Sardinia Archeo Festival

Sardinia Archeo Festival. Al via la seconda giornata

Sardinia Archeo FestivalSabato 20 luglio il programma del Sardinia Archeo Festival - Rotte e Approdi, organizzato dall’associazione Itzokor, sarà dedicato nella prima parte agli scambi commerciali e culturali e alle rotte che li hanno permessi.

Aprirà la giornata Massimo Cultraro, docente di Preistoria e Protostoria presso l’Università degli Studi di Palermo parlando di “mare inquieto”, in riferimento al Mediterraneo centro-occidentale, che alla fine del II millennio a. C. diventa luogo di intense dinamiche di scambio e/o scontro fino a mettere in crisi i grandi imperi transnazionali, l’Egitto, il regno Ittita, il mondo miceneo, ecc.. Chiuderà il suo intervento con una riflessione sul fatto che l’archeologia, attraverso la nuova “Archeologia delle Migrazioni” possa offrire strumenti di lettura della realtà contemporanea.

Seguirà Carlo Tronchetti, già funzionario archeologo e Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, che parlerà di “Mediterraneo come elemento fisico che unisce e divide, soprattutto come elemento culturale che riunisce e mescola tutte le componenti che vi si affacciano, facendo nascere nuove culture che continuano ad intrecciarsi in un processo che non ha fine”.

Dopo tanto navigare per mare, si arriva ad un approdo, quello offerto dal nuraghe Sirai di Carbonia, laddove gli scavi archeologici stanno mettendo in luce un intenso rapporto di incontri tra genti di tradizione nuragica e genti provenienti da fuori. Sarà Carla Perra, Direttore Scientifico degli scavi al complesso del nuraghe Sirai, a illustrare i risultati delle ricerche. Altro approdo Broglio di Trebisacce in Calabria, luogo di incontro tra le genti del luogo, gli Enotri, e i gruppi umani provenienti dalla Grecia (Micenei prima, Achei poi), soggetto del filmato Eravamo Gente Felice. Enotri di Flaviano Pizzardi, realizzato dal Comune di Trebisacce. Se ne parlerà con l’archeologo Alessandro Vanzetti in collegamento Skype.

Con le archeologhe e animatrici museali Giulia Balzano e Cristina Ciccone si andrà in viaggio lungo le rotte dell’ossidiana del Monte Arci, i cui percorsi antichi si intrecciano con le dinamiche moderne connesse alla gestione del Museo dell’Ossidiana di Pau in un’ottica di promozione del territorio e di stimolo culturale. Si andrà alla riscoperta dei percorsi dell’acqua e della sua distribuzione nelle tradizioni mediterranee nelle città e nei campi in epoca medievale con l’architetto Marco Cadinu, docente di Storia dell’Architettura e Storia della Città Medievale all’Università degli Studi di Cagliari, mentre con Angela Simula, archeologa con la passione per gli archivi, si ricostruiranno le vicende di un naufragio avvenuto a Porto Conte nel 1606, dai retroscena legati alla nascita di un’economia preindustriale del Granducato di Toscana, la produzione della seta.

Un altro filone del Festival si ripropone di indagare la concezione mentale di isole e isolamento. Su questo argomento le relazioni di Stefano Tedde, archivista che ha lavorato presso l’archivio della colonia penale di Tramariglio e dell’Asinara, che riferirà della Sardegna vista come “isolapenitenziario”, mentre il contributo del docente di Storia Moderna Giampaolo Salice verterà sullo scardinamento degli stereotipi letterari relativi ad alcune isole del Mediterraneo.

A termine serata l’intervento della giornalista e scrittrice Elena Stancanelli, che presenterà il suo libro Venne alla spiaggia un assassino, dove racconta la sua esperienza sulle navi ONG. Si chiude con la proiezione del documentario Funtaneris di Massimo Gasole, con Marco Cadinu, dedicato alle fontane e al loro ruolo centrale nelle comunità sarde del passato.
Al serale musica con Gianfranco Maxia, Max Messesi e Matteo Pisanu, mentre Francesca Mulas e Giulia Balzano con il dialogo Diversamente archeologhe: sguardi sulla società contemporanea. Sardinia Archeo Festival è organizzato dall’associazione Itzokor in collaborazione di Radio Brada, grazie al contributo della Fondazione di Sardegna. Partecipano al Festival in qualità di patrocinatori diversi enti pubblici e diversi media partner.

Sardinia Archeo Festival

Nasce dalla volontà di creare uno spazio fisico e mentale destinato al ragionamento, allo scambio e all’incontro intorno ai macrotemi dell’archeologia e del Mediterraneo: sarà un’occasione per cercare di capire come questa grande distesa d’acqua sia stata e sia tuttora teatro di tante vite in movimento e di tanti approdi.

Rotte e Approdi è, appunto, il titolo di questa prima edizione: il racconto delle due grandi anime di questo mare, quella dinamica, degli spostamenti, dei popoli in cammino, e quella statica, di chi decide di stare (in un posto o in un altro), facendosi tramite di conoscenze, tecnologie, saper fare, tradizioni, culture.

Sardinia Archeo Festival sarà una riflessione collettiva sul significato di patrimonio culturale, un’opportunità per conoscere progetti di salvaguardia culturale in paesi non pacificati o in stato di difficoltà economica e di instabilità politica, uno strumento per indagare incontri e scambi avvenuti sulle rotte del Mediterraneo nel corso della storia, ma anche importante occasione per volgere lo sguardo all’attualità di quel mare e ai problemi sociali ed etici che essa pone.

Attraverso conferenze, presentazioni di libri, proiezioni di docu-film, musica si svolgerà il filo delle rotte mediterranee, antiche e moderne.

 

Consulta il programma: https://www.sardiniarcheofestival.it/


Roma Brucia. Nerone e l'incendio di Roma del 64 d.C.

Era la notte tra il 18 e il 19 luglio del 64 d.C. quando scoppiò il grande incendio di Roma che colpì la zona del Circo Massimo e infuriò per nove giorni complessivamente lambendo quasi tutta la città. Lo storico Tacito, che scrisse dell’accaduto, lo annoverò come uno dei più gravi fatti che colpì l’Urbe e sin dall’inizio del suo racconto evidenzia come siano incerte le origini del disastro.

« Iniziò in quella parte del Circo che confina lungo il Palatino e il Celio, dove il fuoco, scoppiato nelle botteghe che contenevano prodotti altamente infiammabili, divampò subito violento, alimentato dal vento, e avvolse il circo in tutta la sua lunghezza, visto che non esistevano palazzi con recinti o templi cinti con mura o qualcosa che potesse fermare le fiamme. » (Tacito, Annali, XV, 38.2.)

Di Carl Theodor von Piloty (1826-1886) - http://www.reproarte.com/files/images/P/piloty_karl_t_von/0191-0237_nero_auf_den_truemmern_roms.jpg, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10629003

Il grande incendio quindi sarebbe stato alimentato dalle costruzioni di legno ma anche dal vento che spirava, diffondendosi così con grande rapidità e senza trovare grossi impedimenti. Tacito menziona addirittura di personaggi che avrebbero impedito i soccorsi e avrebbero attizzato le fiamme, impedendo così ai vigiles, cioè al corpo speciale preposto per lo spegnimento degli incendi a Roma, di compiere il proprio lavoro. Non sappiamo l’identità di questi insubordinati, forse si pensa a dei saccheggiatori che agivano durante i disastri. Il vero protagonista però di questo terribile episodio passato alla storia che, ancora dopo secoli lo accusa, fu l’imperatore Nerone.

L’imperatore però non si trovava a Roma in quei giorni ma ad Anzio e sarebbe rientrato in città solo quando le fiamme stavano per lambire la sua residenza che aveva fatto costruire per unificare il palazzo sul Palatino e gli Horti Maecenatis. Addirittura si sarebbe occupato di soccorrere i feriti e i senza tetto aprendo i monumenti come luoghi di alloggio (Pantheon, le terme, il Porticus Vipsania e i Saepta Iulia, i giardini di Agrippa sul Campo Marzio), allestendovi baraccamenti, facendo arrivare le provviste dai dintorni e abbassando il prezzo del grano a tre sesterzi il moggio, visto il momento di crisi della città.

Di Copyright George Kleine (expired) - Library of Congress[1], Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6308225
Tutte queste azioni, secondo Tacito, sarebbero state messe in pratica dall’abile Nerone solo per aggraziarsi la plebe e tuttavia senza ottenere nessuno scopo vista la voce in circolo circa l’imperatore che mentre il fuoco infuriava visibile dal suo palazzo si sarebbe messo a cantare della distruzione di Troia. Le fonti antiche devono ovviamente essere interpretate tenendo conto dell’ostilità degli storici verso Nerone; Tacito apparteneva all’aristocrazia senatoria ostile alla politica dell’imperatore che invece favoriva i ceti popolari e produttivi.

Le fonti antiche non hanno dubbi nel ritenere l’incendio di origine dolosa, sottolineando alcune particolarità come l’espandersi dell’incendio senza seguire i venti, il fatto che le fiamme bruciavano anche edifici in pietra e che dopo che sembrò essersi esaurito, un secondo e terribile incendio divampò nuovamente causando altri danni. Non essendo testimoni dei fatti ma osservando l’episodio con un’intensità emotiva meno carica di avversione verso la figura di Nerone possiamo dire, grazie anche all’osservazione dei grandi incendi dei nostri giorni ,che le fiamme tendono ad espandersi alla ricerca di altro ossigeno che permetta la combustione e che gli edifici in pietra possono prendere fuoco in seguito all’incendiarsi di mobilio in legno che prende fuoco dall’esterno. Infine anche se l’incendio sembra essere assolutamente domato, le braci accese possono rimanere sotto la cenere causando l’improvviso riaccendersi di fiamme.

La colpa, secondo gli storici, fu di Nerone, la cui figura ci è stata tramandata quasi con un aspetto demoniaco e folle, che appiccò l’incendio a Roma per trarre spunto per il suo canto da una distruzione in fiamme di città e soprattutto per fare spazio per la costruzione della sua nuova residenza, la Domus Aurea. Tutto ciò che successivamente l’imperatore fece fu una prova tangibile della sua colpevolezza. Fece abbattere gli edifici sull’Esquilino per impedire un’ulteriore propagazione dell’incendio e fu accusato di voler creare ulteriori distruzioni; fece sgombrare macerie e cadaveri a proprie spese e allora venne accusato di volersi impossessare dei beni come uno sciacallo.

Di Henryk Siemiradzki - www.abcgallery.com, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=320986

Secondo lo storico Tacito inoltre, nessuno di questi provvedimenti riusciva a sopire le voci sui sospetti della colpevolezza dell’imperatore nello scoppio dell’incendio:« Seguì un disastro, non si sa se dovuto al caso o alla perfidia del principe, in quanto le fonti tramandano entrambe le versioni, ma certamente più grave e più spaventoso di ogni altro che si sia mai abbattuto su Roma per la violenza del fuoco.  (Tacito, Annali, XV, 38.1.)

Nerone quindi, per mettere a tacere tutte queste voci, accusò i cristiani, «una setta invisa a tutti per le loro nefandezze», secondo Tacito i cui colpevoli sarebbero stati arrestati e condannati, non tanto per l’incendio ma per il loro “odio nei confronti del genere umano”. i Romani avevano inizialmente distinto con difficoltà i cristiani dalle altre sette giudaiche. Svetonio conferma che Nerone aveva mandato i cristiani al supplizio definendoli “una nuova e malefica superstizione”, senza collegare direttamente il provvedimento all’incendio.

Non sapremo mai la verità, ma certo è che la situazione che Nerone dovette affrontare dopo l’incendio fu molto grave. I costi per la ricostruzione furono tanto alti da esacerbare alcune situazioni di tensione sia con il senato e la plebe di Roma sia nelle province, provocando addirittura una forte perdita di consenso.


Viaggio nell'antico Egitto alla scoperta dell'immortalità

"Mummie, viaggio verso l'immortalità" è la nuova mostra inaugurata presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze realizzata in collaborazione con Contemporanea Progetti s.r.l. e visitabile fino al 2 febbraio 2020.

Il progetto espositivo nasce già nel 2000 quando Maria Cristina Guidotti, curatrice della mostra, pensa ad un allestimento in grande in occasione di un momento di studio sulle mummie delle sezione egizia del museo fiorentino ad opera dell'Università di Pisa. In mostra oltre cento reperti appartenenti alla collezione del museo e fino ad ora mai esposti e silenti nei magazzini.

Sarcofago di Padimut. Crediti: Museo Archeologico Nazionale di Firenze 

Il tema condurrà il visitatore ad intraprendere un viaggio ultraterreno che lo porterà a scoprire il regno dei morti secondo l'idea degli Egizi, attraverso l'esposizione di reperti particolarmente interessanti e inediti. Tra questi il sarcofago di Padimut, caratterizzato da una ricchissima decorazione che contraddistingue i sarcofagi della XXI e XXII dinastia (1069 - 656 a.C.) e fino ad ora mai esposto e mai studiato prima della mostra; la statua del sacerdote Henat, uno dei pochi esempi di statua di un dignitario che indossa abiti persiani (525 - 404 a.C.) e ancora una testa mummificata recentemente sottoposta a TAC e indagini radiografiche che ne hanno consentito la ricostruzione del volto e la cassetta per ushabti di Nekhtamontu (1550 - 1070).

Il percorso scientifico punta ad illustrare il concetto di vita nell'aldilà in Egitto e il significato di tutti gli oggetti del corredo funerario inseriti all'interno delle tombe. Per gli antichi Egizi la vita non finiva con la morte corporale ma questa costituiva un momento di passaggio ad un'altra forma dell'esistenza che continuava nel regno dei morti. L'anima, per continuare a vivere, aveva bisogno di oggetti che dovevano magicamente consentirle la sopravvivenza oltre la morte e soprattutto doveva poi reincarnarsi nel proprio corpo che, proprio per questo motivo, doveva essere quanto più perfetto e mantenuto al meglio grazie alle pratiche di imbalsamazione.

Testa di mummia. Crediti: Museo Archeologico Nazionale di Firenze

La vita dopo la morte è sicuramente un argomento affascinante e purtroppo non pone risposte certe e definitive, ma sicuramente sorprende come già un popolo, come quello degli Egizi, potesse avere delle idee ben chiare su quello che era il percorso dell'anima dopo la morte e la sua successiva reincarnazione. Certo è che di informazione errate ne sono state date tante e fornendo un'idea macabra del mondo degli Egizi tramite la diffusione di informazioni sbagliate sulle mummie.

La mostra, proprio per questo rigore altamente specifico, vuole presentare il procedimento dell'imbalsamazione dei corpi dal punto di vista scientifico, in maniera chiara e quanto più vicina alle pratiche antiche. L'esposizione è inoltre organizzate in due sezioni: la prima dedicata al concetto di sopravvivenza dell'anima e alla mummificazione del corpo del defunto, la seconda parte, invece, è dedicata agli oggetti che accompagnavano il viaggio del defunto nell'aldilà. Si presentano così gli oggetti dei corredi funerari come stele, ushabti, tavole d'offerta e gli oggetti di vita quotidiana che dovevano ricreare nella tomba l'esistenza perduta come abbigliamento, gioielli, parrucche, trucchi, mobili ecc.

Ricordiamo che la collezione egizia del Museo Archeologico Nazionale di Firenze è la seconda in Italia per ricchezza di reperti dopo quella del Museo Egizio di Torino e si è formata nel corso del XIX secolo in occasione della famosa spedizione franco - toscana di Ippolito Rosellini e di Jean François Champollion in Egitto.

Papiro Funerario di epoca tolemaica 330-320 a.C. Crediti: Museo Archeologico Nazionale di Firenze

In seguito a questo viaggio, diversi furono i reperti portati in Europa tra cui il famoso carro rinvenuto in una tomba tebana della XVIII dinastia (1550 - 1291 a.C.) appartenuto ad un ricco privato e i bassorilievi della tomba di Seti I, tutti esposti al Museo di Firenze. Nel 1939 il Museo ricevette ulteriori reperti dall'Istituto Papirologico di Firenze provenienti dagli scavi nella città di El-Hibeh (soprattutto sarcofagi) e di Antinoe con l'importante collezione di tessuti copti. Attualmente la collezione del Museo è costituita da oltre 15.700 oggetti che vanno dall'età preistorica all'epoca copta e da 11 sale rinnovate solo 4 anni fa in occasione dell'XI Congresso Internazionale di Egittologia.

Cassetta per ushabti di Nekhtamontu. Crediti: Museo Archeologico Nazionale di Firenze

Foto: Contemporanea Progetti s.r.l.


Sardinia Archeo Festival

Cagliari: al via la prima edizione del Sardinia Archeo Festival

Dal 19 al 21 luglio, Cagliari ospiterà la prima edizione del Sardinia Archeo Festival, promosso dall’Associazione Culturale Itzokor, da anni impegnata nell’ambito della divulgazione culturale e realizzato grazie al contributo della Fondazione Banco di Sardegna; tra gli appuntamenti più noti, impossibile non citare gli Aperitivi Culturali, una serie di piccoli convegni a cadenza settimanale che dal 2007 animano la vita culturale cittadina.

Il festival si aprirà il 19 luglio con l’introduzione del concetto di Patrimonio Culturale e della sua percezione, soprattutto tra i non addetti ai lavori, e di come lo stesso possa e debba diventare un ponte per la costruzione di relazioni con le comunità di riferimento. Da queste connessioni, infatti, dipendono anche i concetti di tutela, valorizzazione e salvaguardia del Patrimonio Culturale: quando un Bene Culturale non viene percepito come rilevante per una comunità, la sua valorizzazione, tutela e salvaguardia, oltre ad avvenire ‘a senso unico’, possono diventare anche oggetto di propaganda elettorale, che difficilmente porterà dei benefici reali non solo al Bene in sé, ma anche, e soprattutto, alla comunità di riferimento.

Sardinia Archeo Festival

L’intenso e vivace programma, proposto per le tre giornate, vede alternarsi conferenze, presentazioni di libri, proiezioni di docu-film e musica, cercando di svolgere il filo delle rotte mediterranee, antiche e moderne. In questo contesto, l’archeologia non sarà intesa solamente come disciplina in sé, che accomuna non solo i membri dell’associazione Itzokor e molti dei protagonisti dell’evento, ma soprattutto come metodo di indagine: i vari interventi e le tematiche proposte sono stati pensati ed organizzati come i diversi livelli di un’indagine archeologica (unità stratigrafiche), che restituiscono non solo un quadro preciso di ciascun livello, ma soprattutto un quadro d’insieme del tema indagato. Tema che, per questa prima edizione, sarà interamente dedicato al Mediterraneo ed alle civiltà che, ancora oggi, vi si affacciano e lo attraversano, ragionando in termini di ‘Rotte e Approdi.

Sardinia Archeo Festival sarà una riflessione collettiva sul significato di patrimonio culturale, un’opportunità per conoscere progetti di salvaguardia culturale in paesi non pacificati o in stato di difficoltà economica e instabilità politica; uno strumento per indagare incontri e scambi avvenuti sulle rotte del Mediterraneo nel corso della storia, ma anche importante occasione per volgere lo sguardo all’attualità di quel mare e ai problemi sociali ed etici che essa pone. Per questo, tra i vari appuntamenti della prima giornata, abbiamo scelto la proiezione del film Living amid the ruins, prodotto da The British Institute at Ankara (BIAA) per la regia di Işılay Gürsu, che esplora l’antica regione della Pisidia, nella Turchia sud-occidentale, per cercare di capire che rapporto abbiano comunità e beni culturali.

Il film è parte del progetto di ricerca del BIAA riguardo al Cultural Heritage Management (CHM), e adotta un approccio innovativo all’utilizzo del patrimonio archeologico in Turchia. Uno dei punti focali del progetto CHM è sempre stato quello di capire cosa significano i siti archeologici per le comunità locali che vivono nei dintorni e i modi in cui questa relazione può essere migliorata. Concentrandosi sulla Pisidia, dove si sta svolgendo l’attuale progetto di gestione del patrimonio culturale della BIAA, la ricerca proposta è tripartita: indagare sul rapporto che le persone che vivono nei siti archeologici hanno con questi luoghi, costruire la capacità creando benefici sociali ed economici e una crescita sostenibile per e in dialogo con le comunità rurali locali, intensificare il rapporto tra il sito archeologico e le comunità locali nelle loro vicinanze, in modo da garantire un futuro migliore per il patrimonio culturale stesso. Il tutto attraverso un nuovo percorso di trekking a lunga distanza, il Pisidia Heritage Trail. Lungo 350 chilometri, collega i siti archeologici indagati, per circa 30 anni, dagli archeologi affiliati alla BIAA, il prof. Stephen Mitchell e la dott.ssa Lutgarde Vandeput.

L’essenza di questo progetto ci sembra rappresentare perfettamente l’idea alla base del Sardinia Archeo Festival e degli eventi creati dall’associazione Itzokor, come spiegato anche dalla dott.ssa Alice Nozza (Itzokor). “Il festival vuole essere una sorta di cittadella nella quale avverrà uno scambio di esperienze e di saperi, e soprattutto sarà in relazione con la comunità locale, perché la partecipazione è aperta a tutti.” Oltre agli spazi di riflessione, caratterizzati dai diversi interventi che si susseguiranno nell’arco delle tre giornate, saranno presenti uno spazio libreria, curato da Itzokor e dalla libreria Miele Amaro, ed uno spazio dedicato alla musica, curato da Pitano Perra, che col suo laboratorio “Vibrazioni del Passato” si occupa da quasi trent’anni della ricostruzione di strumenti musicali scomparsi, attraverso un lavoro di ricerca delle fonti archeologiche, iconografiche e letterarie, ma soprattutto attraverso l’esperienza acquisita sul campo dallo stesso Perra. Sarà presente, inoltre, una postazione dedicata a Radio Brada, media partner dell’evento, che seguirà gli interventi in diretta e si occuperà di mettere a disposizione, online, i podcast degli stessi, mentre gli appuntamenti musicali delle tre serate saranno curati da Gerardo Ferrara, giornalista e creatore del ‘cantiere aperto e libertario’ Buon compleanno Faber.

Per restare aggiornati sugli appuntamenti del Festival, seguite la pagina Facebook dedicata e l’hashtag #SardiniaArcheoFestival: scoprirete un microcosmo con vari livelli di lettura, le cui trame vi porteranno ad esplorare le diverse sfumature di un mondo che -oggi più che mai- necessita di essere raccontato, con tutti i suoi strati, le sue rotte ed i suoi approdi.

Sardinia Archeo Festival

È possibile consultare il programma della manifestazione dal sito ufficiale.

 

 

 

 

 

 


Annusare i reperti. Una nuova indagine al Museo Egizio di Torino

Annusare i reperti in un museo? Ora è possibile grazie ad una indagine innovativa sviluppata di recente e mai eseguita fino ad ora in un museo. La chimica si mette a disposizione dei beni culturali e al Museo Egizio di Torino, grazie ad un team dell'Università di Pisa, una serie di reperti di circa 3500 anni fa e appartenuti al corredo funerario della Tomba di Kha e Merit saranno analizzati in maniera del tutto non invasiva senza prelievo di campioni. Ad essere "annusati", più di 20 vasi trovati integri nel 1906 da Schiaparelli assieme ad altre meraviglie che rappresentano ad oggi uno dei tesori principali della collezione egittologica del Museo Egizio di Torino.

Museo Egizio, Torino_Federico Taverni_19S7489_analisi SIFT-MS

I chimici dell'ateneo pisano, in collaborazione con gli archeologi e i curatori dell'Egizio, analizzeranno i composti volatili rilasciati nell'aria in concentrazioni estremamente basse (ultratracce) dai residui organici presenti nei contenitori al fine di identificarne la natura.

L'esame sarà eseguito con uno spettrometro di massa SIFT-MS (Selected ion flow tube-mass spectrometry) trasportabile, un macchinario utilizzato nell'ambito medico per quantificare i metaboliti del respiro e che solo recentemente è stato impiegato nel campo dei beni culturali con grandi ed interessanti risultati, soprattutto perché non ha metodi invasivi che possano compromettere il reperto.

Museo Egizio, Torino_Federico Taverni_19S7492_analisi SIFT-MS

Già quando fu ritrovata la splendida tomba dell'architetto Kha e di sua moglie Merit, Ernesto Schiaparelli aveva cercato di identificare delle provviste alimentari contenute in un piatto e classificate come "verdura finemente triturata e impastata con un condimento". Ma fino ad ora nessuna analisi ha potuto smentire né confermare tale ipotesi e una risposta potrebbe arrivare proprio ora grazie alla spettrometria.

“Per svolgere l’esame sono stati necessari alcuni giorni; infatti nella prima fase abbiamo chiuso ampolle, vasi e anfore in sacchetti a tenuta stagna in modo da concentrare il più possibile le molecole nell’aria - spiega Francesca Modugno dell’Università di Pisa - i dati saranno registrati nell’arco di due giorni, ma risultati delle analisi saranno disponibili tra alcune settimane, considerata la difficoltà della loro interpretazione. Quello che ci aspettiamo di rilevare sono frazioni volatili di oli, resine o cere naturali”.

Museo Egizio, Torino_Federico Taverni_19S7507__analisi SIFT-MS

“Siamo orgogliosi di collaborare con i partner di questo progetto e di sperimentare nelle nostre sale l’utilizzo di una tecnica così sofisticata - sottolinea il Direttore del Museo Egizio Christian Greco -. La ricerca è il cuore delle nostre attività e sentiamo fortemente il dovere di sostenerla, pur garantendo l’integrità della straordinaria collezione che abbiamo l’onore di custodire”.


Una passeggiata in Magna Grecia al Museo Archeologico di Napoli

Un’apertura attesa da oltre venti anni e dedicata al Professor Enzo Lippolis scomparso nel 2018: il Museo Archeologico di Napoli ha finalmente una sezione dedicata alla Magna Grecia. La collezione chiusa dal 1996 non ha nulla da invidiare alle più conosciute sezioni dedicate all’epigrafia o all’Egitto, ma anzi rappresenta un unicum nel panorama museale internazionale con oltre 400 opere che raccontano la storia, gli usi e i costumi dei popoli che hanno abitato il sud d’Italia dall’VIII secolo a.C. e fino alla conquista romana.

Cratere a volute apulo a figure rosse_da Altamura

Il progetto di allestimento pone in risalto le dinamiche insediative e di interazione culturale che hanno creato nel corso del tempo l’identità della Magna Grecia, in un ideale percorso a ritroso nel tempo vengono delineati i diversi fenomeni di articolazione e strutturazione sociopolitica, economica e territoriale conseguenti l’arrivo dei Greci sulle coste dell’Italia meridionale e l’innesco dei rapporti tra le singole poleis e le popolazione indigene preesistenti sul territorio.

Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

La narrazione ci porta alle fasi più antiche della colonizzazione greca in Occidente con alcuni reperti provenienti dall’emporion di Pithekoussai e di Cuma, databili tra la seconda metà dell’VIII e gli inizi del VII secolo a.C. che illustrano in maniera chiara i primi contatti tra Greci ed indigeni campani, senza trascurare l’universo mitico e religioso delle città magnogreche, l’architettura sacra e la ricostruzione dei culti locali, fondamentali strumenti di coesione tra genti.

Il percorso continua con una sala dedicata al banchetto nel mondo magnogreco e greco in epoca arcaica e classica. Attraverso una selezione accurata di splendidi vasi attici figurati, si intende restituire un’idea del pasto conviviale comune, delle pratiche e degli usi nell’incontro tra allogeni e autoctoni.

Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

Nelle sale successive si passa all’analisi della formazione delle genti italiche che hanno colonizzato alcune parti del sud Italia tra cui campani, sanniti, lucani e apuli che hanno lasciato importanti e preziose tracce sul territorio e testimonianze concrete attraverso la loro arte figurativa. Tra questi, significativi sono i materiali provenienti da Ruvo, Canosa e Paestum. Celebri sono le lastre dipinte rinvenute nella Tomba delle Danzatrici scoperte nella cittadina pugliese il 15 novembre 1833. La scena di danza funebre si snoda sulle pareti di una tomba che si data tra la fine del V e l’inizio del IV secolo a.C., e costituisce ad oggi una delle più alte attestazioni della pittura antica nel sud Italia. Tra gli acquisti apuli della casata borbonica anche paramenti per cavalli, crateri a mascheroni provenienti dall’ipogeo del Vaso di Dario di Canosa e altri vasi colossali la cui funzione era solo quella di rappresentare le famiglie aristocratiche nel momento della morte. Uno di questi è il Cratere di Altamura (metà IV secolo a.C.), uno dei più monumentali vasi apuli pervenutoci dal mondo antico e recentemente restaurato dallo staff del Getty Museum, è decorato da una rara ed emblematica raffigurazione del mondo degli Inferi con la dimora di Ade e Persefone insieme ad altri personaggi mitici dell’oltretomba.

Magna Grecia
Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

Culmine della collezione il territorio della Campania pre-romana. Tra i contesti esposti vi trovano dimora reperti provenienti da Nola e Cales (l’odierna Calvi Risorta nel casertano) che già dal I millennio a.C. rappresentarono luoghi di snodo tra le aree dell’Italia centrale e meridionale dalla costa tirrenica verso quella adriatica. Tra le opere inserite nel percorso, l’Hydria Vivenzio, uno dei vasi più celebri che il mondo antico ci abbia mai restituito. Acquistato nel 1818 per la somma di 10.000 ducati, l’opera è attribuita al Pittore di Kleophrades e ci restituisce una appassionata rappresentazione della guerra di Troia con lo stupro di Cassandra e la sanguinosa morte di Priamo.

Ogni sala è dedicata inoltre ai grandi studiosi del mondo magnogreco tra cui Paolo Orsi, Umberto Zanotti Bianco e Giovanni Pugliese Carratelli che hanno saputo intrecciare la preziosa storia archeologica del sud con il riscatto del Mezzogiorno.

Magna Grecia
Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

Ma le meraviglie non finiscono qui. Le 14 sale del Museo attigue al salone della Meridiana in cui sono ospitati i reperti della sezione Magna Grecia sono impreziosite da pregiati sectilia a motivi geometrici di età romana, messi in opera nella prima metà dell’800 e sottoposti a continui lavori di restauro e pulizia che ne hanno ridato la vivacità dei colori e delle diverse qualità di marmo. Tra tutti, spicca il pavimento circolare in opus sectile proveniente dal Belvedere della Villa dei Papiri di Ercolano che crea un modernissimo gioco prospettico.

Magna Grecia
Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

Non è possibile camminare con le scarpe sulle superfici musive e per questo è obbligatorio indossare degli appositi copri scarpe dal costo di 1.50 euro che saranno devoluti per la costante pulizia e manutenzione dei sectilia. I pavimenti sono una traccia significativa della ulteriore ricchezza del Real Museo Borbonico e cominciarono ad entrare nelle collezioni Farnese a partire dal 1826 quando man mano prendevano avvio gli scavi nelle aree vesuviane. E proprio da splendide ville pompeiane, ercolanesi, stabiane provengono questi immensi tesori.

Dama di Sibari

“Restituiamo oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli una parte fondamentale della sua identità - dichiara il Direttore Paolo Giulierini - il riallestimento dopo 20 anni della collezione Magna Grecia, tra le più ricche e celebri al mondo, è l’esito di un vasto piano di interventi per il riassetto dell’ala occidentale dell’edificio destinata ad accogliere le testimonianze dell’epoca preromana. Nelle sale del primo piano che ospitano il percorso espositivo, un’esperienza unica attende il visitatore, che potrà letteralmente ‘passeggiare nella storia’. Lo farà camminando, con le opportune precauzioni, sui magnifici pavimenti a mosaico provenienti da Villa dei Papiri di Ercolano, da edifici di Pompei, Stabiae, dalla villa imperiale di Capri, finalmente recuperati e riportanti alla loro magnificenza. La storia dei greci in Occidente, e quella dei popoli italici con i quali vennero a contatto, torna quindi a passare per il MANN, e mi piace immaginare questa ‘nuova’ sezione come un affascinante ‘portale della conoscenza’ che da Napoli conduca, e sempre più invogli, alla scoperta degli antichi tesori del Mezzogiorno d’Italia’’.


Restituiti all'Italia un mosaico con volto di satiro e una lettera di San Giovanni Bosco

Recuperati negli Stati Uniti d’America due eccezionali beni culturali: una lettera manoscritta di San Giovanni Bosco ed un mosaico policromo, risalente al I-II sec. d.C., raffigurante il volto di un satiro.

satiro San Giovanni Bosco
Restituiti all'Italia una lettera di San Giovanni Bosco alla Duchessa Agnese Boncompagni Ludovisi e un mosaico policromo con volto di satiro

Oggi 11 luglio 2019, alle ore 10:00, a Roma, presso la sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti d’America, l’Ambasciatore Lewis M. Eisenberg, nel corso di una cerimonia, ha restituito al Generale di Divisione Claudio Vincelli, Comandante della Divisione Unità Specializzate Carabinieri, in rappresentanza del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C. A. Giovanni Nistri e al Generale di Brigata Fabrizio Parrulli, Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC), due straordinari beni appartenenti al patrimonio culturale italiano. Le opere sono state individuate nel corso d’indagini condotte dal Comando Carabinieri TPC e dal Federal Bureau of Investigation (FBI) nell’ambito della pluriennale e sinergica azione di contrasto che, costantemente, viene svolta per arginare il traffico di beni artistici rubati o illegalmente sottratti dall’Italia:

  • Lettera di San Giovanni Bosco alla Duchessa Agnese Boncompagni Ludovisi, datata 30 luglio 1867, consistente in 3 pagine

Il 13 luglio 2016, il Principe Boncompagni Ludovisi Nicolò, legittimo discendente del casato dei Principi di Piombino, denunciava il furto dell’importante documento storico avvenuto, tra il 1940 e il 2016, dall’archivio privato Boncompagni Ludovisi di Roma.

Le indagini del Comando Carabinieri TPC permettevano di stabilire che il bene era stato venduto, nel 2016, su una piattaforma e-commerce, da un cittadino statunitense residente a New York. Sentito in merito alla provenienza della lettera, il venditore asseriva di averla acquistata da un discendente della stessa famiglia nobiliare, senza però fornire documentazione che attestasse la veridicità di quanto dichiarato. Il prezioso manoscritto, successivamente, era stato acquistato da un ricco imprenditore americano residente in California.

Gli elementi investigativi acquisiti, nel 2018, forniti all’Ufficio FBI presso l’Ambasciata USA a Roma e a quello di Los Angeles, hanno consentito di avviare le procedure di recupero del bene.

  • Mosaico policromo di cm. 95x92x37, risalente al I-II secolo d.C., raffigurante il volto di un satiro.

Il 16 dicembre 2015, l’UNESCO di Parigi inviava una missiva alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso quell’Organizzazione Internazionale, con cui estendeva anche al nostro Paese la richiesta di collaborazione, avanzata dalle Autorità statunitensi, in ordine ad alcuni beni archeologici, recuperati negli USA, di cui non era nota la provenienza.

Il Federal Bureau of Investigation, delegato per le verifiche del caso da parte americana, aveva inserito tali reperti in un database, consultabile on-line dagli Stati interessati.

La comparazione con le opere censite nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti gestita dal Comando Carabinieri TPC, nel frattempo attivato, aveva dato esito negativo. Sono stati gli ulteriori approfondimenti degli investigatori del Comando, svolti in collaborazione con il servizio FBI di Washington D.C., a permettere di dimostrare la riconducibilità del prezioso mosaico a scavi illeciti effettuati in Italia, in data imprecisata, e di ottenerne la restituzione.

Questi sono gli ultimi di una serie significativa di successi investigativi, frutto di complicate ed appassionate indagini, che cementano ulteriormente i rapporti di straordinaria cooperazione tra i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale e le Agenzie Federali statunitensi tra cui, nello specifico, il Federal Bureau of Investigation. Questi risultati permettono di percepire chiaramente come sia possibile combattere con maggior efficacia la difficile guerra ai trafficanti di opere d’arte e di reperti archeologici solo se in entrambi i Paesi vi sia adeguata sensibilità per la protezione del patrimonio culturale ed appassionata volontà, da parte delle Istituzioni interessate, di lottare contro un nemico che deve considerarsi comune.

Questi beni rappresentano, infine, la cultura restituita e costituiscono il più bello e forte simbolo della cultura della restituzione: un impegno che Stati Uniti d’America e Italia, da anni, attuano reciprocamente e diffondono affinché si realizzi, sempre più, quel circuito virtuoso di sensibilità e consapevolezza che è alla base di ogni efficace azione di prevenzione e repressione del traffico illecito.

Roma, 11 luglio 2019

Testo e immagini dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Vatican Coffin Project

Vatican Coffin Project: Museo Egizio, Centro Conservazione e Restauro e partner protagonisti nello studio dei sarcofagi

Museo Egizio e Centro Conservazione e Restauro protagonisti nello studio dei sarcofagi: due giorni di confronto a Torino con i partner del progetto internazionale Vatican Coffin Project

Vatican Coffin Project
Photo credit: Museo Egizio, Torino

Una due giorni densa di confronti e approfondimenti scientifici quella che ieri e oggi ha visto convergere al Museo Egizio e al Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” alcuni fra i massimi esperti internazionali nello studio dei sarcofagi, protagonisti del periodico appuntamento di aggiornamento del Vatican Coffin Project, a cui entrambe le istituzioni culturali torinesi partecipano.

Si tratta di un progetto internazionale avviato nel 2008 dai Musei Vaticani, dedicato ad approfondire la conoscenza e affinare le tecniche diagnostiche, di conservazione e restauro dei sarcofagi lignei policromi del Terzo Periodo Intermedio (1076 a.C. - 722 a.C.), i cosiddetti “sarcofagi gialli”.

Un esempio delle potenzialità dell’attività di ricerca condotta in seno al Vatican Coffin Project è offerta dalla mostra “Archeologia Invisibile” in corso al Museo Egizio: proprio all’azione del gruppo di lavoro si deve la suggestiva sala che propone la riproduzione 3D del sarcofago dello scriba Butehamon, con la tecnologica proiezione in video mapping del suo stesso processo realizzativo e decorativo. Restaurato nell’ambito di questa iniziativa, il reperto rappresenta uno fra i più significativi oggetti esposti nella Galleria dei sarcofagi. Oggetto delle indagini sono infatti, tra gli altri, lo studio della tecnica costruttiva e pittorica dei sarcofagi, l’identificazione di eventuali atelier, le analisi diagnostiche sui reperti.

Photo credit: Museo Egizio, Torino

Alla serie di incontri delle due giornate torinesi sono intervenuti, oltre al direttore del Museo Egizio, Christian Greco e ai vertici del Centro Conservazione e Restauro, gli esperti degli altri partner del progetto: i Musei Vaticani - con la direttrice del reparto Antichità Egizie, Alessia Amenta - il Museo del Louvre, il Centre de Recherche et de Restauration des Musées de France e il Rijksmuseum van Oudheden di Leiden.

“Si tratta di un progetto prezioso per il Museo Egizio, - spiega Christian Greco, direttore del Museo Egizio - che ho fortemente voluto portare all’interno delle nostre attività per il suo valore, tanto sotto l’aspetto scientifico e di ricerca quanto in termini museali. L’opportunità di lavorare fianco a fianco fra istituzioni scientifiche di tale rilievo internazionale rappresenta un’occasione di arricchimento reciproco, nonché il corretto approccio con cui ha il dovere di operare chiunque, come noi, abbia l’onore e l’onere di custodire parte del patrimonio culturale dell’umanità”

Grazie a questa importante collaborazione internazionale, negli anni, il Centro ha potuto approfondire un tema scientifico di altissimo rilievo e ha costituito un team di restauratori e tecnici scientifici specializzato nell’analisi e nell’intervento conservativo sulle antichità egizie. Siamo grati ai nostri partner di progetto – dice Elisa Rosso, segretario generale del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” – perché solo attraverso il confronto e la condivisione si aprono le strade della ricerca e dell’innovazione, obiettivi primari per un centro di formazione e ricerca come il nostro”.

Il Vatican Coffin Project, nato nel 2008 sotto la direzione scientifica del Reparto Antichità Egizie dei Musei Vaticani, coinvolge da cinque anni il Museo Egizio e il Centro Conservazione e Restauro e ha portato a un’attività continuativa di analisi e di lavoro su numerosi reperti, alcuni dei quali sono allo studio e in restauro all’interno dei laboratori del Centro e in una nuova area dedicata e visibile al pubblico al secondo piano del Museo Egizio.

 

Testo e immagini dall'Ufficio Stampa del Museo Egizio di Torino


Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico

La XXII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico  a Paestum dal 14 al 17 novembre

La XXII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico
a Paestum dal 14 al 17 novembre

Borsa Mediterranea del Turismo ArcheologicoLa XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico si svolgerà a Paestum presso il Centro Espositivo Savoy Hotel, la Basilica, il Museo Nazionale, il Parco Archeologico da giovedì 14 a domenica 17 novembre 2019.
Obiettivo dell’iniziativa è promuovere i siti e le destinazioni di richiamo archeologico, favorire la commercializzazione, contribuire alla destagionalizzazione e incrementare le opportunità economiche. Da sottolineare, inoltre, lo sviluppo della cooperazione tra i popoli che l’evento persegue con la presenza annuale di Paesi non solo del Mediterraneo e attraverso il confronto e lo scambio di esperienze con la partecipazione di 300 relatori, 100 giornalisti accreditati, 120 operatori dell’offerta e lo svolgimento di 60 tra conferenze e incontri.

Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico

12 EVENTI UNICI AL MONDO TUTTI IN UNA BORSA


SALONE ESPOSITIVO


La Borsa, con i suoi 100 espositori di cui 25 Paesi esteri (presente per la prima volta l’Agenzia di Strategia Turistica delle Isole Baleari), è sede del più grande Salone espositivo al mondo dedicato al patrimonio archeologico: luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati all’archeologia e al turismo e occasione di incontro per addetti ai lavori, operatori turistici e culturali, viaggiatori, appassionati, mondo scolastico e universitario.

WORKSHOP 

Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico
Il Workshop è un’opportunità di business tra la domanda e l’offerta del turismo culturale: gli operatori potranno incontrare buyer selezionati dall’ENIT provenienti da 8 Paesi Europei (Austria, Belgio, Francia, Germania, Olanda, Regno Unito, Spagna, Svizzera) e, per la prima volta, un tour operator australiano specialista di viaggi culturali in Europa per College e High School.
Inoltre, nell’intento di favorire l’incontro anche con la domanda nazionale, la Borsa ha invitato i tour operator impegnati nella promozione delle destinazioni turistico-archeologiche italiane a partecipare al Workshop nell’ambito della nuova sezione ArcheoIncoming.


LE SEZIONI


ArcheoExperience, Laboratori di Archeologia Sperimentale per la divulgazione delle tecniche utilizzate dall’uomo nel realizzare i manufatti di uso quotidiano.
ArcheoIncoming, spazio espositivo e Workshop con protagonisti i tour operator che promuovono le destinazioni italiane per sviluppare l’incoming del turismo archeologico.
ArcheoIncontri, per conferenze stampa e presentazioni di progetti culturali e di sviluppo territoriale.
ArcheoLavoro, orientamento post diploma e post laurea con presentazione dell’offerta formativa a cura delle Università presenti nel Salone.
ArcheoStartUp, per la prima volta in collaborazione con l’Associazione Startup Turismo che riunisce le migliori realtà che offrono nuovi prodotti e servizi digitali nei settori del turismo e della cultura. 


ArcheoVirtual, l’innovativa mostra internazionale di tecnologie multimediali, interattive e virtuali in collaborazione con ITABC Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali del CNR.
Conferenze, nelle quali Organizzazioni Governative e di Categoria, Istituzioni ed Enti Locali, Associazioni Culturali e Professionali si confrontano su promozione del turismo culturale, valorizzazione, gestione e fruizione del patrimonio.
Incontri con i Protagonisti, nei quali il grande pubblico interviene con i più noti Divulgatori culturali, Archeologi, Soprintendenti, Direttori di Musei, Docenti Universitari, Giornalisti.
International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, il Premio alla scoperta archeologica dell’anno intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio. Le cinque scoperte archeologiche del 2018 candidate alla vittoria della quinta edizione del Premio sono:
- Bulgaria: nel Mar Nero il più antico relitto intatto del mondo
- Egitto: a Saqqara a sud del Cairo un antico laboratorio di mummificazione
- Giordania: nel Deserto Nero il pane più antico del mondo
- Italia: l’iscrizione e le dimore di pregio scoperte a Pompei
- Svizzera: la più antica mano in metallo trovata in Europa
Premi “Antonella Fiammenghi” e “Paestum Archeologia”
, assegnati rispettivamente a laureati con tesi sul turismo archeologico e a personalità impegnate a favore dell’archeologia e del dialogo interculturale.

ALLA BMTA CON ARCHEOTRENO

Oltre alla rinnovata partnership con Trenitalia, vettore ufficiale, che riserverà ai visitatori il 30% di sconto, nei giorni della Borsa sarà disponibile per la prima volta il servizioArcheoTreno, a cura della Fondazione FS Italiane, che permetterà di raggiungere Paestum da Napoli e Salerno a bordo di un treno storico composto dalle “Centoporte” carrozze degli anni ’30 e dalle “Corbellini” carrozze degli anni ’50, trainate da una locomotiva elettrica degli anni ’60 in livrea d’origine.



I RELATORI AD OGGI DELLA XXII EDIZIONE

Paolo Attanasio Direttore Divisione Passeggeri Long Haul Trenitalia
Gabriella Battaini-Dragoni Vice Segretario Generale del Consiglio d’Europa
Mounir Bouchenaki Consigliere Speciale del Direttore Generale UNESCO
Gerardo Capozza Segretario Generale ACI Automobile Club d’Italia
Caterina Cittadino Capo Dipartimento Turismo MIPAAFT Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo
Mauro Febbo Coordinatore Commissione Turismo e Industria alberghiera della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e Assessore Attività produttive, Turismo, Beni e attività culturali e di spettacolo Regione Abruzzo
Alessandro Garrisi Presidente ANA Associazione Nazionale Archeologi
Gianfranco Gazzetti Direttore Nazionale Gruppi Archeologici d’Italia
Maria Annunziata Giaconia Direttore Divisione Passeggeri Regionale Trenitalia
Renzo Iorio Presidente Gruppo Tecnico Cultura e Sviluppo di Confindustria e Amministratore Delegato Nugo SpA
Franco Iseppi Presidente Touring Club Italiano
Ivana Jelinic Presidente FIAVET Federazione Italiana Associazioni Imprese Viaggi e Turismo di Confturismo Confcommercio
Antonino La Spina Presidente Nazionale UNPLI Unione Nazionale Pro Loco d’Italia
Mara Manente Direttore CISET Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica Università Ca’ Foscari Venezia
Massimo Osanna Direttore Generale Parco Archeologico di Pompei
Giorgio Palmucci Presidente ENIT Agenzia Nazionale del Turismo
Taleb Rifai già Segretario Generale UNWTO
Alfonsina Russo Direttore Parco Archeologico del Colosseo
Ken Smith Presidente Council for British Archaeology

Testo e immagini dall'Ufficio Stampa Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico


inchiostri Egitto

Uno studio rivela la composizione degli inchiostri per tessuti nell’Antico Egitto

Uno studio internazionale, coordinato dal Centro NAST -  Centro interdipartimentale Nanoscienze e Nanotecnologie e Strumentazione dell'Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, ha dimostrato l’utilizzo di inchiostri a base di ferro nell’Antico Egitto, fornendo così nuove informazioni e prospettive riguardo alla genesi degli inchiostri nelle antiche culture mediterranee.

inchiostri EgittoPubblicato su “Scientific Reports”, rivista open access del gruppo editoriale Nature, con il titolo “Egyptian metallic inks on textiles from the 15th century BCE unravelled by non-invasive techniques and chemometric analysis”, lo studio condotto su 19 tessuti dipinti, utilizzando tecniche non invasive, ha permesso di identificare la composizione chimica dell’inchiostro nero utilizzato su lino antico egiziano. 

I tessuti oggetto dello studio fanno parte del corredo funerario della tomba egizia dell’architetto Kha e della moglie Merit, datata XV secolo a.C., una delle più importanti scoperte archeologiche in Egitto condotta, nel 1906, nei pressi del villaggio di Deir el-Medina (Luxor) da Ernesto Schiaparelli (1856-1928), allora direttore del Museo Egizio. Il corredo funerario, ad eccezione di pochi oggetti, fu trasportato a Torino e rappresenta un ununicum in egittologia: si tratta, infatti, del corredo funerario non regale più ampio e completo mai ritrovato.

Poca attenzione era stata prestata finora alla natura e alla tecnologia degli inchiostri usati sui rituali e tessuti di uso quotidiano per l'Antico Egitto

Sebbene finora un grande sforzo di ricerca sia stato dedicato allo studio dei pigmenti e dei coloranti usati nell'antico Egitto per decorare le pareti e gli arredi delle sepolture, o per scrivere su papiro, poca attenzione è stata prestata alla natura e alla tecnologia degli inchiostri usati sui rituali e tessuti di uso quotidiano, che potrebbero aver favorito il trasferimento della tecnologia dell'inchiostro metallico su supporti di papiro e pergamino.

«Abbiamo osservato che gli inchiostri su questi tessuti hanno un aspetto brunastro e hanno corroso le fibre di lino nella maggior parte dei casi – racconta Giulia Festa, autrice dello studio e ricercatrice del Centro Fermi. Questa evidenza ci ha interessato e ne abbiamo quindi studiato la composizione tramite tecniche complementari». 

Un inchiostro metallico a base di ferro, quindi, che potrebbe essere definito un antenato dell’inchiostro ferro-gallico, la cui introduzione è comunemente attribuita al III secolo a.C., come spiega Roberto Senesi del Centro NAST Roma “Tor Vergata”.

 La ricerca dimostra che per produrre un liquido di scrittura nero/marrone non solo sono stati utilizzati i sali di ferro, probabilmente in combinazione con i tannini (ancora da accertare), ma è stata aggiunta anche l'ocra, ottenendo coloranti neri simili a quelli che venivano impiegati dagli indiani Navajo all'inizio del XX secolo. «I nostri risultati – continua Giulia Festa - suggeriscono che gli antichi egizi usavano un tipo di miscela simile già 3.400 anni fa. Perché questa miscela è stata impiegata non è noto; probabilmente, il motivo è legato alla resistenza di questi inchiostri al lavaggio, a differenza del nero carbone. Ma per rispondere a questa, e ad altre domande, con certezza, come la presenza o meno di tannini, sono necessari ulteriori lavori sperimentali per valutare la composizione e la provenienza dei composti di ferro e l’analisi degli inchiostri neri sugli altri oggetti inscritti, provenienti dalla tomba di Kha, come ceramiche, papiri e legno».

Lo studio è parte del progetto di ricerca ARKHA (ARchaeology of the invisible: unveiling the grave-goods of KHA) nell’ambito della convenzione tra l’Università di Roma “Tor Vergata”, il Museo Egizio Torino, il Museo Storico della Fisica e Centro Studi e Ricerche “Enrico Fermi”, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino e l’Università di Milano Bicocca.

inchiostri EgittoLeggi l’articolo pubblicato su Scientific Reports “Egyptian metallic inks on textiles from the 15th century BCE unravelled by non-invasive techniques and chemometric analysis”, Nature, 13 Maggio 2019

Immagini dall' Ufficio Stampa di Ateneo Università degli Studi di Roma "Tor Vergata".