Una paradossografia pseudo-aristotelica: il “De mirabilibus ascultationibus”

UNA PARADOSSOGRAFIA PSEUDO-ARISTOTELICA: IL “DE MIRABILIBUS ASCULTATIONIBUS”

Quando ci si imbatte nella lettura di Aristotele spesso l’attenzione ricade su opere come la Metafisica, Poetica, Politica etc. che, seppur pregevoli per le informazioni e ricche di spunti filologici, non mancano certo di contributi esplicativi. La situazione, però, non è omogenea, non tutte le opere, aristoteliche o presunte tali, hanno ricevuto lo stesso trattamento o, seppur emendate e commentate, non risaltano all’attenzione del lettore esperto e non.

Raffaello Sanzio, La Scuola di Atene, particolare con Platone e Aristotele. Affresco (1509-1511 circa), Musei Vaticani (fonte: Web Gallery of Art), Pubblico dominio

La questione del De mirabilibus ascultationibus è degna di nota sia per le problematiche storico-filologiche sia per le informazioni, spesso stravaganti, contenute all’interno della raccolta. Come si deduce dall’intestazione, l’opera è definita pseudo-aristotelica, non a caso differenti filologi (Alessandro Giannini, per citarne uno) hanno riscontrato diverse problematiche nel ricercare l’autore di questa raccolta di eventi mirabolanti. La difficoltà nell’individuazione della paternità è connessa con la varietà dei contenuti, varietà che riguarda non solo le informazioni, ma anche e soprattutto la datazione delle stesse. Non mancano, infatti, capitoli che riferiscono eventi precedenti o, addirittura, posteriori ad Aristotele stesso: in questa circostanza, allora, come ci si dovrebbe comportare? Giunge in soccorso la tradizione del Corpus Aristotelicum. Per quanto riguarda la tradizione dei filosofi, in particolar modo Platone e Aristotele, le loro ‘scuole’ hanno giocato un ruolo fondamentale per la salvaguardia delle loro opere, nel caso di Aristotele il Liceo ha permesso che una buona parte della produzione aristotelica venisse tramandata ai posteri. All’interno di questa istituzione, il Liceo per l’appunto, definendola con una terminologia moderna, Aristotele ammaestrava i suoi allievi con le sue lezioni. Non è da escludere, quindi, che se diversi capitoli del De mirabilibus ascultationibus possano essere, con i dubbi del caso, ascritti allo Stagirita, gli altri possano avere una paternità diversa: si può ipotizzare, in questo caso, che differenti capitoli siano ascrivibili agli allievi. A confermare quest’ultima ipotesi c’è la questione della fonte o delle fonti della raccolta. Se ci si attiene alle informazioni degli studiosi, le fonti principali dell’opera paradossografica pseudo-aristotelica sono da indicare in Timeo, Teopompo e Teofrasto. Quest’ultimo, infatti, è stato allievo di Aristotele al Liceo.

Gustav Adolph Spangenberg, Die Schule des Aristoteles, affresco (1883-1888), (fonte: Hetnet.), Pubblico dominio

Connessa alla difficoltà della paternità della raccolta c’è la questione della datazione. Anche in questo caso si deve ipotizzare una pluralità di aggiunte seriori, anche se, cercando di datare quei capitoli ascrivibili ad Aristotele, si potrebbe definire come terminus ante quem il 384 a.C. (anno della nascita di Aristotele) e come terminus post quem il 322 a.C. (anno della morte dello stesso), in quest’arco di tempo, presumibilmente, va cercata l’origine di alcuni capitoli di probabile paternità aristotelica.

Le difficoltà legate alla paternità e alla datazione ricadono, anche, sulla struttura dell’opera. I capitoli non hanno una successione cronologica né tantomeno contenutistica, ma spesso risultano inseriti in maniera confusionaria e priva di una organizzazione razionale.

Dopo questa brevissima parentesi storico-filologica, è importante spiegare le ragioni che devono spingere studiosi e appassionati alla lettura del De mirabilibus ascultationibus. Come si evince dal titolo, l’opera presenta informazioni paradossali. Lo Pseudo-Aristotele (o si potrebbe definire anche Anonimo, date le suddette problematiche di paternità), tratta argomenti di vario genere: dalla zoologia alla botanica sino ai fenomeni geologici. Tutti i paradossi, eccetto rari casi, sono accompagnati dal luogo d’origine: si va dal Medio Oriente alla Grecia continentale sino all’Illiria e Italia (Sicilia e Magna Grecia).

Ogni sezione presenta delle caratteristiche principali: la sezione botanica è legata agli effetti ed usi delle diverse erbe e fiori disseminati sulla Terra (si deve tener presente che per Terra va intesa la superficie conosciuta sino al IV-III a.C.). Lo Pseudo-Aristotele (o Anonimo) parla di erbe benefiche e malefiche, di erbe legate ai culti religiosi e quelle legate alla sfera matrimoniale e, addirittura, racconta di fiori che emanano un odore acre tale da allontanare le bestie feroci.

La sezione zoologica è interessata alle dimensioni e alle funzioni di diversi animali. Si passa da bestie più grandi del normale a pesci che riescono a sopravvivere sulla spiaggia. Lo Pseudo-Aristotele tratta anche, per esempio, di locuste che, se ingerite, salvano dai morsi dei serpenti; quest’ultima informazione poteva (e può) essere utile per uno studioso di rimedi farmaceutici.

La sezione geologica è legata sia ai diversi fenomeni naturali: vengono trattati i casi di alta e bassa marea nello stretto di Messina, laghi che generano vortici e sputano una grande quantità di pesci, sia alla presenza, in diverse località, di metalli e pietre preziose. Spesso questa sezione è interessata, anche, da fenomeni mitologici: lo Pseudo-Aristotele parla, per esempio, di un evento accaduto a Catania ai due pii fratres (fratelli devoti), Anfinomo e Anapio; dopo l’eruzione dell’Etna, i due fratelli, con i loro genitori sulle spalle, furono salvati dalla lava grazie alla loro pietas (devozione), questo evento segnò così tanto i catanesi da farlo incidere sulle monete coniate tra il II e il I a.C. Quest’ultimo dato, per esempio, può risultare utile agli studiosi di numismatica.

L’intera raccolta è ricca di queste informazioni e il De mirabilibus ascultationibus, per concludere, può essere definita un’opera poliedrica: utile agli studiosi del Corpus Aristotelicum o agli appassionati e interessante anche per medici, erboristi e zoologi, antichi e non.

De mirabilibus ascultationibus Aristotele Pseudo-Aristotele
Busto di Aristotele. Copia romana di originale greco in bronzo di Lisippo, con aggiunta moderna del mantello in alabastro. Foto di Marie-Lan Nguyen (2006), Pubblico dominio

Reggio Calabria: l’Arena dello Stretto e l’Athena Promachos

Ecco l’antica Reggio, le cui origini si perdono nella notte dei tempi! Ecco la Reggio della Magna Grecia, di cui ancora conservate le vestigia monumentali ed i preziosi cimeli nel vostro importante Museo Nazionale, che ora accoglie anche i due grandi Bronzi di Riace” (Giovanni Paolo II al suo arrivo a Reggio Calabria il 7 Ottobre 1984).

Il lungomare di Reggio Calabria è certamente uno dei luoghi più suggestivi che colorano il panorama della penisola italiana. Esteso per 1,7 km, da Piazza Indipendenza a Piazza Garibaldi, ha da sempre affascinato reggini e non, tanto da far nascere una leggenda metropolitana che ha come protagonista il poeta vate Gabriele D’Annunzio. Quest’ultimo, durante un ipotetico viaggio a Reggio, avrebbe definito il lungomare “il chilometro più bello d’Italia”.

La frase, come ha dimostrato lo studioso Agazio Trombetta nel suo libro “La Via Marina di Reggio”, è chiaramente un falso storico. In primis, è un dato certo e non presunto che il D’Annunzio, nonostante i suoi molteplici viaggi, non visitò mai la sponda calabra dello Stretto. Attraversò una sola volta lo Stretto di Messina, nel 1895, mentre si stava recando in Grecia, ma passò quasi tutto il viaggio in cabina per via del mal di mare. Inoltre nessuno degli innumerevoli documenti conservati nella Biblioteca Dannunziana menziona la frase a lui attribuita, né un’eventuale visita alla città.

In secondo luogo, la frase è riconducibile ad un evento sportivo che ebbe luogo a Reggio Calabria nel non lontano 1955, il Giro d’Italia, durante il quale la RAI inviò un radiocronista, Nando Martellini. Commentando l’arrivo del Benedetti al traguardo di una gara ciclistica, che aveva come cornice lo splendido e suggestivo lungomare reggino, Martellini attribuì la frase a D’Annunzio, sulla base di quanto sentito da alcuni locali, evidentemente senza essersi documentato sull’attendibilità del racconto, in quanto, grazie alle ricerche di Trombetta, la frase risulta essere di pura invenzione.

Lungomare di Reggio Calabria
Lungomare di Reggio Calabria. Foto PosaBì di Bruno Giordano

Al di là della veridicità dell’episodio, la Via Marina di Reggio Calabria merita senz’altro di essere definita “il chilometro più bello d’Italia” per la bellezza dello scenario su cui si poggia lo sguardo dei fortunati passanti. Basta fermarsi un attimo, durante le giornate frenetiche che caratterizzano la vita di ognuno di noi, per provare nell’immediato un senso di pace e tranquillità osservando Messina e la parte nord orientale della Sicilia. Pace e tranquillità cedono volentieri il passo a meraviglia e stupore se si ha la fortuna di ammirare il fenomeno della Fata Morgana, ovvero le immagini della costa sicula riflesse nel mare, in seguito ad una giornata di pioggia e a delle conseguenti particolarissime condizioni atmosferiche.

Arena dello Stretto Lungomare di Reggio Calabria
L'Arena dello Stretto. Foto PosaBì di Bruno Giordano

Fiore all’occhiello del lungomare di Reggio Calabria è l’Arena dello Stretto, dedicata al senatore Ciccio Franco. L’Arena riprende il modello dei teatri greci e sorge in luogo del Molo di Porto Salvo, distrutto dal celebre terremoto e maremoto che colpì le città di Reggio e Messina nel 1908. Il Molo era un simbolo fortissimo della città reggina: lì approdò il Re Vittorio Emanuele III il 31 Luglio del 1900. Per celebrare l’evento, straordinario in quanto si trattava della prima volta che giungeva sul suolo italico in qualità di sovrano, viene edificato un monumento in piena arte fascista.

Dettaglio del monumento. Foto PosaBì di Bruno Giordano

Un Cippo Marmoreo, inaugurato nel Maggio del 1932, è caratterizzato al centro dalla presenza di una statua bronzea raffigurante Athena Promachos, ovvero “Athena che combatte in prima linea”. La statua, a livello stilistico, sembra quasi rifarsi al celebre modello in bronzo di Fidia, purtroppo perduto, realizzato nella metà del V secolo a.C. e collocato nell’Acropoli di Atene tra i Propilei ed il Partenone.

Statua bronzea di Athena Promachos. Foto PosaBì di Bruno Giordano

Progettata dall’architetto Camillo Autore e realizzata insieme alla scalinata dallo scultore messinese Bonfiglio, a differenza dell’archetipo che presentava una lancia poggiata sulla spalla destra e una Nike nella mano destra, l’Athena reggina regge una lancia nella stessa mano nell’atto di scagliarla, e uno scudo nella sinistra, come il simulacro della divinità realizzato da Fidia. Indossa il chitone e l’egida, oltre all’elmo, tutti attributi tipici della dea della saggezza e della guerra, che in questo contesto è posta a difesa della città.

Dettaglio. Foto PosaBì di Bruno Giordano

Nel 2001, in seguito a dei lavori di ristrutturazione del lungomare, per volere dell’allora sindaco Italo Falcomatà la statua, in precedenza rivolta verso il mare, fu posta con lo sguardo verso la città che protegge.

Collocata ad hoc al centro dell’Arena dello Stretto, permette a chi la guarda di riflettere sul connubio tra storia e paesaggio, architettura e natura, che ha da sempre caratterizzato la città di Reggio. L’Arena, definita impropriamente anche Anfiteatro Anassilaos (porta dunque il nome del primo tiranno reggino), oltre alla gradinata semicircolare consta di due ampie rampe laterali, utili finanche ai disabili per giungere nella parte inferiore della Via Marina.

Arena dello Stretto Lungomare di Reggio Calabria
L'Arena dello Stretto. Foto PosaBì di Bruno Giordano

Sede di alcuni degli eventi più importanti della città, l’Arena dello Stretto ospita diverse manifestazioni musicali, teatrali e feste stagionali, rispecchiando il modello greco e romano nella sua architettura e nella destinazione d’uso.

Ancora una volta la città di Reggio Calabria riesce a coniugare in modo splendido passato e presente, a sorprenderci per la Storia e le Storie che racconta attraverso i suoi monumenti ed il paesaggio, tanto semplici quanto eloquenti.

Per citare Kierkegaard: “la vita può essere capita solo all’indietro ma va vissuta in avanti”, e l’antica Rhegion celebrando costantemente il suo passato, guarda ottimamente al futuro.

Sitografia


Sicilia. Dopo dieci anni ripartono importanti scavi archeologici

Buone notizie per l’archeologia siciliana. Dopo dieci anni ripartono nell’isola numerose campagne di scavo e di restauro in alcuni dei siti archeologici cosiddetti minori e non per importanza. La Regione Siciliana ha infatti finanziato ben otto cantieri che saranno attivi nelle province di Palermo, Catania, Agrigento, Messina, Trapani, Enna e Ragusa per un totale di 500 mila euro d’investimenti.

L’inverno, si sa, non è un periodo eccellente per cominciare campagna di scavo, allora, non appena le condizioni metereologiche lo permetteranno, si darà il via a tutti i lavori di scavo, manutenzione, restauro e conservazione che rientrano in questo grande progetto di rilancio per la Sicilia, grazie anche alla creazione di percorsi di visita ben strutturati che porteranno sicuramente enormi vantaggi a tutti coloro che da sempre scelgono la bella isola per approfondirne la storia e la sua millenaria cultura.

Le province scelte non sono casuali, le attività sono appositamente mirate vero zone che fino ad ora hanno ricevuto poche attenzioni e la cui magnificenza archeologica non è da meno rispetto ad altre zone più famose. Queste zone riceveranno finanziamenti per la ricerca e l’inclusione nei grandi circuiti del turismo archeologico.  Tra gli obiettivi dell’Assessorato ai Beni Culturali che vede Sebastiano Tusa alla dirigenza, c’è sicuramente quello di dare lustro al grande passato della regione attraverso programmi di studio già avviati e strutturati che consentiranno alla terra siciliana di riportare in patria molti studiosi e curiosi che sono andati via e garantendo sempre quella tradizione scientifica indispensabile per lo studio del nostro passato.

«Negli ultimi anni - aggiunge l'assessore Sebastiano Tusa - le attività di ricerca e di scavo archeologico in Sicilia sono state condotte principalmente dalle Università italiane e straniere. Le professionalità e le capacità dell'assessorato dei Beni culturali sono state, a causa di una inaccettabile miopia politica, mortificate e relegate a un semplice esercizio di controllo e sorveglianza. Non è pensabile che le Soprintendenze siciliane, strutture dotate di eccellenti archeologi e tecnici, non avessero la possibilità di continuare attività che ci hanno reso famosi nel mondo».

Sicilia Sebastiano Tusa

Conosciamo nel dettaglio le zone interessate da questo grande intervento di rilancio.

A Palermo, all'interno del complesso di età medievale di San Giovanni degli Eremiti, riprendono i lavori per lo studio e la comprensione dell'edificio preesistente e la realizzazione di nuove modalità di fruizione

A Ramacca, in provincia di Catania, partirà la pulitura dei mosaici, il ripristino, restauro e la messa in sicurezza della Villa romana con le terme annesse di contrada Castellitto. Si tratta di un sito archeologico  in aperta campagna e in passato spesso oggetto di saccheggi. La necessità è quella di mettere sotto controllo l’area e tutelare i resti archeologici.  E sempre nel territorio etneo, in contrada Rocchicella-Palikè, riprenderanno  i lavori di ripristino, dopo le alluvioni delle ultime settimane, operazioni di scavo e rilievo delle presenze archeologiche.

A Sant'Angelo Muxaro - in località "Monte Mpisu" - nell'agrigentino, si completerà lo scavo della necropoli e grazie all'utilizzo di droni verrà realizzato un documentario divulgativo.  Il sito, già oggetto di indagini e ricerche durante gli anni ’70, ospitava capanne circolari in uso per tutta l’età neolitica e necropoli con tombe a pozzetto. Ripresa dei lavori anche a "Monte Castello", dove le strutture del castello medievale si sono impiantate su strati preistorici e greci e la cui straordinaria stratificazione archeologica è documentata dal Neolitico fino all'età rinascimentale, con ritrovamenti di preziosi materiali tra cui ori, pietre pregiate, monete, metalli, ceramiche a lustro.

A Pantelleria, in provincia di Trapani, partirà lo scavo, il rilievo e lo studio di Mursia, il villaggio preistorico costituito da capanne e con la necropoli costituita dai Sesi con uno studio specialistico anche sugli inumati e gli eventuali corredi funerari annessi. E una grande risistemazione dell’area archeologica per la fruizione.

In contrada Gerace, nell'ennese, all'interno della Villa romana scoperta venticinque anni fa e costituita da una dozzina di ambienti dotati di pregevoli pavimenti mosaicati, sono previsti, in una prima fase, il restauro conservativo dei mosaici già messi in luce, la copertura provvisoria degli ambienti, la pulizia dell'intera area, nonché la realizzazione di percorsi di visita e supporti didattici. La Villa - costruita nel tardo IV secolo d.C. da Philippianus, al cui nome si riferiscono i bolli rinvenuti su ben 99 laterizi - presenta mosaici policromi con tessere di colore rosso, viola, giallo, stilisticamente molto simili a quelli della Villa del Casale di Piazza Armerina. Presenti anche le terme che smettono di essere utilizzate dopo il disastroso incendio che le colpì nel V secolo.

Nel ragusano, a Giarratana, in una villa romana di notevole estensione e databile al III secolo d. C, verranno effettuati lavori di scavo su aree non ancora messe completamente in luce per evidenziarne i pavimenti musivi. Precedenti attività avevano portato allo scavo del peristilio di cui si conoscono anche sette ambienti. Inoltre, verrà resa fruibile l’area con la sistemazione di passerelle e supporti didattici. In passato gli archeologi avevano ritrovato pregevoli mosaici geometrici policromi con schemi decorativi simili a quelli di Piazza Armerina, di Patti e a quelli del nord Africa.

A Milazzo, in provincia di Messina, infine, partiranno nuovi scavi archeologici nella necropoli greca dell'antica Mylai (VI-IV secolo avanti Cristo). I lavori saranno finalizzati all'esplorazione completa dell'area e al recupero accurato dei corredi per la musealizzazione dei reperti nell'Antiquarium archeologico. Lavori di sbancamento effettuati nel passato nella città mamertina, finalizzati alla realizzazione di un parcheggio, hanno riportato alla luce un lembo dell'ampia necropoli greca (VI-IV secolo avanti Cristo) dell'antica Mylai. Sono state messe in luce centinaia di sepolture databili dal VI al IV secolo a.C. e vari segmenti della viabilità interna. Le sepolture hanno sempre restituito oggetti di corredo di eccezionale interesse, sia di produzione locale che di importazione. Ceramica attica a figure nere, manufatti anche di pregio, ceramica calcidese a bande, ceramica da fuoco e da trasporto sono solo alcuni dei reperti recuperati.

 


Messina: fervono preparativi per allestimento e consegna grande Museo Regionale

A Messina fervono i preparativi per l’allestimento e la consegna definitiva del grande Museo Regionale

MESSINA, giovedì 8 giugno 2017 – Sabato 17 giugno, con l’apertura degli ultimi padiglioni, sarà definitivamente consegnato al pubblico il Museo Interdisciplinare Regionale di Messina del quale, dallo scorso mese di dicembre, è fruibile metà degli spazi espositivi.
la direttrice Caterina Di Giacomo, ph. Parrinello
Il museo riunirà in un ampio percorso - riorganizzato secondo un rigoroso criterio cronologico – il patrimonio storico artistico della città, faticosamente recuperato dalle macerie del terribile terremoto del 1908, e quanto rimasto della collezione dello storico Museo Civico Peloritano: pezzi che documentano la millenaria storia di Messina e già in parte esposti nelle sale della ex Filanda Mellinghoff, opificio ottocentesco risparmiato dal sisma.
trasporto Alibrandi dal portalino di S. Domenico, cortile Filanda Mellinghoff
Dopo aver completato il trasferimento delle ultime opere custodite nei caveau (quelle nella Filanda sono state spostate a dicembre, per l’allestimento della grande mostra “Mediterraneo. Luoghi e miti. Capolavori del Mart”, conclusa il 5 marzo) è in corso in questi giorni una febbrile attività da parte di numerosi professionisti coordinati dalla dott.ssa Caterina Di Giacomo, Direttore del Polo Regionale di Messina per i Siti Culturali e responsabile dell’ordinamento scientifico del nuovo museo, e dall’arch. Gianfranco Anastasio, Responsabile dei lavori di completamento della struttura. Con loro la dirigente Grazia Musolino che, con la collaborazione degli storici dell’arte della struttura, ha monitorato lo stato di conservazione delle opere destinate all’esposizione.
Ernesto Geraci al lavoro, sul Polittico di Antonello (ph. Lacava)
Fra i professionisti, impegnati in queste ore nel cantiere del nuovo percorso museale, figura uno dei decani dei restauratori italiani: si tratta del prof. Ernesto Geraci, ex docente dell’Istituto d’Arte formatosi all’Istituto Centrale del Restauro di Roma con i maestri Brandi e Moro. “Geraci – spiega la direttrice del Museo di Messina - è un profondo conoscitore delle tecniche e delle problematiche delle tavole di Antonello da Messina, tanto da essere già intervenuto più volte su quelle messinesi e sull’ “Annunciazione” di Palazzolo Acreide adesso esposta a Siracusa, nel Museo Bellomo. Più recentemente ha curato interventi su opere di Antonello in occasione della celebre mostra allestita nelle Scuderie del Quirinale (2006) .
Oltre alla revisione della superficie pittorica ed al fissaggio preventivo di parti del “Polittico di S. Gregorio” di Antonello, fra le opere che hanno richiesto la sapiente mano di Geraci c’è anche l’immensa Pala di Girolamo Alibrandi “Presentazione al Tempio”, la cui frammentarietà ha richiesto interventi strategici già dalla seconda metà degli anni Settanta. Spiega la Di Giacomo: “Per garantire la piena funzionalità e stabilità della complessa parchettatura lignea che supporta la grande tavola di Alibrandi, si è intervenuti con il rinforzo delle traverse e la rimozione e sostituzione di elementi ammalorati”.
Sala Caravaggio, sx Resurrezione Lazzaro, dx Adorazione Pastori (ph. Parrinello)
Il completamento del Museo Interdisciplinare Regionale – che ha richiesto fondamentali lavori di adeguamento degli impianti alla normativa internazionale (finanzianti con i Fondi Europei Po Fesr 2007-13) - segue il varo dello scorso dicembre. In quell’occasione, per la prima volta dalla realizzazione del complesso museale, avvenuta fra il 1985 e il 1994, una parte della struttura è stata aperta al pubblico che per giorni ha gremito le sale. Erano il padiglione A (con la sezione archeologica) e l’Ala nord con i capolavori del Caravaggio, la sala dei caravaggeschi e il monumentale complesso statuario del Montorsoli (statue di Nettuno e Scilla).
Caravaggio, Adorazione dei pastori, 314x211 (ph. Parrinello)
base antisismica per Nettuno e Scilla (ph. Parrinello)
“Riapertura Museo Interdisciplinare Regionale di Messina” | 17 giugno 2017
Rampa Padiglione B, Capitelli (ex Duomo ME) e Crocifisso ligneo di ignoto (XIV-XV sec), ph. Parrinello

Come da MiBACT, redattore Renzo De Simone


Antonello, l'Annunciata, il Magnificat - La Conferenza

19 Marzo 2015
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Alla presenza del Sottosegretario di Stato al MIBACT l'On. Ilaria Borletti Buitoni, ha preso il via la conferenza sull'annunciata di Antonello da Messina.

Mauro Lucco ha analiticamente dimostrato che l'Annunciata di Palazzo Abatellis a Palermo è in  realtà la geniale trasformazione di un tipo iconografico frequentato soprattutto in Spagna, che Antonello ha concentrato in una immagine particolarmente significativa perché coinvolgente lo spazio dello spettatore che  viene a trovarsi nel luogo virtuale dell'angelo dell'Annunciazione e sulla traiettoria del suo sguardo verso la Vergine.
Questa osservazione  e' stata ulteriormente allargata dal prof. Tomasino, che ha mostrato come l'idea di uno spazio virtuale dalle prospettive multiple che si riflettono specularmente dentro e oltre la tela, trovi già efficaci tentativi in Jan Van Eych, e si sviluppi attraverso il manierismo e il barocco fino a Velazquez.
Con sorprendente modernità l'Annunciata di Antonello sarebbe dunque un primo piano che per essere inteso in tutte le sue valenze spirituali e allegoriche instaura di necessità un tale spazio virtuale.
Qualsiasi persona che guardi all'Annunciata di Palermo si trova nella posizione  dell'Angelo annunciante. Naturalmente, tutto questo lo ha fatto avendo alle spalle delle premesse di cui si è con straordinaria intelligenza servito; ma ha anche volutamente indicato, come spiegato da Giovanni Taormina, autore dello studio Il Mistero Svelato, che si tratta di un'Annunciata, ponendo bene in vista nella pagine del libro la lettera "M", iniziale di "Magnificat", realizzata con la Grafia onciale, la risposta della Vergine all'angelo.
Alla luce di quanto si è esposto presso la sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri, si può tranquillamente affermare, come già sostenuto da tempo da Lucco prima e da Giovanni Taormina dopo, che non basta dire che Antonello elabora per primo la tecnica della pittura ad olio, poiché se andiamo indietro, cioè prima o durante la sua attività, ci renderemo conto che la ritrattistica in Italia veniva ripresa di profilo, un metodo ricavato dall'iconografia della numismatica. La materia pittorica, all'epoca, fu uno dei temi più ricercati, con Antonello è risaputo che questa subisce un mutamento lodevole e si sa, ma si sa, che tutte le opere oltre ad essere tali sono anche messaggio. Ma ciò che sollecita la curiosità è che nell'artista siciliano, questo avviene attraverso una comunicazione che prima di allora in Italia non si era mai vista.
Per la prima volta, ha ancora argomentato Giovanni Taormina, la comunicazione richiede uno spettatore attivo e partecipe delle scene, la sua materia diventa realistica ed emozionale, portatrice di un messaggio, che non sempre si scorge attraverso il senso visivo, poiché dei temi teologici, spesso, ne presenta soltanto la sintesi, senza tralasciare il modo su come fare giungere il messaggio al suo interlocutore, che stranamente vista l'epoca, deve essere preparato, poiché l'icona spesso non rappresenta il tema allegorico nella sua totalità, ma soltanto una sintesi ricca di carica emotiva, come ad esempio avviene per il Cristo alla Colonna del Museo del Louvre;
Questo modo di rappresentare i gesti, i sentimenti e le emozioni in pittura offrono importanti spunti per dire che Antonello ha anticipato Leonardo da Vinci di almeno 16/18 anni, in quella che per eccellenza, nell’immaginario collettivo, viene definita la grammatica delle emozioni, l’ultima cena di Santa Maria delle Grazie a Milano.
Ha chiuso i lavori il Presidente dei Dipartimenti umanistici dell'Ateno di Palermo, prof. Girolamo Cusimano, il quale portando i suoi saluti e quelli del Rettore Roberto Lagalla, ha sottolineato l'importanza dell'approccio interdisciplinare emerso durante i lavori e il ruolo strategico che possono avere nel marketing della cultura gli strumenti della comunicazione multimediale, prodotti dal Laboratorio Universitario Multimediale dell'Ateneo di Palermo, in sinergia con l'Associazione ONLUS " Il Vestito Nuovo" presieduta dal presidente Cristiana Perrone e da Giovanni Taormina suo rappresentante oltre che, titolare dei patrocini della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo nonché curatore dell'evento storico tenutosi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri di Palazzo Chigi.

Come da MIBACT, Redattore Renzo De Simone
Annunciata di Palermo di Antonello da Messina (The Yorck Project: 10.000 Meisterwerke der Malerei. DVD-ROM, 2002. ISBN 3936122202. Distributed by DIRECTMEDIA Publishing GmbH), da WikipediaPubblico dominio, caricata da Berthold Werner.


Ipotesi interpretative e interventi tecnico scientifici sul dipinto de l'Annunciata

10 Marzo 2015

Ipotesi interpretative e interventi tecnico scientifici sul dipinto de l'Annunciata

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Si torna a parlare dell'opera di Antonello da Messina:

Roma,  18 marzo 2015 ore 17.00, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri Palazzo Chigi Sala Polifunzionale Colonna (Roma)
Dopo un lungo periodo di approfondimenti legati alla Sua trasferta oltre oceano e le ultime mostre alle Scuderie del Quirinale ed il Mart di Rovereto è  lo studioso e restauratore Giovanni Taormina che sta approfondendo l'analisi sulla prestigiosa opera di Antonello l'Antonello, riuscendo a coinvolgere un'equipe di radiologi, restauratori, chirurghi estetici, cine operatori, insomma tutti trattamenti riservati ad una star senza tempo...

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Antonello, l'Annunciata, il Magnificat. Una sensazionale affermazione scientifica su la Madonna di Antonello da Messina "è una Annunciazione"

27 Febbraio 2015

Antonello, l'Annunciata, il Magnificat. Una sensazionale affermazione scientifica su la Madonna di Antonello da Messina "è una Annunciazione"

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Il mistero dell’Annunciata che per tanti secoli ha animato tavoli di discussione tra critici , storici , studiosi ed esperti in arte sacra, si arricchisce di inediti dettagli e simbolismi che vanno oltre l’allegoria classica,  tipica dei canoni quattrocenteschi.
Un team di creativi dell’Università di Palermo, coordinati da Mauro Lucco,  autorevole storico dell’arte , già curatore di numerose mostre tra cui proprio quella su Antonello da Messina alle Scuderie del Quirinale, Giovanni Taormina, coordinatore tecnico scientifico dello studio e Renato Tomasino Presidente del  LUM di Palermo - Laboratorio  Universitario  Multimediale,  ha sintetizzato in un video i momenti più salienti e simbolici che si celano dietro il dipinto de l’Annunciata di Antonello da Messina , custodito a Palermo alla Galleria Museo Palazzo Abatellis.

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