Pandora III

Interpol ed Europol coordinano l'operazione "Pandora III"

OPERAZIONE “PANDORA III”

-Italia-

L’Italia ha partecipato all’operazione internazionale denominata “Pandora III”, coordinata centralmente da Interpol ed Europol e finalizzata a contrastare, simultaneamente in più Paesi, la commercializzazione di beni d’arte di provenienza illecita.

Nella settimana di azione coordinata, il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, con il supporto dell’Arma territoriale e in collaborazione con la Direzione Centrale Antifrode e Controlli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato ha:

  • effettuato 56 controlli ad aree terrestri d’interesse archeologico e monumentale;

  • verificato 108 esercizi antiquariali, case d’asta, gallerie, restauratori e trasportatori;

  • controllato 17 opere in transito presso porti, aeroporti e aree doganali;

  • contestato 3 violazioni amministrative;

  • identificato 116 persone;

  • denunciato 26 persone in stato di libertà;

  • verificato 329 beni nella Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti, localizzando 17 opere su cui sono in corso indagini tese al recupero;

  • sequestrato 367 beni culturali per un valore complessivo di € 5.510.000, tra cui:

  • Roma: 2 capitelli corinzi lignei del XVIII secolo, parziale provento del furto commesso, nel marzo 2013 in danno della chiesa “San Martino” di Rocca Santa Maria (TE);

  • Ancona: 2 opere falsamente attribuite all’artista Michelangelo Pistoletto;

  • Jesi (AN), Falconara Marittima (AN), San Severino Marche (MC) e Matelica (MC): 2 dipinti raffiguranti “Annunciazione, Madonna con angelo”, parziale provento del furto commesso, nel marzo 2001, ai danni di un privato di San Silvestro Curatone (MN) e “Deposizione di Cristo”, parziale provento del furto, commesso nel giugno 1974, ai danni della Chiesa “Santa Maria Assunta” di Castel d’Arco (MN);

  • Rimini: rocchio di colonne in pietra di natura archeologica; elemento architettonico;

  • Galatone (LE): 70 monete in bronzo di natura archeologica; 17 oggetti archeologici in bronzo tra cui 2 anelli;

  • Firenze: statuetta egizia del VII secolo a.C., raffigurante “Ushabti in Faience”, provento del furto, commesso nel dicembre 1964, in danno del Museo Civico Archeologico di Modena

Pandora III
“Ushabti”, in faience, VI sec a.C.
  • Bologna: dipinto dal titolo “Half Dollar”, falsamente attribuito all’artista Franco Angeli;

  • Firenze: dipinto del XVII secolo, raffigurante “Natura morta”, provento del furto, commesso nel novembre 1988, in danno di un antiquario di Firenze;

  • Taormina (ME): 109 monete in bronzo di natura archeologica;

  • Perugia: opera grafica, raffigurante “Sacco e Rosso”, falsamente attribuita all’artista Alberto Burri;

  • Modena: 33 volumi dell’Enciclopedie ou dictionnaie raisonnè des sciences….. del XVIII secolo, scritta da Diderot e D’Alembert, asportati in data imprecisata ad un privato di Città di Castello (PG);

  • Grottammare (AP): dipinto del XVI secolo, raffigurante “Madonna con Bambino e Santi”, dell’artista Cesura Pompeo, provento del furto, commesso nel settembre 2013, in danno di privato di Ofena (AQ);

  • Bronzolo (BZ): dipinto senza titolo falsamente attribuito all’artista Gerardo Dottori;

  • Ochsenhausen (Germania): statua raffigurante “Sant’Agata”, asportata nel 1984 dalla chiesa di Commezzadura (TN)

Statua di Sant’Agata
  • Udine e Bronzolo (UD): 3 statue policrome appartenenti alla Civiltà Maya; dipinto falsamente attribuito all’artista Georges Mathieu.


Madonna con Bambino Pinturicchio

La “Madonna col Bambino” del Pinturicchio torna a Perugia dopo 30 anni

Pinturicchio torna a Perugia dopo 30 anni

 

L’opera “Madonna col Bambino” esposta fino a gennaio 2020 alla Galleria Nazionale dell’Umbria

PERUGIA, 9 AGOSTO 2019 – Torna a Perugia il dipinto su tavola “Madonna col Bambino”, trafugato nel 1990 e attribuito al Pinturicchio.

L’opera, che resterà esposta nella Galleria Nazionale dell’Umbria dal 10 agosto al 26 gennaio prossimo, è rientrata in Italia grazie all’efficace opera di diplomazia culturale condotta dal Ministero per i Beni e le attività culturali e all’attività investigativa dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio culturale.

Madonna col Bambino Pinturicchio"Questo ennesimo recupero mi rende particolarmente contento - ha detto in un video messaggio il Ministro Bonisoli - sia perché un altro frammento del nostro immenso patrimonio culturale è tornato nel nostro Paese, sia perché sarà possibile renderlo fruibile, per un periodo di tempo, ai cittadini e ai turisti che andranno a visitare la Galleria Nazionale dell’Umbria. L’evento di oggi sottolinea, ancora una volta, quanto sia importante che questo Paese porti avanti, nel modo più efficace, costante e determinato possibile, le iniziative di diplomazia culturale".

“Grazie alla diplomazia culturale – ha dichiarato il Ministro plenipotenziario Marco Ricci, intervenuto su delega del Ministro per i beni e le attività culturali Alberto Bonisoli - si restituiscono alle culture di appartenenza opere d’arte illecitamente sottratte, ma, altresì, si contribuisce a promuovere un mercato dell’arte internazionale basato su principi e valori etici universalmente accettati”.

Per il Generale di brigata Fabrizio Parrulli, Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale “ancora una volta, grazie alle preziose informazioni contenute nella Banca Dati dei Beni culturali illecitamente sottratti, anche a distanza di quasi trent’anni, è stato possibile individuare il dipinto rubato, che da oggi fa ufficialmente il suo ritorno”.

“Questo recupero - ha aggiunto il Generale Parrulli - dimostra, ancora una volta, da un lato il carattere sempre più transnazionale delle attività criminali in questo settore e dall’altro l’importanza dello scambio di informazioni, anche tra le Forze di polizia di diversi Paesi, come sistema consolidato di cooperazione internazionale per contrastare efficacemente i reati in danno del patrimonio culturale”.

Madonna col Bambino Pinturicchio
La Madonna col Bambino del Pinturicchio

Il Direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria Marco Pierini ha sottolineato: “Il Museo è il luogo dove le opere sottratte al territorio, un tempo con violenza, adesso per amorevole premura, trovano una nuova casa e assumono una funzione e un valore diversi”.

“È bello - ha concluso - che anche opere abituate da sempre a mostrarsi nell’intimità delle raccolte private possano godere di un pubblico più vasto, come accadrà per qualche mese alla splendida ‘Madonna col Bambino’ la cui pertinenza con la raccolta della Galleria Nazionale dell’Umbria è palesemente testimoniata dalle tante consorelle che la accolgono dalle pareti del museo”.

Testo e immagini dall'Ufficio Stampa e Comunicazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla Sala Stampa dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale


Firmato protocollo d'intesa tra Parco Archeologico di Pompei e Procura di Torre Annunziata

GIOVEDÌ 1 AGOSTO 2019

Procura della Repubblica - Tribunale di Torre Annunziata

 

Da Pompei un modello pilota per contrastare il saccheggio e il traffico di reperti archeologici

 

FIRMA DEL PROTOCOLLO D'INTESA

TRA IL PARCO ARCHEOLOGICO DI POMPEI

e LA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI TORRE ANNUNZIATA

protocollo d'intesa
Il momento della firma del protocollo d'intesa

Un modello pilota di contrasto al fenomeno criminale di saccheggio dei siti archeologici e di  traffico dei reperti e opere d’arte è l’obbiettivo alla base dalla collaborazione istituzionale tra il Parco Archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, già avviata con successo da tempo e che si è formalizzato, con la firma di un protocollo d’intesa tra i due enti.

Giovedì 1 agosto 2019 presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Torre Annunziata, il Procuratore F.F, Pierpaolo Filippelli e il Direttore Generale, Massimo Osanna hanno firmato il protocollo e illustrato i vari punti e gli impegni reciproci, del Parco e della Procura, alla base dell’accordo.

Il territorio di competenza del Parco Archeologico di Pompei, in particolare l’area suburbana dove sono presenti vari insediamenti (tra cui alcune ville e necropoli), la cui tutela è anche tra gli obbiettivi di natura giurisdizionale  della Procura,  è stato interessato negli anni da diversi episodi di danneggiamento e di furto.

Scopo del protocollo è l’attivazione di un costante e rapido canale di scambio di informazioni e notizie e l’attuazione di procedure condivise, nel rispetto delle reciproche attribuzioni e competenze, volte ad interrompere l’azione criminale e arrestare la spoliazione di siti archeologici, spesso reiterata, scongiurandone la prosecuzione.

L’ efficace operazione congiunta degli scorsi anni, che ha visti impegnati il  Parco e la Procura, assieme  agli investigatori del Comando Gruppo Carabinieri  di Torre Annunziata e del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli per salvare il patrimonio archeologico in pericolo presso l’area suburbana di Civita Giuliana (nella zona Nord fuori le mura del sito archeologico di Pompei), oggetto di cunicoli clandestini, ha sottolineato l’importanza di formalizzare le buone prassi operative avviate, allo scopo di creare uno strumento modello da riproporre in diverse situazioni.

In quel caso la Procura che da tempo aveva rilevato l’esistenza di attività illecite di tombaroli aveva richiesto al Parco archeologico di avviare un vero e proprio scavo, per le acquisizioni probatorie, che ha consentito tra l’altro di portare in luce ambienti di una ricca villa suburbana oltre al rinvenimento di importanti reperti archeologici e scientifici.

Tra i principali punti dell’accordo:

la Procura si impegnerà a trasmettere tempestivamente e formalmente al Parco tutte le notizie in proprio possesso relative ad attività clandestine nelle aree di competenza ed eventualmente a richiedere la realizzazione di saggi archeologici o vere e proprie attività di scavo. Sul cantiere sarà autorizzata la presenza di ufficiali della Polizia Giudiziaria autorizzati a ispezionare tunnel e cunicoli, a sequestrare gli oggetti e strumenti di reato, oltre che  a prendere visione dei reperti rinvenuti, che saranno affidati in custodia al Parco.

Il Parco, per sua parte, si impegnerà ad attivare in caso di richiesta, procedure di somma urgenza per avviare i relativi scavi, nell’area di interesse investigativo. Le attività di scavo, oltre a garantire il rispetto di tutti gli standard di intervento scientifico, contribuiranno a fornire tutti gli elementi di prova di attività illecite, utili alle indagini.

Dovrà fornire, inoltre, periodicamente una carta archeologica aggiornata del territorio di pertinenza, con indicazione delle aree d’interesse non esplorate e suddivise per tipologia (necropoli, ville suburbane, monumenti infrastrutturali ecc), eventuali scavi legalmente condotti  e re-interrati, o anche scavi clandestini precedenti, di cui si abbia avuto notizia.

E ancora il Parco si impegnerà a fornire un dettagliato elenco dei beni trafugati, anche quelli che attraverso varie fonti risultino attualmente esportati in territorio estero, al fine di consentire una visione complessiva e aggiornata del fenomeno e poter meglio orientare le azioni investigative.

La validità del protocollo sarà di due anni, con possibilità di rinnovo.

 

Testo e immagini dall'UFFICIO STAMPA Parco Archeologico di Pompei - presso Antiquarium Boscoreale


Operazione Antiques Carabinieri TPC

Carabinieri TPC: con l'Operazione "Antiques" beni sequestrati per un valore di € 1.500.000

ESECUZIONE DI PROVVEDIMENTO DI ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE

Operazione “ANTIQUES”

La mattina del 26 luglio, al termine di una complessa attività d’indagine della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, diretta dal Procuratore dott. Giovanni Bombardieri, in Reggio Calabria, Napoli, Brescia, Catania, Torre del Greco (NA), Arzano (NA), Melito di Napoli (NA), Sant’Antonio Abate (NA), Ischia (NA), Castrezzato (BS), Isola del Liri (FR), Grana (AT), i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Cosenza, coadiuvati da quelli del Reparto Operativo TPC di Roma, dei Nuclei TPC di Napoli, Roma, Bari, Perugia, Firenze, Monza, Torino, della Sezione TPC di Siracusa e dell’Arma territoriale hanno dato esecuzione a 4 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emesse dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale Ordinario di Reggio Calabria e a 20 decreti di perquisizione, emessi dalla locale Procura della Repubblica nei confronti di altrettanti indagati, ritenuti responsabili del reato di associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione di opere d’arte, quali dipinti, sculture in bronzo e marmo, oggetti chiesastici, provento di furto in territorio nazionale ed alla loro esportazione illecita, per la successiva commercializzazione in ambito internazionale.

I suddetti provvedimenti scaturiscono dall’esito di un’indagine, convenzionalmente denominata “ANTIQUES”, svolta dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza supportati dai militari del Nucleo TPC di Napoli e coordinata dal Procuratore Aggiunto Gerardo Dominijanni e dai Sostituti dott. Giovanni CALAMITA e dott. Alessandro MOFFA.

Le investigazioni, avviate nel novembre del 2015 a seguito di un controllo ad esercizio commerciale d’antiquariato di Reggio Calabria e corroborate anche da attività tecniche e di riscontro mediante l’utilizzo della Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti gestita dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, hanno consentito di:

  • acquisire numerosi elementi investigativi di colpevolezza nei confronti dei componenti di un pericoloso sodalizio criminale, con base a Napoli e provincia e con ramificazioni nel bresciano, dedito alla ricettazione di beni antiquariali trafugati sul territorio nazionale e commercializzati anche tramite antiquari calabresi compiacenti ovvero esportati illecitamente per essere venduti presso fiere di settore in Francia, come Avignone e Montpellier;

  • recuperare diverse opere trafugate, alcune di rilevante importanza, nonché un ingente quantitativo di oggetti d’antiquariato esportati in territorio francese, senza la prescritta autorizzazione dei competenti organi del MiBAC.

Nello specifico venivano recuperati beni di rilevanza storico artistica, provento di furto ai danni di abitazioni private del territorio nazionale, tra i quali emerge, per importanza, un dipinto, olio su tela, del ‘700, raffigurante “Madonna con Bambino”, di Scuola Napoletana, trafugato nel 2014 da un palazzo nobiliare di Arcevia (AN) (visibile nel video), nonché di sequestrare, al valico di Ventimiglia (IM), al confine con la Francia, centinaia di beni antiquariali, costituiti prevalentemente da elementi di arredo antico e di pregio, quali sculture in marmo e bronzo, consolle, dipinti su tavola e su tela, suppellettili antichi in argento, ceramica e porcellana, trasportati a mezzo di furgoni presi a noleggio per l’occasione dagli appartenenti al sodalizio criminale (visibili nel video).

Il valore economico di tutti i beni sequestrati è stato stimato in circa 1.500.0000 Euro.

Cosenza, 26 luglio 2019

Operazione Antiques Carabinieri TPC

Video e testo per l'Operazione Antiques forniti dalla Sala Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Il Vaso di Fiori Jan van Huysum

“Il Vaso di Fiori” torna a Firenze

“Il Vaso di Fiori” torna a Firenze. Bonisoli: oggi è una giornata storica

Il Vaso di Fiori Jan van HuysumFIRENZE, 19 LUGLIO 2019 – “Il Vaso di Fiori”, opera del pittore fiammingo Jan van Huysum, è tornato a Palazzo Pitti, a Firenze, nel luogo esatto in cui il dipinto si trovava nel luglio di 75 anni fa, prima di essere trafugato dalle truppe tedesche.

A consegnarlo all’Italia è stato il Ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas nel corso della cerimonia di restituzione, che si è svolta questa mattina nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, alla presenza del Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Alberto Bonisoli, del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Giovanni Nistri, e del direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt.

“Quella odierna è una giornata storica, vince la diplomazia culturale, che negli ultimi tempi con un’accelerazione è riuscita a raggiungere un grande traguardo -  ha affermato il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Alberto Bonisoli, nel corso della cerimonia  - abbiamo ottenuto un risultato importante, di cui sono particolarmente orgoglioso, che dimostra la bontà del lavoro avviato in questi mesi, mentre si conferma ancora una volta prezioso il lavoro svolto dai Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio culturale. All’inizio del mio mandato, più di un anno fa - ha sottolineato il Ministro - ho deciso di riconvocare il Comitato istituzionale per il recupero e la restituzione delle opere d’arte trafugate, e contestualmente di ampliare la composizione di questo organismo a rappresentanti permanenti del ministero degli Esteri e della Giustizia per una maggiore rappresentatività ed efficacia. Da un lato sono convinto che tutelare il nostro patrimonio culturale significa, anche, condurre una lotta senza quartiere al mercato illegale delle opere d’arte, dall'altro che per riuscirci serve un lavoro di squadra”. “E la restituzione de “ Il Vaso di Fiori” all’Italia e alla città di Firenze - ha continuato - lo dimostra e non solo per il valore simbolico sotteso”. “Oggi - ha ribadito - scriviamo una nuova e importante pagina delle relazioni culturali tra due Paesi fondatori dell’Unione Europea”.

 

Jan van Huysum

(Amsterdam 1682 – 1749)

Vaso di fiori / Vase of Flowers

inv. Palatina 1912, n. 462

Il Vaso di Fiori Jan van Huysum

L’ ARTISTA E L’OPERA

Jan van Huysum, il più celebre pittore di nature morte attivo in Olanda nel primo Settecento (e all’epoca anche il più costoso), raggiunse un livello di precisione mai visto prima nel naturalismo della resa, un aspetto per cui la pittura olandese era ammirata sin dal Quattrocento: si pensi al bicchiere di vetro e al fieno, che paiono veri, nel Trittico Portinari di Hugo van der Goes agli Uffizi (1477-1478). Oltre due secoli più tardi, in questo Vaso di fiori van Huysum mostra un sublime virtuosismo nella descrizione dei particolari, dalle increspature delle ali semitrasparenti degli insetti ai petali delicatissimi e quasi vibranti, che dimostrano come il pittore utilizzasse delle lenti d’ingrandimento per studiare la natura e per dipingerla.

Il Vaso di fiori – soggetto prediletto dell’artista – fu acquistato nel 1824 dal granduca Leopoldo II d’Asburgo-Lorena (1797-1870: scherzosamente soprannominato “Canapone” dai Toscani) per completare la più grande e diversificata collezione di nature morte al mondo, messa insieme a Palazzo Pitti dal suo predecessore Cosimo III de’ Medici (1642-1723). Cosimo III nutriva una particolare passione per la pittura olandese, tanto che nel 1667 si era recato ad Amsterdam per omaggiare l’anziano Rembrandt e acquistare numerosi dipinti da diversi maestri. I granduchi lorenesi che subentrarono ai Medici nel 1737 sin da subito mostrarono di voler continuare ad arricchire le collezioni fiorentine, portando capolavori dalle loro residenze oltremontane e acquistando tante altre opere d’arte per gli Uffizi e Palazzo Pitti sul mercato nazionale e internazionale di allora.

 

IL FURTO E LA RESTITUZIONE

Nel 1940, quando all’inizio della guerra la reggia di Pitti fu evacuata, le opere d’arte (tra le quali il nostro quadro) vennero messe dentro casse di legno e inizialmente portate nella villa medicea di Poggio a Caiano. Nel 1943 furono spostate nella villa Bossi-Pucci a Montagnana (Montespertoli), fino a quando militi dell’esercito tedesco in ritirata le prelevarono insieme ad altre opere e le trasferirono temporaneamente a Castel Giovo (San Leonardo in Passiria), in provincia di Bolzano, per prepararne la definitiva trasferta fuori del confine nazionale attraverso il Brennero. La cassa in cui si trovava il Vaso di Fiori di Palazzo Pitti venne aperta, e nel luglio 1944 un caporalmaggiore, che si era impossessato del quadro, spedì il dipinto come regalo alla moglie a Halle an der Saale, in Germania.

Da questo momento se ne persero le tracce fino al novembre 1989, poche settimane dopo la caduta del muro di Berlino, quando i detentori del dipinto si rivolsero alla Pinacoteca di Stato Bavarese cercando di ottenere informazioni sull’autenticità e sul valore del quadro. Successivamente lo fecero restaurare proprio a Monaco di Baviera. Dal 1991 – anno in cui il Comando Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri aprì un fascicolo sul caso – la famiglia tedesca ripetutamente cercò di vendere il quadro allo Stato italiano attraverso vari intermediari, minacciando tra l’altro anche di cederlo a terzi o addirittura la sua distruzione se non si fosse pagato un riscatto. Quando nel 2016, dopo una pausa di cinque anni, un nuovo intermediario si rivolse agli Uffizi e ancora una volta avanzò una richiesta di pagamento, la Procura della Repubblica di Firenze aprì un fascicolo per tentata estorsione. Inoltre il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha riconvocato il Comitato Nazionale per le Restituzioni, coinvolgendo anche il Ministero per gli Affari Esteri e le Cooperazioni Internazionali e il Ministero della Giustizia, per avviare un’operazione congiunta di diplomazia culturale.

Dopo 75 anni di assenza dall’Italia, il 19 luglio 2019 il Vaso di Fiori viene restituito dalla Repubblica Federale Tedesca alla Repubblica Italiana in una cerimonia solenne nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, in presenza del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, dei due Ministri degli Affari Esteri di Italia e Germania, del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, del Direttore delle Gallerie degli Uffizi e di molte autorità intervenute per celebrare questa storica occasione.

 

Testi e immagini dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Ufficio Stampa e Comunicazione e dalla Sala Stampa del Comando TPC 


Colori degli Etruschi

Roma: apre la mostra "Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini"

Mercoledì mattina del 10 Luglio siamo stati all’anteprima della meravigliosa mostra “Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini”, che ha aperto al pubblico l’11 Luglio 2019 e sarà visitabile fino al 2 Febbraio 2020.
Davanti agli occhi illuminati di stupore, si è aperta questo percorso su una straordinaria selezione di lastre parietali figurate, nonché decorazioni architettoniche a stampo in terracotta policroma, davvero eccezionali e unici nel loro genere, tutte provenienti dal territorio di Cerveteri, ossia l’antica Caere. Accompagnano l’allestimento finissime ceramiche e vasellami di derivazione attica, ma ciò che colpisce come da sempre, è l’arte e la maestria della manodopera etrusca nel realizzare tali tesori che finora erano per lo più sconosciuti al grande pubblico. Indubbiamente pezzi originali questi, inediti poiché ci troviamo davanti a testimonianze di fondamentale importanza per la storia della pittura etrusca, rientrate in Italia recentemente grazie all’azione di contrasto del traffico illegale dei reperti archeologici dell’Arma dei Carabinieri e, alla diplomazia culturale del MiBAC.

Colori degli EtruschiAncora una volta una collaborazione davvero significativa e importante, tra la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dalla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, patrocinato dalla Regione Lazio, su progetto scientifico di Alfonsina Russo, Claudio Parisi Presicce, Leonardo Bochicchio, Daniele Federico Maras e Rossella Zaccagnini, con organizzazione Zètema Progetto Cultura.
Risaliamo agli inizi del 2016 quando i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, in un ingente sequestro, recuperano da depositi a Ginevra, una gran quantità di reperti provenienti da scavi clandestini e illegalmente destinati ad un mercato internazionale, insieme a vasi figurati dalla Magna Grecia, e a statue romane, vengono rinvenuti e accumulati in frantumi in decine di casse, e sanz’alcun ordine di coerenza, questa straordinaria serie di lastre parietali, e frammenti architettonici etruschi di una sorprendente policromia.

Sull’onda di questo straordinario recupero di reperti, ha seguito un importante accordo di cooperazione culturale internazionale, siglato tra il MIBAC e la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, comportando il rientro dalla Danimarca all’Italia, un ulteriore e consistente serie di altrettanti frammenti di lastre dipinte etrusche.
Dietro attenta attività di studio e restauro condotta dalla SABAP sui preziosi reperti rinvenuti (quali lastre di rivestimento delle travi, acroteri, antefisse, gocciolatoi, età..), seppur privati del loro originario contesto frutto del saccheggio indiscriminato e selvaggio perpetrato per decenni, attraverso il riconoscimento delle loro caratteristiche tecniche, alla raffinatezza usata nell’esecuzione d’opera, e grazie al confronto con le più importanti collezioni museali sia straniere che italiane, è stato possibile datarli tra il 530 e il 480 a. C.

Al culmine di tutta questa operazione tra ritrovamento, recupero e restauro, nel Giugno 2018 vi è la mostra e un convegno internazionale di studi organizzati dalla SABAP, presso il Castello di Santa Severa a Santa Marinella (RM), a cui ora ovviamente segue quest’edizione della Centrale Montemartini, in un allestimento aggiornato e rinnovato degli ultimi risultati di studio, e ripensato sulle caratteristiche della prestigiosa sede espositiva ospitante.
I contenuti della mostra che si articolano nel percorso espositivo e suddiviso per tematiche, narrano Le imprese di Ercole e gli altri miti (ad esempio il mito della Gorgone Medusa uccisa da Perseo, o la raffigurazione del giudizio di Paride); La Danza, presente in numerose lastre dipinte recuperate a Ginevra, in cui si rappresentano danzatrici, musicisti e atleti, che come è ben noto hanno fatto grande fortuna nell’arte greca ed etrusca; Gli atleti e i guerrieri che in questo caso sono affiancati in analogia tematica, da reperti selezionati tra le collezioni Capitoline e tra i recuperi effettuati dall’Arma dei Carabinieri, una serie rara di elmi, corazze in bronzo e schinieri di VI e V sec. a. C.

Colori degli EtruschiLa mostra “Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini”, desidera offrire una chiave di lettura inedita, ma il più possibile esaustiva, proprio attraverso quest’articolato percorso espositivo, ricco di interessanti informazioni che permettono a questi preziosi reperti di riavere voce nel contributo alla conoscenza storico-artistica dell’antica Caere etrusca, proprio all’acme del suo splendore culturale.

Colori degli EtruschiInfo mostra: www.centralemontemartini.org ; www.museiincomune.it ; www.zetema.it

Roma, 10/07/2019

Le foto dall'anteprima della mostra “Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini” sono di Luana D'Alessandro.


Restituiti all'Italia un mosaico con volto di satiro e una lettera di San Giovanni Bosco

Recuperati negli Stati Uniti d’America due eccezionali beni culturali: una lettera manoscritta di San Giovanni Bosco ed un mosaico policromo, risalente al I-II sec. d.C., raffigurante il volto di un satiro.

satiro San Giovanni Bosco
Restituiti all'Italia una lettera di San Giovanni Bosco alla Duchessa Agnese Boncompagni Ludovisi e un mosaico policromo con volto di satiro

Oggi 11 luglio 2019, alle ore 10:00, a Roma, presso la sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti d’America, l’Ambasciatore Lewis M. Eisenberg, nel corso di una cerimonia, ha restituito al Generale di Divisione Claudio Vincelli, Comandante della Divisione Unità Specializzate Carabinieri, in rappresentanza del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C. A. Giovanni Nistri e al Generale di Brigata Fabrizio Parrulli, Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC), due straordinari beni appartenenti al patrimonio culturale italiano. Le opere sono state individuate nel corso d’indagini condotte dal Comando Carabinieri TPC e dal Federal Bureau of Investigation (FBI) nell’ambito della pluriennale e sinergica azione di contrasto che, costantemente, viene svolta per arginare il traffico di beni artistici rubati o illegalmente sottratti dall’Italia:

  • Lettera di San Giovanni Bosco alla Duchessa Agnese Boncompagni Ludovisi, datata 30 luglio 1867, consistente in 3 pagine

Il 13 luglio 2016, il Principe Boncompagni Ludovisi Nicolò, legittimo discendente del casato dei Principi di Piombino, denunciava il furto dell’importante documento storico avvenuto, tra il 1940 e il 2016, dall’archivio privato Boncompagni Ludovisi di Roma.

Le indagini del Comando Carabinieri TPC permettevano di stabilire che il bene era stato venduto, nel 2016, su una piattaforma e-commerce, da un cittadino statunitense residente a New York. Sentito in merito alla provenienza della lettera, il venditore asseriva di averla acquistata da un discendente della stessa famiglia nobiliare, senza però fornire documentazione che attestasse la veridicità di quanto dichiarato. Il prezioso manoscritto, successivamente, era stato acquistato da un ricco imprenditore americano residente in California.

Gli elementi investigativi acquisiti, nel 2018, forniti all’Ufficio FBI presso l’Ambasciata USA a Roma e a quello di Los Angeles, hanno consentito di avviare le procedure di recupero del bene.

  • Mosaico policromo di cm. 95x92x37, risalente al I-II secolo d.C., raffigurante il volto di un satiro.

Il 16 dicembre 2015, l’UNESCO di Parigi inviava una missiva alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso quell’Organizzazione Internazionale, con cui estendeva anche al nostro Paese la richiesta di collaborazione, avanzata dalle Autorità statunitensi, in ordine ad alcuni beni archeologici, recuperati negli USA, di cui non era nota la provenienza.

Il Federal Bureau of Investigation, delegato per le verifiche del caso da parte americana, aveva inserito tali reperti in un database, consultabile on-line dagli Stati interessati.

La comparazione con le opere censite nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti gestita dal Comando Carabinieri TPC, nel frattempo attivato, aveva dato esito negativo. Sono stati gli ulteriori approfondimenti degli investigatori del Comando, svolti in collaborazione con il servizio FBI di Washington D.C., a permettere di dimostrare la riconducibilità del prezioso mosaico a scavi illeciti effettuati in Italia, in data imprecisata, e di ottenerne la restituzione.

Questi sono gli ultimi di una serie significativa di successi investigativi, frutto di complicate ed appassionate indagini, che cementano ulteriormente i rapporti di straordinaria cooperazione tra i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale e le Agenzie Federali statunitensi tra cui, nello specifico, il Federal Bureau of Investigation. Questi risultati permettono di percepire chiaramente come sia possibile combattere con maggior efficacia la difficile guerra ai trafficanti di opere d’arte e di reperti archeologici solo se in entrambi i Paesi vi sia adeguata sensibilità per la protezione del patrimonio culturale ed appassionata volontà, da parte delle Istituzioni interessate, di lottare contro un nemico che deve considerarsi comune.

Questi beni rappresentano, infine, la cultura restituita e costituiscono il più bello e forte simbolo della cultura della restituzione: un impegno che Stati Uniti d’America e Italia, da anni, attuano reciprocamente e diffondono affinché si realizzi, sempre più, quel circuito virtuoso di sensibilità e consapevolezza che è alla base di ogni efficace azione di prevenzione e repressione del traffico illecito.

Roma, 11 luglio 2019

Testo e immagini dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Mostra L'Arte Ritrovata

50 anni del nucleo TPC con la mostra "L'Arte Ritrovata"

Per festeggiare i cinquanta anni dall’Istituzione del Comando Carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio Culturale è stata inaugurata un’importante mostra presso i Musei Capitolini di Roma dal titolo: “L’Arte Ritrovata. L’impiego dell’Arma dei Carabinieri per il recupero e la salvaguardia del nostro patrimonio culturale”. La mostra si pone come obiettivo quello di far conoscere al grande pubblico la sinergica collaborazione tra Nucleo TPC e il Centro Europeo per il Turismo e la Cultura, rapporto ormai ben consolidato da 28 anni e con il cui contributo sono state organizzate diverse mostre che hanno permesso una fruizione di opere uniche e la narrazione del prezioso lavoro di salvaguardia dell’Arma. I reperti, variegati per tipologia e per tematiche, rappresentano simbolicamente le tantissime opere recuperate e restituite alla comunità durante varie operazioni e sequestri. Un focus particolare è stato riservato durante il percorso espositivo anche al gravissimo problema del saccheggio illecito dei reperti che ha pesantemente funestato il nostro paese e a cui proprio la costante azione del Nucleo TPC cerca quotidianamente di porre rimedio con azioni di monitoraggio e tutela delle numerose aree archeologiche che spesso vengono depredate da criminali senza scrupoli. Pur essendo oggetti di pregevole fattura, questi, una volta perduto il contesto, diventano solo oggetti belli e antichi ma con rilevanza parziale per lo studio e la storia del territorio di appartenenza, quando si riesce ad individuarlo.

La mostra, inoltre, ospita una selezione di opere sequestrate e ora custodite presso i depositi di alcuni tra i più importanti musei italiani o presso le loro sedi originarie. Le opere in questione sono state sottratte a ricettatori o collezionisti ben inseriti nella fitta trama del commercio internazionale che ha spesso alimentato diverse collezioni di importanti musei internazionali. Una sezione speciale è stata dedicata ad una delle più importanti operazioni di sequestro, l’”operazione Andromeda” le cui opere sono state esposte per la prima volta e restituite alla comunità. Si tratta di trecentotrentasette eccezionali reperti archeologici, provenienti dalla Magna Grecia, Lazio, Sicilia e Sardegna, di epoca compresa tra VIII secolo a.C. e IV secolo d.C., che i Carabinieri del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale hanno rimpatriato da Ginevra (Svizzera), il 25 giugno 2010. Tra i beni moltissimi oggetti di grandi dimensioni e alcuni rarissimi ed unici nel loro genere: loutrophoroi, statue in marmo raffiguranti la dea Venere, crateri a volute apuli e attici, crateri a mascherone canosini, kylikes calcidiche, oggetti in bronzo (tra cui padelle, hydriae, statuette ed un tripode), ferri chirurgici, affreschi pompeiani, una navicella e due guerrieri nuragici, il cui valore sul mercato illecito è stato determinato sulla base della loro grandezza in centimetri (circa diecimila euro a centimetro). I reperti sono stati sequestrati dalle autorità svizzere, nel corso di indagini iniziate nel 2008 dalla sezione archeologia del Reparto Operativo, su rogatoria internazionale emessa dalla Procura della Repubblica di Roma. L’indagine, denominata convenzionalmente “Andromeda”, ha preso spunto dagli approfondimenti del caso Medici. In particolare, i Carabinieri individuarono un noto commerciante londinese, Robin Symes, che tra gli anni ’70 ed ’80 era diventato il punto di riferimento di tantissimi ricettatori del settore. Basti pensare che è stato lui il curatore della vendita della Venere di Morgantina al Getty Museum di Malibù. La sua carriera, per lungo tempo in continua ascesa, si fermò allorquando, presso una lussuosa villa alle porte di Orvieto, il suo socio e compagno perse la vita in un incidente. L’impero costruito dal Symes vacillò poiché coinvolto, in Inghilterra, anche in vicende giudiziarie civilistiche, intentate dagli eredi del convivente.

Sacra Famiglia con i santi Francesco e Caterina d’Alessandria, Ludovico Carracci, olio su tela, cm 68x51, Roma, Musei Capitolini, Pinacoteca Capitolina, inv. PC 98

Nel percorso espositivo in mostra anche preziosi reperti di carattere storico-artistico tra cui tre dei cinque dipinti rubati nel 1999 dalle collezioni dei Musei Capitolini e recuperati poi a Latina nello stesso anno: il San Giovanni Battista del Guercino, la Sacra Famiglia con San Francesco e Santa Caterina d’Alessandria di Ludovico Carracci e l’Adorazione dei Magi di Benvenuto Tisi, detto il Garofalo. Di particolare bellezza una statua di Artemide marciante di epoca augustea proveniente da uno scavo clandestino nel casertano e recuperata al termine di una indagine conclusasi nel 2001 quando stava per essere espatriata per poi essere venduta ad un noto museo. Di contro, in una sorta di confronto ipotetico tre copie in marmo e gesso dell’originale realizzate dai trafficanti per sviare e depistare i Carabinieri. Seguono reperti provenienti dall’area pompeiana e in particolare da una villa non ancora identificata, dallo stile affine per confronto con alcune immagini provenienti dalla Villa di Poppea ad Oplontis (Torre Annunziata) illecitamente trattenuti in Svizzera e da due musei statunitensi (Getty Museum e Metropolitan Museum of Art di New York). Completano il percorso vasi e bronzi provenienti da Puglia, Sicilia ed Etruria fortunatamente intercettati dall’Arma prima di essere venduti chissà dove. I reperti in mostra si datano lungo un vastissimo arco cronologico che va dall’VIII secolo a.C. all’età moderna.

L'Arte Ritrovata
Cratere a calice attico a figure rosse raffigurante La Dea Atena che sconfigge un gigante, Tarquinia depositi

Abbiamo posto qualche domanda all’archeologo Alessandro Mandolesi, curatore della mostra.

Si stima che il traffico illecito i Beni Culturali sia una delle attività più proficue al mondo per il sostentamento del terrorismo e di altre attività criminali. Quali misure si stano adottando dall’Unione Europea per contrastare questo atto gravissimo per il patrimonio mondiale?

Il monitoraggio europeo e mondiale sui beni culturali, che per definizione sono beni dell'umanità, ossia senza limiti nazionali, si basa su normative che tutelano in generale i patrimoni ma soprattutto sulla collaborazione di speciali nuclei investigativi istituiti in ogni stato dell'Unione. Il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturali, il primo del suo genere a livello internazionale, svolge in sinergia con altre forze dell'ordine l'azione di contrasto alla dispersione dei patrimoni, sia sul terreno controllando le attività di scavo presso i siti archeologici sia sul fronte del web, laddove si celano mediatori spregiudicati pronti a vendere ogni cosa di sapore antico. A proposito del Comando TPC, ricordiamo l'intervento di protezione svolto all'indomani della distruzione di importanti siti e musei in Iraq e in Siria, martoriate dagli sconquassi e dalle depredazioni dell'Isis.

In Italia, numerosissimi sono i siti depredati da questi criminali senza scrupoli. Quali immensi danni sono stati causati per la storia dei territori?

Non finiremo mai di lamentarci dei danni legati alla decontestualizzazione degli oggetti, soprattutto in archeologia, ma anche alla distruzione delle strutture, come ad esempio documentato in mostra da tre frammenti di affreschi staccati da una villa vesuviana del I secolo a.C., di cui ignoriamo ancora l'ubicazione. Questi dipinti erano stati venduti a due importanti musei americani che, grazie all'intervento degli investigatori e a una buona azione di sensibilizzazione dei media locali, sono finalmente ritornati a casa.

Quali opere, all’interno della mostra, hanno destato la sua curiosità per aneddoti particolari?

Soprattutto l'Artemide marciante, un modello scultoreo di grande valore artistico e ideologico al tempo di Augusto. Ottaviano conseguì nel 36 a.C. un’importante vittoria navale su Sesto Pompeo, che portò alla disfatta dell’opposizione al triumvirato di Ottaviano, Marco Antonio ed Emilio Lepido. Il futuro Augusto intese questo successo ottenuto con il favore della dea Diana (l’Artemide greca), di cui sorgeva un tempio presso il luogo siciliano della battaglia, Milazzo. A celebrare questa vittoria fu coniata anche una moneta che riportava l’immagine di una Diana che avanza con passo deciso. L’Artemide marciante con arco e frecce delle monete è stata collegata al tipo scultoreo di cui si conoscono almeno quattro copie: in mostra sono presenti due di queste, la prima – dal Museo Nazionale Romano – frutto di scavi clandestini fatti in Campania, dove venne recuperata nel 2001 dopo un lungo lavoro investigativo. I trafficanti cercarono addirittura di sviare le indagini creando una copia in marmo quasi perfetta fatta ritrovare ai Carabinieri. Ma l'esca non funzionò: ormai pressati, furono costretti infatti a lasciare quasi sotto casa l'originale, già promesso dai clandestini a un museo straniero. La seconda Artemide esposta – detta per il suo stile “Artemide arcaistica”, dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli – è stata invece scoperta nel 1760 a Pompei, nell'omonima casa presso il foro cittadino.

L'Arte Ritrovata
Artemide marciante, inv. 568647, ignoto, fine I-inizi I sec. d.C., marmo, Museo nazionale Romano, Palazzo Massimo, Roma 2

Quando si parla di traffici illeciti e acquisti non propriamente “trasparenti” il Getty Museum balza spesso agli onori della cronaca. Come si può riassumere brevemente l’attività di questo museo che custodisce, tra l’altro, una vastissima collezione di reperti italiani?

Beh, il caso che richiamavo per Pompei è eloquente. Due frammenti di affreschi, una volta trafugati dalla villa romana vesuviana, sono stati venduti – dopo una serie di passaggi e con pagamenti di somme ingenti, anche attraverso un porto franco fino a poco tempo fa praticamente inaccessibile alle nostre forze dell'ordine - e arrivarono al Getty Museum, entrando nelle collezioni di questo museo. Storia comune, ahinoi, alle altre opere italiane giunte illecitamente all'estero. In mostra è esposta una piccola parte del sequestro operato al collezionista giapponese Horiuchi: è stata ritornata purtroppo solo una parte delle sua raccolta, ahimè.

L'Arte Ritrovata Mostra
Affresco grande lunetta con maschera e attributi di Ercole, 50-30 a.C., Parco Archeologico di Pompei

Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

Inaugurazione della mostra "L’arte di salvare l’arte. Frammenti di storia d’Italia"

Inaugurazione della mostra "L’arte di salvare l’arte. Frammenti di storia d’Italia"

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inaugurato nel pomeriggio al Palazzo del Quirinale, la mostra "L’arte di salvare l’arte. Frammenti di storia d’Italia", in occasione del 50° anniversario dell’istituzione del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, un reparto specializzato dell’Arma istituito per contrastare i crimini a danno al nostro patrimonio storico artistico.

L’esposizione, allestita nella Palazzina Gregoriana e curata dal Prof. Francesco Buranelli, raccoglie alcuni dei più significativi beni culturali recuperati dal Comando dei Carabinieri in mezzo secolo di attività investigativa, unitamente a opere restituite al patrimonio artistico nazionale grazie all’azione messa in atto di concerto con il Ministero per i beni e le attività culturali.

Erano presenti all'inaugurazione il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Alberto Bonisoli, il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, Giovanni Nistri, e il Comandante del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, Fabrizio Parrulli.

Giorni di apertura:

dal 5 maggio al 14 luglio 2019 nei giorni di martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica. Orario: dalle ore 10.00 alle 16.00 (ultimo ingresso ore 15.00).

Giorni di chiusura:

- lunedì e giovedì. La mostra sarà chiusa anche dal 31 maggio al 2 giugno 2019.

L'accesso alla mostra non comprende la visita al Palazzo del Quirinale ed è gratuita, previa prenotazione obbligatoria al costo di € 1,50.

Occorre prenotarsi con le seguenti modalità: on line sul sito http://palazzo.quirinale.it, tramite Call Center, tel. 06 39.96.75.57, o presso l'Infopoint, salita di Montecavallo 15.

Roma, 03/05/2019

Testo dall'Ufficio Stampa Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale

 

Ulteriori informazioni sulla mostra dal sito del Palazzo del Quirinale - Presidenza della Repubblica qui.

50ESIMO ANNIVERSARIO COMANDO CARABINIERI TUTELA PATRIMONIO CULTURALE
Mibac, profondo sentimento di gratitudine per il loro lavoro

Oggi (ieri 3 maggio, n.d.r.) il Comado Carabinieri Tutela Patrimonio culturale festeggia il 50° anniversario della sua nascita con la mostra dal titolo L’Arte di Salvare l’Arte. Frammenti di storia d’Italia, allestita nella sede del Palazzo del Quirinale.
In questo mezzo secolo i carabinieri del comando TPC hanno salvato migliaia di opere che altrimenti sarebbero state sottratte al patrimonio dello Stato: oltre ottocentomila beni recuperati, più di un milione di reperti archeologici sequestrati e provenienti da scavi clandestini, circa un milione di opere false sequestrate e oltre sedicimila reperti rubati in Italia e restituiti dall’estero. Il Ministero per i beni e le attività culturali, guidato dal Ministro Alberto Bonisoli,  non può che essere profondamente grato al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e a tutti i carabinieri per questi importanti risultati conseguiti.
La mostra rende omaggio all’impegno, alla passione e al sacrificio di donne e uomini che quotidianamente difendono la memoria dell’identità del nostro Paese da qualsiasi rischio ed emergenza, come criminalità nazionale e internazionale, calamità naturali e conflitti armati. L’esposizione contribuirà a sensibilizzare maggiormente la coscienza culturale sul tema della tutela del patrimonio artistico: una responsabilità che riguarda tutte le componenti della società, dai cittadini ai singoli visitatori.
Roma, 3 maggio 2019
Ufficio Stampa Mibac

 

Documentazione (pdf):

Attività Operativa 2018, Introduzione del Prof. Buranelli, Presentazione del Generale Nistri,
Presentazione del Ministro Bonisoli, Progetto della mostra L'arte di salvare l'arte, Storie investigative.

 

Come da MiBAC, redattore Renzo De Simone

Foto del MiBAC.


Comando Carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio Culturale

Importanti recuperi archeologici del Comando Carabinieri TPC

Tre operazioni diverse del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale che hanno portato ad un risultato brillante e prezioso: il recupero del nostro patrimonio artistico e archeologico perennemente oggetto di criminali senza scrupoli.

La prima operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Spoleto, ha fruttato il recupero di due importantissimi capitelli romanici, già provento di furto perpetrato ai danni della cripta di S. Giovanni in Leopardis in Borgorose (RI). Il lavoro del Nucleo TPC ha permesso così il ritrovamento dei due preziosi manufatti tramite il costante monitoraggio che viene effettuato nel settore antiquario e grazie ai capillari controlli amministrativi su tutto il territorio nazionale.

Nel caso specifico, un controllo presso un antiquario umbro ha consentito di localizzare i preziosi capitelli decorati con motivi fitomorfi (foglie di acanto stilizzate con elementi stellari), zoomorfi ed antropomorfi, che sono gli unici superstiti di quanto rimasto intatto di un importante complesso monastico benedettino del Cicolano, menzionato, per la prima volta nella Bolla papale di Anastasio IV del 21 gennaio 1153.

Nel 1981 la cripta fu restaurata dal Comune di Borgorose, ma pochi anni dopo, nel dicembre 1984, subì un gravissimo ed irreparabile danno: ignoti, approfittando del pubblico disinteresse, spezzarono cinque colonne che sostenevano altrettanti capitelli, rubandoli e provocando così il crollo di parte delle volte e la rovina dell’intera struttura architettonica.

Il recente recupero alimenta la speranza di poter ricostruire, anche solo virtualmente, l’intero complesso monumentale, riconsegnando alla pubblica fruibilità di quel territorio, recentemente provato dagli eventi sismici, questi significativi frammenti di storia ed architettura che erano stati barbaramente aggrediti.

La seconda indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, scaturisce da uno specifico servizio di controllo presso un’importante fiera internazionale di antiquariato di Firenze, allorché personale del Reparto Operativo del Comando Carabinieri T.P.C. ha riscontrato che, presso uno stand, tra i vari beni esposti, vi era una scultura in marmo del XVIII Sec. raffigurante una testa di Giove. L’opera è risultata essere quella asportata in data 18.06.2013 presso il complesso monumentale Villa Albani Torlonia di Roma. Le indagini, condotte esaminando i singoli passaggi e la documentazione a corredo dell’opera, hanno consentito di risalire al ricettatore, personaggio già noto ai Carabinieri per fatti analoghi.

La terza operazione, ma non per importanza, si è sviluppata a partire dal 2011, a seguito di attività d’indagine in ambito internazionale, tesa a contrastare il traffico illecito di beni numismatici di provenienza italiana, in particolare attraverso il monitoraggio delle aste di settore. In quell’occasione erano stati individuate persone dedite alla commercializzazione di monete di natura archeologica, soprattutto verso gli U.S.A. e la Svizzera.  L’analisi dei tabulati telefonici di uno dei due soggetti confermava l’ipotesi investigativa, poiché venivano accertati diversi collegamenti con pregiudicati per reati specifici, localizzati in Sicilia.

Lo sviluppo dell’attività investigativa, denominata “Principato”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma e dal Ministero Pubblico di Lugano, si concretizzava con la perquisizione delle cassette di sicurezza intestate ad uno degli indagati, presso le sedi della UBS di Chiasso e Zurigo. Le operazioni consentivano di rinvenire materiale numismatico e beni di diversa tipologia ed epoca, in particolare: reperti archeologici di epoca compresa tra il IV Sec. a.C. ed il VI Sec. d.C., monete romane e magnogreche, medaglie, nonché monili in bronzo. Recentemente, a conclusione dell’indagine, militari della Sezione Archeologia del Reparto Operativo, hanno proceduto al rimpatrio ed alla confisca dei beni risultati di sicura provenienza illecita dall’Italia, ovvero: 345 monete romane e magnogreche, 2 fibule in bronzo, 44 medaglie, 1 timbro in bronzo. Il valore dei reperti rimpatriati ammonta a circa cinquecentomila euro.