a misurare. Ho avuto l’impressione di muovermi nella Galleria come ci si muove in casa di notte, senza avvertire alcun bisogno di accendere la luce.

Non c’è conflitto, ma sinergia, tra tecnologia e arte:‌ basta una webcam per regalarci un enorme privilegio. Siamo lì, tutto il giorno, tutti i giorni.
Possiamo dare un’occhiata ogni tanto, possiamo passarci anche un’ora, persino una giornata.
E non siamo nemmeno soli: il numeretto che segnala gli spettatori della diretta ci dirà che persino in piena notte c’è qualcuno che ha scelto, come noi, di essere lì. Che in qualche modo ci sta tenendo compagnia, sta condividendo quest’esperienza.

 

Quando ci potremo tornare davvero, dentro Galleria Grande, sentiremo questo spazio tanto più vicino, nostro, e sarà un’esperienza tutta nuova.

Intanto io vi aspetto qui …  Dall’alba al tramonto, e anche dopo. Perché

"È di notte che è bello credere alla luce" - Edmond Rostand

 

Si ringrazia la Reggia di Venaria

Cappella della Sindone Musei Reali di Torino

La Cappella della Sindone e i Musei Reali di Torino per #iorestoacasa

LA CULTURA NON SI FERMA: LA CAPPELLA DELLA SINDONE E I MUSEI REALI DI TORINO PER #IORESTOACASA
Cappella della Sindone Musei Reali di Torino
Prima una carrellata di immagini – dipinti, busti, stucchi dorati, orologi, armature scintillanti, armi, disegni e manoscritti   –, poi un invito: “Perdetevi nei labirinti delle collezioni dei Musei Reali di Torino”, rivolto dal direttore Enrica Pagella, che a porte chiuse attraversa le sale di Palazzo Reale fino alla Cappella della Sindone. I Musei Reali di Torino aderiscono alla campagna La cultura non si ferma, promossa dal Ministero per i beni e le attività culturali e del turismo con lo scopo di aggregare e far crescere l’offerta del patrimonio culturale fruibile da casa, con due filmati pubblicati sul canale YouTube del Ministero con l’hashtag #iorestoacasa.
Il primo filmato https://www.youtube.com/watch?v=gtmjmHoQXvw  è dedicato ai preziosi oggetti dalla preistoria all’inizio del Novecento di Palazzo Reale, della Galleria Sabauda, dell’Armeria Sabauda, del Museo delle Antichità, della Biblioteca Reale e delle Sale Chiablese; il secondo https://www.youtube.com/watch?v=woBjb0Q6FME  alla Cappella della Sindone, restituita al pubblico nel 2017, simboleggiata dalla grande cupola di Guarino Guarini con i suoi intrecci di luce e architettura.
In questo periodo in cui musei, parchi archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema sono chiusi a causa dell’emergenza coronavirus, il Mibact, attraverso un impegno corale di tutti i propri istituti, mostra così non solo ciò che è abitualmente accessibile al pubblico, ma anche il dietro le quinte dei beni culturali con le numerose professionalità che si occupano di conservazione, tutela, valorizzazione. Attraverso il sito e i propri profili social Facebook, Instagram e Twitter il Ministero rilancia le numerose iniziative delle istituzioni pubbliche e private che aderiscono.
Roma, 23 marzo 2020
Testo e immagini dall'Ufficio Stampa MiBACT​
Leggi anche il recente articolo di Chiara Zoia, sulla premiazione del restauro della Cappella della Sindone, avvenuta il 22 Novembre 2019. Su ClassiCult: https://www.classicult.it/torino-in-una-pioggia-doro-premiato-il-restauro-della-cappella-della-sindone/

 


Domus aurea Raffaello

La Domus Aurea risplende con Raffaello

La Domus Aurea risplende con Raffaello

Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche

Parco colle Oppio, Via Serapide - rinviata a data da destinarsi

Raffaello Domus Aurea Laooconte
Georges Chedanne, Il Laocoonte nella Domus Aurea, Rouen, Musée des Beaux-Arts © DeAgostini Picture Library/Scala, Firenze

L’INCONTRO

I primi decenni del 1500 Raffaello scopriva l’impervia cavità del Colle Oppio che conduceva direttamente nel maestoso palazzo imperiale voluto da Nerone e realizzato tra il 65 e il 68 d.C., la Domus Aurea.

Già nel 1480 Pinturicchio e Filippino Lippi fecero strada a Raffaello nella discesa verso le resta della Villa neroniana sino ad allora invisibile, sommersa dalla coltre delle vestigia del successore Traiano. La terra riempì tutto e nelle viscere del Colle Oppio scese l’oblio, ma proprio la sabbia ha permesso la conservazione di tali reperti.

L’ignoto e l’oscurità di quegli ambienti lasciarono spazio a stupore e meraviglia alla vista delle decorazioni pittoriche parietali. La minuzia decorativa conservata nelle grotte venne approfondita negli studi di Raffaello, nel secondo decennio del Cinquecento, che ne interpretò gli stilemi e la composizione, forte delle sue competenze antiquarie. Solo successivamente queste sequenze di forme vegetali e animali presero il nome di “grottesche” e tornarono in voga nel Rinascimento.

L’INTERVENTO

Dall’accesso su via Serapide, attraversando la Galleria III, si inizia la discesa nelle viscere del Colle Oppio sino ad immergersi nella maestosità dell’Aula Ottagona. La progettazione dell'intervento, voluto dalla direttrice del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, è stato assegnato allo studio “Stefano Boeri Architetti”. Il professor Stefano Boeri - insieme al suo studio - è noto ai più per l'ideazione del Bosco Verticale a Milano, ma con le sue attività è ormai parte della storia dell'architettura.

Una passerella autoportante in lamiera d’acciaio nera si snoda leggera muovendosi tra le murature originarie e rievocando l’eleganza antica con un fine rivestimento in resina di tonalità bianca.

Si arriva accompagnati così, e da un progressivo attenuarsi dell’intensità della luce artificiale, nella sala Ottagona, come condotti nella discesa da leggerezza e minimalismo hi-tech.

L’ESITO O L’EFFETTO

Questa era il nucleo del settore orientale della Domus Aurea, arricchita come il resto del complesso, dalla preziosità dei materiali e resa leggendaria per la progettazione di un meccanismo unico e irrepetibile di rotazione del soffitto. Questo, costituito da lussuose lastre d’avorio mobili, destava meraviglia con un gioco di luci e una delicata caduta di petali, inebriando tutto lo spazio con essenze: un’esperienza magica assimilabile solo alla potenza di un Dio.

Questa sala intrisa di sapienza costruttiva e effetti immaginifici ospita non a caso la retrospettiva su Raffaello, e le fanno da cornice le cinque sale radiali con installazioni multimediali, dove verranno approfonditi la scoperta e lo studio delle grottesche. Inoltre saranno le opere del pittore urbinate ispirate proprio agli studi effettuati nella Domus.

Al centro della sala sarà visibile l’Atlante Farnese (prestito del Mann di Napoli) le cui costellazioni, raffigurate sul globo del titano, saranno riprodotte sulla volta, rievocando la rotazione dell’antica sala, come omaggio alla volontà di Nerone.

L’allestimento curato da Vincenzo Farinella, Alessandro D’Alessio e Stefano Borghini con la produzione di Electa, si avvale della maestria tecnologica dello studio di Interaction e Exhibit Design Dotdotdot.

Come indicato sul sito di Electa Mondadori, "nel rispetto delle misure precauzionali disposte dal Consiglio dei Ministri e dalle autorità competenti, a salvaguardia della salute e per un'esperienza gratificante di visita, le mostre Electa con apertura prevista nei mesi di marzo e aprile saranno posticipate a data da destinarsi."

Siamo tuttavia sicuri che quella che nel 1980 è stata definita patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, tornerà presto in auge con aperture quotidiane e con un nuovo percorso di visita.


Porte virtuali per la grande mostra “RAFFAELLO 1520-1483”

Le Scuderie del Quirinale riaprono virtualmente le porte della mostra-evento “Raffaello.1520-1483” con video-racconti, approfondimenti e incursioni nel backstage che, attraverso i canali social, permetteranno di ammirare alcune tra le più belle opere esposte e presenteranno dettagli e curiosità sull’arte del pittore rinascimentale e sulla più grande rassegna mai tentata finora.

Con l’hashtag #RaffaelloOltreLaMostra sarà possibile ascoltare il racconto dei curatori e partecipare virtualmente agli incontriospitati a palazzo Altemps prima dell’apertura al pubblico dell’esposizione. Da Silvia Ginzburg, che affronta il tema della giovinezza di Raffaello, ad Antonio Natali, che racconta il periodo fiorentino del pittore, fino ad Alessandro Zuccari, che ne approfondisce l’attività nella Capitale.

Raffaello La Velata- Uffizi

Tanti i contributi offerti anche dai curatori della mostra e da importanti studiosi che, attraverso pillole video, approfondiranno le opere e le grandi tematiche relative all’arte di Raffaello. La serie, introdotta dalla curatrice Marzia Faietti con “Qualche ragione, tra le tante, per amare Raffaello”, partirà con Matteo Lafranconi, curatore e Direttore di Scuderie del Quirinale, cominciando proprio dal punto in cui parte il percorso espositivo, con “La morte di Raffaello”. A seguire, i co-curatori Francesco Di Teodoro Vincenzo Farinellaapprofondiranno la Lettera a Leone X, il progetto di Villa Madama, il rapporto di Raffaello con l’antico, con i suoi committenti e gli anni della gioventù. Infine, lo studioso Achim Gnann presenterà una riflessione su “Raffaello e Giulio Romano”.

Le attività online proseguiranno con #RaffaelloInMostravideo-passeggiate all’interno delle sale, arricchite da dettagli e curiosità sulle opere, e incursioni nel backstage, con il racconto dell’allestimento della rassegna che vanta capolavori provenienti dalle collezioni dei più importanti musei al mondo, per un totale di 204 opere, 120 dello stesso Raffaello tra dipinti e disegni.

Raffaello Madonna del Granduca- Uffizi

Catalogo

“Raffaello ha rappresentato i moti dell’amor fervente, della speranza, della soavità, della venustà, della gentilezza, del desiderio, dell’ordine, della concupiscenza, della beltà universale, del desiderio, dell’avvertimento, della grandezza del tutto, esprimendo in tutti la divinità, la maestà.”
Giovanni Paolo Lomazzo

Realizzato in collaborazione con le Scuderie del Quirinale e le Gallerie degli Uffizi in occasione dei cinquecento anni dalla morte di Raffaello, il volume accompagna la grande mostra-tributo (la più vasta mai realizzata sull’artista e una delle più importanti in Italia) e riunisce un’ampia selezione di opere del “divin pittore” di Urbino.

Seguendo un originale percorso cronologico a ritroso, Raffaello 1520-1483 ripercorre tutta l’avventura creativa del più grande pittore del Rinascimento, da Roma a Firenze, da Firenze all’Umbria, fino alle radici urbinati. Curato da Marzia Faietti e Matteo Lafranconi accompagnati da uno stuolo di studiosi, specialisti nei vari settori, coordinati da un comitato scientifico internazionale presieduto da Sylvia Ferino-Pagden, il volume illustra Raffaello nella sua pienezza di uomo del Rinascimento, impegnato nella ricerca e nella tutela del bello e dell’armonia in ogni sua attività, dall’espressione pittorica allo svolgimento dell’incarico di prefetto alle antichità dello Stato della Chiesa.
Straordinaria la selezione di opere, provenienti dai più importanti musei e collezioni nazionali ed internazionali, con capolavori autografi di Raffaello o riconducibili ad ideazione raffaellesca tra dipinti, cartoni, disegni, arazzi, progetti architettonici affiancati da opere di confronto e di contesto (sculture e altri manufatti antichi, sculture rinascimentali, codici, documenti, preziosi capolavori di arte applicata).

Opere celeberrime come la Madonna del Granduca e la Velata delle Gallerie Uffizi, la grande pala di Santa Cecilia della Pinacoteca di Bologna, la Madonna Alba della National Gallery di Washington, la Madonna della Rosa del Prado e lo straordinario e iconico Ritratto di Baldassarre Castiglione del Louvre.

Il volume presenta i contributi di Marzia Faietti, Matteo Lafranconi, Francesco P. Di Teodoro, Arnold Nesselrath, Alessandro Viscogliosi, Vincenzo Farinella, Sylvia Ferino-Pagden, Guido Cornini, Lucia Bertolini, Angelamaria Aceto, Achim Gnann, Alessandro Nova, Silvia Malaguzzi, Marco Ciatti, Oriana Sartiani, Ciro Castelli, Luciano Ricciardi, Andrea Santacesaria, oltre al catalogo e alle schede tecniche delle opere.


attività culturali coronavirus

10 attività culturali contro il Coronavirus

Come impiegare il tempo nel periodo di quarantena imposto dall’emergenza Coronavirus? Come sempre in tempi di crisi, il miglior rimedio è la cultura.
Grazie a Internet e ai social, rimanere aggiornati sulle attività delle istituzioni e dedicarsi ad attività culturali è davvero alla portata di tutti. In questo articolo raccoglieremo una serie - sicuramente non esaustiva - di risorse e suggerimenti per trascorrere le giornate in casa all’insegna dell’arte, della cultura e della creatività.

1. Decameron

 

Isolarsi con un piccolo gruppo di amici durante una pestilenza e trascorrere il tempo raccontando storie: è la trama del Decameron, capolavoro della letteratura italiana, che un gruppo di 100 lettori ha fatto rivivere dal 29 Febbraio al 9 Marzo con il progetto Decamerone 2020, dedicato alla lettura in diretta social delle novelle di Boccaccio.

Il fine non è solo quello di fornire un passatempo culturale al pubblico, ma soprattutto di attirare l’attenzione sulla grave situazione del settore culturale, già messo a dura prova dalla precarietà dei contratti di lavoro, e ora terribilmente colpito dalla chiusura forzata di musei e luoghi della cultura.
Anche se la maratona di lettura è terminata, i video sono ancora disponibili sulla pagina Facebook ed è nato uno spin-off, “La Setta dei Lettori Estinti”, in cui ogni sera alle 19:00 viene raccontato un libro.

Vai a Decamerone 2020

Ispirata all’opera di Boccaccio è anche la nuova campagna #UffiziDecameron: sui canali social delle Gallerie degli Uffizi, ogni giorno viene raccontata un’opera d’arte, la sua storia e i suoi personaggi, con l’obiettivo di fermare il contagio attraverso l’arte e la bellezza

Vai alla pagina Facebook delle Gallerie degli Uffizi

2. Musei social

Campagna MIBACT #iorestoacasa
Anche se musei e istituzioni culturali devono restare chiusi al pubblico, la comunicazione social - se usata sapientemente - si conferma uno strumento prezioso di divulgazione del patrimonio, dialogo e coinvolgimento dei visitatori, come hanno dimostrato da tempo alcuni musei e aree archeologiche: il Museo Egizio di Torino, le Gallerie Nazionali di Arte Antica Barberini Corsini, la Galleria Nazionale dell’Umbria, il Parco Archeologico di Pompeii, il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, solo per citarne alcuni.

Molte altre istituzioni culturali si sono unite alla campagna #iorestoacasa lanciata dal MIBACT e dal Ministro Dario Franceschini, ed è possibile seguire interviste e aggiornamenti seguendo gli hashtag #iorestoacasa, #laculturanonsiferma, #museichiusimuseiaperti o i canali social delle istituzioni che aderiscono all’iniziativa.
Per chi preferisce giocare, segnaliamo i quiz del Parco Archeologico del Colosseo e i cruciverba del Museo di arte contemporanea Musja.

3. Musei online e virtual tour

 

Rendere i musei fruibili online tramite tour virtuale è una pratica già adottata da tempo da molte istituzioni, essenziale in un momento di chiusura forzata.
Di seguito una serie di riferimenti per visitare online musei e monumenti, in Italia e nel mondo:

Vai al tour virtuale dei Musei Vaticani

Vai al tour virtuale della Cappella Sistina

Google Arts&Culture, una vera e propria miniera per gli appassionati di arte, ha una vasta selezione di tour virtuali di musei e monumenti italiani:
Vai alla sezione italiana di Google Arts&Culture

Per chi invece preferisce visitare grandi musei internazionali, Google Arts&Culture mette a disposizione tour con foto a 360° del British Museum, Guggenheim Museum di New York, Musée d’Orsay di Parigi, Pergamon Museum di Berlino, Rijksmuseum di Amsterdam, il Paul Getty Museum di Los Angeles e molti altri.
Vai ai 10 musei internazionali su Google Arts&Culture

Il Museo Egizio mette a disposizione con un tour a 360° la mostra “Archeologia Invisibile”, prorogata fino al 7 Giugno 2020
Vai alla mostra Archeologia Invisibile

Oltre ai tour virtuali, segnaliamo anche “IperVisioni”, i percorsi tematici sul sito web della Galleria degli Uffizi
Vai a IperVisioni

ed “Experience The Nightwatch”, bellissima esperienza interattiva per scoprire la “Ronda di notte” di Rembrandt attraverso il sito web del Rijksmuseum di Amsterdam
Vai a Experience The Nightwatch

 

4. Biblioteche online

attività culturali coronavirus
Foto di Anthony DELANOIX

Che sia per istruzione o per diletto, leggere è uno dei migliori passatempi.
Anche se non possiamo andare in libreria (a meno che non faccia consegne a casa!) o in biblioteca, il digitale ci viene in aiuto: grazie a MLOL Media Library Online, possiamo prendere in prestito ebook, film, musica, leggere quotidiani e periodici e partecipare a corsi in e-learning attraverso la app dedicata.
Vai a MLOL Media Library Online

Chi non ha mai fatto l’iscrizione, può farlo via web per tutto il periodo dell’emergenza Coronavirus attraverso il Sistema Bibliotecario dei Castelli Romani

Segnaliamo anche la Teca Digitale della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, dove si possono trovare emeroteca, fondi d’autore, manoscritti, raccolte tematiche:
Vai alla Teca Digitale della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma

Anche UNESCO ha messo a disposizione gratuitamente la sua biblioteca digitale, con libri documenti e fotografie da tutte le culture del mondo:
Vai alla UNESCO World Digital Library

Un’altra risorsa molto utile è Solidarietà Digitale, nata per iniziativa del Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione e l’Agenzia per l’Italia Digitale: una raccolta di servizi digitali messi a disposizione gratuitamente per il periodo dell’emergenza, soprattutto per facilitare smart working e studenti.
Si possono trovare molti abbonamenti gratuiti per ebook, riviste, cinema e serie tv, e-learning.
Vai a Solidarietà Digitale MID - AGID

 

5. Film in streaming e cineteche online

 

https://www.facebook.com/cineteca.milano/photos/a.255117244558686/3418798424857203/?type=3&theater

Il web offre molte possibilità anche per cinefili e amanti delle serie: oltre a RaiPlay, archivio di programmi, serie TV e film della programmazione RAI,
Vai a RaiPlay

La Cineteca di Milano mette a disposizione il suo catalogo in streaming
Vai alla Cineteca

come anche OpenDDB
Vai al catalogo OpenDDB

Molto interessanti anche l’archivio cinematografico dell’Istituto Luce
Vai all'Archivio dell'Istituto Luce

E la raccolta dei film dei più importanti cineasti coreani, disponibili gratis su YouTube
Vai a KoreanFilm su YouTube

 

6. Archivi online

attività culturali coronavirus
Foto di Hans Braxmeier

Gli archivi possono essere una risorsa importante non solo per fare ricerche, ma anche per trovare curiosità; i più importanti sono stati digitalizzati e pubblicati online.
Tra i principali archivi consultabili in rete segnaliamo:

Internet Culturale

Cataloghi storici ICCU

Percorsi tematici nel SIUSA, Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche

Archivio Storico Capitolino

Biblioteca Vaticana

Fondi fotografici italiani ICCD

Images of Rome, archivio fotografico Rodolfo Lanciani

 

7. Risorse per progetti fai-da-te

 

Grazie alle risorse messe a disposizione da alcuni musei, si può ingannare il tempo anche con attività creative.
È il caso degli album da colorare, disponibili sia per adulti che per bambini. Qui alcuni link per scaricarli:

Colour Our Collection, iniziativa della New York Academy of Medicine Library
http://library.nyam.org/colorourcollections/

The Colouring Book, iniziativa di Milano Art Guide in collaborazione con 131 artisti italiani

Make & do, sezione di risorse per il fai-da-te del Victoria&Albert Museum. A disposizione cartamodelli per cucire vestiti in stile Mary Quant e Frida Kahlo, schemi per l’uncinetto, istruzioni per progettare un videogioco o per creare oggetti e mobili in compensato con i progetti di grandi designer:
Vai a V&A Make and Do

 

8. Esercizi filosofici

Infine, segnaliamo gli esercizi filosofici proposti da Tlon; tra le proposte: telefonare a un numero a caso e intavolare una discussione, oppure descrivere un oggetto come se lo si vedesse per la prima volta.
Il 21 Marzo ci sarà una staffetta filosofica in streaming.
Una sfida per ogni giorno di quarantena… per prenderla con filosofia!
Vai alla pagina Facebook dell'associazione Tlon

 

La Scuola di Atene di Raffaello Sanzio. Affresco dai Musei Vaticani, foto in pubblico dominio


Eduardo De Filippo poesia

Eduardo e la poesia contemporanea

Scrivere di e su Eduardo è scrivere di Teatro nella sua forma più alta e nobile.  Nelle tematiche, nella complessa realtà che irrompe nel suo Teatro, il drammaturgo trova la sublimazione di autore estremamente moderno nella sua epoca ed incredibilmente attuale nella nostra: la dissoluzione della famiglia, le conseguenze della guerra, il difficile ricambio generazionale, la corruzione della morale. Temi che diventano predominanti nei testi e che nel contempo vanno al di là del “solo” edificio teatrale per convogliare – anche mediante le forme e le espressioni più disparate – addirittura nel cinema.

Eduardo De Filippo poesia Pulcinella
Eduardo De Filippo in scena truccato da Pulcinella. Foto di IlSistemone, in pubblico dominio

Ma è nella poesia che l’universo eduardiano si avviluppa e s’evolve nella prassi di poeti certamente contemporanei. Proseguiamo per gradi.

Napoli milionaria: Gennaro tornato dalla guerra. Foto in pubblico dominio

Con Napoli milionaria! s’inaugura quella nuova fase della sua drammaturgia, La Cantata dei giorni dispari, che lo vede autore “impegnato”, lontano dall’atmosfera comica del Teatro umoristico I De Filippo e completamente immerso nel racconto della triste realtà napoletana della guerra che spazza via ogni valore morale, in nome di una ricchezza materiale che comporta l’asservimento etico ed umano da parte di una società animata da ben pochi scrupoli e che porterà il protagonista della vicenda, Gennaro Jovine, a pronunciare la celebre: «’A guerra nun è fernuta e nun è fernuto niente», per poi lanciarsi nel finale in un effimero sussurro di speranza nell’avvenire:« Ha dda passà ’a nuttata».

È da qui, a partire da questi temi che, qualche decennio successivo, nasce una nuova schiera di autori che delineano la loro poetica verso mete tanto diverse ma che hanno in comune l’influenza del grande drammaturgo:
Salvatore Palomba con l’imprescindibile esempio di Carmela, Napule è mille ferite – diventate poi canzoni grazie alla musica di Sergio Bruni – Vestuta nera, Chisto è nu filo d’erba e chillo è ’o mare non soltanto sono la riproposizione dei temi in parte sopraccitati, ma l’evoluzione di una precisa prassi poetica che, a partire dal 1975, trova nella denuncia della miserevole realtà dei bassi, della scomparsa progressiva dei valori morali, della disoccupazione e micro delinquenza giovanile, l’essenza della sua stessa esistenza.

Un’evoluzione poetica che porta alla nascita di altri poeti – anche se più comunemente definiti cantautori –  come Pino Daniele con le memorabili Suonno d’ajere, Terra mia, Napul’è, dove la miseria e l’alienazione del popolo cominciano a divenire irreversibili; Enzo Avitabile e Enzo Gragnaniello che, mescolando suoni antichi e moderni, tradizionali e africani, raccontano la povertà materiale e sociale di un popolo attanagliato sempre dagli stessi dilemmi, dalla stessa fame, dagli stessi fantasmi.

Eduardo De Filippo, nella scena del caffè durante la quale Pasquale Lojacono dialoga col Professore. Fotogramma dalla produzione per la televisione diretta ed interpretata da Eduardo De Filippo di Questi Fantasmi del 1962. Foto in pubblico dominio

“Critica d’Arte” è viva - Viva la critica d’arte!

L’ultimo numero sta poggiato sugli scaffali della biblioteca d’indirizzo, e gli altri, a ritroso, riempono un intero cassetto dello schedario.

Foto di Erol Ahmed

Quando ti affacci agli studi accademici di Storia dell’Arte, consultare riviste come “Paragone” o la “Critica d’Arte” è come per un astronauta sentire il primo conto alla rovescia. Fino a quel momento hai avuto come guida solo i manuali; magari qualche monografia seria. La grande avventura dell’arte e degli artisti te la sei sentita raccontare, come i genitori raccontano l’universo ai bambini. L’hai classificata e mandata a memoria. Nomi, epoche, provenienze.

Eppure non ne sai nulla. Quando e come abbiamo cominciato a interessarci di Caravaggio? Quella tavola passata all’asta può far parte di un noto polittico? E come si fa a stabilirlo? Attraverso quali passaggi si ricostruisce il rapporto tra l’Ars Nova fiamminga e il Rinascimento Italiano?

Critica d'arte critica arte
Foto di Davide Cantelli

Numero dopo numero le riviste di settore espongono la disciplina nel suo progredire e costruirsi, nel ricomporre contraddizioni, giungere a sintesi e rimettere tutto in discussione. Il tutto condito da dissapori non celati, dispute animate e animose, qualche colpo di scena.

Le riviste come “Critica d’Arte” sono state per molti decenni il palcoscenico dove i grandi studiosi si sono potuti esibire, con toni anche accesi e sopra le righe. Prima delle “capre” e dei completi sgargianti che hanno reso “pop” parlare di arte attraverso la televisione lo spettacolo si svolgeva su queste pagine; gli spettatori erano di meno, ma la sagacia e l’azzardo non sono mai mancate.

E nulla di quello che vediamo oggi, nel bene e nel male, sarebbe stato possibile senza “Critica d’Arte”. Fondata nel 1935 da Carlo Ludovico Ragghianti, insieme a Ranuccio Bianchi Bandinelli; nel 1938, per due anni, imbarca anche un rampantissimo Roberto Longhi. Da subito la rivista si distingue per l’ampiezza degli argomenti trattati, dall’arte della preistoria, fino al cinema e al design.

Carlo Ludovico Ragghianti

L’intento è quello di aprire le gabbie delle discipline e lasciar vivere ogni fenomeno dentro un contesto vasto e vero, molto più indicativo e interessante delle astrazioni accademico-filologiche.

Una visione d’avanguardia che ha saputo diventare solida tradizione nei decenni seguiti alla sua fondazione; una storia che rischiava di interrompersi. Nel 2018 infatti chiude l’attività fiorentina dell’Università Internazionale dell’Arte, istituzione alla cui nascita Ragghianti collabora e proprietaria della testata.

Per fortuna l’acquisizione da parte della Fondazione Ragghianti ha permesso la continuità di questa eccezionale avventura. Anzi, un nuovo inizio: il 2020 saluta i numeri 1 e 2 di una nuova serie che si apre sotto i migliori auspici. Da una parte la volontà di mantenere inalterata l’idea originale di Ragghianti, nella sua apertura ad ogni aspetto del dibattito intorno all’arte, dall’altra la volontà di espandere ancora gli orizzonti della rivista, aprendo il comitato scientifico a studiosi di profilo internazionale.

Critica d'arte critica arte
Foto di Andrew Neel

Cosa si trova in questo primo doppio numero? Tutto quello che ci si aspetta: una riflessione sul centenario del Bauhaus (Il Bauhaus, un secolo dopo. Nota breve Francesco Gurrieri)  insieme a incursioni in un Alto Medioevo ancora affollato di domande più che di risposte (Il “gioiello di Gisulfo” a Cividale del Friuli Marco Collareta) per passare a digressioni extra-europee (Antichi strumenti musicali dell’Africa Nera Ezio Bassani), sempre più rilevanti per comprendere un mondo globalizzato, senza trascurare un’approfondimento su Licini (Su un dipinto astratto di Osvaldo Licini: chiarificazione Mattia Patti)

È consolante sapere che un patrimonio come “Critica d’Arte” non andrà disperso, che l’ultimo numero continuerà a stare poggiato sugli scaffali delle biblioteche a solleticare la curiosità di tanti studenti, o sulle caotiche scrivanie degli “addetti al settore”. Per dare loro un po’ di brio, come un caffè  forte, per solleticare la loro ambizione e offrire uno squarcio nel grigio della normale amministrazione.
Per stimolare uno spirito polemico quel tanto che basta per mordere nel contemporaneo e non perdere l’esercizio della critica (e dell’autocritica).
Perché la storia dell’arte senza la sua critica è una scienza sempre affascinante ma fredda e lontana; invece attraverso le pagine di “Critica d’arte” torna ad essere contemporanea, attuale, rilevante. Fonte di domande necessarie e di risposte competenti ai problemi di oggi; come la riflessione sulle vicende seguite all’incendio di Nôtre-Dame che apre l’editoriale e inaugura la nuova serie.

Critica d'Arte critica arte
La copertina con i numeri 1 e 2 della nuova serie della rivista di settore Critica d'Arte, edita da Le Lettere

Warburg su Botticelli: la Nascita di Venere e la Primavera

Warburg su Botticelli:  la Nascita di Venere e la Primavera 

La Nascita di Venere e la Primavera sono le emblematiche opere del Rinascimento italiano, tante volte oggetto di vagheggiate interpretazioni ed espressione di una visione estetizzante, che alimentano l’ammirazione nei confronti della loro iconografia e del loro artista, Botticelli. Tra le interpretazioni che si sono susseguite, una di maggior influenza fu quella di Aby Moritz Warburg, grande critico d’arte vissuto tra ‘800 e ‘900. Nel 1889, durante un viaggio a Firenze improntato sullo studio della Cappella Brancacci e sulle innovazioni di Masaccio in confronto al fare arte di Masolino, il giovane Warburg viene attirato dall’arte del Botticelli. In una nota di viaggio egli scrive: “Se è certo che dall’inizio del Quattrocento in poi l’esigenza dominate nella rappresentazione della figura umana fu quella della fedeltà alla natura, è lecito considerare ogni deviazione arbitraria da questa fedeltà come il risultato di desideri insoddisfatti provocati dalla visione del mondo di quel periodo, e rivolti al godimento della vita”; da qui la necessità di fissare una fisionomia storica a siffatte caratteristiche e considerare i prodotti dell’arte come parte della vita di un’epoca. Partendo da queste considerazioni Warburg sceglie di approfondire il tema botticelliano facendone l’argomento della sua tesi di dottorato. Egli ripercorre la genesi artistica e iconografica della Nascita di Venere e della Primavera legandole alle corrispondenti idee della letteratura poetica e delle teorie estetiche, al fine di sottolineare come gli artisti vedessero negli antichi un modello soprattutto nell’ambito del movimento. In questo modo Aby Warburg ne approfitta per sottintendere alla sua opera una polemica e una sfida a quella visione estetizzante, alimentata dall’arte preraffaellita e dall’Art Nouveau,  che il pubblico moderno era portato a vedere.

Sandro Botticelli, La nascita di Venere, tempera su tela (172.5×278.9 cm, 1483-1485), Galleria degli Uffizi. Immagine Google Art Project modificata, in pubblico dominio

La Nascita di Venere (1485) sarebbe direttamente collegata a ciò che Poliziano descrive nella Giostra (1478). Il soggetto è quello della nascita di Venere raccontato nel secondo Inno omerico dedicato alla dea, ripreso da Poliziano nella sua opera e descritto sotto forma di bassorilievo. Sembrerebbe che il Botticelli abbia accolto l’immagine donata dal poeta e ne abbia  realizzato qualcosa di concreto; i capelli mossi dal vento come il manto che la vestirà, la  figura femminile coperta di fiori, i “due zefiri con le gote gonfie”, sono tutte immagini che già Poliziano aveva scritto in versi nella Giostra. Leon Battista Alberti consiglia nel liber de pictura (1435) di realizzare capelli e vesti mossi dal vento di uno Zefiro o di un Austro che soffi tra le nuvole. Pochi anni dopo, Agostino di Duccio dava alla figure nei bassorilievi del Tempio Malatestiano di Rimini (cantiere affidato allo stesso Alberti), un movimento dei capelli e delle vesti così intensificato quasi da diventare manierismo. La matrice non è altro che l’arte classica: l’Ora veduta da tergo presente sul Cratere di Pisa (modello anche di Nicola Pisano e di Donatello), la composizione simile a quella che si può trovare sui sarcofagi romani e le figure delle menadi. Poliziano a sua volta guarda all’elemento artistico classico unendolo a quello poetico: egli trae spunto dalle descrizioni dello stesso soggetto che ne danno Ovidio nelle Metamorfosi e Claudiano nel Ratto  di Proserpina. A ciò si unisce la considerazione tipica degli artisti e poeti rinascimentali secondo i quali per seguire il criterio di classicità, oltre alla mobilità esterna delle figure e delle vesti, si dovesse elevare il trattamento degli accessori, come quella bucolica cintura della figura femminile che corre a coprire le nudità della dea. La Nascita di Venere, secondo Warburg, non sarebbe null’altro che la riproposizione di tutti questi elementi sia letterari che artistici insieme. 

Sandro Botticelli, La Primavera, tempera su tavola (207 x 319 cm, circa 1482), Galleria degli Uffizi. Immagine Google Art Project in pubblico dominio

Un simile percorso viene ricostruito da Warburg anche per la Primavera (1480). L’opera unisce nuovamente elementi provenienti dal mondo letterario e dal mondo artistico. Topos è l’inseguimento erotico tra Flora e Zeffiro, già presente nel Ninfale Fiesolano di Boccaccio, nell’idillio Ambra di Lorenzo de' Medici e raccontato nella Giostra da Poliziano, ma le cui fonti sono i Fasti e le Metamorfosi di Ovidio con il dio Apollo che insegue Dafne. Accanto appare la dea della Primavera che secondo Warburg avrebbe un modello diretto in una statua di  Flora (Pomona) testimoniata dal Vasari a Palazzo Pitti. Sull’altro lato le tre Grazie condotte dall’Ermete che scaccia le nubi, con una sola veste “sciolta e discinta”, sorelle dalle mani giunte: una dà, una riceve e una rende il beneficio. Così le descrisse Seneca nel De Beneficiis (I.3) accompagnate da Mercurio “non quia beneficia ratio commendat vel oratio, sed quia pictori ita visus est” (non perché il linguaggio o la ragione accrescono il valore del beneficio, ma perché così sembrò opportuno al pittore, Omero). Al centro domina la dea Venere signora del bosco-giardino, come in un’Ode di Orazio e simbolo, secondo Lucrezio, della vita della natura che ogni anno si rinnova. 

Aby Moritz Warburg (1866-1929), foto Kunsthistorisches Institut in Florenz, Max-Planck-Institut [1], in pubblico dominio
Nel fare l’analisi della Primavera di Botticelli, per la prima volta Warburg sottolinea una  questione che accrescerà ulteriormente la fortuna dell’opera. Secondo il critico, dietro all’iconografia della Primavera, si celerebbe il ritratto di Simonetta Cattaneo. Nel secondo libro del poema di Poliziano, composto all’incirca nello stesso periodo dell’opera di Botticelli, il poeta fa esplicito riferimento alla morte di Simonetta avvenuta il 26 aprile del 1476. Vasari attesterebbe che Botticelli avesse conosciuto Simonetta dal momento che un ritratto di profilo della donna, realizzato dal pittore, si trovasse nel guardaroba del Duca Cosimo e che "essa fosse l’innamorata di Giuliano de’ Medici fratello di Lorenzo”. Confrontando alcuni ritratti di profilo di Simonetta, soprattutto quello in cui la donna è immaginata come Cleopatra colpita dal morso dell’aspide riportante l’iscrizione “Simonetta Juanuensis Vespuccia”, il volto della Primavera non sarebbe un'idealizzazione ma la riproduzione dei lineamenti di Simonetta. Il legame con la famiglia Medici, probabile committente dell’opera, sarebbe oltretutto attestata dal fatto che lo stesso Lorenzo de’ Medici in quattro sonetti lamenta la scomparsa prematura della donna e l’angoscia della morte che lo strugge.

Botticelli Warburg
Al centro della Primavera di Sandro Botticelli, la figura che per Aby Warburg rappresentava Simonetta Cattaneo. Immagine Web Gallery of Art in pubblico dominio

Ed è qui che Warburg arriva all’interpretazione di quello sguardo serio e di quel gesto ammonitore di Venere, apparentemente incomprensibile in tal idillio. La dea stessa in mezzo alle creature eternamente giovani del suo regno, rivolgendosi allo osservatore, fa propri i versi del Magnifico: 

                                                      Quant’è bella giovinezza

                                                      che si fugge tuttavia!

                                                      Chi vuol essere lieto, sia: 

                                                      di doman non c’è certezza. 


flèche

Notre-Dame de Paris: la flèche, l'incendio e le strategie di restauro

Lo scorso 14 febbraio, presso la sede della Scuola di Specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio dell'Ateneo Federico II di Napoli, nello splendido coro della chiesa trecentesca di Donnaregina, si è tenuta l’inaugurazione dell'anno accademico 2019-2020 della Scuola.

Nell'introduzione, il Direttore Prof. Arch. Renata Picone ha ricordato il ruolo centrale della Scuola napoletana nella formazione di professionisti capaci di operare su beni facenti parte di un patrimonio irriproducibile. 
La Lectio del Prof. Arch. Carlo Blasi, Ordinario di Restauro f.r. dell’Università di Parma e docente dell’École de Chaillot di Parigi, a dieci mesi dall'incendio che ha distrutto una parte significativa delle coperture della cattedrale di Notre-Dame a Parigi, ha illustrato i progetti e le attività di messa in sicurezza a cui sta collaborando, come unico italiano nel team di esperti. La conferenza ha rappresentato l’occasione per fare il punto della situazione sullo stato dei lavori della cattedrale parigina e per discutere sulle scelte restaurative per il ripristino della copertura e delle volte crollate.
L'intervento del Prof. Arch. Andrea Pane, docente di restauro del Dipartimento di Architettura dell'Ateneo federiciano, sulla flèche di Eugène Viollet-Le-Duc (andata distrutta durante l'incendio), ha aperto un interessante dibattito che ha visto partecipare docenti, ricercatori, dottorandi e specializzandi.

 

flèche
La cattedrale di Notre Dame de Paris durante l'incendio del 15 aprile 2019 | Foto: Godefroy Trude, CC BY-SA 4.0

 

I danni dell'incendio
La sera del 15 aprile 2019, le immagini della cattedrale di Notre-Dame in fiamme fanno il giro del mondo in una manciata di secondi. Una delle più importanti icone del patrimonio mondiale è divorata da un incendio che divampa a partire da un ponteggio - non finito - appoggiato sulle navate laterali della cattedrale. Il collasso della flèche comporta il crollo della crociera del transetto e delle vele nella navata centrale, nonché la perdita della magnifica capriata lignea. Danni si registrano anche ai materiali lapidei a causa dell'azione diretta del fuoco e della fusione del piombo delle capriate che si è poi risolidificato suoi paramenti murari.

Il monitoraggio e la messa in sicurezza
La cattedrale è costantemente monitorata ed è oggetto di prove diagnostiche sui materiali e sulle strutture.
Gli interventi di messa in sicurezza sono stati tempestivi, ma assolutamente non facili. Si sono aperte questioni complesse su come intervenire per non danneggiare ulteriormente un monumento così fragile, dopo il trauma subito.
L'assenza delle volte ha provocato un'instabilità del sistema di scarico che va dagli archi rampanti ai contrafforti. Grazie a centine lignee e tiranti è stato evitato lo spanciamento delle pareti laterali. Anche i timpani nelle navate sono stati controventati con impalcati di legno. I danni alla base delle colonne sono stati contenuti da cerchiature.
Gli esperti stanno ora studiando una soluzione per il montaggio di un ponteggio interno, tenendo in considerazione il carico graverebbe sul pavimento, sotto il quale si apre la cripta che ospita le spoglie dei vescovi della cattedrale.
Altra criticità da affrontare sarà quella dello smontaggio del ponteggio esterno che è stato deformato dalle fiamme ed è in condizione di forte labilità. Si dovrà attuare quindi un consolidamento per evitarne il crollo sulle strutture sottostanti.

La questione della flèche
Un dibattito dai toni accesi si è aperto sulle ipotesi di ricostruzione della guglia della cattedrale di Notre-Dame. Al di là delle ipotesi fantasiose e - molto spesso - provocatorie, la soluzione a questa delicata questione non è affatto banale e non può che essere ricercata nella storia.
Com'è noto, la flèche è il frutto della ricostruzione neogotica disegnata in prima battuta da Viollet-le-Duc e Lassus. Dopo la morte di quest'ultimo, Viollet-le-Duc presenta nel 1857 un nuovo progetto, più ardito del precedente: gli stilemi gotici vengono reinterpretati in chiave creativa.
In un articolo uscito sulla Gazette de Beaux Arts nel 1860 l'architetto convince i parigini - sulla base dell'iconografia storica - che Notre-Dame era dotata di una guglia. Infatti, alla fine del Settecento (probabilmente tra il 1792 e il 1797, dunque in piena Rivoluzione) la guglia duecentesca era stata smontata.
Caratterizzata dall'incontro raffinato delle soluzioni sia tecniche che formali, la flèche di Viollet-le-Duc diventa dalla fine del XIX secolo parte integrante dell'immagine sedimentata nella memoria collettiva della cattedrale di Parigi. Non un falso storico - come molti l'hanno definita - bensì un elemento dal valore identitario inestimabile.

In un cantiere che vede tante difficoltà tecniche, qualsiasi elaborazione progettuale è prematura e non può essere ridotta a questioni meramente estetiche.
L'immagine della futura Notre-Dame, dunque, è ancora tutta da disegnare.

 


La cattedrale di Notre-Dame, prima dell'incendio del 15 aprile 2019. Foto di Steven G. JohnsonCC BY-SA 3.0


La Quadriennale d'arte di Roma: verso la XVIIª edizione

La XVIIª Quadriennale d’arte inaugurerà a Palazzo delle Esposizioni il 1 ottobre 2020. La conferenza stampa che nella mattina del 12 febbraio scorso ha presentato la nuova idea della Fondazione, nella Sala del Tempio di Adriano a Roma, ha incentrato il racconto sul futuro del progetto espositivo.

Ha visto intervenire il neopresidente della Quadriennale di Roma, eletto lo scorso agosto 2019, Umberto Croppi, il vicesindaco della città di Roma Luca Bergamo, Lorenza Bonaccorsi, Sottosegretario di Stato al Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, Nicola Borrelli, Direttore Generale Creatività Contemporanea – MiBACT, Albino Ruberti, Capo di Gabinetto del Presidente della Regione Lazio e il Presidente della Camera di Commercio, Lorenzo Tagliavanti.

L’istituzione nasce nel 1927 per l’intuizione di Cipriano Efisio Oppo ed è l’unica istituzione nazionale ad avere come missione esclusiva il compito di indagare, censire, certificare e promuovere le arti visive all’interno del territorio nazionale proiettandole sul piano internazionale.

 

Quadriennale d'arte di Roma XVII
Una delle immagini appartenenti all’archivio della critica Lorenza Trucchi, qui fotografata con Federico Fellini, Renato Guttuso, Giacomo Manzù nel 1975. Courtesy Fondazione La Quadriennale di Roma

Sedici sono le edizioni svoltesi negli anni, che hanno visto la partecipazione di oltre 6000 artisti da Pericle Fazzini a Renato Guttuso, da Emilio Vedova a Giosetta Fioroni, da Gino De Dominicis a Vanessa Beecroft, con un’età media di 25 anni. Mentre circa 2700 sono le opere in mostra vendute per le collezioni del Comune di Roma, di Ministeri, banche e enti pubblici di varia natura.

Oltre alle Quadriennali d’arte, più di 100 sono state le mostre all’estero organizzate dalla Quadriennale in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri.

ArBiQ è invece il settore della Fondazione dedicato alla conservazione, alla catalogazione e allo studio delle fonti sulle arti visive del XX e XXI secolo, la cui realizzazione ha avuto inizio nel 1998.

Nata con una funzione complementare rispetto a due altre istituzioni pubbliche storiche di sostegno all’arte, la Biennale di Venezia e la Triennale di Milano, la Quadriennale di Roma si pone come protagonista nel censimento e nella valorizzazione dell’arte nazionale principalmente attraverso la sua ricorrenza, appunto, quadriennale.

Il direttore artistico 

Subito dopo la chiusura della XVIª edizione - dal titolo Altri tempi, altri miti -, la Fondazione, per la prima volta nella sua storia, ha deciso di pubblicare un bando per la nomina di un direttore artistico, con un mandato triennale, che progettasse e realizzasse la programmazione culturale del triennio 2018-2020 in vista della XVIIª Quadriennale d’arte. La scelta cadrà successivamente sul progetto presentato da Sarah Cosulich, la quale decide di condividerne la realizzazione con il curatore Stefano Collicelli Cagol.

Quadriennale d'arte di Roma
Dalla conferenza stampa del 12 febbraio. Foto di Ilaria Lely

La programmazione Cosulich, con l’obiettivo di ampliare la conoscenza all’estero degli artisti italiani e favorire il dialogo e lo scambio di idee, è strutturata su un percorso di reclutamento, formazione e relazione di giovani artisti e curatori (Q-Rated) e su uno di sostegno all’arte italiana all’estero (Q-International).

Sarah Cosulich con Stefano Collicelli Cagol, direttore artistico e curatore della Quadriennale di Roma. Courtesy Fondazione La Quadriennale di Roma. Foto Studio Cliche

Verso la Quadriennale del 2020

La XVIIª Quadriennale d’arte inaugurerà a Palazzo delle Esposizioni il 1 ottobre 2020. La mostra porrà in rilievo le ricerche, le poetiche e gli immaginari di artisti di diverse generazioni di cui verranno presentati progetti monografici in spazi dedicati e in relazione dialogica con l’allestimento attraverso uno speciale percorso espositivo che coinvolgerà entrambi i piani del Palazzo. Occuperà quasi 4000 mq di superficie espositiva, con più di trenta artisti, iniziative social, performance, visite guidate, eventi, proiezioni, iniziative collaterali, fuori-mostra, premi.

L’esposizione vuole ripensare la narrazione dell’arte in Italia dagli anni Settanta a oggi, anche in relazione ai contesti sociali, politici, tecnologici che l’hanno generata, individuando percorsi di lettura alternativi al canone storico-artistico predominante e mostrando come gli artisti che hanno superato la tradizionale classificazione dei media riescano a dialogare perfettamente con i linguaggi multimediali della contemporaneità. I giovani, le figure femminili, i vari orientamenti e le diverse identità sessuali, le sperimentazioni d’avanguardia saranno oggetto di un’attenta indagine.

Il progetto di mostra mira a evidenziare i percorsi transgenerazionali, la multidisciplinarietà dei linguaggi e la contaminazione delle arti visive con altre discipline.

Una mostra dunque, non più una rassegna, con un progetto curatoriale.

L’Arsenale e i nuovi spazi

Nell’ambito di un progetto di rilancio dell’Istituzione e potenziamento delle sue funzioni, il MiBACT ha individuato come sua nuova sede un complesso dallo straordinario valore storico e architettonico, posto in uno snodo strategico del centro cittadino, tra i quartieri di Trastevere e Testaccio, immediatamente adiacente a Porta Portese.

Si tratta dell’Arsenale voluto da Papa Clemente XI, agli inizi del Settecento, per sovrintendere l’attività doganale del porto fluviale e rimasto in funzione fino alla fine del secolo successivo.

Il complesso si compone di tre edifici, affacciati su un piazzale interno di 4000 metri quadri: il Magazzino del sale, le Corderie e l’Arsenale propriamente detto.

Quadriennale d'arte di Roma XVII
Rendering del progetto di ristrutturazione dell’Arsenale Pontificio a Porta Portese, prossima sede della Fondazione La Quadriennale di Roma. Courtesy Insula architettura e ingegneria

 

Quadriennale d'arte di Roma XVII
Rendering del progetto di ristrutturazione dell’Arsenale Pontificio a Porta Portese, prossima sede della Fondazione La Quadriennale di Roma. Courtesy Insula architettura e ingegneria

 

Tutti gli edifici sono stati recentemente messi in sicurezza e consolidati dal Ministero, che, nel marzo 2018, ha firmato un accordo con la Fondazione La Quadriennale di Roma per un’utilizzazione pubblica a forte valenza culturale.

Il progetto prevede di collocare l’Archivio Biblioteca in quello che fu il Magazzino del sale, mentre gli uffici della fondazione troveranno posto all’interno della lunga manica delle Corderie, insieme a una caffetteria con bookshop.

Il progetto di restauro è già interamente finanziato e il suo completamento è previsto per l’anno 2022.

La proposta: gli Amici della Quadriennale

La fondazione ha inoltre avviato un programma di membership, pensato per appassionati d’arte, mecenati, collezionisti, i quali potranno usufruire di vantaggi esclusivi, con diverse opzioni di adesione: amico, amico sostenitore, partner sostenitore, partner onorario, mecenate sostenitore, mecenate onorario.