I Carabinieri TPC recuperano una statua romana in marmo raffigurante un “Togatus”

I Carabinieri TPC recuperano una statua romana in marmo raffigurante un “Togatus” risalente al I secolo a.C. trafugata a Roma nel 2011

Carabinieri Togatus

I Carabinieri del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale hanno recuperato una statua romana in marmo raffigurante un “Togatus”, opera del I secolo a.C., già collocata nel parco di villa Marini Dettina in Roma, dal quale era stata trafugata circa 10 anni orsono.

L’importante recupero è il frutto di un’attività investigativa coordinata dalla Procura di Roma - pool Tutela del patrimonio artistico - e condotta dalla Sezione Archeologia del Reparto Operativo del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. 

Carabinieri Togatus

Il bene, asportato da ignoti nel novembre 2011, veniva individuato da due militari della Sezione Archeologia che, nell’ambito di indagini svolte in campo internazionale, si trovavano a Bruxelles (Belgio). Liberi dal servizio, al termine delle attività giornaliere, curiosando per le vie del quartiere Sablon, ricco di negozi antiquariali e di antichità, i due carabinieri notavano, presso uno di questi esercizi commerciali, una statua in marmo probabilmente proveniente dall’Italia, danneggiata in più parti verosimilmente per i colpi subìti dagli attrezzi da scavo. Insospettiti, al rientro in Italia e in collaborazione con la Sezione Elaborazione Dati, eseguivano il confronto delle immagini fotografiche acquisite a Bruxelles con i files della Banca Dati Leonardo dei beni culturali illecitamente sottratti che consentivano di ricondurre la statua a quella asportata da villa Marini Dettina.

Carabinieri Togatus

L’importante scultura veniva sequestrata su disposizione della Procura della Repubblica di Roma a seguito di Ordine d’Indagine Europeo accolto dalle autorità belghe e rimpatriata nel febbraio u.s.. Successivamente, le indagini sviluppate anche all’estero in collaborazione con la Direction Generale de l’Inspection Economique du SPF Economie del Belgio, evidenziavano un traffico illecito di beni culturali facente capo a un commerciante italiano, che per le attività criminali utilizzava uno pseudonimo spagnolo e che veniva deferito alla Procura della Repubblica di Roma per la ricettazione e l’esportazione illecita della statua. La scultura romana, che raffigura un “Togatus”, altissima espressione storico-artistica del patrimonio culturale italiano, ha una stima puramente commerciale valutata in circa centomila Euro. 

Roma, 12 aprile 2021

Testo e immagini dall'Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

Carabinieri Togatus


Nicolas Poussin rubato

Recuperato dipinto di Nicolas Poussin rubato nel 1944 in Francia

I Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale recuperano dipinto di Nicolas Poussin, rubato nel 1944 in Francia dalle truppe di occupazione tedesche

Il dipinto a olio su tela risalente al Seicento “Loth avec ses deux filles lui servant à boire” attribuito all’artista francese Nicolas Poussin (Les Andelys 1594 - Roma 1665), noto in Italia come Niccolò Pussino, è stato recuperato dai Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale di Monza e restituito ai legittimi proprietari.

Nicolas Poussin rubato
I Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale recuperano dipinto di Nicolas Poussin, dipinto a olio su tela risalente al Seicento “Loth avec ses deux filles lui servant à boire” rubato nel 1944 in Francia dalle truppe di occupazione tedesche

L’indagine era stata avviata il 25 maggio 2020 quando gli aventi diritto, una novantottenne svizzera e un sessantacinquenne americano, tramite il loro legale italiano, avevano denunciato il furto dell’opera, delle dimensioni di 120x150 cm, consumato a Poitiers (Francia) dalle truppe di occupazione tedesche nell’abitazione dei loro avi ebrei tra febbraio e agosto del 1944.

I primi accertamenti hanno permesso di appurare che sin dal 22 febbraio 1946 le vittime avevano iniziato le ricerche delle opere asportate dai nazisti in Francia e trasferite in Germania, interessando la Commission de Récupération Artistique e producendo un inventario in cui figurava anche il dipinto in esame. Nel 1947 il bene venne inserito nella pubblicazione “Répertoire des biens spoliés en France durant la guerre 1939-1945”, pubblicato tra il 1947 e il 1949 dal Bureau Central des Restitutions (Gruppo francese del Consiglio di controllo del Comando francese in Germania - Direzione generale dell'economia e delle finanze - Divisione riparazioni e restituzione).

Nel corso delle indagini è emerso che nel 2017 il bene era stato importato in Italia dalla Francia da un antiquario emiliano, che lo aveva poi esportato temporaneamente in Belgio per una mostra mercato a Bruxelles.

Nel 2019, il reale possessore, un antiquario milanese, lo aveva esportato in Olanda in occasione della fiera mercato internazionale di Maastricht. In quella circostanza, il bene veniva individuato da un esperto d’arte olandese residente in Italia che lo riconosceva come una delle opere presenti nella citata pubblicazione.

Le investigazioni hanno, infine, condotto a localizzare e sequestrare il prezioso dipinto, custodito nell’abitazione dell’antiquario milanese in provincia di Padova, che è stato restituito ai legittimi proprietari su disposizione dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano che ha diretto le indagini.

Monza, 1° aprile 2021.

Testo e immagini dall'Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Madonna con Bambino Pinturicchio

Apre la caccia alle opere trafugate: in rete il bollettino Arte in ostaggio 42

Si apre la caccia ai capolavori trafugati: in rete da oggi il bollettino Arte in ostaggio

Madonna con Bambino Pinturicchio
Dipinto a tempera su tavola “Madonna con Bambino” attribuito a Pinturicchio, rubato nel 1990 a Perugia

Anche quest’anno è stato pubblicato il bollettino delle ricerche “Arte in ostaggio”, numero 42, edito dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), contenente una selezione delle opere più importanti trafugate in Italia, documento riconosciuto a livello internazionale, ai sensi dell’articolo 4 comma 4 della Convenzione UNIDROIT sui beni culturali rubati o illecitamente asportati”, quale valido ausilio per contrastare il traffico illecito di opere d’arte.

La divulgazione di questa pubblicazione consente al cittadino, agli addetti ai lavori e agli amanti del settore di accedere a informazioni e fotografie riguardanti oggetti artistici da ricercare. Il bollettino, pertanto, può considerarsi un ulteriore ed efficace strumento con cui il Comando TPC, Reparto specializzato dell’Arma dei Carabinieri, condivide notizie in suo possesso per accrescere la possibilità di individuare e recuperare rilevanti opere storico-artistiche anche nel difficile momento che stiamo vivendo, caratterizzato dall’emergenza epidemiologica per la diffusione del virus COVID-19.

terracotta invetriata della bottega di Andrea della Robbia Scansano chiesa di San Giovanni Battista
Un bassorilievo in terracotta raffigurante “Madonna con Bambino” a opera di Luca Della Robbia, asportato nel 1971 da Scansano (GR)

A dimostrazione della validità dell’iniziativa, nell’ultimo quinquennio grazie al bollettino sono stati ritrovati 147 beni, tra i quali spiccano per pregio: un bassorilievo in terracotta raffigurante “Madonna con Bambino” a opera di Luca Della Robbia, asportato nel 1971 da Scansano (GR) e recuperato nel 2019 in Canada; un dipinto a tempera su tavola “Madonna con Bambino” attribuito a Pinturicchio, rubato nel 1990 a Perugia e recuperato nel 2019 a Londra; la scultura in marmo “Ritratto di Giulia Domna”, asportata tra il 2012 e il 2015 da Villa Adriana a Tivoli e recuperata nel 2016 in Olanda.

Arte in ostaggio 42
scultura in marmo “Ritratto di Giulia Domna”, asportata tra il 2012 e il 2015 da Villa Adriana a Tivoli

Questo numero, come i precedenti, è consultabile e scaricabile (in formato Pdf) sul sito istituzionale dell'Arma dei Carabinieri al seguente link:

http://tpcweb.carabinieri.it/SitoPubblico/bollettini;

o al link del Ministero della Cultura: https://www.beniculturali.it/carabinieritpc, nonché sull'applicazione multilingue per dispositivi mobili "iTPC'.

Anche quest’anno è stato pubblicato il bollettino delle ricerche “Arte in ostaggio”, numero 42, edito dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC)

Arte in ostaggio 42
Dipinto a tempera su tavola “Madonna con Bambino” attribuito a Pinturicchio

Testo e immagini dall'Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Il Mosaico di Nemi recuperato

Il Mosaico di Nemi recuperato dai Carabinieri torna in esposizione al Museo delle Navi Romane

Il Mosaico di Nemi, recentemente recuperato, torna in esposizione presso il Museo delle Navi Romane. Esportato illegalmente negli Stati Uniti nel dopoguerra, l'opera è stata rintracciata dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale in un'azione congiunta con le autorità americane. Il Direttore Generale dei Musei d'Italia Massimo Osanna ha presentato ufficialmente il rientro dell’opera lo scorso giovedì 11 marzo, nell’esposizione permanente del museo nemorense delle Navi Romane.

Il Mosaico di Nemi recuperato
Il Mosaico di Nemi recuperato. Ph. DRM-Lazio

Il Mosaico di Nemi

Il meraviglioso pannello ad intarsi marmorei (opus sectile), presenta un complesso motivo geometrico in porfido verde e rosso, serpentino e vetro modellato, ed era posto a decorazione della pavimentazione di una delle due imponenti navi recuperate nel lago di Nemi, fatte realizzare dall’imperatore Caligola (37-41 d.C.). La grandiosità delle imbarcazioni, la ricercatezza delle decorazioni fatte di oro, gemme e fregi di animali lasciano ipotizzare che si trattasse di navi cerimoniali, destinate alla celebrazione di feste religiose, in linea con il carattere sacro del luogo. Nei pressi del grande lago vulcanico esisteva infatti un celebre santuario dedicato a Diana, dea della caccia, da cui l’antico nome del lago: speculum Dianae.

In età rinascimentale Leon Battista Alberti tentò, su incarico del cardinale Colonna, un recupero delle navi e dei relativi reperti, ma senza successo. Sarà nel 1895 che l’antiquario Eliseo Borghi riuscirà ad esplorare l’interno delle strutture navali per mezzo di palombari e grazie ad una serie di ricerche riuscirà a recuperare oltre che il celebre mosaico, anche numerosi bronzi antichi, ulteriori tarsie marmoree, paste vitree e oggetti metallici.

Il pannello musivo fu restaurato con materiali diversi e integrato con una cornice moderna, presente anche sul retro. Queste pesanti aggiunte non consentono più di cogliere i dettagli costruttivi, che possono però essere ricostruiti grazie agli altri frammenti conservati nel Museo.

Veduta della ricostruzione in scala 1:5 dello scafo della nave. Ph. M. Massaroni - DRM-Lazio

Il recupero del Mosaico

Negli anni ‘40 il Mosaico di Nemi scomparve misteriosamente. Secondo esperti restauratori, la sparizione avvenne prima che il Museo delle Navi fosse devastato dall’incendio scoppiato nel 1944 poiché non presenta segni di danneggiamento.

Nel 2013 a New York lo studioso italiano di materiali lapidei Dario Del Bufalo tenne una conferenza per presentare Porphyry, una monografia sull’uso da parte dell’imperatore Caligola del porfido rosso, pietra color sangue associata al potere. Alla vista di un’antica fotografia del Mosaico di Nemi, molti storici dell’arte e mercanti riconobbero il tavolino da caffè della signora Helen Fioratti, antiquaria newyorkese. La signora Helen e suo marito Nereo Fioratti, avevano acquistato il mosaico alla fine degli anni ’60, secondo le loro dichiarazioni, in buona fede, tant’è che esso era sempre stato posto in bella vista nel loro soggiorno e utilizzato come tavolino dagli ospiti ricevuti nella loro casa di Park Avenue.

Ci sono voluti quattro anni di indagini della procura distrettuale di Manhattan per arrivare ad appurare l’illegalità dell’esportazione e della vendita. Nel 2017 le autorità americane hanno infine emesso una sentenza di restituzione all’Italia del prezioso reperto. Lo scorso 11 marzo, in una cerimonia ufficiale alla presenza del Direttore Massimo Osanna, il Mosaico di Nemi è finalmente tornato nella sua legittima collocazione.

“È un evento importantissimo per il territorio - spiega il sindaco di Nemi Alberto Bertucci - Con l'aiuto di Massimo Osanna capo della direzione Musei del Ministero della Cultura, il mosaico avrà la giusta collocazione in una esposizione permanente al Museo delle Navi Romane di Nemi. Una notizia eclatante non solo per gli addetti ai lavori, ma anche un investimento sul turismo e sul patrimonio storico e archeologico.”

Veduta della ricostruzione in scala 1:5 dello scafo della nave. Ph. M. Massaroni - DRM-Lazio

Il Museo delle Navi Romane

Costruito tra il 1933 e il 1939, il Museo delle Navi Romane nacque per ospitare i due imponenti scafi (m. 71,30 x 20 e m. 73 x 24) dragati dal lago di Nemi. Entrambe le imbarcazioni sono purtroppo andate distrutte nell’incendio scoppiato nel 1944. Dopo alterne vicende, il Museo Nemorense ha finalmente riaperto nel 1988 con un nuovo allestimento.

Nell’ala sinistra sono esposti alcuni materiali recuperati (tegole bronzee, due ancore, attrezzature di bordo) e sono collocati due modelli delle navi in scala 1:5 e l’aposticcio di poppa della prima nave in scala al vero su cui sono state posizionate delle copie bronzee di cassette dalle protomi ferine. L’ala destra è invece dedicata alla storia della popolazione del territorio albano in età repubblicana e imperiale dove sono esposti i materiali votivi provenienti dai luoghi di culto del territorio, tra cui quelli del Santuario di Diana Nemorense.

Veduta dell’aposticcio della prima nave ricostruito in scala 1:1. Ph. M. Massaroni - DRM-Lazio


Dipinto “Notturno con briganti e cavalli intorno a un fuoco” restituito dai Carabinieri

I Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale restituiscono dipinto fiammingo a 14 anni dal furto: è il “Notturno con briganti e cavalli intorno a un fuoco” di Leonaert Bramer 

I Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale di Udine hanno restituito al legittimo proprietario il dipinto “Notturno con briganti e cavalli intorno a un fuoco” del pittore fiammingo Leonaert Bramer (1596-1674), conosciuto in Italia anche come Leonardo delle Notti. L’opera era stata rubata da ignoti nel febbraio 2006 all’interno di una casa d’aste di Roma e poi è ricomparsa all’incanto, in vendita per conto terzi, presso un esercizio capitolino di settore.

I militari hanno individuato la proposta di vendita del dipinto, un olio su ardesia delle dimensioni di 16x21 cm, nel corso del quotidiano monitoraggio del web finalizzato alla ricerca di beni rubati. Le verifiche condotte attraverso la consultazione della “Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti”, il più grande database al mondo di opere d’arte rubate gestito dal Comando TPC, hanno consentito di accertarne la provenienza furtiva, che trovava riscontro anche nel Bollettino delle ricerche “Arte in ostaggio” pubblicato nel 2006.

Notturno con briganti e cavalli intorno a un fuoco Leonaert Bramer Leonardo delle Notti Carabinieri
Il dipinto Notturno con briganti e cavalli intorno a un fuoco di Leonaert Bramer, anche noto come Leonardo delle Notti

I Carabinieri del Nucleo di Udine, giunti a Roma, hanno formalizzato il riconoscimento dell’opera da parte del legittimo proprietario, un avvocato romano che ne rivendicava la restituzione, portando all’esecuzione del sequestro. Immediatamente informata, la Procura della Repubblica di Roma ha convalidato il provvedimento cautelare sul dipinto, il cui valore commerciale si aggira intorno ai 15.000 euro, che è stato così affidato in custodia giudiziale alla casa d’aste mandataria alla vendita.

Nei giorni immediatamente successivi, in seguito a ulteriori approfondimenti investigativi, i Carabinieri del Nucleo friulano hanno denunciato i presunti responsabili per le opportune valutazioni da parte della Procura di Roma – Pool Tutela del patrimonio artistico – che ha provveduto a restituire il bene culturale al legittimo proprietario in collaborazione con il Nucleo TPC di Roma. Dopo quattrodici anni, le ricerche e le indagini condotte dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale hanno portato alla restituzione di un’opera d’arte che il proprietario considerava ormai perduta.

Testo e immagine dall'Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Scudo di Garibaldi

Roma: rinvenuto lo scudo di Garibaldi

È stato rinvenuto dai Militari del Reparto Operativo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e della Stazione di Roma Gianicolense lo Scudo di Garibaldi, opera che il popolo siciliano donò l’11 maggio del 1878 al condottiero in segno di rispetto, dopo lo sbarco dei Mille sulla costa marsalese.

La scultura bronzea fu realizzata da Antonio Ximenes (padre del più noto Ettore Ximenes), è policroma e di forma circolare, ha un diametro di 118 cm e pesa 50 chilogrammi. Fu successivamente donata da Garibaldi alla città di Roma, che la custodì nel Museo Capitolino, per poi essere spostata nel Museo Nazionale del Risorgimento nel Palazzo del Vittoriano, da qui sparì, probabilmente, a partire dai primi anni del 2000, in circostanze non ancora chiarite.

Mancava dalla struttura ospitante già dopo il 1982, anno del centenario della scomparsa del generale. Lo scudo presenta la testa di Garibaldi al centro ed è attorniato da una corona di quercia. Sulle foglie sono incise le principali battaglie da lui combattute e la scultura è divisa in otto raggi. Su ognuno di essi si trovano gruppi allegorici che rappresentano gli stemmi delle principali città italiane e delle icone che simboleggiano la Carità, la Giustizia, la Gloria e la Scienza strategica. La scultura è attorniata da una corona d’alloro su cui sono incisi i nomi di tutti i Mille, guidati dallo stesso Garibaldi, che arrivarono a Marsala con l’intento di annettere la Sicilia al Regno sabaudo.

Scudo di Garibaldi

Foto dall'Ufficio Stampa del Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale


Madonna con Bambino Pinturicchio

La “Madonna col Bambino” del Pinturicchio torna a Perugia dopo 30 anni

Pinturicchio torna a Perugia dopo 30 anni

 

L’opera “Madonna col Bambino” esposta fino a gennaio 2020 alla Galleria Nazionale dell’Umbria

PERUGIA, 9 AGOSTO 2019 – Torna a Perugia il dipinto su tavola “Madonna col Bambino”, trafugato nel 1990 e attribuito al Pinturicchio.

L’opera, che resterà esposta nella Galleria Nazionale dell’Umbria dal 10 agosto al 26 gennaio prossimo, è rientrata in Italia grazie all’efficace opera di diplomazia culturale condotta dal Ministero per i Beni e le attività culturali e all’attività investigativa dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio culturale.

Madonna col Bambino Pinturicchio"Questo ennesimo recupero mi rende particolarmente contento - ha detto in un video messaggio il Ministro Bonisoli - sia perché un altro frammento del nostro immenso patrimonio culturale è tornato nel nostro Paese, sia perché sarà possibile renderlo fruibile, per un periodo di tempo, ai cittadini e ai turisti che andranno a visitare la Galleria Nazionale dell’Umbria. L’evento di oggi sottolinea, ancora una volta, quanto sia importante che questo Paese porti avanti, nel modo più efficace, costante e determinato possibile, le iniziative di diplomazia culturale".

“Grazie alla diplomazia culturale – ha dichiarato il Ministro plenipotenziario Marco Ricci, intervenuto su delega del Ministro per i beni e le attività culturali Alberto Bonisoli - si restituiscono alle culture di appartenenza opere d’arte illecitamente sottratte, ma, altresì, si contribuisce a promuovere un mercato dell’arte internazionale basato su principi e valori etici universalmente accettati”.

Per il Generale di brigata Fabrizio Parrulli, Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale “ancora una volta, grazie alle preziose informazioni contenute nella Banca Dati dei Beni culturali illecitamente sottratti, anche a distanza di quasi trent’anni, è stato possibile individuare il dipinto rubato, che da oggi fa ufficialmente il suo ritorno”.

“Questo recupero - ha aggiunto il Generale Parrulli - dimostra, ancora una volta, da un lato il carattere sempre più transnazionale delle attività criminali in questo settore e dall’altro l’importanza dello scambio di informazioni, anche tra le Forze di polizia di diversi Paesi, come sistema consolidato di cooperazione internazionale per contrastare efficacemente i reati in danno del patrimonio culturale”.

Madonna col Bambino Pinturicchio
La Madonna col Bambino del Pinturicchio

Il Direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria Marco Pierini ha sottolineato: “Il Museo è il luogo dove le opere sottratte al territorio, un tempo con violenza, adesso per amorevole premura, trovano una nuova casa e assumono una funzione e un valore diversi”.

“È bello - ha concluso - che anche opere abituate da sempre a mostrarsi nell’intimità delle raccolte private possano godere di un pubblico più vasto, come accadrà per qualche mese alla splendida ‘Madonna col Bambino’ la cui pertinenza con la raccolta della Galleria Nazionale dell’Umbria è palesemente testimoniata dalle tante consorelle che la accolgono dalle pareti del museo”.

Testo e immagini dall'Ufficio Stampa e Comunicazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla Sala Stampa dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale


Il Vaso di Fiori Jan van Huysum

“Il Vaso di Fiori” torna a Firenze

“Il Vaso di Fiori” torna a Firenze. Bonisoli: oggi è una giornata storica

Il Vaso di Fiori Jan van HuysumFIRENZE, 19 LUGLIO 2019 – “Il Vaso di Fiori”, opera del pittore fiammingo Jan van Huysum, è tornato a Palazzo Pitti, a Firenze, nel luogo esatto in cui il dipinto si trovava nel luglio di 75 anni fa, prima di essere trafugato dalle truppe tedesche.

A consegnarlo all’Italia è stato il Ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas nel corso della cerimonia di restituzione, che si è svolta questa mattina nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, alla presenza del Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Alberto Bonisoli, del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Giovanni Nistri, e del direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt.

“Quella odierna è una giornata storica, vince la diplomazia culturale, che negli ultimi tempi con un’accelerazione è riuscita a raggiungere un grande traguardo -  ha affermato il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Alberto Bonisoli, nel corso della cerimonia  - abbiamo ottenuto un risultato importante, di cui sono particolarmente orgoglioso, che dimostra la bontà del lavoro avviato in questi mesi, mentre si conferma ancora una volta prezioso il lavoro svolto dai Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio culturale. All’inizio del mio mandato, più di un anno fa - ha sottolineato il Ministro - ho deciso di riconvocare il Comitato istituzionale per il recupero e la restituzione delle opere d’arte trafugate, e contestualmente di ampliare la composizione di questo organismo a rappresentanti permanenti del ministero degli Esteri e della Giustizia per una maggiore rappresentatività ed efficacia. Da un lato sono convinto che tutelare il nostro patrimonio culturale significa, anche, condurre una lotta senza quartiere al mercato illegale delle opere d’arte, dall'altro che per riuscirci serve un lavoro di squadra”. “E la restituzione de “ Il Vaso di Fiori” all’Italia e alla città di Firenze - ha continuato - lo dimostra e non solo per il valore simbolico sotteso”. “Oggi - ha ribadito - scriviamo una nuova e importante pagina delle relazioni culturali tra due Paesi fondatori dell’Unione Europea”.

 

Jan van Huysum

(Amsterdam 1682 – 1749)

Vaso di fiori / Vase of Flowers

inv. Palatina 1912, n. 462

Il Vaso di Fiori Jan van Huysum

L’ ARTISTA E L’OPERA

Jan van Huysum, il più celebre pittore di nature morte attivo in Olanda nel primo Settecento (e all’epoca anche il più costoso), raggiunse un livello di precisione mai visto prima nel naturalismo della resa, un aspetto per cui la pittura olandese era ammirata sin dal Quattrocento: si pensi al bicchiere di vetro e al fieno, che paiono veri, nel Trittico Portinari di Hugo van der Goes agli Uffizi (1477-1478). Oltre due secoli più tardi, in questo Vaso di fiori van Huysum mostra un sublime virtuosismo nella descrizione dei particolari, dalle increspature delle ali semitrasparenti degli insetti ai petali delicatissimi e quasi vibranti, che dimostrano come il pittore utilizzasse delle lenti d’ingrandimento per studiare la natura e per dipingerla.

Il Vaso di fiori – soggetto prediletto dell’artista – fu acquistato nel 1824 dal granduca Leopoldo II d’Asburgo-Lorena (1797-1870: scherzosamente soprannominato “Canapone” dai Toscani) per completare la più grande e diversificata collezione di nature morte al mondo, messa insieme a Palazzo Pitti dal suo predecessore Cosimo III de’ Medici (1642-1723). Cosimo III nutriva una particolare passione per la pittura olandese, tanto che nel 1667 si era recato ad Amsterdam per omaggiare l’anziano Rembrandt e acquistare numerosi dipinti da diversi maestri. I granduchi lorenesi che subentrarono ai Medici nel 1737 sin da subito mostrarono di voler continuare ad arricchire le collezioni fiorentine, portando capolavori dalle loro residenze oltremontane e acquistando tante altre opere d’arte per gli Uffizi e Palazzo Pitti sul mercato nazionale e internazionale di allora.

 

IL FURTO E LA RESTITUZIONE

Nel 1940, quando all’inizio della guerra la reggia di Pitti fu evacuata, le opere d’arte (tra le quali il nostro quadro) vennero messe dentro casse di legno e inizialmente portate nella villa medicea di Poggio a Caiano. Nel 1943 furono spostate nella villa Bossi-Pucci a Montagnana (Montespertoli), fino a quando militi dell’esercito tedesco in ritirata le prelevarono insieme ad altre opere e le trasferirono temporaneamente a Castel Giovo (San Leonardo in Passiria), in provincia di Bolzano, per prepararne la definitiva trasferta fuori del confine nazionale attraverso il Brennero. La cassa in cui si trovava il Vaso di Fiori di Palazzo Pitti venne aperta, e nel luglio 1944 un caporalmaggiore, che si era impossessato del quadro, spedì il dipinto come regalo alla moglie a Halle an der Saale, in Germania.

Da questo momento se ne persero le tracce fino al novembre 1989, poche settimane dopo la caduta del muro di Berlino, quando i detentori del dipinto si rivolsero alla Pinacoteca di Stato Bavarese cercando di ottenere informazioni sull’autenticità e sul valore del quadro. Successivamente lo fecero restaurare proprio a Monaco di Baviera. Dal 1991 – anno in cui il Comando Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri aprì un fascicolo sul caso – la famiglia tedesca ripetutamente cercò di vendere il quadro allo Stato italiano attraverso vari intermediari, minacciando tra l’altro anche di cederlo a terzi o addirittura la sua distruzione se non si fosse pagato un riscatto. Quando nel 2016, dopo una pausa di cinque anni, un nuovo intermediario si rivolse agli Uffizi e ancora una volta avanzò una richiesta di pagamento, la Procura della Repubblica di Firenze aprì un fascicolo per tentata estorsione. Inoltre il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha riconvocato il Comitato Nazionale per le Restituzioni, coinvolgendo anche il Ministero per gli Affari Esteri e le Cooperazioni Internazionali e il Ministero della Giustizia, per avviare un’operazione congiunta di diplomazia culturale.

Dopo 75 anni di assenza dall’Italia, il 19 luglio 2019 il Vaso di Fiori viene restituito dalla Repubblica Federale Tedesca alla Repubblica Italiana in una cerimonia solenne nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, in presenza del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, dei due Ministri degli Affari Esteri di Italia e Germania, del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, del Direttore delle Gallerie degli Uffizi e di molte autorità intervenute per celebrare questa storica occasione.

 

Testi e immagini dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Ufficio Stampa e Comunicazione e dalla Sala Stampa del Comando TPC