angeli elementi marmorei chiese Guardia Sanframondi

Restituiti elementi marmorei trafugati da chiese di Guardia Sanframondi

I Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale restituiscono elementi marmorei trafugati da chiese di Guardia Sanframondi

Il 19 ottobre 2021 alle ore 11:00, presso la Chiesa di San Sebastiano a Guardia Sanframondi (BN), il Vice Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), Col. Danilo OTTAVIANI, ha restituito 4 preziosi angeli in marmo, trafugati da due chiese del luogo, al parroco Don Giustino DI SANTO, in presenza del Vescovo di Cerreto Sannita – Telese – Sant’Agata de’ Goti, S.E.R. Mons. Giuseppe MAZZARAFO, e del Sindaco di Guardia Sanframondi, dott. Raffaele DI LONARDO.

Sono stati riconsegnati due angeli da capo altare in marmo bianco, con decorazioni a drappo di foglie e frutta, opera di bottega campana del XVII secolo, asportati il 13 dicembre 1989 dalla Chiesa di San Sebastiano a Guardia Sanframondi:

angeli elementi marmorei chiese Guardia Sanframondi
Restuituiti elementi marmorei trafugati alle chiese Guardia Sanframondi

I due angeli sono stati recentemente rimpatriati dalla Francia, dov’erano stati localizzati nella disponibilità di un collezionista inglese che, ignaro della provenienza illecita, li aveva acquistati circa 20 anni prima da un antiquario napoletano, durante un soggiorno in Italia. In previsione di un trasferimento in Portogallo, il collezionista aveva deciso di vendere gli angeli, affidandoli a un antiquario di Avignone, ma in questo frangente sono stati individuati dai Carabinieri e bloccati con l’intervento dell’omologo corpo speciale della polizia francese O.C.B.C. (Office Central de lutte contre le trafic des Biens Culturels). Venuto a conoscenza dell’effettiva provenienza furtiva dei beni, il collezionista ha deciso di restituire gli angeli alle autorità italiane. Così, all’esito di una trattativa stragiudiziale, condotta da militari della Sezione Antiquariato del Reparto Operativo TPC, al comando del Cap. Saverio Loiacono, e coordinata dalla Procura della Repubblica di Benevento, diretta dal Procuratore dott. Aldo Policastro, nel luglio scorso le opere sono state rimpatriate grazie alla proficua collaborazione con l’Ambasciata di Francia a Roma. La riconsegna ufficiale è avvenuta nel corso di una solenne cerimonia presso la sede diplomatica citata, in presenza dell’Ambasciatore francese Christian MASSET e del Generale di Brigata Roberto RICCARDI, Comandante dei Carabinieri TPC che, a sua volta, ha restituito beni culturali sottratti alla Repubblica francese e recuperati in territorio italiano.

Sono state inoltre restituite due sculture in marmo bianco raffiguranti putti alati o cherubini, opera di bottega campana del XVII – XVIII secolo, asportate in epoca antecedente al 19 gennaio 1999 dalla Chiesa del Convento di San Francesco a Guardia Sanframondi, ove erano collocate ai lati del terzo altare della navata destra:

angeli elementi marmorei chiese Guardia Sanframondi
Restuituiti elementi marmorei trafugati alle chiese Guardia Sanframondi

Tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, approfittando delle chiusure post terremoto, diversi luoghi di culto di Guardia Sanframondi sono state oggetto di sciacallaggio, con lo smembramento e il trafugamento di numerosi elementi marmorei brutalmente distaccati dagli altari delle chiese e immessi nel fiorente mercato clandestino dell’antiquariato.

I due putti alati sono stati recuperati presso un’attività antiquariale nel cuore di Milano, rintracciati dai militari TPC, nel corso di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma – pool Tutela del Patrimonio Artistico, diretto dal Procuratore Aggiunto dott. Angelantonio Racanelli, presente alla cerimonia. Sono stati ricostruiti i vari passaggi di mano delle opere fino alla vendita originaria, eseguita nel 2001 da un noto antiquario romano, a cui erano pervenute a seguito della morte del padre, anch’egli antiquario e collezionista di marmi. Nonostante il tempo trascorso, i beni sono stati riconosciuti dall’anziano sacerdote che nel 1999 aveva sporto la denuncia, Don Fausto Carlesimo, Preposito della congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri, ente proprietario della Chiesa, ma anche dal successore e attuale parroco Don Giustino Di Santo.

Di fondamentale importanza per l’individuazione di tutti i beni è risultata la comparazione delle immagini degli oggetti sequestrati con quelle contenute nella “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti”, gestita dal Comando TPC, il più grande database del mondo, con oltre 6 milioni di beni culturali censiti.

Ma altrettanto fondamentale è risultata la catalogazione dei beni storico-artistici delle chiese di Benevento e provincia, svolta in modo lungimirante, sin dai primi anni Settanta, dall’allora Soprintendenza alle Gallerie per la Campania, oggi denominata Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Caserta e Benevento, diretta dal dott. Mario PAGANO, per l’occasione, rappresentata dalla dott.ssa Paola CONIGLIO, funzionario storico dell’arte per la provincia di Benevento.

Queste restituzioni testimoniano l’importanza della collaborazione fra i Carabinieri TPC, gli Uffici Diocesani dei Beni Culturali e i funzionari delle Soprintendenze, sviluppata anche attraverso la divulgazione della pubblicazione “Linee Guida per la Tutela dei Beni Culturali Ecclesiastici”, realizzata nel 2014, nell’ambito della collaborazione tra il Ministero della Cultura, l’Arma dei Carabinieri e la Conferenza Episcopale Italiana, che concilia le esigenze di protezione dei beni ecclesiastici, colpiti spesso da azioni criminose, e quelle devozionali.

Testo e foto dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Giacomo Cavedone GESTAPO Carabinieri

Restituita opera d'arte di Giacomo Cavedone razziata dalla GESTAPO

Seconda Guerra Mondiale. I Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale restituiscono opera d’arte di Giacomo Cavedone razziata dalla GESTAPO

Dopo 75 anni sarà restituito agli eredi del proprietario il disegno attribuito all’artista emiliano Giacomo Cavedone (Sassuolo 1577 – Bologna 1660), realizzato a gessetto su due lati e intitolato “A Study of a Priest Holding a Book” (recto) e “A Study of the Standing Figure of a Young Soldier” (verso), recuperato dai Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale di Monza, con la preziosa collaborazione dell’Holocaust Claims Processing Office di New York e il Federal Bureau of Investigation (FBI).

Giacomo Cavedone GESTAPO
I Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale restituiscono opera d’arte di Giacomo Cavedone razziata dalla GESTAPO: A Study of the Standing Figure of a Young Soldier

Il disegno fu sequestrato da Villa Feldmann a Brno il 15 marzo 1939, poi venduto a un’importante casa d’aste londinese nel 1946, acquistato in seguito da un mercante d’arte finlandese e da uno veneziano poi. Riemerso infine sul mercato dell’arte, è stato individuato qualche mese fa dal personale dell’Holocaust Claims Processing Office di New York e recuperato grazie al pronto intervento dei militari specializzati TPC in collaborazione con il Federal Bureau of Investigation.

L’opera di Cavedone, insieme ad altre settecento appartenenti alla collezione di disegni di antichi maestri del Dr. Arthur Feldmann, era custodita in una casa privata a Brno. Nella primavera del 1939 l’abitazione fu confiscata dalla Geheime Staatspolizei (GESTAPO) che, secondo quanto è stato possibile ricostruire, trasformò lo stabile in alloggi per i soldati. Secondo le deposizioni di diversi testimoni, l’intera collezione di disegni, che si trovava nella villa, vi rimase anche dopo lo sfratto dei proprietari, ma il destino della maggior parte delle opere della collezione non è del tutto noto. Nel 1942, il Museo provinciale della Moravia a Brno acquistò dalle autorità tedesche 135 di quei disegni, che vennero poi restituiti agli eredi nel 2005.

Nei prossimi giorni, grazie all’intermediazione di una casa d’aste inglese, questo disegno tornerà nelle mani dei nipoti del Dr. Arthur Feldmann.

L’indagine testimonia come la cooperazione possa portare, anche dopo molto tempo, alla ricomposizione di collezioni d’arte con la restituzione ai legittimi proprietari di beni trafugati durante una delle pagine più nere del XX secolo.

Giacomo Cavedone GESTAPO Carabinieri
I Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale restituiscono opera d’arte di Giacomo Cavedone razziata dalla GESTAPO: A Study of a Priest Holding a Book

Testo e foto dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Cales, antica e fiorente città sulla via Latina

Cales, antica e fiorente città sulla via Latina

Articolo a cura di Vincenzo Casertano e Giuseppe Inella

Cales
Figura 1. Foto di Vincenzo Casertano e Giuseppe Inella

Negli ultimi anni nuove scoperte in ambito archeologico hanno ampliato la conoscenza del sito preromano di Cales, sicuramente uno dei più importanti della Campania Felix, ancora poco esplorato però nella sua fase protostorica. Cales è attribuita dalle fonti letterarie antiche al popolo degli Ausoni, oppure degli Aurunci se si tiene conto dell’ambito geografico, che occuparono tra l’età del bronzo e la prima età del ferro una vasta zona compresa tra il basso Lazio e la Campania settentrionale.

Differentemente dalle sorti di altri antichi centri come Teanum Sidicinum, Allifae e Capua, la storia di Cales, ubicata all’interno del comune dell’attuale Calvi Risorta, non è stata celata da una successiva stratificazione urbana, circostanza rara e sorprendente che rende l’antica conurbazione ancora oggi nitidamente discernibile dall’ambiente circostante. L'antica colonia latina di Cales, con la quale nel 334 a.C. l'Urbe pose un primo caposaldo in Campania, fu fondata in un'area fortemente strategica che garantiva un saldo controllo della rete viaria che legava Roma e il Lazio meridionale alla città di Capua, collegamento già attestato in età pre-romana, secondo le linee di un percorso, denominato prima "Via Latina" e poi conosciuto come "Casilina", che ancora oggi percorre la valle del Sacco e del Liri fino ad attraversare alcune zone suggestive dell'alto Casertano e a ricongiungersi con la via Appia, presso Pastorano.

Infatti, la particolare conformazione morfologica dell'area ha influenzato la progettazione e la realizzazione dei nuovi assi viari che, ricalcando in parte gli antichi percorsi, hanno comportato “brutali” stravolgimenti nell'area urbana di Cales: ad esempio, solo nei tempi più recenti, la costruzione della moderna autostrada del Sole e alcuni interventi legati all’ampliamento di quest’ultima hanno tagliato in due la città antica, frantumandone definitivamente la compattezza e determinando così la distruzione e la conseguente perdita di non pochi monumenti. Ma Cales è stata vittima di reiterate vessazioni e nefandezze anche nell’Ottocento, a causa delle azioni predatorie che ancora oggi tormentano il sito archeologico.

Cales
Figura 2. Foto di Vincenzo Casertano e Giuseppe Inella

Principale oggetto di interesse sia dei tombaroli che, per fortuna, delle soprintendenze sono state soprattutto le necropoli preromane, corredate naturalmente di preziosi materiali votivi e scultorei. Le necropoli situate nelle zone del Migliaro, dove sono state rinvenute numerose sepolture a fossa terragna, oltre alle tombe a cassa di tufo puntualmente trafugate da famelici tombaroli. Le tombe emerse erano tutte ad inumazione, segnalate in alcuni casi da segnacoli in pietra calcarea o da recipienti ad impasto grezzo, spesso andati perduti a causa degli scavatori clandestini e dei lavori agricoli invasivi. Le sepolture presumibilmente celavano degli ampi corredi funerari, che annoveravano armi e vasi dalla pregevole fattura, collocati generalmente ai piedi, sul corpo o accanto alla testa del defunto.

Naturalmente il valore degli oggetti tombali era strettamente legato alla posizione sociale del soggetto inumato e, purtroppo, la maggior parte dei reperti più importanti risulta perduta a causa dei reiterati furti che hanno interessato l’area sepolcrale. In ogni caso, seppur mutilo e privato di resti significativi e paradigmatici, lo studio approfondito del contesto funerario ha offerto la possibilità di rilevare delle connessioni culturali tra gli Ausoni e il mondo medio-adriatico, attraverso la probabile intercessione della civiltà sannitica, giunta nell’area calena tra il VII ed il VI secolo a. C. La comunità di Cales, guidata da una classe dirigente intraprendente, appariva dunque socialmente variegata, intessendo contatti con popoli differenti, tra i quali gli etruschi, i greci e gli autoctoni dell’area transappenninica.

Una minore attenzione è stata rivolta invece al nucleo urbano di epoca romana, che solo di recente è stato sottoposto ad un interessante progetto di rivalutazione culturale, basato su eventi incentrati sul teatro e l’arte. Ma la stessa fase del sito ha appassionato Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli, professori e archeologi, autori di importanti studi topografici del territorio campano (vd. Carta archeologica e ricerche in Campania. Ricerche intorno al santuario di Diana e Tifatina, vol. 15/6), che hanno condotto un accurato studio topografico sulla città, sviluppando negli anni attraverso ricognizioni sul sito, approfondimenti su monumenti e ricerche sugli scavi ottocenteschi (nel 2021 Quilici e Gigli Quilici hanno pubblicato un nuovo volume sulle ricerche condotte a Cales).

Negli ultimi anni, la lunga ed estenuante limitazione della mobilità dovuta alle misure restrittive per il contenimento della dilagante pandemia, nonostante le ripercussioni drammatiche ha comunque offerto ai due studiosi alcune occasioni per riordinare e riesaminare appunti e materiali accumulati negli anni, relativi ad un’area particolare che custodisce ancora tante sorprese; alle tracce di strutture sepolte ravvisabili attraverso le immagini di Cales offerte da Google Earth, che sono in aggiornamento dal 2003, sono state aggiunte nuove foto aeree zenitali e oblique che hanno permesso un quadro molto più chiaro ed esaustivo dell’area.

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Figura 3: Teatro di Cales. Foto di Vincenzo Casertano e Giuseppe Inella

I risultati della ricerca proseguita dal professor Quilici e dalla prof.ssa Quilici Gigli hanno messo in evidenza il Foro, inquadrato tra il Teatro (figura 3), le Terme Centrali, il Tempio Esastilo, con il rilevamento, grazie alle riprese aeree, di un maestoso edificio di una Basilica civile. L’indagine perimetrale dello stesso Foro ha permesso anche di inquadrare e isolare da altri contesti la posizione di un importante santuario arcaico.

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Figura 4: la Cattedrale di Cales. Foto di Vincenzo Casertano e Giuseppe Inella

La meticolosa ricostruzione si riferisce principalmente alla città di epoca tardo repubblicana e imperiale e analogamente, in base ai nuovi dati raccolti, anche ai monumenti riesaminati, che presumibilmente però sembrano rimandare a un orizzonte cronologico differente: nell’area a monte della via Casilina permangono la Cattedrale medievale (figura 4), il Seminario eretto nel XVIII secolo1 (figura 5) e il Castello (figure 6 e 8), che si presume di matrice aragonese; una serie di edifici costellano poi il percorso della via Casilina sul lato meridionale; nella porzione rimanente della piana, oltre ai monumenti antichi, si trovano delle masserie, spesso dismesse oppure riutilizzate dagli agricoltori.

Figura 5: il Seminario Vescovile di Cales. Foto di Vincenzo Casertano e Giuseppe Inella
Figura 6: il Castello di Cales. Foto di Vincenzo Casertano e Giuseppe Inella

Dalle molteplici meraviglie custodite nella affascinante zona che avvolge quasi misticamente Cales nasce l’ambiziosa idea di un parco archeologico-ambientale dei Monti Trebulani, un’idea alimentata dalla consolidata consapevolezza che l’intero complesso accoglie realtà naturali e storico-archeologiche di notevole valore, la cui sorprendente stratificazione storica è stata spesso sottovalutata da parte della comunità scientifica. Lo stesso centro antico di Cales, ad esempio, nonostante sia stato tutelato da interventi urbanistici e da norme specifiche, attende da tempo una definitiva e convincente opera di recupero e valorizzazione. 

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Figura 7. Foto di Vincenzo Casertano e Giuseppe Inella

Il massiccio dei Monti Trebulani costituiva anticamente una vera e propria barriera naturale tra la pianura alifana e quella capuana – quest’ultima delimitata a Nord dal Volturno, che rappresentava una via commerciale di rilievo (Stat., Silv. IV, 3, 67). Ad occidente il fiume Savo separava i Monti Trebulani dal complesso vulcanico del Roccamonfina. Il territorio, connotato da sentieri e mulattiere, come quella delle Campole frequentata da generazioni di carbonai, alcune sorte nel tempo attraverso la transumanza, ha preservato molte peculiarità paesaggistiche.

La maggior parte delle alture circostanti è ricoperta da fitte e rigogliose aree boschive, dove l’uggia umida offre ristoro ai viandanti, mentre burroni e caleidoscopiche vallate dominano l’ambiente già di per sé variegato. Le pendici, invece, sono caratterizzate da castagneti e da piante aromatiche rare, rinvenibili tipicamente in queste zone, come l’alloro, il ginepro, la salvia, il finocchio selvatico, l’erba cipollina, il rosmarino e la mentuccia. Sulle colline l’attività agricola è logicamente più intensa e qui infatti si scoprono varietà sontuose di vino e di olio. Completano il quadro bucolico sorgenti di acqua dalle sorprendenti proprietà benefiche.

Infatti, tutto il territorio dell’ager calenus è ed era attraversato da corsi d’acqua, come il rio Cifoni e il rio Palombara, un tempo rispettivamente Pezzasecca e “dei Lanzi”, che già caratterizzavano l’insediamento antico e rendevano favorevoli le condizioni del territorio: attraverso un sofisticato sistema idrico di canaloni naturali, pozzi e cunicoli sotterranei, facilmente rilevabili da chiunque intraprenda oggigiorno l’antica via per Cales, le acque confluivano sul pianoro, principalmente per finalità agricole ma, con molte probabilità, anche per usi civili legati alla deduzione coloniale del centro.

Nel quadro di un’ambiziosa ottica di recupero e rivalutazione del sito, Cales potrebbe rappresentare il punto nevralgico di un progetto ancora più consistente, rivolto a dare prestigio e lustro ad una delle zone più suggestive della Campania, quella dei Monti Trebulani, un territorio ricco di storia e di risorse che pazientemente attende di essere sottratto alle ombre.

Figura 8: il Castello di Cales. Foto di Vincenzo Casertano e Giuseppe Inella

Bibliografia

    • Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli, Carta archeologica e ricerche in Campania. Fascicolo 12
      Cales. Topografia e urbanistica della città romana,
      Roma – Bristol, 2021.
    • Francesco Sirano, In itinere. Ricerche di archeologia in Campania, Santa Maria Capua Vetere, 2006.
    • Colonna Passaro, Cales. Dalla cittadella medievale alla città antica. Recenti scavi e nuove acquisizioni, Sparanise, 2009.

1 Secondo quanto riportato da BeWeB - Beni Ecclesiastici in Web: http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=86490

 


Carabinieri Perù archeologici precolombiani

Carabinieri restituiscono al Perù importanti reperti archeologici

Il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale restituisce al Perù importanti reperti archeologici

Carabinieri Perù archeologici precolombiani
Il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale restituisce al Perù importanti reperti archeologici

Il 22 luglio 2021, alle ore 11:00, presso la Caserma “La Marmora” in Via Anicia 24 a Roma, il Generale di Brigata Roberto Riccardi, Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, ha restituito a S.E. Julio Eduardo Martinetti Macedo, Ambasciatore del Perù a Roma, quattro beni culturali appartenenti alla Repubblica peruviana.

Carabinieri Perù archeologici precolombiani

Carabinieri Perù archeologici precolombiani

Un cantaro e un’olla in ceramica, di epoca preispanica, provenienti dalle culture delle coste settentrionali e centrali del Perù (1000 – 1476 d.C.)

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L’indagine che ha consentito il recupero del cantaro e dell’olla in ceramica è stata condotta dai Carabinieri del Nucleo TPC di Roma, coordinati dalla Procura della Repubblica capitolina, che, a seguito di una segnalazione anonima, hanno sequestrato 19 reperti di presumibile interesse storico-archeologico, risalenti alle civiltà precolombiane e/o preispaniche. I beni erano custoditi presso i locali di un convento romano.

Con la collaborazione dei funzionari del Museo Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma e, successivamente, degli archeologi della peruviana Direzione Generale di Difesa del Patrimonio Culturale del Ministero della Cultura, è stato accertato che, dei 19 reperti archeologici sequestrati, solo due erano indiscutibilmente autentici e ascrivibili al periodo “intermedio tardo” (1000 d.C. – 1476 d.C.), provenienti dalle culture delle coste settentrionali e centrali del Perù.

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I funzionari del Ministero della Cultura peruviano hanno richiesto la restituzione dei due beni archeologici in quanto pertinenti al patrimonio culturale dello Stato.

Il 24 ottobre 2019 è stato emesso il relativo decreto di dissequestro e restituzione dei due beni autentici alle Autorità peruviane, mentre i restanti 17, considerati non autentici, sono stati affidati al Museo Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma.

Anfora dal bordo ogivale, dalla cultura “Pativilca”, databile tra il 200 e il 900 d.C.

Nel dicembre del 2017, i Carabinieri del Nucleo TPC di Cagliari, insieme ai colleghi della Compagnia di Tonara (NU), nel contesto di attività mirate di contrasto agli scavi clandestini commessi nelle aree archeologiche del territorio sardo e al commercio illecito di reperti archeologici, hanno eseguito un decreto di perquisizione, emesso dalla Procura della Repubblica di Oristano, nell’ambito di un procedimento penale nei confronti di una persona della provincia di Nuoro. In questa occasione è stato sequestrato un centinaio di reperti archeologici appartenenti a diverse civiltà, tra cui un’anfora peruviana di stile precolombiano della cultura Pativilca, databile tra il 200 d.C. e il 900 d.C.

Gli accertamenti successivi, svolti anche d’intesa con il Ministero della Cultura peruviano, hanno confermato l’autenticità del reperto archeologico, di cui lo Stato, tramite la Rappresentanza diplomatica, ha richiesto la restituzione.

L’Autorità Giudiziaria ha quindi disposto il dissequestro e la restituzione del bene in favore dell’Ambasciata della Repubblica del Perù a Roma.

Anfora fittile, con due anse a nastro, corpo globulare, alto collo emisferico e fondo piano appartenente alla Cultura Chancay (1000-1300 d.C.) della costa centrale del Perù

Nel febbraio del 2015 un’anfora fittile è stata individuata e sottoposta a sequestro dai Carabinieri del Nucleo TPC di Palermo a seguito di una perquisizione nei confronti di un indagato nell’ambito dell’operazione convenzionalmente denominata “DEMETRA”, finalizzata a individuare un’associazione per delinquere dedita al traffico illecito internazionale di beni archeologici provenienti da scavi clandestini in Sicilia. L’indagine è stata coordinata dalla Procura della Repubblica – D.D.A. di Caltanissetta con il decisivo supporto di EUROJUST ed EUROPOL.

Gli esami tecnici effettuati dal personale del Museo Nazionale Preistorico ed Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma ne hanno attestato l’autenticità e la riconducibilità alla cultura Chancay (1000-1300 d.C.) della costa centrale del Perù.

Il 25 novembre 2015 è stato richiesto l’expertise al Ministero della Cultura peruviano, pervenuto l’11 maggio 2016 con relativa rivendicazione da parte dello Stato sudamericano.

Nel novembre del 2019, la Procura della Repubblica ha richiesto e ottenuto l’expertise sul bene e la formale rivendicazione da parte delle autorità peruviane, disponendone così il dissequestro e la restituzione in favore della rappresentanza diplomatica peruviana.

Roma, 22 luglio 2021

Carabinieri Perù archeologici precolombiani

Testo e foto dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Festa nazionale francese del 14 luglio con restituzioni di beni culturali da un versante all’altro delle Alpi

Festa nazionale francese del 14 luglio - Restituzioni di beni culturali da un versante all’altro delle Alpi

14 luglio restituzioni Francia

In occasione delle cerimonie del 14 luglio 2021, che si sono tenute a Palazzo Farnese a Roma, Christian Masset, Ambasciatore di Francia in Italia, ha restituito i beni culturali rubati alla Repubblica italiana, rappresentata dal Generale di Brigata Roberto Riccardi, Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), che a sua volta ha restituito i beni culturali che erano stati sottratti alla Repubblica francese. Queste opere, recuperate dai militari del Reparto specializzato dell’Arma, sono state esposte nella Galleria di Murano a Palazzo Farnese per un giorno.

14 luglio restituzioni Francia

Arturo Dazzi (1881-1966), “Sogno di bimba”, scultura in marmo, 36x122x60 cm, 1926

Asportata a Roma l’8 aprile 2006 dalla cappella di una villa privata, sequestrata in Francia il 22 aprile 2006 e rimpatriata a luglio 2021

La scultura in marmo raffigurante “Sogno di bimba”, scolpita nel 1926 dall’artista Arturo Dazzi (1881-1966), era stata trafugata presso la cappella di una villa privata di campagna a Roma. Il suo recupero è stato possibile grazie a un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma e condotta dalla Sezione Archeologia del Reparto Operativo TPC. Nell’aprile del 2006, personale della dogana di Port-Vendres (Francia) ha rinvenuto la scultura, insieme ad altri reperti, nel bagagliaio di un’autovettura condotta da un cittadino italiano, che non era stato in grado di giustificarne il possesso e la provenienza. Gli accertamenti condotti sia in Francia che in Italia hanno permesso di identificarla. Le operazioni, svolte in collaborazione con il Servizio di cooperazione di sicurezza presso l’Ambasciata di Francia a Roma e la Direzione Regionale delle Dogane Francesi di Perpignan (Francia), ne hanno consentito il rimpatrio da Port-Vendres.

Bottega campana del XVII secolo, Angeli capo altare, sculture in marmo, 82x43x27 cm e 78x42x25 cm

Asportate il 13 dicembre 1989 dalla Chiesa di San Sebastiano di Guardia Sanframondi (BN). Spontaneamente restituite in Francia e rimpatriate a luglio 2021

Le due sculture marmoree di angeli da capo altare, speculari tra loro, con drappo di foglie e frutta, opera di una bottega campana del XVII secolo, erano state trafugate nel 1989 da un altare barocco della Chiesa di San Sebastiano di Guardia Sanframondi (BN). Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Benevento e condotte dalla Sezione Antiquariato del Reparto Operativo TPC, hanno avuto inizio dal controllo capillare che viene effettuato costantemente sulle case d’asta, nei mercati internazionali, nei siti internet e nel mercato antiquario online. Nel 2019 i Carabinieri TPC, insieme ai colleghi di Roma-San Pietro, hanno individuato i beni, in vendita sul sito web di un’importante galleria antiquaria francese. Le successive indagini, una volta informato il collaterale servizio della polizia francese Office Central de lutte contre le trafic des Biens Culturels (OCBC), hanno consentito di accertare che le due sculture erano state affidate in conto vendita da un cittadino inglese, nel frattempo emigrato in Portogallo. Di concerto con la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Benevento, è stato interpellato il possessore delle opere che ha manifestato la sua disponibilità a restituirle spontaneamente. Le sculture, in collaborazione con il Servizio di cooperazione di sicurezza presso l’Ambasciata di Francia a Roma, sono state rimpatriate da Bagnols-Sur-Cèze (Francia).

4 volumi di testo in marocchino rosso - LA PEROUSE Jean-François (1741-1788) Voyage de La Pérouse autour du monde. Paris: L’imprimerie de la République 1797

Trafugati il 1° dicembre 1987 presso la Biblioteca municipale di Provins (Francia);

14 luglio restituzioni FranciaL’indagine che ha consentito il recupero dei beni librari è stata condotta dai Carabinieri del Nucleo TPC di Genova, coordinati dalla Procura della Repubblica di Milano, e ha avuto origine nel dicembre 2018 a seguito della segnalazione dell’Ufficio Esportazione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Genova e le Province di Imperia, La Spezia e Savona, a cui i preziosi manufatti erano stati presentati per il rilascio dell’attestato di libera circolazione.

L’attenta consultazione da parte dei militari della “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti” gestita dal Comando TPC, in cui sono inserite le immagini e le informazioni sulle opere d’arte rubate, ha permesso di riscontrare che i beni librari segnalati erano quelli trafugati 34 anni fa dalla biblioteca di Provins.

14 luglio restituzioni Francia

I Carabinieri, dopo aver appurato che la domanda per il rilascio dell’attestato di libera circolazione era stata avanzata da una società con sede a Ventimiglia (IM) per conto di una donna incensurata della provincia di Milano, hanno proceduto al sequestro dell’atlante e dei quattro volumi.

La conferma ulteriore sull’origine e sull’autenticità delle opere è stata ottenuta attraverso il loro definitivo riconoscimento da parte del Conservatore Capo del patrimonio di Provins, dott. Luc Duchamp. È stato importante anche il risultato dell’expertise compiuto dai funzionari della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Liguria, che hanno rilevato la presenza di abrasioni e cancellature, verosimilmente eseguite dai ladri con l’intento di rendere più difficoltosa l’individuazione dei beni.

Il dettagliato quadro probatorio fornito all’Autorità Giudiziaria milanese ha infine determinato l’emissione del provvedimento di dissequestro e di restituzione dei beni.

San Rocco e l’Angelo”, altezza 54 cm, scultura in legno policromo

Trafugata il 23 febbraio 1973 presso il Museo comunale “Le Prieuré Du Vieux Logis” di Nizza (Francia)

Riproduzione fotografica dell’opera inserita nella “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti” del Comando TPC

Nel settembre 2019, all’esito di un controllo amministrativo effettuato a carico di un noto mercante di antiquariato, poi deceduto, i militari del Nucleo TPC di Napoli hanno accertato il possesso di tre opere di provenienza illecita, tra cui una scultura in legno policromo raffigurante “San Rocco e l’Angelo” che, grazie agli approfonditi accertamenti svolti presso la “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti”, è stata ricondotta al furto avvenuto il 23 febbraio del 1973 presso il Museo comunale “Le Prieuré Du Vieux Logis” di Nizza.

L’opera, di inestimabile valore, è stata successivamente riconosciuta dalle Autorità Francesi interessate nell’ambito della cooperazione internazionale di polizia (INTERPOL).

Fotografia dell’opera al momento del recupero

I responsabili del Ministero della Cultura Francese e del Museo, riconoscendola come quella asportata al Museo di Nizza, ne hanno richiesto la restituzione.

Il 17 maggio 2021 è stato emesso il relativo decreto di dissequestro e restituzione dell’opera alle autorità transalpine.

San Leonardo”, altezza 88 cm, scultura in legno

Rubata il 4 dicembre 2004 dalla Chiesa di Saint-Pierre di Couin (Francia)

Riproduzione fotografica dell'opera inserita nella Banca dati P.SY.C.HE.

Il 23 gennaio 2020, i militari del Nucleo TPC di Venezia, a seguito di segnalazione INTERPOL, hanno sequestrato ad Arzignano (VI), presso un esercizio commerciale di settore, la statua lignea raffigurante "San Leonardo” posta in vendita per circa 2.800 euro. L’ufficio interforze di polizia francese OCBC ha rappresentato che la scultura policroma, alta 88 cm e risalente al XVIII secolo, censita nella banca dati P.SY.C.HE. di INTERPOL, risultava parziale provento di furto di una delle otto statue rubate il 4 dicembre 2004 dalla Chiesa Saint-Pierre di Couin nel dipartimento del Pas de Calais (Francia), bene annoverato dal 12 gennaio 1966 nel patrimonio nazionale della Francia.

La successiva attività d'indagine, svolta con la decisiva collaborazione del Servizio di cooperazione di sicurezza presso l’ambasciata di Francia a Roma, ha permesso di eseguire il formale riconoscimento dell’opera da parte del Sindaco di quel Comune, consentendo così all'Autorità Giudiziaria italiana di disporre il dissequestro e la restituzione della statua che potrà così ritornare, dopo 17 anni, nel luogo di culto da cui era stata asportata.

Fotografia dell’opera dopo il recupero

Testi e foto dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Operazione Rifle

Operazione “Rifle”: traffico di armi antiche bloccato tra Italia e Francia

Operazione “Rifle”

traffico illecito di armi antiche bloccato grazie alla collaborazione tra Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e Dogana Francese

Operazione Rifle
Operazione Rifle

Torino, 8 luglio 2021 – Un’operazione congiunta condotta dai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dai Carabinieri del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), con la collaborazione dei funzionari doganali francesi e del personale del Ministero della Cultura, ha permesso di smascherare un traffico di armi antiche illecitamente esportate dall’Italia.

L’attività di indagine è scattata a seguito di un controllo effettuato all’uscita del Traforo del Monte Bianco in località Chamonix (FR) da parte dei funzionari doganali francesi, su un veicolo furgonato immatricolato in Italia e condotto da un cittadino italiano titolare di un’armeria in Torino.

Dolosamente occultati sono stati rinvenuti all’interno del veicolo n. 33 fucili ad avancarica, n. 2 affusti lignei per fucili ad avancarica comprensivi del calcio, del grilletto e del cane, n. 3 baionette, n. 1 spadino con custodia, n. 3 canne per armi lunghe e relativi supporti, n. 2 pistole ad avancarica da duello, n. 4 cannoncini ad avancarica e una scultura raffigurante una figura equestre rampante.

Operazione Rifle
Operazione Rifle

I beni, di indubbio interesse storico e di notevole valore commerciale, erano sprovvisti dell’attestato di libera circolazione rilasciato dal Ministero della Cultura che ne consente l’uscita dal territorio nazionale, come previsto dal “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”. Per questo motivo, due persone sono state deferite in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Aosta, perché ritenute responsabili, in concorso tra loro, del reato di esportazione illecita.

La Direzione Antifrode e Controlli di ADM e il Ministero della Cultura, coadiuvati dai militari del Nucleo TPC di Torino, hanno immediatamente preso contatti con la corrispondente amministrazione transalpina al fine di ottenere la restituzione dei beni sopra descritti illegalmente esportati dal territorio nazionale.

Un’operazione sinergica che conferma la consolidata collaborazione tra l’Agenzia delle Dogane e Monopoli e l’Arma dei Carabinieri, nonché una trasversale attività di intelligence condivisa con l’Autorità Doganale francese, che ha reso possibile il successo dell’operazione finalizzata, nel caso specifico, al contrasto del traffico illecito internazionale di beni culturali.

 

Testo e foto dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Carabinieri Germania cristallo

Restituite alla Germania pregevoli opere d’arte in cristallo

Il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale restituisce alla Germania pregevoli opere d’arte in cristallo appartenenti al patrimonio artistico nazionale tedesco

Carabinieri Germania cristalloIl 5 luglio 2021, presso l’Ambasciata tedesca a Roma, il Generale di Brigata Roberto Riccardi, Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), ha riconsegnato nelle mani dell’Ambasciatore Viktor Elbling, sei vasi realizzati in pregiato cristallo, rubati al Kunstpalast, Glasmuseum Hentrich, a Düsseldorf (Germania) l’8 febbraio 2000, recuperati dai militari del Nucleo TPC di Torino al termine di un’attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Asti.

Carabinieri Germania cristallo

L’indagine, iniziata nel luglio 2020, a seguito di un’attivazione delle autorità tedesche, è stata svolta in stretta sinergia operativa con gli agenti della polizia di Düsseldorf, consentendo di localizzare e identificare i responsabili dell’estorsione tra il Piemonte e la Liguria.

I militari del Nucleo TPC di Torino hanno messo in campo una strategia mirata a individuare e monitorare il responsabile e la sua complice. La richiesta estorsiva, condotta per il museo tedesco da un esperto di settore, ha portato alla pianificazione di un incontro in una cornice di sicurezza, in cui i Carabinieri hanno potuto arrestare i due responsabili e recuperare la preziosa refurtiva.

Carabinieri Germania cristallo

I successivi sviluppi investigativi hanno permesso di ricostruire le responsabilità dei soggetti coinvolti, così da consentire il riconoscimento definitivo dei beni e la loro corretta ricollocazione.

La cerimonia di oggi dimostra come la restituzione alle collettività dei beni culturali sottratti alla pubblica fruizione garantisca la piena ricostruzione dei percorsi storici, culturali e sociali condivisi, costituendo un’ulteriore prova della straordinaria collaborazione consolidatasi, nel corso degli anni, tra il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e la Polizia federale tedesca.

Carabinieri Germania cristallo

Testo e foto dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

Carabinieri Germania cristallo
Il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale restituisce alla Germania pregevoli opere d’arte in cristallo appartenenti al patrimonio artistico nazionale tedesco

Controlli nel Golfo di Cagliari: recuperate anfore e un cannone - mitragliera

Controlli straordinari ai siti archeologici sommersi nel cagliaritano. Recuperati un cannone - mitragliera della Seconda Guerra Mondiale e preziosi reperti archeologici

Cagliari cannone mitragliera anforeDurante lo scorso mese di giugno, i Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale, dei Subacquei e della Motovedetta CC 821 “Cortellessa” di Cagliari, al fine di prevenire e reprimere gli illeciti ai danni del patrimonio paesaggistico costiero e delle bellezze naturalistiche e archeologiche delle acque della Sardegna, hanno effettuato una serie di servizi di controllo e monitoraggio straordinario dei siti archeologici subacquei della Sardegna meridionale.

Le attività sono state condotte sotto la costante supervisione e in collaborazione con funzionari e tecnici responsabili di archeologia subacquea della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari.

Durante l’attività di controllo dei siti archeologici sommersi sono stati recuperati:

    • nelle acque antistanti l’area archeologica di Nora: due anfore in terracotta del I secolo d.C. – tipo dressel 2-4 – di fabbricazione dell’area pompeiana;
    • nelle acque antistanti la località Capitana nel Golfo di Cagliari: un cannone-mitragliera polivalente di fabbricazione italiana, Breda 20/65 Mod. 1935, utilizzato durante la Seconda Guerra Mondiale sia come arma contraerea che controcarro. L’arma era impiegata, con apposito affusto, sulla maggior parte delle unità della Regia Marina. Nello specifico è risultata essere l’armamento del mercantile armato “Romagna”, nave cisterna adibita al trasporto di carburanti, requisita in data 4 ottobre 1941 dalla Regia Marina Italiana, affondato per l’esplosione di una mina il 2 agosto del 1943.

I reperti recuperati, attualmente in fase di studio da parte dei funzionari della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari, rivestono un eccezionale interesse storico-scientifico: le anfore, quale ultima testimonianza, prima dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., delle rotte commerciali percorse tra l’area pompeiana e la Sardegna, mentre il cannone-mitragliera, una volta ripulito e opportunamente restaurato, potrà essere esposto al pubblico, testimone anch’esso del nostro recente passato.

Testo e foto dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Recuperate anfore dai fondali del mare di Favignana, località Bue Marino

Località Bue Marino: i Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale recuperano importanti anfore dai fondali del mare di Favignana

I Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale di Palermo - in un’attività congiunta con la Soprintendenza del Mare, con l’ausilio dell’Arma territoriale, del Nucleo Subacquei di Messina e grazie anche all’intervento dell’equipaggio della MV CC 811 “Pignatelli” e del Battello Pneumatico CC 405 del distaccamento navale di Favignana (TP) - hanno recuperato, a largo delle acque antistanti la Località Bue Marino dell'isola di Favignana (TP), tre anfore fittili italiche del IV secolo a. C. e un’anfora fittile punica del III secolo a. C., verosimilmente appartenenti a un relitto naufragato.

L'intervento è stato sviluppato dalle unità subacquee dell'Arma e della Soprintendenza del Mare che hanno scandagliato il fondale, individuando le importanti anfore, sulla scorta delle indicazioni fornite dagli archeologi dell’Ente regionale e dai Carabinieri del Nucleo TPC di Palermo. A conclusione delle operazioni, gli antichi manufatti sono stati consegnati ai funzionari della Soprintendenza del Mare.

anfore fittili Bue Marino Favignana
I Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale recuperano importanti anfore dai fondali del mare di Favignana, in Località Bue Marino

La località del ritrovamento, ritenuta di rilevante importanza, è al vaglio degli archeologi per le relative valutazioni scientifiche poiché da un successivo studio dei materiali recuperati potranno essere acquisiti importanti indizi circa le rotte di navigazione per il collegamento lungo la costa tra le varie città mediterranee, in un periodo storico di fondamentale importanza per gli scambi commerciali.

L'attività rientra nell'ambito di una più vasta azione di prevenzione dei siti archeologici marini che i Carabinieri TPC, in sinergia con i Comandi dell’Arma della linea territoriale e in collaborazione con la Soprintendenza del Mare, conducono sistematicamente a difesa dell'importante patrimonio culturale siciliano.

I Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale recuperano importanti anfore dai fondali del mare di Favignana, in Località Bue Marino

Testo, video e foto dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Furti in chiese e conventi. I Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale restituiscono sei preziose pagine miniate

Sei pagine miniate del XIII secolo, caratterizzate da notevoli capilettera istoriati, sono state restituite alla Direttrice dell’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Pistoia, Dott.ssa Lucia Cecchi, dal Comandante del Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze, Cap. Claudio Mauti. Erano conservate presso la Chiesa di San Paolo e quella di San Francesco al Prato, l’Archivio Diocesano e le Biblioteche Capitolari Leoniana e Fabroniana.

I furti risalgono agli anni Novanta, quando furono asportati alcuni interi corali e antifonari insieme a numerose pagine strappate dalla rilegatura del volume a cui appartenevano.

Le lunghe indagini che hanno portato al recupero sono state avviate nel 2010, quando alcune pagine miniate furono poste in vendita da case d’asta internazionali e in seguito individuate grazie alla comparazione con le fotografie presenti nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal Comando TPC.

Pagine miniate
Pagine miniate recuperate dal Comando dei Carabinieri TPC. Foto Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze.

Immediate e approfondite attività investigative svolte sia in Italia che all’estero, grazie alla proficua collaborazione con gli organi di cooperazione internazionale di polizia quali Interpol, Europol e ICE (Immigration and Custom Enforcement degli Stati Uniti d’America), hanno permesso di risalire a un importante canale di “smercio” di preziosi manoscritti miniati che ricettatori specializzati utilizzavano per porli in commercio.

In particolare, due miniature avevano già attraversato illecitamente diverse frontiere, anche extraeuropee, ed erano state infine “contrabbandate” negli Stati Uniti, dove si trovavano in vendita su un sito Internet specializzato.

Pagine miniate
Pagine miniate recuperate dal Comando dei Carabinieri TPC. Foto Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze.

Un’altra invece, esportata illecitamente ma fortunatamente rimasta in Europa, era stata rubata in analoghe circostanze da un malintenzionato che si era presumibilmente presentato in qualità di studioso. La miniatura era stata già riacquistata a un’asta straniera da un ignaro collezionista italiano il quale, una volta convocato dai Carabinieri e messo al corrente della vicenda, non ha potuto fare altro che mostrare il suo rincrescimento consegnandola senza particolari opposizioni.

All’attività d’indagine è seguito poi il necessario iter giudiziario, a sua volta compendiato dalle Commissioni Rogatorie Internazionali, strumento giuridico di cui si avvalgono le diverse autorità giudiziarie nazionali per poter svolgere i propri atti d’indagine all’estero. Solo dopo il raggiungimento di una definitiva pronuncia giurisdizionale si è potuto provvedere alla restituzione degli antichi manoscritti agli enti legittimati.

Le pagine miniate barbaramente tagliate o, peggio, strappate dagli antichi corali, possono raggiungere sul mercato quotazioni di parecchie decine di migliaia di euro ciascuna, a seconda dell’epoca di realizzazione, del contesto storico-religioso, dell’abilità del miniatore e dell’eventuale presenza di decorazioni in oro, come era consuetudine in passato.

Interi volumi, miscellanee, parti interne, fogli separati e anche grossolani ritagli di singoli capilettera rappresentano una pratica predatoria estremamente distruttiva, che priva la collettività di uno dei caratteri più espressivi ed eleganti dell’ingegno umano.

Pagine miniate
Pagine miniate recuperate dal Comando dei Carabinieri TPC. Foto Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze.

Testo e foto dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale