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Forme di classica originalità: restaurate 44 opere del Museo di Doccia

Forme di classica originalità: restaurate 44 opere del Museo Richard-Ginori della Manifattura di Doccia

Un materiale avveniristico, ad alto contenuto tecnologico, che richiede nuove competenze e nuove attrezzature. Un materiale dalle altissime performance e qualità estetica, che promette di diventare in breve tempo uno dei più richiesti dal mercato.

Questa è la porcellana intorno al 1735, quando in Italia, dopo il breve quanto esaltante esperimento di Vezzi, a Doccia apre la manifattura voluta dal marchese Carlo Ginori, chimico, conoscitore di testi alchemici, arcanista.
Una produzione eccezionale perché tra le prime in Europa; la prima in Italia ad avviare un’impresa di lunga durata. Tanto che la porcellana Ginori ancora oggi si produce e ancora oggi è tra le più desiderate.

In Europa i primi decenni di scoperta e lavorazione della porcellana furono sfrenati, folli e avventurosi, tra rapimenti, segreti, alchimie, fortune improvvise e spaventosi fallimenti.
E così lo è stata la anche la storia della manifattura Ginori, che in tre secoli ha conosciuto alterne stagioni, ha attraversato secche e guidato rivoluzioni estetiche, come accadde durante la direzione artistica di Giò Ponti.

Una storia splendida e turbolenta che, quasi dal suo inizio, è stata documentata attraverso la costituzione di un archivio. Una storia illustrata dalla carta così come dalla cera, dalla creta e dalla ceramica dei bozzetti;‌ un patrimonio di modelli di cui, oltre l’utilità per la produzione, non può sfuggire il valore di testimonianza.

restauri Museo di Doccia
Piatto con decorazione a stencil, 1745-50, The Metropolitan Museum of Art, The Met Fifth Avenue Galleria 201, immagine in pubblico dominio

Un patrimonio che dal 1965 è stato esposto in un Museo costruito apposta a Sesto Fiorentino per ospitare e rendere accessibili le collezioni.

Nelle scorse settimane l’Associazione Amici di Doccia, con l’annuale consueta pubblicazione dei Quaderni, ha divulgato un’ottima notizia. Quella del restauro di 44 opere: soprattutto bozzetti in cera, ma anche opere in gesso e terracotta.

 

Oggetti che rappresentano solo una parte del tesoro di conoscenza custodito nei depositi del museo.
Restaurare questo tipo di manufatti è una sfida nella sfida, perché la loro fragilità fa parte della loro natura. Si tratta di opere, ad esempio, fortemente polimateriche: proprio la convivenza di materiali che hanno reazioni diverse ai fattori ambientali, all’umidità e in generale al tempo che scorre​ è causa di problemi conservativi.
Oppure che presentano danni derivati dall’uso ripetuto all’interno della manifattura.

I modelli utilizzati per ricavare i calchi, ad esempio, sono ricoperti da uno spesso e untuoso strato, che si mostrava fortemente annerito. L’intervento giustamente ha migliorato la leggibilità dei pezzi senza però rimuovere questo strato: si tratta infatti dell’accumulo di sostanze distaccanti con cui dovevano essere rivestiti i modelli per poter ricavare i calchi. Sono quindi custodi di preziose informazioni sulle tecniche di lavorazione oltre che tangibile testimonianza del tanto lavoro, dell’impegno e della creatività di cui questi oggetti sono stati strumenti.

Un restauro impeccabile, finanziato attraverso la raccolta fondi promossa da Artigianato e Palazzo. La cifra raccolta:‌ 50.000 euro. Una cifra sostanziosa e sufficiente a ridare salute e decoro ad oggetti dal valore artistico, storico e culturale non misurabile.

Una cifra che però appare subito nella sua identità di piccolo, volenteroso obolo se messa nella scala di una delle più vive e interessanti espressioni del patrimonio italiano.
Che quasi inacerbisce la mancanza, da ormai sette anni, della possibilità di godere del Museo della Manifattura di Doccia.

Fauno Marsia legato all’albero. Credits: Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica Torino, CC BY-NC

Se infatti nell’ultimo anno la chiu​sura al pubblico, la dimensione delle sale vuote, del patrimonio separato dai cittadini, delle aperture a singhiozzo e della virtualizzazione dell’opera di divulgazione dei musei ha coinvolto tutte le collezioni italiane, il Museo di Doccia manca da ben prima all’appuntamento con i suoi visitatori.

La vicenda sembra in fase di risoluzione:‌ dopo una penosissima Via Crucis di aste andate deserte (sulla quale credo varrebbe la pena spendere un’approfondita riflessione sulla miopia e impreparazione della classe imprenditoriale italiana, che di quel patrimonio avrebbe potuto fare fonte certa di valore) lo Stato Italiano, nel 2017, acquisisce il Museo. Da allora si traccia la strada verso la riapertura, che ancora si sta percorrendo, e lungo la quale questi restauri sono una ristorante tappa.

Ma credo che la storia degli anni immediatamente precedenti meriti di essere raccontata e divulgata.
Succede infatti che l’azienda Richard Ginori, con sede a Sesto Fiorentino, nel 2013 fallisce;‌ ed è probabile, peraltro, che le ragioni del fallimento vadano ricercate in tutt’altro che non la qualità e l’appetibilità sul mercato dei suoi prodotti.
Succede che la priorità è tutelare i lavoratori;‌ si accetta l’unica proposta allora in campo, quella di Gucci. Grande brand del lusso, parte del gruppo Kering, vicino di casa della Ginori.
Succede che vengono acquistati il brand e lo stabilimento. E il museo? No, il museo non rientra negli accordi.

Ancora prevale la visione miope e masochista per cui il museo è un inutile ed improduttivo fardello. Quanto lo sia davvero credo lo dimostri oltre ogni ragionevole sospetto questa pagina. L’e-commerce è quello del nuovo marchio, Ginori 1735. Che non a caso ha voluto dichiarare come valore del brand la tradizione pluricentenaria.

Online posso acquistare, per quasi 2000 euro, una statuetta che rappresenta “La virtù e il vizio”. È probabile si tratti di un’idea del Giambologna.
“La versione in biscuit, proposta dalla Manifattura, trae origine da un modello eseguito dallo scultore tardobarocco fiorentino Massimiliano Soldani Benzi, le cui forme e parte dei modelli sono stati venduti dal figlio Ferdinando al marchese Carlo Ginori attorno al 1740.”

Se poi avessi la possibilità di recarmi in negozio potrei richiedere di acquistare, per più del doppia della cifra precendente, un altro notevolissimo gruppo in biscuit che riproduce in scala ridotta il gruppo de “I lottatori”. L’originale in marmo, rinvenuto nel 1583, ancora oggi si può ammirare presso la Tribuna della Galleria degli Uffizi. La trasposizione in dimensioni da arredo fu eseguita “nelle botteghe dei bronzisti romani e fiorentini, come suggerisce il calco in cera dell’opera che è conservato nel Museo Richard Ginori della Manifattura di Doccia. Stando poi alle note di pagamento, è possibile asserire che il calco in cera sia stato eseguito in Manifattura, forse dallo stesso Anton Filippo Maria Weber che, nel 1744, risulta aver realizzato le forme in gesso”.

Tutto questo mentre, ci informa il sito degli Amici di Doccia, “in questi ultimi anni la Direzione regionale musei della Toscana (già Polo museale)” ha dovuto provvedere a portare avanti “le attività indispensabili e urgenti … come il ripristino completo delle coperture, il cui stato disastroso ereditato da anni di incuria e di chiusura era una delle principali cause di rischio e di degrado dell’edificio e potenzialmente delle collezioni stesse” e si è dovuto provvedere a mettere in sicurezza l’archivio con il “trasferimento … all’Archivio di Stato di Firenze in ambienti salubri e adeguati per la corretta conservazione del materiale cartaceo”.

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Chicchera e piattino, 1750-55, The Metropolitan Museum of Art (altra immagine del set in anteprima), immagine in pubblico dominio

Di questa operazione, come del progetto di catalogazione e il completamento dell’inventario del fondo librario storico dell’Archivio del Museo di Doccia, si fa carico ancora una volta l’associazione Amici di Doccia.

Resta l’ammirazione per i restauri sin qui condotti, che ci lasciano presagire l’enorme interesse culturale del museo futuro.

Resta l’amarezza per un patrimonio abbandonato, disconosciuto, tradito, verso il quale manca quell'interesse per un valore vero e duraturo che potrebbe garantire.

Note

Il titolo riprende una notazione tratta da:
Ugo Nebbia, L'Italia all'Esposizione Internazionale di Parigi di Arti Decorative e industriali moderne, “Emporium”, LXII, n. 367, aprile 1925

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Firenze: mostra "Bellezza e nobili ornamenti nella moda e nell'arredo del Seicento"

Aprirà al pubblico da domenica 8 dicembre e rimarrà aperta fino al 13 aprile 2020, la mostra Bellezza e nobili ornamenti nella moda e nell'arredo del Seicento che si terrà al Museo di Palazzo Davanzati di Firenze.

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MANIFATTURA ITALIANA DELLA SECONDA METÀ DEL XVII SECOLO, Scarpa femminile, Firenze, Museo Stibbert

L’idea dell’esposizione è nata dall’acquisizione, promossa dai Musei del Bargello per Palazzo Davanzati, di un rarissimo e inedito corpus di disegni per ricami e merletti databili alla prima metà del XVII secolo e apparsi sul mercato antiquario nel 2018. Si tratta di una delle più estese raccolte esistenti di disegni di merletti e ricami costituita da 105 fogli, centodue carte ad inchiostro e tre a grafite e sanguigna, giunte fino a noi in ottimo stato conservativo e attribuibili per la gran parte alla firma dello stesso autore, Giovanni Alfonso Samarco da Bari, un disegnatore di ambito meridionale dall’indubbio talento grafico la cui identità rimane ancora oggi ignota.

OREFICERIA AUSTRIACA DELL’INIZIO DEL XVII SECOLO, Ornamento per abito, Firenze, Museo Nazionale del Bargello

Attorno a questi disegni per grandi colletti, bordure e fregi ricamati, si sviluppa un affascinante percorso della mostra che, allestita tra il piano di ingresso e il primo piano di Palazzo Davanzati, intende documentare lo stile prezioso ed elegante della moda e dell’arredo del Seicento, attraverso un suggestivo confronto tra la grafica e un’accurata selezione di abiti, accessori, dipinti, sculture, medaglie, libri, tessuti, merletti e ricami.

All’interno di alcune “stanze delle meraviglie”, progettate in occasione della mostra, sono infatti esposti, in costante dialogo con la grafica, alcuni preziosi accessori: la borsa a ricamo applicato di probabile manifattura inglese; la scarpetta femminile, databile all’ultimo quarto del XVII secolo, in raso di seta rossa rivestito di merlettola spilla d’oro, di oreficeria nordica, con perle e diamante utilizzata al tempo come guarnizione d’abito.

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OREFICERIA AUSTRIACA DELL’INIZIO DEL XVII SECOLO, Ornamento per abito, Firenze, Museo Nazionale del Bargello

A documentare il gusto per la moda in auge al tempo, troviamo poi un raro giubbone maschile, databile tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, con inserti di merletto a fuselli, e alcuni dipinti che ritraggono gli sfarzosi colletti in pizzo indossati da Valdemaro di Danimarca, opera di Justus Suttermans e da Vittoria Bulgarini ritratta da Nicolas Régnier.

JUSTUS SUTTERMANS, Ritratto di Valdemaro Cristiano di Danimarca, 1638-1639, Firenze,
Gallerie degli Uffizi, Galleria Palatina

La perizia raggiunta nella tecnica del ricamo toscano è testimoniata dallo splendido paliotto d’altare della Madonna del Letto, già nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie di Pistoia, che rivela motivi decorativi improntati ad un’attenta indagine naturalistica.

La mostra rappresenta inoltre occasione per ammirare, nei rinnovati ambienti espositivi di Palazzo Davanzati, un’attenta selezione di merletti dalla ricca e pregevole collezione del Museo, messa a confronto con i disegni acquisiti così da dar vita a un dialogo tra il prodotto finito e il processo creativo legato a quest’arte.

MANIFATTURA INGLESE DELLA PRIMA METÀ DEL XVII SECOLO, Borsa, Firenze, Museo Nazionale del
Bargello

 Bellezza e Ornamenti nella moda e negli arredi del Seicento è una mostra unica per presentare al pubblico un raro gruppo di centocinque disegni di merletti e ricami acquistati dai Musei del Bargello con i fondi derivanti dall’autonomia dei musei, a seguito della Riforma del 2014. Il corposo nucleo grafico è stato destinato a Palazzo Davanzati che, già dagli anni ottanta del Novecento, ospita una pregevole collezione di merletti e ricami, dal XV al XX secolo.

Per la durata della mostra, il Davanzati, noto ai più come antica dimora fiorentina, si vestirà di raffinate forme barocche, con “stanze delle meraviglie” che sveleranno, attraverso un affascinante percorso espositivo, il singolare ruolo che i merletti ebbero nella storia sociale ed economica in Europa, oltreché nella storia dell’arte, del design e della moda” (Paola D'Agostino, Direttore dei Musei del Bargello).

 Tra gli enti prestatori figurano le Gallerie degli Uffizi, il Museo Stibbert, il Museo Civico d’Arte di Modena, l’Università di Firenze, l’Archivio di Stato di Firenze, L’USL Toscana Centro, il Museo del ricamo di Pistoia, oltre a generosi prestiti da parte di collezionisti privati.

La mostra e il catalogo, ricco di contributi di esperti del settore ed edito da Edifir, sono a cura di Benedetta Matucci e di Daniele Rapino.

Daniele Rapino, Paola D'Agostino, Benedetta Matucci

Il biglietto di accesso alla mostra ha il costo di € 6,00 per l'intero, e € 2,00 il ridotto (per i giovani della U.E fra i 18 e 25 anni).

 

Testi e foto per la mostra Bellezza e nobili ornamenti nella moda e nell'arredo del Seicento gentilmente forniti dall'Ufficio Stampa Firenze Musei - Civita Opera Laboratori Fiorentini