La regina Nefertari prosegue il suo viaggio in Nord America e arriva a Kansas City

La regina Nefertari prosegue il suo viaggio in Nord America e arriva a Kansas City

Apre oggi "Queen Nefertari: eternal Egypt" al Nelson-Atkins Museum of Art, con 250 reperti del Museo Egizio.

Prosegue con una nuova tappa il tour nordamericano dei reperti del Museo Egizio, protagonisti della mostra itinerante "Regine del Nilo" che, reduce dal successo di Washington, approda oggi con un nuovo allestimento al Nelson-Atkins Museum of Art di Kansas City, dove potrà essere visitata dal pubblico statunitense fino al 29 marzo del 2020.

L'esposizione, che sta raccogliendo grande apprezzamento a livello internazionale, si presenta nella nuova sede col titolo "Queen Nefertari: eternal Egypt" proponendo un focus dedicato proprio alla regina moglie del faraone Ramesse II (1279 - 1213 a. C.).  Un percorso espositivo che si snoda attraverso circa 250 reperti del Museo che comprendono, insieme a statue e oggetti di vita quotidiana, il corredo funerario e il coperchio del sarcofago di Nefertari, portati alla luce dalla Missione Archeologica Italiana guidata da Ernesto Schiaparelli e al lavoro nella Valle delle Regine tra il 1903 e il 1905.

Ma prima di approdare nelle sale espositive del Nelson-Atkins, alcuni di questi reperti hanno soggiornato alcuni giorni, nelle scorse settimane, in un altro edificio della cittadina del Missouri: il Saint Luke's Hospital, dove alcune indagini diagnostiche ne hanno certificato lo stato di conservazione ottimale.

L’esposizione racconterà inoltre ai visitatori la storia delle mogli dei faraoni durante il Nuovo Regno nel periodo che va dal 1500 al 1000 a.C., quando regine come Ahmose Nefertari, Hatshepsut, Tiye, Nefertiti, e in particolare Nefertari, erano donne influenti che non ricoprivano soltanto il ruolo di mogli ma gestivano anche il palazzo del faraone esercitando un potere politico significativo.

 


“L’Egitto di Belzoni”: in mostra a Padova il "forzuto" agli albori dell'egittologia

Gli inizi dell'archeologia in generale e dell'egittologia in particolare, al di là della curiosità, a volte morbosa, che le rovine scatenarono nell'antichità e nel Medioevo, avvenne tra la fine del XVIII secolo e la prima metà del XIX secolo, essendo  da una serie di nomi che anche per "i non addetti ai lavori" sono già quasi familiari: Jean-François Champollion o Karl Richard Lepsius; altri sarebbero William Flinders Petrie, Bernardino Drovetti, Henry Salt, John Gardner Wilkinson, Amelia Edwards, Ippolito Rosellini… Però probabilmente il più importante di tutti fu Giovanni Battista Belzoni.

​Belzoni, nativo di Padova, allora facente parte alla Repubblica di Venezia, nacque nel 1778. Aveva non meno di tredici fratelli e, poiché suo padre era un barbiere modesto in perenne lotta per la sopravvivenza di una famiglia tanto numerosa, un adolescente Giovanni fu inviato a Roma, la città da cui proveniva la sua famiglia paterna (che era anche in migliori condizioni economiche), per guadagnarsi da vivere. Tuttavia, la sua idea era un'altra: aveva una profonda vocazione religiosa che lo spingeva a prendere in considerazione di entrare in un monastero. Pensate a come sarebbe avrebbe cambiato il suo futuro - e quello dell'egittologia - se avesse esaudito questo desiderio. Tuttavia, si verificò un evento imprevisto: nel 1798 le truppe francesi occuparono la città, revocarono l'autorità del Papa e proclamarono la Repubblica Romana; sembra che Belzoni avesse preso parte ad qualche intrigo e che, minacciato di essere imprigionato, decise di fuggire il più lontano possibile. ​
Ritratto di Giovanni Belzoni ad opera di Jan Adam Kruseman (1824)(Artdaily.com), conservato al Fitzwilliam Museum, pubblico dominio

Così, nel 1800 cercò di ricominciare daccapo e si trasferì nei Paesi Bassi, esercitando l'ufficio imparato da suo padre. Questa nuova vita non durò però non a lungo; dopo tutto, Napoleone aveva trasformato quel territorio nella Repubblica Batava e il pericolo di essere riconosciuto e detenuto era sempre presente, anche nel caso in cui fosse riuscito a passare inosservato (grazie al suo aspetto settentrionale e ai capelli rossi). Tre anni dopo si trasferì in Inghilterra. E fu in quel Paese che incontrò sua moglie, Sara Bane, l'artefice del totale cambiamento della vita del giovane Belzoni. Sara era uno spirito irrequieto e convinse il suo futuro marito - si sarebbero sposati nel 1813 - a unirsi a un circo itinerante con cui giravano il paese.​
Belzoni superava i due metri e aveva una costituzione robusta, che avrebbe fatto invidia ai migliori influencer e body builder di Instagram. Il suo contributo al mondo circense consisteva in dimostrazioni di forza - era il classico "forzuto" - finché non andò ad esibirsi all'Astley's Anphitheatre, un prestigioso circo permanente situato nel quartiere londinese di Lambeth. Lì si interessò ad altre sfaccettature di quel mondo, come la cosiddetta "fantasmagoria" (una sorta di spettacolo spaventoso, basato sulla proiezione di immagini terrificanti: scheletri, fantasmi, demoni...) con una lanterna magica. Il nostro connazionale si interessò così tanto a questa forma di proiezione che iniziò a studiare ingegneria meccanica - qualcosa che era già iniziato durante il suo soggiorno a Roma - progettando ingegnosità idrauliche che applicò anche nelle esibizioni circensi di Covent Garden. Tutto ciò gli sarebbe stato parecchio utile in futuro. ​
Nel 1812 lasciò l'Inghilterra per un tour europeo. Visitò la Spagna, l'Olanda, il Portogallo e Malta, non perdendo mai l'occasione (da bravo italiano) di vendere il progetto per una ruota panoramica totalmente idraulica che aveva concepito. Questo è esattamente ciò che gli ha permise di mettersi in contatto con un diplomatico egiziano, Ismael Gibraltar, interessato ad al progetto dato che il pascià d'Egitto, Mehmet Ali, stava perseguendo una politica di modernizzazione e voleva espandere le aree in crescita. Così Belzoni visitò per la prima volta il paese dei faraoni e, anche se l'esperienza non fu così soddisfacente come si aspettava - dato che alla fine il pascià respinse l'invenzione - lui decise di rimanere.​
Giovane Memnone Ramesse II
Il "Giovane Memnone", in realtà Ramesse II, statua in granito (1270 circa a. C.), conservata al British Museum. Foto di Nina Aldin Thune, CC BY-SA 3.0

Durante questo periodo progettò nuove cose ingegnose, questa volta destinate a facilitare il trasporto di grandi blocchi di pietra, poiché era consuetudine rimuoverli dagli antichi monumenti, per riutilizzarli in edifici moderni. Inoltre, attraverso lo storico svizzero Jacob Burckhardt, che era in visita in Egitto (e con il quale strinse amicizia) poté mettersi in contatto anche con Henry Salt, il console britannico. Costui gli assegnò una missione: andare a Tebe per prendere l'enorme busto di Ramses II (che all'epoca tutti chiamavamo Giovane Memnone per errore, ma questa è un'altra storia...) che decorava il tempio di quest'ultimo, il Ramesseum, e trasferirlo al British Museum, così come autorizzato da una firma (ordine) del pascià. La "statuetta" pesava sette tonnellate e Belzoni dovette attingere a tutte le sue conoscenze e trucchi circensi per poterla spostare; ci riuscí sollevandola per mezzo di leve e rulli, proprio come, molto probabilmente, era stato fatto nell'antico Egitto. Fu un duro lavoro che lo tenne occupato per diciassette lunghi giorni e con più di centotrenta uomini, finché raggiunse il fiume, dove imbarcarono il "piccolo" reperto.​
Il successo di questa impresa gli aprì la porte ad altre commissioni analoghe, quasi tutte dovendo superare difficoltà complesse. Ad esempio, un obelisco che stava trasportando in barca fino ad Alessandria si inabissò nelle acque del Nilo e dovette salvarlo costruendo una sorta di ponteggio acquatico.​
Giovanni Battista Belzoni
Giovanni Battista Belzoni, come da raffigurazione nel suo libro Narrative of the Operations and Recent Discoveries Within the Pyramids, Temples, Tombs and Excavations in Egypt and Nubia and of a Journey to the Coast of the Red Sea, in search of the ancient Berenice; and another to the Oasis of Jupiter Ammon, Londra, John Murray, 1820

Nel 1815 accompagnò William Beechey, il segretario di Salt, in un viaggio ad Abu Simbel per vedere come potevano scavare i templi scavati nella roccia, scoperti da Jacob Burckhardt un paio di anni prima. Questi ultimi erano coperti da migliaia di tonnellate di sabbia, che rendevano impossibile l'accesso al loro interno. Il nostro Belzoni dovette dimettersi, deluso, ma tornò nel 1817, accompagnato dalla moglie che colse l'occasione per lasciare testimonianze scritte della vita delle donne egiziane. Questa volta, con tanto sforzo e pazienza, Belzoni riuscì a rimuovere abbastanza sabbia da scoprire parzialmente l'ingresso, di modo da poter entrare in cerca di pezzi per collezionisti. Non trovò quasi nulla ed è per questo che i templi, sia quelli di Ramses II che di Nefertari, ricaddero nell'oblio per qualche altro anno. ​
Nello stesso anno, Belzoni scavò nella Valle dei Re, dove scoprì - tra le altre cose - le tombe dei faraoni Ay e Ramesse I, e dissoterrò tutti gli oggetti per venderli (sigh). So che adesso griderete tutti allo scandalo, ma questo atteggiamento non dovrebbe sorprendere, poiché in quella prima metà del XIX secolo l'archeologia era, fondamentalmente, una raccolta di pezzi e reperti per i collezionisti e lo spoglio era visto come normale per il bene della scienza che, naturalmente, aveva sede in Europa occidentale. Ecco perché Belzoni non esitò a portare via le cose senza il loro contesto e non esitò neanche a far saltare in aria i coperchi dei sarcofago (con la dinamite) in cerca di gioielli.​
Il nostro forzuto connazionale era una miscela tra l'avventuriero e il collezionista, ma fu anche grazie al suo lavoro che l'egittologia ha cominciato a prendere forma. ​
Dal momento che scoprì anche la tomba di Seti I (che fu battezzata la Tomba di Belzoni perché, non avendo ancora tradotto Champollion la scrittura geroglifica, non si sapeva a chi apparteneva), studiò i templi di File, di Edfu e di Elefantina, ed effettuò scavi in Karnak.​

Giovanni Battista Belzoni
La firma di Giovanni Battista Belzoni all'interno della piramide di Chefren. Foto di Jon Bodsworth (www.egyptarchive.co.uk), Copyrighted free use
Nel 1818, dopo un viaggio in Terra Santa (accompagnato dalla moglie Sara), dedicò la sua attenzione alle piramidi di Giza, convinto che - contrariamente alla visione dei suoi compagni - avrebbe trovato le cose di interesse proprio al loro interno. Divenne così il primo ad entrare in quella di Chefren (dove lasciò un'enorme iscrizione col carbone che diceva "Scoperta da G. Belzoni 2 mar. 1818"). Fu anche il primo a visitare El-Wahat el-Bahariya, un'oasi nel mezzo del deserto che Alessandro Magno avrebbe superato sulla strada per Siwa (in realtà, vi costruí solo un tempio lì), e nell'indagare le rovine del porto Berenice sul Mar Rosso (costruito da Tolomeo II). ​
A questo punto Belzoni e sua moglie erano stati in Egitto per sei anni e per un totale di ben venti anni fuori dall'Inghilterra: decisero così di farvi ritorno. Lo fecero nell'autunno del 1819 e - ça va sans dire - portandosi dietro il sarcofago di Seti I come bagaglio a mano.​

Giovanni Battista Belzoni
Giovanni Battista Belzoni è raffigurato in un medaglione a Palazzo della Ragione, opera di Rinaldo Rinaldi (1793-1873), foto di Colin Rose

 

Se tutto questo che avete letto e scoperto vi ha interessato, allora vi consiglio vivamente di fare un salto alla mostra “L’Egitto di Belzoni”, visitabile al Centro Culturale Altinate - San Gaetano di Padova fino al 28 Giugno 2020.​
La sua città natale gli rende omaggio con una una mostra che vuole raccontare una vita avventurosa e ricca di imprese. Il percorso espositivo alterna sistemi di visita tradizionali a momenti di grande impatto emotivo, grazie a tecnologie immersive, effetti multisensoriali ed enormi riproduzioni in scala reale. Gli ambienti storici, ricostruiti con la massima precisione, diventano spazi scenici che coinvolgono in spettacoli teatrali e in giochi d’acqua virtuali.​
Inoltre, da buon nerd quale sono, non posso che consigliarvi una lettura edita niente meno che da Sergio Bonelli Editore dal titolo "Il Grande Belzoni". Il talentuoso Walter Venturi ha ricreato magistralmente il mondo e la vita di Belzoni in forma di fumetto.​
Giovanni Battista Belzoni
Raffigurazione di Giovanni Battista Belzoni dal libro Viaggi in Egitto ed in Nubia, Tomo I, Livorno, 1827.

Dal 5 al 23 novembre il PapiroTour al Punto di servizio bibliotecario “I ragazzi e le ragazze di Utøya”

Da mercoledì 5 a sabato 23 novembre 2019 la mostra itinerante legata all’iniziativa “PapiroTour. L’antico Egitto in Biblioteca” farà tappa al Punto di servizio bibliotecario “I ragazzi e le ragazze di Utøya” (Via Zumaglia 39, Torino).

Promosso in collaborazione con le Biblioteche civiche torinesi, PapiroTour celebra il 150° anniversario dell’istituzione del Servizio Biblioteche. Con questo progetto inclusivo, il Museo Egizio intende rinforzare il legame con il territorio raggiungendo i quartieri più distanti dal centro, dove mese dopo mese è allestita nelle biblioteche un’area espositiva sul tema del papiro e della scrittura egizia e sono organizzate delle attività divulgative.

Dopo l’ultima tappa alla Biblioteca civica “Cesare Pavese”, l’allestimento approda nel quartiere Campidoglio. In parallelo alla mostra, inoltre, prosegue il calendario di appuntamenti gratuiti e aperti alla cittadinanza.

Libro dei Morti di Taysnakht figlia di Taymes_Cyperus papyrus. Epoca Tolemaica (332-30 a.C.). Tebe_Collezione Drovetti (1824)

In particolare, giovedì 7 novembre alle ore 17.00, alla Biblioteca civica Centrale (via della Cittadella, 5) si terrà l’incontro “Fiori e alberi sacri nell’antico Egitto: tra simbolismo e materialità” con Divina Centore, egittologa del Museo Egizio. Un incontro sul forte interesse, pratico e religioso, degli Egizi per la flora. Un aspetto che si manifesta in molte delle evidenze materiali che ci sono pervenute: fiori, ghirlande e alberi, che alla luce delle tradizioni sviluppate dalla civiltà egizia assumono importanti significati simbolici.

Nel mese di novembre sono inoltre previsti altri incontri aperti al pubblico. Mercoledì 20 novembre, alle ore 17.00, proprio all’interno del Punto di servizio bibliotecario “I ragazzi e le ragazze di Utøya” sarà ospitata una conferenza dedicata agli amuleti a cura di Federica Facchetti, curatrice del Museo Egizio: un appuntamento che sarà l’occasione per approfondire storia, varietà e utilizzi di questi reperti che, indossati sia in vita che dopo la morte, secondo la tradizione avevano il potere di allontanare o prevenire il male.

Due gli incontri dedicati ai più piccoli: mercoledì 6 novembre, alle ore 17, l’attività di lettura “Sulle sponde del Nilo: bambini nell’antico Egitto”, e mercoledì 13 novembre, allo stesso orario, il laboratorio “All’ombra delle piramidi”.

Grazie a PapiroTour, i cittadini possono dunque avvicinarsi alla civiltà faraonica, osservando all’interno della mostra itinerante una serie di pannelli divulgativi e una grande replica, lunga circa due metri, del Libro dei Morti di Taysnakht realizzata dai detenuti della Casa Circondariale Lorusso-Cutugno di Torino nell’ambito del progetto “Liberi di Imparare”.

Fino al 30 marzo 2020, 12 biblioteche cittadine ospiteranno a turno la mostra. Nel quadro della stessa iniziativa, inoltre, fino al 31 dicembre 2020 è riservata la gratuità di accesso al museo a tutti i possessori della tessera di una delle Biblioteche civiche cittadine*.

La rete delle Biblioteche civiche torinesi conta attualmente 16 sedi, oltre al Mausoleo della Bela Rosin, un Bibliobus itinerante, tre punti presso la Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” e l’Istituto Penale per i Minorenni “Ferrante Aporti”.

Ai servizi di prestito e alla biblioteca digitale, si aggiungono ogni mese incontri, gruppi di lettura e altre attività.

Il Museo Egizio custodisce a Torino una collezione di oltre 36.000 reperti, di cui 3.300 esposti nelle sale museali a cui si aggiungono oltre 11.000 reperti nei depositi visitabili.

La straordinaria raccolta di statue, papiri, sarcofagi e oggetti di vita quotidiana consente al visitatore un viaggio nel tempo attraverso più di 4.000 anni di storia, arte, archeologia, alla scoperta di una delle più affascinanti civiltà del passato.


Al Museo Egizio torna il Pharaoh’s Day: domenica 27 ottobre una giornata dedicata alle famiglie

Domenica 27 ottobre 2019 il Museo Egizio dedica per il secondo anno consecutivo una giornata ai bambini e alle loro famiglie, con un ricco programma di attività e tariffe speciali. Con il Pharaoh’s Day dalle 9:00 alle 18:30 (ultimo ingresso ore 17:30) le sale espositive ospiteranno infatti laboratori e attività, organizzate in collaborazione con la rivista per famiglie GG Giovani Genitori. Dal teatro delle ombre al trucca bimbi a tema egizio, dalle storie più affascinanti di principi e faraoni alle “cacce al reperto”, l’evento permetterà ai più piccoli di esplorare il Museo con i loro genitori e scoprire storie e curiosità sulla collezione e sull’antico Egitto.

Per l’ingresso al Museo nel corso della giornata sarà necessario acquistare il biglietto online sul sito www.museoegizio.it. Tutte le attività saranno incluse nel biglietto d’ingresso, e alcune saranno fruibili fino a esaurimento posti.

Il programma della giornata sarà particolarmente ricco: il giovanissimo pubblico potrà ascoltare storie e favole straordinarie accompagnate dal suono del sistro, antico strumento musicale, ma anche scoprire, grazie al laboratorio Personaggi egizi raccontano, storie e segreti di illustri personaggi storici, dal faraone Ramesse II allo scriba Butehamon, interpretati dagli attori della Casa del Teatro Ragazzi e Giovani. La sala del Tempio di Ellesija diventerà poi il palcoscenico per una performance di teatro delle ombre a cura dell’artista Bombetta, mentre l’attrice italo-tunisina Zahira Berrezouga, conosciuta ai più per aver interpretato il personaggio della Strega Varana della Melevisione, incanterà gli ascoltatori con uno spettacolo inedito, Il principe d’Egitto, che narra una storia d’amore e di magia.

L’artista Ale Puro, che ha realizzato la locandina dell’evento, sarà protagonista di Geroglifici street!, laboratorio di “street art” egizia, mentre gli esperti del libro Nativi Matematici porteranno i visitatori alla scoperta dei segreti geometrici delle piramidi.

Una visita fuori dall’ordinario tra storia e arte, dunque, anche con La musica racconta…il quartetto d’archi: “incursioni” nelle sale del Museo a cura dell’Unione Musicale, che coinvolgeranno i bambini in attività ludiche sul ritmo e il suono, e alla scoperta degli strumenti del quartetto d’archi. Spazio alla fantasia, poi, con palloncini e trucchi per i più piccoli, tutti rigorosamente ispirati all’antico Egitto.

I visitatori avranno infine la possibilità di scoprire i pezzi più importanti della collezione del Museo, ma anche curiosità e aneddoti, con Segui l’indizio…scopri l’Egizio: vere e proprie “cacce al reperto” pensate per i bambini, ma non solo, che li accompagneranno attraverso le sale esplorando alcuni temi particolarmente significativi, dai geroglifici ai colori dell’antico Egitto, dalle divinità a tutto il necessario per assicurarsi la vita eterna.

Per il Pharaoh’s Day sono previste tariffe speciali che comprendono l'ingresso al Museo e l’accesso a tutte le attività (escluse quelle dello Spazio ZeroSei):
- Biglietto Intero: € 10,00
- Biglietto Ridotto: € 5,00 (6-14 anni e possessori di Carta Abbonamento Musei e Torino + Piemonte Card)
- Biglietto Famiglia: € 20,00 (2 adulti + 2 bambini)
- Gratuito per bambini fino a 5 anni e  persone con invalidità certificata superiore al 74% (è obbligatorio esibire il certificato in biglietteria) + 1 accompagnatore

Il programma completo del Pharaoh’s Day, il dettaglio degli orari e le modalità di prenotazione sono consultabili sul sito del Museo: https://museoegizio.it/esplora/appuntamenti/pharaohs-day-27-ottobre-2019/. Per maggiori informazioni e per partecipare alla giornata è inoltre possibile contattare l’Ufficio prenotazioni: 0114406903 – info@museitorino.it.

In occasione del Pharaoh's Day anche lo Spazio ZeroSei osserverà orari e tariffe speciali. Sarà aperto dalle 9:30 alle 18:30 e, i costi per le attività (di due ore circa) sono:
- € 3,00 per un bambino
- € 5,00 per due bambini.

Le attività dello Spazio, che saranno rivolte in particolare ai bambini tra i 3 e i 6 anni, proporranno un percorso guidato alla scoperta di una cultura millenaria a partire da alcuni elementi caratterizzanti: il Nilo, grande fiume d’Egitto, fra pesca e semina, i colori ed il loro significato antico, gli animali nelle vesti di amuleti. Per i più piccoli e i loro genitori è inoltre disponibile un'area di accoglienza a libero accesso (è necessario esibire il biglietto del museo) con una comoda postazione per l'allattamento, un fasciatoio e libri a disposizione. Per maggiori informazioni: spazioegizio@xkeimpresasociale.it

Il Pharaoh’s Day è realizzato dal Museo Egizio e GG Giovani Genitori, con la partecipazione della Fondazione onlus Teatro Ragazzi e Giovani e il supporto di Baule Volante, Fior di Loto, Eataly, Centrale del Latte di Torino e Caseificio Longo.


Museo Egizio Torino

Il Museo Egizio si rinnova. Al via il cantiere per le sale che ne raccontano la storia

Nuovo restyling per il Museo Egizio di Torino. La prestigiosa istituzione torinese che nel 2024 festeggia i 200 anni di vita, ha deciso di riorganizzare le sale che raccontano proprio la storia del Museo e che accolgono il pubblico in avvio del percorso espositivo.

Le sale, già riqualificate nel 2015, saranno ora protagoniste di un ulteriore intervento che ne delineerà una nuova fisionomia, coerente con quella volontà di cambiamento e ricerca che nasce dalle quotidiane attività di studio del museo. Dal 7 ottobre e per due mesi di lavori circa, aprirà quindi il nuovo cantiere, durante il quale non saranno visibili al pubblico le sale via via interessate dagli interventi.

Museo Egizio di Torino

Gli interventi prevedono una riprogettazione degli spazi dedicati alla storia del Museo in un’ottica di sempre maggiore fruibilità per i numerosi visitatori. Il progetto avrà lo scopo di illustrare la funzione del museo e il motivo per cui Torino ospita la più grande collezione egittologica al mondo dopo quella del Museo del Cairo. Punto di partenza sarà la domanda: “Perché un Museo egizio a Torino?” con approfondimenti sul legame tra storia torinese ed Egitto, la storia dei reperti custoditi e il grande contributo di esperti, egittologi ed archeologi che hanno ampliato la collezione e hanno contribuito a rendere grande la prestigiosa istituzione.

Fra le novità del nuovo allestimento, sviluppato con la curatela scientifica di Beppe Moiso e Tommaso Montonati, l’idea di come doveva presentarsi una sala espositiva nel 1800; uno spazio che riprodurrà fedelmente l’allestimento tipico di un museo antiquario in cui sarà possibile osservare i reperti così come si dovevano mostrare nel XIX secolo agli occhi dei visitatori. Il racconto sarà supportato da un apparato multimediale composto da diversi video e integrati nel percorso da ulteriori informazioni su testi e didascalie.

Museo Egizio di Torino

Cinque saranno le sezioni che racconteranno la storia del Museo Egizio di Torino. Nella prima sala si affronterà il legame tra la città e l’Egitto antico a partire dal XVI secolo quando i Savoia spostarono la loro capitale da Chambery a Torino. Nella seconda sala si affronterà il tema dei primi viaggi nella terra dei faraoni, compreso quello di Vitaliano Donati su incarico del re Carlo Emanuele III. La terza sala vedrà il racconto di alcuni momenti salienti della storia dell’egittologia, a partire dalla campagna napoleonica del 1798 e dalla decifrazione dei geroglifici con un focus dedicato alla figura di Bernardino Drovetti e al suo ruolo nella nascita della collezione del Museo. L’ultima sala celebrerà infine la prestigiosa M.A.I. (Missione Archeologica Italiana) ed Ernesto Schiaparelli, prezioso e importante direttore del Museo Egizio dal 1894 al 1928.

Il riallestimento delle sale storiche rientra a pieno nelle linee guida del progetto scientifico del Museo: crediamo che la musealizzazione passi dalla ricerca, e quindi dal rinnovamento degli spazi che ospitano la collezione permanente – dichiara Christian Greco, direttore del Museo Egizio -. Nei cinque anni trascorsi dall’inaugurazione del nuovo allestimento, in particolare, dalle ricerche condotte sugli archivi storico e fotografico sono emersi nuovi elementi, che rendono necessario un adeguamento del percorso museale e dei contenuti. Con questo intervento intendiamo dunque affermare il Museo come uno spazio in continua evoluzione, non solo sotto il profilo della ricerca, ma capace di fare di quest’ultima un motore di trasformazione e di rinnovamento dei suoi spazi”.

Museo Egizio Torino
Museo Egizio di Torino.

Le sale dell’ex “Collegio dei Nobili” hanno ospitato illustri personaggi del mondo dell’egittologia e dell’archeologia, nazionali ed internazionali, intrecciando più volte la storia di Torino a quella del mondo faraonico. Il Museo, proprio per la prestigiosa collezione che ospita e per l’importante centro di ricerca e studio che ospita, rappresenta una pagina di storia a sé che ad oggi è orgoglio dell’Italia nel mondo grazie alla prestigiosa direzione del Dott. Christian Greco e dei suoi collaboratori.


I papiri del Museo Egizio approdano online: da oggi la piattaforma open data TPOP

È una delle collezioni di papiri più significative a livello mondiale quella custodita dal Museo Egizio, con circa 700 manoscritti completi (integri o riassemblati) a cui si sommano oltre 17mila frammenti, di cui solo una piccola parte trova spazio lungo il percorso espositivo, mentre la maggior parte di essi è custodita nella “papiroteca” del Museo, il deposito in cui vengono archiviati e conservati gli antichi scritti.

Un patrimonio straordinario e in larga parte non visibile né noto al pubblico, che ora diviene però fruibile approdando sul web grazie alla sua digitalizzazione: da oggi è infatti online “TPOP - Turin Papyrus Online Platform”, piattaforma per la condivisione della collezione papirologica torinese, realizzata con l’obiettivo di renderla ampiamente accessibile e, in particolare, di consentirne liberamente lo studio alla comunità scientifica, oltreché di garantirne una migliore conservazione e valorizzazione.

Il sito che rende disponibile la piattaforma (https://collezionepapiri.museoegizio.it/), al momento in lingua inglese e prossimamente disponibile anche in italiano, si sviluppa attorno a un database che attualmente conta 230 papiri, la cui totalità è a disposizione degli utenti professionali e di coloro che si registrano sul portale, mentre 50 di essi sono liberamente “navigabili” da chiunque. È comunque in corso una costante attività di implementazione che renderà sempre più ricco questo eccezionale catalogo digitale, le cui schede, oltre all’immagine fotografica ingrandibile di entrambe le facciate di ciascun papiro, propongono la trascrizione dei contenuti e la loro traslitterazione in caratteri geroglifici, le informazioni sul reperto e la sua storia.

Inoltre specifiche sezioni del sito consentono anche di scoprire l’attività di ricerca che si sta compiendo attraverso l’applicazione delle nuove tecnologie su questi antichi manoscritti. La maggior parte dei testi presenti sono in ieratico (la forma di scrittura dell'antico Egitto più utilizzata nel quotidiano), e appartengono al gruppo di papiri legati al sito archeologico di Deir el-Medina.

“TPOP - Turin Papyrus Online Platform” rappresenta un progetto strategico per il Museo, che permetterà di implementare la conoscenza sulla propria collezione di papiri e, inoltre, si propone di diventare in prospettiva un punto di riferimento per gli egittologi di tutto il mondo, nonché un luogo virtuale di ricerca, condivisione e confronto, in particolare per quanto riguarda l’attività di studio sui frammenti, anche nell’ottica di contribuire a ricomporre documenti finora divisi in porzioni di ogni dimensione.

Il numero dei reperti disponibili online è in continua crescita: il progetto TPOP, infatti, avviato e sostenuto fortemente dal Museo, è sviluppato con un lavoro quotidiano e continuativo a cura dei ricercatori del Museo – e in particolare della responsabile della collezione papiri, Susanne Töpfer – e con l’apporto di una comunità accademica internazionale. Ecco perché il database è stato realizzato in lingua inglese, ma in futuro, e in particolare le traduzioni dei testi, saranno disponibili anche in altre lingue. Tra le iniziative che vedono protagonista la collezione papiri vale la pena di citare inoltre il progetto internazionale “Crossing Boundaries” che, oltre al Museo, coinvolge le Università di Basilea e Liegi: tale programma, che ha l’obiettivo di approfondire lo studio dei papiri di epoca Ramesside (1292-1076 a.C. ca) del sito di Deir el-Medina presenti nella collezione torinese, ha garantito un sostegno economico al Museo che, in particolare, permette di impiegare un restauratore che si occupa della conservazione e del consolidamento dei papiri ramessidi. Molti frammenti devono infatti essere puliti, distesi e stabilizzati per migliorare (o semplicemente permettere) la leggibilità e per consentire la loro riproduzione fotografica, e il successivo inserimento nel database digitale.

La messa online di TPOP, Turin Papyrus Online Platform, è un risultato importante, che permetterà di rendere visibile a tutti una delle parti fondamentali della ricerca del Museo Egizio – dichiara Christian Greco, direttore del Museo Egizio -. In questi anni abbiamo infatti dedicato una grande attenzione ai papiri: con la piattaforma d’ora in poi studiosi, studenti, ma anche appassionati e curiosi, potranno trovare numerose e preziose informazioni che riguardano una delle documentazioni più importanti che si sono preservate dall’antico Egitto. Sarà così possibile costruire, e in alcuni casi rafforzare, la rete di accademici che studiano sulla nostra collezione papirologica, e allo stesso tempo permettere a tutti di scoprire tesori inediti custoditi nel Museo. Un’ulteriore testimonianza del forte impegno a fare della ricerca sulla cultura materiale, sulla biografia degli oggetti e sulla ricerca filologica, la spina dorsale di questa istituzione”.

La collezione papiri del Museo Egizio comprende quasi 700 manoscritti interi o ricomposti e oltre 17.000 frammenti di papiro. Circa la metà di questi testi sono scritti in egiziano (nella scrittura corsivo-geroglifica o ieratica), mentre il resto è scritto in demotico, greco, copto o arabo. I manoscritti spaziano da contenuti documentari (ad es. amministrazione di necropoli e templi, testi giuridici) a quelli letterari, rituali, religiosi, magici e funerari (ad es. il Libro dei morti).

 


Pandora III

Interpol ed Europol coordinano l'operazione "Pandora III"

OPERAZIONE “PANDORA III”

-Italia-

L’Italia ha partecipato all’operazione internazionale denominata “Pandora III”, coordinata centralmente da Interpol ed Europol e finalizzata a contrastare, simultaneamente in più Paesi, la commercializzazione di beni d’arte di provenienza illecita.

Nella settimana di azione coordinata, il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, con il supporto dell’Arma territoriale e in collaborazione con la Direzione Centrale Antifrode e Controlli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato ha:

  • effettuato 56 controlli ad aree terrestri d’interesse archeologico e monumentale;

  • verificato 108 esercizi antiquariali, case d’asta, gallerie, restauratori e trasportatori;

  • controllato 17 opere in transito presso porti, aeroporti e aree doganali;

  • contestato 3 violazioni amministrative;

  • identificato 116 persone;

  • denunciato 26 persone in stato di libertà;

  • verificato 329 beni nella Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti, localizzando 17 opere su cui sono in corso indagini tese al recupero;

  • sequestrato 367 beni culturali per un valore complessivo di € 5.510.000, tra cui:

  • Roma: 2 capitelli corinzi lignei del XVIII secolo, parziale provento del furto commesso, nel marzo 2013 in danno della chiesa “San Martino” di Rocca Santa Maria (TE);

  • Ancona: 2 opere falsamente attribuite all’artista Michelangelo Pistoletto;

  • Jesi (AN), Falconara Marittima (AN), San Severino Marche (MC) e Matelica (MC): 2 dipinti raffiguranti “Annunciazione, Madonna con angelo”, parziale provento del furto commesso, nel marzo 2001, ai danni di un privato di San Silvestro Curatone (MN) e “Deposizione di Cristo”, parziale provento del furto, commesso nel giugno 1974, ai danni della Chiesa “Santa Maria Assunta” di Castel d’Arco (MN);

  • Rimini: rocchio di colonne in pietra di natura archeologica; elemento architettonico;

  • Galatone (LE): 70 monete in bronzo di natura archeologica; 17 oggetti archeologici in bronzo tra cui 2 anelli;

  • Firenze: statuetta egizia del VII secolo a.C., raffigurante “Ushabti in Faience”, provento del furto, commesso nel dicembre 1964, in danno del Museo Civico Archeologico di Modena

Pandora III
“Ushabti”, in faience, VI sec a.C.
  • Bologna: dipinto dal titolo “Half Dollar”, falsamente attribuito all’artista Franco Angeli;

  • Firenze: dipinto del XVII secolo, raffigurante “Natura morta”, provento del furto, commesso nel novembre 1988, in danno di un antiquario di Firenze;

  • Taormina (ME): 109 monete in bronzo di natura archeologica;

  • Perugia: opera grafica, raffigurante “Sacco e Rosso”, falsamente attribuita all’artista Alberto Burri;

  • Modena: 33 volumi dell’Enciclopedie ou dictionnaie raisonnè des sciences….. del XVIII secolo, scritta da Diderot e D’Alembert, asportati in data imprecisata ad un privato di Città di Castello (PG);

  • Grottammare (AP): dipinto del XVI secolo, raffigurante “Madonna con Bambino e Santi”, dell’artista Cesura Pompeo, provento del furto, commesso nel settembre 2013, in danno di privato di Ofena (AQ);

  • Bronzolo (BZ): dipinto senza titolo falsamente attribuito all’artista Gerardo Dottori;

  • Ochsenhausen (Germania): statua raffigurante “Sant’Agata”, asportata nel 1984 dalla chiesa di Commezzadura (TN)

Statua di Sant’Agata
  • Udine e Bronzolo (UD): 3 statue policrome appartenenti alla Civiltà Maya; dipinto falsamente attribuito all’artista Georges Mathieu.


Viaggio nell'antico Egitto alla scoperta dell'immortalità

"Mummie, viaggio verso l'immortalità" è la nuova mostra inaugurata presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze realizzata in collaborazione con Contemporanea Progetti s.r.l. e visitabile fino al 2 febbraio 2020.

Il progetto espositivo nasce già nel 2000 quando Maria Cristina Guidotti, curatrice della mostra, pensa ad un allestimento in grande in occasione di un momento di studio sulle mummie delle sezione egizia del museo fiorentino ad opera dell'Università di Pisa. In mostra oltre cento reperti appartenenti alla collezione del museo e fino ad ora mai esposti e silenti nei magazzini.

Sarcofago di Padimut. Crediti: Museo Archeologico Nazionale di Firenze 

Il tema condurrà il visitatore ad intraprendere un viaggio ultraterreno che lo porterà a scoprire il regno dei morti secondo l'idea degli Egizi, attraverso l'esposizione di reperti particolarmente interessanti e inediti. Tra questi il sarcofago di Padimut, caratterizzato da una ricchissima decorazione che contraddistingue i sarcofagi della XXI e XXII dinastia (1069 - 656 a.C.) e fino ad ora mai esposto e mai studiato prima della mostra; la statua del sacerdote Henat, uno dei pochi esempi di statua di un dignitario che indossa abiti persiani (525 - 404 a.C.) e ancora una testa mummificata recentemente sottoposta a TAC e indagini radiografiche che ne hanno consentito la ricostruzione del volto e la cassetta per ushabti di Nekhtamontu (1550 - 1070).

Il percorso scientifico punta ad illustrare il concetto di vita nell'aldilà in Egitto e il significato di tutti gli oggetti del corredo funerario inseriti all'interno delle tombe. Per gli antichi Egizi la vita non finiva con la morte corporale ma questa costituiva un momento di passaggio ad un'altra forma dell'esistenza che continuava nel regno dei morti. L'anima, per continuare a vivere, aveva bisogno di oggetti che dovevano magicamente consentirle la sopravvivenza oltre la morte e soprattutto doveva poi reincarnarsi nel proprio corpo che, proprio per questo motivo, doveva essere quanto più perfetto e mantenuto al meglio grazie alle pratiche di imbalsamazione.

Testa di mummia. Crediti: Museo Archeologico Nazionale di Firenze

La vita dopo la morte è sicuramente un argomento affascinante e purtroppo non pone risposte certe e definitive, ma sicuramente sorprende come già un popolo, come quello degli Egizi, potesse avere delle idee ben chiare su quello che era il percorso dell'anima dopo la morte e la sua successiva reincarnazione. Certo è che di informazione errate ne sono state date tante e fornendo un'idea macabra del mondo degli Egizi tramite la diffusione di informazioni sbagliate sulle mummie.

La mostra, proprio per questo rigore altamente specifico, vuole presentare il procedimento dell'imbalsamazione dei corpi dal punto di vista scientifico, in maniera chiara e quanto più vicina alle pratiche antiche. L'esposizione è inoltre organizzate in due sezioni: la prima dedicata al concetto di sopravvivenza dell'anima e alla mummificazione del corpo del defunto, la seconda parte, invece, è dedicata agli oggetti che accompagnavano il viaggio del defunto nell'aldilà. Si presentano così gli oggetti dei corredi funerari come stele, ushabti, tavole d'offerta e gli oggetti di vita quotidiana che dovevano ricreare nella tomba l'esistenza perduta come abbigliamento, gioielli, parrucche, trucchi, mobili ecc.

Ricordiamo che la collezione egizia del Museo Archeologico Nazionale di Firenze è la seconda in Italia per ricchezza di reperti dopo quella del Museo Egizio di Torino e si è formata nel corso del XIX secolo in occasione della famosa spedizione franco - toscana di Ippolito Rosellini e di Jean François Champollion in Egitto.

Papiro Funerario di epoca tolemaica 330-320 a.C. Crediti: Museo Archeologico Nazionale di Firenze

In seguito a questo viaggio, diversi furono i reperti portati in Europa tra cui il famoso carro rinvenuto in una tomba tebana della XVIII dinastia (1550 - 1291 a.C.) appartenuto ad un ricco privato e i bassorilievi della tomba di Seti I, tutti esposti al Museo di Firenze. Nel 1939 il Museo ricevette ulteriori reperti dall'Istituto Papirologico di Firenze provenienti dagli scavi nella città di El-Hibeh (soprattutto sarcofagi) e di Antinoe con l'importante collezione di tessuti copti. Attualmente la collezione del Museo è costituita da oltre 15.700 oggetti che vanno dall'età preistorica all'epoca copta e da 11 sale rinnovate solo 4 anni fa in occasione dell'XI Congresso Internazionale di Egittologia.

Cassetta per ushabti di Nekhtamontu. Crediti: Museo Archeologico Nazionale di Firenze

Foto: Contemporanea Progetti s.r.l.


Annusare i reperti. Una nuova indagine al Museo Egizio di Torino

Annusare i reperti in un museo? Ora è possibile grazie ad una indagine innovativa sviluppata di recente e mai eseguita fino ad ora in un museo. La chimica si mette a disposizione dei beni culturali e al Museo Egizio di Torino, grazie ad un team dell'Università di Pisa, una serie di reperti di circa 3500 anni fa e appartenuti al corredo funerario della Tomba di Kha e Merit saranno analizzati in maniera del tutto non invasiva senza prelievo di campioni. Ad essere "annusati", più di 20 vasi trovati integri nel 1906 da Schiaparelli assieme ad altre meraviglie che rappresentano ad oggi uno dei tesori principali della collezione egittologica del Museo Egizio di Torino.

Museo Egizio, Torino_Federico Taverni_19S7489_analisi SIFT-MS

I chimici dell'ateneo pisano, in collaborazione con gli archeologi e i curatori dell'Egizio, analizzeranno i composti volatili rilasciati nell'aria in concentrazioni estremamente basse (ultratracce) dai residui organici presenti nei contenitori al fine di identificarne la natura.

L'esame sarà eseguito con uno spettrometro di massa SIFT-MS (Selected ion flow tube-mass spectrometry) trasportabile, un macchinario utilizzato nell'ambito medico per quantificare i metaboliti del respiro e che solo recentemente è stato impiegato nel campo dei beni culturali con grandi ed interessanti risultati, soprattutto perché non ha metodi invasivi che possano compromettere il reperto.

Museo Egizio, Torino_Federico Taverni_19S7492_analisi SIFT-MS

Già quando fu ritrovata la splendida tomba dell'architetto Kha e di sua moglie Merit, Ernesto Schiaparelli aveva cercato di identificare delle provviste alimentari contenute in un piatto e classificate come "verdura finemente triturata e impastata con un condimento". Ma fino ad ora nessuna analisi ha potuto smentire né confermare tale ipotesi e una risposta potrebbe arrivare proprio ora grazie alla spettrometria.

“Per svolgere l’esame sono stati necessari alcuni giorni; infatti nella prima fase abbiamo chiuso ampolle, vasi e anfore in sacchetti a tenuta stagna in modo da concentrare il più possibile le molecole nell’aria - spiega Francesca Modugno dell’Università di Pisa - i dati saranno registrati nell’arco di due giorni, ma risultati delle analisi saranno disponibili tra alcune settimane, considerata la difficoltà della loro interpretazione. Quello che ci aspettiamo di rilevare sono frazioni volatili di oli, resine o cere naturali”.

Museo Egizio, Torino_Federico Taverni_19S7507__analisi SIFT-MS

“Siamo orgogliosi di collaborare con i partner di questo progetto e di sperimentare nelle nostre sale l’utilizzo di una tecnica così sofisticata - sottolinea il Direttore del Museo Egizio Christian Greco -. La ricerca è il cuore delle nostre attività e sentiamo fortemente il dovere di sostenerla, pur garantendo l’integrità della straordinaria collezione che abbiamo l’onore di custodire”.


Vatican Coffin Project

Vatican Coffin Project: Museo Egizio, Centro Conservazione e Restauro e partner protagonisti nello studio dei sarcofagi

Museo Egizio e Centro Conservazione e Restauro protagonisti nello studio dei sarcofagi: due giorni di confronto a Torino con i partner del progetto internazionale Vatican Coffin Project

Vatican Coffin Project
Photo credit: Museo Egizio, Torino

Una due giorni densa di confronti e approfondimenti scientifici quella che ieri e oggi ha visto convergere al Museo Egizio e al Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” alcuni fra i massimi esperti internazionali nello studio dei sarcofagi, protagonisti del periodico appuntamento di aggiornamento del Vatican Coffin Project, a cui entrambe le istituzioni culturali torinesi partecipano.

Si tratta di un progetto internazionale avviato nel 2008 dai Musei Vaticani, dedicato ad approfondire la conoscenza e affinare le tecniche diagnostiche, di conservazione e restauro dei sarcofagi lignei policromi del Terzo Periodo Intermedio (1076 a.C. - 722 a.C.), i cosiddetti “sarcofagi gialli”.

Un esempio delle potenzialità dell’attività di ricerca condotta in seno al Vatican Coffin Project è offerta dalla mostra “Archeologia Invisibile” in corso al Museo Egizio: proprio all’azione del gruppo di lavoro si deve la suggestiva sala che propone la riproduzione 3D del sarcofago dello scriba Butehamon, con la tecnologica proiezione in video mapping del suo stesso processo realizzativo e decorativo. Restaurato nell’ambito di questa iniziativa, il reperto rappresenta uno fra i più significativi oggetti esposti nella Galleria dei sarcofagi. Oggetto delle indagini sono infatti, tra gli altri, lo studio della tecnica costruttiva e pittorica dei sarcofagi, l’identificazione di eventuali atelier, le analisi diagnostiche sui reperti.

Photo credit: Museo Egizio, Torino

Alla serie di incontri delle due giornate torinesi sono intervenuti, oltre al direttore del Museo Egizio, Christian Greco e ai vertici del Centro Conservazione e Restauro, gli esperti degli altri partner del progetto: i Musei Vaticani - con la direttrice del reparto Antichità Egizie, Alessia Amenta - il Museo del Louvre, il Centre de Recherche et de Restauration des Musées de France e il Rijksmuseum van Oudheden di Leiden.

“Si tratta di un progetto prezioso per il Museo Egizio, - spiega Christian Greco, direttore del Museo Egizio - che ho fortemente voluto portare all’interno delle nostre attività per il suo valore, tanto sotto l’aspetto scientifico e di ricerca quanto in termini museali. L’opportunità di lavorare fianco a fianco fra istituzioni scientifiche di tale rilievo internazionale rappresenta un’occasione di arricchimento reciproco, nonché il corretto approccio con cui ha il dovere di operare chiunque, come noi, abbia l’onore e l’onere di custodire parte del patrimonio culturale dell’umanità”

Grazie a questa importante collaborazione internazionale, negli anni, il Centro ha potuto approfondire un tema scientifico di altissimo rilievo e ha costituito un team di restauratori e tecnici scientifici specializzato nell’analisi e nell’intervento conservativo sulle antichità egizie. Siamo grati ai nostri partner di progetto – dice Elisa Rosso, segretario generale del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” – perché solo attraverso il confronto e la condivisione si aprono le strade della ricerca e dell’innovazione, obiettivi primari per un centro di formazione e ricerca come il nostro”.

Il Vatican Coffin Project, nato nel 2008 sotto la direzione scientifica del Reparto Antichità Egizie dei Musei Vaticani, coinvolge da cinque anni il Museo Egizio e il Centro Conservazione e Restauro e ha portato a un’attività continuativa di analisi e di lavoro su numerosi reperti, alcuni dei quali sono allo studio e in restauro all’interno dei laboratori del Centro e in una nuova area dedicata e visibile al pubblico al secondo piano del Museo Egizio.

 

Testo e immagini dall'Ufficio Stampa del Museo Egizio di Torino