Marinella Pirelli cinema sperimentale Nuovo Paradiso Museo del Novecento mostre

Originalità, ricerca e sperimentazione visiva: i tratti caratteristici del cinema di Marinella Pirelli

Il linguaggio visivo in Italia ha assunto uno spiccato carattere sperimentale attraverso figure che hanno osato rileggere i canoni confrontandosi anche con l’ambito estero ed internazionale: è questo il caso di Marinella Pirelli, artista semisconosciuta alle masse ma che ha lasciato un segno nell’arte intermediale novecentesca.

Fautrice del cinema sperimentale, Marinella Pirelli si colloca nel secondo dopoguerra come pittrice sebbene i maggiori e più brillanti risultati li avrà proprio in ambito cinematografico. Nata nel 1925 a Verona, si forma sotto la guida dell’artista Romano Conversano, il cui studio vanta interessanti frequentazioni come Tancredi, Sonego e Vedova. Giunta a Milano, svolge il ruolo di figurista e vetrinista per poi esser attratta dal cinema romano: inizia infatti a frequentare lo studio di Giulio Turcato, nonché sceneggiatori del calibro di Pirro, Solina e Sonego. Diventa poi la disegnatrice della Filmeco, casa cinematografica con progetti di pubblicità d’animazione, in un periodo molto stimolante circondata da celebri artisti e cineasti.

Marinella e Giovanni Pirelli nella casa di Varese,Fotografia Ugo Mulas © Eredi Ugo Mulas

A Roma conosce anche colui che diventerà suo marito, Giovanni Pirelli, con il quale si trasferirà nel nord Italia, pur restando in contatto con la capitale ove possiede uno studio frequentato da Castellani, Ceroli, Merz, Kounellis e Dorazio. Proprio in questa fase si concentra sul cinema e sulla rappresentazione della luce, realizzando opere sperimentali in 16 mm che sono espressione di innovative tecniche connesse alla luce e al movimento, di cui diviene ben conscia giungendo ad installazioni di successo come Film Ambiente e Meteore. Negli anni Sessanta ottiene i principali riconoscimenti: compie la sua prima personale a Milano, vince la Coppa Fedic grazie al film Pinca Palonca e partecipa alla fortunata mostra “Al di là della pittura” che segnerà notevolmente il suo percorso artistico, rivelatosi fruttuoso sino alla sua scomparsa nel 2009.

Il suo punto di forza risiede proprio nelle immagini in movimento, elemento rivoluzionario fondato sulla ripresa in pellicola e montaggio, mansioni apprese durante l’attività di disegnatrice di film d’animazione e poi ulteriormente studiate autonomamente. La consapevolezza dell’uso della pellicola quale medium artistico emerge nel corso degli anni Sessanta, quando l’artista paragona il suo rapporto sinergico con la cinepresa a quello che lega il pittore agli strumenti da disegno. L’originalità che la caratterizza è un elemento distintivo che spiega ovviamente la scelta personale di non aderire ad uno specifico movimento cui identificarsi.

Allestimento. Foto di Lorenzo Palmieri

Il suo lavoro di progettazione di spazi di luce la vedrà coinvolta per oltre un decennio (1961-1974) ed è a questa peculiare fase della sua carriera che si è deciso di dedicare una specifica mostra: il Museo del Novecento ne vuole rievocare la figura, attraverso un’iniziativa promossa dal Comune di Milano ed Electa. Si ha così inizio con la sua originaria pellicola di animazione sino alla sua ultima opera, “Doppio autoritratto”, che precederà un lungo periodo di silenzio dalla durata quasi trentennale. Una collezione di pellicole ben equilibrate tra colori e forme astratte, esito di riflessioni riguardanti la rifrazione della luce ed i fenomeni luminosi in generale, congiunte ad un diverso genere di riflessioni relative alla femminilità e all’artisticità. A cura di Lucia Aspesi e Iolanda Ratti, la mostra rievoca l’esposizione del 2004 riguardante opere luminose a Villa Panza.

Marinella Pirelli durante le riprese di Nuovo Paradiso, foto Gianni Berengo Gardin Contrasto

Dieci differenti sale per un’analisi argomentativa e temporale che tenga perfettamente conto del contesto storico-artistico in cui la donna era inserita. A partire dalla pellicola “Appropriazione, a propria azione, azione propria” che accoglie lo spettatore come se fosse a teatro: sei minuti di proiezione di un paesaggio naturale, visto in bianco e nero da una prospettiva personale disturbata volontariamente dalla mano della cineasta, che dinnanzi all’obiettivo impedisce parzialmente la visione e talvolta sembra voler trattenere con le proprie mani la luce solare. Si forniscono così degli elementi contrapposti: la luminosità pacata e la devastante intensità, il lirismo della vegetazione e lo strappo. Nelle sale successive sono ammirabili i film d’animazione “Gioco di Dama” e “Pinca e Palonca”, mostrandone anche il processo di realizzazione.

Si prosegue con il suo studio degli oggetti dal punto di vista luminoso, effettuando una comparazione di “Luce Movimento” (che riprende opere cinetiche della Galleria L’Ariete) con il film “I colori della luce”, opera di Munari e Piccardo. Si mostrano le sue sperimentazioni su elementi quali la luce, la natura ed il colore, mostrando come la pellicola “Bruciare” e le serie cartacee “Caos e Calore” si fondino sul concetto di segno quale origine gestuale dell’opera artistica. Interessante la sezione dedicata al corpo femminile, argomento su cui ha indubbiamente influito la critica d’arte Carla Lonzi: il documento film “Indumenti” (1967) ritrae infatti il calco dei seni della donna per opera improvvisa di Luciano Fabro, mentre il film “Narciso” si concentra invece su alcune parti del corpo della Pirelli che svolge così una riflessione sulla propria sfaccettata identità femminile.

Allestimento. Foto di Lorenzo Palmieri

L’esposizione si conclude con “Doppio autoritratto”, film della durata di dodici minuti realizzato tra il 1973 ed il 1974, ove l’artista svolge il ruolo di attrice ed operatrice al tempo stesso riprendendo il suo viso senza proferire parola. Ma il fulcro dell’esposizione è “Film Ambiente”, peculiare struttura cinematografica che si può percorrere, ideata nel 1969 e riprodotta nel 2004: costituita da acciaio, ferro, perspex e naturalmente immagini mobili e suoni, l’opera fornisce un suo notevole contributo al Cinema Espanso, movimento degli anni Settanta che esula dalla tradizionale visione filmica imperante fondata sulla relazione univoca tra schermo e pubblico. Vi è inoltre una sezione dedicata ai Pulsar (particolari ambienti prodotti da mobili fonti luminose, ideati agli albori degli anni Settanta), nonché alle cosiddette Meteore, affascinanti sculture di luce fondate su lampadine, metacrilato e acciaio. Il tutto è arricchito da fotografie, progetti e documenti vari.

Allestimento. Foto di Lorenzo Palmieri

Il catalogo della mostra, di Electa editore, include alcuni saggi di critici d’arte e la sua intera filmografia elaborata dal cineasta Érik Bullot, restituendoci una ricca monografia dell’operato di questa così innovatrice artista.

Marinella Pirelli cinema sperimentale Nuovo Paradiso Museo del Novecento mostre
Marinella Pirelli durante le riprese di Nuovo Paradiso, foto Gianni Berengo Gardin Contrasto

Mostra “Luce Movimento.  Il cinema sperimentale di Marinella Pirelli”: dal 22 marzo al 25 agosto 2019 al Museo del Novecento, Milano.


Le Civiltà e il Mediterraneo

Inaugurata lo scorso 14 febbraio, “Le Civiltà e il Mediterraneo” è una mostra che si divide tra il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari ed il Palazzo di Città, della rete dei Musei Civici del capoluogo isolano.

L’ambizioso progetto, curato da Yuri Piotrovsky (Museo Statale Ermitage) e Manfred Nawroth (Pre and Early History-National Museum di Berlino) con la collaborazione di Carlo Lugliè (Università di Cagliari), e che vede esposti circa 550 oggetti di straordinaria bellezza provenienti dai diversi musei partner*, intende mostrare al visitatore le connessioni e le compenetrazioni tra le diverse civiltà che si sono incontrate, e scontrate, nel Mediterraneo, tra il Neolitico e l’azione uniformatrice dell’Impero Romano.

L’elemento fondante della struttura narrativa viene individuato nel viaggio, declinato nelle sue diverse sfaccettature: viaggio come spostamento, incontro, scambio, confronto. Nei bei testi di Michela Migaleddu traspare non solo la posizione privilegiata della Sardegna nell’ambito del Mediterraneo, che ne fa un punto d’osservazione ideale per gli scambi e le relative influenze in antico, ma anche la ricchezza culturale e tecnologica cui queste connessioni hanno portato, con l’auspicio che la diversità culturale torni ad essere considerata una ricchezza anche nel presente.

A completare il quadro un allestimento che, nel concept di Angelo Figus, interpreta il Mediterraneo come possibilità e come limite, come via e come argine, fluido e contenimento, in un percorso che si sviluppa in sale emozionali nelle quali segni e colori cambiano continuamente, ad indicare non solo il trascorrere del tempo (i colori richiamano quelli dell’alba, dell’imbrunire e del tramonto), ma anche il mutare del paesaggio, slegando la narrazione dalla rigidità di una sequenza cronologica, e creando così un concetto di tempo astratto, che è contemporaneamente passato, presente e futuro. A fare da cornice a questo viaggio senza tempo, le citazioni di versi di Saba e Kavafis, e la presenza, nelle sale del Palazzo di Città, di testi nei quali il Mediterraneo fa da sfondo a diverse storie.

In questo contesto, la Sardegna rappresenta un punto strategico di osservazione non solo per via di idee, tecnologie e culture di importazione, ma anche in quanto terra interessata in particolar modo dalle emigrazioni; per questo motivo, viene spontaneo chiedersi come sarebbe stata la mostra se ci si fosse interrogati anche sui miti relativi ad antiche e nuove migrazioni, analizzando in parallelo col presente l’attuale situazione per cui il Mediterraneo è stato spesso protagonista, di recente, della politica e della cronaca italiane. Alla domanda su come mai non si sia stato indagato anche questo aspetto, la risposta del curatore Nawroth è stata che le motivazioni che spingono, oggi, le persone ad attraversare il mare siano diverse da quelle che spingevano ad un viaggio del genere in antico e che, inoltre, un argomento così complesso avrebbe meritato un approfondimento che lo spazio di una mostra temporanea non poteva dedicargli, e che questo compito sarebbe spettato agli eventi collaterali alla mostra.

Tuttavia, sarebbe bello se in futuro anche le mostre organizzate dai e per i musei archeologici non indagassero solo il passato, ma si interrogassero sul rapporto tra il passato ed il presente, cercando di avvicinarsi il più possibile al quotidiano (ed al noto) dei pubblici che intendono servire. Perché la rilevanza del patrimonio viene percepita soprattutto quando rappresenta qualcosa che conosciamo, e quando riesce a stimolare in noi un’emozione, un legame con quell’oggetto apparentemente tanto distante, in questo caso, almeno nel tempo. Sarebbe bello vedere mostre di questo tipo decostruire i pregiudizi relativi alle migrazioni ed a tecniche o iconografie che oggi diamo per scontate e identifichiamo come ‘nostre’, ma che in realtà potremmo aver assimilato secoli fa, dopo un lungo viaggio che le ha portate fino a noi sotto chissà quale forma.

*National Museum of Pre- and Early History, Berlin; Museo Archeologico Nazionale di Cagliari; Museo Archeologico Nazionale di Napoli; Museo Archeologico Nazionale di Nuoro; Museum of Thessaloniki; The State Hermitage Museum of Saint Petersburg; Museo Nazionale Archeologico ed Etnografico di Sassari; Musée National du Bardo (Tunisi).


La Roma dei Re. Il racconto dell’Archeologia

Fino al 5 maggio 2019, ai Musei Capitolini, La Roma dei Re. Il racconto dell’Archeologia, una nuova importante mostra ad ingresso gratuito per i possessori della MIC, la nuova card che può essere acquistata da chi risiede o studia nella Capitale a soli 5 euro consentendo l’ingresso illimitato per 12 mesi nei Musei Civici.

Per info www.museiincomuneroma.it

Necropoli dell’Esquilino, tomba 128, askos ad anello, impasto bruno, 630/620 – 580 a.C. (fase laziale IVB)

Gli inizi di Roma sono spesso confinati, nella comune immaginazione, ai miti della fondazione tramandatici dagli storici antichi: dalla Lupa che allatta i Gemelli presso la palude ai piedi del Palatino alla disputa fratricida tra Romolo e Remo. Un immaginario rafforzato dalla circostanza che l’immagine di Roma maggiormente proposta nei secoli è legata ai simboli e agli edifici del suo passato imperiale, e, d’altra parte, dalla difficoltà nel rintracciare opere immediatamente riconducibili alle fasi precedenti della vita della città, a partire dall’età repubblicana e andando ancora più indietro nel tempo.

La mostra La Roma dei Re. Il racconto dell’Archeologia è la prima di una serie di esposizioni temporanee che permetterà ai visitatori di recuperare, attraverso le stratificazioni archeologiche, i valori fondativi della città di Roma che, nonostante il passare dei millenni, incidono ancora nella vita degli odierni cittadini: lo sviluppo della società, la gestione del territorio e l’interazione con le altre comunità.

AC 12079b. Necropoli dell’Esquilino, Gruppo 125, Kotyle protocorinzia con decorazione a rosette a punti e scacchiera, 680-650 a.C. (Protocorinzio Medio)

Ospitata nelle sale espositive di Palazzo Caffarelli e nell’Area del Tempio di Giove dei Musei Capitolini dal 27 luglio 2018 al 5 maggio 2019, l’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita Culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, curata da Isabella Damiani e Claudio Parisi Presicce, e organizzata da
Zètema Progetto Cultura.

Prendendo il via dall’attenta lettura dei dati archeologici, La Roma dei Re. Il racconto dell’Archeologia accende i riflettori sulla fase più antica della storia di Roma, illustrandone gli aspetti salienti e ricostruendo costumi, ideologie, capacità tecniche, contatti con ambiti culturali diversi, trasformazioni sociali e culturali delle comunità che
vivevano quando Roma, secondo le fonti storiche, era governata da re.

Grazie a lunghe attività di ricomposizione e di restauro a cura della Sovrintendenza Capitolina, con la collaborazione del Parco Archeologico del Colosseo che ha messo a disposizione i risultati delle più recenti ricerche nell’area nord-est del Palatino e sulla Velia, sarà possibile mostrare per la prima volta al pubblico dati e reperti mai esposti prima.
La mostra è realizzata con il sostegno di Sapienza Università di Roma (per i materiali degli scavi del Palatino e della Velia) e dell’Università della Calabria e University of Michigan (per i nuovi materiali di Sant’Omobono).

AC 12283a. Necropoli dell’Esquilino,Tomba 85, Fibula di bronzo con arco decorato con 3 uccellini, 800-730 a.C. (fase laziale III)

Si avvale inoltre, sempre in collaborazione con il Mibac, di preziosi prestiti da parte del Museo Nazionale Romano e del Museo delle Civiltà, e da parte della Soprintendenza per l’Area Metropolitana di Napoli. Il percorso espositivo - che inizia a partire dal limite cronologico più recente, il VI secolo a.C., e arriva fino al X secolo a.C. - si snoda in diverse sezioni: Santuari e palazzi nella Roma regia, con reperti provenienti dall’area sacra di Sant’Omobono nel Foro Boario presso l’antico approdo sul Tevere; I riti sepolcrali a Roma tra il 1000 e il 500 a.C., con corredi tombali dalle aree successivamente occupate dai Fori di Cesare e di Augusto e dal Foro romano; L’abitato più antico: la prima Roma, con il plastico di Roma arcaica per un viaggio a ritroso nel tempo dalla Roma di oggi a quella delle origini; Scambi e commerci tra Età del Bronzo ed Età Orientalizzante, con testimonianze provenienti in massima parte dalla necropoli dell’Esquilino, uno dei complessi più importanti della Roma arcaica; e le sezioni Indicatori di ruolo femminile e maschile, Oggetti di lusso e di prestigio, e Corredi funerari “confusi”, che contengono reperti e oggetti provenienti anch’essi per lo più dalla necropoli dell’Esquilino a testimonianza di quella che poteva essere la ricchezza originaria della necropoli.


Canova e l'Antico: La mostra-evento in arrivo al MANN di Napoli

Napoli si prepara a celebrare, dal 28 marzo al 30 giugno 2019, l’arte di Antonio Canova, con una mostra-evento al MANN-Museo Archeologico Nazionale, copromossa dal Mibac-Museo Archeologico Nazionale di Napoli con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo nell’ambito dell’importante protocollo di collaborazione che lega le due Istituzioni.

Curata da Giuseppe Pavanello, tra i massimi studiosi di Canova, e organizzata da Villaggio Globale International, la mostra riunirà al Museo Archeologico Nazionale di Napoli più di 110 lavori del grande artista, tra cui 12 straordinari marmi, grandi modelli e calchi in gesso, bassorilievi, modellini in gesso e terracotta, disegni, dipinti, monocromi e tempere, in dialogo con opere collezioni del MANN, in parte inserite nel percorso espositivo, in parte segnalate nelle sale museali.

Proprio il confronto, per analogia e opposizione, fra opere di Canova e opere classiche, costituisce l’assoluta novità di questa mostra, evidenziando un rapporto unico tra l’artista e l’arte antica.

Canova si rifiutò sempre di realizzare copie di sculture antiche, reputandolo lavoro indegno di un artista creatore. Il suo colloquio con il mondo classico era profondo e incideva su istanze cruciali, prima fra tutte la volontà di far rinascere l’Antico nel Moderno e di plasmare il Moderno attraverso il filtro dell’Antico: istanze creative, appunto, nel senso pieno del termine.

“Perché Canova ha tanto senso? Perché sentiamo così profondamente la mostra dell’ “ultimo degli antichi e il primo dei moderni”, fra gli artisti del ‘700? La risposta è nella mostra proposta dal MANN, che dimostra non solo l’eccellenza del Museo che la ospita, ormai fra le più importanti istituzioni culturali europee, e lo straordinario intuito del suo direttore che riesce a tessere una fitta rete di rapporti interni e internazionali: negli ultimi mesi con la Cina, oggi con l’Ermitage di San Pietroburgo. Soprattutto, però, la mostra prova l’universalità “politica” dell’arte e la sua perenne contemporaneità.” Queste le parole del Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, cui si aggiungono quelle del direttore del MANN, Paolo Giulierini: “Se la scoperta di Ercolano e Pompei sono alla base della nascita del Neoclassicismo la figura di Canova ne è, forse, la massima espressione artistica. Riflettere poi sul fatto che “il moderno Fidia” trasse ispirazione dal patrimonio antico di Napoli, anche in termini di statuaria, e ricevette numerose commesse tanto da consentirci, oggi, di poter proporre un “itinerario canoviano”, fornisce la risposta al perché di una mostra di Canova all’Archeologico di Napoli”.

Oltre alla possibilità di confrontare opere come il Teseo vincitore del Minotauro di Canova con l’Ares Ludovisi, di cui è in mostra il gesso prestato dall’Accademia di Belle Arti di Napoli (che Canova ammirò per la prima volta nel 1780) e il bronzo del Mercurio seduto, oppure le danzatrici di Ercolano con le danzatrici canoviane, ad arricchire ulteriormente una mostra di questo calibro si aggiungono il catalogo Electa - ricco di saggi e schede con raffronti fra opere canoviane e opere antiche -, la serie illustrata, ideata per i giovani frequentatori del MANN, edita sempre da Electa, con protagonista il giovane Nico, questa volta alla scoperta di Canova (autori: Blasco Pisapia e Valentina Moscon) ed un’avventura che farà approdare Antonio Canova nel fantastico mondo di Topolino: il settimanale della Panini Editore pubblicherà infatti ( in edicola il 1° maggio) la storia a fumetti “Topolinio Canova e la scintilla poetica”. Un’avventura nel filone educational, scritta e disegnata da Blasco Pisapia, per rivivere il viaggio napoletano di Topolino Canova e del suo amico e collega Pippin.

Infine, al MANN innovazione multimediale e fascinazione dei racconti immersivi si intrecciano per dare vita a due installazioni immersive ad alto contenuto scientifico e di grande potenza emotiva, prodotte da Cose Belle d’Italia Media Entertainment e proposte in questa speciale occasione. 

C+ by Magister è una nuova declinazione di Magister Canova, progetto espositivo presentato nel 2018 a Venezia, nato da un rigoroso lavoro di ricerca a cura di Mario Guderzo (Direttore della Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno, Membro del Comitato per l’Edizione Nazionale delle Opere di Antonio Canova, e del Comitato Scientifico del CAM) e Giuliano Pisani  (filologo classico e storico dell’arte, Accademico Galileiano, Membro del Comitato dei Garanti per la promozione della Cultura Classica del MIUR), e dal comitato scientifico composto da Giuseppe Pavanello (Professore Ordinario di Storia dell’Arte Moderna), Steffi Roettgen (Professore Emerito all’Università Ludwig - Maximilians di Monaco), Johannes Myssok (Vice Rettore dell’Accademia Kunstakademie di Düsseldorf) e Andrea Bellieni (curatore del Museo Correr di Venezia) che hanno lavorato in stretta collaborazione con la direzione artistica ed esecutiva di Luca Mazzieri e Alessandra Costantini e con la supervisione creativa di Renato Saporito.

Magister, invece, è l’innovativo format espositivo ideato e prodotto da Cose Belle d’Italia Media Entertainment con l’obiettivo di promuovere la bellezza attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale italiano, rivitalizzandolo in chiave contemporanea. Il format – con un programma aperto all’internazionalizzazione - consente ai visitatori di compiere un percorso di alto profilo scientifico nel quale allestimento, conoscenza e spettacolo si fondono per creare un’esperienza unica. Tra i progetti realizzati e presentati in anteprima alla Scuola Grande della Misericordia di Venezia: Magister Giotto (2017) e Magister Canova (2018), percorsi installativi di forte impatto scenografico, nati dall’approfondimento critico di Comitati Scientifici di spessore internazionale.


Roma Universalis. Un'anteprima della mostra organizzata tra Colosseo, Palatino e Foro Romano

In attesa di potervi raccontare nel dettaglio la mostra "ROMA UNIVERSALIS. L'impero e la dinastia venuta dall'Africa" organizzata dal Parco archeologico del Colosseo in collaborazione con Electa editore, vediamo di darvi qualche informazione in più sulle tematiche affrontate e il percorso espositivo.

Siamo tra II e III secolo d.C. e a governare a Roma vi era la dinastia dei Severi, imperatori venuti dall’Africa che regnarono in un periodo già di declino per la storia dell’Urbe ma che furono ugualmente in grado di dare un fondamentale apporto storico artistico e architettonico alla città e in molte parti dell’impero. La mostra, punta a far conoscere al grande pubblico uno degli ultimi periodi del grandioso impero romano, ormai diviso all’interno e in piena crisi politica e sociale ma ancora capace di dettare leggi importanti e di lasciare un’eredità forte e duratura in molti campi.

Busto di Caracalla, Napoli, Museo Archeologico Nazionale, ph. Luigi Spina

Il percorso espositivo è pensato in grande. Il nucleo narrativo della mostra prende avvio dalla galleria del II ordine del Colosseo, dove, dopo un’introduzione storica della dinastia e delle sue caratteristiche, viene tracciato un quadro economico e sociale dell’epoca profondamente plasmato da importanti riforme che dettate dagli imperatori della dinastia. Come non ricordare la Constitutio Antoniniana del 212 voluta da Caracalla che per la prima volta concedeva la cittadinanza romana a tutti, o quasi, gli abitanti dell'impero?

Il racconto si soffermerà poi sul rapporto tra i Severi e Roma, ricordiamo che Settimio Severo era nativo di Leptis Magna e non era “italico”,e proseguirà con l’esposizione di un preziosissimo documento per la topografia della città stessa: la Forma Urbis, documento marmoreo che arrivatoci rotto in poche centinaia di frammenti, rappresenta una piccola parte dell’intera pianta dell’Urbe. La Forma, di cui possediamo i frammenti, appartiene ad una nuova edizione voluta da Settimio Severo dopo il 203, data di inaugurazione del Settizonio raffigurato nella pianta e prima della morte dello stesso imperatore avvenuta nel 211.

L’ultima sezione si sofferma infine sulla produzione artistica dell’epoca e il percorso dal Colosseo si sposterà nell’area del Foro Romano e del Palatino, tra monumenti e luoghi cari ai Severi. Presso il Tempio di Romolo, sarà esposto per la prima volta al pubblico un ciclo statuario scoperto presso le Terme di Elagabalo composto da ritratti e busti di eccezionale qualità artistica.

Per la prima volta, sarà possibile ammirare lungo il percorso di visita le Terme di Elagabalo, il complesso del “Vicus ad Carinas” e i luoghi severiani sul Palatino come la Domus Augustana, la Domus Severiana, lo Stadio e infine la Vigna Barberini. Il tutto sarà raccontato grazie a pannelli grafici e filmati ricostruttivi.

In attesa della visita, ecco una piccola anteprima di quella che è la mostra ROMA UNIVERSALIS.

Qualche informazione:

A cura di
Clementina Panella, Rossella Rea, Alessandro d’Alessio

Promosso da
Parco Archeologico del Colosseo

Organizzata da
Electa

Catalogo
Electa

Sito mostra:

https://www.electa.it/mostre/roma-universalis-limpero-e-la-dinastia-venuta-dallafrica/


Alessandro Melis nominato curatore Mostra Internazionale di Architettura di Venezia del 2020

Sarà Alessandro Melis il curatore del Padiglione Italia alla 17. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia del 2020”. Lo rende noto il Ministro per i beni e le attività culturali, Alberto Bonisoli che fa sapere come il nome di Melis sia stato individuato al termine di una procedura di selezione a cui sono stati invitati a partecipare cinque nomi rappresentativi del panorama nazionale. Il progetto è stato scelto dal Ministro nell'ambito dell’istruttoria effettuata dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanea e Periferie urbane.

Credits La Biennale.org

Tra le proposte presentate, tutte molto attente ad esplorare le tendenze attuali di crescita e di sviluppo delle aree urbane italiane, tenendo in considerazione i grandi mutamenti ai quali stiamo assistendo, è stato selezionato il progetto di Alessandro Melis che presenta una riflessione sulle urgenze dell’architettura in Italia, e suggerisce prospettive future per le periferie italiane ed opportunità per la ridefinizione del ruolo strategico e multidisciplinare dell’architettura.

'Il progetto Comunità Resilienti di Alessandro Melis - ha detto Bonisoli - affronta temi di grande urgenza come il cambiamento climatico e la resilienza delle comunità. Si tratta di un percorso di mostra molto divulgativo e coinvolgente, il Padiglione Italia sarà un’occasione per riflettere su come rispondere positivamente in futuro alla pressione sociale ed ambientale attualmente in atto.”

Alessandro Melis, Cagliari (1969), architetto di formazione, è oggi Direttore della Cluster for Sustainable Cities, e fondatore del Media Hub, il primo open lab della University of Portsmouth, nato con l’obiettivo di studiare l’innovazione tecnologica nel campo della progettazione climatica ed ambientale.

I suoi temi di ricerca riguardano l’innovazione nel campo della sostenibilità ambientale, della resilienza e della rigenerazione del tessuto urbano, sui quali è stato curatore e key speaker in numerose conferenze e simposi presso istituzioni come il MoMA a New York, e la China Academy of Art.

Tra le innovazioni di carattere accademico per cui è riconosciuto: l’introduzione in architettura dei cosiddetti “Hybrid tecahing methods” (High Education Fellowship 2018) e l’integrazione di BIM, computazione, e fluidodinamica nella progettazione climatica. Attualmente coordina progetti di ricerca internazionali sulla resilienza in architettura, finanziati da fondi di ricerca internazionali sulla pianificazione urbana attraverso il nexus cibo-energia-acqua e sul riciclo della plastica come strumento di ripensamento infrastrutturale della città del futuro.

La selezione dei curatori è stata eseguita tenendo conto delle esperienze maturate in campo nazionale e internazionale, garantendo la presenza di giovani ed affermati curatori.​


8 marzo al MArRC e inaugurazione della mostra "Dodonaios. L'Oracolo di Zeus e la Magna Grecia"

Gli ultimi giorni della Settimana dei Musei, con ingresso gratuito per la campagna promozionale del MiBAC #iovadoalmuseo, si annunciano ricchi di eventi importanti.

L'8 marzo, si celebra la Giornata internazionale della Donna. La mattina, alle ore 10.30 e alle ore 12.00, due visite guidate a tema saranno organizzate a cura della società Kore srl che gestisce i servizi aggiuntivi museali. Il titolo, che  farà da filo conduttore nel viaggio alla scoperta di alcuni segreti della storia antica legati alla femminilità è, appunto, “L’antica arte femminile”. Il mito di Kore-Persefone sarà certamente tra le tappe principali di un percorso di conoscenza, di arte e di bellezza, che accenderà l’attenzione anche su altri aspetti delle abitudini e dei costumi delle donne dell’antica Grecia.

Manca poco, ormai, al principale evento della Settimana e della stagione al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria: l’Inaugurazione della grande mostra “Dodonaios. L’oracolo di Zeus e la Magna Grecia”, frutto di un importante progetto di collaborazione internazionale. Alle ore 17.30, nello spazio di Piazza Paolo Orsi, i curatori – il direttore del MArRC Carmelo Malacrino insieme a Konstantinos I. Soueref, direttore del Museo Archeologico di Ioannina (Grecia) e Soprintendente alle Antichità, e ai professori Fausto Longo e Luigi Vecchio, del Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell'Università degli Studi di Salerno, con il coordinamento scientifico della funzionaria archeologa del MArRC Ivana Vacirca – presenteranno il progetto nato dalla collaborazione tra il Museo di Reggio Calabria, il Museo Archeologico di Ioannina (Epiro, grecia) e l’Ateneo salernitano. La mostra sarà visitabile al livello E, fino al 9 giugno 2019.

In considerazione dell’alto valore interculturale e per la qualità delle sinergie internazionali, sarà presente anche il Magnifico rettore dell’Università degli Studi di Salerno, Aurelio Tommasetti.

I giornalisti sono invitati a partecipare alla cerimonia inaugurale.

Il percorso espositivo propone una lettura delle relazioni tra le due regioni, Epiro e Magna Grecia, nell’antichità, alla luce delle ricerche più recenti sul sito di Dodona, sede del famoso oracolo ubicato nella valle ai piedi del monte Tomaros, nel cuore dell’Epiro, nella Grecia nord-orientale. La mostra, infatti, racconta la storia archeologica e letteraria del santuario dedicato a Zeus, di cui scrissero il poeta Euripide e lo storico Erodoto. L’oracolo era noto in tutto il mondo greco e frequentato anche da cittadini di molte poleis magnogreche (Hipponion, Rhegion, Kroton, Sybaris, Thourioi, Herakleia, Metapontion, Taras), come spiega uno dei curatori, l’archeologo Luigi Vecchio. «I pellegrini si recavano al santuario da ogni parte dell’Epiro, della Tessaglia, dell’Attica, della Beozia, del Peloponneso, della Magna Grecia, per interrogare la divinità per lo più su questioni personali – sul matrimonio, sugli affari, proprio come si fa oggi con gli indovini – in una pratica che durò molti secoli, dal VI al II a. C.. La cosa più caratteristica e suggestiva – continua lo studioso – è la modalità in cui ciò avveniva: in forma scritta, su laminette piccolissime di pochi centimetri che entrano sul palmo di una mano, con lettere incise delle dimensioni di pochi millimetri, che venivano piegate o arrotolate e presentate per la domanda». Nella mostra al MArRC saranno esposti oggetti di Dodona della collezione del Museo Archeologico di Ioannina, alcuni dei quali non avevano mai varcato prima i confini della Grecia. Tra questi, proprio una selezione delle laminette di piombo incise, di cui alcune, in particolare, sono riferibili alle città magnogreche.. «I fedeli che interrogavano l’oracolo era di ceto medio basso – aggiunge Vecchio –. Le sacerdotesse interpretavano le risposte del dio attraverso i suoni, per lo più della natura: il fruscio della grande quercia sacra, il volo delle colombe. Suoni che rimbombavano nel silenzio della vallata. In qualche laminetta la risposta è incisa sul retro».

L’archeologo Fausto Longo, co-curatore per l’Università degli Studi di Salerno, spiega che questo progetto «nasce da lontano, nel rapporto di collaborazione per le ricerche sul santuario di Dodona tra il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell'Università degli Studi di Salerno con il Museo di Ioannina e la Soprintendenza dell’Epiro, che aveva prodotto una grande mostra ad Atene, con il titolo appunto “L’oracolo dei suoni”. I colleghi greci si resero disponibili ad esporre le laminette per la prima volta in Italia. È stata – aggiunge lo studioso – un’opportunità importante per approfondire le ricerche sui rapporti tra queste due regioni del Mediterraneo, la Magna Grecia e l’Epiro, che presentano molte similitudini, non soltanto dal punto di vista morfologico e geografico. La storia del santuario riassume queste analogie, che abbiamo approfondito in una prospettiva interdisciplinare nel corposo catalogo». Continua Longo: «Le popolazioni indigene che vivevano nell’antichità in queste due regioni avevano un’organizzazione sociale simile, a carattere tribale. Non conoscevano il fenomeno urbanistico finché non entrarono in contatto con i Greci, in una fase tarda, tra il IV e il II secolo a.C, e questo per motivi legati al territorio a carattere montano».

Le laminette in bronzo riferite alle colonie magnogreche in Calabria, insieme agli altri reperti esposti nella grande mostra, quindi, dichiara il direttore del MArRC Carmelo Malacrino, «conducono il visitatore in un affascinante viaggio alla scoperta del legame profondo e antico tra l’Italia e la Grecia, e in particolare tra le regioni che si affacciano sul mar Ionio, che non separa ma unisce le due sponde».

All’indirizzo web: www.oracledodona.it si trova il supporto multimediale alla visita.


Arte di esistere e resistere. Galleria d’Arte Moderna

Venerdì 8 marzo 2019 ore 17.00

Un confronto fra donne sulle donne e la loro energica partecipazione alla vita sociale culturale e scientifica dell’Italia contemporanea, del loro “esistere” e “resistere” in una società che non sempre riconosce la specificità del loro ruolo. Per l’8 marzo 2019 alla Galleria d’Arte Moderna di Roma, dalle 17.00 alle 19.00, è in programma la tavola rotonda Arte di esistere e resistere, promossa da Roma CapitaleAssessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e da Susan G. Komen Italia.

L’incontro apre il programma di eventi, incontri e proiezioni previsto nell’ambito della mostra DONNE. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione. L’esposizione, in corso dal 24 gennaio al 13 ottobre 2019, è una riflessione, attraverso le arti, sulla figura femminile nella visione di artisti che hanno rappresentato e celebrato le donne nelle diverse correnti artistiche e temperie culturali. Il periodo storico analizzato è compreso tra fine Ottocento e i giorni nostri, epoca in cui la consapevolezza di una nuova identità femminile sembra essere ormai al centro della cultura occidentale così come della ricerca di molte artiste.

La tavola rotonda sarà introdotta da Federica Pirani (Sovrintendenza Capitolina) e Daniela Terribile (Vice-Presidente Komen Italia. Chirurga senologa Policlinico Gemelli, Roma). Moderatrice Livia Azzariti. Con la partecipazione di Barbara Alberti (scrittrice), Simona Argentieri (medico psicanalista),Matilde D'Errico (scrittrice, autrice e regista televisiva, ideatrice del programma RAI “Amore Criminale”), Patrizia Gabrielli (storica, Università di Siena),Claudia Hassan (sociologa, Università di Roma Tor Vergata) e Daniela Terribile.

Susan G. Komen Italia è un’organizzazione basata sul volontariato, in prima linea nella lotta ai tumori del seno, su tutto il territorio nazionale. Nasce nel 2000 a Roma come primo affilato europeo della Susan G. Komen di Dallas, con gli obiettivi di investire nella formazione e nella ricerca e stimolare l'innovazione in tema di salute femminile, promuovere la prevenzione e l’adozione di stili di vita sani, tutelare il diritto alle cure di eccellenza per ogni donna con un tumore del seno. Oggi Komen Italia è presente in 6 regioni italiane (Lazio, Puglia, Emilia Romagna, Lombardia, Abruzzo e Basilicata) e opera in collaborazione con una vasta rete di associazioni “amiche” in oltre 100 città in tutta Italia tramite le quali opera anche a livello organizzativo e sociale. Fra le iniziative realizzate da Komen Italia la Race for the Cure, la più grande manifestazione per la lotta ai tumori del seno in Italia e nel mondo. Ogni anno, più di 120mila persone partecipano alle edizioni di Roma, Bari, Bologna e Brescia. Le protagoniste della Race sono le Donne in Rosa, donne che si sono confrontate con il tumore del seno e a cui è dedicata un'area esclusiva per incontrarsi e condividere emozioni ed esperienze.

INFO

 Incontro gratuito con ingresso a pagamento del biglietto d’entrata alla mostra

Per i possessori della MIC Card l’ingresso alla mostra è gratuito

Max 60 posti, fino a esaurimento. Prenotazione consigliata allo 060608

Galleria d’Arte Moderna di Roma

Via Francesco Crispi, 24

 060608 (tutti i giorni ore 9:00 - 19:00)

www.museiincomune.itwww.galleriaartemodernaroma.it


La mostra Tessere la speranza arriva a Lisbona

Per celebrare i 500 anni della “Chiesa degli Italiani” di Lisbona, la mostra itinerante Tessere la speranza varca i confini nazionali e approda nella capitale portoghese con un’edizione consacrata proprio alla Madonna di Loreto, alla quale la chiesa, fondata da mercanti italiani nel 1518, è dedicata. L’esposizione, organizzata dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti in collaborazione con il Parco archeologico del Colosseo, l’Ambasciata d’Italia a Lisbona, l’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona e la Santa Casa della Misericórdia, sarà ospitata dal 16 marzo al 19 maggio 2019 nel Museo di São Roque di Lisbona.

La mostra da circa due anni presenta una selezione delle creazioni artistico-artigianali di straordinaria fattura realizzate per vestire i simulacri lignei presenti sugli altari di molte chiese italiane. Abiti che cambiano a seconda dei giorni del calendario liturgico e che si fanno ancora più ricchi e preziosi in occasione di particolari feste e ricorrenze, quando le statue vengono portate in processione per le vie dei paesi. Intere comunità si raccolgono infatti intorno ad esse, a partire dal delicato momento della vestizione, dimostrando la vitalità ancor oggi di un fenomeno artistico, religioso e antropologico che affonda le sue radici secoli orsono.

Il titolo dell’esposizione, Tessere la Speranza, richiama, quasi idealmente, il motivo del «tessere», dell’«intrecciare», e quello della «speranza», unendoli come in un insieme spirituale e immateriale.

Come ha evidenziato il soprintendente ad interim, arch. Stefano Gizzi, “Tessere la speranza vuol dire, allora, che per il tramite di un lavoro antico, quello del tessitore, che materialmente si esplica nel confezionare tessuti o nella preparazione di abiti, ma che concettualmente rimanda a una missione di tessere ed intrecciare legami, rapporti con gli uomini e col mondo, ci si apre verso un’altra dimensione, dove le aspettative desiderate dagli uomini appaiono come mete non più irraggiungibili”.

Ben nove abiti in mostra sono relativi alla Madonna di Loreto e provengono dalla provincia di Frosinone, in particolare dal monastero benedettino di Sant’Andrea di Arpino, dalle chiese di Santa Restituta di Sora, di San Barbato a Casalattico, di Santa Maria e di San Marcello a San Donato Val Comino e di Santo Stefano Protomartire - Santuario della Madonna di Loreto a Fontana Liri. Tutti centri afferenti alla Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, dove vi è sempre stata una forte devozione alla Madonna di Loreto fin dal XVI secolo.

L’evento è un esempio della virtuosa collaborazione tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, sia a livello centrale sia a quello periferico, e quello degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale attraverso l’Ambasciata Italiana di Lisbona e l’Istituto Italiano di Cultura, che promuovono costantemente, oltre confine, il nostro patrimonio di conoscenze e di valori artistici.


Roma mostra Fellini. Uno sguardo personale di Vittoriano Rastelli

Roma: mostra "Fellini. Uno sguardo personale di Vittoriano Rastelli"

FELLINI. UNO SGUARDO PERSONALE DI VITTORIANO RASTELLI

Le immagini raccontano il maestro di   e La dolce vita in una mostra alla Casa del Cinema,

dal 4 al 14 marzo 2019

Roma mostra Fellini. Uno sguardo personale di Vittoriano RastelliRoma, 4 marzo 2019 – Federico Fellini visto attraverso lo sguardo del fotografo Vittoriano Rastelli. Da lunedì 4 marzo alla Casa del Cinema al via la mostra Fellini. Uno sguardo personale di Vittoriano Rastelli curata da Alessandra Zucconi e Andrea Mazzini. Attraverso una selezione di circa trenta fotografie in bianco e nero e a colori, l’esposizione, in programma fino al 14 marzo, racconta il maestro riminese con uno sguardo più personale, ritratto in vari momenti della sua carriera. Le fotografie di Rastelli parlano non solo del Fellini regista ma anche dell’uomo, della sua ironia e della sua versatilità.

Vittoriano Rastelli, giornalista professionista, specializzato in foto-reportage, ha pubblicato la sua prima immagine nel 1951 a meno di 15 anni come documentazione dell’arrivo della corsa ciclistica Milano - SanRemo. Ha iniziato il lavoro di fotografo pubblicando su “il Lavoro” quotidiano di Genova diretto da Sandro Pertini futuro Presidente della Repubblica; a Milano per “Sport Illustrato” e dal 1959 a Roma per i settimanali della Rizzoli.

A Roma negli anni sessanta si occupa di  cinema italiano, in quegli anni ai suoi massimi splendori. Nel 1964 pubblica il suo primo servizio su “LIFE”, il viaggio del Papa in Terra Santa, seguiranno l’Alluvione di Firenze (1966), la Guerra dei 6 Giorni Arabo – Israeliana (1967), l’invasione Sovietica della Cecoslovacchia (1968), fino al penultimo numero della rivista  (dicembre 1972) con Federico Fellini.

Collabora con “EPOCA” dal 1974 al 1992, impegnandosi in Libano, in Iran per la rivoluzione di Komeini, la morte di Franco e la fine della dittatura in Spagna.

Segue la moda in Italia per il “NEW YORK TIMES”, dalla fondazione collabora con “AD” e “il Venerdì di Repubblica”.

Ha fotografato tutti i viaggi internazionali di Papa Paolo VI e gli oltre trenta viaggi nel mondo di Papa Giovanni Paolo II. Uno dei suoi ultimi lavori, in Afghanistan per una serie di servizi sulle vittime delle mine.

Nel corso della propria carriera Rastelli ha ottenuto prestigiosi premi giornalistici, tra cui: Premio Campione 1976 per il lavoro “Guerra Civile in Libano” – EPOCA, Page One Award 1983 per Designer at Ease”, Premio Giornalistico Saint Vincent 1999 per “Soldati di Pace” – Il Venerdì.

Roma mostra Fellini. Uno sguardo personale di Vittoriano RastelliLeggere di più