Canova

Roma: omaggio a Canova, “l’ultimo degli antichi e il primo dei moderni”

A Roma un omaggio al fascino immortale delle sculture di Canova, “l’ultimo degli antichi e il primo dei moderni”

Antonio Canova
Antonio Canova (1757-1822)
Amorino alato, 1794-1797
Marmo, 142x54,5x48 cm
The State Hermitage
(San Pietroburgo)*
Photograph © The
State Hermitage
Museum, 2019
Foto di Alexander Koksharo

Una bellezza canonica e raffinata che i posteri amano ricordare quale modello di maestria scultorea nostrana: la minuzia dei dettagli, l’armonia delle forme e tutte le caratteristiche dell’arte neoclassica sono racchiuse nell’operato di Antonio Canova (1757–1822), artista veneto autore di celebri capolavori che la sua rara abilità è riuscita a far emergere dalla pietra. Dall’iconica “Amore e Psiche” alle affascinanti “Tre grazie”, dal peculiare “Endimione” dormiente (1819) al vigoroso “Creugante”: un susseguirsi di gruppi scultorei tanto originali quanto impeccabili, da togliere il fiato.

Antonio Canova
Antonio Canova (1757-1822), Endimione dormiente, 1819
Gesso, 183x85x95 cm
Possagno, Gypsotheca e Museo Antonio Canova
2019, Possagno (TV), Fondazione Canova onlus - Gypsotheca e Museo Antonio Canova | Archivio Fotografico interno Foto di Lino Zanesco

La Capitale rievoca così il fiore all’occhiello della scultura italiana, attraverso una mostra della durata di cinque mesi: “Canova. Eterna bellezza” è infatti presente al Museo di Roma dal 9 ottobre e sarà visitabile fino al 15 marzo presso Palazzo Braschi, edificio dedicato alla famiglia di Papa Pio VI che era in carica quando l’artista arrivò in città nel 1779. Dunque, la scelta di Roma come location dell’esposizione non è certamente casuale, poiché la figura canoviana si forgia proprio nella città eterna, così come eterna è la sua impronta sull’arte tra il XVIII ed il XIX secolo. In un periodo di fervente interesse verso le antichità romane, il tentativo di controllarne l’esportazione e la nascita dei musei, si inserisce così questa figura talentuosa la cui carriera internazionale iniziò a soli ventisei anni e si sviluppò rapidamente perdurando nel tempo. Il successo iniziale correlato all’imponente “Monumento sepolcrale di Clemente XIV ai Santi Apostoli” (1783-1787) fu seguito da commissioni in tantissime corti e ville aristocratiche d’Europa.

Roma permane comunque una stabile fonte di ispirazione per l’artista: dalle collezioni Farnese e Ludovisi alle sculture presenti in ambito urbano, dall’Apollo e Dafne del Bernini in Villa Borghese ai patrimoni dei Musei Capitolini e Vaticani. L’antico era per lui oggetto di dedito studio e non di mera copia, attività ritenuta non degna di un vero artista creatore; infatti Canova mirava a riprodurre l’antico nel moderno, rifiutandosi di restaurare gli antichi marmi a suo avviso intoccabili. Ben presto il suo studio romano divenne tappa del Grand Tour e meta di aristocratici, esperti, viaggiatori ed altri artisti. Inoltre, fu coinvolto nella tutela del patrimonio culturale divenendo ispettore generale delle Belle arti (carica solitamente ricoperta dai membri dell’aristocrazia o del clero) ed ambasciatore del Papa nell’attività di recupero delle opere condotte in Francia durante l’epoca napoleonica.

Tra i progetti da lui sostenuti vi era la laicizzazione del Pantheon, non più chiesa consacrata a Santa Maria ad Martyres bensì tempio dedicato ad artisti. Così commissionò dei busti a celebri scultori e per l’occasione furono prodotte statue di notevole pregio esecutivo. Scultore altamente recettivo, trasse spunto anche dalla letteratura del suo tempo e in particolar modo dalla tragedia “Antigone” (1782) di Alfieri, che incise sulla sua maturazione figurativa come evidenzato nel corso della mostra.

Antonio Canova
Antonio Canova
Amore e Psiche
Gesso, 148x68x65 cm
Veneto Banca spa in L.C.A.
Foto di Andrea Paris

Il tema di Amore e Psiche, pur essendo oggetto di interesse di più autori del periodo, venne rielaborato da Canova in maniera originale ed in senso spirituale distinguendosi nettamente dal resto, come si evince palesemente ad esempio dall’osservazione diretta del gesso “Amore e Psiche stanti”. Invece “Amore e Psiche giacente”, custodita al Louvre di Parigi, è stata riprodotta in scala reale da Magister e Robotor, a seguito di una scansione tridimensionale dell’originale sulla cui base un robot ha scolpito un blocco di marmo di Carrara di dieci tonnellate per ben duecentosettanta ore. Una sfida che riporta alla luce le possibilità offerte dalla riproducibilità delle opere d’arte, le cui copie ovviamente non possono in alcun modo sostituire o sminuire il valore delle originali, ma semplicemente riprodurre ciò che purtroppo non è direttamente osservabile, oltrepassando anche il vincolo materiale delle virtuali riproduzioni in 3d. L’installazione è affiancata da filmati relativi alla fiaba d’amore, nonché alla realizzazione dell’opera.

La mostra ambisce a rievocare l’atmosfera originaria con cui Canova mostrava le opere del suo atelier illuminandole a lume di torcia, e a tal fine sono state adottate specifiche soluzioni illuminotecniche. Tredici sezioni con busti, statue, ma anche bozzetti, modellini, dipinti e gessi: ben centosettanta opere affiancate da rilevanti prestiti provenienti da collezioni museali italiane ed estere. La prima sezione parla del rapporto tra l’artista e la capitale, la seconda sezione affronta l’emergere del nuovo stile tragico, la terza sezione tratta della Repubblica romana, la quarta è dedicata ad Ercole e Lica, la quinta ai Pugilatori, la sesta effettua una comparazione tra antico e moderno, la settima riguarda l’Accademia di San Luca, l’ottava narra il suo ruolo di ispettore delle Belle Arti, la nona sezione concerne i busti del Pantheon, la decima descrive le ultime opere realizzate per Roma, l’undicesima è dedicata al suo studio, la dodicesima sezione è interamente riservata alla Danzatrice, infine la tredicesima tratta del processo di morte e glorificazione della figura canoviana.

Antonio Canova (1757-1822)
Napoleone Primo Console, 1801
Gesso, 65x50x30 cm
Roma, Accademia Nazionale di San Luca

Tra le collezioni che con i loro prestiti hanno contribuito alla realizzazione del progetto vanno menzionate: l’Ermitage di San Pietroburgo, la Gypsotheca e Museo Antonio Canova, i Musei Vaticani e quelli Capitolini, il Museo Civico di Bassano del Grappa, il Musée des Augustins di Tolosa, il Museo Correr di Venezia e molti altri. Da San Pietroburgo ci giungono “Amorino alato” (1794-1797), “Genio della morte” (1789), “Maddalena penitente” e la “Danzatrice con le mani sui fianchi” (1806-1812) che all’interno di una sala di specchi gira sulla base, com’era volere del suo autore. Dal Museo Civico di Asolo perviene la scultura possente di “Paride” (1810 circa), dal Museo di Villa Torlonia proviene il bassorilievo in gesso “Danza dei figli di Alcinoo”, mentre dall’Accademia Nazionale di San Luca giungono il busto in gesso di “Napoleone Primo Console” (1810 circa) ed il suggestivo busto in gesso de “La Religione” (1814-1815).

Antonio Canova (1757-1822)
La Religione, 1814/1815
Gesso, 110x116x55 cm
Roma, Accademia Nazionale di San Luca

Attraverso la posa insolita del “Fauno Barberini”, alto circa due metri, l’autore mostra tutta la sua abilità scultorea nella minuziosa resa della muscolatura del soggetto. Singolari poi i due busti che ritraggono l’artista: di casa è “Autoritratto” del 1812, busto autografo custodito permanentemente nel Museo di Roma che ospita l’esposizione; mentre è opera di Antonio D’Este il “Busto di Antonio Canova” (1832) in marmo, la cui sede usuale è i Musei Vaticani.

Vengono poi proposte comparazioni con artisti a lui correlati: Jean-François-Pierre Peyron, il miglior pittore secondo Canova, e Pompeo Batoni, di cui frequentò l’Accademia di Nudo. Tra le sezioni previste vi è una dedicata al suo studio di via San Giacomo, con l’esposizione di gessi, bozzetti di terracotta e calchi in gesso di opere complete. Il percorso è adornato di installazioni multimediali ideate per l’evento, ed è arricchito da una mostra all’interno della mostra stessa, attraverso trenta foto di Mimmo Joyce che catturano le sculture canoviane dalla sua particolare prospettiva.

È inoltre attivo un programma di focus miranti a cogliere determinati aspetti della vita e delle opere dell’artista, quali rapporti sociali ed eventi storici che influirono sulle sue scelte artistiche ed esistenziali. Gli incontri non richiedono una prenotazione, iniziano alle ore 17,00 ed hanno una durata approssimativa di mezz’ora. Venerdì 18 ottobre verranno affrontate “Le passioni di Alessandro”, giovedì 24 ottobre si parlerà del suo atelier, martedì 29 ottobre dell’evoluzione della moda dall’antichità ai tempi di Canova, proponendo un’interessante esperienza tattile delle sue opere.

Curatore dell’esposizione è Giuseppe Pavanello, con la collaborazione dell’Accademia Nazionale di San Luca e della Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno. Sponsorizzata da Generali Italia ed inserita in Zètema Progetto Cultura, la mostra-evento è esito della convergenza d’azione dell’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale, di Arthemisia e della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Una sinergia d’intenti per progetti di qualità che sarebbe bene riprodurre più spesso: un investimento sulla cultura per il bene di tutti.

Orari di apertura: tutti i giorni dalle 10,00 alle 19,00. Il 24 e il 31 dicembre dalle 10,00 alle 14,00.

Chiusura 25 dicembre e 1 gennaio.

Prezzo biglietto d’ingresso: 13 euro intero, 11 euro ridotto. Riduzione per i possessori Mic Card.

Informazioni: tel. 060608

www.museodiroma.it

www.museiincomune.it

www.sovraintendenzaroma.it

www.arthemisia.it


Arriva Canova alla Galleria d'Arte Moderna di Milano

Dal 25 ottobre 2019, la Galleria d’Arte Moderna di Milano presenta la mostra Canova. I volti ideali, che ricostruisce la genesi e l’evoluzione della tipologia di busti femminili realizzati dallo scultore all’apice della sua carriera.

Curata da Omar Cucciniello e Paola Zatti, con la collaborazione di Fernando Mazzocca, l’esposizione è promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, Galleria d’Arte Moderna di Milano e dalla casa editrice Electa.

Antonio Canova
Busto di Beatrice, 1812
Gesso, cm 74 x 45 x 30
Gypsotheca e Museo Antonio Canova,
Possagno

Negli ultimi dodici anni della sua attività, quando è lo scultore vivente più famoso e più richiesto d’Europa, Antonio Canova (Possagno, 1757 – Venezia, 1822) elabora una tipologia di busti che ha immediata fortuna tra i contemporanei, sia tra la committenza che tra la critica dell’epoca e che chiamò “teste ideali”. Un filone fortunatissimo di cui l’esposizione ricostruisce per la prima volta la genesi e l’evoluzione attraverso circa 30 opere, di cui oltre 20 di Canova, provenienti da musei internazionali.

Si tratta di una serie di volti esclusivamente femminili, molti dei quali realizzati senza commissione, nati forse con l’occasione di un ritratto idealizzato, quello di Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella di Napoleone. I volti non effigiano personaggi reali, ma indagano le infinite variazioni della bellezza femminile, basate sull’equilibrio perfetto tra l’idealizzazione, derivante dalla scultura classica e lo studio della natura. Sottoposti a sottili, raffinatissime variazioni nelle acconciature, nelle espressioni, nella resa virtuosistica del marmo, questi volti giungono a una progressiva semplificazione formale ed espressiva che trova il suo culmine nella Vestale.

Realizzata tra il e 1818 e il 1819, fu replicata in tre marmi: se il più noto è conservato proprio alla GAM di Milano, gli altri due sono alla Fondazione Calouste Gulbenkian di Lisbona e al J. Paul Getty Museum di Los Angeles, e sono per la prima volta riuniti in occasione della mostra e messi a confronto in un dialogo inedito, al centro del percorso espositivo.

Immagine di copertina:

Antonio Canova
Vestale
1818-1819
marmo di Carrara
cm 58 x 31 x 23
Galleria d’Arte Moderna, Milano


Passione Canova: nei primi 15 giorni della mostra, 60.000 visitatori al MANN

Passione Canova: nei primi 15 giorni di programmazione della mostra, 60.000 visitatori al MANN
Giulierini: "Canova a Napoli è una scelta che definire vincente è poco"
 
13 aprile. È passione contagiosa per la mostra "Canova e l'antico", in calendario al Museo Archeologico Nazionale dal 28 marzo scorso sino al prossimo 30 giugno.
Nei primi quindici giorni di programmazione, sono stati 60.000 i visitatori che hanno ammirato le oltre centodieci opere inserite nel suggestivo percorso espositivo realizzato nelle sale dell'Archeologico:  tra i capolavori del Maestro di Possagno, in mostra al MANN, figurano le celebri sculture de "Le tre Grazie", "Amore e Psiche stanti", "Ebe", "Danzatrice con le mani sui fianchi", provenienti dal Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo.
L'"effetto Canova" fa registrare, così, un trend in crescita delle presenze di circa il 30% rispetto all'omologo periodo del 2018.
"Canova a Napoli è un'occasione unica, imperdibile, mai vista. Tre anni di lavoro con le più importanti istituzioni italiane e mondiali hanno generato una mostra che lascerà per sempre il segno. Siamo orgogliosi delle decine di migliaia di visitatori che in questi giorni affollano il MANN e ci confermano una scelta che definire vincente è poco", commenta il Direttore dell'Archeologico, Paolo Giulierini.
Testo e immagini dall'Ufficio comunicazione, rapporti con gli organi di informazione, marketing e fundraising MANN

Il docu-film "Canova" ti invita al MANN di Napoli

L'arte sublime di Antonio Canova, raccontata nel film “Canova” di Magnitudo Film, vi attende al MANN-Museo Archeologico Nazionale di Napoli dal 29 marzo al 30 giugno 2019 nella grande mostra “Canova e l'Antico” promossa dal Mibac- MANN con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo.

Un invito particolare è stato riservato a tutti gli spettatori del docu-film “Canova”, che sarà proiettato in oltre 250 sale italiane, per tre giorni, dal 18 al 20 marzo 2019 (l’elenco delle sale aderenti è disponibile sul sito Magnitudo Filmwww.magnitudofilm.com/in-cinemas/).
Basterà conservare il ticket del cinema e mostrarlo alla biglietteria del Museo (Piazza Museo 19, Napoli) per ottenere una riduzione del 50% (biglietto intero euro 15, speciale “Canova al cinema” euro 7.50). L'offerta, valida per l'intero periodo della mostra, non è applicabile agli acquisti on line.

Curata da Giuseppe Pavanello, tra i massimi studiosi di Canova e organizzata da Villaggio Globale International, la mostra riunisce al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, più di 110 lavori del grande artista e 12 straordinari marmi, grandi modelli e calchi in gesso, bassorilievi, modellini in gesso e terracotta, disegni, dipinti, monocromi e tempere, in dialogo con opere e collezioni del MANN, tempio della classicità.

Con il docu-film “Canova” di Magnitudo Film, sesto titolo della stagione “L’arte al cinema” distribuita in Italia da Magnitudo Film con CHILI, si ripercorre la storia, che a Venezia ha visto nascere il talento di Canova, passando per Francia, Inghilterra, Russia e soprattutto Roma, ma senza lasciare mai Possagno, paese natale dello scultore.

Le tecniche di ripresa 8K HDR rivelano dettagli poco conosciuti, raccontati dalla voce di chi conosce perfettamente i suoi capolavori del maestro, Vittorio Sgarbi, Presidente dalla Fondazione Canova di Possagno e Mario Guderzo, Direttore Museo e Gipsoteca Antonio Canova di Possagno.

“Il 2019 sarà l’anno delle celebrazioni canoviane, con questo progetto cinematografico abbiamo voluto omaggiare il genio assoluto del Neoclassicismo: invitiamo tutti, prima al cinema e poi al MANN in un viaggio alla scoperta di Canova, l’ultimo grande artista italiano di livello mondiale che è riuscito ad imprimere nel marmo l’immagine dei grandi potenti della sua epoca, dai Borghese, a Napoleone agli Zar di Russia” dichiara Francesco Invernizzi, amministratore delegato di Magnitudo Film.

Prestiti internazionali connotano l’appuntamento: al MANN:  tra questi, il nucleo eccezionale di ben sei marmi provenienti dall’Ermitage di San Pietroburgo, che vanta la più ampia collezione canoviana al mondo - L’ Amorino AlatoL’Ebe, La Danzatrice con le mani sui fianchiAmore e Psiche stanti, la testa del Genio della Morte e la celeberrima e rivoluzionaria scultura delle Tre Grazie - ma si potrà ammirare anche l’imponente statua, alta quasi tre metri, raffigurante La Pace, proveniente da Kiev e l’Apollo che s’incorona del Getty Museum di Los Angeles.
A questi si aggiungono, tra i capolavori in marmo riuniti ora nel Salone della Meridiana, la bellissima Maddalena penitente da Genova, il Paride dal Museo Civico di Asolo, la Stele Mellerio, vertice ineguagliabile di rarefazione formale e di pathos.

La mostra ha il sostegno della Regione Campania, i patrocini del Comune di Napoli, della Gypsotheca-Museo Antonio Canova di Possagno e del Museo Civico di Bassano del Grappa ed è stata realizzata con la collaborazione di Ermitage Italia. Nell’ambito della collaborazione con l’Istituzione di Possagno, sarà la possibilità di ammirare tutte insieme e dopo un attento restauro, le 34 tempere su carta a fondo nero conservate nella casa natale dell’artista.
Straordinaria la presenza di alcuni delicatissimi grandi gessi come l’Amorino Campbell e il Perseo Trionfante, restaurato quest’ultimo per l’occasione e già in Palazzo Papafava a Padova - entrambi da collezioni private - o il Teseo vincitore del Minotauro e l’Endimione dormiente dalla Gypsotheca di Possagno (paese natale di Canova) che ha concesso, con grande generosità, prestiti davvero significativi. Fondamentale anche il supporto della Soprintendenza ABAPdell’area metropolitana di Venezia e delle province di Belluno, Padova e Treviso.


Canova e l'Antico: La mostra-evento in arrivo al MANN di Napoli

Napoli si prepara a celebrare, dal 28 marzo al 30 giugno 2019, l’arte di Antonio Canova, con una mostra-evento al MANN-Museo Archeologico Nazionale, copromossa dal Mibac-Museo Archeologico Nazionale di Napoli con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo nell’ambito dell’importante protocollo di collaborazione che lega le due Istituzioni.

Curata da Giuseppe Pavanello, tra i massimi studiosi di Canova, e organizzata da Villaggio Globale International, la mostra riunirà al Museo Archeologico Nazionale di Napoli più di 110 lavori del grande artista, tra cui 12 straordinari marmi, grandi modelli e calchi in gesso, bassorilievi, modellini in gesso e terracotta, disegni, dipinti, monocromi e tempere, in dialogo con opere collezioni del MANN, in parte inserite nel percorso espositivo, in parte segnalate nelle sale museali.

Proprio il confronto, per analogia e opposizione, fra opere di Canova e opere classiche, costituisce l’assoluta novità di questa mostra, evidenziando un rapporto unico tra l’artista e l’arte antica.

Canova si rifiutò sempre di realizzare copie di sculture antiche, reputandolo lavoro indegno di un artista creatore. Il suo colloquio con il mondo classico era profondo e incideva su istanze cruciali, prima fra tutte la volontà di far rinascere l’Antico nel Moderno e di plasmare il Moderno attraverso il filtro dell’Antico: istanze creative, appunto, nel senso pieno del termine.

“Perché Canova ha tanto senso? Perché sentiamo così profondamente la mostra dell’ “ultimo degli antichi e il primo dei moderni”, fra gli artisti del ‘700? La risposta è nella mostra proposta dal MANN, che dimostra non solo l’eccellenza del Museo che la ospita, ormai fra le più importanti istituzioni culturali europee, e lo straordinario intuito del suo direttore che riesce a tessere una fitta rete di rapporti interni e internazionali: negli ultimi mesi con la Cina, oggi con l’Ermitage di San Pietroburgo. Soprattutto, però, la mostra prova l’universalità “politica” dell’arte e la sua perenne contemporaneità.” Queste le parole del Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, cui si aggiungono quelle del direttore del MANN, Paolo Giulierini: “Se la scoperta di Ercolano e Pompei sono alla base della nascita del Neoclassicismo la figura di Canova ne è, forse, la massima espressione artistica. Riflettere poi sul fatto che “il moderno Fidia” trasse ispirazione dal patrimonio antico di Napoli, anche in termini di statuaria, e ricevette numerose commesse tanto da consentirci, oggi, di poter proporre un “itinerario canoviano”, fornisce la risposta al perché di una mostra di Canova all’Archeologico di Napoli”.

Oltre alla possibilità di confrontare opere come il Teseo vincitore del Minotauro di Canova con l’Ares Ludovisi, di cui è in mostra il gesso prestato dall’Accademia di Belle Arti di Napoli (che Canova ammirò per la prima volta nel 1780) e il bronzo del Mercurio seduto, oppure le danzatrici di Ercolano con le danzatrici canoviane, ad arricchire ulteriormente una mostra di questo calibro si aggiungono il catalogo Electa - ricco di saggi e schede con raffronti fra opere canoviane e opere antiche -, la serie illustrata, ideata per i giovani frequentatori del MANN, edita sempre da Electa, con protagonista il giovane Nico, questa volta alla scoperta di Canova (autori: Blasco Pisapia e Valentina Moscon) ed un’avventura che farà approdare Antonio Canova nel fantastico mondo di Topolino: il settimanale della Panini Editore pubblicherà infatti ( in edicola il 1° maggio) la storia a fumetti “Topolinio Canova e la scintilla poetica”. Un’avventura nel filone educational, scritta e disegnata da Blasco Pisapia, per rivivere il viaggio napoletano di Topolino Canova e del suo amico e collega Pippin.

Infine, al MANN innovazione multimediale e fascinazione dei racconti immersivi si intrecciano per dare vita a due installazioni immersive ad alto contenuto scientifico e di grande potenza emotiva, prodotte da Cose Belle d’Italia Media Entertainment e proposte in questa speciale occasione. 

C+ by Magister è una nuova declinazione di Magister Canova, progetto espositivo presentato nel 2018 a Venezia, nato da un rigoroso lavoro di ricerca a cura di Mario Guderzo (Direttore della Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno, Membro del Comitato per l’Edizione Nazionale delle Opere di Antonio Canova, e del Comitato Scientifico del CAM) e Giuliano Pisani  (filologo classico e storico dell’arte, Accademico Galileiano, Membro del Comitato dei Garanti per la promozione della Cultura Classica del MIUR), e dal comitato scientifico composto da Giuseppe Pavanello (Professore Ordinario di Storia dell’Arte Moderna), Steffi Roettgen (Professore Emerito all’Università Ludwig - Maximilians di Monaco), Johannes Myssok (Vice Rettore dell’Accademia Kunstakademie di Düsseldorf) e Andrea Bellieni (curatore del Museo Correr di Venezia) che hanno lavorato in stretta collaborazione con la direzione artistica ed esecutiva di Luca Mazzieri e Alessandra Costantini e con la supervisione creativa di Renato Saporito.

Magister, invece, è l’innovativo format espositivo ideato e prodotto da Cose Belle d’Italia Media Entertainment con l’obiettivo di promuovere la bellezza attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale italiano, rivitalizzandolo in chiave contemporanea. Il format – con un programma aperto all’internazionalizzazione - consente ai visitatori di compiere un percorso di alto profilo scientifico nel quale allestimento, conoscenza e spettacolo si fondono per creare un’esperienza unica. Tra i progetti realizzati e presentati in anteprima alla Scuola Grande della Misericordia di Venezia: Magister Giotto (2017) e Magister Canova (2018), percorsi installativi di forte impatto scenografico, nati dall’approfondimento critico di Comitati Scientifici di spessore internazionale.


Canova e l'Antico. L'8 marzo la presentazione a Milano

“L’ultimo degli antichi e il primo dei moderni”: definizione che ben si attaglia al sommo Antonio Canova e alla sua arte sublime, celebrata per la prima volta a Napoli, al MANN-Museo Archeologico Nazionale dal 28 marzo al 30 giugno 2019, in una mostra-evento straordinaria per tematica e corpus espositivo, copromossa dal Mibac-Museo Archeologico Nazionale di Napoli con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo nell’ambito dell’importante protocollo di collaborazione che lega le due Istituzioni.

La mostra ha ottenuto il sostegno della Regione Campania, i patrocini del Comune di Napoli, della Gypsotheca-Museo Antonio Canova di Possagno e del Museo Civico di Bassano del Grappa ed è stata realizzata con la collaborazione di Ermitage Italia.

Per la prima volta, la messa a fuoco in una mostra di quel rapporto continuo, intenso e fecondo che legò Canova al mondo classico, facendone agli occhi dei suoi contemporanei un “novello Fidia”, ma anche un artista capace di scardinare e rinnovare l’Antico guardando alla natura.

“Imitare, non copiare gli antichi” per “diventare inimitabili”  era il monito di Winckelmann, padre del neoclassicismo: monito seguito da Canova lungo tutto il corso della sua attività artistica.

Dal giovanile Teseo vincitore del Minotauro sino all’Endimione dormiente, concluso poco prima di morire, il dialogo Antico/Moderno è una costante irrinunciabile; fino a toccare, in tale percorso, punte che hanno valore di paradigma: per tutte, la creazione del Perseo trionfante, novello “Apollo del Belvedere”.

“Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dove si trova la grande statua canoviana di Ferdinando IV di Borbone – spiega il suo direttore Paolo Giulierini - era il luogo ideale per costruire una mostra che desse conto di questo dialogo prolungato tra il grande Canova e l’arte classica”.

Qui si conservano capolavori ammirati dal maestro veneto: pitture e sculture ‘ercolanesi’ che egli vide nel primo soggiorno in città nel 1780; quindi i marmi farnesiani, studiati già quand’erano a Roma in palazzo Farnese e trasferiti a Napoli per volontà di re Ferdinando IV: marmi celeberrimi che sono stati all’origine di opere capitali di Canova come l’Amore Farnese, prototipo per l’Amorino alato Jusupov che il pubblico potrà confrontare in questa straordinaria occasione. 

Curata da Giuseppe Pavanello, tra i massimi studiosi di Canova - con un comitato scientifico internazionale - e organizzata da Villaggio Globale International, la mostra, riunirà al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, oltre ad alcune ulteriori opere antiche di rilievo,
più di 110 lavori del grande artista, tra cui 12 straordinari marmi, grandi modelli e calchi in gesso, bassorilievi, modellini in gesso e terracotta, disegni, dipinti, monocromi e tempere, in dialogo con opere collezioni del MANN, in parte inserite nel percorso espositivo, in parte segnalate nelle sale museali.

Prestiti internazionali connotano l’appuntamento: come il nucleo eccezionale di ben sei marmi provenienti dall’Ermitage di San Pietroburgo, che vanta la più ampia collezione canoviana al mondo - L’ Amorino Alato, L’Ebe, La Danzatrice con le mani sui fianchi, Amore e Psiche stanti, la testa del Genio della Morte e la celeberrima e rivoluzionaria scultura delle Tre Grazie - ma anche l’imponente statua, alta quasi tre metri, raffigurante La Pace, proveniente da Kiev l’Apollo che s’incorona del
Getty Museum di Los Angeles. 

A questi si aggiungono tra i capolavori in marmo che hanno entusiasmato scrittori come Stendhal e Foscolo, riuniti ora nel Salone della Meridiana del Museo Archeologico napoletano, la bellissima Maddalena penitente da Genova, il Paride dal Museo Civico di Asolo, la Stele Mellerio, vertice ineguagliabile di rarefazione formale e di pathos. Straordinaria la presenza di alcuni delicatissimi grandi gessi, come il Teseo vincitore del Minotauro e l’Endimione dormiente dalla Gypsotheca di Possagno (paese natale di Canova), che ha concesso con grande generosità prestiti davvero significativi; o ancora l’Amorino Campbell e il Perseo Trionfante restaurato quest’ultimo per l’occasione e già in Palazzo Papafava a Padova – entrambi da collezioni private.

Altro elemento peculiare della mostra sarà la possibilità di ammirare tutte insieme e dopo un attento restauro, le 34 tempere su carta a fondo nero conservate nella casa natale dell’artista: quei “varj pensieri di danze e scherzi di Ninfe con amori, di Muse e Filosofi ecc, disegnati per solo studio e diletto dell’Artista” - come si legge nel catalogo delle opere canoviane steso nel 1816 – chiaramente ispirati alle pitture pompeiane su fondo unito e, in particolare, alle Danzatrici.

Con le tempere, lo scultore del bianchissimo marmo di Carrara sperimentava, sulla scia di quegli esempi antichi, il suo contrario, i “campi neri”, intendendo porsi come redivivo pittore delle raffinatezze pompeiane ammirate in tutta Europa, alle quali, per la prima volta, quei suoi “pensieri” possono ora essere affiancati. 

Proprio il confronto, per analogia e opposizione, fra opere di Canova e opere classiche, costituisce d’altra parte l’assoluta novità di questa mostra, evidenziando un rapporto unico tra un artista moderno e l’arte antica.

Catalogo della mostra edito da Electa.