Provvedimenti cautelari a 5 persone per plurime azioni furtive

Bologna: provvedimenti cautelari a 5 persone per plurime azioni furtive

Provvedimenti cautelari a 5 persone per plurime azioni furtive compiute tra l’Emilia-Romagna, la Lombardia, il Piemonte e le Marche dal mese di settembre del 2017 fino alla fine del 2018

ESECUZIONE ORDINANZA DI APPLICAZIONE DI CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE

I Carabinieri del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) – Nucleo di Bologna - tra Bologna, Brescia, Napoli, Casandrino (NA), Castrezzato (BS) e Grana (AT), coadiuvati da quelli dei Nuclei TPC di Napoli, Monza, Torino, Venezia e dell’Arma territoriale, hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale felsineo, Dott. Gianluca PETRAGNANI GELOSI, nei confronti di 5 persone, indagate, a vario titolo, di plurime azioni furtive commesse ai danni del patrimonio culturale.

I provvedimenti scaturiscono dall’esito di una lunga e complessa attività investigativa, portata a termine dai Carabinieri del Nucleo TPC di Bologna e coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna, nella persona del Sostituto Procuratore Dott. Roberto CERONI, finalizzata al contrasto dei furti ai danni del patrimonio culturale commessi all’interno di esercizi commerciali di settore, ville nobiliari, musei, luoghi di culto e private abitazioni in genere, e alla relativa commercializzazione illecita dei beni d’arte trafugati anche tramite rivenditori compiacenti, azioni portate a termine in particolar modo tra l’Emilia-Romagna, la Lombardia, il Piemonte e le Marche dal mese di settembre del 2017 fino alla fine del 2018.

Le investigazioni, avviate nel mese di settembre 2017, traggono origine dal furto aggravato denunciato ai Carabinieri dell’arte bolognesi da un locale antiquario, a cui, nei primi del mese, erano state asportate numerose opere d’arte, tra dipinti (oltre 30) e beni di antiquariato, per un valore che superava i 100.000 euro, beni che teneva custoditi all’interno di un magazzino adibito alla custodia di opere d’arte a San Lazzaro di Savena (BO).

I successivi sviluppi investigativi, corroborati anche da attività tecniche (tra cui intercettazioni telefoniche e ambientali) e di riscontro mediante l’utilizzo della “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti” gestita dal Comando TPC, hanno permesso di:

  • acquisire plurimi e concordanti elementi investigativi nei confronti dei cinque arrestati;

  • dimostrare “come gli indagati abbiano consolidato un proprio efficiente modus operandi che si ripete stabilmente nel tempo”, facendo così emergere “un quadro di abituale attività predatoria di beni d’arte e successiva rivendita degli stessi che, oltre ai danni cagionati ai diretti proprietari degli stessi, alimenta altresì il mercato illecito della vendita e dell’esportazione di siffatte opere”, come riportato dal G.I.P. nella citata ordinanza;

  • individuare e recuperare parte dei beni trafugati illecitamente, già restituiti ai legittimi proprietari.

Nei confronti degli arrestati, cinque pregiudicati campani residenti tra le province di Brescia, Napoli e Asti, vengono ipotizzate a vario titolo, singolarmente o in concorso tra loro, le seguenti gravi azioni furtive di:

  1. numerosi beni d’arte, quali dipinti e beni di antiquariato, ai danni del suindicato antiquario bolognese;

  2. un cospicuo numero di dipinti, sculture di varie dimensioni e materiali, mobili, beni e oggetti di alto antiquariato, statue raffiguranti personaggi del presepe napoletano, lampadari e altri beni d’arte, per un ingente valore, sottratti da una storica dimora di Chiari (BS) nel mese di novembre 2017;

  3. svariati beni d’arte di interesse storico artistico di natura ecclesiastica e devozionale come acquasantiere del XIV secolo, candelieri in legno, una scultura, ma soprattutto una parte del coro ligneo dell’altare con sedute e inginocchiatoi, asportati dalla Chiesa Parrocchiale di San Tommaso Apostolo di Bondeno di Gonzaga (MN) nel mese di marzo 2018;

  4. molteplici beni d’arte e di antiquariato, sottratti dai magazzini di un antiquario in provincia di Asti, nel mese di aprile 2018;

  5. di un pozzo in mattoni in stile neogotico, con iscrizioni in lingua latina e inglese, sottratto da una dimora storica in provincia di Vercelli, nel mese di febbraio 2018.

Nel corso dell’attività investigativa sono state eseguite molteplici perquisizioni e sequestrati numerosi beni d’arte ed ecclesiastici di rilevanza storico-artistica, provento dei furti indicati, trovati nella disponibilità di ulteriori persone, a cui erano stati già ceduti dai componenti del consolidato sodalizio criminale, indagate a loro volta per le ricettazioni dei beni rinvenuti e sequestrati. Tra i 21 dipinti recuperati provenienti dal furto ai danni dell’antiquario bolognese figura: l’olio su rame del XVIII secolo raffigurante “Gesù che scaccia i mercanti dal Tempio”, un dipinto a olio su tela degli inizi del Settecento di scuola napoletana raffigurante “Ritratto di famiglia” e il dipinto “Lavandaia” a olio su tela di scuola inglese del XIX secolo.

Provvedimenti cautelari a 5 persone per plurime azioni furtive
Dipinto a olio su rame del XVIII secolo
Provvedimenti cautelari a 5 persone per plurime azioni furtive
Dipinto a olio su tela degli inizi del Settecento di scuola napoletana
Provvedimenti cautelari a 5 persone per plurime azioni furtive
Dipinto a olio su tela raffigurante “Lavandaia” di scuola inglese del XIX secolo

Altre due opere recuperate nel corso delle indagini:

Provvedimenti cautelari a 5 persone per plurime azioni furtive
Provvedimenti cautelari a 5 persone per plurime azioni furtive compiute tra Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Marche nel periodo 2017-2018
Provvedimenti cautelari a 5 persone per plurime azioni furtive
Provvedimenti cautelari a 5 persone per plurime azioni furtive compiute tra Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Marche nel periodo 2017-2018

Il valore economico di tutti i beni sequestrati è stato stimato in circa 350.000,00 euro.

Tra i beni sequestrati nel corso dell’attività investigativa figurano beni d’arte ed ecclesiastici, per i quali non è stato possibile determinare la provenienza delittuosa, evidentemente per la mancata denuncia da parte delle persone offese. Figurano dipinti, un tabernacolo, mobili antichi come cassettoni, sedie da salotto, divani, una statua, lampadari e altro ancora. Di seguito quattro beni sequestrati:

Dipinto a olio su tela raffigurante la “Crocifissione”
Dipinto a olio su tela con “Madonna con Bambino”
Stemma araldico di famiglia nobiliare in ferro battuto
Busto in pietra raffigurante una “Figura femminile”

Le indagini hanno, inoltre, permesso di sequestrare, al valico di Ventimiglia (IM), al confine con la Francia, svariati beni antiquariali, costituiti prevalentemente da elementi di arredo antico ed ecclesiastico, quali candelabri, dipinti su tela, putti e altri beni, che, trasportati a mezzo di un furgone, stavano per essere esportati senza le previste autorizzazioni delle competenti autorità italiane dalle tre persone fermate a bordo del veicolo.

Numerosi sono stati i riscontri investigativi raccolti nei confronti del gruppo, come l’arresto, operato nel mese di maggio 2018 a Cingoli (MC), nei confronti di due persone fermate in flagranza di reato, mentre tentavano di asportare da un’abitazione nobiliare molteplici beni d’arte di rilevanza storico-artistica, tra cui dipinti, specchiere, tavoli, consolle, candelabri e acquasantiere. Da evidenziare come le informazioni sugli obiettivi da colpire venivano, a volte, acquisite da parte di uno dei componenti anche attraverso l’iscrizione e l’interazione su piattaforme digitali e social network dedicati al mondo dell’arte e soprattutto attraverso la scoperta di abitazioni e luoghi antichi poco conosciuti.

In conclusione, oltre alle 5 persone arrestate in esecuzione dell’ordinanza del G.I.P. e alle due in flagranza di reato, l’indagine ha consentito di deferire in stato di libertà alle competenti Autorità Giudiziarie altre 12 persone per furti aggravati, ricettazione ed esportazione illecita di beni culturali e soprattutto di recuperare numerosi beni d’arte, tra cui figurano 40 dipinti (su tela, tavola e rame), 14 sculture di vario genere e dimensioni e 53 beni di antiquariato (ebanisteria, beni ecclesiastici ed altri diversi). Tra le persone indagate per furto figurano anche due donne, consorti di due dei principali componenti del gruppo.

Testo e foto dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


2021: Italia leader nel contrasto al traffico illecito di beni culturali

2021: Italia leader nel contrasto al traffico illecito di beni culturali

IL MINISTRO DARIO FRANCESCHINI E IL GENERALE ROBERTO RICCARDI PRESENTANO ALLA STAMPA I RECENTI RITROVAMENTI

COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E TUTELA DEI BENI CULTURALI, RIENTRANO REPERTI DAGLI STATI UNITI E DA ALTRI PAESI. IL MINISTRO FRANCESCHINI PRESENTA I RECUPERI DEL 2021

La Dichiarazione di Roma, a conclusione dei lavori del G20 Cultura, aveva affermato la volontà comune dei Paesi membri di cooperare con crescente impegno per la tutela del patrimonio culturale.

https://www.classicult.it/rimpatriati-dal-belgio-782-reperti-il-piu-grande-recupero-archeologico-per-la-puglia/

Nei mesi scorsi sono stati diversi i segnali giunti in questa direzione. Recente la presentazione a Bari, presso il Castello Svevo, di 782 reperti archeologici della civiltà Daunia che erano stati esportati illecitamente nel Belgio, rimpatriati grazie all’impegno della Procura della Repubblica di Foggia e dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Bari, ma con l’indispensabile apporto dell’Autorità giudiziaria belga e il coordinamento di Eurojust.

https://www.classicult.it/operazione-taras-sgominato-traffico-oltre-2000-reperti-archeologici/

Più vicini nel tempo, il 10 dicembre, i risultati dell’operazione Taras, coordinata dalla Procura di Taranto e che ha visto all’opera, con la Sezione Archeologia del Reparto Operativo TPC, le forze di polizia di Germania, Olanda, Svizzera e Belgio. In questo caso sono stati oltre 2.000 i beni recuperati, prevalentemente riconducibili alle civiltà antiche della Puglia e della Basilicata. Gli oggetti sono stati rinvenuti con le perquisizioni a carico dei 13 indagati per associazione a delinquere, in provincia di Taranto prima che fossero espatriati e ancora una volta nel Belgio, importante mercato per i beni di settore.

L’ultima bella notizia proviene da Oltreoceano. Il 15 dicembre a New York, presso il nostro Consolato Generale, il Procuratore Distrettuale di Manhattan Cyrus Vance ha restituito all’Italia 201 pezzi pregiati che nell’arco degli ultimi decenni erano finiti negli USA, smerciati dai grandi trafficanti internazionali e acquisiti –a volte dopo vari passaggi di mano– da importanti musei, case d’asta, gallerie antiquarie e collezionisti privati. Il giorno dopo i Carabinieri del Tpc, che su quei reperti avevano indagato insieme ai colleghi di F.B.I. e H.S.I. (Homeland Security Investigations), hanno riportato a casa in aereo i tesori.

È molto vario il bottino confluito nel caveau di via Anicia dei detective dell’arte, che comprende sculture in marmo e teste in terracotta, antefisse e crateri, vasi e anfore, coppe e brocche, monete in argento. Sono opere d’arte e oggetti di uso comune di grande interesse storico, risalenti alle civiltà romana, etrusca, magnogreca e apula. La datazione si colloca fra l’VIII secolo a.C. e il I secolo d.C., il valore complessivo può essere stimato in circa 10 milioni di euro.

Dei 201 reperti, 161 sono stati rimpatriati e 40 resteranno in mostra, fino al marzo 2022, presso il Consolato Generale d’Italia a New York e l’attiguo Istituto Italiano di Cultura. Spicca nel novero dei beni rientrati un interessante nucleo di pithoi, con decorazione “white on red”, tra cui si distingue quello che rappresenta l’accecamento di Polifemo da parte di Ulisse.

Sulla sinistra, pithos etrusco del VII sec. a.C. - Fordham Museum; sulla destra pithos etrusco del VII sec. a.C. - Getty Museum

(da scavi clandestini in Etruria meridionale)

A questi si aggiungono alcuni vasi in impasto con decorazione incisa. Da segnalare un’anforetta ad anse cuspidate, di tipica produzione laziale, presente ad esempio a Crustumerium, sito archeologico in passato diffusamente interessato da scavi clandestini.

Anforetta con anse cuspidate del VIII sec. a.C. - Fordham Museum (da scavi clandestini in area Laziale)

Per continuare con la produzione etrusca, è molto interessante l’anfora a figure nere attribuita al Pittore di Micali.

Anfora etrusca a figure nere attribuita al Micali Painter del 540-530 a.C. - Fordham Museum

(da scavi clandestini in Etruria meridionale)

Passando all’ambito magno-greco, spicca il cratere a campana pestano attribuito a Python, unico ceramografo del luogo insieme ad Assteas di cui si conosca il nome, raffigurante Dioniso e un satiro.

Cratere a campana pestano attribuito a Python del 340 a.C. ca - Fordham Museum

(da scavi clandestini in area magnogreca)

È rappresentata anche la ceramica apula con due phialai, di cui una attribuita alla bottega del Pittore di Dario.

Sulla sinistra, phiale apula (Dario) del 340 a.C. - Fordham Museum, sulla destra phiale apula del 340 a.C. - Fordham Museum

(da scavi clandestini in area magnogreca)

Quella attica è invece presente con una hydria a figure nere, attribuita al Gruppo di Leagros, che mostra sulla spalla Herakles che combatte il leone Nemeo, mentre sul corpo lo stesso eroe, dopo le fatiche, è sdraiato su kline affiancato da Atena, Hermes e Iolao.

Hydria attica a figure nere attribuita al Leagros Group del 510 a.C. - Fordham Museum

(da scavi clandestini in Etruria meridionale)

Tra i 40 reperti in mostra a New York, emerge la testa in marmo raffigurante l’Imperatore Settimio Severo, del II sec. d.C., provento di rapina a mano armata perpetrata da ignoti il 18 novembre 1985 ai danni dell’Antiquarium dell’anfiteatro campano di Santa Maria Capua Vetere (CE).

Testa in marmo raffigurante l’Imperatore Settimio Severo, II sec. d.C.

La testa è stata individuata nel settembre 2019 dalla Sezione Elaborazione Dati del Comando TPC e segnalata al Reparto Operativo, quale lotto d'asta del 28 ottobre successivo a New York. Il bene, che partiva da una base d’asta di 600.000 dollari USA, su richiesta dei Carabinieri è stato ritirato dalla vendita. Il dato è stato poi comunicato, fornendo gli elementi utili all’identificazione e alla rivendica, al dr. Matthew Bogdanos, responsabile dell’Antiquities Trafficking Unit del Manhattan District Attorney’s Office – County of New York (USA), che nel mese di giugno 2020 ha disposto il sequestro.

La vicenda, oltre a dimostrare come la restituzione alla collettività dei preziosi beni consenta la ricomposizione di percorsi storici, culturali e sociali, altrimenti leggibili solo parzialmente, costituisce prova della collaborazione consolidatasi, nel corso degli anni, tra il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e le Autorità Giudiziarie e di Polizia statunitensi, in particolare con il New York County District Attorney.

Il Ministro della Cultura Dario Franceschini, nel presentare oggi presso la sede del Comando TPC i reperti, ha illustrato i dati statistici del 2021 sul contrasto ai traffici illeciti dei beni culturali.

L’attività operativa dell’anno, fino a oggi, ha fatto registrare 261 verifiche sulla sicurezza in musei, biblioteche e archivi, 549 perquisizioni, 1.182 persone denunciate, 23.363 beni archeologici e paleontologici recuperati e 1.693 opere false sequestrate (con un valore, qualora immesse sul mercato come autentiche, di oltre 427 milioni di euro).

I furti di beni culturali sono stati complessivamente 334, così ripartiti: musei 12, luoghi espositivi 83, luoghi di culto 122, archivi 11, biblioteche 16, luoghi privati e pertinenze 90.

Sono stati 38.716 i beni d’arte controllati nella “Banca Dati Leonardo” e 1.700 i controlli alle aree archeologiche terrestri e marine, alcuni eseguiti in collaborazione con i Carabinieri del Raggruppamento Aeromobili o dei Nuclei Subacquei, 57 le persone denunciate per scavo clandestino.

Ammontano a 2.617 i controlli effettuati ad esercizi antiquariali, in parte svolti online anche su cataloghi d’asta, a 392 le verifiche a mercati e fiere.

Dall’inizio dell’anno i Carabinieri del TPC hanno effettuato 1.811 controlli a siti monumentali o paesaggistici (questi ultimi svolti d’intesa con il comparto Forestale dell’Arma), rilevando attività illecite e procedendo al deferimento di 225 persone e al sequestro di 10 immobili e 25 tra aree paesaggistiche o strutture (edificate senza le previste autorizzazioni) ricadenti in aree soggette a vincolo.

2021 Italia traffico illecito beni culturali
2021: Italia leader nel contrasto al traffico illecito di beni culturali

2021 Italia traffico illecito beni culturali

Testo, foto e video dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

2021 Italia traffico illecito beni culturali

2021 Italia traffico illecito beni culturali

Cultura: Franceschini, Italia leader nel contrasto al traffico illecito opere d’arte
Auspico rapida approvazione ddl inasprimento pene reati contro patrimonio culturale
2021 Italia traffico illecito beni culturali
2021: Italia leader nel contrasto al traffico illecito di beni culturali
“Un recupero straordinario di 200 opere d’arte, di capolavori importanti e assoluti. In gioco non c'è soltanto il valore economico, ma quello identitario e culturale, che verrà sviluppato in tutta la sua potenza nel momento in cui le opere torneranno nei luoghi di provenienza da cui sono state trafugate”.
Così il ministro della Cultura, Dario Franceschini, è intervenuto oggi alla conferenza stampa di presentazione dei recenti ritrovamenti frutto delle attività di contrasto al traffico illecito di beni culturali svolta dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e del resoconto del lavoro svolto nel corso del 2021.
2021 Italia traffico illecito beni culturali2021 Italia traffico illecito beni culturali
“Il lavoro dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale è eccellente e stimato in tutto il mondo ed è motivo d’orgoglio per l’intero paese che è ormai riconosciuto come leader nella lotta al traffico illecito di beni culturali. Questa operazione - ha aggiunto il ministro - rientra in quella che abbiamo portato al centro della Dichiarazione di Roma, documento finale del G20 Cultura, per sensibilizzare la comunità internazionale nel contrasto al traffico illecito di opere d’arte. Come per il progetto “100 opere tornano a casa” - ha proseguito Franceschini - anche questi reperti archeologici torneranno, grazie a un grande lavoro scientifico, nei musei territorialmente più affini a ciascuno di essi: sarà una grande operazione che valorizzerà il nostro straordinario Paese come museo diffuso”.

https://www.classicult.it/musei-cento-100-opere-arte-tornano-casa-depositi-pubblico/

Il ministro ha poi concluso con un riferimento al nuovo regime sanzionatorio dei reati al patrimonio culturale, al centro di un provvedimento legislativo da poco approvato all’unanimità dal Senato e ora all’esame della Camera dei Deputati:

“Sono sicuro che in un tempo molto breve il nuovo regime sanzionatorio diventerà legge e questo aiuterà molto a contrastare i traffici illeciti e a far capire quanto è grave danneggiare o rubare il patrimonio culturale del nostro paese che è la base di tutta la nostra storia”.
Roma, 30 dicembre 2021
2021 Italia traffico illecito beni culturali
2021: Italia leader nel contrasto al traffico illecito di beni culturali

2021 Italia traffico illecito beni culturali

Testo dall'Ufficio Stampa e Comunicazione MiC

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Qui rido io e I fratelli De Filippo: una "casuale" saga cinematografica

Qui rido io e I fratelli De Filippo:

la "casuale" saga cinematografica

dei giganti del Teatro italiano

Articolo a cura di Gianluca Colazzo e Mariano Rizzo

Le vicende familiari della dinastia Scarpetta - De Filippo sono ben note a storiografi e amanti del teatro: tra figli legittimi e illegittimi, beghe giudiziarie e un talento che scorre imperterrito nel sangue superando le differenze di status, la realtà sembra assumere le caratteristiche di un dramma che potrebbe benissimo essere stato scritto da Eduardo (Scarpetta o De Filippo, poco importa). Era lecito aspettarsi che prima o poi questa storia venisse trasposta sul grande schermo; meno prevedibile, invece, che essa venisse scissa in una coppia di film girati da due tra i migliori registi del panorama italiano e usciti in un lasso di tempo molto breve.

Qui rido io di Mario Martone è stato tra i protagonisti della stagione autunnale appena conclusasi: nelle sale a partire dal 9 settembre scorso e in home video dal 5 gennaio, il lungometraggio ha come fulcro l'annosa bagarre tra Eduardo Scarpetta e Gabriele d'Annunzio a proposito del comicissimo Il figlio di Iorio, parodia de La figlia di Iorio, opera del Vate. I fratelli De Filippo, girato invece da Sergio Rubini, è rimasto in sala per soli tre giorni (dal 13 al 15 dicembre) per poi approdare su Rai Uno in prima serata il 30 dicembre 2021; in esso si racconta invece la vicenda di Titina, Peppino ed Eduardo, figli non riconosciuti di Scarpetta, e della loro ascesa a leggende del teatro. Due storie complementari, dunque, che arrivano perfino a sovrapporsi nella seconda metà dell'uno e nel primo quarto dell'altro.

Uno dei punti di giunzione tra i due lungometraggi è infatti il personaggio di Eduardo Scarpetta: protagonista nel film di Martone e personaggio secondario in quello di Rubini, il patriarca della grande dinastia teatrale è al centro di due performance estremamente differenti (anche in termini di screen-time), ma entrambe in grado di elevare il livello del film.

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La locandina del film Qui rido io di Mario Martone, prodotto (2021) da Indigo Film, Rai Cinema, Tornasol e distribuito da 01 Distribution

In Qui rido io Toni Servillo ci regala uno Scarpetta istrionico, in precario equilibrio tra un'esistenza tragica e la necessità di far ridere il proprio pubblico; un padre-padrone di scarsa tenerezza e grande severità, sul quale si basa tutta la vicenda (e di conseguenza l'intero film).

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Un fotogramma tratto da Qui rido io
La locandina del film I fratelli De Filippo di Sergio Rubini, prodotto (2021) da Marco Balsamo, Pietro Peligra, Maria Grazia Saccà, Agostino Saccà per Pepito Produzioni, Nuovo Teatro, RS Productions, con Rai Cinema e distribuito da 01 Distribution

Nell'opera di Rubini l'attore è interpretato da un immenso Giancarlo Giannini, che gli dà una connotazione ben più ombrosa, un'aria truce che non lo abbandona nemmeno quando sul palcoscenico veste i panni del personaggio-feticcio Felice Sciosciammocca: lo Scarpetta di Giannini non è amorevole né romantico, anzi finisce per apparire quasi un boss in grado di manovrare a proprio vantaggio i fili della propria famiglia e dell'intera città. O, perlomeno, di lasciare intendere che sia così. Sebbene appaia solo nei primi minuti, la sua ombra si stenderà sui tre nipoti-figli per il resto della pellicola, fino a che essi non saranno in grado di emanciparsene con le proprie forze.

Un fotogramma tratto da I fratelli De Filippo

I fratelli De Filippo è infatti una storia di formazione corale, che si sviluppa lungo svariati decenni e coinvolge non solo i tre protagonisti (interpretati dai semiesordienti Mario Autore, Domenico Pinelli e Anna Ferraioli Ravel), ma anche il nutrito cast di comprimari, tra i quali spiccano un inedito Biagio Izzo in versione tetra e Marianna Fontana, curiosamente già apprezzata in Capri-Revolution di Martone.

Biagio Izzo e Marisa Laurito in un fotogramma tratto da I fratelli De Filippo

Per contro, Qui rido io si concentra sugli anni della querelle legale tra Scarpetta e d'Annunzio, che il regista fa coincidere con il declino dell'attore e della sua maniera di fare teatro. I due film differiscono profondamente anche sul piano emotivo: Martone, come suo solito, osserva i personaggi attraverso una lente discreta, asettica, quasi consapevole del latente voyeurismo dello spettatore; nessuno dei personaggi sembra richiedere pietas, nemmeno lo stesso Scarpetta/Servillo. Rubini, al contrario, cerca l'emozione e l'empatia: basti pensare al commovente finale, che presenta un gioco registico studiato appositamente per indurre alla lacrima. E va bene così.

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Un fotogramma tratto da Qui rido io

A ben vedere, la differenza d'approccio è riscontrabile anche nel lato tecnico dei due film, in particolare nel modo in cui i registi raccontano la città di Napoli: in entrambe le pellicole la città non è solo quinta scenica, ma protagonista silenziosa e forza motoria alla base di qualunque azione dei protagonisti. Martone la racconta con il suo solito occhio discreto, asettico, con una studiata lontananza che finisce per far brillare i vicoli silenziosi, gli interni affollati, i teatri in penombra: anche quando non la si vede, si ha sempre la consapevolezza di essere a Napoli, in un'epoca lontana ma non troppo. Rubini adotta invece un linguaggio più classico, che spesso indulge al panorama facile, agli angoli pittoreschi, al Vesuvio sfumacchiante, senza mai, va specificato, scadere nel già visto: fanno eccezione le molte citazioni visuali di capolavori come L'oro di Napoli, richiamati con affetto e discrezione mediante il ricalco di alcune inquadrature.

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Un fotogramma tratto da Qui rido io

I due film sono, insomma, prodotti molto diversi non solo sul piano tecnico ed estetico, ma anche nell'essenza cinematografica; tuttavia essi trovano la propria comunanza nella passione e nell'affetto che hanno alla base. Tanto lo Scarpetta di Martone quanto i tre De Filippo di Rubini non sono eroi, né hanno la piena consapevolezza di quanto potranno, in futuro, divenire fondamentali per la storia del Teatro; al contrario, tutti e quattro combattono contro il pregiudizio, contro la necessità imposta dall'arte di evolversi continuamente rimanendo se stessi. Da questo punto di vista, entrambe le pellicole mostrano una Napoli in continuo fermento, dove le mode fanno presto a rendersi antiquate e chi si ferma, cristallizzandosi in un'idea di teatro fattasi già vecchia in pochi mesi, è perduto. A soffrirne sarà principalmente Scarpetta (sia nell'uno che nell'altro film), ma anche Eduardo, Titina e Peppino dovranno sottostare a una gavetta fatta di molte sconfitte e pochi trionfi.

Un fotogramma tratto da I fratelli De Filippo

L'aderenza alla realtà dei fatti è un altro elemento che unisce i due lungometraggi: le licenze, che pure ci sono, più che a piegare la Storia alla trama servono semmai a corroborare il rapporto tra il personaggio e il valore (o disvalore) che esso incarna. Stranamente, la “vittima eccellente” di queste licenze è tutte e due le volte Eduardo De Filippo: all'occhio più attento non sfugge che entrambi i registi l'abbiano in qualche modo caricato di una malcelata preminenza, sia su suo padre (in Qui rido io, dove è ritratto come un bambino prodigio) che sui suoi fratelli (nel film di Rubini è visto come il più colto e lungimirante dei tre). Pur non trovando particolari riscontri nelle fonti, l'affetto nutrito dal pubblico per il grande commediografo fa perdonare facilmente queste libertà.

Un fotogramma tratto da I fratelli De Filippo

Pur molto diversi tra loro, Qui rido io e I fratelli De Filippo sono senza dubbio tra i prodotti più interessanti del 2021 e finiscono per costituire una saga cinematografica che, pur casuale, non può non rinverdire negli spettatori l'affetto per dei giganti del Teatro italiano, lasciandoli commossi e soddisfatti.

qui rido io mario martone De Filippo Eduardo Scarpetta
Un fotogramma tratto da Qui rido io

Foto e video del film Qui rido io di Mario Martone da 01 Distribution, foto e video del film I fratelli De Filippo di Sergio Rubini da 01 Distribution.


Su Focus tre speciali su Pompei accompagnati da Laura Pepe

Laura Pepe è docente di diritto greco all'Università di Milano, scrittrice, saggista,  ma anche apprezzata divulgatrice in tv grazie a molti speciali dedicati proprio al mondo antico. E proprio su Focus, la rete tematica Mediaset dedicata alla divulgazione e diretta da Marco Costa sono previste tre puntate speciali dedicate a Pompei e in onda il 6, 13 e 20 dicembre.

Si comincia con "Rivivere Pompei: il rito del cibo all'ombra del Vesuvio" in onda il 6 e il 13 dicembre alle ore 21.15 dove la prof.ssa Laura Pepe condurrà i telespettatori a scoprire una giornata tipo di un antico pompeiano attraverso il rito del cibo. Dal risveglio in una casa patrizia, tra rumori e frastuoni di una giornata che comincia con il rito della colazione e del ricevimento dei clientes alle ore scandite poi dalle varie attività tra negotium e otium, con due momenti assolutamente irrinunciabili anche per gli antichi romani: il prandium, il pranzo, spesso frugale, che avveniva sempre fuori casa e la cena, fatta di numerose portate pensate e impiattate per stupire gli ospiti e ingolosire anche i palati più raffinati e difficili.

Laura Pepe
Rivivere Pompei: il rito del cibo all'ombra del Vesuvio. Si ringrazia Laura Pepe per la foto

Ma il viaggio continua, e se con il rito del cibo la narrazione si interrompe al tramonto del sole, la puntata speciale che andrà in onda il 20 dicembre dal titolo "Pompei di notte", metterà in luce aspetti inediti e affascinanti del sito nelle ore della sera.

Abbiamo chiesto alla prof.ssa Laura Pepe di anticiparci qualche curiosità su questo ciclo di episodi che andranno in onda su Focus.

Laura Pepe
Rivivere Pompei: il rito del cibo all'ombra del Vesuvio. Si ringrazia Laura Pepe per la foto

Tre episodi speciali su Pompei in onda il 6, 13 e 20 dicembre su Focus. Quale il tema di questa nuova serie?

Ho pensato di parlare della vita quotidiana, ma certo non è questa la novità quando si parla di Pompei. Per questo ho scelto un filo conduttore ben preciso. Nei primi due speciali, nel seguire diacronicamente la giornata di un pompeiano, mi occupo in particolare di cibo – il menù della colazione, del pranzo e della cena, il cibo da comperare al mercato, da consumare ogni giorno, da presentare nei grandi banchetti -; non mancano incursioni nei momenti che precedevano o seguivano la consumazione di un pasto: l’ora del risveglio, il ritiro dei tovaglioli puliti e delle vesti da indossare al banchetto presso la fullonica, l’immancabile sosta alle terme, l’organizzazione della cucina.

La terza puntata cercherà invece di ricostruire una notte a Pompei, e più in generale nel mondo romano. Una vera sfida, perché non esistono studi specifici su questo tema. Le domande che mi sono posta sono apparentemente banali, ma non immediate: come ci si muoveva nelle strade immerse nell’oscurità? Chi si aggirava per quelle strade, e per quale ragione? Quali rischi si potevano correre all’esterno oppure all’interno delle abitazioni di notte?

Dall’università alla divulgazione scientifica in tv. La pandemia ha cambiato le nostre priorità anche nei percorsi di studio e di interesse. Secondo lei si può ancora parlare ai giovani del fascino del mondo antico?

Certamente sì, anche perché a mio parere il mondo antico non ha mai smesso di affascinare. Tutto sta nel farlo in modo interessante, suscitando la curiosità per un passato che in fondo ci appartiene. Bisogna però evitare di appiattire il passato sul presente: è invece opportuno sottolineare le diversità, la complessità, non rinunciare a un linguaggio tecnico. Nei miei documentari io non evito le parole latine: al contrario le uso e le spiego. E chissà che qualche giovane in procinto di scegliere il suo personale percorso di studi non decida di intraprendere una carriera che lo porti proprio al mondo antico.

Proprio per questo penso che la divulgazione sia il naturale proseguimento dell’attività di ricerca e di insegnamento all’università: che senso ha riservare a pochi un sapere interessante, quando potrebbero essere in molti a giovarsene? Naturalmente i linguaggi e i tecnicismi sono differenti, ma tutto sta nel veicolare contenuti con parole adeguate al pubblico che ascolta.

Laura Pepe
Rivivere Pompei: il rito del cibo all'ombra del Vesuvio. Si ringrazia Laura Pepe per la foto

Il sito di Pompei è stato spesso al centro dei suoi interessi divulgativi in tv. Cosa l’affascina maggiormente di questa città?

Pompei è una macchina del tempo che ha sigillato il passato e che per questo ci parla di vita vera, quotidiana. Certo, lo fanno anche le fonti letterarie: ma la visione che ci offrono è sempre personale, e per questo parziale. Pompei – insieme agli altri siti sepolti dall’eruzione del Vesuvio nel 79, si intende – offre invece una panoramica molto più ampia, che talora smentisce, o almeno ridimensiona, ciò che gli autori antichi (rappresentanti per lo più dell’élite) ci raccontano; oppure aggiunge particolari sui quali le fonti di tradizione manoscritta non si soffermano.

Laura Pepe
Pompei di notte. Si ringrazia Laura Pepe per la foto

Già dalla prima puntata andata in onda il 6 dicembre si è avvalsa della collaborazione di archeologi e di altri esperti. Di quali aspetti della vita antica si sono occupati?

Io sono una storica dell’antichità, non un’archeologa; è stato dunque indispensabile ricorrere all’aiuto delle mie colleghe archeologhe Luciana Jacobelli (la scelta delle location è sua, e sono sue molte delle idee e dei dettagli trattati nelle puntate) e Luana Toniolo (che conosce bene, tra l’altro, le vicende relative agli scavi del thermopolium della regio V). Ed è stato importante coinvolgere altri specialisti che nel loro percorso di ricerca hanno approfondito singoli aspetti che a mio avviso era giusto e importante rendere noti al grande pubblico.

Penso a Gena Iodice, l’archeocuoca: una chef laureata in storia romana che ha contribuito nella ricostruzione filologica di due piatti antichi e ha spiegato le difficoltà che un cuoco deve affrontare nella preparazione di una ricetta in cui non sono indicate le quantità degli ingredienti. Penso alla prof. Iole Fargnoli, che in molti suoi contributi scientifici si è occupata proprio di problemi giuridici legati al cibo e all’alimentazione; o ancora al prof. Francesco Maria Galassi, un paleopatologo che ha studiato le conseguenze della cattiva o eccessiva alimentazione nelle popolazioni antiche, e in particolare dei Romani.

Laura Pepe
Pompei di notte. Si ringrazia per la foto Laura Pepe

Dall'Antica Spiaggia di Ercolano uno scheletro di una delle vittime dell'eruzione

È di qualche settimana fa la notizia del ritrovamento durante i lavori di scavo sull’Antica Spiaggia di Ercolano di uno scheletro, appartenuto con molta probabilità ad una delle vittime dell’eruzione del 79 d.C. che distrusse molti siti vesuviani.

Scheletro antica spiaggia Ercolano
Scheletro antica spiaggia Ercolano. Foto: Parco Archeologico di Ercolano

L’individuo di sesso maschile dall’età di circa 40-45 anni è stato ritrovato assieme ad altri materiali trascinati dalle correnti piroclastiche che si sono abbattute durante le varie fasi dell’eruzione. Infatti, sull’antica spiaggia, oltre ai resti scheletrici molti sono i resti archeo-botanici come arbusti, radici di alberi ad alto fusto e parti di travi e frammenti di cornici e pannelli appartenenti ad edifici in città, oltre ad assi di legno, puntoni e altri elementi forse pertinenti a barche.

Scheletro antica spiaggia Ercolano
Scheletro antica spiaggia Ercolano. Foto: Parco Archeologico di Ercolano

Tutti questi elementi architettonici e organici ritrovati nello stesso strato archeologico dello scheletro hanno fatto pensare ad un corpo trascinato dalla forza eruttiva all’interno di un flusso piroclastico e trasportato giù verso il mare. Le prime indagini antropologiche hanno evidenziato numerose fratture alle ossa dovute al trascinamento e al galleggiamento tra i vari materiali che man mano venivano sradicati e trascinati verso la spiaggia. Le altissime temperature del flusso che lo investì provocarono un’immediata evaporazione dei tessuti e lo scheletro rimase inglobato nella massa di cenere, gas, acqua e detriti.

Scheletro antica spiaggia Ercolano
Scheletro antica spiaggia Ercolano. Foto: Parco Archeologico di Ercolano

Interessante anche il ritrovamento di una piccola “borsa” accanto alla vittima con all’interno del materiale ancora da indagare. Per esigenze conservative, il reperto sarà prelevato con il blocco di terra che lo contenete e analizzato attraverso microscavo in laboratorio.

Sui reperti osteologici ed organici rinvenuti verranno effettuati rilievi laser scanner a luce strutturata integrati a rilievi fotogrammetrici per la restituzione realistica tridimensionale dei reperti di cui sia garantita la precisione submillimetrica e fotorealistica della restituzione, essenziale sia per la successiva realizzazione di una copia tridimensionale, fedele dello scheletro e del contesto di rinvenimento, sia per la produzione di basi metriche precise per la documentazione archeologica e delle opere di restauro che seguiranno, propedeutiche alla conservazione di questo importante ritrovamento.

Scheletro antica spiaggia Ercolano
Scheletro antica spiaggia Ercolano. Foto: Parco Archeologico di Ercolano

Francesco Sirano: “Empatia è il termine che esprime il sentimento provato nel momento in cui ho visto il ritrovamento; poter associare con certezza un oggetto personale alla vittima che lo stringeva letteralmente su di sè, trasmette a pieno il senso di umanità che ancora si respira ad Ercolano e lo studio di un contesto indisturbato ci condurrà verso una serie di approfondimenti che racconteranno tanto del passato di questa città. Si tratta di una nuova tessera del mosaico di informazioni che rendono Ercolano unica nel mondo antico: un luogo che trasmette istantanee dal passato anche dagli angoli più impensabili. Da Ercolano provengono negli anni recenti reperti di assoluto valore artistico come la testa di Amazzone dalla Basilica Noniana e gli elementi del cassettonato in legno della casa del Rilievo di Telefo, che conservano il colore originario. Ma questo stesso luogo ha restituito anche elementi della cultura materiale umili, come i 700 e più contenitori con sedimenti dal collettore fognario della Palestra,  ma in grado di illuminare aspetti inediti della vita quotidiana: dagli scarti delle cucine  alla dieta e alle prelibatezze amate dagli antichi ercolanesi e persino offrono informazioni sulle infezioni che affliggevano gli abitanti del caseggiato”.

Interviene il Manager dell’Herculaneum Conservation Project Jane Thompson:

Ercolano non delude mai: ogni volta che si tocca un fronte si scoprono reperti incredibili. La Fondazione Packard in questi anni ha concentrato le proprie energie proprio sui confini del sito perché, come nel caso dell’antica spiaggia, le esplorazioni erano state parziali e avevano lasciato condizioni irrisolte e critiche. Grazie a questo lavoro di ‘ricucitura’ lungo i confini negli anni passati sono emersi una testa di statua di amazzone, gioielli e un soffitto dipinto. Oggi i resti di un ercolanese con addosso le proprie cose Viviamo queste scoperte come veri e propri premi per chi come noi lavora incessantemente per la conservazione del sito ma anche per il pubblico senza il quale questo patrimonio culturale perderebbe il suo animo.”

Si tratta di uno scavo moderno, - continua il Direttore Francesco Sirano - impostato come un laboratorio all’aperto multidisciplinare, ove il lavoro simultaneo di più professionalità ha consentito di esplorare, documentare, rilevare* tridimensionalmente e sistematicamente ogni fase di scavo dell’area dell’Antica Spiaggia e offrire un’istantanea della tragedia, con il contesto perfettamente preservato e il corredo in situ. Gli averi della vittima restano visibili vicino al suo scheletro, così come si trovavano, ed è possibile per gli archeologi, antropologi, restauratori, intervenire in maniera sinergica sulla lettura e interpretazione di una scoperta scientifica che emoziona”.


Nuovi itinerari di visita a Pompei. Riapre la Casa del Larario di Achille

Nuove opportunità di visita al Parco Archeologico di Pompei. Dal 3 dicembre 2021 sarà fruibile la Casa del Larario di Achille grazie all’estensione del percorso senza barriere architettoniche “Pompei per tutti”.

Casa del Larario di Achille
Casa del Larario di Achille. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Oltre 3 km di percorso, dall’ingresso di Piazza Anfiteatro a Porta Marina passeggiando lungo le arterie principali della città con accesso ai più significativi edifici e domus. Il percorso consentirà a chiunque, persone con difficoltà motorie, genitori con passeggino ma anche a tutti i visitatori che prediligono un itinerario più confortevole, di visitare l’area archeologica nella maniera più completa e agevole possibile. L’itinerario, realizzato nell’ambito del Grande Progetto Pompei, risponde alle esigenze, tante volte sollecitate da un’ampia fetta di utenti del sito, circa un accesso agevole all’area archeologica di Pompei in grado di mettere tutti nella condizione di fruire di questo patrimonio universale unico, nella maniera più completa possibile e non limitando la visita alle sole aree prossime agli ingressi.

Casa del Larario di Achille
Casa del Larario di Achille. Foto: Parco Archeologico di Pompei

La domus del Larario di Achille, che si trova lungo via dell’Abbondanza, è stata interessata negli ultimi anni da una serie di interventi di manutenzione e restauro a cura del personale Ales. Raffinata e ricca e la decorazione pittorica con molti e colti richiami letterari.

La casa deve il suo nome alla decorazione in stucco di un ambiente presso l’atrio, forse un sacello domestico con scene legate al ciclo troiano. La scelta di questo determinato tema per la decorazione della domus rimanda ad alcuni affreschi della Casa del Criptoportico con medesime scene, forse una precisa volontà da parte dei proprietari di esaltare le proprie origini ricollegandole al mito di Roma e alla sua storia.

Casa del Larario di Achille
Casa del Larario di Achille. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Un grande impegno decorativo è stato riservato anche agli ambienti affacciati sul loggiato prospiciente il giardino con raffinate pitture che richiamano il culto di Venere. Uno degli ambienti noto come “Sala degli Elefanti” mostra sulle pareti i resti di una megalografia con giganteschi elefanti guidati da Amorini che usavano come redini rami di mirto, pianta sacra non a caso a Venere. Il soggetto è da interpretare come allegoria della potenza della divinità.

Casa del Larario di Achille
Casa del Larario di Achille. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Inoltre, nell’ambito del Protocollo Campania tra le mani. Itinerari inclusivi nei luoghi d’arte, coordinato dal Servizio di Ateneo per le Attività degli studenti con Disabilità dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, a cui aderiscono numerose istituzioni dei beni culturali campane e le maggiori associazioni delle persone con disabilità, sono previste due visite guidate per il mese di dicembre per persone con disabilità sensoriale, a partire dal 1 dicembre a cura di funzionari del Parco, assisti da personale specializzato.

Per info e prenotazioni:  tel 081.2522371 – [email protected]


Terme Stabiane di Pompei. Importanti novità dalla campagna scavi 2021

Il progetto Terme Stabiane nasce dalla collaborazione tra la Freie Universität di Berlino, l'Università di Oxford e l'Università degli Studi di Napoli L'Orientale; la quarta campagna di ricerche si è da poco conclusa con interessanti novità che ampliano le informazioni recuperate già tra il 2016 e il 2018 in cui gli archeologi hanno dimostrato che il complesso fu costruito soltanto dopo il 130/125 a. C. nel rispetto degli standard tipici dell’architettura termale romana.
Tre grandi fasi di ristrutturazione hanno interessato il complesso termale: dopo l'80 a.C. quando la città divenne colonia romana dopo l'assalto di Silla, nel periodo augusteo I secolo a.C. - I secolo d.C. circa e ancora dopo il terremoto del 62 d.C. che importanti danni causò a Pompei.
Terme Stabiane. Foto: Parco archeologico di Pompei
Queste ristrutturazioni seguono un ammodernamento tecnologico che determinò anche una diversa articolazione architettonica e decorativa.
Terme Stabiane
Terme Stabiane. Foto: Parco archeologico di Pompei
Come nasce il progetto da cui prende avvio l’indagine presso il complesso termale, quali gli obiettivi e come è stato diviso il lavoro fra le università?

Dal 2015, il nostro progetto si occupa della storia, lo sviluppo, la tecnologia, il programma balneare, la funzione sociale e il contesto urbano delle Terme Repubblicane e Stabiane.

Più precisamente per le Terme Stabiane: Due architetti tedeschi eseguirono scavi e indagini nelle Terme Stabiane, Heinrich Sulze negli anni '30 e '40 e Hans Eschebach negli anni '70 del secolo scorso. Eschebach pubblicò due libri nel 1970 e nel 1979, in cui pubblicò un modello di sviluppo delle Terme Stabiane che è ancora oggi ritenuto un punto di riferimento. Secondo lui nell’area ci sarebbero stati numerosi resti arcaici, soprattutto le fortificazioni (mura e fossa) della cosiddetta Altstadt. Nel V secolo a.C. sarebbe stata costruita una palestra con bagno greco che fu successivamente trasformata in Terme romane nel II secolo a.C.

Questo modello di sviluppo ci è sembrato discutibile sia per ragioni tipologiche che storiche; per esempio, dal 1979 sono noti numerosi bagni greci che non sono compatibili con la ricostruzione di Eschebach e si datano dal IV secolo a. C. in poi, non dal V. Pertanto, nel 2016 abbiamo iniziato a scoprire di nuovo e ampliare i saggi quasi inediti di Sulze e Eschebach per investigare due questioni centrali: l'esistenza della fortificazione della Altstadt e la datazione e la pianta del primo stabilimento balneare. Abbiamo già ampiamente risposto a entrambe le domande e pubblicato i risultati in due articoli nel 2019 e 2020. Non abbiamo trovato nessuna traccia dell’epoca arcaica, né della fortificazione, né di altre strutture. Non abbiamo nemmeno trovato resti di un bagno greco con una palestra dal V al III secolo a.C. Invece, il primo complesso di bagni fu costruito come un tipico bagno romano dopo il 125 a.C., allora al tempo della Pompei Sannitica tardo-ellenistica. Gli scavi e un nuovo studio dell'architettura e delle decorazioni hanno mostrato che si possono distinguere 4 fasi principali per le terme. Dopo la loro costruzione, le terme furono ricostruite e modernizzate dopo l'80 a.C., nel primo periodo imperiale e dopo il terremoto del 62 d.C.

Ma rimangono diverse questioni importanti che volevamo chiarire nella campagna di 2021 (30 agosto – 10 ottobre).

1) La progettazione del muro occidentale della palestra nella fase 1 delle terme: com'era il confine occidentale dei bagni nella prima fase. C'era una serie di nicchie in quel settore delle terme.

2) La datazione e lo sviluppo della casa a ovest delle terme, che fu integrata nelle terme solo dopo il terremoto del 62 d.C. e trasformata nel complesso con natatio (piscina) e ninfei laterali (fontane riccamente decorate) visibili oggi. Abbiamo trovato i resti di una casa che Sulze ed Eschebach avevano parzialmente scavato e ricostruito. Ma la datazione e la pianta della casa restano da verificare.

3) Lo sviluppo dei dispositivi per il riscaldamento e la gestione dell'acqua nell’ambiente VIII: Abbiamo già scavato in diverse aree dell'ala di servizio, ma lo sviluppo esatto e la funzione di una stanza centrale devono ancora essere esplorati; questa e la stanza VIII o cosiddetto cortile di legno.

La Freie Universität e l'Università di Oxford hanno collaborato fin dall'inizio del progetto; Mark Robinson (Oxford), come specialista in archeologia bio-ambientale (bio-environmental archaeology, archeologia preistorica e ambientale), ha lavorato principalmente sulle prime fasi (età del bronzo, età del ferro) e sui resti organici.

Dal 2021, c'è anche una cooperazione con l’Università degli Studi di Napoli L'Orientale, Marco Giglio (specialista per Pompeii, soprattutto case dell’epoca ellenistica e romana).

Nell'ultima campagna, per gli scavi, Robinson si è concentrato sulla Palestra (dove ha già scavato nel 2016 e nel 2018) e Giglio sulla casa sotto l'ala ovest delle terme e sui locali di servizio delle terme.

Ci sono altre cooperazioni (per questa campagna; c’erano altre per campagne passate):

Architettura e decorazione: Dr. Clemens Brünenberg (Technische Universität Darmstadt); Prof. Dr. Jens-Arne Dickmann (Universität Freiburg); Dr. Domenico Esposito (Istituto Archeologico Germanico di Berlino); Prof. Dr. Martin Kim (Hochschule Mannheim)

Numismatica: Dr. Giacomo Pardini (Università di Salerno)

Reperti/ceramica: Dr. Antonio Ferrandes, Alessandra Pegurri (Sapienza Università di Roma)

Terme Stabiane
Terme Stabiane. Foto: Parco archeologico di Pompei

Rispetto agli altri complessi termali presenti a Pompei, quali sono le peculiarità delle Terme Stabiane? Quali le caratteristiche strutturali, di novità nel corso delle varie fasi edilizie e di ristrutturazione?

Le Terme Stabiane sono le uniche terme di Pompei che sono state utilizzate dal II secolo a.C. al 79 d.C. e sono state continuamente modernizzate. Le Terme Repubblicane furono utilizzate solo dal 150-30/25 a.C. circa; le altre terme pubbliche furono costruite solo dopo l'80 a.C. o anche più tardi.

Anche al di fuori di Pompei non esiste un solo complesso termale con questo periodo di utilizzo, praticamente dall'inizio dello sviluppo delle tipiche terme romane fino alla formazione dello standard che fu poi vincolante per tutto l'impero romano in tutto il periodo imperiale. Le Terme Stabiane forniscono quindi un'opportunità unica per studiare lo sviluppo della cultura balneare romana nella fase formativa dal II secolo a.C. al I secolo d.C. Si possono distinguere 4 fasi principali per le terme. Dopo la loro costruzione, le terme furono ricostruite e modernizzate dopo l'80 a.C., nel primo periodo imperiale e dopo il terremoto del 62 d.C.

Mentre le Terme Repubblicane erano probabilmente di proprietà privata, le Terme Stabiane furono certamente costruite, gestite e ripetutamente ricostruite dalle autorità pubbliche. Anche dopo la costruzione delle Terme del Foro dopo l'80 a.C., le Terme Stabiane rimasero il complesso balneare più importante e più grande, che inoltre offriva sempre due sezioni separate per uomini e donne (le Terme del Foro avevano solo una sezione per gli uomini quando furono costruite).

Allego uno mio articolo in lingua inglese sulle terme delle città vesuviane, che apparirà in un Oxford Handbook su Pompei nel 2022. In esso, si spera che il significato delle Terme Stabiane sia ancora una volta più chiaro di quanto brevemente delineato qui.

Terme Stabiane
Terme Stabiane. Foto: Parco archeologico di Pompei

Quali risultati hanno portato le precedenti campagne di scavo rispetto anche al dato archeologico già noto?

Vedi sopra: Non abbiamo trovato nessuna traccia dell’epoca arcaica, né della fortificazione, né di altre strutture. Non abbiamo nemmeno trovato resti di un bagno greco con una palestra dal V al III secolo a.C. Invece, il primo complesso di bagni fu costruito come un tipico bagno romano dopo il 125 a.C., allora al tempo della Pompei Sannitica tardo-ellenistica. Gli scavi e un nuovo studio dell'architettura e delle decorazioni hanno mostrato che si possono distinguere 4 fasi principali per le terme. Dopo la loro costruzione, le terme furono ricostruite e modernizzate dopo l'80 a.C., nel primo periodo imperiale e dopo il terremoto del 62 d.C.

Per le Terme Repubblicane: costruzione verso 150 a. C.; una grande fase di ricostruzione nel I s. a. C.; abbandonate come terme verso 30/25 a. C.

Terme Stabiane
Terme Stabiane. Foto: Parco archeologico di Pompei

È possibile avere già informazioni sulla campagna di scavo 2021 ed eventuali elementi di novità?

Sono stati raggiunti i seguenti risultati (preliminari):

Nell'angolo sud-ovest della palestra, è stata trovata un grande ambiente rotondo con un diametro di circa 8 m, che serviva molto probabilmente come bagno di sudore/sauna (laconicum) nella prima fase delle terme. Vi si accedeva da nord-ovest e veniva riscaldato da un dispositivo (ad esempio un braciere o una caldaia) che si trovava su un grande podio rotondo posto al centro. Il laconicum era delimitato da un corridoio e presumibilmente da una palestra rettangolare con portici su 2-3 lati (nord, est e forse sud). Il ritrovamento è molto importante perché il laconicum non era stato toccato e identificato negli scavi precedenti (1940, 1970) e testimonia la fusione creativa di diversi concetti culturali e funzionali: una palestra "di tipo greco" con un grande laconicum per gli uomini, e un nuovo edificio balneare pubblico "di tipo romano" con sezioni separate per donne e uomini. Il laconicum fu presumibilmente distrutto dopo l'80 a.C. quando due duumviri della nuova colonia romana costruirono un nuovo laconicum (più alla moda) e un destrictarium (sala massaggi/oliatura) e rimodellarono la palestra e i portici. Un grande canale di drenaggio costruito nel periodo augusteo è stato trovato al confine orientale della trincea, che corre da nord a sud. Un secondo grande canale, che va da nord-ovest a sud-est e che taglia proprio la metà settentrionale dell'ex laconicum, fu costruito dopo il 62 d.C. per drenare la nuova grande piscina per gli uomini. Una grande fossa circolare fu scavata tra il 62 e il 79 d.C. nella metà occidentale dell'ex laconicum per estrarre la cenere di pozzolana che serviva per fare il cemento.

Nell’ ambiente VIII delle terme, sono state scoperte diverse installazioni di servizio che possono essere assegnate alle due ultime fasi delle terme. Quando il calidarium degli uomini fu dotato di un'abside a ovest e di un labrum (vasca) con acqua fredda corrente nella fase 3, furono costruite due scale negli angoli sud-ovest e sud-est della stanza VIII. Entrambe permettevano di servire le nuove installazioni sperimentali in superficie e sotterranee. Un canale che correva da est a ovest a nord delle scale drenava l'acqua del praefurnium (forno). Questo canale fu sostituito da un secondo molto più grande più a nord dopo il terremoto del 62 d.C. Lo scavo della sezione di servizio è stato completato e molto arricchito dal lavoro degli speleologi Mauro Palumbo, Mario Cristiano e Marco Ruocco che hanno indagato e documentato completamente per la prima volta tutti i canali d'acqua accessibili, le cisterne e il sistema di ipocausto delle terme. Inaspettatamente, un recipiente con 24 monete e un accumulo di piccoli balsamari (bottiglie per unguenti e profumi) è stato trovato vicino alla scala sud-est. I balsamari possono derivare da attività rituali svolte nella stanza di servizio (che una volta includeva un larario dipinto ormai perduto) o possono essere stati scartati qui dopo l'uso nelle stanze da bagno.

La casa che coesistette con le terme fino al 62 d.C. è stata esplorata scavando la palestra, cinque negozi delle terme (tabernae 2, 4, 54, 60, 61), e due corridoi (59, H’). Sono stati trovati diversi muri rasi al suolo e diversi pavimenti che appartenevano ad almeno otto stanze confinate (diversi cubicula, un vestibolo e altre stanze) e due grandi spazi (forse un atrio e un peristilio). I pavimenti includono esempi di alta qualità di mosaici decorati in opus tessellatum e pavimenti in opus signinum (cemento) negli ambienti chiusi e lithostrota (pavimenti decorativi fatti con piccole pietre irregolari di vari colori) nei grandi spazi. Mentre una data precisa può essere determinata solo sulla base della valutazione completa dei reperti diagnostici, i confronti tipologici dei pavimenti suggeriscono una datazione nel I secolo a.C. Le monete trovate nei riempimenti che servivano a sollevare i pavimenti per le tabernae delle terme possono essere datate al 64 d.C. e confermano che la casa fu distrutta e abbandonata dopo il terremoto del 62 d.C. La casa doveva essere una delle residenze più ricche di Pompei, il che è evidente dalla sua posizione prominente, dalle dimensioni (circa 900 m2), dai ricchi pavimenti e dalla presenza di una grande cantina sotto la sua parte nord.

Terme Stabiane
Terme Stabiane. Foto: Parco archeologico di Pompei

Lo scavo si è arricchito della presenza di speleologi. Quale la loro funzione e i risultati delle loro indagini?

Gli speleologi hanno esaminato tutte le fogne (canali di drenaggio) accessibili e il sistema d’ipocausto sotto gli ambienti delle donne e li hanno documentati in modo completo per la prima volta. Questo ha portato a numerose nuove scoperte sulla fattura e il corso delle fogne, sulle riparazioni, sugli incroci, ecc. Nel sistema dell'ipocausto è stato scoperto un bollo precedentemente sconosciuto e un'apertura (di riscaldamento?) altrettanto sconosciuta; il sistema con pilastri di diversa fattura e differenze di altezza può ora essere completamente ricostruito per la prima volta.

La ricerca speleologica è di enorme importanza per la questione dello sviluppo tecnologico delle terme e degli standard tecnici.

Ci saranno future campagne di scavo? E se si, quali nuovi obiettivi pensate di conseguire?

L'esplorazione della casa sotto le Terme Stabiane si è rivelata molto più rivelatrice e riuscita del previsto. Soprattutto le parti della casa scavate nel 2021 sono molto ben conservate e permettono conclusioni di vasta portata. Ma mancano ancora informazioni su aree centrali della casa che non siamo stati in grado di indagare finora: Atrio (impluvium), peristilio, situazione d'ingresso. Pertanto, almeno un'altra campagna è necessaria e auspicabile per indagare queste aree centrali della casa e possibilmente ricostruire l'intera planimetria.

Anche la questione di come veniva usato questo spazio prima della costruzione della casa è ancora irrisolta. Speriamo di poter chiarire questa questione centrale dal punto di vista urbanistico con altri saggi al centro della casa.

Terme Stabiane
Terme Stabiane. Foto: Parco archeologico di Pompei

 

 


intercettare pubblico cultura

BMTA: intercettare il nuovo pubblico della Cultura

Paestum, BMTA - Intercettare il nuovo pubblico della Cultura: è giovane, frequenta i social, ama i video e le tecnologie immersive.

Alla BMTA i risultati dei rapporti sulle opportunità del post-pandemia per un «new normal» e il confronto tra i direttori dei Musei del Sud.

E intanto si torna a viaggiare in Italia. Premio “Paestum Mario Napoli” ai prestigiosi tour operator che hanno trasformato l’attività di outgoing in incoming.

intercettare pubblico cultura
BMTA: conferenza sul rilancio dei Beni Culturali

C’è un nuovo pubblico della Cultura e va intercettato, perché il “vecchio Museo” va in pensione e poiché gli sforzi dedicati alla comunicazione durante il lockdown hanno migliorato le performance, da ora occorre farne tesoro perché anche le aspettative del pubblico sono cambiate.

La cultura delle nuove generazioni è il tema del rapporto dell’Associazione Civita, presentato in occasione della BMTA, dal Segretario Generale dell’Associazione Simonetta Giordani, ed edito in collaborazione con Marsilio.

Il rapporto risponde a tre domande principali: quali sono le opportunità offerte dalla trasformazione digitale; quali gli scenari che si configurano oggi con la nuova fruizione culturale e turistica; quali sono le priorità strategiche dei nuovi operatori culturali?

Le risposte vengono date partendo da tre prospettive: quella dei Musei o dei Beni culturali in generale che puntano a un aumento della pianificazione, della specializzazione da parte dei professionisti e degli investimenti, oltre che a un maggiore stimolo dell’esperienza.

Dalla prospettiva degli utenti parte un crescente trend di fruizione che si allarga ai siti, ai social media, alle piattaforme web; apprezzati sono soprattutto i video, le foto, i webinar e i tour virtuali, con grande curiosità verso le tecnologie immersive.

Infine le imprese sono quelle che guardano al “gaming”, VR, AR e MR, computer vision per contenuti personalizzati.

Il rapporto, definito “Next Generation Culture: tecnologie digitali e linguaggi immersivi per nuovi pubblici della cultura”, fa riferimento al rifiuto dell’autoreferenzialità degli operatori pubblici e alla scarsa attitudine alla sperimentazione. Una possibilità, invece, è la creazione di network tra musei e centri di ricerca, oltre alla condivisione con le comunità.

“Turismo archeologico e giovani insight e policy per un «new normal» è, poi, la ricerca presentata dal team guidato da Maria Teresa Cuomo, Associato di Politiche e gestione dei beni culturali al Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche dell’Università degli Studi di Salerno. Nello studio, che ha l’obiettivo di indagare le condizioni di rilancio del turismo archeologico/culturale e definire l’impatto dei social media nella comunicazione del patrimonio artistico-culturale dei territori, si sottolinea che “è necessario valorizzare i profili emergenti con attività di comunicazione customizzate per articolare alternative proposte di valore (ludico-educative) e utilizzare in maniera appropriata i social media per creare «legami autentici» con i visitatori, ad integrazione della formazione tradizionale”.

La necessità di investire nella formazione e di rendere i musei dei luoghi su misura per il territorio di appartenenza sono le direttive lungo le quali devono muoversi le azioni messe in campo nel post Covid. Se ne è discusso sempre nell’incontro “I beni culturali e il turismo culturale dopo la pandemia”, moderato dal Direttore Responsabile de “Il Mattino” Federico Monga.

“I musei di prossimità devono sentirsi al centro delle proprie comunità ed è necessario coinvolgere il più possibile i cittadini”, ha spiegato Maura Picciau, Direttore Servizio II “Sistema Museale Nazionale”, Direzione Generale Musei del MiC, che si è soffermata sull’opportunità che “il sistema di autonomia sia trasferito a tutti, anche alle Soprintendenze”. “Gli scavi archeologici proseguono producendo esiti – ha aggiunto Picciau – e io spero che ci siano degli atti di intesa che consentano che il patrimonio sia esposto negli spazi museali e non rimanga in deposito”.

Sul tema delle competenze e delle professioni nei musei nel post pandemia si è invece soffermata Alessandra Vittorini, Direttore Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali, che si è collegata in diretta streaming.

“Le competenze sono in grado di produrre progetti e trasformarli in azione – ha sottolineato Vittorini – Sono necessarie una serie di figure e, soprattutto, la formazione del personale per cogliere diverse opportunità tra cui quella del digitale”.

Come sottolineato, inoltre, da Rosanna Romano, Direttore Generale per le Politiche Culturali e il Turismo Regione Campania, “un sistema di tutela e di sostegno ha accompagnato la programmazione della Regione Campania, che ha creduto in manifestazioni come la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, mostrando lungimiranza e capacità di riprogrammare”. Rosanna Romano ha, poi aggiunto: “Continueremo a pianificare interventi sul sistema di mostre, utilizzando anche la tecnologia che prima ci ha permesso di effettuare visite virtuali e poi di godere del nostro patrimonio da vicino”.

In linea con quanto emerso dai rapporti, per Paolo GiulieriniDirettore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, “il passo nuovo per i Musei è creare offerte esperienziali, con l’interazione per i visitatori e con il digitale”, mentre l’interazione tra grandi e piccoli attrattori è “un indirizzo ineludibile a cui del resto la Regione Campania lavora da anni”. Un momento difficile ma di grande cambiamenti che erano già in atto ma che sono stati accelerati dalla pandemia che ci ha spinto a puntare ancor di più su innovazione e digitale”, ha evidenziato Gabriel Zuchtriegel, Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei che, ha spiegato, sta puntando molto sull’integrazione e la sinergia della comunità locale, perché “senza la comunità locale nessun Museo può funzionare”. “Iniziative come la BMTA e l’incontro di oggi sono l’occasione per riflettere e fare rete tra operatori per migliorare i nostri servizi”, ha commentato Fabio Pagano, Direttore Parco Archeologico dei Campi Flegrei “Una rete – ha aggiunto - che deve allargarsi ai privati in una logica di complicità reciproca pubblico-privato”.

BMTA: premiazioni nell'incontro ArcheoIncoming

Accanto all’enorme sofferenza creata anche nel turismo, la pandemia si è trasformata, almeno per questo settore, in una nuova possibilità di mercato: quello della domanda di prossimità. È quanto emerso oggi nel corso dell’incontro “ArcheoIncoming: dall’Outgoing all’Incoming del Turismo Archeologico per una Domanda di Prossimità” dalle testimonianze dei tre tour operator specialisti insigniti del Premio “Paestum Mario Napoli”Enrico Ducrot Viaggi dell’Elefante; Willy Fassio Il Tucano Viaggi Ricerca; Maurizio Levi I Viaggi di Maurizio Levi.

Da sempre specializzati in viaggi internazionali importanti, con il Covid ci siamo concentrati sull’Italia, sia in itinerari archeologici generali che sui siti cosiddetti ‘minori’, sposando come fatto da altri tour operator la causa Italia - ha raccontato Willy Fassio - Nella proposta generale sono risultate molto ricercate proprio le destinazioni dell’Italia minore, ma c’è da annotare che gli italiani per i viaggi di prossimità sono più propensi a organizzarsi in proprio che a rivolgersi a noi. Comunque continueremo in questo tipo di offerta perché non vogliamo disperdere quanto creato e poi questo Premio ricevuto è motivante a spingere ancor di più sui viaggi archeologici”.

“Promuovere le destinazioni culturali italiane è stata una scommessa per noi e un investimento che ci interessa molto portare avanti vista la risposta avuta in questo anno, specie per Puglia, Sicilia e Campania, risultate le regione più attrattive, anche se non c’è cosa più difficile che vendere il proprio Paese ai propri cittadini – ha raccontato Enrico Ducrot – Non basta più la cultura facile, scontata, ma c’è bisogno di offrire un rapporto umano con la cultura, di dare le emozioni del viaggio”.

Premiato anche Piergianni Addis, fondatore di Kel12 Tour Operator.

 “Dopo un periodo durissimo per il settore turismo è giunto il momento di sfruttare le situazioni favorevoli scaturite dall’emergenza - ha sottolineato Ignazio Abrignani, Presidente Osservatorio Parlamentare per il Turismo - Abbiamo a disposizione risorse economiche che non avevamo prima e abbiamo la possibilità di ripensare all’offerta turistica di tutti, dai tour operator agli stabilimenti balneari: credo molto nella creatività dei nostri imprenditori che, forti di un patrimonio primo al mondo, sapranno ripensare ad una strategia complessiva per attrarre viaggiatori nelle nostre eccellenze”.

“Il grande pilastro dell’economia italiana, che è il turismo, sarà il settore che ripartirà davvero per ultimo - ha evidenziato Sandro Pappalardo, Consigliere di Amministrazione ENIT - Le premesse sono buone, ma l’estate piena non basta a risollevare il comparto. Solo se pubblico e privati si uniscono in una nuova strategia e saremo bravi tutti insieme, Stato, Regioni e attori privati, a promozionare e rilanciare la destinazione Italia”.

A delineare le possibili strade da intraprendere Alberto Corti, Responsabile Settore Turismo Confcommercio: “Dobbiamo concentrarci su strategie che puntano inevitabilmente sulle esperienze del turismo: il successo di una destinazione sta nel riuscire a raccontare l’esperienza che racchiude e renderla vivibile appieno, soprattutto se parliamo di una destinazione archeologica. La parte digitale è fondamentale, anche se molto dipende poi dal segmento di domanda”.

“Da qui oggi parte un segnale di grande speranza per una filiera messa duramente alla prova - ha evidenziato Vittorio Messina, Presidente Assoturismo Confesercenti - ma l’unica strategia che davvero ci può riportare ai livelli pre-pandemia è riportare flussi turistici in Italia: va bene anche la domanda di prossimità ma dobbiamo essere pronti ai nastri di partenza quando torneranno turisti stranieri per recuperare prima possibile i punti percentuali persi”.

La BMTA è promossa da Regione CampaniaCittà di Capaccio Paestum e Parco Archeologico di Paestum e Velia ed è ideata e organizzata dalla Leader srl.

100 tra conferenze e incontri in 5 sale in contemporanea, 400 tra moderatori e relatori, 150 espositori (ben 18 Regioni, il Ministero della Cultura con 500 mq e i prestigiosi Parchi e Musei autonomi) da 15 Paesi, 35 buyer tra europei e nazionali, oltre ad ArcheoVirtual (Mostra Internazionale di Archeologia Virtuale con 10 produzioni), ArcheoExperience (i Laboratori di Archeologia Sperimentale) e ArcheoStartup (14 imprese giovanili del turismo culturale). Questi i numeri della XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, fino a domenica 28 novembre a Paestum, nella location definitiva del Tabacchificio Cafasso.

 

Per l’accesso al Tabacchificio è richiesto il Green pass (che certifica la guarigione, la vaccinazione o un tampone effettuato nelle ultime 48 ore) il controllo della temperatura e l’utilizzo della mascherina.  Coloro che provengono da Paesi Extra UE dovranno presentare un certificato di vaccinazione in lingua inglese, che confermi l’effettuazione e il tipo di vaccino approvato da EMA. Per i visitatori della BMTA, all’esterno del Tabacchificio sarà allestito un servizio di test rapidi antigenici al costo di euro 5,00 euro grazie ai Centri Verrengia, partner sanitario della BMTA.

Per il programma della BMTA 2021: www.bmta.it

Testo e foto dall'Ufficio Stampa della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico.


Da Matera a Pompei un viaggio alla scoperta della bellezza nel mondo antico

La bellezza delle donne antiche si svela attraverso reperti, ori, gioielli nella nuova mostraDa Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza” inaugurata presso il Museo Nazionale di Matera Domenico Ridola e in programma fino al 30 giugno 2022. Obiettivo della mostra esaltare i numerosi reperti provenienti da tempi e contesti lontani nello spazio e nella cronologia ma uniti nell’espressione universale del gusto estetico. Da una lato la Basilicata, dall’altro Pompei e l’area vesuviana in un confronto dialogico tra il mondo greco coloniale e lo stile e il gusto romano di I secolo d.C.

Mostra Matera Pompei
Mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza”. Foto: Museo Nazionale Matera

A guidare i visitatori nel percorso, un vaso a figure rosse della collezione Rizzon del Museo di Matera che nell’iconografia riproduce monili e ornamenti e due straordinari reperti in prestito da Pompei: un affresco con Vittoria alata riccamente ornata e una statua di Venere da Oplontis.

Mostra Matera Pompei
Mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza”. Foto: Museo Nazionale Matera

La mostra prosegue poi con un dialogo più serrato fra i numerosi reperti; per il contesto materano a parlare sono i ricchi corredi funerari femminili provenienti dai siti di Timmari, Montescaglioso, Matera e Tricarico dove i preziosi mostrano la particolare cura al dettaglio e alla ricercatezza che i locali avevano per l’estetica sin dai tempi più antichi.

A costituire dei veri e propri status symbol per le donne più raffinate delle elite locali sono i preziosi ornamenti in pasta vitrea, argento, oro prodotti sia in ambito magno-greco sia nel Mediterraneo orientale. Ma ancora più ricercati per la lontana provenienza i gioielli in ambra che era estratta nell’area del Mar Baltico e lavorata da artigiani etrusco-campani a indicare un florido commercio e una richiesta e ricerca di materiali sempre più esclusivi.

Mostra Matera Pompei
Mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza”. Foto: Museo Nazionale Matera

Seguono reperti per la cosmesi e la cura, rinvenuti nelle tombe femminili della necropoli di Striano (VIII-VII a.C.) e ornamenti di età arcaica e classica provenienti dalle necropoli di S. Maria delle Grazie a Stabia che accompagnavano il viaggio delle defunte nell’aldilà.

Nelle vetrine successive la bellezza si lega al sacro con gioielli e profumi dedicati agli dei come ex voto per chiedere particolari favori o grazie, oggetti per l’igiene personale e set da bagno, toelette femminili, pissidi e spatolette per amalgamare trucchi e cosmetici. Tante anche le boccettine in vetro che contenevano unguenti pregiati e profumi orientali, il cui uso era legato all’Egitto faraonico e la cui moda si era diffusa in tutto il Mediterraneo.

Mostra Matera Pompei
Mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza”. Foto: Museo Nazionale Matera

Ricchi e pregevoli anche gli ori da Pompei che ornavano i corpi delle matrone della città: armille, orecchini, collane e anelli sono proprio quelli che voluttuosi si vedono nelle numerose raffigurazioni femminili negli affreschi pompeiani. Inoltre vengono presentati alcuni esempi di collane, da quella preziosa in oro massiccio da cui pende una statuetta di Iside-Fortuna e che è chiusa da un gancio a forma di serpente portafortuna, a quella in oro e smeraldi, piccola ma elegante, a quella più diffusa, costituita da semplici vaghi costolati celesti in pasta vitrea, che ogni pompeiana, anche la più povera, poteva permettersi.

Mostra Matera Pompei
Mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza”. Foto: Museo Nazionale Matera

Molto interessante anche il corredo di Pithia Rufilla, la cui tomba era ubicata al centro del recinto familiare dei Barbidii nella necropoli di Porta Nocera a Pompei. La donna era probabilmente la moglie del capofamiglia Lucius Barbidius che costruì il monumento funebre per sé, per sua moglie e per i due figli, come indica la lapide all’ingresso del recinto. Si tratta di un corredo di I sec. d.C. che offre uno spaccato interessante degli oggetti cari all’anziana defunta e che l’accompagnarono nell’aldilà: una bottiglietta di vetro al cui interno era una spatolina d’argento, conchiglie come amuleti contro la sterilità; alcuni piccoli monili; una serie di oggetti miniaturistici in osso, ambra e ceramica, giocattoli della sua infanzia e porta-fortuna.

Mostra Matera Pompei
Mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza”. Foto: Museo Nazionale Matera

Oggetti simbolo di una bellezza effimera ma importanti testimoni di rotte e viaggi spesso non canonici. E in più storie ancora più tragiche che vengono raccontate attraverso i monili portati ancora indosso dalle vittime dell’eruzione, incredibili tesori di inestimabile valore e ultimi testimoni di vanità.

Ma i contesti della mostra si dilatano nel tempo e nello spazio e allora si racconta l’appassionata attività di ricerca condotta da Ridola nel Materano che si deve la scoperta di numerose tombe a tumulo a sud-ovest di Matera, in particolar modo in contrada Santa Lucia al Bradano, presso Masseria Zagarella, in località Due Gravine. Nella fase iniziale dell’Età del Ferro e fino all’VIII secolo a.C. i corredi femminili sono composti pressoché esclusivamente da spille (fibule), bracciali (armille), collane e pendenti in bronzo e ferro di produzione locale, in rari casi da monili in ambra come la collana qui esposta, chiaro segno di precoci contatti con il mondo egeo e del conseguente impiego di risorse non locali.

Mostra Matera Pompei
Mostra “Da Matera a Pompei - Viaggio nella bellezza”. Foto: Museo Nazionale Matera

Con la nascita di una forte articolazione sociale, a partire dallo scorcio dell’VIII secolo a.C., la posizione della donna che appartiene ai ceti emergenti è connotata dalla ricchezza dei complessi funerari, nell’ambito dei quali gli ornamenti personali assumono una rilevanza sempre maggiore. A partire dagli inizi del VII e per tutto il VI secolo a.C. le ricche indigene comprendono oggetti preziosi sia per la fattura che per i materiali impiegati, come l’ambra e la pasta vitrea qui presentate, che denunziano non solo manifattura magno-greca, ma anche importazioni da ambiti culturali orientali ed etruschi.

Mostra “Da Matera a Pompei - Viaggio nella bellezza”. Fibule ad occhiali in bronzo da Santa Lucia al Bradano, tomba 2. Foto: Museo Nazionale Matera

Passano i secoli e le elite di aristocratici ricercano reperti ancora più particolari come a Melfi nella necropoli di loc. Pisciolo, tomba 43 (seconda metà V sec. a.C.). In questa necropoli si distinguono due sepolture monumentali in cui fu deposta una coppia di rango principesco. Accanto alle ceramiche di importazione, in entrambi i corredi sono presenti lo strumentario metallico destinato al banchetto funerario e il carro da parata, ma anche eccezionali ambre figurate e gioielli in oro e argento. La presenza del carro anche in tombe femminili, così come di monili in tombe maschili quali quelli qui presentati, testimonia un mutamento di costumi dovuto in particolar modo ai contatti con il mondo etrusco-campano famoso per la sua raffinatezza.

Non solo gioielli… Oltre a contenitori di belletti e profumi (gli alabastra), è frequente l’uso dello specchio in bronzo che sulle raffigurazioni vascolari è sempre prerogativa femminile. Di particolare rilievo quello proveniente dalla tomba 58 della necropoli meridionale  di Herakleia, con manico raffigurante una donna seduta tra due amorini e con un vaso per trasportare acqua (hydria) ai piedi. A completare il corredo i preziosi gioielli indossati dalla defunta: una piccola collana in oro e argento e una coppia di orecchini in oro a protome leonina.

Mostra “Da Matera a Pompei - Viaggio nella bellezza”. anello sigillo in oro da Herakleia, Via Agrigento, tomba 22 . Foto: Museo Nazionale Matera

Bellezza, eleganza, fascino, denominatori comuni che hanno sempre caratterizzato le donne di tutte le epoche e i numerosi reperti, unici testimoni che ci vogliono raccontare una, cento, mille storie di donne, bambine, anziane che anche nel loro ultimo istante di vita ci hanno permesso di guardare ogni aspetto della loro vita quotidiana.


Civita Giuliana. Nuova luce sulla vita quotidiana della villa romana

Nuove importanti scoperte dagli scavi della villa di Civita Giuliana dove gli archeologi hanno liberato dalle ceneri un nuovo ambiente ribattezzato per alcune peculiarità “la stanza degli schiavi”.

https://www.youtube.com/watch?v=WHtaqatg2Tw

L’importante ritrovamento nella villa di Civita, che si inserisce in un quadro già molto ricco di informazioni e scoperte come i cavalli bardati da cui è stato possibile trarre il calco, affreschi, il carro decorato ecc… restituisce oggi uno spaccato spesso raro della quotidianità degli schiavi. Figure di cui quasi mai si conosce l'identità, ignorate ma fondamentali per il mantenimento di una domus o di una villa, uomini, donne e bambini che mandavano avanti le attività pratiche nella gestione domestica e rustica delle abitazioni dei signori. E grazie ancora una volta alla tecnica dei calchi di Giuseppe Fiorelli molti oggetti, fragili e deperibili, hanno ripreso vita e forma restituendo come in questo caso, letti, corde e tessuti.

Stanza degli schiavi, Civita Giuliana
Stanza degli schiavi, Civita Giuliana. Foto: Ministero della Cultura

Il luogo del rinvenimento non è lontano dal portico della villa di Civita, dove già nel gennaio 2021 era emerso dagli strati archeologici il bel carro cerimoniale attualmente in restauro. Lì un ambiente, modesto, probabilmente un alloggio della servitù che si occupava della pars rustica dell’edificio e della manutenzione e preparazione del carro. Il ritrovamento consta anche di tre brandine in legno, una cassa lignea con oggetti in metallo e in tessuto, forse pertinenti ai finimenti dei cavalli. Appoggiato su una brandina, inoltre, è stato trovato il timone di un carro a cui è stato fatto il calco.

Stanza degli schiavi, Civita Giuliana
Stanza degli schiavi, Civita Giuliana. Foto: Ministero della Cultura

I letti, molto semplici, erano composti da poche assi di legno lavorate molto sommariamente e assemblate a seconda dell’altezza di chi poi si sdraiava. Due hanno una lunghezza di circa 1,70 m, l’altra misura appena 1,40 m per cui si è ipotizzato potesse accompagnare il riposo di un fanciullo. Le reti erano di corda, le cui impronte sono parzialmente leggibili nella cinerite e al di sopra delle quali furono messe coperte in tessuto anch’esse straordinariamente conservate come cavità nel terreno e hanno potuto prendere forza grazie alla colatura del gesso.

Stanza degli schiavi, Civita Giuliana
Stanza degli schiavi, Civita Giuliana. Foto: Ministero della Cultura

Pochi gli oggetti personali di chi stanziava nell’ambiente: anfore, brocche, materiale vario in ceramica ma anche stanza adibita a ripostiglio come dimostra un gruppo di otto anfore stipate in un angolo.

Il suburbio dell’antica città di Pompei era popolato da numerosi complessi insediativi sparsi sul territorio che rispondevano ad esigenze sia di carattere produttivo (fattorie destinate alla produzione di vino ed olio) che residenziale o stagionale per il soggiorno temporaneo del proprietario.

Stanza degli schiavi, Civita Giuliana
Stanza degli schiavi, Civita Giuliana. Foto: Ministero della Cultura

L’attività di tutela svolta dalla Soprintendenza Archeologica di Pompei ed ora dal Parco Archeologico di Pompei ha consentito di delineare un quadro alquanto complesso ed articolato, con l’individuazione di varie “ville”, poste nel territorio di competenza.

L’attuale campagna di scavo, in località Civita Giuliana, area a circa 700 m a nord-ovest delle mura dell’antica Pompei, oltre a confermare tali dati, ha messo in luce il settore produttivo – servile di un’ampia villa già, in parte, indagata agli inizi del ‘900 e l’ area (sud e sud-ovest della struttura) destinata ad uso agricolo.

Stanza degli schiavi, Civita Giuliana
Stanza degli schiavi, Civita Giuliana. Foto: Ministero della Cultura

“Si tratta di una finestra nella realtà precaria di persone che appaiono raramente nelle fonti storiche, scritte quasi esclusivamente da uomini appartenenti all’élite, e che per questo rischiano di rimanere invisibili nei grandi racconti storici”, dichiara il Direttore Generale, Gabriel Zuchtriegel. “È un caso in cui l’archeologia ci aiuta a scoprire una parte del mondo antico che conosciamo poco, ma che è estremamente importante. Quello che colpisce è l’angustia e la precarietà di cui parla questo ambiente, una via di mezzo tra dormitorio e ripostiglio di appena 16 mq, che possiamo ora ricostruire grazie alle condizioni eccezionali di conservazione create dall’eruzione del 79 d.C. È sicuramente una delle scoperte più emozionanti nella mia vita da archeologo, anche senza la presenza di grandi ‘tesori’: il tesoro vero è l’esperienza umana, in questo caso dei più deboli della società antica, di cui questo ambiente fornisce una testimonianza unica”.

Stanza degli schiavi, Civita Giuliana
Stanza degli schiavi, Civita Giuliana. Foto: Ministero della Cultura

“Ancora una volta uno scavo nato dall’esigenza di tutela e salvaguardia del patrimonio archeologico, in questo caso grazie ad una proficua collaborazione con la procura di Torre Annunziata, ci permette di aggiungere un ulteriore tassello alla conoscenza del mondo antico”, dichiara Massimo Osanna, Direttore Generale dei Musei sotto la cui direzione al Parco archeologico di Pompei sono stati avviate nel 2017 le attività di scavo. “Lo studio di questo ambiente, che sarà arricchito dai risultati delle analisi in corso, ci permetterà di acquisire nuovi interessanti dati sulle condizioni abitative e di vita dagli schiavi a Pompei e nel mondo romano".

Stanza degli schiavi, Civita Giuliana
Stanza degli schiavi, Civita Giuliana. Foto: Ministero della Cultura