Apollo Delfi

Una passeggiata a Delfi per scoprire il tempio di Apollo

Luogo spirituale per eccellenza, cuore pulsante della Grecia centrale, collocato nella regione della Focide, il sito di Delfi sorge sulle pendici del monte Parnaso, a 600 m di altezza, affacciandosi sul Golfo di Corinto. Questo luogo ospita il tempio sacro al dio Apollo, frequentatissimo dagli antichi Elleni che lo consideravano idealmente "l’ombelico del mondo", il centro del globo.
Il tempio si presentava come un'imponente costruzione, al cui ingresso campeggiava la famosa massima «ΓΝΩΘΙ ΣΕΑΥΤΟΝ», quel "conosci te stesso" fatto proprio dalla filosofia socratica. Accoglieva l'oracolo più influente dell'epoca che, sin dal VII secolo prima della nascita di Cristo, riceveva le visite di tante persone comuni, giunte in pellegrinaggio nella speranza che il fato volgesse a loro favore. In migliaia ogni anno affrontavano l'arduo viaggio recando doni di ogni sorta, poiché senza offerte non v'era profezia. E persino i re si affidavano ai responsi divini. Guerra o pace, vittoria o sconfitta: tutto dipendeva solo dal vaticinio dell'oracolo.
Statua di Antinoo, il favorito dell'imperatore Adriano. Dal Museo Archeologico di Delfi
Il santuario di Delfi fa parte della ristretta cerchia dei luoghi cosiddetti panellenici. Era frequentato da tutti i Greci in occasione delle festività che si celebravano in onore del Lossia (epiteto di Apollo, con il quale si indicava l'ambiguità del responso oracolare) e degli agoni ginnici che qui, dal 586 a.C., si svolgevano ogni quattro anni. I giochi erano chiamati Pitici, perché Piton era il serpente o dragone che sorvegliava la località, e venivano celebrati tra i mesi di agosto e settembre. Ai vincitori era donata una corona di alloro, oltre alla gloria imperitura. La leggenda racconta che gli agoni iniziarono dopo che Apollo uccise il mostro figlio di Γη, la Terra, divinità ancestralmente venerata sin dall'età geometrica.
Statua dell'Auriga di Delfi, dal Museo Archeologico locale
Da un punto di vista archeologico, il sito di Delfi presenta due aree sacre principali, poste ai lati di una sorgente d'acqua che sgorga da una fenditura della roccia sulla parete del Parnaso, la fonte Kastàlia: oltre al santuario di Apollo, ad est si presentava quello dedicato ad Atena Pronaia, anch'esso ricco di edifici.
Per giungere al tempio di Apollo bisognava accedere da una porta a sud, dopo aver attraversato un percorso a tornanti che conduceva sul piazzale antistante l'edificio.
Delfi Apollo
Il tempio di Apollo a Delfi
Era la Via Sacra, lungo la quale ancora oggi ci si imbatte in straordinari edifici, offerte votive lasciate dai fedeli per ringraziare il dio Apollo del responso ottenuto. Questi particolarissimi edifici recano un nome ben preciso, si chiamano "thesauròi" ed hanno la forma di tempietto prostilo con due colonne tra le ante. Non superano i 25 m² ma sappiamo che al loro interno custodivano dei doni preziosissimi, fatti dalle singole città.
Tra i più rilevanti va annoverato senza dubbio il tesoro dei Sifni, edificato attorno al 530 a. C. Il tesoro dei Sifni si presenta come un piccolo edificio di ordine ionico realizzato in marmo, e la caratteristica principale sta nella presenza di due cariatidi poste in sostituzione delle colonne tra le ante. Le due figure femminili sono panneggiate secondo la tipologia della kore e vengono rappresentate con un canestro sorretto dalla testa, sulla cui sommità svetta il capitello che sorregge la trabeazione dell'edificio.
Grazie a Erodoto sappiamo che Sifnos visse un periodo di grande splendore poiché, quando si iniziò a coniare moneta, vennero sfruttate le miniere d'argento che si trovavano nell'isola. Questo thesauros venne realizzato sicuramente  entro il 524: proprio in quell'anno Sifnos venne completamente distrutta da Policrate di Samo.
Il tesoro degli Ateniesi lungo la Via Sacra che conduceva al tempio di Apollo a Delfi
Proseguendo lungo la Via Sacra è possibile incontrare il tesoro degli Ateniesi. Secondo Pausania, l'elegante edificio realizzato in marmo di Paro sarebbe stato eretto con la decima del bottino ottenuto a seguito della celebre battaglia di Maratona, combattuta nel 490 a. C.; tuttavia alcuni studiosi ritengono che possa essere più antico. L'edificio presenta una decorazione scultorea di 30 metope che circondavano la trabeazione. Ogni lato raccontava una storia tratta dal mito, i cui protagonisti erano Eracle e Teseo.
La Sfinge dei Nassi, dal Museo Archeologico di Delfi
Alcuni thesauroi hanno suscitato l'interesse di molti studiosi, a causa di un apparato decorativo scultoreo estremamente ricco ed elegante. È il caso della Sfinge dei Nassi, uno dei doni votivi che meglio hanno resistito all'usura del tempo. La città di Naxos, celebre isola delle Cicladi, aveva realizzato un'altissima colonna ionica in marmo, i cui frammenti si conservano nel Museo Archeologico di Delfi. Sopra la colonna, datata tra il 570 e il 560 a. C., vi era una Sfinge dallo sguardo enigmatico che accoglieva i fedeli in processione.
Giunti al tempio di Apollo, non si può che rimanere estasiati di fronte all'aura di sacralità che circonda l'edificio. La sua storia è tanto antica quanto travagliata. Sempre lo storiografo Erodoto ci racconta che esisteva un primo tempio eretto in pietra, che è stato distrutto nel 548 da un terribile incendio. A seguito di questo episodio, l'edificio è stato poi ricostruito grazie ai finanziamenti della famiglia degli Alcmeonidi, esiliati dalla città di Atene, dopo l'omicidio di Ipparco nel 514. Si presenta con una cella distila in antis, e un colonnato di 6×15. Un terribile terremoto finì per distruggere anche questo nel 373 a. C.
Tutte le foto di Delfi, dal Museo Archeologico, dalla Via Sacra e dal Tempio di Apollo sono di M. Cristina Provenzano
Bibliografia

G. Bejor - M. Castoldi - C. Lambrugo, Arte greca. Dal decimo al primo secolo a. C., Mondadori, Milano 2013
D. Musti, Storia greca, Linee di sviluppo dall'età micenea all'età romana, Editori Laterza, Roma 2006.
L. Canfora, Storia della Letteratura Greca, Editori Laterza, Roma 1986.

Hierapolis Frigia Turchia

Alla scoperta di Hierapolis. Sito UNESCO nella magica Turchia

Hierapolis di Frigia è una meravigliosa città antica che sorge sulla sommità delle candide cascate termali del parco naturale di Pamukkale, nella Turchia sud occidentale. È stata una delle città più importanti dell’antica Asia Minore e la sua storia, al pari di quella di Efeso o Pergamo, abbraccia oltre 1500 anni di continui sviluppi e trasformazioni i cui segni si leggono sui resti monumentali dei suoi edifici, negli scavi e nei restauri che la Missione Archeologica Italiana conduce dal 1957.

Hierapolis Frigia TurchiaHierapolis Frigia TurchiaLa città antica e il parco naturale, con la sua collina ammantata dal candido calcare depositato dalle acque che sgorgano a 37°, costituiscono un paesaggio unico al mondo che l’Unesco, nel 1988, ha inserito tra il Patrimonio dell’Umanità. Pamukkale significa in turco “castello di cotone” e già i numerosi viaggiatori europei sette ottocenteschi si rifacevano al nitore dei fiori del cotone o all’abbacinante bianco della neve appena posatasi per riportare le sensazioni scaturite dalla visione di Pamukkale e delle sue imponenti rovine.


Hierapolis Frigia Turchia

 

Hierapolis Frigia TurchiaÈ questa la stessa impressione che colpisce oggi il visitatore e che sessantun’anni fa colpì anche Paolo Verzone, “l’ingegnere con la passione per la storia”, fondatore della Missione italiana che oggi rappresenta la più importante istituzione archeologica straniera che lavora in Turchia e che ogni anno, con il contributo di università e centri di ricerca italiani ed europei, riporta alla luce le pagine ricchissime e affascinanti della storia millenaria della città, restaura i suoi monumenti e valorizza il sito archeologico, con una grande e fattiva collaborazione con le istituzioni culturali e scientifiche turche, vero e proprio ponte tra i due paesi mediterranei in un continuo scambio di amicizia e di cultura. Francesco D’Andria, professore emerito dell’Università di Lecce e uno dei massimi archeologi italiani, ha appena lasciato la direzione della Missione alla collega e allieva Grazia Semeraro, dopo una guida durata 17 anni e che si è rivelata di eccezionale importanza per l’impulso agli studi -divulgati con numerosissime pubblicazioni- e per le importanti scoperte, prime fra tutte quelle della tomba dell’apostolo Filippo, con la basilica sorta ad inglobare lo stesso sacello, e quella del Plutonion: l’accesso agli inferi descritto da Strabone e dedicato al dio Plutone e alla sua sposa Kore-Persephone.

L’unicità del sito e del suo contesto ambientale mettono in primo piano, nell’azione di tutela e di salvaguardia, il dato paesaggistico come elemento imprescindibile degli interventi di restauro che, accanto alle istanze della conservazione, assumono un’attenzione primaria nei confronti della modificazione, sia materiale sia immateriale, del contesto, dei rapporti tra questo e il monumento e tra il monumento e gli altri resti architettonici, del nuovo dialogo che si viene a creare tra gli elementi, prima slegati, del panorama urbano e naturalistico.

Hierapolis Frigia Turchia
È una presa di consapevolezza tutto sommato recente quella di intervenire nella conservazione con attenzione anche alle istanze del paesaggio, e questo perché ci si rende conto che la tutela dell’oggetto-rudere architettonico coinvolge non solo il dato fisico e materiale dei suoi elementi costitutivi, delle parti che ne compongono la struttura e la decorazione, dei suoi rapporti costruttivi interni, ma anche tutti quegli elementi, per così dire di percezione ambientale, che, quasi sempre immateriali, risultano connaturati all’oggetto e al suo contesto e che, se modificati o alterati o comunque non valorizzati, possono rendere incompleta l’azione conservativa. Nasce la consapevolezza che gli oggetti architettonici che popolano un sito archeologico sono altri e profondamente diversi rispetto a quelli che furono nel momento di piena funzionalità della città antica; la stessa città, insieme ai suoi abitanti, ha perso del tutto i suoi rapporti originari, sia quelli formati dalla rete viaria e dai volumi degli edifici, sia quelli generati dalla vita stessa dei suoi cittadini riuniti in comunità.

Hierapolis Frigia TurchiaNon solo, ma quello su cui siamo chiamati ad intervenire non è nemmeno il solo risultato della perdita di questi rapporti e del progressivo abbandono che ha determinato, nel corso dei secoli, una sorta di rinaturalizzazione del contesto urbano; è, piuttosto, il prodotto dello scavo archeologico inteso come azione di conoscenza ma anche come azione di profonda modificazione del territorio e dei suoi rapporti consolidati. Per questo, il progetto del paesaggio in ambito archeologico non può limitarsi al dato naturalistico e vegetazionale –ché, molto spesso, in area archeologica la vegetazione è anzi un disvalore perché capace di modificare profondamente e anche annullare il dato di scavo-, alla mitigazione e alla trasformazione del contesto con l’uso del verde, ma deve invece rivolgersi, piuttosto, alla ricucitura di quel dialogo interrotto dal tempo e dallo scavo, in una vera e propria riprogettazione del sito e dei suoi elementi architettonici; una riprogettazione che non sarà mai neutra ma basata sulla conoscenza storica e sulla consapevolezza della trasformazione.

 

A Hierapolis, il monumento che meglio rappresenta tale azione è il teatro, riportato alla luce in oltre cinquant’anni di scavi e restauri nell’ambito di un vero e proprio superprogetto.


Hierapolis Frigia Turchia

Edificato nella tarda età ellenistica e letteralmente riprogettato in età severiana, all’inizio del terzo secolo d.C. con una riplasmazione della cavea, dell’orchestra e dell’edificio scenico, dopo le fasi di abbandono conseguenti ai crolli dovuti ai numerosi terremoti che stravolsero il sito, il teatro si presentava, all’avvio dei lavori della Missione, come un grande invaso di terra da cui emergevano le gradinate sommitali e alcuni brani della frontescena.


Hierapolis Frigia Turchia

 

Hierapolis Frigia Turchia

Hierapolis Frigia TurchiaUn lento, difficile e costante lavorio di scavo e di trasporto all’esterno dei quasi 5.000 blocchi marmorei che formavano la decorazione della frontescena, accompagnato a consolidamenti e a restauri puntuali, ha consentito di far riemergere le strutture e le decorazioni di una macchina teatrale capace di oltre 12.000 spettatori; mancava, tuttavia, quella lettura unitaria in grado di porre in dialogo gli elementi ora disconnessi dell’edificio, in una visione unitaria che consentisse di leggere i rapporti tra le gradinate della cavea, l’invaso dell’orchestra, il palcoscenico e la frontescena con l’edificio scenico retrostante: la possibilità di riconnettere le desiecta membra in un edificio unitario che potesse diventare un vero e proprio museo di sé stesso.

Hierapolis Frigia Turchia

Hierapolis Frigia TurchiaHierapolis Frigia TurchiaA partire dal 2004 si è affrontato, quindi, con un team di progettazione guidato dall’arch. Paolo Mighetto, il tema di riorganizzare quell’immagine frammentaria con la ricomposizione del palcoscenico -completata nel 2007 con una struttura del tutto reversibile che interpreta e suggerisce l’immagine antica con un linguaggio pienamente contemporaneo- e con l’anastilosi del primo ordine marmoreo della frontescena severiana –realizzata tra il 2009 e il 2016-, per riattivare quel dialogo interrotto e per fare in modo che, accanto alle preminenti esigenze di conservazione, il teatro possa riacquistare un’immagine unitaria interna; a questa si aggiungerà, con gli interventi futuri in programma, la sfida di riconnettere e riattivare i rapporti visuali e prospettici con il tessuto urbano e, in particolare con le sottostanti terrazze del Santuario di Apollo, del Santuario delle Sorgenti e del Plutonion.

 

Hierapolis Frigia TurchiaTutte le foto di Hierapolis ad opera di Paolo Mighetto. Tutti i diritti riservati.