Santa Gada di Laino Borgo: intervista al Prof. Fabrizio Mollo

Un vasto insediamento di epoca lucana, il più rilevante di tutto il bacino del Lao-Mercure: la seconda campagna di scavi archeologici sul colle di Santa Gada di Laino Borgo ha rivelato preziose indicazioni sul sito che l’Università di Messina sta indagando da un triennio, in collaborazione con il Comune di Laino Borgo, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Cosenza e l’Ente Parco Nazionale del Pollino.

Lo scavo è diretto dal Professore Fabrizio Mollo, docente di Topografia Antica presso l’Università degli Studi di Messina, e sta riportando alla luce un centro urbano con un sistema viario e di isolati regolari che occupano gran parte dei terrazzi collinari di Santa Gada. L’importanza del ritrovamento impone un progetto serio di valorizzazione e di ricerca.

Lo abbiamo intervistato per Classicult.

Si tratta certamente di uno scavo sensazionale. Abbiamo riportato alla luce, in questo terrazzo a ridosso del fiume Lao, un frammento di abitato di epoca lucana molto ben articolato, dotato di una maglia viaria all’interno per gli orientamenti rinvenuti.

Laino Borgo, particolare della vasca per la gestione delle acque. Foto di Maria Luisa Lovecchio

In particolare, abbiamo scavato un isolato quasi intero, databile tra la seconda metà del IV e la prima metà del III a.C. E’ stata riportata alla luce una vasca per la gestione delle acque, forse collegata ad un uso sacrale. Siamo di fronte ad una importante realtà insediativa del territorio – prosegue il Professore Mollo - che merita una ulteriore valorizzazione.

Questo scavo travalica i limiti comunali e questo di Santa Gada è senz’altro l’insediamento più strutturato e meglio organizzato del territorio in una fase di vita molto lunga che va dall’età arcaica all’età ellenistica. A valle del colle si arriva addirittura all’età romana. Nei prossimi anni continueremo con l’attività di ricerca, anche perché individueremo le relazioni del sito con tutte le altre realtà limitrofe. Inoltre, sono stati rinvenuti molti elementi di notevole pregio: il set della cucina, vasi, dispense, una serie di monete di età lucana soprattutto della zecca di Laos.

Abbiamo testimonianze che rimandano ad una cultura molto variegata che fa riferimento all’insediamento che vive almeno fino alla metà del III secolo a.C., poi abbandonato forse in seguito ad un sisma, come emerge da alcuni elementi durante i lavori di scavo.

L’insediamento – conclude il direttore di lavori - è importante non solo per le risultanze puntuali dello scavo, localizzato in un terrazzo esteso circa 40 ettari, ma anche per le testimonianze coerenti rinvenute negli altri saggi. C’è un grosso abitato lucano legato sicuramente al corso del fiume Mercure, che proprio a ridosso di questo colle cambia il nome in maniera significativa in Lao, fungendo da cerniera tra la Basilicata interna e l’area tirrenica costiera, oltre che la Sibaritide al di là del Pollino.


La mostra Tessere la speranza arriva a Lisbona

Per celebrare i 500 anni della “Chiesa degli Italiani” di Lisbona, la mostra itinerante Tessere la speranza varca i confini nazionali e approda nella capitale portoghese con un’edizione consacrata proprio alla Madonna di Loreto, alla quale la chiesa, fondata da mercanti italiani nel 1518, è dedicata. L’esposizione, organizzata dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti in collaborazione con il Parco archeologico del Colosseo, l’Ambasciata d’Italia a Lisbona, l’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona e la Santa Casa della Misericórdia, sarà ospitata dal 16 marzo al 19 maggio 2019 nel Museo di São Roque di Lisbona.

La mostra da circa due anni presenta una selezione delle creazioni artistico-artigianali di straordinaria fattura realizzate per vestire i simulacri lignei presenti sugli altari di molte chiese italiane. Abiti che cambiano a seconda dei giorni del calendario liturgico e che si fanno ancora più ricchi e preziosi in occasione di particolari feste e ricorrenze, quando le statue vengono portate in processione per le vie dei paesi. Intere comunità si raccolgono infatti intorno ad esse, a partire dal delicato momento della vestizione, dimostrando la vitalità ancor oggi di un fenomeno artistico, religioso e antropologico che affonda le sue radici secoli orsono.

Il titolo dell’esposizione, Tessere la Speranza, richiama, quasi idealmente, il motivo del «tessere», dell’«intrecciare», e quello della «speranza», unendoli come in un insieme spirituale e immateriale.

Come ha evidenziato il soprintendente ad interim, arch. Stefano Gizzi, “Tessere la speranza vuol dire, allora, che per il tramite di un lavoro antico, quello del tessitore, che materialmente si esplica nel confezionare tessuti o nella preparazione di abiti, ma che concettualmente rimanda a una missione di tessere ed intrecciare legami, rapporti con gli uomini e col mondo, ci si apre verso un’altra dimensione, dove le aspettative desiderate dagli uomini appaiono come mete non più irraggiungibili”.

Ben nove abiti in mostra sono relativi alla Madonna di Loreto e provengono dalla provincia di Frosinone, in particolare dal monastero benedettino di Sant’Andrea di Arpino, dalle chiese di Santa Restituta di Sora, di San Barbato a Casalattico, di Santa Maria e di San Marcello a San Donato Val Comino e di Santo Stefano Protomartire - Santuario della Madonna di Loreto a Fontana Liri. Tutti centri afferenti alla Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, dove vi è sempre stata una forte devozione alla Madonna di Loreto fin dal XVI secolo.

L’evento è un esempio della virtuosa collaborazione tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, sia a livello centrale sia a quello periferico, e quello degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale attraverso l’Ambasciata Italiana di Lisbona e l’Istituto Italiano di Cultura, che promuovono costantemente, oltre confine, il nostro patrimonio di conoscenze e di valori artistici.