Animali. Miti, Saperi, Simbologie. Convegno in ricordo di Enrico Comba

Animali. Miti, Saperi, Simbologie. Convegno in ricordo di Enrico Comba (Nemi, 7-10 luglio 2021)

Animali Miti, Saperi, Simbologie. Convegno in ricordo di Enrico Comba (Nemi, 7-10 luglio 2021)
Animali. Miti, Saperi, Simbologie. Convegno in ricordo di Enrico Comba (Nemi, 7-10 luglio 2021)

Il Museo delle Religioni “Raffaele Pettazoni” non ha smentito le aspettative, anzi le ha decisamente superate. Dal 7 al 10 luglio è stato il promotore e l’organizzatore, insieme all’Associazione Calliope, di un convegno incentrato sul regno animale. Il convegno “Animali, miti, saperi e simbologie”, che ha avuto luogo negli spazi suggestivi del comune di Nemi, di altissimo livello accademico e culturale, ha commemorato la recente scomparsa dell’antropologo Enrico Comba, professore presso l’Università di Torino. Molti tra i suoi studenti e colleghi hanno partecipato, ricordandolo con affetto e stima.

Gli animali, i protagonisti indiscussi di questa stimolante occasione, come degli spiriti guida hanno condotto l’uditore in un viaggio spaziale e temporale, attraverso popoli, culture e paesaggi incredibili, partito dall’età del ferro e approdato ai nostri giorni. Sotto la multidisciplinarità che ha spaziato dall’archeologia alla letteratura classica, dall’antropologia alla storia medievale e moderna, si è creato un clima di interscambio unico.

Gli oratori hanno parlato approfonditamente di teriomorfismo e metamorfismo, del lupo e di tanti altri animali. Non è mancate nemmeno un’incursione al mondo indiano a proposito delle tigri mannare presenti nella tradizione del subcontinente asiatico.

L’importanza delle fonti è stata evidenziata lungo tutte le giornate, ma è stata la prima attrice nell’intervento di Nicola Reggiani esposto nel pomeriggio del 7 luglio: i papiri, le immagini, le raccolte e i testi sacri non sono solo meri supporti, ma entità parlanti in grado di raccontare storie incredibili e di donare informazioni fondamentali per comprendere la vita quotidiana di una determinata cultura. Le fonti, però, sono anche orali, basilari nello studio dell’antropologo. Oltre ad aver respirato un certo esotismo suggerito da esposizioni inscenate in luoghi lontani nello spazio e nel tempo come l’Egitto in epoca ellenistica, l’America latina, l’Asia, la Siberia, Cartagine, il Vicino Oriente antico, l’Africa nera, alcuni momenti sono stati dedicati al patrimonio folklorico della nostra bella penisola. Hanno ripreso vita le tradizioni popolari, le narrazioni e le festività che echeggiano nelle montagne italiane. Sono stati ricordati i carnevali della Val d’Ossola che hanno cani e lupi come maschere di spicco, oppure le favole che tuttora vengono raccontate ai bambini liguri sui lupi. Sul filo conduttore della memoria, ha preso parola una ricercatrice, Eleonora D’Agostino, la quale ha incentrato il suo lavoro sulle forme del neo paganesimo in Italia. Il rapporto tra gli animali e la religione è molto stretto e oltre a comparire in alcuni testi sacri come è stato dimostrato da diversi interventi, è materia di speculazione di tipo esoterico. Il leone ad esempio è un elemento chiave nell’astrologia, così come nell’alchimia moderna.

Gli interventi non sono stati solo di carattere umanistico, alcuni hanno appoggiato i loro contributi a discipline di natura scientifica, come l’etologia, imprescindibile nello studio degli animali, o le scienze cognitive affiancate all’antropologia, con il fine di dare una spiegazione più dettagliata di certi fenomeni legati al regno animale.

Come era già accaduto per il convegno precedente, Romulus. Dio, re, fondatore di Roma, del ciclo estivo promosso dal Museo della Religioni, è stato possibile per chi lo desiderasse consumare il pranzo e la cena con i relatori, creando un clima convivale, incentivato dalle escursioni pomeridiane, occasioni uniche per scoprire o riscoprire l'incredibile patrimonio culturale e paesaggistico offerto dal territorio dei Castelli Romani. È stato esplorato il suggestivo bosco di Nemi ed i più impavidi si sono inoltrati fino a Fontan Tempesta. Un’altra gita ha avuto come location il sito archeologico del santuario di Diana Nemorense. È stata organizzata anche una passeggiata presso il centro storico di Genzano. Tutte le gite sono state accompagnate dalla guida del preparatissimo direttore del Museo della Religioni, Igor Baglioni. Non posso che consigliare vivamente la partecipazione ai prossimi appuntamenti in programma. Non ho dubbi che costituiranno delle esperienze indimenticabili. Il prossimo sarà a Genzano dal 30 al 31 luglio col titolo Mythos III. I Miti e l’Epica dell’Antichità Classica e del Mondo Medievale nella Fantascienza e nel Fantasy”. Anche ad agosto non mancheranno degli incontri, dal 13 al 15, infatti si terranno i Nemoralia presso il comune di Nemi, manifestazione ruotante sulla Dea Diana.

Foto Free-Photos 

convegno Romulus

Il convegno Romulus. Dio, Re, Fondatore di Roma

Il convegno Romulus. Dio, Re, Fondatore di Roma (Ariccia, 3-5 giugno 2021)

Nelle giornate del 3, 4 e 5 giugno, ai Castelli Romani, nel comune di Ariccia, si è tenuto un convegno, organizzato dal Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni” e dall’Associazione Calliope, riguardo Romolo, il leggendario fondatore di Roma.

L’iniziativa nasce a seguito del ritorno al centro del dibattito culturale italiano della figura del primo re della Città Eterna, un ritorno dovuto al successo di film e serie televisive a lui dedicate come a discusse (ri)scoperte archeologiche nel foro di Roma che al fondatore sono state associate. Nell’arco dei tre giorni, si sono susseguiti innumerevoli interventi mirati a districare il complesso profilo di Romolo, personalità che, nella memoria collettiva, rinvia a una dimensione sospesa, mitica, a cavallo tra leggenda e realtà. L’approccio è stato di natura pluridisciplinare.

Gli interventi, infatti, hanno toccato diverse tematiche, intrecciando la storia delle religioni, la storia antica, l’urbanistica, l’archeologia, l’antropologia e il diritto. Gli oratori sono accorsi da molteplici università italiane ed estere, creando un clima internazionale. Sono stati in grado di fornire un quadro dettagliato e puntuale concernente Romolo, non tralasciando i contesti di produzione delle storie a lui inerenti e lo spazio e il tempo in cui queste narrazioni venivano raccontate.

L’intento, prefissatosi dagli organizzatori, è riuscito alla perfezione, ed è stato impossibile non avvertire il trasporto verso una Roma arcaica, per certi versi memore di una dimensione quasi onirica. A differenza di altri simposi, i quali sono indirizzati unicamente al mondo accademico, la grande novità, che novità non è per il Museo delle Religioni, è stata quella di coinvolgere anche chi non appartiene a tale ambiente e dare spazio a momenti di carattere differente, come la presentazione della saga di romanzi, edita dalla “Mondadori”, concernente la storia dei re di Roma.

Le discussioni sono state spesso vivaci, i dibattiti coinvolgenti e appassionati. Nel complesso è stata un’occasione unica di confronto e crescita intellettuale e un grande esempio per la cultura che cerca di riprendere i suoi spazi, sottratti dalla situazione pandemica. Nelle norme vigenti per la questione sanitaria, nel rispetto della parità dei sessi, molte sono state infatti le studiose che hanno partecipato alle giornate, si è creata un’occasione di alto livello culturale e al tempo stesso conviviale.

convegno Romulus
Il convegno Romulus. Dio, Re, Fondatore di Roma (Ariccia, 3-5 giugno 2021). Si ringrazia il Direttore del Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”, Igor Baglioni, per questa foto che lo ritrae

Era possibile, infatti, per chi lo desiderasse, consumare il pranzo e la cena con i relatori del convegno, usufruendo di convenzioni gentilmente proposte dalla struttura alberghiera ospitante l’evento. Tutto si è svolto all’aria aperta, sotto un gazebo immerso nel verde della bellissima Villa Aricia. Grazie all’impeccabile programmazione dell’Associazione Calliope sono state organizzate, al termine delle giornate del convegno, delle escursioni nel circondario, col fine di rendere vivida l’esperienza narrata durante gli interventi e di far conoscere la corona meravigliosa in cui si sono incastonati. Gli ospiti si sono recati al palazzo Sforza-Casarini a Genzano, in cui è al momento allestita una mostra di quadri, dal titolo “Idoli”, del maestro Massimo Pennacchini, la quale rimarrà in esposizione fino al 18 luglio. Un’altra escursione si è tenuta nel comune di Albano Laziale, in cui sono state visitate le Cisternoni, cisterne romane uniche nel loro genere, e il sito archeologico dell’Anfiteatro.

È stata un’esperienza veramente speciale, che ha dato la possibilità di conoscere un territorio, quello dei Castelli Romani, meraviglioso, ma che purtroppo per ragioni di notorietà viene sovente offuscato dall’imponente città di Roma. Un’esperienza che si potrà ripetere a breve. Infatti, nonostante che le giornate dedicate a Romolo siano terminate, le occasioni all’insegna della cultura continueranno per tutta l’estate. Consiglio vivamente la partecipazione ai successivi appuntamenti in programma. Per luglio sono previsti due momenti d’incontro. Il primo si terrà a Nemi dal 7 al 10 luglio: “Animali, Miti, Saperi, Simbologie. Convegno in ricordo di Enrico Comba”. Il secondo dal 30 al 31 luglio si svolgerà a Genzano di Roma: “Mythos III. I Miti e l’Epica dell’Antichità Classica e del Mondo Medievale nella Fantascienza e nel Fantasy”.

convegno Romulus
La copertina del convegno Romulus. Dio, Re, Fondatore di Roma (Ariccia, 3-5 giugno 2021)

 

Jacques-Louis David, Le Sabine (1794-1799), olio su tela (385×522 cm), Musée du Louvre. Foto di Mbzt, CC BY-SA 4.0

Josef Koudelka Radici

Josef Koudelka, Radici: passato e presente al Museo dell'Ara Pacis

Josef Koudelka, Radici. Evidenza della storia, enigma della bellezza

Roma, Museo dell’Ara Pacis

1° febbraio – 29 agosto 2021

 

«Ruins are not the past, they are the future which draws our attention and make us enjoy the present»

«Le rovine non sono il passato, sono il futuro che ci invita all’attenzione e a godere del presente»

Josef Koudelka

Radici Josef Koudelka
Amman, Giordania, 2012. Foto © Josef Koudelka/ Magnum Photos

Se siete a Roma in questo ancora strano periodo estivo avete la possibilità di visitare, fino al 29 agosto, una mostra che si può definire, dando veramente senso a un’espressione nota, unica nel suo genere: Koudelka imprime sulla pellicola fotografica il paesaggio dei siti archeologici più importanti che i territori del Mediterraneo ancora offrono agli occhi dei loro abitanti.

Oggi questo territorio molto ampio ospita contesti e popoli vari e diversi, ma gli scatti di Koudelka, ancora più suggestivi nella scelta del bianco e nero, ci restituiscono uno sguardo su un paesaggio in cui la contemplazione dell’antico raccoglie i pensieri e unisce le lontananze.

Il paesaggio, spesso, non è semplicemente uno sfondo per la vita umana, ma un personaggio vivo, con il quale si instaurano rapporti profondi e duraturi.

Nel paesaggio reale si sovrappongono livelli diversi, legati all’esperienza emotiva, personale di chi lo abita, finché il confine tra l’elemento geografico e quello mentale ed emozionale diventa sfumato e inafferrabile. La riflessione sul paesaggio e sul suo legame con l’esistenza umana è profonda e antica[1] e traspare anche dalle fotografie di Koudelka: non si tratta di una semplice documentazione dei siti archeologici, ma della restituzione di un paesaggio dell’anima che trova nel rapporto tra antico e moderno la sua intensità.

Radici Josef Koudelka
Roma, Italia, 2000. Foto © Josef Koudelka/ Magnum Photos

Uniti dal rapporto con il Mediterraneo, i luoghi testimoniati da Koudelka si snodano come una grande mappa della geografia e dell’anima: non solo l’Italia, ma anche  il Portogallo, la Spagna, la Francia, la Croazia, l’Albania, la Grecia, la Turchia, Cipro (sia il Nord che il Sud), la Siria, il Libano, Israele, la Giordania, l’Egitto, la Libia, la Tunisia, l’Algeria, il Marocco.

Il paesaggio di questi luoghi rivela l’influenza delle loro antiche civiltà, dalle quali è stato plasmato, che ha reso parte di sé: le rovine di questo passato si ergono maestose accanto alla modernità, o emergono dal paesaggio naturale, anch’esso in bilico tra la costanza e le trasformazioni.

Chi decida di visitare la mostra è indotto a camminare, letteralmente, tra gli scatti delle rovine, che non compaiono solo sui pannelli posti alle pareti, ma informano anche dei particolari blocchi orizzontali – su cui avrete l’accortezza di non sedervi – che abitano fisicamente le varie stanze in cui si articola il percorso espositivo.

Se il viaggio è talvolta - e non solo in questi tempi non ancora tornati a una tranquilla normalità - una possibilità più sognata che realizzata, camminare lungo questo percorso vuol dire davvero immergersi, almeno un po' in quel sogno.

Giungere alle radici, insomma, che sono quelle di un territorio vasto, di popoli diversi e di un passato che vive e dialoga con e dentro di noi.

 

Dal sito del Museo dell’Ara Pacis:

«Tappa unica in Italia, la mostra dedicata al grande fotografo dell’agenzia Magnum Photos documenta con oltre cento spettacolari immagini lo straordinario viaggio fotografico di Koudelka alla ricerca delle radici della nostra storia nei più importanti siti archeologici del Mediterraneo.»

 

 

[1] Basti pensare che è stato il tema scelto dall’ultimo Convegno Properziano organizzato dall’Accademia Properziana del Subasio (27-29 maggio 2021)

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Giornata per l'ambiente: riapre il Parco Sommerso della Gaiola

In seguito all'accordo di collaborazione presieduto dall'Ente gestore del Parco Sommerso di Gaiola tra Comune di Napoli, Autorità Portuale e Ministero dell'Ambiente, a partire dal 5 giugno 2021 l'area protetta marina riapre ed è nuovamente fruibile al pubblico.

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Casa degli Spiriti, riapre il Parco Sommerso della Gaiola. Foto Direttore del Parco Sommerso della Gaiola Maurizio Simeone.

La riapertura avviene nel rispetto assoluto delle norme di contenimento della pandemia e con maggior sicurezza dell'area per i visitatori. Infatti, durante gli ultimi 6 mesi di chiusura, sono state effettuate numerose opere di restauro e messa in sicurezza sia muro di contenimento del terrapieno che costeggia la lunga Pedamentina di accesso al Parco che si diparte da Discesa Gaiola, che alla banchina del porticciolo danneggiata dalle mareggiate.

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Ripristino e messa in sicurezza del muro della Discesa Gaiola. Foto Ufficio Stampa Parco Sommerso della Gaiola.

“Siamo felici che proprio all'interno di una Riserva marina e Parco archeologico sommerso,- dichiara il Direttore del Parco Sommerso della Gaiola, Maurizio Simeone - grazie ad una sana collaborazione istituzionale si sia trovata la chiave per dimostrare la possibile convivenza tra fruizione pubblica, tutela del patrimonio e sicurezza dei cittadini".

Inoltre, il giorno di riapertura della Gaiola non è casuale, difatti, il 5 giugno si celebra la Giornata per l'ambiente e in quest'ottica, il Parco vivrà questa stagione all'insegna di vivibilità, sostenibilità e sicurezza, considerato già negli scorsi anni emblema di pulizia, rispetto e decoro del paesaggio marino.

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Area marina protetta. Foto Guido Villani.

“in questi anni - afferma il Direttore Simeone - il Parco ha fatto un lavoro enorme proprio nella direzione dell'educazione ambientale e divulgazione culturale per fare sì che i cittadini stessi e le nuove generazioni abbiano piena consapevolezza di questo immenso patrimonio ambientale e storico-archeologico della nostra Città”.

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Spiaggia delle Monache del Parco Sommerso della Gaiola. Foto Ufficio Stampa Parco Sommerso della Gaiola.

Per accedere alla spiaggia delle Monache pubblica del Parco Sommerso di Gaiola sarà necessaria la prenotazione tramite il sito https://www.areamarinaprotettagaiola.it/prenotazione. L'accesso sarà consentito su due turno, il primo mattutino dalle ore 9.00 alle ore 13.00, il secondo pomeridiano dalla ore 14.00 alle ore 18.00, con un totale di 200 posti disponibili al giorno, 100 per ogni turno.

La spiaggia è stata completamente ripulita grazie al supporto dei volontari del CSI Gaiola onlus, che hanno estirpato erbacce e rovi dalla scalinatella d'accesso.

riapre gaiola
Volontari CSI Gaiola Onlus durante l'operazione di pulizia dell'area pubblica. Foto Ufficio Stampa Parco Sommerso Gaiola.

Il nuovo sistema di prenotazione permettere una miglior fruibilità dell'area per tutti i cittadini, consentendo un massimo di due prenotazioni a settimana da parte dello stesso individuo ed evitando le prenotazioni fantasma. Inoltre, la prenotazione potrà essere effettuata esclusivamente da cittadini maggiorenni, contando i minorenni nel numero delle prenotazioni e non permettendone l'accesso non accompagnati.

"Il nuovo sistema di prenotazione,- dichiara Assessore alle Pari Opportunità con Delega al mare, Francesca Menna - che verrà anche sperimentato sulla spiaggia delle Monache, garantirà ancor più un accesso plurale e democratico ai cittadini all'insegna della sostenibilità ambientale in un luogo unico della nostra Città".

Area Marina Protetta. Foto Guido Villani.

Write your Era

“Homo faber ipsius fortunae”: Air Daryal e la mostra "Write your Era"

Appena conclusa l’ultima retrospettiva di Air Daryal, l’artista nata sul Lago d’Iseo, dal profetico titolo “Write your Era”

aryal

Letteralmente “scrivere la propria era”, tracciare il percorso, essere artefici del proprio destino. Nella mostra appena conclusasi a Palazzolo sull’Oglio (BS), nell’Opificio Piccitto, le 19 tele di Air Daryal inducono i visitatori a profonde riflessioni.

La sua è un’arte che riesce a proiettare chi l’ammira fuori dal tempo e dallo spazio, verso dimensioni altre e parallele. Il titolo assume ancora più importanza visto il periodo che stiamo vivendo, in cui le nostre modalità di interazione, la quotidianità tutta è stata messa in discussione dalla pandemia. Per certi versi l’intera umanità è ripartita da zero, costruendosi passo dopo passo nuove basi dell’esistenza.

Air Daryal
Allenza, olio su tela, 150x150

 

Oltre alla particolarità dei soggetti e alla predilizione per il grande formato un’altra componente fondamentale dell’espressività artistica di Air Daryal sono le cromie. I grigi, gli azzurri, i bianchi creano una particolare atmosfera in cui lo spettatore riesce completamente ad immergersi.

L’utilizzo delle risorse del pianeta, la globalizzazione, il rapporto con la natura nostra “madre” sono temi importantissimi per l’artista.tra

Air Daryal
Still, olio su tela, 150x150

 

Diplomatasi al Liceo Artistico di Bergamo e laureata all’Accademia di Belle Arti di Brera, Air Daryal ha completato la sua formazione con un corso di restauro a Cremona e un approfondimento su arte terapia e arte sensoriale a Milano. Le sue opere sono già entrate a far parte di importanti collezioni private ed istituzionali.

Prima di “Write your Era” - che è stata visitabile su appuntamento fino a Sabato 15 Maggio, nello spazio restaurato dall’Arch. Vincenzo Piccitto - Air Daryal era stata protagonista di altre importanti esposizioni. “The Shining Hardness”, a cura di Angelo Crespi al M.A.C. di Milano, in collaborazione con la Fondazione Maimeri, e “The White Shadows”, curata da Luca Beatrice.

Dopo aver vinto la Biennale della Creatività nel 2016, la carriera dell’artista è stata costellata di importanti traguardi. Nel 2019 alcune sue opere sono state inserite nella pellicola “The Burnt Orange Heresy” di Giuseppe Capotondi, presentata fuori concorso alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Protagonista del film era la star del rock Mick Jagger.

La mostra di Palazzolo sull’Oglio è stata organizzata dalla galleria d’arte bresciana Univocal Art Gallery ed ha visto coinvolte la municipalità della cittadina, lo Studio Piccitto e la piattaforma online Artsail.

Per l’occasione è stato inoltre prodotto un catalogo con un approfondito testo della storica dell’arte Patrizia Giovannini.aryal

Air Daryal
Ties, olio su tela, 150x150

 

Conclusasi “Write your Era”, sono numerosi i progetti che vedranno protagonista Air Daryal. In primis la partecipazione a mostre mercato con stand totalmente dedicati alla sua arte. Un ottimo auspicio per tutto il sistema culturale che giustamente freme per ripartire: le fiere sono insostituibili tessere del mosaico dell’arte. Speriamo dunque che nel 2021 si possa di nuovo visitarle in presenza.

Air Daryal
Write your Era, olio e tecnica mista su tela, 160x145

 

La mostra Write your Era, restrospettiva di Air Daryal, è stata curata da Elisabetta Roncati.


XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico BMTA

Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico: a Paestum la XXIII edizione

Da giovedì 25 a domenica 28 novembre 2021 a Paestum la XXIII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico.

XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico BMTA

La BMTA si presenta come evento unico nel suo genere, il più grande salone espositivo al mondo dedicato al patrimonio archeologico in cui operatori del settore e pubblico appassionato approfondiscono temi legati al mondo della cultura, dell'archeologia e del turismo.

XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico BMTA
Tempio di Nettuno e Tempio di Hera a Paestum

Da anni il format di successo può vantare prestigiose collaborazioni di organismi internazionali come UNESCO e UNWTO oltre ad un numero che supera i 100 espositori di cui 20 paesi esteri, circa 70 conferenze e incontri, 300 relatori , 100 operatori dell'offerta e più di 100 giornalisti accreditati all'evento.

 

XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico BMTA
Tempio di Cerere a Paestum

Punti forti e attesi per la XXIII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico sono gli Incontri con i Protagonisti, con i più noti divulgatori culturali, archeologi, direttori di Musei, accademici, giornalisti. Dal 2015 si è aggiunto inoltre l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, il Premio alle scoperte, unico al mondo e intitolato all’archeologo simbolo di Palmira trucidato dall’Isis e dal 2021 il Premio “Sebastiano Tusa” alla scoperta archeologica subacquea o alla carriera, alla migliore mostra per la valenza scientifica internazionale, al progetto più innovativo a cura di Musei e Parchi, al miglior contributo giornalistico in termini di divulgazione.

Numerose le sezioni speciali: ArcheoExperience, Laboratori di Archeologia Sperimentale per la divulgazione delle tecniche utilizzate dall’uomo nel realizzare i manufatti di uso quotidiano; ArcheoIncoming, Spazio espositivo e workshop con i tour operator che promuovono le destinazioni italiane per l’incoming del turismo archeologico; ArcheoIncontri, Conferenze stampa e presentazioni di progetti culturali e di sviluppo territoriale; ArcheoLavoro, Area espositiva dedicata alle Università, presentazione dell’offerta formativa e delle figure professionali per l’orientamento post diploma e post laurea; ArcheoStartUp, Presentazione di nuove imprese culturali e progetti innovativi nel turismo culturale e nella valorizzazione dei beni archeologici in collaborazione con l’Associazione Startup Turismo; ArcheoVirtual, Mostra e Workshop internazionali di realtà virtuale e robotica in collaborazione con ISPC Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR.

Per ulteriori informazioni: www.bmta.it

XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico BMTA

 

XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico BMTA
Area archeologica di Paestum

Per le foto si ringrazia la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico.


autografi

Di proprio pugno: scrittori, scriventi e autografi

SCRIPTA MANENT VIII

Di proprio pugno:

scrittori, scriventi e autografi

Articolo a cura di Gianluca Colazzo e Mariano Rizzo

Le celebrazioni per il Dantedì costituiscono una ghiotta occasione per ricordare, se mai cene fosse bisogno, di quanto la Commedia dantesca sia tra i testi più rappresentativi della letteratura italiana: sin dagli inizi del secolo XIV essa ha conosciuto un successo straordinario e una diffusione senza precedenti; tuttavia di quest'opera non rimane alcun manoscritto autografo, e in generale non esistono documenti riconducibili alla mano del suo autore. Il fantomatico autografo di Dante è infatti croce e delizia per qualunque filologo: molti sono stati, nel corso degli anni, gli “avvistamenti” e i possibili ritrovamenti, tutti categoricamente smentiti poco dopo. A cosa è dovuta questa lacuna? E come mai, anche a settecento anni dalla morte di Dante, sarebbe così importante ricercare e possibilmente trovare un suo autografo? Per dare risposta a queste due domande è necessario comprendere appieno il valore degli autografi.

Dante, affresco (1499-1502) ad opera di Luca Signorelli, particolare tratto dalle Storie degli ultimi giorni, cappella di San Brizio, Duomo di Orvieto. Foto di Georges Jansoone (JoJan), CC BY-SA 3.0

Il rinvenimento di qualsiasi autografo è salutato dalla comunità scientifica come un evento eccezionale: dal punto di vista filologico, si presuppone che un testo vergato dalla mano del suo stesso autore sia il più vicino in assoluto alla sua concezione originale; paleografi e grafologi possono inoltre trarre preziose conclusioni sul suo grado di alfabetizzazione e sulle sue capacità grafiche. Tuttavia un tale ritrovamento avviene molto raramente, specie se si tratta di autori vissuti in epoche molto lontane dalla nostra: più passa il tempo, più cresce la possibilità che il supporto grafico si deteriori o venga distrutto. La distanza cronologica, tuttavia, non è che una delle molte concause che portano alla perdita di un autografo; esiste inoltre la possibilità che l'autografo vero e proprio di un testo non sia mai esistito.

La trascrizione di un'opera è infatti una pratica relativamente recente rispetto alla letteratura stessa; molte opere sono state tramandate oralmente per secoli, finendo poi trascritte solo quando il loro autore era morto da un pezzo; in altri casi chi ha concepito l'opera non possedeva le capacità per scriverla, e ha dovuto dunque dettarla. Bisogna pertanto operare una netta distinzione tra scrittore e scrivente: col primo termine si indica la persona che idea un'opera e ne detiene la proprietà intellettuale; col secondo chi invece possiede le competenze tecniche necessarie a trascriverla. Sebbene nella maggior parte dei casi questi due termini possano essere sovrapposti, non sono rari i casi in cui si tratta di due (o più) persone differenti.

Il più antico (forse): il Papiro di Cornelio Gallo

Per i motivi sopra esposti, è praticamente impossibile verificare se, tra tutti i manoscritti risalenti all'epoca classica a noi pervenuti, almeno uno sia stato scritto di proprio pugno dall'autore del testo ivi contenuto. Esiste tuttavia un clamoroso caso che potrebbe rappresentare un unicum in tal senso: il cosiddetto Papiro di Cornelio Gallo.

Qasr Ibrim (2008). Foto Flickr di rivertay, CC BY 2.0

Si tratta di un unico foglio di papiro ritrovato nel 1978 nella città egiziana di Qasr Ibrim, nel contesto di un'antica discarica rivelatasi un preziosissimo giacimento archeologico. Il papiro, strappato in quattro parti ma perfettamente ricomponibile, contiene pochi versi elegiaci attribuiti a Gaio Cornelio Gallo, poeta romano vissuto nel secolo I a.C. facente parte del circolo virgiliano. Gallo, che apparteneva all'ordine equestre, viene spesso citato nelle opere di altri autori; tuttavia della sua produzione non ci rimangono che esigui frammenti: caduto in disgrazia presso Ottaviano Augusto, egli subì la damnatio memoriae, comprendente la distruzione di tutti i suoi testi.

All'epoca della sua scoperta il papiro eponimo sollevò contemporaneamente entusiasmo e scetticismo: da un lato c'era chi lo considerava un palese falso; dall'altro chi in esso vedeva, se non un vero autografo, quantomeno un esemplare scritto per volontà e secondo le direttive dello stesso Gallo (idiografo). Queste ipotesi non erano certo prive di riscontro: prima della sua caduta, Gallo era stato denominato prefetto di Alessandria d'Egitto, ed era stato il promotore della costruzione del forte di Primis attorno a cui si sarebbe poi sviluppata l'attuale Qasr Ibrim. Il papiro stesso sembra ricondurre alla sua vicenda: le poche righe che esso riporta si aprono con un'invocazione a Ottaviano, che sa tanto di captatio benevolentiae; perfino il fatto che il foglio fosse strappato sembra rimandare al preciso intento di distruggere i suoi scritti. Tra gli elementi a discredito di questa tesi c'era invece la scrittura adoperata per vergare i componimenti, una capitale elegante troppo ben formata per essere coeva a Gallo e comunque utilizzata esclusivamente in ambito librario, non nell'uso comune.

Questi diatriba è perdurata per quasi trent'anni, durante i quali il papiro è stato esposto nel museo archeologico di Alessandria d'Egitto e non è stato consentito farne oggetto di studio; solo nel 2003 è stata condotta un'indagine autoptica che ha stabilito fuori da ogni dubbio l'autenticità dei materiali e la loro datazione all'epoca di Gallo; i paleografi hanno inoltre verificato che all'interno del testo ci sono alcuni errori e incertezze che dimostrerebbero il carattere privato del papiro. Già un decennio prima Guglielmo Cavallo aveva inoltre dimostrato che la capitale elegante era sì una scrittura d'uso quasi esclusivamente librario, ma che essa era anche la scrittura prediletta per l'insegnamento scolastico avanzato, appannaggio degli esponenti dell'aristocrazia di cui lo stesso Gallo faceva parte.

Non potremo mai sapere se il Papiro di Cornelio Gallo sia effettivamente un suo autografo; in ogni caso esso rimane un'importante testimonianza della sua produzione poetica andata in gran parte perduta e ci fornisce l'opportunità di riconsiderare alcuni aspetti della vita dell'autore: esattamente ciò che accade con un autografo conclamato.

Scrittori e scriventi nel Medioevo

Risalgono al VI secolo d.C. i più antichi autografi quasi certamente autentici, appartenenti a Cassiodoro di Vivarium; siamo inoltre in possesso di alcuni documenti del secolo IX controfirmati da Carlo Magno, anche se l'autografia è stata messa in discussione e non è ben chiaro se l'imperatore fosse davvero in grado di scrivere o se vergasse il suo monogramma per mezzo di un normografo. Le testimonianze autografe più numerose e attendibili datano invece a un periodo compreso tra '200 e '300.

Questa precisazione sembrerebbe quasi pleonastica, in quanto nell'ideale comune la letteratura altomedievale viene ritenuta scarsa o addirittura nulla; in realtà abbiamo notizia di una fiorente produzione di testi, quasi tutti riconducibili agli ambienti monacali: è a questo periodo che vanno ascritti i grandi autori delle historiae barbariche, come Paolo Diacono, Beda il Venerabile e Eginardo; tra VI e X secolo furono scritte poi le importantissime opere di Egeria Pellegrina, Rosvita di Gandersheim e Letaldo di Micy, di carattere agiografico e pedagogico. La tradizione di queste opere è molto complessa ed esse ci sono pervenute esclusivamente per mezzo di copie più tarde, così come le notizie sui loro autori, dei quali non ci rimane alcun autografo a parte sporadiche eccezioni: un manoscritto della Historia Francorum di Rodolfo il Glabro, conservato nella Bibliothéque Nationale di Parigi (Paris. Lat. 10912) è considerato parzialmente autografo.

Al momento mancano studi autorevoli che spieghino questa mancanza, ma possono essere fatte delle ipotesi: nell'Alto Medioevo la produzione libraria era circoscritta agli scriptoria monastici, tutt'al più ai rarissimi centri scrittori laici cittadini; nell'uno e nell'altro caso la realizzazione dei manoscritti avveniva per copia o per dettatura, ed entrambe le modalità richiedevano un antigrafo, un esemplare del testo ben leggibile e comprensibile. Va da sé che la minuta prodotta dall'autore fosse poco indicata ad essere usata come antigrafo, poiché trascritta con una grafia d'uso comune e difficilmente leggibile: occorre ricordare che la competenza grafica dei copisti spesso si riduceva alla sola scrittura libraria, e non sempre essi sapevano comprendere quelle d'uso privato. Tra i secoli XII e XIII si verificarono tuttavia due fenomeni che giustificano l'incremento delle testimonianze autografe: la proliferazione dei Santi scriventi e la ripresa degli studi universitari.

Benedizione a frate Leone, autografa. Foto di Ricardo André Frantz, CC BY 3.0

Nel 1200 le vicende di Francesco d'Assisi e Domenico di Guzman sancirono una profonda trasformazione nel monachesimo: i frati abbandonano la clausura per diventare predicatori, e ciò comporta la fioritura di testi teologici volta a rendere la dottrina più facilmente assimilabile. I santi fondatori e i loro successori si trovano così a essere scrittori dei nuovi testi; in alcuni casi essi sono anche scriventi e ci sono pervenuti alcuni documenti scritti di loro pugno. Di San Francesco rimangono tre scritti autografi conservati tra Assisi e Spoleto, la cui veridicità è tuttavia messa in discussione poiché essi sono vergati con una grafia libraria fin troppo sicura, a differenza del taccuino d'appunti di Tommaso d'Aquino conservato nella Biblioteca Nazionale di Napoli: in questo caso si riscontra una scrittura corsiva e incerta, di difficile interpretazione, del tutto rispondente alla necessità di una scrittura estemporanea.

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Plut. Florentinus 34: Codice manoscritto (sec. X/XI) di origine francese con scolii autografi del Petrarca. Foto di Mariano Rizzo

In contemporanea a queste vicende, la nascita delle università comportò un massiccio rifiorire degli studi e la possibilità per i letterati di entrare in possesso non solo di una gran quantità di sapere, ma anche delle competenze grafiche necessarie a trascrivere le loro opere. Siamo infatti in possesso di una straordinaria quantità di autografi di Francesco Petrarca, sia in forma di sue opere (esiste un manoscritto del Canzoniere quasi interamente vergato da lui) sia di glosse sui libri da lui studiati.

Il Decameron di Giovanni Boccaccio, codice Hamilton 90, 47v, immagine Staatsbibliothek zu Berlin, in pubblico dominio

Singolare è poi il caso di Giovanni Boccaccio: l'autore del Decameron era infatti un valido amanuense, regolarmente stipendiato per la copiatura di codici manoscritti. Ci è pervenuta una trentina di codici interamente trascritti dalla sua mano, e altrettanti parzialmente autografi, da lui solo glossati o di dubbia paternità. Questi testi sono importantissimi, poiché si ritiene che alcuni di essi siano stati realizzati dal Boccaccio... per sé stesso: è il caso di alcuni codici contenenti le opere del Petrarca o di Dante (è proprio Boccaccio a definire “divina” la Commedia) e perfino le sue stesse opere, trascritte non con la grafia corsiva degli appunti ma con una scrittura libraria definita e leggibile, come se l'autore volesse tenere per sé una bella edizione dei suoi stessi testi.

L'età moderna

Dal secolo XVI in poi la figura dell'intellettuale subisce profonde trasformazioni che riflettono in pieno i cambiamenti socioculturali, politici e tecnologici dell'Età Moderna: la maggior alfabetizzazione comporta genesi di una letteratura rivolta a un pubblico sempre più vasto, circostanza favorita dall'invenzione della stampa. Già sul finire del '400, inoltre, la necessità di far comunicare territori molto lontani tra loro ma pertinenti a uno stesso regno aveva fatto sì che i servizi postali divenissero più efficienti: la corrispondenza diventa insomma il mezzo di comunicazione prediletto.

Diventa pertanto necessaria, per un autore, la capacità di scrivere da sé le minute da mandare in stampa o le lettere per tenersi in contatto con editori e committenti; in altre parole, diventa imprescindibile che lo scrittore sia anche scrivente.

Questa progressiva evoluzione dell'intellettuale cinquecentesco è perfettamente testimoniata dalle missive autografe di Ludovico Ariosto, esposte presso la sua abitazione a Ferrara, e da un manoscritto della Gerusalemme Conquistata scritta di proprio pugno da Torquato Tasso, conservata nella Biblioteca Nazionale di Napoli: esemplari diversi tra loro per tipologia e finalità, ma accomunati dall'evidente sforzo di entrambi gli autori di scrivere in maniera chiara e comprensibile allo scopo di essere compresi dai loro referenti.

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Manoscritto autografo di Giacomo Leopardi contenente una prima stesura della lirica A Silvia (Biblioteca Nazionale di Napoli). Foto di Mariano Rizzo

Questi cambiamenti culmineranno con l'Illuminismo; dal Settecento in poi la letteratura non sarà più soggetta a committenza. Da questo momento in poi, l'autografo assumerà via via un carattere quasi esclusivamente privato, a uso e consumo dell'autore: lo vediamo, tra l'altro, in alcuni appunti di Giacomo Leopardi, conservati anch'essi presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, contenenti una prima versione della sua A Silvia. In casi come questo, gli autografi sono essenziali per risalire alle intenzioni originarie dell'autore e analizzare a ritroso il processo evolutivo del testo.

L'autografo di Dante: realtà o utopia?

Dopo questo rapido excursus nella storia degli autografi si può tornare alle domande poste in apertura d'articolo, dove ci si chiedeva perché mancano autografi di Dante e se sarà mai possibile trovarne.

Abbiamo potuto vedere che gli autografi più antichi risalgono a un secolo prima della sua epoca, e che anzi possediamo numerosi esemplari di autori a lui coevi; dando per scontato che, oltre a scrittore, egli fosse anche scrivente, in via teorica un suo autografo potrebbe dunque esistere. Tuttavia abbiamo anche constatato come le vicende personali e le contingenze storiche influiscano pesantemente sulla conservazione degli autografi: come Cornelio Gallo, Dante subì una feroce damnatio memoriae che cominciò addirittura quando lui era ancora in vita; è dunque possibile che una gran parte dei suoi autografi sia andata distrutta già all'epoca. Questa istanza sarebbe confermata dal fatto che nessuna fonte diretta o indiretta parli di manoscritti autografi delle opere letterarie di Dante; le uniche tracce sarebbero i famosi “tredici canti del Paradiso” rinvenuti da Jacopo Alighieri dopo la morte del padre e alcune lettere entrate in possesso di alcuni studiosi rinascimentali e umanisti (tra cui Boccaccio), che le studiarono e copiarono: eppure anch'esse sono andate perdute.

Tutto lascerebbe intendere che il sogno di trovare un autografo di Dante sia un'inutile utopia; eppure non è detto che ciò non si verifichi mai. Gli studi danteschi non sono mai cessati, né hanno mai conosciuto periodi di stasi: il Dantedì può essere di certo un punto di partenza (o ripartenza) ideale per questa appassionante ricerca.

autografi autografo di Dante Alighieri
Dante Alighieri, Divina Commedia. Immagine disponibile presso la Biblioteca Europea di Informazione e Cultura e in partnership con la Fondazione BEIC in pubblico dominio
Bibliografia 
"Autografo" in Le Muse, De Agostini 1964

AA. VV., «Di mano propria». Gli autografi dei letterati italiani. Atti del Convegno internazionale di Forlì, 24-27 novembre 2008, Salerno Editrice 2010

BARTOLI LANGELI A., Gli autografi di frate Francesco e di frate Leone, Autographa Medii Aevi 5, Assisi 2000

BERTELLI S., CAPPI D. (a c.), Dentro l’officina di Giovanni Boccaccio. Studi sugli autografi in volgare e su Boccaccio dantista (in Studi e Testi n°486), Biblioteca Apostolica Vaticana 2014

CAPASSO M., Il ritorno di Cornelio Gallo. Il papiro di Qasr Ibrim venticinque anni dopo, Graus 2003

GAGLIARDI P., Rassegna bibliografica sul Papiro di Cornelio Gallo (2004-2012), UniSalento 2013

"A Silvia (1828), Biblioteca digitale della Biblioteca Nazionale di Napoli, http://digitale.bnnonline.it/index.php?it/148/a-silvia-1828


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#Dante700, a Perugia un omaggio al Sommo Poeta attraverso le parole di Boccaccio

#Dante700, a Perugia un omaggio al Sommo Poeta attraverso le parole di Boccaccio - Esposizioni sopra la Comedìa in Galleria - Iniziative della Galleria Nazione dell’Umbria

#Dante700 Perugia Dante Alighieri Boccaccio link
#Dante700: a Perugia un omaggio a Dante Alighieri attraverso le parole di Giovanni Boccaccio

«Né dolcezza di figlio, né la pieta del vecchio padre, né 'l debito amore lo qual dovea Penelopé far lieta, vincer potero dentro di me l'ardore, ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto, e de li vizi umani e del valore» (Divina Commedia, Inferno, versi 97-99 del Canto XXVI). Il grande letterato d’Italia e poeta della natura umana, a distanza di secoli non termina mai di stupire i suoi lettori. Così, a settecento anni dalla morte di Dante Alighieri (1265 – 1321) e dal termine della composizione della sua opera più celebre (1304 – 1321), sorgono copiosi i progetti che ne celebrano l’anniversario, molti dei quali anche solo virtuali per condividere informazioni e citazioni con tutti nonostante gli attuali limiti vigenti.

In tale occasione la Galleria Nazionale dell’Umbria, sita a Perugia, ha organizzato un ciclo di conferenze in streaming che descriverà Dante da più prospettive, talune insolite e singolari, cui è possibile partecipare collegandosi alla pagina Facebook del museo. Venerdì 5 marzo 2021 si è svolto “Trattar del Trattatello. Dante raccontato da Giovanni Boccaccio”, il primo di un intero mese di rassegne riservate al Sommo Poeta, la cui vita viene descritta attraverso le parole di colui che per primo ne ha parlato e l’ha apprezzato.

Fino agli anni Trenta del Trecento la Comedìa era diffusa attraverso dei Codici e manoscritti indirizzati ai nuovi ricchi, coloro che adesso definiremmo “borghesi”, che non conoscevano il latino e potevano fruire del poema proprio poiché scritto in volgare. Una scelta innovativa e generalmente mal vista, infatti sarà Boccaccio in persona a tentar di convincere Petrarca della bontà dell’uso del volgare. Il suo Trattatello in laude di Dante è una biografia, o per meglio dire “story-telling”, che riesce a creare un mito e dimostrare la sua grande ammirazione verso Alighieri. Boccaccio ne descrive il carattere irascibile, narra la storia della sua famiglia e gli dedica letture pubbliche, inserendo la sua figura sia all’interno della tradizione epica, che nella tradizione celebrativa latina attraverso Virgilio, ed anche nella nuova tradizione italica. Questo il sunto della prima conferenza riservatogli.

 

#Dante700 Perugia Dante Alighieri Boccaccio link
#Dante700: a Perugia un omaggio a Dante Alighieri attraverso le parole di Giovanni Boccaccio

A questo convegno del 5 marzo, con la presentazione di Ilaria Batassa, funzionario deputato alla promozione e alla comunicazione della Galleria che descrive Dante come «un classico a tutti gli effetti pur non scrivendo in lingua latina», faranno seguito le conferenze di venerdì 12 e 19 marzo. Ambedue previste alle ore 17:00, saranno tenute da Maurizio Tarantino e Claudio Ferracci, rispettivamente dirigente del Settore Cultura del Comune di Ravenna e direttore della Biblioteca delle Nuvole di Perugia: la prima conferenza riguarderà “La lingua di Dante tra popolarità e tradizione”, mentre la seconda si intitola “Gulp! C’è Dante in Galleria”.

Giovedì 25 marzo sarà il #Dantedì, giorno in cui alle ore 17,00 verrà letta e commentata la prima delle “Esposizioni sopra la Comedia” composta dal già menzionato Giovanni Boccaccio. Infine, dal 26 al 28 marzo vi sarà una mostra virtuale effettuata da Magister Art e curata da Ilaria Batassa: l’esposizione sarà disponibile sulla pagina Facebook e sull'account Instagram della Galleria Nazionale dell’Umbria, consentendo a tutti gli utenti interessati di poter assistere al di là dei vincoli di spostamento regionale.

Inoltre, per ben ventotto giorni i social della Galleria saranno sommersi dalla condivisione quotidiana
di una combinazione di citazioni, figure e canzoni riguardanti l’illustre Commedia, o ad essa attinenti,
per congiungere così il passato con il futuro.

«Se non che la mia mente fu percossa da un fulgore in che sua voglia venne. A l'alta fantasia qui
mancò possa; ma già volgeva il mio disio e 'l velle, sì come rota ch'igualmente è mossa, l'amor che
move il sole e l'altre stelle» (Divina Commedia, Paradiso, versi 140-145 del Canto XXXIII). Con
questi versi finali dell’opera mi aggrada terminare una brevissima esposizione dedicata a colui che
più di tutti ha esaltato l’amore per la conoscenza.

Per le immagini si ringrazia la Galleria Nazionale dell’Umbria.


eredità di cesare

L’eredità di Cesare: alla scoperta dei Fasti Capitolini con il videomapping

L’eredità di Cesare: alla scoperta dei Fasti Capitolini con il videomapping

E se un calendario potesse raccontare storie?

È quello che accade in questi mesi ai Musei Capitolini dove, grazie a L’eredità di Cesare e la conquista del tempo - progetto espositivo multimediale che si avvale del videomapping - i Fasti Capitolini si animano, mostrando le storie contenute nell’epigrafe.

L’eredità di Cesare e la conquista del tempo | Musei Capitolini
L’eredità di Cesare e la conquista del tempo | Musei Capitolini - Foto: Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

 

I Fasti Capitolini, calendari di età augustea incisi su marmo, furono ritrovati nel XVI sec. nel Foro Romano e dovevano far parte della decorazione di un arco in onore di Augusto del 20 a.C.

Esposti su progetto di Michelangelo, furono poi trasferiti nella Sala della Lupa al Palazzo dei Conservatori nel 1586, dove si trovano tutt’oggi, insieme a due iscrizioni dedicate a Marcantonio Colonna e Alessandro Farnese.

I Fasti Capitolini sono un importantissimo documento storico-epigrafico in cui, accanto ai nomi di consoli, tribuni militari, censori e magistri equitum, sono registrati i trionfi celebrati a Roma dalle origini al 19 a.C.

 

L'eredità di Cesare e la conquista del tempo | Musei Capitolini
L'eredità di Cesare e la conquista del tempo | Musei Capitolini - Foto: Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

 

Il progetto di valorizzazione multimediale vuole raccontare la storia di Roma narrata nei Fasti - dalla fondazione dell’Urbe (753 a.C.) all’inizio dell’età imperiale (31 a.C.) - coinvolgendo il pubblico attraverso il videomapping, una particolare forma di realtà aumentata (o meglio, realtà mista) dove un oggetto o ambiente fisico – in questo caso l’epigrafe contenente i Fasti – viene arricchito da immagini, filmati e suoni aggiuntivi.

Grazie al videomapping e al commento sonoro, personaggi come Romolo, Tarquinio il Superbo, Giulio Cesare e Augusto rivivono in uno spettacolo storicamente accurato ma di immediata comprensione per il grande pubblico.

Il progetto espositivo è concepito come ideale raccordo tra “La Roma dei Re”, seconda parte del ciclo “Il racconto dell’archeologia” tenutasi ai Musei Capitolini nel 2018-2019, e introduzione alla futura mostra “La Roma della Repubblica”, in programma ai Musei Capitolini durante il 2021.

 

L’eredità di Cesare e la conquista del tempo | Musei Capitolini
L’eredità di Cesare e la conquista del tempo | Musei Capitolini - Foto: Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

 

L’eredità di Cesare e la conquista del tempo è visibile presso il Palazzo dei Conservatori - Sala della Lupa e dei Fasti antichi dei Musei Capitolini fino al 31 Dicembre 2021, dal Lunedì al Venerdì, dalle 09:30 alle 19:30.

L’iniziativa, promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è ideata e curata dalla Direzione Musei archeologici e storico-artistici. Organizzazione a cura di Zètema Progetto Cultura.

L'eredità di Cesare e la conquista del tempo | Musei Capitolini
L'eredità di Cesare e la conquista del tempo | Musei Capitolini - Foto: Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

Torna fruibile il Mausoleo di Augusto. Visite da marzo 2021

Dopo 14 anni torna fruibile il Mausoleo di Augusto, il più grande sepolcro circolare del mondo antico. Dal 21 dicembre sarà possibile prenotare online le visite che porteranno da marzo alla riappropriazione di uno dei più importanti monumenti di Roma.

Il Mausoleo di Augusto è stato chiuso al pubblico già nel 2007 per consentire indagini archeologiche preliminari alla realizzazione del grande intervento di recupero e restauro eseguito da Roma Capitale.

Mausoleo di Augusto. Veduta della facciata del Mausoleo di Augusto al termine dei lavori di restauro.
Dopo più di ottanta anni dall’isolamento del monumento si distinguono di nuovo i colori delle murature e le tecniche costruttive antiche, con le integrazioni realizzate negli anni ’30 dello scorso secolo.

A pochi giorni dal Natale facciamo un regalo ai romani e ai cittadini di tutto il mondo. Dal prossimo primo marzo sarà riaperto al pubblico il Mausoleo di Augusto, un capolavoro dell’antica Roma, un tesoro di inestimabile valore che rinasce in tutto il suo splendore. Abbiamo pensato a un’iniziativa speciale: potrà essere visitato gratuitamente da tutti fino al 21 aprile, giorno in cui si celebra il “Natale” di Roma, e per farlo sarà possibile prenotare la visita online da lunedì. Per i residenti a Roma l’ingresso resterà gratuito per tutto il 2021. Torneremo a scoprire uno dei patrimoni storici dell’umanità. Un obiettivo raggiunto grazie a un proficuo lavoro di squadra, soprattutto, grazie al sostegno e all’atto di mecenatismo della Fondazione Tim. Una testimonianza significativa dell’efficacia e della lungimiranza della collaborazione tra pubblico e privato. Nel caso specifico una grande azienda italiana che ha investito nella cura e valorizzazione dell’immenso patrimonio architettonico, archeologico e storico della nostra città. Una ricchezza che dobbiamo proiettare nel futuro, preservare e tutelare”, dichiara la Sindaca di Roma Virginia Raggi.

Mausoleo di Augusto, 1963, Roma, Museo di Roma, Archivio Fotografico
La foto, scatta a pochi anni dall’ultimazione dei lavori di sistemazione dell’area di Piazza Augusto Imperatore (1952), mostra la scalea principale che conduce all’ingresso (Dromos) del Mausoleo. Nella parte antistante il Dromos è visibile parte della pavimentazione antica, in lastre marmoree, risalente all’incirca al I secolo d.C. Sulla sinistra si scorge la teca monumentale progettata da Vittorio Morpurgo contenente l’Ara Pacis. Dall’immagine è possibile notare la posizione infossata del Mausoleo (circa sette metri) rispetto il livello stradale della città.

Il Mausoleo fu iniziato per volere di Ottaviano nel 28 a.C., al suo ritorno da Alessandria dopo la fine dell’epocale battaglia di Azio tra Marco Antonio e Cleopatra con la conseguente conquista dell’Egitto e riduzione a provincia.

Nel Campo Marzio, in una Roma che accresceva il suo prestigio con vittorie e monumenti, il futuro princeps Augusto aveva dato via alla costruzione di una tomba monumentale per sé e per la sua famiglia, in pratica, seguendo quel modello orientale da cui il sepolcro deriva e che già il sovrano di Caria, Mausolo, si era fatto erigere ad Alicarnasso tra il 353 e il 350 a.C.

La gigantesca mole, che quasi uguagliava la vetta del vicino Pincio, era strategicamente collocata in prossimità della riva del Tevere, in modo da essere visibile da gran parte della città.

Il primo ad esservi sepolto fu Marcello, morto nel 23 a.C. e primo erede designato da Augusto per la sua successione. Seguirono Agrippa, il fedele generale e secondo genero che aveva spostato Giulia, la figlia di primo letto di Augusto, i suoi figli, Lucio e Caio Cesari e infine lo stesso imperatore morto nel 14 d.C. seguito da Druso minore, Livia, Tiberio e Claudio. Nerone, come già in precedenza Giulia Maggiore figlia di Augusto e mandata in esilio dal padre nell’isola di Ventotene, rimase escluso dalla tomba dinastica.

Iscrizione funeraria di Marcello e Ottavia (da Panciera 1994)
Per più di un secolo il Mausoleo conservò la funzione di sepolcro della famiglia imperiale, come è documentato dalle fonti letterarie e soprattutto dalla rilevante serie di iscrizioni, riportate alla luce in varie epoche all’interno o nelle immediate vicinanze del monumento. Purtroppo nulla si è conservato dell’iscrizione più importante, le Res gestae Divi Augusti, scolpita su tavole bronzee collocate in prossimità dell’ingresso.

Per più di un secolo, il Mausoleo di Augusto conservò la funzione di sepolcro monumentale della famiglia imperiale mentre per l’età tardo antica non si hanno più notizie del monumento, che è di nuovo ricordato a partire dal X secolo.

Nel XIII secolo sulle poderose vestigia del Mausoleo fu edificato, dai Colonna, un fortilizio che fu distrutto nel 1241. Nei secoli successivi fu attuata una sistematica opera di spoliazione del monumento: i marmi furono ridotti in calce e utilizzati come materiali da costruzione o ancora destinati agli usi più vari.

Dal 1802 il sepolcro, ormai noto come anfiteatro Correa, passò tra i beni di proprietà della Camera Apostolica che lo diede in affitto a più riprese come edificio per spettacoli.

Nel 1826 fu innalzato, su progetto di Giuseppe Valadier a copertura dell’arena, un velario su sostegni lignei, sostituito in seguito da un’istallazione più stabile con armatura in ferro. Nel 1873 la proprietà del Correa passò dalla Camera Apostolica al Demanio del Regno d’Italia; nel 1880 fu preso in affitto dal conte Telfner, che realizzò la copertura della struttura con una cupola in vetro; l’edificio fu dichiarato presto inagibile per mancanza di sufficienti vie d’uscita.

Nel 1907 il Correa passò dal Demanio dello Stato al Comune di Roma e fu trasformato in sala per concerti, denominata Auditorium Augusteo, subito dotato di nuovi accessi adeguati alle allora vigenti norme di sicurezza.

La serie dei concerti terminò il 13 maggio del 1936 quando iniziò il programma dello Stato fascista di demolizione della cupola e delle strutture sovrastanti per recuperare l’originario sepolcro imperiale. Gli scavi ebbero luogo in varie epoche ma soprattutto tra il 1936 e il 1938 quando il monumento venne liberato dopo secoli di condizioni pessime e saccheggi. In questa occasione fu anche demolito il quartiere circostante e fu creata la Piazza Augusto Imperatore.

Mausoleo di Augusto, la cupola è stata smontata ed è ancora visibile il piano della platea. Intorno le case sono state demolite e si notano i resti delle concamerazioni semicircolari, 1937, Roma, Aerofototeca Nazionale I.C.C.D., Fondo Aeronautica Militare.
La foto testimonia l’avanzato stato dei lavori di demolizione per l’isolamento del Mausoleo, previsti dal piano regolatore del 1931 e avviati nel 1934, e la trasformazione del tessuto urbanistico intorno a esso. Visibile il Monumento in parte liberato dalle moderne edificazioni, in cui è ancora possibile scorgere il piano della platea dell’Augusteo e parte delle concamerazioni semicircolari dell’anello esterno. La prospettiva aerea mostra Piazza Augusto Imperatore in piena ricostruzione, con le fondamenta dei nuovi palazzi già visibili insieme alle gru a lavoro. Riconoscibili la Chiesa dei Santi Carlo e Ambrogio al Corso (in basso a sinistra), la Chiesa di San Rocco e la Chiesa di San Girolamo dei Croati (in alto a sinistra). Non ancora liberato lo spazio su via di Ripetta in cui sarà collocata la teca di Vittorio Morpurgo contenente l’Ara Pacis.

Il Mausoleo di Augusto, monumento chiave nel passaggio dalla Roma repubblicana a quella imperiale, è l’esempio forse più eloquente del riuso, della reinterpretazione e della riscoperta delle vestigia antiche nella storia della città. Divenuto fortilizio durante il Medioevo, giardino all’italiana nel Rinascimento, arena per tori e bufale nell’età del Grand Tour, auditorium nei primi decenni del Novecento, fu recuperato in chiave politica nel Ventennio. Per tutte queste fasi l’attuale restauro, con gli studi che lo hanno accompagnato, ha fornito nuovi, importanti elementi di conoscenza”, afferma la Sovrintendente Capitolina Maria Vittoria Marini Clarelli.

Grazie agli interventi di restauro del Mausoleo di Augusto realizzati finora, con la sistemazione di numerose concamerazioni interne e l’avvio dell’allestimento del percorso museale, è possibile anticipare a marzo 2021 la fruizione del monumento rispetto ai termini previsti per il completamento delle opere di musealizzazione. Anche con il cantiere in corso, il pubblico potrà quindi effettuare una visita dell’area centrale e accedere agli spazi in sicurezza.

I lavori, diretti dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, permetteranno di realizzare un itinerario museale completo che racconterà le varie fasi storiche del Mausoleo di Augusto, affiancato da un percorso privo di barriere architettoniche e accessibile a tutti, in concomitanza con i lavori di sistemazione di Piazza Augusto Imperatore, avviati a maggio 2020.

Le visite, della durata di circa 50 minuti, si svolgeranno dal martedì alla domenica dalle ore 9 alle ore 16 (ultimo ingresso alle 15). Saranno completamente gratuite per tutti dal 1° marzo al 21 aprile 2021 con prenotazione obbligatoria sul sito mausoleodiaugusto.it

Dal 22 aprile, e per tutto il 2021, l’accesso resterà sempre gratuito per i residenti a Roma.

A partire dal 21 aprile 2021 la visita al Mausoleo sarà arricchita con contenuti digitali, in realtà virtuale e aumentata, in collaborazione con la Fondazione TIM. I servizi museali saranno gestiti da Zètema Progetto Cultura.