I reperti di Stabiae rivivono nel Museo dedicato a Libero D'Orsi

L'antico sito di Stabiae, oggi Castellammare di Stabia ha finalmente un suo Museo.

Il Museo Archeologico Libero D'Orsi intitolato al preside che negli anni '50 riprese gli scavi nelle ville e ne custodì i reperti nel vecchio Antiquarium della città, sorge negli storici ambienti della Reggia di Quisisana ed accoglie le preziose testimonianze della vita quotidiana delle residenze d’otium e delle ville rustiche che in epoca romana potevano godere di ogni comfort con una vista mozzafiato sul Golfo di Napoli.

foto @Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo/ Parco archeologico di Pompei

La città di Stabiae, già in epoca arcaica, svolgeva un ruolo importante sia dal punto di vista strategico che commerciale. Tra la distruzione della città da parte di Silla (89 a.C.) e la tragica eruzione del Vesuvio (79 d.C.) va collocata la maggiore densità abitativa sul ciglio settentrionale del poggio del Varano dove, ancora oggi, è possibile immaginare quanta sontuosità e ricchezza dovevano possedere queste splendide residenze quasi hollywoodiane.

foto @Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo/ Parco archeologico di Pompei

Il percorso espositivo del museo, il cui progetto scientifico è stato curato dal Parco archeologico di Pompei in collaborazione con Electa si propone di offrire un excursus del territorio di Stabiae, del suo ager e fino all’eruzione nel I secolo d.C.

Le prime sale sono dedicate alla storia della Reggia di Quisisana – il più antico sito reale borbonico e residenza estiva della casata – e alle ricerche archeologiche svolte a partire da Carlo III di Borbone e fino al rinnovato interesse per il sito da parte di Libero D’Orsi.

foto @Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo/ Parco archeologico di Pompei

Si prosegue poi con il racconto, attraverso i reperti, della Stabiae romana e delle sue ville partendo proprio dal complesso più grande, quello della Villa San Marco che in antico doveva avere una superficie di 11.000 mq ed era ad oggi una delle residenze più grandi di tutto il territorio.

foto @Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo/ Parco archeologico di Pompei

Dal Varano si passa all’ager stabianus con altre due residenze rustiche, la villa del Petraro nel comune di Santa Maria la Carità che ha restituito decorazioni in stucco provenienti da splendidi e ricchi complessi termali e quella di Carmiano, nel comune di Gragnano.

Questa è una delle 50 ville rustiche dell’ager circostante che doveva produrre in antico vite e olio. Il tema del cibo è illustrato in questa sezione da appositi oggetti da mensa in bronzo, terracotta, vetro, anfore e vasellame vario che offrono uno spunto interessante per capire la quotidianità domestica, gli usi e i costumi degli antichi romani in fatto di cibo e pasti.

foto @Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo/ Parco archeologico di Pompei

Da ammirare per la sua bellezza anche un carro in bronzo proveniente Da Villa Arianna ed esposto per la prima volta con i suoi finimenti che offre una riflessione sulle conoscenze agricole dell’epoca e sulle produzioni tipiche del territorio stabiano che lo hanno reso, assieme all’area vesuviana in genere, uno dei territori più fertili e famosi per le produzioni in tutto il mondo antico.

L'esposizione si accompagna anche ad un catalogo edito da Electa.

Foto copertina: @Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo/ Parco archeologico di Pompei


espositivi 2021 Bargello Dante

Progetti espositivi 2021 dei Musei del Bargello - 700 anni dalla morte di Dante Alighieri

Il 23 settembre alle ore 10:00, nel Salone di Donatello del Museo Nazionale del Bargello, sono stati anticipati alla stampa, alla presenza del ministro dell’Università e della Ricerca, professor Gaetano Manfredi, i progetti espositivi organizzati per il 2021 dai Musei del Bargello, in occasione delle celebrazioni per i settecento anni dalla morte di Dante Alighieri.

Oltre al Ministro sono intervenuti: Tommaso Sacchi, assessore alla cultura del Comune di Firenze; Massimo Osanna, Direttore Generale Musei del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo; Lugi Dei, Rettore dell’Università di Firenze; Andrea Mazzucchi, ordinario di Filologia dantesca e membro del Comitato nazionale per le celebrazioni dantesche del 2021; e Paola D’Agostino, direttore dei Musei del Bargello che ha moderato gli interventi dei relatori e presentato i curatori delle mostre programmate per il prossimo anno.

In occasione del settimo centenario dalla morte di Dante Alighieri, i Musei del Bargello e l’Università di Firenze stanno lavorando alla realizzazione di una prima mostra dedicata alla ricostruzione del rapporto tra Dante e Firenze nei decenni immediatamente successivi alla sua morte, presentandone gli attori, le iniziative, i luoghi, e i temi.

Nell’autunno del 2018 è stata, infatti, avviata una collaborazione istituzionale sottoscritta tra i Musei del Bargello e due dipartimenti dell’ateneo fiorentino, il DILEF (Dipartimento di Lettere e Filosofia) e il SAGAS (Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo), che ha portato nell’ultimo biennio a frequenti incontri tra professionalità del mondo museale e della ricerca, instaurando un serrato dialogo con esperti in ambito nazionale e internazionale, tra le istituzioni che hanno concesso i prestiti.

La Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, la Biblioteca Laurenziana e la Biblioteca Riccardiana sono tra gli enti promotori della mostra e hanno contribuito in maniera determinante, concedendo in prestito un nucleo significavo di manoscritti. L’Accademia della Crusca e l’Opificio delle Pietre Dure sono stati interlocutori istituzionali fondamentali nell’articolazione del progetto scientifico.

La mostra, dal titolo «Onorevole e antico cittadino di Firenze». Il Bargello per Dante, si svolgerà dal 23 marzo al 25 luglio 2021, e sarà curata da Luca Azzetta, Sonia Chiodo e Teresa De Robertis dell’Università di Firenze, con un comitato scientifico di esperti filologi e di storici dell’arte, composto da Andrea De Marchi, Giovanna Frosini, Andrea Mazzucchi, Marco Petoletti, e Stefano Zamponi.

Il Museo Nazionale del Bargello è punto di partenza imprescindibile per la ricostruzione del rapporto tra Dante e la sua città dopo la condanna e la morte in esilio. Al suo interno, infatti, si trova l’affresco che testimonia la sorprendente inclusione del Poeta tra le schiere degli eletti nel Paradiso. Il dipinto è stato realizzato nel 1337 dagli allievi e collaboratori di Giotto di Bondone e si trova nella Cappella del Podestà, luogo simbolo del connubio tra la giustizia degli uomini e quella divina. Si tratta di una scelta di rilievo pubblico, punto di arrivo della riappacificazione tra Firenze e il suo illustre figlio, con la quale comincia un processo di ricostruzione e invenzione della memoria. Le pitture della cappella, ma anche gli altri affreschi trecenteschi del Palazzo, costituiranno parte della mostra, volta a richiamare l’attenzione sul valore esemplare dei loro contenuti in rapporto alla funzione dell’edificio, quale sede della suprema autorità giudiziaria della città.

La mostra «Onorevole e antico cittadino di Firenze». Il Bargello per Dante sarà articolata in sezioni, con prestiti di manoscritti e dipinti che saranno allestiti in dialogo con gli affreschi e altre opere coeve, provenienti dalle collezioni del Bargello e da istituzioni italiane e straniere. Si tratta di un itinerario espositivo che ripercorrerà tappe e protagonisti di questo rapporto tra Firenze, l’Alighieri e la sua opera nella prima metà del Trecento, presentando artefici, copisti, commentatori, miniatori e lettori della Commedia intorno all’anno 1337. La mostra intende dare voce proprio a questi protagonisti, i cui nomi sono a volte noti ma più spesso restano sepolti nelle pieghe del passato, ricostruendo così il percorso che avrebbe portato Giovanni Villani a definire Dante «onorevole e antico cittadino di Firenze» e Giovanni Boccaccio a costruire il suo personale monumento cartaceo. Sarà un’occasione straordinaria per approfondire la conoscenza di studi di filologia, paleografia, storia dell’arte e restauro e per mostrare anche al grande pubblico un capitolo unico della storia civile di Firenze che in quel momento assurge ad una dimensione molto più ampia, dando vita al testo vulgato con cui Dante sarà letto e recepito per secoli. La mostra, progettata per consentire livelli di lettura differenziati, non si rivolge solo agli studiosi ma anche al grande pubblico, considerando con particolare attenzione i giovani e le scuole, ai quali sarà dedicato un programma di iniziative collaterali.

La collaborazione tra i Musei del Bargello e l’Università di Firenze sarà inoltre un’occasione formativa per studenti, dottorandi e giovani studiosi, coinvolti nel progetto.

Sempre al Museo Nazionale del Bargello si terrà un secondo evento espositivo dedicato alla fortuna dantesca nella seconda metà dell’Ottocento.

La mirabile visione. Dante e la Commedia nell’immaginario simbolista, si terrà dal 23 settembre 2021 al 9 gennaio 2022 e sarà curata da Carlo Sisi, con il contributo di storici dell’arte e della letteratura di Otto e Novecento che collaboreranno con un Comitato Scientifico composto da Emanuele Bardazzi, Ilaria Ciseri, Flavio Fergonzi, e Laura Melosi.

Nel 1865, ricorrenza del sesto centenario della nascita di Dante, quando il Bargello riaprì le porte come primo Museo Nazionale del Regno d’Italia con una mostra dedicata all’Alighieri, la figura del Poeta si identifica sempre più con l’idea nazionale sancita dagli esiti della politica risorgimentale, per cui Dante è definito “precursore della unità e libertà d’Italia”. Dedicata alla complessa percezione della figura di Dante e della Divina Commedia nel contesto letterario tra Otto e Novecento, la mostra intende presentare una selezione di opere che, dalle correnti naturaliste agli influssi europei del Simbolismo, narrino lo straordinario catalogo di immagini – sublimi, mistiche e oniriche – che il poema dantesco offriva al mondo dell’arte. Articolata in sezioni, la mostra è concepita come una narrazione tematica e interdisciplinare per cui le opere esposte formeranno una stringente sequenza, collegando tra loro dipinti, sculture e i rimandi concettuali e letterari impliciti nella vicenda biografica e poetica di Dante: dalla vigilia del centenario del 1865, alla temperie simbolista e all’importante concorso bandito da Vittorio Alinari nel 1900 per l’illustrazione della Divina Commedia.

Nell’arco del 2021, attraverso i due progetti espostivi saranno ripercorsi i due momenti nodali del legame tra Dante e il Palazzo del Podestà, poi divenuto Museo Nazionale del Bargello, e con la città di Firenze, che il Poeta non avrebbe più visto dopo la condanna del 10 marzo 1302 all’esilio perpetuo e al rogo se fosse tornato nella città gigliata. La presentazione dei progetti espositivi si è tenuta nel Salone di Donatello che, ai tempi di Dante, era la grande Sala dell’Udienza, dove fu emanata la terribile sentenza.

Il Palazzo del Bargello. Presentati i progetti espositivi 2021 dei Musei del Bargello in occasione delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri. Foto di Francesco Bini, CC BY 3.0

Info: www.bargellomusei.beniculturali.it

Testo e video dall'Ufficio Comunicazione e Promozione Musei del Bargello sui progetti espositivi 2021 dei Musei del Bargello in occasione delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri


musei 13 direttori

Musei, Biblioteche e Parchi archeologici: ecco i nuovi 13 direttori

Il Ministro per i Beni e le attività Culturali e per il Turismo Dario Franceschini ha annunciato la nomina dei nuovi 13 nuovi direttori di Musei, Biblioteche e Parchi archeologici italiani. I candidati e poi vincitori sono stati selezionati tramite un bando pubblico tra un totale di 425 candidati da una apposita commissione composta da direttori di musei ed esperti in ambito culturale, come Cristian Greco dell'Egizio di Torino, presidente di commissione, il direttore della National Gallery di Londra e il direttore del Prado di Madrid, insieme ad altri professionisti del settore.

Il Ministro Franceschini durante la conferenza stampa si è espresso così: “Tredici importanti realtà del patrimonio culturale italiano hanno ora un direttore selezionato tra i massimi esperti internazionali, grazie all’accurato e scrupoloso lavoro di valutazione effettuato da una commissione di alto livello scientifico che ringrazio pubblicamente per il grande lavoro svolto in questi mesi. Un metodo innovativo che sta contribuendo con successo alla modernizzazione del sistema museale nazionale”.

 

  • Francesca Cappelletti sarà la direttrice della Galleria Borghese. Con un’importante esperienza nella cura delle mostre in Italia e all’Estero, è Professoressa ordinaria di Storia dell’Arte Moderna e direttrice scientifica della Fondazione Ermitage Italia. La Galleria Borghese è un museo statale italiano con sede nella villa Borghese Pinciana, a Roma. I lavori per la realizzazione dell’immenso parco in cui è incastonata la villa e della stessa struttura, sono iniziati nel 1605 per volere della famiglia Borghese, che annovera tra i suoi componenti papa Paolo V. La Galleria Borghese ospita la collezione d’arte di Scipione Borghese, nipote di Paolo V e opere di grandi esponenti dell’arte italiana come Gian Lorenzo Bernini, Agnolo Bronzino, Antonio Canova, Caravaggio, Raffaello, Perugino, Lorenzo Lotto, Antonello da Messina, Cranach, Annibale Carracci, Pieter Paul Rubens, Bellini, Tiziano;

 

  • Antonella Cucciniello sarà la direttrice della Biblioteca e Complesso monumentale dei Girolamini di Napoli. È direttrice della direzione regionale Musei Calabria e storica dell’arte. Il complesso dei Girolamini nacque nel 1586 e qui si insediarono i seguaci di San Filippo Neri. È una chiesa monumentale che sorge in un largo omonimo, decorata in oro, marmi e madreperla con una pianta di tipo basilicale. Al suo interno presenta una collezione d’arte che vanta opere donate tra il XVI e il XVII secolo: comprende opere di Agostino Tesauro, Giovan Filippo Criscuolo, Federico Zuccari, Jusepe de Ribera, Guido Reni;

 

  • Maria Grazia Filetici sarà la direttrice del Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila. È un Architetto del MiBACT con responsabilità direttive presso il Parco Archeologico del Colosseo.
    L’ex mattatoio comunale dell’Aquila è la nuova sede che ospita dal 15 dicembre 2015 parte della ricca collezione del Museo Nazionale d’Abruzzo, fino al 6 aprile 2009 custodita nella Fortezza Spagnola e poi messa in sicurezza in seguito alle gravi lesioni provocate allo storico edificio dal sisma. Sono custoditi una sessantina di reperti archeologici e 112 tra dipinti, sculture e gioielli dal Medioevo all’Età Moderna;

 

  • Edith Gabrielli sarà la direttrice del Vittoriano e Palazzo Venezia. È direttrice della Direzione regionale Musei del Lazio, è anche storica dell’arte. Il Vittoriano è un monumento dedicato a Vittorio Emanuele II, conosciuto anche come Altare della Patria e si erge sul versante nord del colle Campidoglio e all’inizio di Via dei Fori Imperiali, a Roma. Opera dell’architetto Giuseppe Sacconi, i cui lavori iniziarono nel 1885 e si conclusero nel 1935. Concepito come un’agorà, un moderno foro, svetta tra le rovine dell’antica Roma.

Palazzo Venezia è un palazzo più antico, i cui lavori iniziarono per volontà di Pietro Barbo, papa Paolo II, nel 1455 per terminare nel 1467. Esso si trova al centro tra Piazza Venezia e Via del Plebiscito a Roma, distante pochi metri dal Vittoriano. Ad oggi tale palazzo ospita il Museo nazionale di Palazzo Venezia e la sede dell'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte (INASA), con un’importante biblioteca di archeologia e storia dell'arte;

 

  • Annamaria Mauro sarà la direttrice del Museo Nazionale di Matera. Anche lei è un architetto del MiBACT con responsabilità direttive presso il Parco Archeologico di Pompei.
    Il Museo Ridola è stato istituito nel 1911 per volere del Senatore Domenico Ridola, che è stato un grande appassionato di archeologia ed effettuò numerose campagne di scavo in tutto il territorio materano e delle Murge, donando allo Stato le sue importanti collezioni archeologiche, ancora oggi ospitate presso il museo. I manufatti custoditi si datano a partire dall’età preistorica al IV sec. a.C., uno spaccato sulla vita della città di Matera e dei suoi dintorni;

 

  • Maria Luisa Pacelli sarà direttrice della Pinacoteca Nazionale di Bologna. È una curatrice di mostre, di musei e delle gallerie d’arte moderna e contemporanea a Ferrara, è anche una storica dell’arte.
    La Pinacoteca è ospitata nell’ex noviziato gesuita di Sant’Ignazio e permette ai visitatori di svolgere un affascinante percorso attraverso la pittura tosco-emiliana dal XIII al XVIII secolo, da Jacopo di Paolo a Giotto, dal Perugino a Raffaello, dal Parmigianino a Tiziano per arrivare a Guido Reni, Guercino e Domenichino. Di notevole interesse è anche il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, ricco di migliaia di pezzi.

 

Tra le altre figure selezionate, con altrettanti curriculum ricchi di esperienze, ci sono:

  • Alessandro D’Alessio sarà il direttore del Parco Archeologico di Ostia antica. È direttore della Domus Aurea ed è un archeologo.
    Il Parco Archeologico di Ostia Antica è assemblato nelle diverse sedi degli scavi di Ostia Antica e presenta un’estensione di 150 ettari. La città di Ostia è stata un’importante punto di accesso dal mare verso l’entroterra che raggiungeva Roma a partire già dal VI sec. a.C. fino al VI sec. d.C.; difatti, è stata crocevia di genti provenienti da ogni parte del Mediterraneo. È difficile definire e spiegare in poche righe la bellezza e la ricchezza di Ostia Antica, tocca visitarla;

 

  • Filippo Demma sarà il direttore del Parco Archeologico di Sibari. È un archeologo del MiBACT con responsabilità direttive presso il Parco Archeologico dei Campi Flegrei.
    La città di Sibari si trova a Cassano allo Ionio in provincia di Cosenza, si tratta di  uno dei siti più importanti e ricchi della Magna Grecia. Presenta riscontri relativi alla colonia achea fondata nel 720 a.C., fino alla sua distruzione nel 510 a.C. per mano della città di Crotone; divenuto centro ellenistico e successivamente divenuto un insediamento romano fino al definitivo abbandono nel VII sec. d.C. in seguito all’impaludamento dell’area;

 

  • Mario Epifani sarà il direttore del Palazzo Reale di Napoli. È direttore di Palazzo Chiablese presso la Soprintendenza ABAP di Torino, storico dell’arte presso il Museo e Real Bosco di Capodimonte.
    Il Palazzo Reale di Napoli è stato fondato dal re di Spagna Filippo III d’Asburgo nel 1600 su progetto dell’architetto Domenico Fontana, poi successivamente ampliato nel Settecento e rinnovato infine nell’Ottocento. Il Palazzo Reale è ricco di testimonianze storico artistiche, con spazi ornati da pitture, statue, arazzi e mobili d’epoca; e nel 2019 è stato riaperto il Giardino pensile “Giardino del Belvedere”;

 

  • Luigi Gallo sarà il direttore della Galleria Nazionale delle Marche di Urbino. È curatore presso le Scuderie del Quirinale e storico dell’arte.
    La Galleria Nazionale delle Marche è ospitata nello splendido Palazzo Ducale di Urbino voluto da Federico da Montefeltro nel XV secolo. Le sue collezioni sono costituite da opere raccolte nel XIX secolo da chiese e conventi del territorio marchigiano. Ci sono opere di importanti esponenti dell’arte italiana come Piero della Francesca, Raffaello, Federico Barocci e altre degli artisti della corte di Federico da Montefeltro. È conservata una cospicua collezione di ceramiche; è ospitato anche il Museo archeologico urbinate, ricco di epigrafi antiche. La Galleria è di proprietà del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, che dal 2014 la ha annoverata tra gli istituti museali dotati di autonomia speciale;

 

  • Stefano L’Occaso sarà il direttore del Palazzo Ducale di Mantova. È un funzionario storico dell’arte del MiBACT con responsabilità direttive presso il Palazzo Ducale di Mantova ed è direttore del polo museale della Lombardia.
    È stata la residenza dei Gonzaga dal 1328 al 1707. Il Palazzo ospita la galleria, la sezione archeologica, la sezione dedicata alla scultura, gli appartamenti con la celebre “Camera degli sposi” affrescata dal pittore Mantegna;

 

  • Francesco Muscolino sarà il nuovo direttore del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. È un archeologo del MiBACT, con responsabilità direttive presso il Parco Archeologico di Pompei. Il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari fa parte del complesso museale della Cittadella dei Musei Giovanni Lilliu, fino a metà Ottocento Regio Arsenale. Negli anni Sessanta del secolo scorso il complesso è diventato la Cittadella dei Musei. È il più importante museo che espone le antichità della Sardegna ed è per questo un punto di riferimento del territorio, con manufatti che narrano la storia della regione dalla protostoria al Medioevo;

 

  • Stéphane Verger sarà il direttore del Museo Nazionale Romano. È Directeur d’études I classe all’École Pratique des Hautes Études (Paris), membro del consiglio scientifico del Musée du Louvre. Il suo curriculum si arricchisce di una pluriennale e rilevante attività scientifica e formativa di elevata qualità, internazionalmente riconosciuta e svolta anche in Italia, nell’ambito dell’archeologia, delle culture antiche e della loro tradizione e presenza nelle culture post-antiche.
    Il Museo Nazionale Romano è un museo statale italiano con sede a Roma; ospita collezioni riguardanti la storia e la cultura della città in epoca antica. È di proprietà del Ministero per i beni e per le attività culturali e per il turismo e, dal 2016 lo ha annoverato tra gli istituti museali dotati di autonomia speciale. Inaugurato nel 1889 e il museo aveva sede nelle Terme di Diocleziano e nel contiguo convento della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. Nel 1990 il museo è stato riprogettato e riallestito, portandolo alla suddivisione delle opere tra la sede originaria e altre tre sedi espositive: le Terme di Diocleziano che custodisce le sezioni di epigrafia, della protostoria della città e dei grandi monumenti pubblici e funerari; il Palazzo Massimo con le sezioni di arte antica e una ricca collezione numismatica e di oreficeria; il Palazzo Altemps con una sezione del collezionismo archeologico rinascimentale e la Crypta Balbi con una sezione della storia romana medievale e archeologia urbana. Si tratta di uno dei musei più importanti al mondo in cui si vive un’esperienza a contatto diretto con il passato della città di Roma.

 

Foto di Peter H

Non ci resta che augurare loro buona fortuna nella conduzione di queste importanti realtà culturali italiane.


Torlonia. I marmi della famiglia esposti in una grande mostra a Roma

Un evento che si annuncia essere tra i più importanti di questo 2020. Finalmente, dal 14 ottobre 2020 e fino al 29 giugno 2021, novantasei marmi della prestigiosa collezione Torlonia saranno visibili al pubblico in una grande mostra organizzata a Roma nella nuova sede dei Musei Capitolini A Palazzo Caffarelli. Questa esposizione, unica nel suo genere, segna il primo passo dell’accordo siglato a marzo 2016 tra il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo e la Fondazione Torlonia.

Collezione Torlonia, stage fotografico per Baccante, ©FondazioneTorlonia PH
Lorenzo de Masi

Il progetto scientifico si impreziosisce di figure di alto prestigio nel panorama internazionale, la curatela è stata infatti affidata a Salvatore SettisCarlo Gasparri, archeologi e accademici dei Lincei con l’organizzazione di Electa, anche editore del catalogo. Le sculture che saranno esposte beneficeranno di un intervento di restauro finanziato dalla stessa Fondazione Torlonia con il contributo della prestigiosa maison Bvlgari, impegnata in opere di mecenatismo anche in campo artistico. L’occasione inoltre darà modo di inaugurare la nuova prestigiosa sede espositiva di Roma Capitale dei Musei Capitolini a Palazzo Caffarelli, una scelta dettata dal proposito di incentrare il percorso espositivo sulla storia del collezionismo a cui proprio il Museo Torlonia alla Lungara è legato. Fondato dal principe Alessandro Torlonia nel 1875, conta di 620 pezzi catalogati. Una raccolta che è esito di una lunga serie di importanti acquisizioni e di spostamenti di sculture fra le varie residenze di famiglia.

Collezione Torlonia, Statua di caprone in riposo, ©FondazioneTorlonia PH Lorenzo
de Masi

La storia dei marmi Torlonia costituisce una delle storie più famose di collezionismo italiano dal XV al XIX secolo. Le sculture in mostra non sono solo magnifici esemplari di busti, statue, marmi o architetture ma fanno parte e rappresentano un riflesso di un processo culturale italiano che portò alla formazione di importanti collezioni di opere d’arte che poi andarono a confluire nei più importanti musei italiani e stranieri. Il percorso espositivo racconterà questo processo che ha portato alla formazione della collezione Torlonia il cui primo nucleo risale agli inizi dell’800 quando in un’asta pubblica entrarono a far parte del patrimonio Torlonia marmi antichi, terrecotte, bronzetti della collezione dello scultore Bartolomeo Cavaceppi, il più celebre restauratore di statuaria antica del Settecento.

La collezione Torlonia

Così come descritta in testi e cataloghi dell’800 da Pietro Ercole Visconti, è conosciuta come la più importante collezione privata d’arte antica al mondo. La sua costituzione si deve alla passione per il collezionismo dei membri della sua famiglia da diverse generazioni e fino alla costituzione della Fondazione, che ha lo scopo di preservare e promuovere la Collezione di famiglia. Il nucleo di oltre seicento marmi è composto da sarcofagi, busti e statue di epoca greca e romana, riunito nel corso del XIX secolo grazie a diverse acquisizioni ma anche tramite i numerosi scavi nelle terre di proprietà della Famiglia e dal chiaro interesse archeologico.

Info mostra:

Collezione Torlonia, gruppo con guerriero, ©FondazioneTorlonia PH Lorenzo de
Masi
Le opere che la collezione custodisce sono state fino ad ora conservate sotto l’egida della famiglia Torlonia che si è avvalsa di tecnici e restauratori di fiducia. L’esposizione “The Torlonia Marbles, Collecting Masterpieces” viene a costituire la prima tappa di un tour mondiale ma una grande notizia è che la Fondazione valuterà con la Famiglia e il Ministero ed eventuali terze parti la collocazione ideale per l’individuazione di una sede espositiva permanente per la creazione di un Museo Torlonia aperto al pubblico. mentre le 90 sculture selezionate verranno viste da milioni di spettatori in tutto il mondo, le restanti opere verranno restaurate per nuovi progetti di mostre.

info mostra: https://www.electa.it/mostre/the-torlonia-marbles/


Apulia Film House: nasce il museo del cinema pugliese

Il 31 luglio 2020 l'Apulia Film Commission ha inaugurato un nuovo braccio operativo: l'Apulia Film House. Questo nuovo polo non sarà solo un museo dedicato alle pellicole girate in Puglia ma, soprattutto, sarà una struttura dedicata alle nuove produzioni.

Apulia Film House
Foto © Fondazione Apulia Film Commission

La Puglia è presto diventata una delle regioni che più ha investito nel mondo del cinema e dell'audiovisivo. L'Apulia Film Commission, fondata nel 2007, nacque con l'obiettivo di incrementare il numero di produzioni cinematografiche e televisive ambientante in Puglia. Da quel lontano 2007, gli ingranaggi produttivi e promozionali non hanno mai smesso di lavorare, tanto che ad oggi abbiamo un totale di ben 500 produzioni audiovisive ambientate e girate in Puglia.

 

Festival e celebrazioni

La nascita del celebre Bifest nel 2009, ha dato il via ad una serie di festival commissionati dall'Apulia Film Commission: Festival del cinema europeo, Festival del cinema del reale, Otranto Film Fund Festival, Registi fuori dagli sche(r)mi, Sa.Fi.Ter, Messapica Film Festival. Il ruolo di un festival è quello di permettere la fruizione continua di film noti e di film d'autore o di autori emergenti.

I vari incontri organizzati, invece, permettono al pubblico di incontrare registi, sceneggiatori e attori, creando continua possibilità di confronto.

Per i cinefili baresi, invece, c'è la possibilità di immergersi nel mondo del cinema ogni giorni grazie a due strutture: la Mediateca Regionale Pugliese con sede in Via Zanardelli, 30; il Cineporto situato all'interno della Fiera del Levante nel padiglione 180. Il Cineporto, oltre sala cinema, è un vero e proprio centro cinematografico con scenografie, sale casting e rassegne cinematografiche con ospiti internazionali.

 

Apulia Film House

L'Apulia Film House è prima di tutto un museo dedicato alla storia del cinema. La parte museale si trova al piano terra e sarà dedicata a visite guidate soprattutto per le scuole. L'allestimento è stato curato dalla Factory Makinarium di Leonardo Cruciano e dispone di alcune imponenti scenografie di uno dei più importanti film di Matteo Garrone: Il racconto dei racconti.

Il pubblico, quindi, potrà osservare dal vivo La grotta della pipistrella Il drago marino. Continuando il percorso ci si imbatte in due sale differenti: una stanza dove sono esposte le locandine donate dalla Mediateca, teche e tavoli espositivi di scenografie provenienti da produzioni internazionali girate in Puglia; una stanza in cui troviamo gli uffici e i laboratori di post produzione. Infine è presente una sala proiezioni con 60 posti disponibili.

La Presidentessa dell'Apulia Film Commission, Simonetta Dellomonaco, ha annunciato che il primo progetto dell'Apulia Film House sarà il nuovo video musicale di Cesare Cremonini. La Dellomonaco ha specificato che questa nuova struttura permetterà di aprire un dialogo più ampio sulle tecnologie e lo sviluppo del cinema, così da potersi confrontare anche con realtà più ampie. L'Apulia Film House diverrà presto un luogo di incontro, dove professionisti del settore e aspiranti cineasti potranno realizzare le proprie ambizioni e accrescere il nome e la fama dell'Apulia Film Commission.

L'Apulia Film House aprirà al pubblico lunedì 14 settembre e sarà possibile visitarla tre giorni a settimana: lunedì, mercoledì, venerdì nel rispetto delle norme anti-COVID. Per la visita è necessario prenotare, inviando una mail con nome, cognome e numero di telefono all'indirizzo [email protected]

Apulia Film House
Foto © Fondazione Apulia Film Commission

Agalma

Agalma: la vita al MANN nel film di Doriana Monaco

Agalma. Vita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli

un film di Doriana Monaco

Un vortice di attività ci conduce nel Museo archeologico di Napoli attraverso un racconto intimo in cui le opere d'arte del mondo antico si rivelano come materia viva. Il luogo dove l'umanità che ha creato un patrimonio inestimabile incontra l’umanità impegnata a preservarlo

Agalma: un documentario di Doriana Monaco

con le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni

Mercoledì 9 settembre alle Giornate degli Autori di Venezia 77

Ore 21,30 Sala "Notti Veneziane - L'Isola degli Autori"

Via Pietro Buratti 1, Lido di Venezia

Agalma

Agalma”, vita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli,  film documentario scritto e diretto da Doriana Monaco con le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni, selezionato alle 17esima edizione delle Giornate degli Autori di Venezia 77, sarà proiettato in anteprima assoluta mercoledì 9 settembre alle ore 21,30 nella Sala “Notti Veneziane - L'Isola degli Autori” (Via Pietro Buratti 1, Lido di Venezia).

Paolo Giulierini, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Prodotto da Antonella Di Nocera (Parallelo 41 Produzioni) e Lorenzo Cioffi (LaDoc) con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli diretto da Paolo Giulierini, produzione esecutiva di Lorenzo Cioffi e Armando Andria, con il contributo di Regione Campania e la collaborazione di Film Commission Regione Campania, il film è  frutto  di tre anni di lavoro sulla quotidianità  di uno più importanti musei del mondo, che ha aperto le porte alla giovane regista allieva di FilmaP - Atelier di cinema del reale di Ponticelli.  Agalma, è anche un omaggio al classico  “Viaggio in Italia” di  Roberto Rossellini , oggi più che mai significativo: al centro del racconto c'è  il rapporto segreto e sempre nuovo che nasce tra i visitatori e le meraviglie dell’antichità greco-romana, ma anche il respiro appassionato di chi pianifica ogni giorno la vita del museo. Tutto fa emergere il MANN come un grande organismo produttivo, che rivela la sua natura di cantiere materiale e intellettuale.

Fotografie sul set del film documentario Agalma sul Museo Archeologico Nazionale di Napoli di Doriana Monaco prodotto da Parallelo41 e LaDoc.

In squadra con la regista, i fonici Filippo Puglia e Rosalia Cecere, il compositore Adriano Tenore, gli aiuti regia Marie Audiffren ed Ennio Donato e per la post produzione la montatrice Enrica Gatto e la colorist Simona Infante. Il film ha ricevuto la menzione speciale al Perso Lab 2019.

Sinossi: Agalma” (dal greco “statua”, “immagine”) coglie la bellezza del Museo Archeologico Nazionale di Napoli non solo nell’evidenza dei suoi incantevoli tesori di arte classica, ma anche nelle relazioni intime e invisibili che si realizzano al suo interno.  Nell’illusoria immobilità del grande edificio borbonico che ospita il Museo, un vortice di attività offre nuovo respiro a statue, affreschi, mosaici e reperti di varia natura. Il film osserva ciò che accade ogni giorno negli ambienti del museo, soffermandosi sulla quotidianità dei lavoratori, alle prese con interventi delicatissimi che necessitano di cura e tempo, e manutenzione costante. Le opere che vivono e vibrano da secoli sono monitorate come corpi viventi. Tutto ciò accade mentre giungono visitatori da ogni parte del mondo, popolando le numerose sale espositive sotto l’occhio apparentemente impassibile delle opere che sono protagoniste e spettatrici a loro volta del grande lavorio umano.

Info e prenotazioni per la proiezione: www.giornatedegliautori.com

 

Fotografie sul set del film documentario Agalma sul Museo Archeologico Nazionale di Napoli di Doriana Monaco, prodotto da Parallelo41 e LaDoc

 

 

AGALMA

Italia, 2020, 54’

soggetto, fotografia e regia Doriana Monaco
prodotto da Antonella Di Nocera e Lorenzo Cioffi

con le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni
montaggio Enrica Gatto
produzione esecutiva
Lorenzo Cioffi, Armando Andria
suono in presa diretta
Filippo Maria Puglia, Rosalia Cecere

montaggio del suono e mix Rosalia Cecere

color correction Simona Infante
musiche originali Adriano Tenore

assistenti alla regia Marie Audiffren e Ennio Donato
fotografia aggiuntiva Luca Scarparo, Martin Errichiello
assistente al montaggio Rosa Maietta

grafiche Andrea Cioffi

traduzioni Aidan Mc Cann

fotografo di scena Angelo Antolino

una produzione Parallelo 41 e Ladoc

con Museo Archeologico Nazionale di Napoli

con il contributo di Regione Campania e Film Commission Regione Campania

film sviluppato in FilmaP Atelier di cinema del reale - Arci Movie

il film ha ricevuto la menzione speciale Perso Lab 2019

Sinossi:

Napoli. Nell’illusoria immobilità del grande edificio borbonico che ospita il Museo Archeologico Nazionale, un vortice di attività offre nuovo respiro a statue, affreschi, mosaici e reperti di varia natura. Il film osserva ciò che accade ogni giorno negli ambienti del museo, soffermandosi sulla quotidianità dei lavoratori, alle prese con interventi delicatissimi che necessitano di cura e tempo, e manutenzione costante. Le opere che vivono e vibrano da secoli sono monitorate come corpi viventi. Tutto ciò accade mentre giungono visitatori da ogni parte del mondo, popolando le numerose sale espositive sotto l’occhio apparentemente impassibile delle opere che sono protagoniste e spettatrici a loro volta del grande lavorio umano. Tutto fa emergere il museo come grande organismo produttivo, che rivela la sua natura di cantiere materiale e intellettuale.

Agalma (dal greco “statua”, “immagine”) coglie la bellezza del Museo non solo nell’evidenza dei suoi incantevoli tesori di arte classica, ma anche nelle relazioni intime e invisibili che si realizzano al suo interno: il rapporto segreto e sempre nuovo che nasce tra i visitatori e le meraviglie dell’antichità greco-romana; il respiro appassionato di chi pianifica ogni giorno la vita del museo.

Agalma

Note di regia:

Prima di varcare la soglia del Museo archeologico avevo individuato come centro della mia ricerca la natura frammentaria delle opere classiche e, di conseguenza, del mondo antico. Il film nasceva con l’intento di avvicinarmi il più possibile a quel mondo e a quelle opere, ponendo l’accento sul fatto che si trattasse per lo più di reperti “riemersi in superficie”, quasi mai integri, che nel corso dei secoli hanno subito continue metamorfosi fisiche e interpretative anche attraverso l’azione del restauro. Il punto di partenza è stato dunque rendere visibili questi frammenti su corpi di statue, ceramiche, affreschi e mosaici. Superfici irregolari, crepe, corrosioni, pezzi mancanti sono diventati segni specifici della narrazione.

Con mia sorpresa quando sono approdata al museo lo scenario era tutt’altro che immobile, in virtù dei numerosi cambiamenti in corso che mi hanno catapultato in un universo dinamico. Seguire la vita del museo per quasi tre anni mi ha dato l’opportunità di scoprire un universo altrimenti inaccessibile – penso al mondo sommerso dei depositi – e filmare momenti memorabili come lo spostamento della scultura dell’Atlante Farnese, il ritorno della statua di Zeus dal Getty Museum o l’allestimento della mostra sulla Magna Grecia nelle sale con i pavimenti costituiti dai mosaici di Pompei.

L'archeologia come materia viva, dunque, ecco uno dei temi del film. La necessità era quella di trovare una chiave che sovrapponesse lo sguardo archeologico a quello cinematografico, depurandolo dall’elemento divulgativo che spesso accompagna i documentari archeologici per affidare il più possibile il racconto a trame visive.

Un'altra traccia di riferimento è stata un fotogramma del film Viaggio in Italia di Roberto Rossellini in cui la protagonista Katherine, interpretata da Ingrid Bergman, si ritrova al cospetto della scultura colossale dell’Ercole Farnese. La visita di Katherine/Bergman all’interno del Museo archeologico avviene, per usare le parole di Giuliana Bruno nel suo Atlante delle emozioni, “attraverso un contatto viscerale, quasi fisico, con sculture che arrivano a turbare il suo animo”. A quello sguardo ho affidato il simbolo del percorso di scoperta e iniziazione. Ed è in qualche modo ciò che vorrei che lo spettatore provasse entrando in relazione con questi oggetti tramite “uno sguardo che si fa contatto”, vederli il più vicino possibile.

Un’ulteriore stratificazione è conferita dal testo in voice over che attraversa il film, costruito sul racconto in prima persona di alcune opere del museo, letto da Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni. Nel mondo antico era consuetudine che le statue recassero iscrizioni in prima persona, di modo che fosse l'opera stessa a dire da chi era stata realizzata e per quale ragione. Ho mutuato così il linguaggio archeologico della descrizione dell’opera rielaborandolo a favore del racconto. Zeus ci parla di un ritrovamento, Atlante di una metamorfosi, Hermes della sua condizione di frammento, le danzatrici del mito che si mette in scena, mentre i Tirannicidi sono spettatori a loro volta delle vicissitudini umane che si agitano nel museo.

Agalma è la relazione tra l’opera e chi la osserva e ne è osservato. Lo sguardo della statua diviene luogo di possibilità interpretative, punti di vista e nuove visioni che si riflettono nello sguardo del visitatore a sua volta intercettato dal cineocchio, rievocando il ruolo performativo che la cultura greco-romana riconosceva alle immagini.

Note di produzione:

Agalma è un documentario di osservazione e creazione che racconta dall’interno uno dei più importanti musei archeologici al mondo: il Museo archeologico nazionale di Napoli, luogo in continua tensione tra l’incanto del passato e le passioni del presente.

È stato un percorso di elaborazione lungo, partito con lo sviluppo concepito grazie al laboratorio FilmaP – Atelier di cinema del reale e continuato con un lavoro di studio e ricerca che ha previsto interviste, sopralluoghi, relazioni con le persone e con gli spazi oggetto del film. La scrittura è proseguita durante le stesse riprese, i personaggi incontrati sul campo sono diventati soggetti del percorso narrativo, in relazione al momento e allo sviluppo della storia. Questo processo ha consentito alla troupe minima (regista, aiuto, fonico) di instaurare una relazione intima con il museo fino, si può dire, a diventarne parte.

Esito di questo lavoro è il Museo archeologico di Napoli come non l’abbiamo mai visto. Agalma entra nel Mann per rivelarne, per la prima volta, la vita nel suo farsi, applicando un rigore estetico non comune nel cinema documentario. Si tratta di una proposta di sguardo unica che poteva nascere solo da occhi curiosi. Artefice di Agalma è non a caso un gruppo di lavoro giovane e appassionato, guidato da una regista esordiente, la beneventana Doriana Monaco, e seguito da una compagine produttiva solida formata da Parallelo 41 di Antonella Di Nocera (Le cose belle, Il segreto, Rosa pietra stella) e da Ladoc di Lorenzo Cioffi (Napolislam, La natura delle cose, La nostra strada), specializzate nei contenuti indipendenti nel cinema del reale promuovendo giovani talenti.

Agalma è realizzato con il contributo della Regione Campania e in collaborazione con il Museo Archeologico di Napoli, sotto la guida di Paolo Giulierini, che ha mostrato da subito fiducia nel progetto e lo ha sostenuto garantendo alla troupe accesso totale al museo. In questo senso, il film rappresenta un cerchio che si chiude perché unisce una produzione che è espressione del territorio con forti legami internazionali, il contributo della legge cinema regionale, la crescita e promozione dei talenti locali e la valorizzazione di un luogo fiore all'occhiello dell'offerta culturale campana.

Da quando abbiamo iniziato a girare, agli inizi del 2018, con la nomina del nuovo direttore, il Mann sta attraversando una fase di rinnovamento non solo nel restauro e nella riorganizzazione, ma anche nella costruzione di un nuovo modello di gestione, con l'idea del museo come un corpo vivente in tutte le sue forme e attività. Ciò ha significato il confronto continuo, quasi quotidiano, con nuove prospettive di narrazione del film: i frammenti sono divenuti frammenti viventi più del previsto e hanno guidato l’immaginario per la crescita del film. Prova ne è la straordinaria riapertura della sezione Magna Grecia, avvenuta “sotto i nostri occhi” proprio nel luglio 2019, che si è fatta spazio nel racconto filmico.

(Antonella Di Nocera e Lorenzo Cioffi)

Questo progetto mi ha subito entusiasmato. Chi lo ha realizzato ha vissuto questi straordinari anni al Mann dall'interno, con noi. Il lavoro è stato lungo, scrupoloso, e potrei dire assolutamente inedito dal punto di vista della narrazione. Ed è per questo che abbiamo deciso non solo di aprire le porte del Museo ma anche di sostenere questa produzione e di accompagnarne il percorso. Con Agalma proviamo a raccontarci attraverso uno sguardo giovane ed entusiasta. Con l'ambizione di una operazione culturale di respiro internazionale”.

(Paolo Giulierini)

La regista:

Doriana Monaco nasce a Benevento nel 1989. Studia Archeologia e Storia dell’Arte all’Università degli studi di Napoli Federico II. Nel 2014 partecipa al film Perez di Edoardo De Angelis come assistente alla regia. Nel 2015 dirige i suoi primi due cortometraggi, Anatomia di un pensiero triste e Laziest girl in town. Nel 2016 entra a far parte di FILMaP - Atelier del cinema del reale in Ponticelli diretto da Leonardo Di Costanzo, alla fine del quale realizza il documentario Cronopios selezionato al Trieste Film Festival 2017 per il Premio Corso Salani.

Le produzioni:

Parallelo 41 produzioni è fondata nel 2002 da Antonella Di Nocera per valorizzare talenti giovani e contenuti indipendenti e creare opportunità a partire dalla creatività e professionalità del territorio.

La poetica caratterizzante si basa sull’idea del cinema leggero: tecnologie digitali, troupe ridotte, location di strada, protagonisti e storie della realtà e narrazioni che la interrogano e la raccontano. Molte le produzioni che hanno ricevuto premi e riconoscimenti: Corde, 2010 e La seconda natura, 2012 di Marcello Sannino (entrambi premiati al Torino Film Festival); Il segreto, 2014 di cyop&kaf (Nomination Miglior documentario - David di Donatello | Miglior Opera Prima e Menzione Speciale– Cinéma du réel, Parigi | Premio Extra muros - Pravo Ljudski Film Festival, Sarajevo | Menzione speciale – DocLisboa | Premio speciale della giuria - Fronteira, Brasile | Menzione speciale giuria - Torino Film Festival | Premio Casa Rossa Doc - Bellaria Film Festival); Le cose belle, 2013 di Agostino Ferrente e Giovanni Piperno (Miglior Docufilm - Nastri d’Argento | Miglior documentario italiano - Doc/it Professional Award e Salina Doc Fest | Menzione speciale - MedFilm Festival | Prix Azzeddine Meddour - Festival Cinema Mediterraneo, Tétouan | Premio giuria giovani - Annecy Cinéma Italien | Menzione speciale - Italia Doc - Bellaria Film Festival); Pagani, 2016 di Elisa Flaminia Inno (Filmmaker Festival | Cinéma du Reel, Parigi | Terre di Cinema – Tremblay en France | Lovers Festival – Torino ); MalaMènti, 2018 di Francesco Di Leva (Nastro d’Argento per l’innovazione); Aperti al pubblico, 2017 di Silvia Bellotti (Gran Premio Nanook - Jean Rouch International Festival, Parigi |Miglior documentario - Visioni Italiane, Bologna | Menzione d’onore - Dok Leipzig); Non può essere sempre estate, 2018 di Margherita Panizon e Sabrina Iannucci (Premio Biblioteche di Roma - Extra Doc Festival, Roma | Annecy Cinema Italien); Giu’ dal vivo di Nazareno Nicoletti (coproduzione), 2019 (Rosa pietra stella di Marcello Sannino, 2020 (Rotterdam International film Festival IFFR, Giffoni Film Festival). Parallelo 41 è anche promotore della rassegna Venezia a Napoli il cinema esteso dal 2011 ed è partner di FILMaP Atelier di cinema del reale di Ponticelli.

Ladoc, fondata da Lorenzo Cioffi nel 2011, è una società di produzione specializzata nel cinema documentario. I suoi film sono stati distribuiti in sala, in televisione e nei principali festival in Italia e in Europa (da Locarno a IDFA, da Trieste a Thessaloniki). Ladoc nel corso degli anni ha prodotto con broadcaster quali Rai Cinema, TV2000, Al Jazeera Documentary Channel e France Télévisions. Ha avviato e concluso co-produzioni internazionali con Dublin Films (Francia), Filmsnòmades (Spagna), Ripley Point Pictures (Canada), Forest Troop (Grecia).

Tra i documentari prodotti ricordiamo: La nostra strada di Pierfrancesco Li Donni (miglior film al Biografilm Italia 2020); Napolislam di Ernesto Pagano (prima internazionale IDFA 2015 – Vincitore del Biografilm Festival Italia e in cinquina per i Nastri D’argento 2015, distribuito in sala Italia con IWonder; TV: Sky Arte, Sky Cielo, RSI, Al JazeeraBalkans, Al Arabyia, France 3 Via Stella); La Natura delle Cose di Laura Viezzoli (prima internazionale Locarno 2016 – premio Corso Salani al Trieste Film Festival – Best cinematic approach al Camden Film Festival (USA); TV: RSI); Le Circostanze di Lorenzo Cioffi (premio del pubblico al Biografilm 2018. TV: Rai5); Corpo a Corpo di Francesco Corona (premio del pubblico al Festival dei Popoli 2018 – Thessaloniki Film Festival); Vita di Marzouk (2017) di Ernesto Pagano (TV: Rai uno, France 3, Al Jazeera Documentary Channel); Rustam Casanova di Alessandro De Toni (Biografilm -ZagrebDox; TV: Sky Arte).

Per testi, video e immagini si ringrazia l'Ufficio Comunicazione MANN - Museo Archeologico Nazionale di Napoli


E... state al MANN con gli Etruschi

Un anno difficile anche per l’organizzazione di grandi mostre in tutta Italia ma, passata in parte l’emergenza, è stato possibile inaugurare la grande mostra degli Etruschi al MANN: un progetto curato da Valentino Nizzo, Direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e da Paolo Giulierini, Direttore del Museo Archeologico di Napoli, in collaborazione con Electa.

Allestimento Etruschi 1. Foto di Giorgio Albano

Il percorso espositivo nasce per raccontare la storia degli Etruschi nella sua lunga evoluzione cronologica e territoriale che abbraccia secoli importanti di storia e un territorio come quello campano ancora poco studiato nella sua fase più antica. Oltre 600 reperti suddivisi in due percorsi tematici definiscono un itinerario di indagine che parte da molto lontano, dal X secolo per arrivare al IV secolo a.C. quando sul fronte Mediterraneo saranno altre le potenze in gioco sul grande palcoscenico marino e terrestre.

Già lo storico Polibio nel II secolo a.C. diceva che “chi vuol conoscere la storia della potenza degli Etruschi non deve riferirsi al territorio che essi possiedono al presente, ma alle pianure da loro controllate”. La storia avvincente di questo popolo, la cui presenza più nota la si pone in centro Italia, ha in realtà orizzonti più ampi, sebbene ancora non interamente studiati e indagati.

etruschi al MANN
Allestimento Etruschi 2. Foto di Giorgio Albano

La pianura padana nel nord e il sud con le pianure della Campania hanno permesso agli studiosi di indagare ancora i rapporti con i popoli e le mire espansionistiche degli Etruschi; in particolare la storia etrusca della Campania ha permesso, anche grazie a questa mostra e ai ricchissimi depositi del MANN, di fornire un inedito spaccato di studi, forse ancora poco esplorato, sul patrimonio immenso di informazioni e reperti che compongono in un puzzle complesso gli albori di questa terra fino al declino di una delle sue componenti più importanti. Gli Etruschi subiranno presso Cuma tra VI e V secolo a.C. diverse sconfitte fino alla progressiva scomparsa e affermazione del popolo dei Campani.

Allestimento Etruschi 3. Foto di Giorgio Albano

L’allestimento creato per l’esposizione invita lo spettatore a guardare una grande carta geografica e a riflettere sulla frase di Polibio, lo storico greco che paragona la piana della regione ad una sorta di grande palcoscenico, in cui terra e mare rappresentano una perfetta quinta teatrale per la grande storia etrusca nel sud Italia.

Il progetto, firmato dall’architetto Andrea Mandara e accompagnato dalla grafica di Francesca Pavese, sdoppia il percorso espositivo rendendolo al tempo stesso complementare. Nel primo ambiente tematico i reperti sono raccolti secondo un itinerario cronologico e per contesti, nel secondo vi è ampio spazio per l’esposizione di reperti etruschi acquisiti nel corso dei secoli dal Museo napoletano e i cui interventi di conservazione sono stati curati dal Laboratorio di Restauro del MANN.

Allestimento Etruschi 4 @ foto di Giorgio Albano

Le opere restaurate presentavano in gran numero interventi ottocenteschi e per tali reperti il restauro, molto impegnativo, ha previsto anche indagini diagnostiche tuttora in via di svolgimento. Due allievi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli hanno partecipato alle attività di laboratorio con lo scopo di realizzare due tesi di laurea con focus su un’oinochoe, un’hydria etrusco-corinzia ed un’oinochoe in bucchero.

Cosa vedere

Preziosi i reperti provenienti dalle necropoli campane in aree di passaggio dall’entroterra appenninico verso il Tirreno: le necropoli di Carinaro e Gricignano d’Aversa, quella di Capua per la cultura proto villanoviana indicano come l’interazione con gli Etruschi abbia avuto, ab origine, una valenza economica, commerciale e culturale.

Gruppo plastico
(carpentum con figura antropomorfa)
Terracotta
Ultimi decenni del IX - primi decenni
dell’VIII sec. a.C.
Da Gricignano di Aversa, Tomba LXII
Succivo (CE), Museo Archeologico
dell’Agro Atellano
© Ministero per i Beni e le attività Culturali
e per il Turismo
Polo Museale della Campania, Museo
Archeologico dell’Agro Atellano

Da Gricignano di Aversa, la sepoltura ad incinerazione LXII, proveniente dal Museo dell’Agro Atellano (Succivo), restituisce un importante corredo, in cui risalta un modello di calessino trainato da una coppia di cavalli aggiogati e condotto da una figura maschile; l’opera in terracotta (databile tra gli ultimi decenni del IX ed i primi decenni dell’VIII sec. a.C.) adotta il motivo figurativo del carpentum (calesse) per testimoniare il prestigio del defunto.

Ammirando i reperti ritrovati a Santa Maria Capua Vetere, è possibile ripercorrere il fenomeno di formazione, nella pianura campana, delle prime “città” degne di questo nome: la Tomba 1/2005 (in prestito dal Museo dell’Antica Capua e risalente al primo quarto del IX secolo a.C., monumentale sepoltura di un capo-guerriero rinvenuta nella necropoli del Nuovo Mattatoio), così come le Tombe 662 e 664 della necropoli Fornaci (seconda metà dell’VIII secolo a.C.), testimoniano una forma di osmosi culturale “ante litteram” con i Greci, da poco stabilitisi a Ischia e a Cuma.

Corredi come quelli capuani attestano la presenza nella regione dei “primi Etruschi” portatori della cosiddetta cultura villanoviana caratterizzata dall’adozione prevalente dell’incinerazione, con ossuario tendenzialmente biconico, decorato con motivi geometrici incisi a pettine.

Fibula da parata a grande disco
con molte spirali
Bronzo, lamina, decorazione a sbalzo, fusione
VIII sec. a.C.
Da Suessula, necropoli (Collezione Spinelli)
Napoli, Museo Archeologico Nazionale
© Ministero per i Beni e le attività Culturali
e per il Turismo
Museo Archeologico Nazionale, Napoli

Da Suessula, Acerra, in occasione della mostra, è stato restaurato e ricomposto un reperto proveniente dalla collezione Spinelli del MANN. Si tratta di un pendaglio pettorale in bronzo laminato con pendenti in bronzo fuso risalente all’VIII secolo a.C. e recante tre figure ornitomorfe e terminante con il caratteristico motivo della barca solare.

Il fenomeno definito dagli studiosi “orientalizzante”,sviluppatosi tra l’VIII e il VII secolo a.C., adotta nuovi modelli artistici e comportamentali ispirati alle mode dell’aristocrazia orientale e agli eroi omerici. Ne è testimone la tomba 104 Artiaco di Cuma scoperta nel 1902 da Gaetano Maglione e Giuseppe Pellegrini con reperti di straordinario valore appartenenti ad un ricco personaggio che ha inteso far proprio l’ethos eroico-omerico.

In stretto dialogo con questa preziosa testimonianza orientalizzante anche un prestito proveniente dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia: il corredo della tomba Bernardini di Palestrina (675-650 a.C.), uno dei più ricchi tesori che l’archeologia ci abbia mai restituito. Si tratta di un vero “manifesto” dell’arte orientalizzante, una tomba scoperta nel 1876 dai fratelli Bernardini nella necropoli dell’antica Praeneste, oggi Palestrina, la cui ricchezza è stata rimandata immediatamente ad un principe sepolto nel VII secolo a.C. con ori e argenti di manifattura etrusca e armi reali e da parata oltre ad oggetti tipici del banchetto.

Affibbiaglio
Oro
Inizio del secondo quarto del VII sec. a.C.
Da Palestrina, Tomba Bernardini
Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia
© Ministero per i Beni e le attività Culturali
e per il Turismo
Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia,
Archivio fotografico

La seconda sezione, improntata sulla ricerca prima antiquaria poi archeologica, presenta reperti delle collezioni del MANN. Tra questi spicca la raccolta Borgiana con il bronzetto dell’offerente dell’Elba di probabile produzione populoniese e databile a fine VI, inizio V a.C. e la cista Bianchini appartenuta al celebre mercante d’arte Francesco Ficoroni prima di entrare nella celebre raccolta del cardinale Borgia.

Cista
Bronzo, fusione delle parti plastiche, bulino,
cesello, martellatura
Fine del IV - inizi del III sec. a.C.
Dal territorio di Palestrina
Napoli, Museo Archeologico Nazionale
© Ministero per i Beni e le attività Culturali
e per il Turismo
Museo Archeologico Nazionale, Napoli

Da collezioni “minori” anche delle prime visioni in esposizione al MANN: due balsamari plastici a forma di cerbiatto accovacciato, provenienti dalla collezione Santangelo e databili al secondo quarto del VI secolo a.C.; un anello con scarabeo della stessa collezione e databile al IV a.C. con intagliato il suicidio di Aiace; una coppia di orecchini a bauletto della seconda metà del VI. Chiude l’esposizione lo splendido carrello incensiere in lamina di bronzo della fine dell’età del ferro.

etruschi al MANN
Anello con scarabeo
Oro, corniola, lamina, intaglio
Inizi del IV sec. a.C.
Da Cuma? (Collezione Stevens)
Napoli, Museo Archeologico Nazionale
© Ministero per i Beni e le attività Culturali
e per il Turismo
Museo Archeologico Nazionale, Napoli

Ad accompagnare questo ricco percorso anche un catalogo edito da Electa curato da Valentino Nizzo che mira a restituire al pubblico un’idea, da un lato, delle testimonianze lasciate dagli Etruschi in Campania (I parte) e, dall’altro, di come la riscoperta del passato etrusco della regione e del suo rapporto dialettico con la Magna Grecia abbiano appassionato sin dal tardo Rinascimento generazioni di intellettuali, incoraggiandoli a sviluppare nuovi metodi di indagine per svelare un enigma storico profondamente radicato nell’identità culturale del Mezzogiorno e che solo al principio del XX secolo l’archeologia avrebbe risolto, dando finalmente un volto e una consistenza alla potenza etrusca (II parte).

etruschi al MANN
Urna Terracotta, cassa lavorata a stampo, coperchio lavorato a stampo e a stecca, abbondanti resti di scialbatura, tracce di sovradipintura Seconda meta del II - prima meta del I sec. a.C. Da Chiusi? Napoli, Museo Archeologico Nazionale © Ministero per i Beni e le attività Culturali e per il Turismo Museo Archeologico Nazionale, Napoli

Gli Etruschi al MANN tornano per restare. Non solo con una mostra raffinata e dall’altissimo rigore scientifico, ma con l’annuncio dell’allestimento permanente che restituirà alla fruizione del pubblico un altro fondamentale pezzo della storia del nostro Museo, ‘casa’ dei tesori di Pompei ed Ercolano, così come custode di eredità molto più antiche. Museo della capitale di un Regno, l’Archeologico di Napoli vanta, infatti, collezioni sterminate derivate sia da scavi che da acquisizioni come, ad esempio, quella del bronzetto dell’Elba, reperto più antico ritrovato sull’isola toscana. Ma, soprattutto, nei nostri depositi c’è la testimonianza di una Campania centrale nel Mediterraneo e da sempre coacervo di popoli: Greci, Etruschi e Italici, a conferma che la ricchezza della cultura del Meridione sta nella diversità e nella contaminazione. Per comprendere in pieno gli Etruschi, oggi bisogna quindi volgersi anche al Sud e al patrimonio del MANN, dove duecento pezzi, praticamente inediti, splendono di nuova luce grazie allo straordinario lavoro del Laboratorio di Restauro del Museo. Un traguardo che mi riempie, come etruscologo, di personale soddisfazione, e che è occasione per ricordare la figura del celebre archeologo Marcello Venuti, nel 1727 fondatore dell’Accademia Etrusca e, poi, tra gli scopritori di Ercolano”, dichiara il Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Paolo Giulierini.

etruschi al MANN
Coppia di orecchini
Oro, lamina, applicazioni a stampo, filigrana
(produzione dell’Etruria meridionale)
Seconda meta del VI sec. a.C.
Provenienza ignota
Napoli, Museo Archeologico Nazionale
© Ministero per i Beni e le attività Culturali
e per il Turismo
Museo Archeologico Nazionale, Napoli

Scavare negli sterminati depositi del MANN è sempre un privilegio unico. Farlo per ‘andare a caccia di Etruschi’ lo ha reso ancora più avvincente. Da un lato perché si è così potuto delineare un rigoroso percorso storico-archeologico volto a ricostituire la trama di relazioni che caratterizzò la plurisecolare presenza degli Etruschi in Campania. Dall’altro perché l’approfondimento delle vicende antiquarie e collezionistiche legate alla riscoperta dell’importanza del loro dominio nella regione ha offerto una prospettiva per molti versi inedita sull’evoluzione della disciplina archeologica e sul contributo dato ad essa da generazioni di studiosi che, da Camillo Pellegrino a Giovanni Patroni, passando attraverso nomi del calibro di Giovan Battista Vico, Alessio Simmaco Mazzocchi, Johann Joachim Winckelmann, Pietro Vivenzio, Eduard Gerhard, Raffaele Garrucci, Theodor Mommsen, Giuseppe Fiorelli, Julius Beloch, si sono confrontati con questo presunto enigma, fino ad arrivare alla sua definitiva soluzione, al principio del ‘900, quando il reperto più prezioso, la Tegola di Capua, aveva ormai irreparabilmente lasciato il nostro Paese alla volta di Berlino”, commenta Valentino Nizzo, Direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

"Gli Etruschi e il MANN" al Museo Archeologico di Napoli fino al 31 maggio 2021.


Avviata la procedura per l'incarico di Direttore ad interim del Parco Archeologico di Pompei

Avviata ieri 12 Agosto 2020 la procedura d’interpello volta al conferimento ad interim dell'incarico dirigenziale di livello generale (Direttore) per il Parco Archeologico di Pompei. La circolare segue il recente conferimento a Massimo Osanna, l’uomo che ha cambiato l’immagine di Pompei nel Mondo, del ruolo di nuovo Direttore Generale dei Musei. Massimo Osanna, professore ordinario di archeologia alla Università Federico II di Napoli, prenderà servizio alla Direzione generale Musei del MiBACT il primo di settembre 2020, subentrando ad Antonio Lampis a chiusura del suo mandato.

Si è difatti pubblicata ieri la Circolare n.209 del 12/08/2020 avente come oggetto "Disponibilità di incarico di funzione dirigenziale di livello generale ad interim – Avvio di interpello – Parco Archeologico di Pompei"; le istanze di conferimento dovranno pervenire entro le ore 24.00 del 24 agosto.

Come indicato dalla circolare stessa, “si precisa che tale incarico avrà durata fino all'espletamento della procedura di selezione pubblica internazionale - di prossima indizione - prevista dall'articolo 14, comma 2-
bis, del decreto-legge 3l maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, e dal decreto ministeriale 27 novembre 2014, sopra citato, per il conferimento dell’incarico di Direttore del Parco Archeologico di Pompei, e alla conseguente effettiva assunzione delle funzioni da parte del titolare dell'ufficio.”

Massimo Osanna. Foto: Alessandra Randazzo

Il Ministro Dario Franceschini aveva difatti già anticipato, al momento dell'annuncio del conferimento dell'incarico di nuovo Direttore Generale dei Musei a Massimo Osanna, che “il nuovo direttore del Parco archeologico di Pompei verrà scelto con la procedura internazionale di selezione che dal 2014 ha consentito di scegliere i migliori, esclusivamente in base al curriculum, in Italia e nel mondo, per le direzioni dei più grandi musei e parchi archeologici italiani”.

Lo stesso Franceschini aveva elogiato il lavoro di Massimo Osanna: “ha cambiato il volto di Pompei che, grazie al suo lavoro, è diventato un modello gestionale e un punto di riferimento internazionale”.

Direttore interim Pompei
Pompei. Foto FORTEPAN / Krasznai Gyula, CC BY-SA 3.0

La Circolare n.209 del 12/08/2020 volta al conferimento ad interim dell'incarico di Direttore del Parco Archeologico di Pompei è consultabile sul sito del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.


#InviaggiocongliEtruschi: sulle orme dell'antica civiltà italica

#InviaggiocongliEtruschi

Sulle orme dell'antica civiltà italica.
Un accordo tra Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Museo Archeologico Nazionale di Napoli e Museo Civico Archeologico di Bologna.
Sconti in biglietteria per i visitatori dei tre Musei

#InviaggiocongliEtruschi

In questa estate italiana così particolare, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, perseguendo appieno la propria missione, sceglie l’alleanza con i Musei e sigla un accordo che invita a viaggiare attraverso il nostro Paese alla scoperta degli Etruschi, una delle civiltà più affascinanti del mondo antico, un popolo che è parte fondamentale della nostra storia.

#InviaggiocongliEtruschi, è il titolo della campagna che, dal 1 agosto, unirà idealmente lungo la Penisola, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Museo Civico Archeologico di Bologna. Uniti da Bologna a Napoli passando per Romatre città e tre luoghi della cultura affrontano questo momento particolare proponendo un itinerario turistico-culturale che è un viaggio identitario, un invito alla ricerca delle proprie radici.

I Rasna (così gli Etruschi chiamavano se stessi) hanno dominato il vasto territorio compreso tra la pianura padana del Po e le pendici del Vesuvio; le loro fertili terre producevano grano, olio, vino e fichi tanto famosi da attirare - secondo la leggenda - i barbari Galli che giunsero a saccheggiare persino Roma. Signori del Tirreno, i loro porti erano frequentati da commercianti che giungevano da tutto il Mediterraneo con merci esotiche, profumi, stoffe preziose, avori pregiati… La loro abilità artigianale è testimoniata anche da splendidi gioielli in oro, argento, bronzo, ambra e vetro che abbellivano le donne delle grandi famiglie aristocratiche; ancora oggi gli orafi più esperti cercano di riprodurre la raffinata tecnica della granulazione.

Oggi la storia e la cultura di questa affascinante civiltà sono l’occasione per percorrere il nostro Paese all’insegna della cultura e all'arte, partendo dal Museo Civico Archeologico di Bologna, che ospita, fino al 29 novembre, la mostra "Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna" (etruschibologna.it), fermandosi a Roma ad ammirare le collezioni del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, il più importante museo etrusco al mondo (museoetru.it), per giungere a Napoli al Museo Archeologico Nazionale che vi accoglierà con l’esposizione "Gli Etruschi e il MANN", una raccolta straordinaria di circa 600 reperti, di cui 200 visibili per la prima volta, acquisiti sul mercato collezionistico dal Museo in varie fasi della sua storia (museoarcheologiconapoli.it). Ad arricchire il percorso espositivo di entrambe le mostre ha contribuito con preziosi ed eccezionali prestiti il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

I visitatori che seguiranno le orme degli Etruschi avranno diritto alla riduzione del costo del biglietto di ingresso, presentando presso la biglietteria il ticket di uno dei tre istituti coinvolti.
Se si visita uno dei tre musei, si ha la possibilità, quindi, di accedere agli altri due con uno sconto sul costo del biglietto
: il costo di ingresso sarà di 10 euro (invece di 14) al Museo Civico di Bologna (qui la promo sarà valida sino al 29 novembre), di 7 euro (in luogo di 10) al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, di 8 euro (e non 10) al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

E durante il soggiorno romano si potrà approfittare dell’offerta culturale del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia: aperture straordinarie e visite guidate comprese nel costo del bigliettoPer il programma completo consultate il sito www.museoetru.it 

Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia


Piazzale di Villa Giulia 9, Roma
Apertura: dal martedì alla domenica
Orari: 9-20 (ultimo ingresso ore 19; chiusura sale espositive alle 19.30)

 

Testo e foto #inviaggioconglietruschi dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

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Il Direttore Ovidio Maria Jacorossi spiega la chiusura di Musja

Di seguito la lettera di Ovidio Maria Jacorossi, Direttore di Musja, con la comunicazione della chiusura del Museo.

chiusura MusjaÈ con grande rammarico che ci troviamo costretti a comunicare la chiusura di Musja, un museo nato poco meno di un anno fa con l'obiettivo di condividere, con tutta la comunità, la vasta collezione del compianto fondatore Ovidio Jacorossi e di contribuire all’offerta del panorama artistico-culturale di Roma e dell'Italia con una programmazione dal respiro internazionale, sensibile alle tendenze più innovative dell'arte contemporanea.

La breve ma intensa esperienza di Musja si conclude però con un grande successo: la  mostra “The Dark Side – Chi ha paura del buio?”, a cura di Danilo Eccher, con la quale è stato inaugurato a ottobre 2019 il palinsesto espositivo. In pochi mesi abbiamo accolto oltre 10 mila visitatori, il cui entusiastico riscontro ci ha dato forza, ha confermato la validità del progetto e dimostrato la necessità di simili iniziative.

Purtroppo le misure restrittive dovute all'emergenza sanitaria da Covid-19 non hanno consentito al Museo di riaprire le sue porte. I limiti agli accessi e le numerose prescrizioni sanitarie non combaciano, infatti, né con le caratteristiche di una mostra ricca di grandi installazioni site-specific né con la particolarissima struttura dello spazio, ricavato in un edificio che sorge nel cuore di Roma, sulle antiche rovine del Teatro di Pompeo e che nei secoli ha visto stratificarsi elementi architettonici di epoche diverse, dall'età romana sino al Rinascimento.

Custode di un patrimonio così prezioso, la famiglia Jacorossi ha deciso nel 2017 di intervenire con un’importante opera di restauro che ha tutelato lo spazio, preservandone le peculiarità, e rendendolo adatto ad aprirsi al pubblico. Da qui è nato 'Musia', un laboratorio di sperimentazione multidisciplinare che nel tempo è cresciuto per poi trasformarsi in 'Musja', un vero e proprio museo, innovativo, aperto al dialogo con il pubblico e ispirato dalla profonda convinzione di Ovidio Jacorossi sulla centralità della persona umana. Un principio che gli ha permesso - nel corso della sua lunga attività - di considerare arte e impresa come un binomio inscindibile, individuando proprio nell’arte quel punto d'incontro tra il perseguimento del profitto e l'interesse collettivo.

Purtroppo l'esperienza di Musja termina qui. Per quanto motivati a rimboccarci le maniche e desiderosi di contribuire alla ripartenza del settore culturale, per una piccola realtà privata come la nostra, il momento non è dei più felici. I procedimenti eccessivamente burocratizzati, i pochi incentivi per la ripartenza e la grande incertezza per ciò che avverrà, non ci consentono di impostare una programmazione per i prossimi mesi. Eppure, l'arte e la cultura guardano al futuro, lo immaginano e contribuiscono a delinearne i contenuti. Nell'assenza di prospettive si spegne la loro luce, le si rende impotenti e si priva la comunità di un valore imprescindibile.

La mostra “The Dark Side – Chi ha paura del buio?” affrontava proprio questo tema: 13 artisti di rilievo internazionale presentavano la loro personale interpretazione di quel sentimento e di come superarlo. Ci auguriamo che questo buio svanisca presto e che l'arte possa tornare quanto prima a svolgere il proprio ruolo di luce e di guida.

Ovidio Maria Jacorossi
Direttore di Musja