Il testimone Paolo Biondi AD

Il testimone di Paolo Biondi, l’antica Roma in “realtà aumentata”

Paolo Biondi, Il testimone, Edizioni di Pagina - recensione

Avete presente quelle meravigliose puntate di "Ulisse, il piacere della scoperta" in cui Alberto Angela, grazie ad elaborate ricostruzioni digitali, ci mostra le più antiche città o i più famosi monumenti storici nell’aspetto che dovevano avere all’epoca dei loro fasti?

Ebbene, nessun complicato lavoro di grafica computerizzata occorre a Paolo Biondi per farci rivivere in maniera vivida e altrettanto affascinante il passato della Roma imperiale: solo carta e penna.
Dietro alla carta e alla penna, però, ci sono anni di studi, ricerche, approfondimenti, curiosità intellettuale, amore per la storia e voglia di raccontare, di divulgare, di coinvolgere.

Ecco che, così, prendono corpo personaggi, edifici, strade, piazze, quartieri, selve, fiumi e mari, come in una cartina tridimensionale dove tutto, però, è in movimento, sia nello spazio che nel tempo.

Il testimone, romanzo storico di Paolo Biondi
Il testimone, romanzo storico di Paolo Biondi, pubblicato da Edizioni di Pagina (2021) nella Collana LEBELLEPAGINE n. 21. Foto di Annapaola Digiuseppe

Il testimone di Paolo Biondi (Edizioni di Pagina, 2021) ci conduce nella Roma della dinastia giulio-claudia, quella dominata da figure epiche come i principi Caligola, Claudio e Nerone, o le potenti e intriganti Agrippina e Messalina, o ancora gli apostoli Pietro e Paolo. Ma tutto diventa a portata di mano, diventa vita vera, diventa semplicemente la storia di uomini che, persa la distanza conferita dalla leggenda, pensano, soffrono, temono, amano, tramano, predicano, tradiscono, sodalizzano, esattamente come tutti i comuni mortali.

Chi è il testimone?

Il testimone del titolo è l’obelisco in granito rosso che, partendo dall’Egitto, nel I secolo d.C. attraversa il Mediterraneo in una smisurata nave mercantile, ammortizzato da un letto di lenticchie, per giungere a Roma e trovare collocazione al centro della spina del circo privato dell'imperatore, opera iniziata da Caligola e portata a termine da Nerone presso gli Orti di Agrippina, laddove oggi si trova la basilica di San Pietro in Vaticano.

L’altissimo monolite di granito rosso delle cave della Tebaide è, appunto, testimone di tutta la vita che scorre ai suoi piedi, lì nel cuore pulsante dell’impero romano in cui è stato posizionato.

Né il primo né l’ultimo. Né il più grande né il più piccolo. Né il più bello né il più brutto. Predestinato. Semplicemente: predestinato a essere testimone di avvenimenti, nei secoli.
(P. Biondi, Il testimone, p. 9)

Come spiega lo stesso obelisco, che parla in prima persona nel bellissimo prologo, la sua è una muta testimonianza, non solo in quanto oggetto inanimato, ma anche per via della non comune assenza di incisioni alla sua base, dovuta alla damnatio memoriae del vanaglorioso prefetto Gaio Cornelio Gallo, voluta dal principe Ottaviano.

Sono nato e rimasto muto. Non ho un messaggio mio da trasmettere a chi mi guarda, posso solo raccontare quello che vedo e ho visto accadere ai miei piedi. Testimone sì, ma testimone muto.
(P. Biondi, Il testimone, p. 12)

Annapaola Digiuseppe
Il testimone di Paolo Biondi, lettura in corso. Foto di Annapaola Digiuseppe

Accanto al protagonista in granito ve n’è uno in carne ed ossa, del quale il lettore segue il percorso formativo dall’inizio alla fine del romanzo, dall’adolescenza ad Alessandria d’Egitto all’età adulta a Roma, e che fa da tratto d’unione tra le varie vicende e i tanti personaggi: si tratta dell’ebreo Daniele, appassionato di cavalli, abile e competente nelle sue mansioni, misurato e saggio nel suo modo di pensare e di agire. Egli ha un compito fondamentale da svolgere, snodo importante nella storia umana, civile, politica e religiosa d’occidente, che si scopre alla fine del romanzo, quando la parola torna al muto testimone di granito rosso.

I personaggi

Intorno a Daniele si delinea una moltitudine di personaggi: Marco Terenzio, un romano alto da terra fino alla calvizie, che pareva liberare la testa verso il cielo, ben più di quanto la toga non ne slanciasse la figura e il portamento (p. 21); le due giovani e pacate cugine Pomponia e Giulia; il potente liberto Narcisso; l’emblematica coppia formata da Aquila e Prisca, lui ebreo, lei matrona romana; l’instabile Caligola con i suoi eccessi e la sua battaglia contro gli ebrei di Alessandria; l’insidiosa moglie di Claudio, Messalina; il pescatore galileo di nome Simone, detto Pietro, e l’inseparabile compagno di viaggio Giovanni, detto Marco, giunti a Roma per predicare la loro fede, non solo e non tanto fra noi delle sinagoghe, ma anche a tutti i romani, per convertirli (p. 74); il mite e accogliente Girolamo, orgoglioso testimone della stesura della lettera ai messinesi dettata dalla Vergine Maria allo scriba Simone; la bella Lucia, che sposerà il protagonista; l’apostolo Paolo, che senza giri di parole volle sottolineare la sua differenza rispetto a chi l’aveva preceduto (p. 144).

E ancora tanti altri personaggi, che il lettore potrà scoprire lungo la narrazione.

Il testimone, Paolo Biondi, Edizioni di Pagina, 2021
Il testimone di Paolo Biondi, Edizioni di Pagina, 2021. Foto di Annapaola Digiuseppe

Diverse sono le ambientazioni, da Alessandria a Roma, dalla Sicilia di Messina e Tindari a Corinto; magnifiche le descrizioni dei luoghi, non solo quelli urbani, minuziosamente resi in ogni dettaglio architettonico di interni e di esterni, ma anche quelli naturali.

Da lì la vista del mare si poteva accarezzare ancora di più e la luce alta del giorno proiettava sullo stretto una nebbiolina a pelo dell’acqua, mentre le montagne alle spalle di Regium, sull’altro lato dello stretto, apparivano scure, in controluce, facendo risaltare il blu del mare e l’azzurro del cielo. Lo stretto pareva attraversato da un ponte di scintille: il blu dell’acqua era tagliato dai riflessi luminosi che brillavano di mille splendori, come pietre a segnare quella strada abbagliante e argentea da un lato all’altro della costa.
(P. Biondi, Il testimone, p. 112)

Un romanzo, quindi, che unisce vicende umane, fatti storici, suggestioni e riflessioni, facendo muovere il tutto intorno a un originalissimo e inaspettato cardine narrativo: un monumento pagano, dedicato al dio del Sole, che diventa simbolo cristiano in quanto custode della tomba di San Pietro, unico monolite a Roma a rimanere sempre in piedi attraverso i secoli, più o meno luminosi, più o meno bui… (p. 182).

Il testimone, Paolo Biondi, Edizioni di Pagina
Il testimone di Paolo Biondi, Edizioni di Pagina, Collana LEBELLEPAGINE n. 21. Foto di Annapaola Digiuseppe

Il testimone: l'autore, Paolo Biondi

Paolo Biondi, giornalista e scrittore riminese residente a Roma, ha scritto altri tre romanzi storici, pubblicati dalla stessa casa editrice: Livia, una biografia ritrovata (2015); I misteri dell’Ara Pacis (2017); Giulia. Passione, poesia, potere (2019), tutti ambientati durante l’impero di Gaio Giulio Cesare Augusto, dal 27 a.C. al 14 d.C.

Leggere i romanzi di Paolo Biondi, insomma, equivale ad acquistare un biglietto in prima fila per godersi una spettacolare messa in scena della Storia antica e dei suoi protagonisti.
Non servono occhiali 3D: bastano le parole dell’autore per creare l’effetto realtà aumentata.

IL TESTIMONE
di Paolo Biondi
Collana LEBELLEPAGINE, n. 21
ISBN 978-88-7470-815-4
2021
pp. 184

Alberto Angela ultimo giorno di Roma

Prima dell'Inferno. "L'ultimo giorno di Roma", il libro di Alberto Angela che dà avvio alla trilogia

Prima dell'Inferno. L'ultimo giorno di Roma, il libro di Alberto Angela che dà avvio alla trilogia

Il 13 maggio 2021 è uscito in libreria L’inferno su Roma, il secondo volume della trilogia che Alberto Angela sta dedicando al famoso incendio che devastò il centro dell’impero Romano nel luglio del 64 d.C.

Per tutti coloro che vogliono farsi trovare preparati all’arrivo di questo secondo episodio, di seguito un breve resoconto sul primo libro L’ultimo giorno di Roma.

Spero possa risultare utile sia al semplice appassionato che non ha ancora incominciato la saga, sia all’irriducibile Angeler che magari necessita di un leggero ripasso.

Alberto Angela racconta Roma al tempo di Nerone. E la racconta attraverso gli occhi di due personaggi che in quella città hanno davvero vissuto e camminato, i vigili del fuoco Vindex e Saturninus. I due vigili sono di ronda nel giorno prima del grande incendio e l’occasione permette all’autore di mostrare direttamente attraverso i loro occhi le meraviglie e le contraddizioni della prima Roma Imperiale.

Il pretesto letterario non è nuovo ad Alberto Angela. Già in altri suoi libri ritroviamo personaggi che parlano, camminano e interagiscono tra loro solo per permettere a noi lettori di dare un’occhiata intorno ai luoghi, agli usi e ai costumi del tempo. Capita ad esempio nel volume I tre giorni di Pompei. Capita in Impero.

Curioso pensare che questa speciale “personalizzazione del racconto”, questo metodo di descrivere un luogo e un tempo a partire da personaggi che presumibilmente hanno vissuto quel periodo, sia presente soprattutto nei suoi libri ambientati nell’antichità romana.

Sembrerebbe quasi una predilezione dell’autore per questi temi.

Ciò tuttavia non sminuisce affatto la veridicità storica del racconto. Anzi, tutti i personaggi che interagiscono nel libro ad esempio, possiedono nomi reali, attinti da stele funerarie coeve. Tutto ciò che viene descritto, inoltre, è poi motivato dallo stesso autore attraverso puntuali citazioni di studiosi, ricercatori e altri autori importanti.

Non sfugge niente. Prova ne è anche la ricca bibliografia alla fine, arricchita dalla scelta di inserire mappe che ricostruiscono in scala i luoghi toccati dai protagonisti.

Alberto Angela riesce quindi a scrivere un libro che ha insieme lo spirito del romanzo e il respiro del saggio. Il lettore è portato continuamente a esercitare la sua curiosità, mentre esplora Roma attraverso gli occhi e i passi dei due vigili del fuoco.

Non è una visione dall’alto, una narrazione imposta dall’autore. È proprio un cammino passo passo.

In questo percorso l’autore è sempre di fianco del lettore. La personalità di Angela trabocca di tanto in tanto, in concomitanza con alcuni simpatici episodi della sua vita personale. Da un lato servono a lui per dare un metro di paragone con il mondo di oggi, dall’altro regalano a chi legge un maggior senso di vicinanza con l’autore stesso.

A proposito di vicinanza e di mondo di oggi.

Angela scrive un libro su Roma antica che è al contempo di estrema attualità. Soprattutto in quei momenti in cui mette a nudo le forti contraddizioni che caratterizzano la città di Nerone, l’autore fa continui riferimenti al presente, alle difficoltà alle quali noi cittadini europei ancora non troviamo una soluzione.

Alberto Angela parla anche di Covid, distanziamento sociale, immigrazione.

Il suo merito consiste soprattutto in questi continui avanti e indietro tra presente e passato. Lo scopo è chiaro: normalizzare il tempo difficile che stiamo vivendo e proiettare speranza nel prossimo futuro.

In questo volume gli uomini e le donne de L’ultimo giorno di Roma ignorano il devastante incendio che divamperà da lì a poche ore. Tuttavia, in qualche modo e non senza dolore, riusciranno ad affrontare ciò che li attende.

L’idea ultima è: se i nostri progenitori sono riusciti a superare sfide così difficili, è nostro compito impegnarci a fondo in ciò che ci attende, per consegnare alle prossime generazioni un mondo che sia semplicemente migliore per tutti.

ultimo giorno di Roma Alberto Angela
Alberto Angela, L'ultimo giorno di Roma. Viaggio nella città di Nerone poco prima del grande incendio, pubblicato nell'ambito de La trilogia di Nerone - Libro I, RAILibri,  da HarperCollins Italia (2021)

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.