Friedrich Nietzsche

Che cos'è aristocratico? La nobiltà secondo Nietzsche

La nobiltà secondo Nietzsche: Che cos'è aristocratico? 

In un contesto violento, autoritario e colonialista, la collettività è ossessionata dal perseguimento della potenza, tanto da identificare quest’ultima con la vita stessa. Chi è forte, vive. Chi è debole, soccombe. La legge del dominio è la legge dell’esistenza. Nietzsche, in Al di là del bene e del male, lo dice molto chiaramente:

“la vita è di per appropriazione, repressione, sopraffazione dell’estraneo e del più debole, sottomissione, durezza, imposizione di forme proprie, incorporazione e, quanto meno, nel più dolce dei casi, sfruttamento” (F. Nietzsche, Al di là del bene e del male, p. 242).

Friedrich Wilhelm Nietzsche che cos'è aristocratico?
Nel libro Al di là del bene e del male di Friedrich Nietzsche, il nono capito è appunto Cos'è aristocratico? Qui una prima edizione (1886) di Al di là del bene e del male: Preludio di una filosofia dell'avvenire (Jenseits von Gut und Böse. Vorspiel einer Philosophie der Zukunft),  Qui la prima edizione del libro (1886). Wikimedia: Foto H.-P.Haack, CC BY-SA 3.0

Qui il riferimento polemico è certamente il marxismo, che prevede l’eliminazione dello sfruttamento nella società socialista. Il filosofo tedesco rincara la dose:

“Lo sfruttamento non appartiene a una società viziata o incompleta e primitiva: appartiene essenzialmente a ciò che è vivente in quanto funzione organica di base” (ivi, pp. 242-3).

Il dominio non è un evento accidentale né un modo di governare: è la struttura fisiologica della realtà. Non c’è alternativa. Chi propone un’ontologia politica differente, basata sulle cosiddette idee moderne – egualitarismo, solidarietà, altruismo –, nega la vita: “perché vivere è volontà di potere” (ivi, p. 242).

La teoria nietzschiana, sebbene possa apparire nuova, affonda le proprie radici nel fatto originario di tutta la storia. La storia del dominio e la storia tout court coincidono. Premesso ciò e stabilito che l’aumento di potenza di una collettività umana è, e sempre sarà, connesso ad un assetto aristocratico della società, resta da capire che cosa sia aristocratico. Il nono capitolo, intitolato appunto Che cos’è aristocratico?, consiste nella risposta a questa domanda: su cosa è basata una comunità nobile? Gerarchia, sopraffazione e creatività.

La gerarchia consiste nel pathos della distanza, cioè nella tendenza del dominante ad allontanare da sé il dominato. Di qui discendono i caratteri, per così dire, esteriori di un ordinamento fondato sul rango: differenziazione dei valori tra un essere umano e l’altro; bisogno della schiavitù; diversità delle classi; bassa considerazione dei sottoposti – ritenuti attrezzi. La sopraffazione caratterizza, fin dalle origini, tutte le cosiddette culture superiori:

“Barbari, in ogni terribile significato di quel vocabolo, uomini da preda, ancora in possesso di una forza di volontà e di un desiderio di potere intatti, si gettarono su razze più deboli, più civili, più pacifiche” (ivi, p. 240).

Il risultato del sopruso è il sacrificio sistematico delle classi subalterne. Chi è impotente viene immolato. Questo rituale macabro non genera sensi di colpa nell’officiante – in questo caso, l’aristocratico. È necessario, infatti, che egli:

“accetti con coscienza pulita il sacrificio di un enorme numero di esseri umani che per amore suo devono venire schiacciati e sminuiti al ruolo di uomini incompleti, schiavi, strumenti” (ivi, p. 241).

La creatività appartiene alla classe dominante soprattutto in ambito morale, dato che: “essa sa di essere l’elemento che conferisce il primo valore alle cose, è creatrice di valori” (ivi, p. 244). Il bene e il male, oggettivamente intesi, non contano.

Creare è qui sinonimo di attribuire primariamente, mettere mano, firmare. L’aristocratico marca ciò che lo circonda; usa e direziona ciò che è diverso da sé; è lo scopo, il senso, la giustificazione della totalità politica. In altre parole, la società non è autonoma: vive affinché la nobiltà viva. Anche le pratiche di aiuto, nella prospettiva signorile, perdono il proprio valore intrinseco. Non si aiuta l’infelice per spirito di solidarietà, quanto: “per un impulso generato per la sovrabbondanza di potere” (ibid.).

Solone chiede che ci si impegni a rispettare per le sue leggi. Illustrazione di M. A. Barth, da Vorzeit und Gegenwart, Augsbourg, 1832, in pubblico dominio

Dunque, anche l’altruismo è subordinato alla volontà di potere. È lecito affermare, a questo punto, che la morale dei padroni non si configura come una lista di comportamenti. Per essere nobili, non basta fare alcune cose e non farne altre. A differenziare un patrizio da un plebeo è la prospettiva, lo sguardo, lo status. La verità, per un barbaro dominante, non è l’adeguamento dell’intelletto alla cosa ma il frutto di una posizione politica:

“‘Noi veritieri’, così si chiamavano nell’Antica Grecia i nobili. È noto che le definizioni di valore morale sono state ovunque attribuite agli esseri umani e solo successivamente deviate sulle azioni” (ibid.).

Il nobile attribuisce, ad esempio, la verità e la bontà a sé stesso, a prescindere dalle proprie caratteristiche oggettive, reali, esteriori; definisce, invece, a priori, coloro che sono diversi da sé menzogneri e cattivi. Questo è evidente nella giurisprudenza. Nietzsche fa notare, infatti, che le leggi penali: “hanno di mira solo i devianti” (ivi, p. 251).

La norma vale per gli schiavi, non per i padroni. Questa disparità di trattamento viene chiamata giustizia. Ancora una volta: “non sono le opere, è la fede che decide qui, che stabilisce qui la gerarchia” (ibid.).

Per Nietzsche, essere aristocratico significa non conoscere la verità, ma essere la verità; non adeguarsi ad una comunità, ma essere il senso della comunità; non vedere la realtà, ma plasmare la realtà. Perciò, si tratta di una credenza, di un’opinione, di un pregiudizio: della pura autoglorificazione. È una tremenda questione di igiene:

“Ciò che più profondamente separa due esseri umani è un differente senso e grado della pulizia” (ivi, p. 263).

Il nobile, il pulito, il puro può fare qualunque cosa al non nobile, allo sporco, all’impuro. Il non aristocratico è semplicemente il ricettacolo della volontà di potenza dell’aristocratico, accecato dalla venerazione di sé.

Friedrich Nietzsche, autore di Al di là del bene e del male, il cui nono capitolo è Che cos'è aristocratico? Immagine Bain News Service, publisher - Library of Congress Catalog: https://lccn.loc.gov/2014697837, dalla George Grantham Bain Collection, in pubblico dominio

Riferimenti bibliografici

Friedrich Wilhelm Nietzsche, Al di là del bene e del male, Giunti Editore, Milano 2006.