Una breve introduzione di Timothy H. Lim ai rotoli del Mar Morto

La casa editrice Queriniana si è recentemente distinta per la pubblicazione, nella collana Sintesi, del volumetto saggistico di Timothy H. Lim. Nel pieno spirito della collana, il lavoro di Lim è un ottimo testo introduttivo alla filologia ebraica e alla storia dei rotoli del Mar Morto, capace di coinvolgere i neofiti dell'argomento e di codificare limpidamente le dense informazioni; proprio per questa capacità di sintesi potrà tornare altrettanto utile agli esperti del settore. Uno dei pregi de I rotoli del Mar Morto. Una breve introduzione è di offrire ai lettori un vero esempio di saggistica professionale denudata da qualsivoglia apporto sensazionalistico o retorico. Lim anzi indaga minuziosamente quelle questioni scandalose che hanno aleggiato sulla ricchezza archeologica e teologica dei rotoli e spiega con dovizia di particolari quanto siano pericolose e inutili queste inezie complottistiche.

Dopo l'introduzione di Cristiano Saccoccia, l'approfondimento a cura di Ilaria Coda.

Datata convenzionalmente agli inizi del 1947, la scoperta dei primi rotoli è ancora oggi nebulosa. La teoria più accreditata ha come protagonista Jum‘a Muhammed Khalil, un pastore: mentre conduceva al pascolo il suo gregge si imbatté in quella che verrà poi definita Grotta 1, situata a sud di Gerico, e incuriosito gettò al suo interno una pietra e sentì un vaso d’argilla rompersi. Fu uno degli altri due pastori che lo accompagnavano - il più giovane fra i cugini, Muhammed Ahmed el-Hamed - a recarsi nella grotta alla ricerca di oro, portando alla luce invece il Grande rotolo di Isaia, il Pesher di Abacuc e il Manuale della Disciplina, più tardi rinominato Regola della Comunità

Le grotte di Qumran. Foto di Tamarah, CC BY-SA 2.5

Gli studiosi sono concordi nell’affermare che la comunità che abitava Qumran appartenesse al gruppo religioso degli Esseni, uno dei gruppi principali del giudaismo ai tempi di Gesù, insieme ai Farisei e ai Sadducei. Flavio Giuseppe racconta la fine di Qumran, avvenuta durante la prima guerra giudaica, e testimonia che numerosi Esseni furono uccisi dai Romani: la comunità tentò allora di proteggere i manoscritti nascondendoli nelle grotte circostanti.

Si stima che i manoscritti rinvenuti siano circa 900; c’è anche chi si spinge fino al migliaio di esemplari. L’incertezza – spiega efficacemente Timothy Lim – è da attribuire principalmente alla natura del corpus con cui abbiamo a che fare: escludendo il Grande rotolo di Isaia, l’unico tra i manoscritti ad essere rimasto quasi del tutto integro, la totalità del materiale rinvenuto è costituita da frammenti di rotoli originari. È stato Stephen Reed ad occuparsi del censimento e della catalogazione di tutti i frammenti. Quest’opera lo impegnò per tre anni, inducendo una riflessione sul concetto di frammento che sfociò nella pubblicazione dell’articolo intitolato What is a Fragment? per il Journal of Jewish Studies del 1994. Gli studiosi lo hanno definito l’“enigma del puzzle”: immaginate di trovarvi di fronte ad un puzzle del quale non possedete tutte le tessere, né tantomeno una foto di riferimento sulla scatola. L’imprecisione nella numerazione dei rotoli nasce da queste difficoltà. Del resto, il consolidamento in forma scritta del testo biblico – l’Antico Testamento in particolare – richiese più stesure; inoltre, dato il ruolo fondamentale riconosciuto a questi testi dalla comunità ebraica, bisogna contemplare l’ipotesi che essi possano essere stati copiati ripetutamente nei secoli precedenti.

La datazione fu altrettanto problematica. I rotoli non erano datati al loro interno e fu necessario ricorrere allo studio della grafia utilizzando lo schema tipologico fornito da Frank Cross, allora membro del comitato internazionale responsabile della prima edizione dei Rotoli. Secondo Cross, i rotoli possono essere fatti risalire a tre periodi: quello arcaico (dal 250 al 150 a.C.), quello asmoneo (dal 150 al 30 a.C.), quello erodiano (dal 30 a.C. al 70 d.C.). Nonostante le datazioni assolute vengano generalmente respinte, soprattutto quando si tratta di testi di questo calibro, la datazione paleografica è stata integrata agli inizi degli anni ’90 con due prove del carbonio-14, confermandone l’autenticità.

L’importanza religiosa e storica di questi documenti non è immediatamente evidente al lettore meno avvezzo. La scoperta dei rotoli ha spostato indietro di più di mille anni la datazione dei manoscritti più antichi in nostro possesso. Fino ad allora il testo di riferimento è stato il testo masoretico. I Masoreti, eruditi e scribi ebrei, si occuparono nel corso dei secoli di revisionare l’Antico Testamento per la comunità ebraica, epurandolo dalle aggiunte accumulate nella sua tradizione. I Rotoli invece ci offrono uno spaccato dello stadio embrionale delle scritture bibliche, in quanto l’unificazione di tutti i testi biblici tràditi in un manoscritto che potremmo definire proto-masoretico infatti non avverrà prima del termine del I secolo d.C.

Non abbiamo testimonianze della sopravvivenza di membri della comunità degli Esseni dopo la fine violenta cui andarono incontro nel 68 d.C. Alcune comunità moderne sostengono di essere discendenti degli Esseni o addirittura di essere essi stessi Esseni. Proprio per questo la possibilità di conoscere il contenuto dei Rotoli – usanze, credenze religiose di un ordine che per molti aspetti può essere accomunato ai primi gruppi cristiani – ha dato nuova vita agli studi biblici veterotestamentari e intertestamentari.

Timothy Lim Rotoli del Mar Morto
Il saggio di Timothy H. Lim, I rotoli del Mar Morto. Una breve introduzione (titolo originale: The Dead Sea Scrolls. A Very Short Introduction), pubblicato per Editrice Queriniana nella collana Sintesi


Israele: una vanga per incenso da Khirbet el-Eika

13 Novembre 2015
800px-Sea_of_Galilee_2008
Una vanga per incenso di 2200 anni fa, ritrovata a Khirbet el-Eika, potrebbe contribuire a una migliore comprensione del popolamento della Galilea da parte degli Ebrei. L'area cominciò ad essere sotto il dominio ebreo solo con l'emergere della dinastia degli Asmonei. Archeologicamente, è molto difficile stabilire chi fosse ebreo qui, nel terzo e secondo secolo a. C.
Il reperto in bronzo, di epoca ellenistica e progettazione greco-romana, ha un caratteristico manico a forma di oca.
Link: Times of Israel; Archaeology.wiki
Vista del Lago di Tiberiade, foto da WikipediaPubblico Dominio, caricata da e di Pacman.
 


Israele: scoperta la Fortezza di Acra a Gerusalemme?

3 Novembre 2015
Excavation_in_City_of_David,_Givaty_parking_lot_Jerusalem_12.10.2011,_panoramic_pic_(4)
È stata probabilmente scoperta la fortezza di Acra (o Akra, dal greco ἀκρόπολις), costruita dal sovrano Antioco IV Epifane dell'Impero Seleucide per controllare il Monte del Tempio a Gerusalemme. Così nell'annuncio dell'Autorità delle Antichità Israeliane.
800px-Antiokhos_IV
Della fortezza ci parlano anche la Bibbia, nel Primo Libro dei Maccabei (1 Maccabei 1:35 - 38), e Flavio Giuseppe (Antichità Giudaiche 12:252-253). La fortezza era vista come una spina nella carne della città. Qui avvenne un episodio importante nella Rivolta dei Maccabei, nel 167 a. C., che condusse alla fondazione della Dinastia degli Asmonei. Il luogo corrisponde a uno di quelli precedentemente proposti, e cioè il Parcheggio Givati a Gerusalemme. Si risolverebbe così uno dei più importanti enigmi dell'archeologia israeliana.
800px-Excavation_in_City_of_David,_Givaty_parking_lot_Jerusalem_12.10_(33)
A fornire un definitivo elemento di prova in tal senso è stato il ritrovamento, negli ultimi mesi, di impressionanti fortificazioni: una sezione di muro difensivo, una torre e un glacis (o spalto, un pendio artificiale della fortificazione, il cui fine è quello di esporre gli assalitori).
Presso il sito si sono ritrovate anche munizioni per fionda, punte di frecce in bronzo e pietre di balista, probabile resto della battaglia incorsa tra Maccabei e Milizie Seleucidi. Sulle armi era impresso un tridente, simbolo di Antioco IV Epifane. Ritrovati anche vasi per vino provenienti dall'Egeo.


Leggere di più


Giordania: restauri a Macheronte

27 Ottobre 2015
800px-Machaerus_Panorama
Restauri in corso presso la città di Macheronte: si concluderanno nel 2029. Qui, secondo Flavio Giuseppe, avvenne la prigionia e l'esecuzione di Giovanni Battista. Il sito è però rilevante anche per Ebrei, essendovi la fortezza e il palazzo di Erode, oltre che per i Musulmani, che hanno lì un memoriale del Profeta Yahya Bin Zakariyya (altro nome di Giovanni Battista).
Tra i risultati finora conseguiti dal team all'opera: la ricostruzione di due colonne dell'epoca di Erode, l'aver scoperto muri molto più alti di quanto ritenuto (9 metri circa), una cisterna degli Asmonei.
Link: The Jordan Times
Panorama di Macheronte, foto da WikipediaPubblico Dominio, caricata da e di Tbantle~commonswiki (Thomas Bantle).
 


Lavori fognari fanno emergere una sezione dell'antico Acquedotto di Gerusalemme

21 Maggio 2015
Lavori fognari fanno emergere una sezione dell'antico Acquedotto Inferiore di Gerusalemme, nel quartiere di Umm-Tuba. L'opera fu costruita duemila anni fa circa dai re Asmonei ed ha funzionato fino a cento anni fa circa. Cinquecento anni fa, durante il periodo Ottomano,  furono aggiunte tubature di terracotta nel canale per proteggere l'acqua.
Link: Israel Antiquities AuthorityThe Jerusalem Post; Live Science