Scoperti ad Ercolano i resti di cervello di una vittima dell'eruzione del 79 d.C.

I risultati di questa grandiosa scoperta sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine, prestigiosa rivista medica leader a livello mondiale. Negli anni ’60 durante gli scavi dell’allora Soprintendente Amedeo Maiuri nella cenere furono trovati i resti di un letto ligneo e i resti di un uomo carbonizzato che gli archeologi hanno identificato come il custode del Collegio degli Augustali. Recenti indagini, frutto di una collaborazione decennale scientifica con Francesco Sirano, hanno portato alla scoperta nel cranio della vittima di materiale vetroso, nel quale sono state identificate proteine e acidi grassi presenti nei tessuti cerebrali e nei capelli umani.

Ancora una volta, l’antica Ercolano si impone al centro dell’attenzione internazionale grazie ad una nuova sensazionale scoperta ad opera di un team di antropologi e ricercatori guidato da Pier Paolo Petrone dell’Università Federico II di Napoli, che da anni studia gli effetti delle eruzioni del Vesuvio sul territorio campano e le popolazioni che lo hanno abitato nel passato.

Courtesy of PP Petrone

Sin dalle eccezionali scoperte avvenute all’inizio degli anni 80 del 900 presso l’antica spiaggia, il campione antropologico offerto dal sito di Ercolano si è rivelato di estremo interesse.- dichiara il Direttore Sirano- Gli studi di antropologia fisica sono ora supportati da analisi di laboratorio sempre più sofisticate. Stiamo inoltre associando ad esse innovative ricerche sul DNA degenerato che, come sembrano dimostrare lavori di prossima edizione da parte del dr. Petrone, ha ancora racchiuse in sé alcune parti della sequenza del codice in grado di chiarire origine e grado di parentela delle vittime ritrovate nelle rimesse delle barche presso l’antica spiaggia. Questi straordinari dati possono peraltro confrontarsi con quelli derivanti dalle analisi sui materiali organici e sui coproliti rinvenuti nel corso degli scavi nelle fogne sotto il cardo V (scavi condotti in collaborazione con la Fondazione Packard) che hanno chiarito tanti aspetti del regime alimentare e contribuito ad arricchire il quadro delle più frequenti patologie che affliggevano gli abitanti di Herculaneum.  Se pensiamo a tutto quanto conosciamo attraverso la variegata documentazione scrittoria antica formata da documenti pubblici e privati (epigrafi su marmo, tavolette cerate, papiri, graffiti)- conclude il Direttore- davvero si comprendono l’inestimabile valore  e le potenzialità ancora inespresse da questo prezioso sito UNESCO che il Parco Archeologico conserva e valorizza in un’ottica di ricerca aperta e multidisciplinare.”

L’eruzione, che nel 79 d.C. colpì con valanghe di cenere bollente Ercolano e Pompei uccidendo all’istante tutti gli abitanti, in poche ore seppellì l’intera area vesuviana fino a 20 km di distanza dal vulcano.

Pier Paolo Petrone è antropologo forense e dirige il Laboratorio di Osteobiologia Umana e Antropologia Forense, Dipartimento di Scienze Biomediche Avanzate presso l’Università di Napoli Federico II


2019 da record per il Museo Archeologico di Napoli

673mila visitatori nel 2019: il Museo Archeologico Nazionale di Napoli segna un trend in crescita del 10% rispetto alle presenze del 2018, raggiungendo il numero più alto di ingressi mai registrati.

Alle statistiche annuali si aggiunge la compagine fidelizzata degli abbonati OpenMann: sono ottomila, infatti, i titolari di card.

Si chiude  l'anno del record assoluto di visitatori nella storia del MANN, con un incremento del 10 per cento nel 2019  rispetto al già straordinario dato del 2018. Con orgoglio, che voglio condividere con la città e il mio staff,  possiamo definirci sempre più 'il Museo Archeologico Nazionale' , il primo del paese come forza attrattiva, custode dell’antichità classica  e ambasciatore dell’Italia del mondo. I nostri tesori, per lo più provenienti dagli sterminati depositi, quest'anno sono stati ammirati in tutti i continenti da 4 milioni di persone, dalla Russia agli States ed alla Cina, grazie ad una politica che ci porta quotidianamente a dialogare con le più grandi istituzioni internazionali. Nel 2020, saremo testimonial anche alle olimpiadi di Tokyo. Tornando a Napoli, che sta vivendo un felice momento per il turismo, proprio in virtù di essere il museo pubblico  largamente più visitato, abbiamo puntato molto sulla rete con i tanti siti Extramann. L'obiettivo è  di crescere insieme, e i risultati già si vedono. Un ringraziamento va alla Regione Campania per aver sostenuto mostre importanti come ‘Canova e l’antico’ e alla Direzione Generale Musei del Mibact.  Per concludere, abbiamo lavorato quest'anno con otto cantieri aperti, per costruire un MANN più bello, fruibile al 100 per cento, ed anche in questi giorni di festa non si è fermata l' opera di riallestimento delle sale pompeiane. Nel 2020, vi aspettiamo con la nuova sezione preistoria, le grotte di Lascaux per la prima volta in Italia, gli Etruschi al MANN e la grande mostra sui Gladiatori. Mi fa piacere inoltre ricordare la nascita di MANN in Campus con la Federico II, progetto pilota in Italia definito con il rettore e neo ministro Gaetano Manfredi. Apriremo le porte agli studenti già nel corso di questo anno accademico”, commenta il Direttore del Museo, Paolo Giulierini.

Prosegue, intanto, l’intensa programmazione delle feste natalizie al MANN: nel Salone della Meridiana, allestita la mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, che presenta quattrocento reperti sulle antiche civiltà del Mediterraneo, con un focus (stazione Neapolis) dedicato anche al porto di Napoli.

All’esposizione, che sta ottenendo un ampio successo di pubblico e critica (partita, sulla pagina Facebook del MANN, la campagna social #Occhioathalassa per condividere scatti dei capolavori più amati dai visitatori), sono legati tre percorsi di approfondimento: “Pe’ terre assaje luntane”, viaggio fotografico che racconta l’emigrazione ischitana verso le Americhe; “Carte. La rappresentazione del mondo da Omero a Mercatore”, nuova occasione di valorizzazione del patrimonio della Biblioteca del MANN; “Maresistere”, originalissima creazione di Roxy in The Box, che ricostruisce, nella sala 90 dell’Archeologico, la stanza di un napoletano trasferitosi ad inizio Novecento negli States.

Sempre per promuovere l’exhibit sulle meraviglie sommerse dal Mediterraneo, sarà in dono all’infopoint dell’Archeologico, a partire dal 6 gennaio, il racconto illustrato per bambini (6/10 anni) “Thalassa. Tra mare e stelle”.

Questa particolare guida kids (ideazione e curatela: Servizi Educativi del MANN; testi: Roberta Bellucci ed Antonio Coppa; illustrazioni originali ad acquerello: Marianna Canciani) permette ai piccoli visitatori ed ai loro genitori di addentrarsi in un itinerario tematico attraverso le opere del MANN (una selezione di capolavori sia inclusi nella mostra “Thalassa”, sia normalmente esposti nelle collezioni del Museo).

In occasione della giornata dell’Epifania, previsto un ulteriore regalo: per favorire la presenza di famiglie con bambini al MANN, soltanto un genitore pagherà l’ingresso, mentre l’altro accederà gratuitamente.

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli inizierà il 2020 anche all’insegna dell’attenzione all’arte contemporanea: in Atrio e nella collezione Farnese, con un corollario nel Giardino delle Fontane, presentata al pubblico la mostra “Vincendo il tempo” di Riccardo Dalisi; nella Sala del Toro Farnese, possibile sorridere e riflettere con i quaranta fotomontaggi di “Fuga dal Museo”, realizzati da Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla; nella sezione degli Affreschi, nuovo sguardo al paese del dragone con “Il contemporaneo per l’archeologia. Artisti cinesi al MANN”.

Da non perdere (per ragazzi, e non solo), l’experience exhibition “Capire il cambiamento climatico”, progettata in collaborazione con National Geographic Society per conoscere cause ed effetti del riscaldamento globale.

In atmosfera natalizia, da ammirare in Atrio il suggestivo “Presepe Felix” (a cura dell’Associazione Presepistica Napoletana e con il sostegno della Regione Campania), accostato agli scatti di “Fotografare il MANN tutto l’anno” ed alle tavole del calendario 2020 della Scuola Italiana di Comix.

Per trovare un trait d’union immaginifico tra i visitatori di tutti gli istituti culturali del mondo, sino alla conclusione delle feste sarà in calendario la personale di Massimo Pacifico, “Effetto Museo”.

Possibile ammirare collezioni permanenti ed esposizioni del MANN durante tutte le giornate festive: aperture straordinarie il 31 dicembre (ore 9-14) ed il 1° gennaio (ore 14-19.30), consueti orari (ore 9-19.30) nelle altre date.

Il 5 gennaio, per l’iniziativa ministeriale #Domenicalmuseo, l’ingresso sarà gratuito.

Sino al 12 gennaio, inoltre, sarà OpenMannFest: presso la biglietteria del Museo, gli abbonamenti annuali saranno venduti a prezzi promo (15 euro per adulti, 30 per famiglie, 10 per young; nell’opzione “Academy”, per studenti universitari iscritti a qualsiasi corso di laurea o scuola di specializzazione, senza limiti di età, il costo è di 5 euro). 


Le musiche di Natale del '700 alla Basilica di San Francesco di Paola

AREA ARTE

Associazione mediterranea culturale

Centro Studi sul Settecento Musicale Napoletano

CONVIVIO ARMONICO

SUONI IN BASILICA/ I Concerti della Sacrestia Papale

musiche di Natale28 dicembre ore 19.00

Napoli Barocca – Maestri del ‘700 napoletano

Basilica Reale e Pontificia di S.Francesco di Paola

IN NATIVITATE DOMINI - Musica per il Santo Natale nella Napoli del ‘700

 

“LE MUSICHE DA CAMERA”

Ensemble vocale - strumentale con strumenti d’epoca

1992/2019 venticinque anni di musica barocca a Napoli

 

Francesco DIVITO - soprano

Rosa MONTANO - mezzosoprano

Renata CATALDI- traversiere

Egidio MASTROMINICO - violino di concerto

Giovanni ROTA - violino

Leonardo MASSA - violoncello

Debora CAPITANIO - clavicembalo

musiche di Giordano, Anonimo Napoletano, Manna, Sabatino, Servillo

musiche di Natale30 dicembre ore 19.00

I giovani e la Musica

Basilica Reale e Pontificia di S.Francesco di Paola

ORCHESTRA “F. D’AVALOS”

ESPASIANO direzione

MONTANO mezzosoprano / A. DI CICCO soprano / S. UCCELLO clarinetto /

F. MASTROMINICO  timpani

musiche di R. Da Capua, Manfredini, G. F. Haendel, W. A.Mozart, S. Busiello

 

 

Le musiche del ‘700 Napoletano dedicate al Natale chiuderanno la rassegna Convivio Armonico con due concerti di pregio alla  Basilica Reale e Pontificia di S.Francesco di Paola a Piazza del Plebiscito, il 28 e il 30 dicembre 2019.

Il 28 dicembre alle ore 19,00  lo storico Ensemble  “Le Musiche da Camera”  di Napoli eseguirà un  programma ricco di rarità per il concerto “IN NATIVITATE DOMINI - Musica per il Santo Natale nella Napoli del ‘700” su musiche di Giordano, Manna, Sabatino, Servillo.

Utilizzando strumenti d’epoca, l’ensemble composto da Egidio Mastrominico - violino di concerto, Giovanni Rota - violino barocco, Leonardo Massa - violoncello barocco, Debora Capitanio – clavicembalo con  Renata Cataldi al traversiere e le straordinarie voci del mezzosoprano Rosa Montano e del soprano Francesco Divito. Quest’ultimo è già stato già ospite in più  edizioni della rassegna come solista ed è reduce da un applaudito concerto lo scorso 23 novembre proprio in Convivio Armonico. Loro ci condurranno alla scoperta di meravigliose pagine della musica per il Natale a Napoli nel settecento.

Il 30 dicembre alle 19,00, invece, debutterà la giovane Orchestra “F. D’AVALOS”, intitolata alla figura dell’esimio Direttore e Compositore Francesco D’Avalos. Diretta da un suo giovane allievo, Fabio Espasiano,  con la supervisione di tutor di chiara fama, l’orchestra composta da giovani talenti della Campania proporrà un impegnativo programma da Manfredini a Mozart fino a nuove composizioni, con giovani solisti come il soprano Alessia Di Cicco, la clarinettista Sabrina Uccello e la timpanista Laura Francesca Mastrominico.

La rassegna Convivio Armonico è articolato nei due cicli Suoni in Basilica e Suoni nei Luoghi Sacri (Basilica di S. Francesco di Paola, Chiesa di S. Caterina a Formiello, Basilica di S. Maria Egiziaca a Forcella, Chiesa di S.Orsola a Chiaia) e Musica Nel Corpo di Napoli (Museum di Piazzetta Nilo)  che vedranno esibirsi grandi artisti e interpreti di un repertorio antico e moderno alla riscoperta del Settecento napoletano e non solo.

Il progetto musicale è ulteriormente suddiviso in: Concerti della Sacrestia Papale, Percorsi Barocchi tra Napoli e l’Europa, concerti Di Fiato/Di Corde,  il progetto I Giovani e la Musica e La voce e l’Organo.

Per la stagione 2019, affidata alla direzione artistica dei Maestri Egidio Mastrominico e Rosa Montano, docente presso il Conservatorio “N. Sala” di Benevento, sarà dato ampio spazio a importanti  recuperi di partiture dal Settecento Napoletano, alla presentazione di progetti discografici e seminari inerenti la Scuola Musicale Napoletana, continuando parallelamente a valorizzare opere del repertorio contemporaneo con un’ attenzione particolare all’ultima generazione dei compositori napoletani.

musiche di NataleLa rassegna è a cura di AREA ARTE Associazione culturale Mediterranea, che da anni conduce uno studio approfondito e ricerca della musica napoletana del '600 e del '700 e ne promuove la diffusione e la valorizzazione.

 Il ciclo di concerti è dedicato alla memoria della cantante e artista PINA CIPRIANI.

 


Natale in casa Cupiello: Dieci curiosità sul capolavoro di Eduardo

Natale a Napoli è qualcosa di diverso, di unico.

Difficilmente le parole possono descrivere i profumi, lo scintillìo delle luci di qualsiasi balcone, il sapore delle prelibatezze di antica “formula”. Natale è qui la festa più lunga che comincia da«quando in una notte di novembre il vento freddo prende il posto dello scirocco», come scrive il grande Giuseppe Marotta.
Ma Natale vuol dire soprattutto presepe e Natale in casa Cupiello.

 La celebre commedia eduardiana è entrata meritatamente a far parte della tradizione ed è imprescindibile per i napoletani, un po’ come il capitone e la Santa Messa di Mezzanotte.

Quella che però noi crediamo essere una commedia che ormai si conosce  a «memoria» per le tante vigilie passate davanti alla Tv, nasconde tanti aspetti che soltanto pochi conoscono. Non ci credete? Allora leggete:

1) Poesia prima di Natale in casa Cupiello: Eduardo, ancor prima della stesura della commedia, scrive una lunga poesia intitolata 'A vita  dove anticipa e riassume alcuni temi affrontati successivamente proprio in Natale in casa Cupiello:

Spara 'sti botte,
allumma 'sti bengale,
arust’e capitune,
ch’è Natale!
Ncoll’e pasture!…

2) Inizialmente era solo un atto unico: quello che noi conosciamo come il secondo atto, in realtà nel 1931 – anno di nascita della commedia – costituisce un atto unico. Solo l’anno successivo Eduardo aggiunge la stesura del primo atto e nel ’34 quella del terzo;

3) Eduardo la definisce «parto trigemino con una gravidanza di quattro anni»;

4) Nascita del «Teatro Umoristico i De Filippo»: il successo della commedia coincide con la nascita della nuova compagnia con i tre fratelli De Filippo.

Eduardo De Filippo con il sughero del Teatro S. Carlino (1955), foto Agenzia Ruggieri - Archivio di Teatro Napoli, pubblico dominio

5) I “veri” protagonisti sono i nonni materni di Eduardo: pur non avendolo mai dichiarato esplicitamente, con ogni probabilità il drammaturgo fa stretto riferimento ai nonni materni nella creazione dei due coniugi protagonisti, non solo perché affida a quest’ultimi i loro nomi (Luca e Concetta, appunto), ma anche perché il carattere fanciullesco e strettamente legato al rito natalizio di Luca Cupiello ben coincide con la figura del nonno materno,  così come testimonia Peppino nella sua autobiografia.

6) L’ affermazione al Teatro Kursaal: il successo della messinscena dello spettacolo (e di altri ventiquattro, visto che il repertorio cambiava quasi ogni giorno) comporta l’allungamento del contratto da soli nove giorni a ben nove mesi!

7) Lettera di Nennillo: la celebre, esilarante lettera nasce da un’invenzione scenica di Peppino. Nonostante quest’ultimo rivendicasse anche la paternità della celebre «Nun me piace 'o presebbio», non ci sono prove che attestino la veridicità della rivendicazione.

Luca De Filippo, foto di Maria Procino, CC BY-SA 4.0

8)  Il compianto Luca De Filippo raccontava che durante il lungo e quasi “silenzioso” inizio del primo atto, dovendo stare completamente sotto le coperte, gli capitava spesso di addormentarsi e di risvegliarsi soltanto dopo la “chiamata” di Luca (Eduardo): «Tommasì, scetate…»

9)  La scomparsa dei dolori: quando Eduardo riprese Natale in Casa Cupiello nel ’76, viene da un periodo di assenza dalle scene a causa di una forte artrosi che lo colpì soprattutto alle mani ed alle braccia. Isabella Quarantotti, ultima moglie di Eduardo, ricordò successivamente che nel mese di giugno decise di riprendere la commedia ed i dolori, come per magia, sparirono.

10) Il saluto del Principe Umberto a Titina: ricorda Maurizio Giammuso in Vita di Eduardo che Umberto prese posto in un palco di prima fila, a spettacolo già iniziato. Regalmente fece un piccolo gesto di saluto e un sorriso a Titina che, senza farsi scorgere da Eduardo, accennò una fugace risposta: «Sapevo quanto Eduardo teneva a certe cose. Ma non era possibile far finta di niente e non rispondere […] accennai a un sorriso di risposta e a un lieve cenno del capo. Eduardo non c’era: respirai di sollievo!»

Natale in Casa Cupiello Eduardo De Filippo
Eduardo De Filippo, foto in pubblico dominio

Hidetoshi Nagasawa – Sotto il cielo e sopra la terra

“Per capire una cultura ce ne vuole sempre un’altra”, dichiara Hidetoshi Nagasawa durante una delle sue ultime interviste. Dall’incontro tra il mondo orientale e quello occidentale apre al pubblico Martedì 10 Dicembre 2019 la mostra Hidetoshi Nagasawa. Sotto il cielo e sopra la terra, curata dalla Direttrice del Polo Museale della Campania, Anna Imponente, e realizzata con Paolo Mascilli Migliorini, direttore del Palazzo Reale, in collaborazione con Fondazione CAMUSAC – Cassino Museo d’Arte Contemporanea di Cassino –  diretta da Bruno Corà, con il prezioso contributo di Ryoma Nagasawa.

Ambasciatore della cultura giapponese, Nagasawa si laurea in Architettura e Design a Tokyo nel 1963, mentre sviluppa un crescente interesse verso il gruppo artistico Gutai, che inizia a frequentare. Terminati gli studi, parte per un viaggio alla scoperta dell’Asia e poi dell’Europa e che lo riporterà in Giappone dopo un anno. Munito solo della sua bicicletta e mosso da un’inguaribile curiosità, Nagasawa arriva in Turchia, dove le note di una sinfonia di Mozart lo attirano verso l’Europa. Nel tentativo di raggiungere l’Austria, patria del famoso compositore, egli si innamora dell’Italia dove arriva e si stabilisce nel 1967.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È qui che ha inizio la sua carriera artistica: conosce e frequenta numerosi talenti, tra cui Fabro, Trotta, Nigro e Castellani, con cui fonderà la “Casa degli Artisti”. Egli s’accosta alla scultura e all’uso dei marmi e dei metalli, materiali tipici della cultura occidentale. La sua opera trasmette la sensazione dell’equilibrio, intesa non solo come stabilità gravitazionale dovuta alla leggerezza delle strutture da lui create, le quali sembrano poggiarsi sul vuoto, ma anche generata dal dialogo tra i materiali occidentali e quelli tipici della cultura nipponica, come carta, legno e pietra.

L’arte nasce dall’incontro tra la razionalità e il “ma”, ovvero il vuoto, la pausa, la distanza che i giapponesi interpongono tra lo spazio e il tempo, tra il vuoto e il pieno. Con lo stesso principio, l’architettura materica e massiccia del Fontana del Palazzo Reale di Napoli, accoglie le sculture quasi sospese di Nagasawa.

Hidetoshi Nagasawa

Il richiamo tra i marmi degli elementi del monumentale palazzo e quelli di “Matteo Ricci”, 2014, composta da otto cilindri in marmo di Carrara e acciaio adagiati a terra, così come il rame inserito nei suoi disegni, posto a ridosso delle enormi vetrate del primo piano, che richiama il rosso dei mattoni delle superfici esterne dell’edificio, sono chiari esempi di un riuscito bilanciamento tra due diversi paesaggi, tra visibile e invisibile, tra due culture distanti non più della pausa tra le parole Napoli – Tokyo.

Hidetoshi Nagasawa

Tutte le foto sono di Sveva Ventre

Hidetoshi Nagasawa


Urban Room - When Urban meets a Room

Dal fortunato incontro tra alcuni dei più talentuosi street artist italiani e Salotto Culturale Treccani Campania (sito in Via Vannella Gaetani, 27, in pieno centro a Napoli), prende vita un progetto virtuoso e innovativo, promosso da INWARD Osservatorio sulla Creatività Urbana: Urban Room.

All’interno della sede Treccani, nello spazio minimo di una stanza, è stata riunita una breve “enciclopedia” di oggetti che ci parlano dell’arte urbana attraverso le mani degli artisti stessi, presentandoci un panorama frammentato, dai numerosi esiti formali e stilemici, in continuo aggiornamento.

Luca Borriello, direttore della ricerca del progetto INWARD, ci racconta la scelta dell’allestimento di questa prima mostra collettiva come un viaggio attraverso il territorio nazionale. Con uno sguardo attraverso tecniche ed esperienze diverse, lo scenario che ci viene proposto non vuole indagare l’ormai tanto discussa questione di come l’arte di strada e quella del graffito si siano ritrovate esposte all’interno di edifici, che probabilmente sarebbero stati destinati a conoscerle solo nella loro pelle esterna. Dall’incontro portiamo a casa piuttosto la consapevolezza che la streetness, potremmo definirlo il “sentimento della strada”, sia ormai un linguaggio riconoscibile anche sulle superfici mobili di una tela o di una teca da museo.

La ricerca artistica di figure come Flycat, La Fille Bertha e Fabio Petani, di cui alcuni presenti all’inaugurazione, contribuisce sempre più a testimoniare quanto gli orizzonti dello strumento siano diventati effimeri: il muro diventa schermo, lo schermo diventa piattaforma, la piattaforma diventa tela e la tela diventa dispositivo. Gli strumenti dell’artista e dello street artist contemporaneo rappresentano una confluenza di saperi e culture, suggestioni e innovazioni inevitabili alla comunicazione.

Dal realismo figurativo di Neve con “Le supplici” fino all’illustrazione tridimensionale di Keith Haring di Iabo, rappresentato con i connotati della ricerca sul profilo, il viaggio nella street art italiana approccia il salotto senza paura, accompagnata dal celebre aforisma “Have no fear of perfection – you’ll never reach it” celebrato sulla tela di Zeus 40, quasi a firma del manifesto della collettiva.

Urban Room Salotto Treccani CampaniaTutte le foto dalla mostra "Urban Room" sono di Sveva Ventre

Urban Room
Locandina della mostra Urban Room

Eduardo e Totò: storia di un’amicizia

Napoli, primo Novecento.

No, non è l’inizio di un romanzo, né l’incipit di un fatto di cronaca, ma semplicemente il racconto di un’amicizia.
In una delle strade della vecchia Napoli, profondamente trasformata dal «Risanamento», avviene l’incontro di due ragazzini che quasi ricordano quel «dal vero» girato dai fratelli Lumière a Napoli, dallo sprezzante titolo Mangia maccheroni: Eduardo e Totò.

Due geni, due Artisti destinati a rivoluzionare il mondo del teatro e del cinema, ma soprattutto due ragazzi che condividono la difficile “diversità” d’esser figli illegittimi, nella Napoli d’inizio Novecento:

il primo, insieme a Titina e Peppino, figlio del grande Eduardo Scarpetta e di Luisa De Filippo (nipote della moglie); il secondo, riconosciuto a trentacinque anni, figlio di una giovane ragazza palermitana e del Marchese Giuseppe De Curtis.

Eduardo Totò amicizia Napoli milionaria
Totò ed Eduardo in una scena del film Napoli milionaria (1950), per la regia dello stesso Eduardo. Fotogramma catturato da IlSistemone, in pubblico dominio

È proprio questa triste condizione comune, accompagnata dalla fame, a sancire un’ amicizia profonda, ulteriormente suggellata nel ’49, anno di lavorazione dell’adattamento cinematografico di Napoli milionaria.

Totò, pur essendo nello stesso anno sul set di Totò le Mokò e Totò cerca casa, entusiasticamente decide di partecipare gratuitamente al film, nei panni dell’indimenticabile Pasqualino Miele, in segno d’omaggio al legame che lo lega ad Eduardo.

De Filippo, ultimato il film, invia alla moglie del Principe, Diana, una collana d’oro,  riccamente ornata di brillanti, accompagnata da una lettera che è tra le più commoventi della storia dello spettacolo:

Caro Antonio,

A parte qualunque interesse, questa collaborazione che io ti ho chiesto, ci riporterà, sia pur pochi giorni, ai tempi felici e squallidi della nostra giovinezza.
Ogni qualvolta penso a te, Amico, te l’ho detto a voce, e voglio ripeterlo per iscritto, ho l’impressione di non essere più solo nella vita. Questa benefica certezza mi viene senza dubbio dalle infinite dimostrazioni pratiche di affetto che tu, in qualsiasi momento, mi dai.

Il senso di fratellanza è qui espressione diretta di due animi nobili, effettivamente “diversi” perché motore di due grandi Artisti, talvolta ingiustamente etichettati come uomini «intrattabili», «burberi», «inavvicinabili».

Totò mentre distribuisce pacchi-dono. Foto in pubblico dominio

Verrebbe da chiedersi se proprio in nome dell’intrattabilità Totò si recava, di notte, nel Rione Sanità, lasciando buste piene di banconote alle famiglie indigenti; oppure se era la cosiddetta inavvicinabilità dell’ultraottantenne Eduardo a indurlo a combattere, da senatore a vita e fino alla fine dei suoi giorni, la miserevole condizione del carcere minorile Filangieri, fino all’emanazione della cosiddetta «Legge Eduardo» che tentava di lenire il problema.

De Andrè aveva ragione: «dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior».

Eduardo Totò amicizia
Eduardo e Totò. Foto in pubblico dominio

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Sergio Bruni, Napoli e la sua Voce

Sergio Bruni canzone napoletana
Sergio Bruni, nome d'arte di Guglielmo Chianese (15 Settembre 1921 – 22 Giugno 2003). Foto in pubblico dominio

Il dibattito sulla continuazione della canzone napoletana d’arte è ancora oggi al  centro delle controversie musicali e culturali che riguardano la nostra città.
Da più parti, la presunta idea che essa non abbia alcun richiamo discografico spesso si traduce nella qualunquistica concezione del suo fantomatico anacronismo.

Premesso che l’Arte è lontana dall’essere assoggettata alle “mode” di qualsiasi epoca, una scarsa conoscenza del fenomeno in questione ha sempre indotto a considerare la nostra canzone come qualcosa di secondo piano, di localistico, indipendente rispetto alla musica “colta”.

Una simile posizione culturale ha portato una parte della intellighenzia partenopea a considerare la canzone napoletana morta e sepolta già a partire dagli anni settanta, nonostante la nascita della Nuova Compagnia di canto popolare o dei Napoli centrale, l’esordio di Pino Daniele, che davano nuova linfa al patrimonio musicale esistente.

Ma proprio negli anni settanta, la nostra canzone cominciava ad inquinarsi con l’estremismo del genere di mala e gli antesignani dell’odierno neomelodismo iniziavano la loro ascesa, invadendo il mercato musicale e, successivamente, quello cinematografico.

A dispetto di tutto questo, ci fu un artista che, abbandonata definitivamente l’esperienza festivaliera, incentrò lo sviluppo della sua carriera sul discorso di salvaguardia e continuazione della nostra canzone, attraverso un fil rouge che partiva dalle villanelle cinquecentesche e arrivava all’epoca contemporanea: Sergio Bruni.

Sergio Bruni
Sergio Bruni in una foto alla Camera dei Deputati (1995), opera di Augusto De Luca, CC BY-SA 2.0

Il Maestro spesso raccontava e ripercorreva quei tempi: era il 1976 e sulle pagine di un noto quotidiano locale, un giornalista scrisse che la canzone napoletana era morta e che ormai bisognava «buttare tutto a mare».

Bruni, quale «Voce di Napoli», fu invitato a rispondere, ma preferì replicare allo sproloquio in musica: lesse un libro di poesie contemporanee scritte da Salvatore Palomba, Parole overe e da grande “musicista non trascrittore” cominciò a musicarne alcune.

Sergio Bruni in una foto dal Radiocorriere. Foto in pubblico dominio

Nacque così lo storico album Levate ’a maschera Pulicenella, che includeva Masaniello, Notte napulitana, Napule nun t’ ’o scurdà e su tutte Carmela, che raccontava di una città che è «rosa, preta e stella e che chiagne sulo si nisciuno vede e strilla sulo si nisciuno sente».

Erano gli anni del contrabbando di sigarette, dello sbandierato colera napoletano (che rientrò nel giro di soli quindici giorni), del lenocinio minorile e la sensibilità artistica del binomio Palomba/Bruni riuscì sia a tradurre in poesia temi di scottante attualità, sia ad inaugurare un nuovo filone di denuncia sociale, politica, della canzone napoletana, depauperandola del folklore e dell’estremismo di certe atmosfere “oleografiche” che ne avevano arrestato il processo evolutivo.


fuga dal museo MANN Napoli

Le opere del MANN in fuga dal museo per scoprire Napoli

Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli è stata inaugurata martedì 2 dicembre 2019 la mostra fotografica “Fuga dal museo” che sarà visitabile fino al 24 febbraio 2020 nella Sala del Toro Farnese.

All’inaugurazione hanno partecipato il direttore del museo Paolo Giulierini e i due fotografi, Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla, autori dei quaranta fotomontaggi che raccontano quale potrebbe essere la vita di alcune opere del MANN se potessero animarsi, scappare dal museo e interagire con la realtà cittadina.

fuga dal museo MANN Napoli
Afrodite a Castel dell'Ovo

Dopo il successo della mostra “Fantasmi a Pompei”, con protagonisti le figure dei mosaici e degli affreschi provenienti da Pompei e custoditi al MANN, questa volta i due fotografi hanno scelto per i loro fotomontaggi le sculture della Collezione Farnese, alcuni capolavori di Antonio Canova presenti nella recente mostra “Canova e l’Antico” e le statue dei re di Napoli della facciata di Palazzo Reale.

Con un tocco di dissacrante ironia, troviamo tra gli altri l’Atlante scorazzare in motorino senza casco lungo via San Biagio dei Librai, l’Afrodite farsi un selfie sulle terrazze di Castel dell’Ovo, il Doriforo visitare la Chiesa di San Giovanni a Carbonara, Artemide fare la spesa al mercato, la Danzatrice di Canova passeggiare sotto la pioggia in Vico San Domenico e l’Ercole Farnese incrociare la sua copia nella stazione Museo della metropolitana.

fuga dal museo MANN Napoli
Ercole Farnese in metropolitana

Come ha affermato il direttore Giulierini durante l’evento, questa è una mostra che ha il pregio di riuscire ad avvicinare il grande pubblico dei non addetti ai lavori all’archeologia grazie a un approccio leggero e divertente ma mai banale che porta i visitatori a scoprire e ricercare non solo le opere presenti nel museo ma anche gli scorci e i luoghi d’interesse di Napoli e Pozzuoli che fanno da sfondo a queste insolite scene di vita quotidiana e che, per questo motivo, meriterebbe di essere replicata in altri luoghi della città e anche in altre istituzioni culturali.

fuga dal museo MANN Napoli
L'Atlante in via San Biagio dei Librai

Tutte le foto dalla mostra “Fuga dal museo” sono di Teresa Pergamo


“Fuga dal museo”: al MANN la mostra fotografica di Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla

Sorriso e leggerezza: sono queste le parole chiave della mostra “Fuga dal museo”, che Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla presenteranno al pubblico, nella Sala del Toro Farnese, dal 2 dicembre 2019 (vernissage ore 17) al 24 febbraio 2020.

Quaranta fotomontaggi per immaginare quale sarebbe la “vita” delle sculture dall’Archeologico  (anche le opere d’arte, grazie al potere della fantasia, si muovono), “scappando” dalle sale del Museo verso le strade, le piazze e gli angoli più caratteristici di Napoli.

Afrodite di Capua

Dopo il successo dell’esposizione “Fantasmi a Pompei”, in cui le figure dei mosaici e degli affreschi del MANN erano trasposte, sempre grazie al fotomontaggio, negli scavi dell’antica città vesuviana, il nuovo percorso creativo seguito da Assisi e Cipolla sarà un vero e proprio atto d’amore per  la città di Napoli: Castel dell’Ovo, il lungomare, Piazza del Plebiscito, il Petraio, i vicoli del centro storico, ma anche le pensiline dei bus ed i vagoni della metropolitana, diventeranno lo sfondo per un nuovo cortocircuito temporale e visivo.

Tra ieri ed oggi, tra il candore dei marmi, la lucentezza dei bronzi e la vivacità dell’orizzonte metropolitano, potrà capitare di incontrare la scultura dell’Afrodite accovacciata in vico Lungo Gelso, ammirare la potenza dinamica del Toro Farnese in armonico dialogo con un cielo burrascoso, scontrarsi con il Doriforo nella stazione della linea 1 al Museo.

Figura maschile ideale e Figura femminile alla fermata del bus-min

Non mancheranno all’appello i capolavori di Canova, in esposizione all’Archeologico in occasione della retrospettiva sul Maestro di Possagno: la Danzatrice con le mani sui fianchi troverà, in vico san Domenico, un nuovo spazio per una simbolica esibizione, mentre Amore e Pische Stanti si abbracceranno teneramente nel Real Orto Botanico.

Immagine guida della mostra “Fuga dal museo” sarà l’ Afrodite di Capua: solo grazie alla creatività, la famosa scultura della Collezione Farnese si affaccerà per stendere i panni, trovando armonia e leggerezza del gesto nella dimensione quotidiana di un’usuale mattina del terzo millennio.

Toro Farnese con tempesta

“Il nostro progetto nasce dalla volontà di dare vita alle statue del MANN, rendendole vere creature che interagiscono con la realtà. Le sculture divengono persone, che si aggirano per le città, desiderose di scoprirne i misteri, le bellezze e le paure”, commentano Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla.