Festival per la Libertà di Espressione: la seconda edizione a Spoleto dal 15 al 18 ottobre

FESTIVAL FREE WOR(L)D PER LA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE

La seconda edizione a Spoleto dal 15 al 18 ottobre

 

Dopo il successo della prima edizione il Festival Free Wor(l)d per la Libertà di Espressione - nato a Spoleto l’anno scorso con l’idea di rimettere al centro le persone attraverso la cultura e l’informazione - giunge a una seconda edizione ricca di contenuti e di relazioni. È sfidando le difficoltà imposte dall’attuale emergenza sanitaria da Covid-19 che il Direttivo coordinato da Valentina Tatti Tonni ha voluto, con impegno e dedizione, proporre in quattro giornate dal 15 al 18 ottobre 2020 un Festival tematico intitolato alla Disinformazione per essere così presente sul territorio, in modo itinerante, con una serie di eventi pensati per la collettività.

Si inizia a pieno ritmo la mattina di giovedì 15 ottobre 2020 con un incontro, pur a distanza, con le scuole: in collaborazione con il Centro Anti Violenza di Spoleto il confronto con gli studenti dei primi due anni delle superiori sarà tenuto dalla pedagogista Adelaide Coletti e dalla presidente di GIULIA Giornaliste Silvia Garambois sul tema dei linguaggi sessisti e discriminatori e sul Manifesto di Venezia. Nel pomeriggio presso l’Albornoz Hotel verrà presentato il libro La lingua disonesta di e con Edoardo Lombardi Vallauri, docente di linguistica presso l’Università Roma Tre; in serata sempre all’Albornoz è previsto il concerto del noto e apprezzato Trio Francioli, Marino, Scarabottini.

La mattinata con le scuole verrà replicata venerdì 16 ottobre 2020 alla presenza della docente e scrittrice Lorella Zanardo e del regista Cesare Cantù con l’obiettivo di fornire agli studenti degli ultimi tre anni delle superiori strumenti utili all’interpretazione e all’educazione dei mass media. Il format della Zanardo – Schermi, se li conosci non li eviti – esportato in tutta Italia come incontro e spettacolo proseguirà in serata presso l’Albornoz Hotel e diretto ad un pubblico più ampio interessato all’uso consapevole dei media. Nel pomeriggio nella sala comunale sita in via del Mercato sarà invece inaugurata la mostra Il pozzo dei desideri della fotografa pluristimata nella regione Emanuela Duranti.

Nel fine settimana si entrerà nel vivo del Festival e della Disinformazione come tema conduttore con due convegni, entrambi presso l’Albornoz Hotel. Ad aprire i lavori, sabato 17 ottobre 2020, sarà un confronto aperto a cui parteciperanno nello stile dinamico dei Ted Talks (rispondendo tutti dal loro punto di vista alla domanda Cosa è vero e cosa realmente è falso?) la Vicesegretaria generale di CittadinanzAttiva Anna Lisa Mandorino, la sociolinguista Vera Gheno, la giornalista e presidente di “Cittadini Reattivi” Rosy Battaglia, la giornalista collaboratrice de Il Sole 24Ore su Viaggi e Turismo Sara Magro, l’avvocato esperta di diritto internazionale Laura Guercio e l’attore Mirko Frezza. Nel pomeriggio seguirà il convegno sui diritti umani in pratica con il direttore di Altraeconomia Duccio Facchini, il sociologo Eurispes Marco Omizzolo, il consigliere di Equo Garantito Fabrizio Cuniberti e la presidente de Il Ponte Solidale Stefania Guerrucci. Sempre sul tema, in serata alla Sala Frau, verrà proiettato il film (prezzo del biglietto: 5 euro) diretto da Mick Jackson La verità negata.

Festival Libertà espressione seconda

Domenica 18 ottobre 2020, ultima giornata del Festival Free Wor(l)d 2020, in mattinata alla Sala Pegasus un omaggio ad Andrea Camilleri a un anno dalla sua scomparsa con la partecipazione del regista e drammaturgo Lorenzo Salveti: verranno letti brani scelti a cura di Andrea Giuliano, Diletta Masetti e Giorgia Fagotto Fiorentini con un contributo video di don Luigi Ciotti. A seguire alla Sala Frau si svolgerà la cerimonia di premiazione della prima edizione del Concorso Letterario Scientifico “Bernardino Ragni” destinato alle terze e quarte classi delle scuole superiori di secondo grado, proseguito nonostante le misure di contenimento da Covid-19 solo grazie alla tenacia e alla passione dei docenti che negli studenti hanno profuso interesse, promosso dall’Associazione Il Contrappunto e dall’IIS Sansi Leonardi Volta. Infine, alle ore 18 presso il Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti, il Festival è lieto di proporre a conclusione di questa sua seconda edizione lo spettacolo teatrale (prezzo del biglietto: 10 euro) Aletheia: teatro di voci e corpi di donne con la regia di Fabiana Vivani, insieme a una mostra d’arte di Maura Coltorti.

Festival Libertà espressione seconda

soggetti aderenti al Festival quest’anno sono le associazioni culturali e di promozione sociale BeHuman, Cantiere Oberdan, CittadinanzAttiva, Donne contro la Guerra e Centro Anti Violenza “Crisalide”, Il Contrappunto, Libera con il presidio “Angela Fiume”, la Sala Frau e la libreria Ubik. Al momento con la collaborazione della sezione umbra di Amnesty International, con il partenariato di Spoleat, con il sostegno della Fondazione Loreti Onlus e dello Studio Dentistico della dott.ssa Cristina Santi di Campello sul Clitunno, con la media partnership di Classicult e Umbria24, con il patrocinio della Provincia di Perugia, del Comune di Spoleto (il Festival è inserito nel cartellone degli eventi autunnali), dell’IIS Sansi Leonardi Volta, di Articolo21, dell’Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali e di Ossigeno per l’Informazione.

Si rammenta che tutte le iniziative, ove non specificamente indicato, sono a ingresso gratuito fino a esaurimento posti. Nel rispetto delle disposizioni vigenti anti-Covid nei luoghi chiusi è fatto obbligo di indossare la mascherina mantenendo la distanza di sicurezza.

La prenotazione ai singoli eventi è obbligatoria: inviando una mail a [email protected]

Per info e prenotazioni sullo spettacolo teatrale, invece, inviare una mail a [email protected]

Per contribuire alla raccolta fondi attiva su Buona Causa >buonacausa.org/cause/festival-freeworld-2020

 

Si può scaricare il programma qui.

 

Comunicato stampa e immagini (foto edizione 2019) dal Festival Free Wor(l)d per la Libertà di Espressione


Nella Terra di Diana: II Edizione del Festival di Antropologia e Storia delle Religioni

NELLA TERRA DI DIANA

II EDIZIONE DEL FESTIVAL DI ANTROPOLOGIA E STORIA DELLE RELIGIONI

Articolo a cura di Sabrina Mall, Fausto Rinaldi e Sofia Uffreduzzi

Nella Terra di Diana seconda edizione
Il Direttore del Museo delle Religioni Raffaele Pettazzoni, Igor Baglioni, presenta il Festival "Nella Terra di Diana", giunto alla seconda edizione. Foto di Sofia Uffreduzzi e Fausto Rinaldi

Si è svolta a Nemi e Genzano di Roma l’iniziativa promossa dal Museo di Storia delle Religioni Raffaele Pettazzoni, coordinato dal direttore del museo Igor Baglioni, il Festival di Antropologia e Storia delle Religioni “Nella Terra di Diana”, giunto alla seconda edizione. L’evento ha interessato le giornate dal 3 al 6 settembre 2020 e ha accolto innumerevoli professori ed esperti invitati a dibattere riguardo alla discipline interessate, vale a dire l'antropologia e la storia delle religioni, coinvolgendo anche altre materie attinenti al tema centrale, quali la mitologia classica, la storia moderna e contemporanea.

Nella Terra di Diana seconda edizione
La professoressa Lia Giancristofaro a Genzano di Roma. Foto di Fausto Rinaldi

Quest'ultima disciplina è stata rappresentata al Festival dalla Professoressa Lia Giancristofaro nella giornata del 4 settembre nel comune di Genzano di Roma. Professoressa associata in materie demoetnoantropologiche presso l’Università di Chieti e allieva del compianto antropologo e storico delle religioni Alfonso Di Nola, Lia Giancristofaro si occupa di antropologia della memoria, politiche del patrimonio culturale e di società civile. Coautrice del libro “Patrimonio culturale immateriale e società civile” (Aracne, Roma 2020) e autrice di “Populisme et polarisations. Notes thèoriques sur le folklore dans les instituitions politiques” (L’Harmattan Italia, Torino 2020), ha esposto la difficoltà dei giovani antropologi e storici delle religioni a trovare lavoro oggigiorno in settori diversi da quelli scolastici e dell’importanza dello studio antropologico nella società odierna in quanto gli intellettuali stessi sembrano allontanarsi e non comprendere quasi più quel popolo che ha dato il nome alla disciplina che si occupa dello studio sull’uomo. Nella stessa giornata, a partire dalle ore 15.30, il Parco de palazzo Sforza Cesarini di Genzano ha ospitato la seconda sessione con l’Oriente come argomento centrale. L’esordio ha visto la presentazione dei libri di Murat Yazar “Shadows of Kurdistan. A Photographic resarch of aCultural Identity (Scienze e Lettere, Roma 2020) e di Massimo Vidale “La civiltà che non c’era” (Scienze e Lettere, Roma 2020), trainati da Adriano Rossi, iranista presso presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale" e l’Associazione di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente.

Nella Terra di Diana seconda edizione
Il Direttore del Museo delle Religioni Raffaele Pettazzoni, Igor Baglioni, presenta il Festival. Foto di Sofia Uffreduzzi e Fausto Rinaldi

Nella giornata del 6 settembre 2020 alle ore 9:30 è stata inaugurata la quinta sessione del Festival di Antropologia e Storia delle Religioni “Nella Terra di Diana”, incentrata sull’antropologia e la sociologia. Tale sessione è iniziata alle ore 9:30, e si è tenuta nell’area antistante al Palazzo Sforza Cesarini a Genzano di Roma. Il primo studioso che è intervenuto è stato il professor Roberto Cipriani, che ha presentato il libro “Fenggang Yang, La religione nella Cina comunista. Dalla sopravvivenza al risveglio” curato da Emanuela Claudia Del Re e pubblicato nel 2020 dalla casa editrice Franco Angeli Edizioni.

Durante il secondo intervento, la studiosa Marinella Linardos, presidente della “Comunità Ellenica di Roma e del Lazio”, ha intervistato il dottor Fabrizio Spagnol membro dell’“Associazione Italiana di Cultura Classica”, autore del libro “Cosa si nasconde dietro il bullismo. Saggio sulla formazione complessa” edito nel 2019 dalla casa editrice Meltemi. Nel terzo intervento della mattinata ha ripreso la parola il professore Roberto Cipriani, il quale ha parlato del suo libro, “L’incerta fede. Un’indagine quanti-qualitativa in Italia”, appena pubblicato, ma ricordando anche un'opera precedentemente pubblicata, “La religiosità in Italia” ed è basata su una ricerca cominciata nel 1994, essa fu pubblicata nel 1995 da Mondadori. È intervenuto, poi, il dottor Osvaldo Costantini. Egli ha presentato il suo libro “La nostra identità è Gesù Cristo. Pentecostalismo e nazionalismo tra gli eritrei e gli etiopici a Roma” edito dalla casa editrice Franco Angeli nel 2019. Il principale scopo del dottor Costantini è quello di analizzare come si pone il movimento pentecostale con i vari avvenimenti politici e storici avvenuti in Eritrea. Ha preso poi la parola la dottoressa Katiuscia Carnà assieme al professore Roberto Cipriani. Ella ha presentato il suo libro “Nuove identità di una società multietnica. Percorsi tra scuole, religioni, famiglie”, pubblicato dalla CLEUP nel 2020. La ricerca della Carnà si è incentrata su alcuni ambiti educativi legati alla comunità bangladese a Roma per capire come le nuove generazioni bangladesi crescessero in un territorio multietnico.Il quinto intervento è stato dedicato alla presentazione del libro “Santi in posa. L’influsso della fotografia sull’immaginario religioso”, pubblicato dalla casa produttrice Viella nel 2019 e curato da Tommaso Caliò. Il curatore ha presentato il libro, il quale è incentrato principalmente sulla fotografia devozionale e sull’influsso che quest’ultima ha avuto nel sentimento e nella pratica religiosa fino alla contemporaneità. A conclusione della quinta sessione del Festival è intervenuta la dottoressa Victoria Dos Santos, la quale ha illustrato il libro “Meaning-Making in Extended Reality. Senso e Virtualità” della casa editrice Aracne, edito nel 2020 e curato da Federico Briggio, Victoria Dos Santos e Gianmarco Thierry Giuliana. Nel pomeriggio, alle 15,30 all’interno del giardino del Palazzo Sforza Cesarini a Genzano di Roma, si è aperta la sesta ed ultima sessione del Festival di Antropologia e Storia delle Religioni “Nella Terra di Diana”.

Questa sessione riguardava le Fiabe, i Miti e la Stregoneria. La sessione pomeridiana è stata inaugurata dal dottor Andrea Maraschi, il quale ha presentato il suo libro, “Similia similibus curantur. Cannibalismo, grafofagia e “magia” simpatetica nel Medioevo (500-1500)”, pubblicato da CISAM nell’anno 2020. L’opera raccoglie una serie di casi riguardanti pratiche magiche, religiose e mediche in diverse aree dell'Occidente durante il medioevo.

Successivamente, la professoressa Alessandra Ciattini ha presentato il libro che ha curato, intitolato “Dalla magia alla stregoneria. Cambiamenti sociali e culturali e la caccia alle streghe”, della casa editrice La città del sole. Assieme alla professoressa Ciattini sono intervenuti anche la professoressa Maria Rosa Di Simone e Giangiacomo Gandolfi del Planetario e Museo Astronomico di Roma. I temi principali dell’opera sono le credenze, la magia, la stregoneria e come questi venivano trattati all’interno di differenti età storiche. Poi ha preso la parola la dottoressa Elisa Zanchetta, la quale ha curato, traducendo dall’ungherese all’italiano, l’opera “C’era una volta o forse non c’era... Fiabe cosmologiche ungheresi”, pubblicatadalla casa editrice Vocifuoriscena nel 2020. In questo libro vi sono 14 fiabe popolari ungheresi tratte dalla raccolta di Benedek Elek, etnologo, pedagogo, scrittore e giornalista ungherese. L’ultimo intervento del Festival ha riguardato il libro “Le fonti nordiche del Ring. La mitologia di Wagner”, scritto dal professore Francesco Sangriso e pubblicato da Vocifuoriscena nel 2018. Francesco Sangriso analizza il ciclo del Ring mettendo a confronto i libretti di Wagner con tre testi in particolare: l’Edda poetica; l’Edda in prosa di Snorri Sturluson e la saga dei Volsunghi, una saga norvegese del XIII secolo, la quale è la rappresentazione più compiuta della vicenda di Sigfrido e Brunilde. Il Festival ha avuto occasione di ospitare accademici e non in ciò che gli antichi definivano locus amoenus, dibattendo su argomenti inediti al grande pubblico, con l’impegno e la promessa di organizzare eventi di questo calibro per discutere di argomenti tutt’altro che inediti.

Panoramica del Lago di Nemi. Foto LPLT / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0

 

Di seguito, alcune interviste ai protagonisti dell'evento.

 

Intervista alla professoressa Marina Caffiero, a cura di Fausto Rinaldi

Perché ha deciso di partecipare al Festival di Antropologia e Storia delle Religioni “Nella Terra di Diana”? Che impressioni Le ha lasciato la giornata del 4 settembre?

Ho deciso di accettare l’invito del Dottor Igor Baglioni per due ragioni. La prima è per aver già potuto conoscere Igor Baglioni durante la presentazione di “Donne e Inquisizione”, che ho curato, e di “Profetesse a giudizio. Donne, religione e potere in età moderna”. Il secondo motivo per cui ho partecipato è perché gli incontri nel Festival sono molto interessanti in quanto sono, innanzitutto, multidisciplinari ma anche perché trattano di periodi storici differenti che vanno dall’antichità alla contemporaneità. Inoltre, si parla anche di come i temi trattati influiscano i nostri giorni. Volevo sottolineare che è anche fondamentale che si parli di libri, poiché è importante che un intervento che viene fatto, sia ancorato ad uno studio che è stato condotto.

Quali sono state le fonti da cui ha attinto nella stesura dei suoi due libri, “Donne e Inquisizione” e “Profetesse a giudizio. Donne, religione e potere in età moderna”?

Le fonti che sono state consultate per “Donne ed inquisizione” sono, ovviamente, i documenti dell’inquisizione riguardanti i processi femminili contenuti all’interno dell’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede, che si trova a Roma. È possibile raccogliere i documenti anche se non ci si trova nella Capitale, infatti vi sono 47 sedi periferiche dell’Inquisizione che oggi sorgono nelle città in cui una volta esisteva un Commissario per l’Inquisizione. Anche per “Profetesse a giudizio. Donne, religione e potere in età moderna” ho consultato una fonte inquisitoriale perché il fenomeno del profetismo femminile del 1700 preoccupava molto il papato e quindi fu organizzato un grande processo contro queste donne che durò due anni ma non ebbe alcun effetto. Gli inquisiti erano sia religiosi che laici e sia donne che uomini.

La donna veniva vista, dall’Inquisizione, come un elemento pericoloso per la società?

L’Inquisizione nei confronti della donna possiede una duplice percezione perché da un lato le donne inquisite, che sono numericamente inferiori agli uomini ad esclusione del fenomeno della magia e della stregoneria, venivano condannate per reati come omicidi, bigamia, infanticidio, stregoneria e giudaizzazione, nel caso in cui esse fossero ebree convertite. Tali capi d’accusa erano considerati dannosi per la società anche perché a “commettere” questi reati erano donne. Veniva rotto, dunque, uno schema che vedeva la donna subordinata alla società. Allo stesso tempo gli archivi della repressione sono “archivi della libertà” perché tramite i processi veniamo a conoscenza del comportamento di queste donne, delle loro scelte ed il fatto che esse non erano per nulla passive dinanzi alle varie vicende che le coinvolgevano. Spesso esse provavano a cercare risposte alle accuse, nel caso in cui non fossero donne aristocratiche in grado di permettersi una difesa, rifugiandosi dietro il paternalismo inquisitoriale. L’Inquisizione pensava, infatti, che oltre ad esser pericolose, le donne fossero anche intellettualmente inferiori e quindi meno colpevoli. Proprio per questo motivo le pene erano ridotte rispetto a quelle degli uomini che, al contrario delle donne, sapevano ciò che stavano compiendo. Attraverso le fonti vediamo, inoltre, che la duplice visione dell’Inquisizione circa le donne, viste da una parte come pericolose e dall’altra come plagiate, cozzano. Infatti, il luogo comune della donna “debole” viene accentuato dall’Inquisizione. In realtà, tale topos non corrispondeva alla realtà, infatti, le donne mettevano in atto una sorta di finzione strategica per sfuggire all’Inquisizione.

Intervista alla dottoressa Valeria Merola, a cura di Sabrina Mall

Cosa l’ha spinta a partecipare a questo particolare evento?

Innanzitutto l’invito che mi ha fatto molto piacere ricevere dal Dottor Igor Baglioni, che conosco molto bene e che organizza sempre eventi di grande interesse: mi fa quindi piacere parteciparvi. Inoltre per dare spazio a un libro che ho curato insieme ad altri studiosi, creatosi da un lavoro di gruppo di persone giovani e studiosi di varie discipline e mi sembrava che potesse avere la giusta vetrina in questo evento, una fusione di letteratura, cinema, arte e storia che si poteva integrare in modo specifico nella giornata di oggi.

Quale parte del lavoro ha scelto di mettere in evidenza rispetto ad altre nella presentazione del libro ‘Personaggi storici in scena’?

Mi sono concentrata soprattutto sulla metodologia che sta alla base del libro e dello spirito che appunto ha unito i studiosi, perché non essendo un mio libro volevo evidenziare il progetto l’idea del progetto che c’è dietro piuttosto che dare importanza ad un argomento rispetto ad un altro. Parlare in pochi minuti di un libro di 300 pagine ovviamente è difficile, ma ho cercato di fare qualche esempio di alcuni aspetti che mi sembravano più rappresentativi come lo spirito di comparazione e di sovrapposizione di codici, del linguaggio utilizzato e i punti chiave attraverso i quali sono riuscita a fare una selezione per esporre il lavoro dal punto di vista della metodica utilizzata. Ho sottolineato l’importanza della metodologia sulla quale si è basato l’intero progetto.

È possibile usare questo approccio metodologico, che lei ha usato nel progetto, con discipline delle varie branche che siano umaniste o scientifiche o anche per presentare entrambe?

Sicuramente la metodologia può essere un mezzo di confronto per le varie differenze linguistiche utilizzate nel campo umanistico che scientifico, concentrandosi soprattutto sul tipo di comunicazione e metodologia che si vuole utilizzare per mezzo dell’unione di più codici, simboli e tipo di linguistica. Valorizzare la capacità che c’è in questi studi anche di sfruttare di prendere qualcosa da una disciplina del tipo storica o letteraria e trasportarla nell’altra che può su base scientifica per poi esporla ad un pubblico specializzato in cambi differenti. È importante la metodologia per i nuovi mezzi di comunicazione e nel mio ambito accademico, nonostante le ricerche stanno andando più verso lo specialismo ma ha sempre una funzione rilevante. Necessaria anche per la divulgazione sia per nuove chiavi di lettura per essere in grado di mettere a confronto vari ambiti.

 

Intervista alla professoressa Emanuela Prinzivalli, a cura di Fausto Rinaldi

Perché ha deciso di partecipare al Festival di Antropologia e Storia delle Religioni “Nella Terra di Diana”? Che impressioni Le ha lasciato la giornata del 4 settembre?

Deve sapere che conosco il dottor Igor Baglioni sin da ragazzo poiché si è formato all’interno dell’allora dipartimento “studi storico religiosi” presso l’università “La Sapienza” di Roma. Per me è, inoltre, un piacere vedere sia la crescita di questo studioso che l’attività che fa sul territorio. Il luogo in cui ora ci troviamo, quello dei Castelli romani, è un posto ricco di storia che merita di essere valorizzato come sta facendo il Museo delle Religioni "Raffaele Pettazzoni” ed è quindi per questo che i docenti si sentono di dover sponsorizzare tale attività.

Per quanto riguarda il libro “Riforma/riforme: continuità o discontinuità? Sacramenti, pratiche spirituali e liturgia fra il 1450 e il 1600” che Lei ha curato insieme ad altri due Suoi colleghi, Fulvio Ferrario e Eduardo López-Tello García, volevo chiederLe, cosa si intende per “Riforma/riforme: continuità o discontinuità”?

In questo libro si vuole trattare la riforma che parte da Lutero, la quale si inserisce in una serie di tentativi di riforma che percorrono l’Occidente latino dal Medioevo in poi. Viene aperto, anche, un dibattito forte sul significato della Riforma rispetto agli altri tentativi di riforma. Inoltre, si vuole capire in che misura, la Riforma abbia costituito un momento fondamentale per la storia europea. Dunque, questo volume cerca di capire le modalità di questa cesura nell’ottica della continuità e della discontinuità.

Quali sono le fonti che sono state consultate nella stesura di questo volume?

Le fonti che sono state consultate vanno dal 1500 sino al 1700, ossia dal primo periodo della riforma luterana al periodo più tardo. La mole dei documenti consultati è difficili da quantificare, infatti, già solo gli scritti di Lutero rappresentano una massa “infinita”. Sono stati, inoltre, consultati atti processuali, fonti storiografiche sia protestanti che cattoliche, documentazione liturgica, le preghiere dei soldati di parte riformata e cattolica etc.

Perché il sottotitolo “Sacramenti, pratiche spirituali e liturgia fra il 1450 e il 1600”?

Questa opera è frutto di una collaborazione, che io reputo molto importante, fra università laiche come “La Sapienza” e due università confessionali, da una parte la “Facoltà Valdese di Teologia” e dall’altra il “Pontificio Ateneo Sant’Anselmo”, dunque parte evangelica e parte cattolica. Il volume si concentra su argomenti che toccano il vissuto quotidiano, come la liturgia o i sacramenti, visti da punti di vista particolari. Si trattano, inoltre, gli elementi di continuità o differenziazione fra le diverse confessioni circa l’atteggiamento di una persona religiosa in determinate situazioni come le preghiere dei soldati o il comportamento di una persona una volta fatto prigioniero da un popolo di confessione differente.

 

 

 

Il Festival di Antropologia e Storia delle Religioni “Nella Terra di Diana” anche in questa seconda edizione ha coinvolto Associazioni e territorio, che è stato vissuto sotto diversi altri aspetti, come quello turistico ed enogastronomico. Alcune interviste di seguito.

Intervista a una volontaria dell'Associazione culturale di Ariccia, a cura di Sabrina Mall e Sofia Uffreduzzi

Di cosa si occupa lei e il personale qui presente?

Noi siamo un’associazione culturale di Ariccia del comune, siamo circa 60 volontari all’interno dell’associazione conosciuti anche come ‘Gli amici di palazzo Chigi e il palazzo Sforza Cesarini’ con sede ad Ariccia e forniamo servizio di custodia dei beni culturali e di visite guidate per palazzo Sforza Cesarini a Genzano e per il palazzo Chigi ad Ariccia.

Che ruolo ha avuto la vostra associazione in questo Festival?

Fondamentalmente organizzativo, in quanto c’è stata un’apertura straordinaria del palazzo, abbiamo aperto appositamente per il festival e ha avuto anche un esito positivo in quanto siamo riusciti a farlo visitare e conoscere ad alcuni ospiti interessati del festival. Abbiamo avuto ruolo organizzativo per l’evento e cura del luogo stesso, un appoggio per l’organizzazione generale.

Che particolarità ha questo palazzo sia al livello storico e turistico?

È un palazzo di età medievale con rilevanza storica importante noto come il palazzo Sforza Cesarini. Con struttura moderna e stratificata che poi diventa un polo urbano per la cittadina attorno alla quale si è sviluppata tutta Genzano. Dal punto di vista turistico è un polo d’attrazione anche se poco conosciuto e non ben sponsorizzato, infatti è aperto nel weekend solo da circa 5 anni; essendo proprietà del comune con nessun referente specifico necessita di una gestione più articolata.

 

Intervista alla Casina delle rose, a cura di Sabrina Mall, Fausto Rinaldi e Sofia Uffreduzzi

Risiede a Genzano?

Sì, naturalmente. Anche se in realtà le mie origini sono castellane, mia mamma è nata a Roma e i miei avi fanno parte di varie zone dei castelli romani, ma io ho deciso di vivere e d’investire in questo bel paese, ovvero, Genzano.

Cosa l’ha spinta alla decisione di rimanere in questa località?

Perché le radici sono importanti secondo la mia opinione sono un valore aggiunto. È importante rispettare il luogo, l’ambiente e il territorio nel quale si risiede e se c’è qualcosa che non va cercare nel tempo con la cultura di migliorare piuttosto che abbandonarla.

Ci può raccontare qualche particolarità storica del suo ristorante?

Il ristorante nasce nel 1894-96 abbiamo questa incertezza riguardante data precisa, in quanto sui fogli e sulle immagini che abbiamo ritrovato non si è molto chiara la data. Prima era una posta per cavalli poi si è trasformata una in trattoria e anche una pasticceria. Nel corso degli anni ha assunti vari ruoli in base alle abitudini e il cambio dei costumi che ci sono stati.

Cosa caratterizza questo locale?

Il ristorante sorge sui confini di due cittadine: la parte retrostante si affaccia su Ariccia e la parte frontale su Genzano. Propri per la sua localizzazione il locale è definita anche come una vera e propria località detta appunto Casina delle rose.

Quali sono i piatti e i prodotti tipici che si possono degustare?

Abbiamo le pappardelle al sugo di lepre, le pappardelle al ragù di cinghiale, le fettuccine ai porcini, ma con il tempo dai nostri viaggi e dalla conoscenza di altre culture, ci piace creare delle fusioni come ad esempio il cocò di funghi è una ricetta georgiana che noi abbiamo riveduto e corretto, un’altra novità sono gli spaghetti alla Gengis khan, la spezia di base, che viene utilizzata negli spaghetti, veniva usata da Gengis khan per essiccare la carne con un retrogusto piccante. Ci piace fondere tradizione e innovazione. Utilizziamo anche vari tipi di erbe selvatiche e aromatiche presenti nella natura genzanese con le quali condiamo le nostre minestre, le aggiungiamo nella pasta e negli arrosti e facciamo squisite bruschette. Uno dei prodotti tipici e più conosciuti di Genzano è il nostro pane, cotto con le fascine di castagno che da un altro sapore un altro aroma un’altra sofficità consistenza che lo rende così particolarmente buono.

Abbiamo un’ottima pasticceria secca, diciamo che affondiamo le nostre radici su questa ricchezza che il territorio ci offre che spesso si trascura.

Riguardo la cultura dei vini, un vino tipico dei castelli romani?

Ne abbiamo vari di vini tipici come ad esempio il ‘Cacchione’ vino molto pesante usato per dare consistenza ai più fragili come lo Chardonnay, abbiamo la ‘Malvasia puntinata’ e il ‘Trebbiano’.

 


Arkeostoriæ

Divulgazione e promozione turistico-culturale del territorio nella seconda edizione di Arkeostoriæ - archeologia e narrazioni

𝐃𝐢𝐯𝐮𝐥𝐠𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐭𝐮𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨-𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚 𝐞𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐀𝐫𝐤𝐞𝐨𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢æ – 𝐚𝐫𝐜𝐡𝐞𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 𝐞 𝐧𝐚𝐫𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢

ArkeostoriæDal 30 settembre al 4 ottobre previsti una serie di incontri, dibattiti, workshop, presentazione di libri e rappresentazioni teatrali che mirano alla promozione turistico-culturale del nostro territorio.
Storia antica, archeologia e valorizzazione dei beni culturali: questi gli obiettivi delle interessanti iniziative culturali inserite nel vasto programma della rassegna 𝘈𝘳𝘬𝘦𝘰𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪æ – 𝘢𝘳𝘤𝘩𝘦𝘰𝘭𝘰𝘨𝘪𝘢 𝘦 𝘯𝘢𝘳𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 ideato ed organizzato dall’archeologa Alessandra Vuoso, giunto quest’anno alla seconda edizione.
Filo conduttore della seconda edizione di Arkeostoriæ è l’esplorazione delle persistenze culturali del mondo antico, intese sia come forme resilienti che come temi particolarmente attivi nei processi di trasformazione storico-culturali.

Come la prima edizione, anche quella prevista per il 2020 si svolgerà a Ischia, dal 30 settembre al 4 ottobre, con il patrocinio scientifico e organizzativo del CEiC - Istituto di Studi Storici e Antropologici / Ong Unesco.
Grazie alla collaborazione e al partenariato enti di ricerca pubblici e privati, Arkeostoriæ – archeologia e narrazioni, con il supporto della Scabec – Società campana per i beni culturali, della Regione Campania e del Comune d’Ischia, ha approntato per il mese di ottobre 2020 una serie di proposte rivolte a un pubblico particolarmente interessato a iniziative tematiche che uniscono, all’approfondimento specialistico, il divertimento culturale.

Si partirà con il Webinar 𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐧𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨̀ 𝐢𝐥 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨𝐫 𝐚𝐦𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐮𝐨𝐦𝐨 in diretta streaming sulla pagina Facebook ufficiale della manifestazione (mercoledì 30 settembre) in cui la zoologa e conduttrice radiotelevisiva Mia Canestrini e il Presidente dell' Associazione ARDEA Rosario Balestrieri analizzeranno le origini e il processo della domesticazione canina e il ruolo del cane nel mondo antico: da animale da compagnia a cane da guerra dei legionari, ad aiuto lavorativo.

Doppio appuntamento alla Biblioteca Antoniana di Ischia nel pomeriggio del primo ottobre:
previsto dalle ore 16.30 il seminario 𝐈 𝐬𝐞𝐦𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐯𝐯𝐞𝐧𝐢𝐫𝐞. 𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢æ 𝐝𝐢 𝐛𝐨𝐭𝐚𝐧𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐚𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐨 durante il quale l’archeobotanica Chiara Comegna ci illustrerà gli alimenti che riempivano l’universo produttivo e agroalimentare degli antichi romani, riproponendoli in una prospettiva di archeologia delle emozioni e delle sensazioni, quali elementi culturali di lunga durata;
a seguire (alle ore 18) l’archeologo classicista Mario Grimaldi l’ornitologo Rosario Balestrieri e apriranno una finestra su 𝐋𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐢𝐳𝐢𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐧𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚: 𝐠𝐢𝐚𝐫𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐞 𝐚𝐯𝐢𝐟𝐚𝐮𝐧𝐚 𝐧𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐏𝐨𝐦𝐩𝐞𝐢.

𝐒𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐭𝐞 𝐠𝐮𝐢𝐝𝐚𝐭𝐞 𝐠𝐫𝐚𝐭𝐮𝐢𝐭𝐞 𝐝𝐮𝐫𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐨𝐦𝐞𝐫𝐢𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐮𝐞 𝐨𝐭𝐭𝐨𝐛𝐫𝐞: Stefania Napoleone, Guida turistica autorizzata regione Campania condurrà i partecipanti (opportunamente prenotati a mezzo mail al [email protected]) in una escursione via mare alla Chiesetta di Sant’Anna e passeggiata da Cartaromana a Ischia Ponte attraverso la panoramica via Soronzano con visita dell’antico Borgo di Celsa.

Per le ore 18,30 si parlerà di 𝐓𝐞𝐦𝐩𝐨, 𝐧𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐞 𝐦𝐢𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐢𝐯𝐢𝐥𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐳𝐢𝐞 presso l’ampia sala della Biblioteca Antoniana di Ischia con lo scrittore archeologo Alessandro Luciano che presenterà al pubblico, insieme all’archeologa Alessandra Vuoso, il suo romanzo storico 𝐍𝐞𝐫𝐨 𝐒𝐚𝐫𝐚𝐜𝐞𝐧𝐨 (Marlin editore).

Per la mattinata del tre ottobre è previsto un altro tour guidato. Meeting point al Centro Culturale Multimediale (Via San Giovan Giuseppe della Croce 49, Ischia Ponte) in compagnia dell’archeologa Alessandra Benini che accompagnerà i visitatori (prenotatisi a mezzo mail al [email protected] Accesso all’escursione a costo ridotto) all’𝐞𝐬𝐜𝐮𝐫𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧 𝐛𝐚𝐫𝐜𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐚𝐫𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐀𝐞𝐧𝐚𝐫𝐢𝐚.

Arkeostoriæ

Seguirà il Webinar in diretta streaming Facebook (previsto per le ore 11) 𝐋𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐯𝐢𝐯𝐚 in cui l’archeologo scrittore Alessandro Luciano discorrerà sull’utilità della storia e della possibilità di renderla "viva" attraverso uno storytelling dinamico.

Il pomeriggio della stessa giornata (ore 18 presso la Biblioteca Antoniana di Ischia) avrà luogo il seminario di studi dal titolo 𝐅𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐞𝐝 𝐞𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐦𝐨𝐝𝐞𝐫𝐧𝐢: 𝐟𝐞𝐧𝐨𝐦𝐞𝐧𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐞𝐯𝐨𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐡𝐞: Vincenzo Iorio (ArcheoTeatro Pompeiano), Rinaldo Mattera (Unisob Media Lab), Stefania Napoleone (Associazione Culturale Pro S.Alessandro), Pasquale Di Meglio (Associazione ActusTragicus, Forio) coordinati da Ugo Vuoso (Università di Salerno, Istituto CEiC) illustreranno il significato delle rievocazioni storiche incentrate sulla ricostruzione di forme di vita del passato, interpretato tanto filologicamente quanto in modo fantastico.

Gran finale previsto per il quattro ottobre, ultima giornata in programma: presso la spiaggia dei Pescatori di Ischia (ore 16) avrà luogo lo spettacolo 𝐆𝐥𝐚𝐝𝐢𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞𝐬 𝐏𝐨𝐦𝐩𝐞𝐢𝐨𝐫𝐮𝐦 (produzione A.R.S. Antiquarum Rerum Scientia) in cui si vivrà una tipica giornata ai giochi, durante i quali lo spettatore vestirà i panni di un antico cittadino chiamato a decidere attivamente sulle sorti dello sconfitto. Gli spettatori sono invitati a munirsi di telo mare!
Seguirà 𝐃𝐢𝐦𝐢𝐜𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐃𝐨𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐥𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐥𝐮𝐝𝐢𝐜𝐨-𝐝𝐢/𝐭𝐚𝐭𝐭𝐢𝐜𝐨: verrà esposto l’armamento difensivo e offensivo dei combattenti antichi e sarà possibile provare in prima persona la tecnica di combattimento individuale e collettivo per una vera immersione nella storia!

Il pomeriggio si concluderà con la 𝐂𝐨𝐞𝐧𝐚 𝐩𝐨𝐩𝐮𝐥𝐚𝐫𝐢𝐬 – 𝐀𝐫𝐜𝐡𝐞𝐨𝐚𝐩𝐞𝐫𝐢𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐨𝐦𝐚𝐧𝐚 a cura di BisBoccia_Ischia: un viaggio culinario a ritroso nel tempo (previsto un piccolo contributo).

Per partecipare a tutti gli eventi è obbligatoria la prenotazione al [email protected])

 

Comunicato e immagini di questa seconda edizione della rassegna da Arkeostoriæ - archeologia e narrazioni


espositivi 2021 Bargello Dante

Progetti espositivi 2021 dei Musei del Bargello - 700 anni dalla morte di Dante Alighieri

Il 23 settembre alle ore 10:00, nel Salone di Donatello del Museo Nazionale del Bargello, sono stati anticipati alla stampa, alla presenza del ministro dell’Università e della Ricerca, professor Gaetano Manfredi, i progetti espositivi organizzati per il 2021 dai Musei del Bargello, in occasione delle celebrazioni per i settecento anni dalla morte di Dante Alighieri.

Oltre al Ministro sono intervenuti: Tommaso Sacchi, assessore alla cultura del Comune di Firenze; Massimo Osanna, Direttore Generale Musei del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo; Lugi Dei, Rettore dell’Università di Firenze; Andrea Mazzucchi, ordinario di Filologia dantesca e membro del Comitato nazionale per le celebrazioni dantesche del 2021; e Paola D’Agostino, direttore dei Musei del Bargello che ha moderato gli interventi dei relatori e presentato i curatori delle mostre programmate per il prossimo anno.

In occasione del settimo centenario dalla morte di Dante Alighieri, i Musei del Bargello e l’Università di Firenze stanno lavorando alla realizzazione di una prima mostra dedicata alla ricostruzione del rapporto tra Dante e Firenze nei decenni immediatamente successivi alla sua morte, presentandone gli attori, le iniziative, i luoghi, e i temi.

Nell’autunno del 2018 è stata, infatti, avviata una collaborazione istituzionale sottoscritta tra i Musei del Bargello e due dipartimenti dell’ateneo fiorentino, il DILEF (Dipartimento di Lettere e Filosofia) e il SAGAS (Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo), che ha portato nell’ultimo biennio a frequenti incontri tra professionalità del mondo museale e della ricerca, instaurando un serrato dialogo con esperti in ambito nazionale e internazionale, tra le istituzioni che hanno concesso i prestiti.

La Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, la Biblioteca Laurenziana e la Biblioteca Riccardiana sono tra gli enti promotori della mostra e hanno contribuito in maniera determinante, concedendo in prestito un nucleo significavo di manoscritti. L’Accademia della Crusca e l’Opificio delle Pietre Dure sono stati interlocutori istituzionali fondamentali nell’articolazione del progetto scientifico.

La mostra, dal titolo «Onorevole e antico cittadino di Firenze». Il Bargello per Dante, si svolgerà dal 23 marzo al 25 luglio 2021, e sarà curata da Luca Azzetta, Sonia Chiodo e Teresa De Robertis dell’Università di Firenze, con un comitato scientifico di esperti filologi e di storici dell’arte, composto da Andrea De Marchi, Giovanna Frosini, Andrea Mazzucchi, Marco Petoletti, e Stefano Zamponi.

Il Museo Nazionale del Bargello è punto di partenza imprescindibile per la ricostruzione del rapporto tra Dante e la sua città dopo la condanna e la morte in esilio. Al suo interno, infatti, si trova l’affresco che testimonia la sorprendente inclusione del Poeta tra le schiere degli eletti nel Paradiso. Il dipinto è stato realizzato nel 1337 dagli allievi e collaboratori di Giotto di Bondone e si trova nella Cappella del Podestà, luogo simbolo del connubio tra la giustizia degli uomini e quella divina. Si tratta di una scelta di rilievo pubblico, punto di arrivo della riappacificazione tra Firenze e il suo illustre figlio, con la quale comincia un processo di ricostruzione e invenzione della memoria. Le pitture della cappella, ma anche gli altri affreschi trecenteschi del Palazzo, costituiranno parte della mostra, volta a richiamare l’attenzione sul valore esemplare dei loro contenuti in rapporto alla funzione dell’edificio, quale sede della suprema autorità giudiziaria della città.

La mostra «Onorevole e antico cittadino di Firenze». Il Bargello per Dante sarà articolata in sezioni, con prestiti di manoscritti e dipinti che saranno allestiti in dialogo con gli affreschi e altre opere coeve, provenienti dalle collezioni del Bargello e da istituzioni italiane e straniere. Si tratta di un itinerario espositivo che ripercorrerà tappe e protagonisti di questo rapporto tra Firenze, l’Alighieri e la sua opera nella prima metà del Trecento, presentando artefici, copisti, commentatori, miniatori e lettori della Commedia intorno all’anno 1337. La mostra intende dare voce proprio a questi protagonisti, i cui nomi sono a volte noti ma più spesso restano sepolti nelle pieghe del passato, ricostruendo così il percorso che avrebbe portato Giovanni Villani a definire Dante «onorevole e antico cittadino di Firenze» e Giovanni Boccaccio a costruire il suo personale monumento cartaceo. Sarà un’occasione straordinaria per approfondire la conoscenza di studi di filologia, paleografia, storia dell’arte e restauro e per mostrare anche al grande pubblico un capitolo unico della storia civile di Firenze che in quel momento assurge ad una dimensione molto più ampia, dando vita al testo vulgato con cui Dante sarà letto e recepito per secoli. La mostra, progettata per consentire livelli di lettura differenziati, non si rivolge solo agli studiosi ma anche al grande pubblico, considerando con particolare attenzione i giovani e le scuole, ai quali sarà dedicato un programma di iniziative collaterali.

La collaborazione tra i Musei del Bargello e l’Università di Firenze sarà inoltre un’occasione formativa per studenti, dottorandi e giovani studiosi, coinvolti nel progetto.

Sempre al Museo Nazionale del Bargello si terrà un secondo evento espositivo dedicato alla fortuna dantesca nella seconda metà dell’Ottocento.

La mirabile visione. Dante e la Commedia nell’immaginario simbolista, si terrà dal 23 settembre 2021 al 9 gennaio 2022 e sarà curata da Carlo Sisi, con il contributo di storici dell’arte e della letteratura di Otto e Novecento che collaboreranno con un Comitato Scientifico composto da Emanuele Bardazzi, Ilaria Ciseri, Flavio Fergonzi, e Laura Melosi.

Nel 1865, ricorrenza del sesto centenario della nascita di Dante, quando il Bargello riaprì le porte come primo Museo Nazionale del Regno d’Italia con una mostra dedicata all’Alighieri, la figura del Poeta si identifica sempre più con l’idea nazionale sancita dagli esiti della politica risorgimentale, per cui Dante è definito “precursore della unità e libertà d’Italia”. Dedicata alla complessa percezione della figura di Dante e della Divina Commedia nel contesto letterario tra Otto e Novecento, la mostra intende presentare una selezione di opere che, dalle correnti naturaliste agli influssi europei del Simbolismo, narrino lo straordinario catalogo di immagini – sublimi, mistiche e oniriche – che il poema dantesco offriva al mondo dell’arte. Articolata in sezioni, la mostra è concepita come una narrazione tematica e interdisciplinare per cui le opere esposte formeranno una stringente sequenza, collegando tra loro dipinti, sculture e i rimandi concettuali e letterari impliciti nella vicenda biografica e poetica di Dante: dalla vigilia del centenario del 1865, alla temperie simbolista e all’importante concorso bandito da Vittorio Alinari nel 1900 per l’illustrazione della Divina Commedia.

Nell’arco del 2021, attraverso i due progetti espostivi saranno ripercorsi i due momenti nodali del legame tra Dante e il Palazzo del Podestà, poi divenuto Museo Nazionale del Bargello, e con la città di Firenze, che il Poeta non avrebbe più visto dopo la condanna del 10 marzo 1302 all’esilio perpetuo e al rogo se fosse tornato nella città gigliata. La presentazione dei progetti espositivi si è tenuta nel Salone di Donatello che, ai tempi di Dante, era la grande Sala dell’Udienza, dove fu emanata la terribile sentenza.

Il Palazzo del Bargello. Presentati i progetti espositivi 2021 dei Musei del Bargello in occasione delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri. Foto di Francesco Bini, CC BY 3.0

Info: www.bargellomusei.beniculturali.it

Testo e video dall'Ufficio Comunicazione e Promozione Musei del Bargello sui progetti espositivi 2021 dei Musei del Bargello in occasione delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri


Circo Maximo Experience - Credits: Zètema Cultura

Circo Maximo Experience: rivivi gli spettacoli dell’antica Roma con la realtà virtuale e aumentata

Circo Maximo Experience: il più grande edificio per lo spettacolo della Roma antica, il Circo Massimo, rivive in una visita immersiva in realtà virtuale e aumentata, scientificamente corretta e accessibile a tutti.

Ricostruzione del Circo Massimo in Circo Maximo Experience
Ricostruzione in realtà virtuale del Circo Massimo in Circo Maximo Experience - Credits: Zètema Progetto Cultura

Qual era l’aspetto del Circo Massimo nell’antichità?

La risposta, spesso non di facile soluzione per turisti e visitatori, arriva al vasto pubblico grazie ad un progetto di valorizzazione e comunicazione che racconta la storia e la vita dell’edificio grazie alla Realtà Virtuale e alla Realtà Aumentata.

L’uso combinato di queste due tecnologie nella visita immersiva Circo Maximo Experience, consente ai visitatori di avere un’idea immediata di come si presentava il Circo Massimo nell’antichità e di fare un vero e proprio viaggio nel tempo in uno tra i più grandi edifici per lo spettacolo mai costruiti: una fruizione immediatamente comprensibile da tutti, ma che non rinuncia all’accuratezza scientifica e alla serietà delle ricostruzioni archeologiche.

https://youtu.be/WPsKqr6zEQM

Indossando un visore immersivo (see-through) e auricolari in ognuna delle otto tappe del percorso, grazie alle ricostruzioni multimediali, il visitatore scoprirà le varie fasi paesaggistiche e architettoniche cui l’area è andata incontro nelle varie epoche storiche: le prime costruzioni nella Valle Murcia, le fasi del Circo da Giulio Cesare a Traiano, l’età imperiale, la Cavea, l’Arco di Tito, il Circo nell’età imperiale e moderna. La visita termina con una passeggiata tra le botteghe del Circo, fino ad assistere a una animata corsa di quadrighe.

Circo Maximo Experience - ricostruzione delle botteghe
Circo Maximo Experience: ricostruzione in realtà virtuale delle botteghe - Credits: Zètema Progetto Cultura

Il percorso, della durata totale di 40 minuti, è disponibile in otto lingue (italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, russo, cinese e giapponese) e, nella versione italiana, è narrato dalle voci di Claudio Santamaria e Iaia Forte; sono disponibili anche sottotitoli semplificati in italiano e inglese per le persone sorde.

Il progetto, promosso da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è stato organizzato da Zètema Progetto Cultura sotto la direzione scientifica della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali nell’ambito di Romarama (programma di eventi culturali di Roma Capitale), ed è stato realizzato da GS NET Italia e Inglobe Technologies.

La visita immersiva si svolgerà negli orari serali fino al 30 Settembre, dal martedì al sabato, nel rispetto delle normative anti-COVID-19: per informazioni e preacquisto dei bliglietti, visitare il sito www.circomaximoexperience.it 


Spoleto Serva Padrona Pericca Varrone

Stagione Lirica Sperimentale a Spoleto, una tela per servi e padroni

Dubito ergo sum, è da una tela immaginaria che comincia il racconto del maestro Pierfrancesco Borrelli, incontrato a Spoleto durante la settantaquattresima edizione della Stagione Lirica Sperimentale. Insieme al regista e scenografo Andrea Stanisci, per la seconda volta sullo stesso palco, stanno preparando gli Intermezzi del Settecento nelle opere di Pericca e Varrone di Alessandro Scarlatti e de La Serva Padrona di Giovan Battista Pergolesi su libretto di Gennaro Antonio Federico.

 

Spoleto, Pericca e Varrone

“Penso che eseguire questo tipo di repertorio è un fatto molto stimolante perché è un grande lavoro di ricerca e nessuno può pensare di avere la verità assoluta” continua Borrelli che corrisponde a Stanisci lo stesso grado di umiltà e rispetto che anch’egli terrà a sottolineare. “Lui interviene in scena ma non prevarica mai, abbiamo lavorato bene anche per la sua disponibilità; ci capiamo” dirà lo scenografo riferendosi al direttore. Disponibilità e serenità che ha favorito le prove, brevi e rese difficili dalle disposizioni anti-COVID-19. “Mi hanno affidato l’incarico prima che scoppiasse la pandemia, per cui avevo pensato a una messa in scena in cui i due spettacoli, essendo la stessa sera, sarebbero comunque entrati in relazione in qualche modo – mi ha spiegato Stanisci - Con la pandemia è cambiato tutto e ho dovuto cambiare tutto perché principalmente c’è il fatto delle distanze tra gli interpreti, ci sono state difficoltà di allestimento perché avevo previsto cambi di scena in Pericca e cambi di costume ma non ci potevano essere assembramenti in quinta”.

Spoleto, Pericca e Varrone. Dyana Bovolo e Alfred Ciavarella

La necessità trasformata in virtù di fatto non sembra esser dispiaciuto il pubblico che ieri, nella serata della prima, non ha disdegnato qualche risolino di gusto. I due atti unici, l’uno interpretato da Dyana Bovolo e Alfred Ciavarelli (con Diletta Masetti ed Enrico Toschi come due mimi attori) e l’altro di Pergolesi da Zuzana Jeřábková e Tosca Rousseau alternate, Luca Simonetti e di nuovo Enrico Toschi, hanno permesso variazioni minime nel testo e di lavorare al distanziamento in modo diverso grazie alle gag e ai recitativi.

Spoleto Serva Padrona
Spoleto, La Serva Padrona. Zuzana Jeřábková e Tosca Rousseau alternate con Luca Simonetti

“Quando ci si approccia a La Serva Padrona il primo problema è capire quale testo prendere come riferimento, perché in giro non ci sono manoscritti autografi di Pergolesi ma solamente copie”. Per immergersi nella musica strumentale Borrelli riprende in mano quella tela immaginaria e come fa sulla scena con il suo quintetto d’archi e la cembalista Livia Guarino necessaria per il basso continuo, dirige la partitura con il gesto.

Dopo essere stata rappresentata per la prima volta nel 1733 come intermezzo del Prigionier Superbo, fu eseguita di nuovo solo due anni dopo a Roma con un finale diverso:  “Anziché utilizzare il duetto originario, si è usato il duetto finale del Flaminio (1735) che era un’altra opera di Pergolesi, perché il duetto originario era ritenuto, diciamo, un po' brevino mentre quest’altro era più articolato, più lungo ed era stato molto gradito dal pubblico”.

Spoleto Serva Padrona
Spoleto, La Serva Padrona. Serpina

Problematica non da poco se sommata al successo che ha sempre ricevuto. “A Venezia durante il carnevale è stata rappresentato tantissime volt, ma addirittura negli anni Quaranta del Settecento è stato eseguito in Francia e in Inghilterra. Una delle esecuzioni più famose è proprio quella del 1752 che a Parigi ha creato la querelle de bouffons” tratteggia il direttore. In quegli anni, intellettuali francesi come Rousseau avevano capito che l’opera buffa avrebbe portato un cambiamento nel modo di vedere e di concepire il teatro borghese. “Pretesti teatrali contro personaggi veri” per dirla con Stanisci.

Sì, Pergolesi segnò una linea di demarcazione tra la musica barocca a cui era ancora evidentemente legato Scarlatti – evidente nella musica spezzata e nel libretto con il susseguirsi di recitativi, duetti e arie – e il concetto di modernità a cui, anche in soli ventisei anni e con gli insegnamenti della scuola napoletana, riuscì a superare. Esempio fra tutti lo Stabat Mater: “Per quanto riguarda la musica sacra,

Alessandro Scarlatti era considerato all’epoca uno dei più grandi compositori e quindi a Napoli venivano rappresentate in occasioni religiose le sue opere. Un classico che veniva rappresentato nel periodo pasquale era lo Stabat Mater, il più famoso era proprio quello di Scarlatti e per dieci anni fu sempre rappresentato – incuriosisce Borrelli - Quando nel 1736 Pergolesi scrisse il suo Stabat Mater fu preferito a quello di Scarlatti perché venne considerato più moderno, di uno stile ormai nuovo rispetto a quello di Scarlatti che era datato e che musicalmente era considerato obsoleto”.

Spoleto Serva Padrona Pericca e Varrone
Spoleto, Pericca e Varrone. Dyana Bovolo

Ma torniamo agli Intermezzi “inusuali” andati in scena a Spoleto, con repliche al Teatro Caio Melisso questa sera, 12 settembre alle ore 21, e domani alle ore 17 quando Serpina diventerà padrona lasciandosi dietro i due servetti buffi (Pericca e Varrone) che, con i costumi di Clelia De Angelis e le luci di Eva Bruno, avranno alzato il sipario. Per non disperderli nei secoli e in platea si noterà il ponte musicale, il distanziamento e il riscatto sociale.

Spoleto Serva Padrona Pericca e Varrone
Spoleto, Pericca e Varrone

Prima dell’avvento dell’editoria l’unico modo per diffondere la musica era copiarla: si trovano allora molti manoscritti de La Serva Padrona e incerta è la paternità di molte altre opere. “Quella a cui io ho fatto più riferimento è una copia manoscritta della metà del Settecento che si trova nella biblioteca del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, anche se lì non è completamente affidabile perché è già una copia di metà del Settecento che inserisce, oltre all’organico originale, anche due oboi e due corni che in origine appunto non c’erano” svela sulla fonte Borrelli.

E tuttavia, infine, il pubblico si alza in piedi, applaude, grida gioia dai palchi. La gioia nel core dell’ultimo duetto che spegne la luce sul lampadario dismesso.

 

Spoleto Serva Padrona
Spoleto, Pericca e Varrone e La Serva Padrona: applausi finali; in primo piano Pierfrancesco Borrelli

 

Tutte le foto sono di Valentina Tatti Tonni

Spoleto, Pericca e Varrone e La Serva Padrona: applausi finali.

Apulia Contemporary Art Prize 2020: oggi l'apertura

Sabato 5 settembre 2020 alle ore 18.30 presso la sede di Bibart Biennale, Chiesa di Santa Teresa dei Maschi, a Bari, si terrà l’apertura dell’Apulia Contemporary Art Prize 2020, mostra concorso organizzata dall’Associazione di Promozione Sociale FEDERICO II EVENTI, VALLISA Cultura, BIBART Biennale in collaborazione con ass. I bisbiglii dell’Anima e con i patrocini di Comune di Bari e Comune di Gioia del Colle.
All’evento saranno presenti l’Assessore alle politiche culturali e turistiche della città di Bari Ines Pierucci e il Prof. Paolo Ponzio coordinatore del piano strategico Cultura della Regione Puglia.

Miguel Gomez direttore del premio spiega le motivazioni dello stesso: in questo tempo incerto, che ne è del grande calderone di mezzi espressivi dell’arte? Domanda provocatoria, in cui non si ha la consapevolezza di poter dare risposte, per la complessità del tema, e un po’ perché le uniche risposte dovranno essere affidate agli stessi artisti, in sintesi, solo l’arte potrà dire cosa sarà dell’arte dopo la pandemia.

Ci troviamo ad osservare un mondo dove il caos comunicativo ha creato la non-estetica, e a un primo sguardo ci stiamo accorgendo che l’arte si è chiusa in un mondo esclusivo e che non include, un mondo indecifrabile dove il linguaggio alieno e incomprensibile è divenuto padrone. Tutto questo prima del covid era tollerato e accettato senza euforia ma con rassegnazione, oggi nel forse dopo covid questi linguaggi ci auguriamo di non accettarli più, siamo convinti che l’arte per continuare a essere tale deve necessariamente cambiare. Apulia contemporary art prize è una mostra concorso che ha per tema, “La bellezza ritrovata”. in questa fase di lenta ripresa dopo la tragedia del virus dobbiamo rivedere il mondo con occhi diversi, l’intento è quello di osservare queste opere con occhi rinnovati, uno sguardo indietro per proiettarci nel futuro.

In esposizione 54 artisti con opere provenienti da Puglia, Basilicata, Sicilia, Lazio, Valle d’Aosta, Lombardia, Abruzzo, Veneto.

Monica Abbondanzia, Lusa (Sergio Abbrescia), Milena Achille, Maria Bitetti, Damiano Bitritto, Francesca Brivio, Roberto Capriuolo, Antonio Caramia, Francesco Cardone, Cesare Cassone, Marco Ciccarese, Pasquale Conserva, Anna Cristino, Pasquale dalle Luche, Emanuela de Franceschi, Arcangela di Fede, Raffaella Fato, Canio Franculli, Germana Galdi, Nancy Gesario, Mara Giuliani, Roberta Guarna, Mina Larocca, Rosa Leone, Gabriele Liso, Antonella Lozito, Andrea Mangia, Cesare Maremonti, Nilde Mastrosimone de Troyli, Alessandro Matassa, Giuseppe Miglionico, Mimmo Milano, Toy Blaise (Biagio Monno), Giancarlo Montefusco, Domenico Morolla, Sante Muro, Pasquale Palese, Francesca Paltera, Alessandra Peloso, Angela Piazza, Gina Pignatelli, Biagio Pisauro, Marialuisa Sabato, Annalisa Schirinzi, Valentina Scrocco, Carmen Toscano, Giuseppe Toscano, Anna Troyli, Vito Valenzano, Dino Ventura, Tommaso Maurizio Vitale, Vittorio Vertone, Valentina Zingaro, Valeria Zito, Barbara Zuccarino.

Apulia Contemporary Art Prize 2020

Il premio prevede l’allestimento di un’importante esposizione itinerante composta da due mostre. La prima presso la Chiesa seicentesca di Santa Teresa dei Maschi di Bari dal 5 al 19 settembre e la seconda a Gioia del Colle dal 26 settembre al 4 ottobre nel chiostro di palazzo San Domenico.

Orari di apertura mostra di Bari dal martedi al sabato ore 10.30/13.00 – 16.00/19.00 Domenica e lunedi chiuso

Testo e foto sull'Apulia Contemporary Art Prize 2020 dall'Ufficio Stampa BIBART Biennale


Spoleto Due Mondi fratellanza

Spoleto Due Mondi, giù il sipario nel segno della fratellanza

Giù il sipario della sessantatreesima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto: la manifestazione si è conclusa ieri sera nel segno della fratellanza, come ha sapientemente sottolineato il maestro Riccardo Muti riferendosi alla nona Sinfonia di Beethoven e a cui, con la direzione dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini da lui fondata nel 2004, è stato affidato in piazza Duomo il concerto finale.

I movimenti del compositore tedesco, di nuovo celebrato nel duecentocinquantesimo anniversario dalla nascita e dopo che l’Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova due giorni prima aveva eseguito Le creature di Prometeo (concerto in forma scenica che abbinava le suggestive creature dello stilista Roberto Capucci, n.d.r.), si trova a fornire il vero significato all’intera edizione.

28/08/2020 - 63a edizione del Festival dei Due Mondi, Piazza Duomo, Le creature di Prometeo. Le creature di Capucci. Foto copyright Kim Mariani

 

28/08/2020 - 63a edizione del Festival dei Due Mondi, Teatro Romano, Maria Callas. Lettere e Memorie. Foto copyright Kim Mariani

Un anno particolare questo, nel quale a causa dell’emergenza sanitaria da COVID-19, fino all’ultimo non era neanche sicuro che il Festival si potesse fare. Per questo Umberto De Augustinis, sindaco della Città e presidente della Fondazione Festival, ha più volte ringraziato il direttore artistico uscente, Giorgio Ferrara, per il coraggio e il sacrificio.

Sebbene questa edizione abbia subito ristrettezze dal punto di vista precauzionale (uso di mascherine, pulizia delle mani, distanziamento sociale), dei posti a sedere ridotti (così come del pubblico anche della stampa), dei prezzi dei biglietti (per i più troppo alti), dei luoghi messi a disposizione (solo due, il Teatro Romano e la piazza del Duomo che all’aperto, potessero garantire sicurezza e permettere a quante più persone di assistere agli spettacoli) e la durata dell’intera kermesse (solo otto serate, seppur con nomi di più richiamo quali Dante, Ferrari, Bellucci e Zingaretti) il bilancio conclusivo non può che essere positivo: la prospettiva che il Festival dovesse saltare un’edizione – cosa mai avvenuta da quando Gian Carlo Menotti lo aveva fondato nel 1958 – per gli avventori era di fatto impensabile.

20/08/2020 63a edizione del Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Teatro Romano, Spettacolo - Concerto da Euripide e Sofocle I Messaggeri regia di Emma Dante, nella foto Elena Borgogni. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF
21/08/2020 63a edizione del Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Piazza Duomo, 3 Monodrammi per attrice, coro femminile e orchestra. Arianna, Fedra, Didone Ovidio – Epistulae Heroidum, musica di Silvia Colasanti; adattamento e traduzione di Rene' de Ceccatty, nella foto il direttore Roberto Abbado, Orchestra Giovanile Italiana International Opera Choir, maestro del coro Gea Garatti con Isabella Ferrari. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

Il repertorio francese con cui il maestro Daniele Gatti aveva concluso l’edizione dello scorso anno, in questo ha ceduto il passo ad un più formale classicismo (Mozart, Cimarosa e Mercadante) che nel romanticismo (Schubert) ha poi conosciuto la grande opera con Verdi e Bellini (con arie interpretate dalla soprano Rosa Feola) grazie ad un’orchestra che è sempre preghiera e compimento per l’armonia. Ecco perché Riccardo Muti sprona affinché la Chiesa e lo Stato non dimentichino quale “colonna portante” rappresenti per il Paese “la storia della musica”.

23/08/2020 63a edizione del Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Teatro Romano, spettacolo Pianoforte con la pianista Beatrice Rana. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

Nel fare questo – anche ricalcando il tentativo della pianista Beatrice Rana in concerto solista nella prima settimana del Festival, nella messa in scena dell’Orfeo di Monteverdi che ne aveva inaugurato le gesta, o anche nel termine della trilogia del mito con musiche della Colasanti - con gli applausi finali è stato il maestro Muti, accompagnato da Maria Teresa Venturini Fendi, a dare all’infermiera Elena Pagliarini il premio Carla Fendi 2020 perché con il suo lavoro ha consacrato la sua vita al servizio dell’umanità senza in nessun caso abbandonare il malato (parafrasi dal “Giuramento degli Infermieri” tratto dal testo di Florence Nightingale, ndr.).

19/08/2020 63a edizione del Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Piazza Duomo, prova generale teatro con l'Opera de L'Orfeo, regia del maestro Pier Luigi Pizzi, nella foto il direttore Ottavio Dantone con l' Accademia Bizantina. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF
Spoleto Due Mondi fratellanza
30/08/2020 63a edizione del Festival dei 2 Mondi di Spoleto: un messaggio di fratellanza. Piazza Duomo, Concerto Finale, nella foto il direttore Riccardo Muti, Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

Al sacrificio e alla fratellanza si è infine aggiunto l’augurio di un futuro prospero, ieri in una conferenza stampa pomeridiana, della nuova direttrice artistica del Festival dei Due Mondi di Spoleto, Monique Veaute, il cui mandato inizia oggi per cinque anni: tra le anticipazioni quella di voler coinvolgere di più il territorio di Spoleto e di voler far tornare la musica protagonista. Il Festival 2021 che si svolgerà dal 24 giugno all’11 luglio, si prepara dunque ad affrontare nuovi impegni: ”Le tre parole d’ordine saranno novità, rarità e originalità. Spero di essere all’altezza delle aspettative”, ha concluso la Veaute a margine dell’incontro.

 

Spoleto Due Mondi fratellanza
30/08/2020 - Spoleto, Palazzo Comunale, conferenza stampa di presentazione della nuova direttrice artistica del Festival dei Due Mondi Monique Veaute. Da sinistra: Daniela D'Agata del collegio dei revisori dei conti, Dario Pompili vice presidente della Fondazione Festival, Maria Teresa Venturini Fendi, il sindaco Umberto De Augustinis, Monique Veaute e la direttrice amministrativa Paola Macchi. Foto da Ufficio Stampa del Comune di Spoleto.

Le Creature di Prometeo Capucci Ludwig Van Beethoven

Una pantomima per Beethoven

“Quando disegno mi sento distaccato dal mondo e quindi disegno, non ne potrei fare a meno”, si è aperta così la seconda serata dell’ultimo fine settimana della sessantatreesima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto, con le parole e il cuore dello stilista Roberto Capucci ritratto in un filmato che ieri sera sovrastava il pubblico in piazza Duomo.

Le Creature di Prometeo Capucci Ludwig Van Beethoven
Musica di Ludwig van Beethoven con Le creature di Prometeo - Le creature di Capucci. Photo Maria Laura Antonelli/AGF

Prima che l’orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova, diretta dal maestro Andrea Battistoni, iniziasse a suonare, nel filmato che scorreva ancora si vedevano scene di prove e di sartoria, mentre lo spettatore cominciava ad essere immerso nell’arte di due grandi protagonisti: Ludwig van Beethoven, per festeggiarne i duecentocinquant’anni dalla nascita, e Roberto Capucci che su iniziale storia raccontata nella coreografia di Salvatore Viganò ha avvicinato nella messa in scena due movimenti scenici.

Non essendo presente il compositore, seppur celebrato, il narratore Capucci – applaudito a lungo in platea – ha estrapolato il dramma dalle sue sculture di stoffa. L’epica di Prometeo nel voler raggiugere e strappare agli dei il fuoco è violato dai colori, interpreti cospicui che aderiscono alle pelli dei danzatori. L’identificazione nell’opera 43 di Beethoven e nella più famosa Eroica (sinfonia n. 3) che, tra natura floreale e apparenza è posta sul palco laterale e nelle immagini riflesse sulla facciata del vicino Teatro Caio Melisso, differisce senza alterare l’azione gestuale e musicale.

Le Creature di Prometeo Capucci Ludwig Van Beethoven
Musica di Ludwig van Beethoven con Le creature di Prometeo - Le creature di Capucci. Photo Maria Laura Antonelli/AGF

Beethoven, nel volersi conoscere fuori di sé, riesce a spingere la sua musica ben oltre la quasi sordità che già nel primo Ottocento era per lui un vero dramma. È nella sua vita avversa che lo stilista riconosce il valore delle sue creature, seguendo il mito del titano Prometeo che pur nel combattere per l’umanità sfiderà Zeus per subirne poi le gravi punizioni. Un favore per l’intima battaglia della vita che il compositore tedesco, già per la prima rappresentazione del balletto nel 1801, conosceva bene: la sua opus creativa ne era imperniata totalmente.

Le Creature di Prometeo Capucci Ludwig Van Beethoven
Musica di Ludwig van Beethoven con Le creature di Prometeo - Le creature di Capucci. Photo Maria Laura Antonelli/AGF

Per comprendere il suo animo riporto ciò che egli un anno dopo, a trentadue anni, scrisse ai suoi fratelli:

“La mia sventura mi fa doppiamente soffrire perché mi porta a essere frainteso. Per me non può esservi sollievo nella compagnia degli uomini, non possono esservi conversazioni elevate, né confidenze reciproche. Costretto a vivere completamente solo, posso entrare furtivamente in società solo quando lo richiedono le necessità più impellenti; debbo vivere come un proscritto. Se sto in compagnia vengo sopraffatto da un’ansietà cocente, dalla paura di correre il rischio che si noti il mio stato. (…) quale umiliazione ho provato quando qualcuno, vicino a me, udiva il suono di un flauto in lontananza e io non udivo niente, o udiva il canto di un pastore e ancora io nulla udivo. – Tali esperienze mi hanno portato sull’orlo della disperazione e poco è mancato che non ponessi fine alla mia vita. – La mia arte, soltanto essa mi ha trattenuto. Ah, mi sembrava impossibile abbandonare questo mondo, prima di aver creato tutte quelle opere che sentivo l’imperioso bisogno di comporre; e così ho trascinato avanti questa misera esistenza (…) – Duratura deve essere, io spero, la mia risoluzione di resistere sino alla fine, finché alle Parche inesorabili piacerà spezzare il filo (…) che, almeno dopo la mia morte, il mondo e io possiamo riconciliarci, per quanto è possibile”.

(tratto dal libro a cura di Michele Porzio, Autobiografia di un genio, ed. Piano B 2018, pp. 58-9)

A Spoleto, intanto, le variazioni incluse nell’Eroica anticipavano il plauso finale dove il pubblico, in visibilio per i quindici costumi viventi (i quali bozzetti erano stati da poco esposti nella mostra “Capucci Dionisiaco. Disegni per il teatro” agli Uffizi di Firenze) e per l’impeccabile prassi esecutiva dell’orchestra, era rimasto ispirato dall’epica di questo insolito concerto in forma scenica.

Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Piazza Duomo, prova del Concerto in forma scenica Le Creature di Prometeo / Le Creature di Capucci, musica di Ludwig van Beethoven, costumi originali di Roberto Capucci. Nella foto il direttore Andrea Battistoni, Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova, a cura di Daniele Cipriani. Danzatori ( in ordine di apparizione ): Hal Yamanouchi, Fabio Bacaloni, Davide Bastioni, Filippo Pieroni, Nico Gattullo, Marco Lo Presti, Roberto Lori, Luca Campanella, Giampiero Giarri, Raffaele Iorio, Antonio Cardelli, Flavio Marullo, Riccardo Battaglia, Damiano Ottavio Bigi, Luca Giaccio. Foto di Valentina Tatti Tonni

 

 


Nella Terra di Diana seconda edizione

"Nella Terra di Diana". Festival di Antropologia e Storia delle Religioni, seconda edizione

Nella Terra di Diana

Festival di Antropologia e Storia delle Religioni

3-6 settembre 2020

 

Manca pochissimo alla seconda edizione del Festival di Antropologia e Storia delle Religioni “Nella Terra di Diana” (Genzano di Roma-Nemi, 3-6 settembre 2020). La manifestazione sarà presentata il pomeriggio di giovedì 3 settembre in piazza Umberto I a Nemi, alle ore 16:30, e si terrà dal 4 al 6 settembre presso il palazzo Sforza Cesarini di Genzano di Roma.

Il Festival è promosso dal Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni” e dai comuni di Genzano di Roma, Nemi e Velletri.

Collaborano all’organizzazione del Festival l’Associazione Italiana di Cultura Classica - Delegazione “Antico e Moderno”, l’ISMEO - Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale.

Hanno conferito il loro patrocinio alla manifestazione il Centro Interdipartimentale di Studi AMA - Antropologia del Mondo Antico dell’Università degli Studi di Siena, la Consulta Universitaria per la Storia del Cristianesimo e delle Chiese, l’ICSOR - International Center for the Sociology of Religion, la Scuola di Specializzazione in Beni Demoetnoantropologici dell’Università degli Studi di Perugia, Simbdea - Società italiana per la Museografia e i Beni Demoetnoantropologici, la Società Italiana di Storia delle Religioni.

L’iniziativa si terrà all’aperto e in rispetto delle norme di sicurezza. L’ingresso è libero e gratuito, ma è comunque necessario registrarsi come “uditori” entro il 2 settembre, scrivendo al seguente indirizzo di posta elettronica e riportando contestualmente i propri dati essenziali: [email protected]. Per dati essenziali si intendono nome, cognome, telefono, indirizzo di posta elettronica, giorno di possibile presenza.

Quanti avessero la necessità di soggiornare a Genzano di Roma o in Nemi nei giorni del Festival, possono usufruire delle strutture convenzionate a prezzo ridotto, scrivendo alla presidente dell’Associazione Calliope, la dott. Maria Paola De Marchis: [email protected]

Sarà presente un bookshop dove sarà possibile trovare le pubblicazioni presentate durante la manifestazione.

Di seguito, il programma e link utili per avere ulteriori informazioni.

Nella Terra di Diana. Festival di Antropologia e di Storia delle Religioni seconda edizione Locandina
La locandina per la seconda edizione: "Nella Terra di Diana. Festival di Antropologia e di Storia delle Religioni"

Nella Terra di Diana - 3 settembre 2020- ore 16:30

Piazza Umberto I - Nemi

Presentazione del Festival

 

Introduce:

Igor Baglioni, Direttore del Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”

Saluti istituzionali:

Alberto Bertucci, Sindaco di Nemi

Orlando Pocci, Sindaco di Velletri

Serafina Mascolo, Commissario straordinario per Genzano di Roma

Maria Paola De Marchis, Consigliere comunale di Velletri

Intervengono:

Aroldo Barbieri, Associazione Italiana di Cultura Classica - Delegazione “Antico e Moderno”

Gianluca De Sanctis, Centro Interdipartimentale di Studi AMA - Antropologia del Mondo Antico (Università degli Studi di Siena)

Roberto Cipriani, International Center for the Sociology of Religion - Roma

Adriano Rossi, ISMEO - Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente

Daniela De Angelis, Museo delle Navi Romane - Nemi

Simona Carosi, Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale

 

Ricordo di Enrico Comba e presentazione del libro

Le porte dell’anno: cerimonie stagionali e mascherate animali, a cura di Margherita Amateis - Enrico Comba, Accademia University Press, Torino 2019.

Intervengono:

Caterina Agus (Università degli Studi di Torino)

Margherita Amateis (Università degli Studi di Torino)

 

Tra l’ira delle Erinni e il rancore di Afrodite. Oreste e Ippolito prima di Nemi

Spettacolo del Laboratorio Teatrale Drammatico del Liceo Classico “Ugo Foscolo” di Albano Laziale

A cura di Marcella Petrucci (Liceo Classico “Ugo Foscolo” - Albano Laziale)

 

Nella Terra di Diana - 4 settembre 2020 - ore 9:30

Palazzo Sforza Cesarini (area antistante) - Genzano di Roma

Prima Sessione: dalla Tarda Antichità all’Età Contemporanea

 

Presentazione dei libri:

• Roberto Alciati, Monaci d’Occidente. Secoli 4.-9., Carocci, Roma 2018.

Interviene:

Roberto Alciati (Università degli Studi di Firenze)

• Francesco D’Angelo (a cura di), Pellegrini e crociati tra Europa del Nord e Mediterraneo (secoli XI-XIII), “RiMe. Rivista dell'Istituto di Storia dell'Europa Mediterranea” 6 (1), 2020.

Intervengono:

Francesco D’Angelo (Sapienza Università di Roma)

Luciano Gallinari (Istituto di Storia dell'Europa Mediterranea - Cagliari)

• Fulvio Ferrario - Eduardo López-Tello García - Emanuela Prinzivalli (a cura di), Riforma/riforme: continuità o discontinuità? Sacramenti, pratiche spirituali e liturgia fra il 1450 e il 1600, Morcelliana, Brescia 2019.

Interviene:

Emanuela Prinzivalli (Sapienza Università di Roma)

• Marina Caffiero - Alessia Lirosi (a cura di), Donne e Inquisizione, Edizioni di storia e letteratura, Roma 2020; Marina Caffiero, Profetesse a giudizio. Donne, religione e potere in età moderna, Morcelliana, Brescia 2020.

Intervengono:

Marina Caffiero (Sapienza Università di Roma)

Fabrizio Conti (John Cabot University)

• Valeria Merola - Sabina Pavone - Francesco Pirani (a cura di), Personaggi storici in scena, EUM - Edizioni Università di Macerata, Macerata 2020.

Intervengono:

Valeria Merola (Università degli Studi dell’Aquila)

Sabina Pavone (Università degli Studi di Macerata)

• Francesca Sbardella, Abitare il silenzio. Un’antropologa in clausura, Viella, Roma 2015; Francesca Sbardella, Etnologia del sacro. Religione e modernità nella riflessione francese, Pàtron, Bologna 2019.

Intervengono:

Lia Giancristofaro (Università degli studi “Gabriele d’Annunzio” Chieti-Pescara)

Francesca Sbardella (Alma Mater Studiorum - Università di Bologna)

• Lia Giancristofaro - Valentina Lapiccirella Zingari, Patrimonio culturale immateriale e società civile, prefazione di Pietro Clemente, Aracne, Roma 2020; Lia Giancristofaro, Populisme et polarisations. Notes théoriques sur le folklore dans les institutions politiques, introduction de Laurent Sébastien Fournier, L’Harmattan Italia, Torino 2020

Intervengono:

Lia Giancristofaro (Università degli studi “Gabriele d’Annunzio” Chieti-Pescara)

Francesca Sbardella (Alma Mater Studiorum - Università di Bologna)

 

Nella Terra di Diana - 4 settembre 2020 - ore 15:30

Parco del palazzo Sforza Cesarini - Genzano di Roma

Seconda Sessione: verso Oriente

 

Presentazione dei libri:

• Murat Yazar, Shadows of Kurdistan. A Photographic Resarch of a Cultural Identity, Ist. Kurdo/ISMEO - Scienze e Lettere, Roma 2020.

Intervengono:

Adriano Rossi (ISMEO - Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente)

Murat Yazar (MEFSAD - Mezopotamya Fotoğraf ve Sinema Amatörleri Derneği)

• Massimo Vidale (a cura di), Jiroft. La civiltà che non c’era, ISMEO - Scienze e Lettere, Roma 2020.

Interviene:

Davide Salaris (Macquarie University - Sydney)

Massimo Vidale (Università degli Studi di Padova)

• Fabio Scialpi (a cura di), Gandhi nel 150° anniversario della nascita, ISMEO - Scienze e Lettere, Roma 2020.

Intervengono:

Mario Prayer (Sapienza Università di Roma)

Fabio Scialpi (Sapienza Università di Roma)

Visita guidata al borgo di Nemi

 

Nella Terra di Diana - 5 settembre 2020 - ore 9:30

Palazzo Sforza Cesarini (area antistante) - Genzano di Roma

Terza Sessione: tra Storia del Cristianesimo ed Etnografia

 

Presentazione dei libri:

• Luca Arcari, Vedere Dio. Le apocalissi giudaiche e protocristiane (4. sec. a.C.-2. sec. d.C.), Carocci, Roma 2020.

Intervengono:

Luca Arcari (Università degli Studi di Napoli “Federico II”)

Francesco Berno (Sapienza Università di Roma)

• Andrea Annese, Il Vangelo di Tommaso. Introduzione storico-critica, Carocci, Roma 2019.

Intervengono:

Andrea Annese (Sapienza Università di Roma)

Daniele Tripaldi (Alma Mater Studiorum - Università di Bologna)

• Francesco Berno, L’Apocrifo di Giovanni. Introduzione storico-critica, Carocci, Roma 2019.

Intervengono:

Francesco Berno (Sapienza Università di Roma)

Daniele Tripaldi (Alma Mater Studiorum - Università di Bologna)

• Stefano Beggiora (a cura di), Il cosmo sciamanico. Ontologie indigene fra Asia e Americhe, FrancoAngeli, Milano 2019.

Intervengono:

Stefano Beggiora (Università Ca’ Foscari - Venezia)

Davide Torri (Sapienza Università di Roma)

• Emily Pierini, Jaguars of the Dawn. Spirit Mediumship in the Brazilian Vale do Amanhecer, Berghahn Books, New York-Oxford 2020.

Interviene:

Emily Pierini (Sapienza Università di Roma)

• Davide Torri, Landscape, Ritual and Identity among the Hyolmo of Nepal. The Buddha and the Drum, Routledge, London-New York 2020.

Intervengono:

Stefano Beggiora (Università Ca’ Foscari - Venezia)

Davide Torri (Sapienza Università di Roma)

 

Nella Terra di Diana -  5 settembre 2020 - ore 15:30

Parco del palazzo Sforza Cesarini - Genzano di Roma

Quarta Sessione: dall’Antichità Classica al Medioevo

 

Presentazione dei libri:

• Giulio Guidorizzi - Silvia Romani, In viaggio con gli dei. Guida mitologica della Grecia, Raffaello Cortina, Milano 2019.

Intervengono:

Giulio Guidorizzi (Università degli Studi di Torino)

Silvia Romani (Università degli Studi di Milano)

• Aglaia McClintock (a cura di), Storia mitica del diritto romano, Il Mulino, Bologna 2020.

Interviene:

Aglaia McClintock (Università degli Studi del Sannio - Benevento)

• Renata Salvarani, The Body, the Liturgy and the City. Shaping and Transforming Public Urban Spaces in Medieval Christianity (Eighth-Fourteenth Centuries), Edizioni Ca’ Foscari, Venezia 2020.

Intervengono:

Renata Salvarani (UER - Università Europea di Roma)

Lucina Vattuone (Musei Vaticani)

 

Premio “James G. Frazer”

La Delegazione “Antico e Moderno” dell’Associazione Italiana di Cultura Classica e il Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni” conferiscono il premio “James G. Frazer” per l’anno 2020 a Giulio Guidorizzi (Università degli Studi di Torino).

Intervengono:

Igor Baglioni (Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”)

Emanuele Lelli (Associazione Italiana di Cultura Classica - Delegazione “Antico e Moderno”)

Simone Beta (Università degli Studi di Siena)

Silvia Romani (Università degli Studi di Milano)

Francesca Salvatori (Associazione Italiana di Cultura Classica - Delegazione “Antico e Moderno”)

Valentina Zanusso (Associazione Italiana di Cultura Classica - Delegazione “Antico e Moderno”)

Visita guidata al centro storico di Genzano di Roma

 

Nella Terra di Diana -  6 settembre 2020 - ore 9:30

Palazzo Sforza Cesarini (area antistante) - Genzano di Roma

Quinta Sessione: tra Antropologia e Sociologia

 

Presentazione dei libri:

• Fenggang Yang, La religione nella Cina comunista. Dalla sopravvivenza al risveglio, a cura di Emanuela Claudia Del Re, presentazione di Roberto Cipriani, FrancoAngeli Edizioni, Milano 2020.

Interviene:

Roberto Cipriani (Università degli Studi Roma Tre)

• Osvaldo Costantini, La nostra identità è Gesù Cristo. Pentecostalismo e nazionalismo tra gli eritrei e gli etiopici a Roma, Franco Angeli, Milano 2019.

Interviene:

Osvaldo Costantini (Sapienza Università di Roma)

• Roberto Cipriani, L’incerta fede. Un’indagine quanti-qualitativa in Italia, FrancoAngeli Edizioni, Milano 2020.

Intervengono:

Roberto Cipriani (Università degli Studi Roma Tre)

Cecilia Costa (Università degli Studi di Roma Tre)

• Katiuscia Carnà, Nuove identità di una società multietnica. Percorsi tra scuole, religioni, famiglie, CLEUP, Padova 2020.

Intervengono:

Katiuscia Carnà (Università degli Studi Roma Tre)

Roberto Cipriani (Università degli Studi Roma Tre)

• Tommaso Caliò (a cura di), Santi in posa. L’influsso della fotografia sull’immaginario religioso, Viella, Roma 2019.

Interviene:

Tommaso Caliò (Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”)

• Federico Biggio - Victoria Dos Santos - Gianmarco Thierry Giuliana (a cura di), Meaning-Making in Extended Reality. Senso e Virtualità, Aracne, Roma 2020.

Interviene:

Victoria Dos Santos (Università degli Studi di Torino)

• Fabrizio Spagnol, Cosa si nasconde dietro il bullismo. Saggio sulla formazione complessa, Meltemi, Milano 2019.

Intervengono:

Marinella Linardos (Comunità Ellenica di Roma e del Lazio)

Fabrizio Spagnol (Associazione Italiana di Cultura Classica - Delegazione “Antico e Moderno”)

 

Nella Terra di Diana - 6 settembre 2020 - ore 15:30

Sesta Sessione: Fiabe, Miti e Stregoneria

 

Presentazione dei libri:

• Andrea Maraschi, Similia similibus curantur. Cannibalismo, grafofagia e “magia” simpatetica nel Medioevo (500-1500), CISAM, Spoleto 2020.

Interviene:

Andrea Maraschi (Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”)

• Alessandra Ciattini (a cura di), Dalla magia alla stregoneria. Cambiamenti sociali e culturali e la caccia alle streghe, La città del sole, Napoli 2018.

Intervengono:

Alessandra Ciattini (Sapienza Università di Roma)

Maria Rosa Di Simone (Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”)

Giangiacomo Gandolfi (Planetario e Museo Astronomico di Roma)

• Benedek Elek, C’era una volta o forse non c’era… Fiabe cosmologiche ungheresi, a cura di Elisa Zanchetta, Vocifuoriscena, Viterbo 2020.

Interviene:

Elisa Zanchetta (Università degli Studi di Padova)

• Francesco Sangriso, Le fonti nordiche del Ring. La mitologia di Wagner, Vocifuoriscena, Viterbo 2018.

Interviene:

Francesco Sangriso (Università degli Studi di Genova)

Visita al santuario di Diana Nemorense

 

Il Festival è promosso dal Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni” e dai comuni di Genzano di Roma, Nemi e Velletri.

Collaborano all’organizzazione del Festival l’Associazione Italiana di Cultura Classica - Delegazione “Antico e Moderno”, l’ISMEO - Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale.

Hanno conferito il loro patrocinio alla manifestazione il Centro Interdipartimentale di Studi AMA - Antropologia del Mondo Antico dell’Università degli Studi di Siena, la Consulta Universitaria per la Storia del Cristianesimo e delle Chiese, l’ICSOR - International Center for the Sociology of Religion, la Scuola di Specializzazione in Beni Demoetnoantropologici dell’Università degli Studi di Perugia, Simbdea - Società italiana per la Museografia e i Beni Demoetoantropologici, la Società Italiana di Storia delle Religioni.

L’iniziativa si terrà all’aperto e in rispetto delle norme di sicurezza. L’ingresso è libero e gratuito, ma è comunque necessario registrarsi come “uditori” entro il 2 settembre, scrivendo al seguente indirizzo di posta elettronica e riportando contestualmente i propri dati essenziali: [email protected] Per dati essenziali si intendono nome, cognome, telefono, indirizzo di posta elettronica, giorno di possibile presenza.

Quanti tra voi avessero la necessità di soggiornare a Genzano di Roma o in Nemi nei giorni del Festival, possono usufruire delle strutture convenzionate a prezzo ridotto, scrivendo alla presidente dell’Associazione Calliope, la dott. Maria Paola De Marchis: [email protected]

Sarà presente un bookshop dove sarà possibile trovare le pubblicazioni presentate durante la manifestazione.

In basso, trovate il programma e link utili per avere ulteriori informazioni.

Info

Per informazioni sul Festival: [email protected]

Per informazioni su accoglienza e soggiorno: [email protected]

Per informazioni sul bookshop: [email protected]