Fatma Naït Yghil Direttrice del Museo Naziona­le del Bardo di Tunisi

Comincia il ciclo di con­ferenze “Il Mediterraneo al centro degli incroci di civiltà” con Fatma Naït Yghil

IN OCCASIONE DELLA GRANDE MOSTRA “ LE CIVILTÀ E IL MEDITERRANEO”
 UN CICLO INTERNAZIONALE DI CONFERENZE 
 
OSPITI DI RILIEVO DEL PANORAMA ARCHEOLOGICO E CULTURALE ITALIANO ED ESTERO, NELLA SEDE DELLA FONDAZIONE DI SARDEGNA, PER METTERE A FUOCO INCROCI, ANALOGIE E CONTAMINAZIONI TRA CIVILTA’ INTORNO AL MEDITERRANEO.
 
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PRIMO APPUNTAMENTO il 9 APRILE CON 
 
Fatma Naït Yghil
Direttrice del Museo Naziona­le del Bardo di Tunisi 
 
 “La Provincia romana d’Africa e il bacino del Mediterraneo: tempo libero e intrattenimento nel segno dell’omologazione"
Cagliari, 9 aprile 2019 ore 17.30
Fondazione di Sardegna - Via San Salvatore da Horta, 2
Fatma Naït YghilDirettrice del Museo Naziona­le del Bardo di Tunisi
Prende il via martedì 9 aprile a Cagliari presso la sede di Fondazione di Sardegna il ciclo di con­ferenze “Il Mediterraneo al centro degli incroci di civiltà”: una serie di appuntamenti organiz­zati nell’ambito della mostra “Le Civiltà e il Mediterraneo” - in corso fino al 16 giugno nella doppia sede di Palazzo di Città e del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari - che vedrà come relatori importanti personalità del panorama archeologico, culturale ed accademico italiano ed inter­nazionale.
Fatma Naït Yghil (Direttrice del Museo Nazionale del Bardo di Tunisi), Giorgio Ieranò (Professore Ordinario di letteratura greca, Università degli Studi di Trento), Paolo Giulierini (Diret­tore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli) e Frederik Mario Fales (Professore Ordinario di Storia del Vicino Oriente antico e di Filologia Semitica, Università degli Studi di Udine) saranno in­fatti i protagonisti di interventi che andranno ad arricchire, tra i mesi di aprile e giugno 2019, il pro­gramma de “I Pomeriggi della Fondazione”, momenti di approfondimento culturale proposti dalla Fondazione di Sardegna.
Fatma Naït Yghil Direttrice del Museo Naziona­le del Bardo di Tunisi
L’iniziativa si svolge in stretta collaborazione con gli altri promotori della grande mostra inter­nazionale recentemente inaugurata - la Regione Sardegna, il Mibac-Polo Museale della Sardegna, Musei Civici di Cagliari ed il Museo Statale Ermitage, con il supporto di Ermitage Italia - che propone un corpus espositivo di oltre 550 reperti provenienti da prestigiosi musei internazionali, quali il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, il Museo Nazionale del Bardo di Tunisi, il Museo Archeologico di Salonicco, il Museum for Pre-and Early History di Berlino e da istituzioni museali italiane come il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e i Musei Archeologici Nazionali di Cagliari, Sassari e Nuoro.
Il ciclo di incontri mira a dare ulteriori spunti di riflessione sulle connessioni, i contatti, le analogie e le differenze nello sviluppo delle culture e delle civiltà afferenti al Mare Mediterraneo e sui collegamenti 
con l’Oriente e il Caucaso dal Neolitico all’Età del Bronzo - cuore dell’esposizione - fino all’affermazione romana. Il tutto con un occhio di riguardo alla Sardegna (per la quale si sta definendo un incontro specifico) che ha sviluppato la peculiare cultura nuragica, ma che pure mostra relazioni significative con le altre civiltà e comunque al centro di importanti scambi e contatti.
Ospite d’eccezione del primo appuntamento sarà Fatma Naït Yghil, direttrice del Museo Naziona­le del Bardo di Tunisi, che parlerà de “La Provincia romana d’Africa e il bacino del Mediterraneo: tempo libero e intrattenimento nel segno dell'omologazione”.
Salito alla ribalta delle cronache internazionali a seguito del sanguinoso attentato perpetrato dall’Isis il 18 marzo 2015 - attentato che ha anche provocato 22 vittime e oltre 40 feriti - il Museo Nazionale del Bardo è il più antico museo del nord Africa e ospita una delle più straordinarie raccolte archeologiche al mondo, vantando soprattutto una ineguagliabile collezione di mosaici di epoca romana, di cui alcuni esemplari sono stati eccezionalmente prestati per la mostra in corso.
In particolare, tra le opere giunte da Tunisi ed esposte al Museo Archeologicio Nazionale di Cagliari in dialogo con la collezione permanente - oltre a sculture e importanti manufatti - anche due mosaici del II-III sec. d.C., entrambi raffiguranti due “Lottatori nudi in presa provenienti dalla terme di Ghigti.
Fatma Naït Yghil Direttrice del Museo Naziona­le del Bardo di TunisiFatma Naït Yghil Direttrice del Museo Naziona­le del Bardo di Tunisi
Grazie all’intervento della Direttrice del Bardo – moderato da Manuela Puddu, funzionaria archeologa del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari - il pubblico avrà l’occasione di conoscere meglio un aspetto affascinante della cultura romana, quello del tempo libero e dell’intrattenimento: non una semplice occasione di svago, quanto una modalità attraverso cui affermare superiorità e potere da parte dei romani.
Intorno la metà del III secolo d.C. vi erano oltre 100 anfiteatri in tutto l’impero, 32 nella sola provincia d’Africa: è semplice capire quanto i giochi rappresentassero un forte elemento di ro­manizzazione,
un mezzo attraverso il  quale inglobare le società locali ed assoggettarle al potere imperiale. Una presenza tanto significativa di arene nei territori nordafricani può essere spiegata tenendo conto di un fattore importante nell’industria dei giochi, specialmente in quelli venatori: nelle venationes, spettacoli che ricreavano scene di caccia, ottenere animali esotici dagli angoli più remoti dell’impero rappresentava un’ostentazione di ricchezza e potere da parte dell’imperatore, che cosi aveva l’occasione di mostrare al popolo animali che altrimenti non avrebbe mai visto. Le terre della provincia d’Africa abbondavano tanto di rinoceronti, orsi, pantere e leoni tali da rendere l’approvvigionamento di animali per la vendita a circhi ed anfiteatri un’attività alquanto reddi­tizia, al punto che vi furono personaggi che giunsero a farsi una buona reputazione in questo campo: è il caso di Olimpo, cantato dai poeti africani come uomo dal viso amato da coloro che “ap­prezzano l’ebano e l’ombra violetta che orna i prati verdeggianti”…
Fatma Naït Yghil Direttrice del Museo Naziona­le del Bardo di Tunisi
Tutti gli appuntamenti si svolgeranno presso la sede della Fondazione di Sardegna in Via San Salvatore da Horta, 2 a Cagliari.
L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti disponibili; per informazioni [email protected]mostracagliarimediterraneo.it
 
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FATMA NAÏT YGHIL
Fatma Naït YghilDirettrice del Museo Naziona­le del Bardo di Tunisi
Direttrice Generale del Museo Nazionale del Bardo e già Responsabile Ricerche Storia e Archeologia Romana presso l’Istituto Nazionale del Patrimonio di Tunisi, Fatma Naït Yghil è Responsabile scientifica della Collezione dei Mosaici e Sculture del Museo Nazionale del Bardo di Tunisi. 
Laureata presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Tunisi con un master in Storia e una tesi sugli spettacoli in Africa in epoca romana, vanta anche un Diplome d’Etudes Approfondisse (DEA) in Storia e archeologia antica con uno studio sulle “Pratiche sportive e spettacoli dei giochi atletici e di pugIlato in Africa nell’epoca romana” e un Dottorato in Storia Antica e Archeologia Antica dedicato alla “Ricerca sugli svaghi e spettacoli nell’Africa in epoca romana”.
È autrice di numerosi articoli sullo sport, sui giochi e sulle attività legate al tempo libero nell’Africa romana e sul Museo Nazionale del Bardo. 
Ha partecipato, con altri autori tunisini e stranieri, alla realizzazione del libro sul Bardo in omaggio alle vittime del 18 marzo 2015 sotto la guida del Sig. Samir Aounallah: “Un monumento, un museo, io sono il Bardo”. 
Docente presso la Facoltà di Scienze Umane e Sociali di Tunisi ha diretto diverse tesi e progetti di laurea per i corsi di diverse facoltà di Tunisi.
Ha ricoperto importanti ruoli istituzionali come Segretario Generale dell’ufficio ICOM Tunisia ed è membro dell’ufficio ICOMOS Tunisia.
Ha più volte curato o coordinato mostre temporanee come: commissario tunisino per la mostra “Il Bardo ad Aquileia”, coordinatrice franco-tunisina per la mostra “Lieux Saints Partages”, in partenariato con il MUCEM, Museo delle Civiltà Europee e il Mediterraneo e l’Istituto Nazionale del Patrimonio, Museo Nazionale del Bardo, commissario della mostra sul sito archeologico di Dougga presso la sede dell’UNESCO a Parigi,  in occasione del 20° anniversario dell’iscrizione del sito nella Lista del Patrimonio Mondiale.
Testo e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International

Cagliari: mostra "Segni e memorie nelle incisioni di Paladino"

A Cagliari un omaggio alla poetica immaginifica di Mimmo Paladino e al suo rapporto incantato e sempre nuovo con l’arte grafica.
L’incontro magico tra parola e scrittura e il confronto con i grandi della letteratura di tutti i tempi.

Cagliari, Musei Civici-Palazzo di Città
15 dicembre 2016 – 12 marzo 2017

Don Chisciotte 2005
acquatinta
lastre n.4, 500x360 mm.

In più occasioni i Musei Civici di Cagliari hanno prestato attenzione e interesse al mondo dell’arte grafica, così come hanno dimostrato una particolare sensibilità verso l’opera di Mimmo Paladino - tra i massimi artisti figurativi italiani contemporanei, esponente della Transavanguardia – acquistando per le collezioni civiche nel 2012 cinque sculture del ciclo dei Dormienti che ora accolgono i visitatori nella vasche d’ingresso della Galleria Comunale d’Arte.
Il rapporto di Mimmo Paladino (1948, Paduli-BN) con l’opera grafica è davvero intrigante, come da sempre nella storia dell’arte lo è il rapporto tra la parola e l’immagine: una relazione verso la quale Paladino, artista poliedrico e affabulatore, ha mostrato negli anni un’attrazione del tutto particolare grazie anche alla sua formazione, nutrita sia d’arte figurativa che letteraria.
Le sperimentazioni e le invenzioni che egli attua nell’opera grafica, seguendo non tanto le “regole dell’incisione” quanto il suo arbitrio fantastico e visionario, così come le collaborazioni con poeti e scrittori per la realizzazione di tanti preziosi libri d’arte, attraversano più di trent’anni della sua attività, con atteggiamenti ideativi e
realizzativi che sembrano mutare dinanzi a ciascun procedimento tecnico utilizzato: dall’acquaforte all’acquatinta, dalla xilografia alla serigrafia, dalla litografia alla puntasecca.
La mostra che si tiene dal 15 dicembre al 12 marzo 2017 a CagliariPalazzo di Città - Musei Civici, promossa dal Comune di Cagliari e da Casa Falconieri, con il sostegno della 
Regione Sardegna e della Fondazione Banco di Sardegna – ripercorre l’avventura grafica di Mimmo Paladino a partire dalla metà degli anni ’90, attraverso la selezione di circa  ottanta opere (prestate da Editalia - storica casa editrice romana, dal 1991 parte del Gruppo Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato - e da Colophon Arte) con due inediti per l’Italia,
che mettono in luce quanto sia congeniale all’artista campano questo mezzo espressivo per una “completa e approfondita manifestazione del suo particolare e segretomondo immaginativo”,
come ben sottolinea Enzo Di Martino, profondo conoscitore dell’arte di Paladino e autore del catalogo della mostra.
Il progetto dell’esposizione, curato da casa Falconieri, che da oltre 35 anni opera nel campo della ricerca e della sperimentazione nelle arti visive e in particolare nell’arte incisoria, è una delle tante iniziative culturali che questa realtà, attiva in Sardegna, ha messo in atto con lo scopo di valorizzare l’arte grafica e il potenziale sardo.
Parte del progetto “I luoghi del segno” - che nasce con i Musei Civici di Cagliari nel 1997 e che ha visto numerose collaborazioni internazionali - la mostra fa seguito all’esposizione delle opere grafiche di Mimmo Paladino tenutasi a Bilbao nel 2014 nell’ambito del Festival dell’inicisione (FIG Bilbao), realtà ormai affermata a livello internazionale anch’essa affermata a livello internazionale anch’essa ideata da Casa Falconieri.
Paladino trova nell’arte grafica, che considera indipendente e altrettanto rilevante rispetto alla pittura o alla scultura, una libertà espressiva e sperimentale inesauribile. Sente la necessità di lavorare dentro la materia, mischiando tecniche incisorie diverse sulla stessa pagina, materiali e assemblaggi complessi, fino a impadronirsi della matrice.
Vuole farsi trasportare, nel confronto con la poesia e con i più grandi testi letterari di tutti i tempi o nel gioco che egli avvia con la parola, in una dimensione “altra”, in cui evocare i propri sogni.

Adonis - non ha età il segreto che racconta di noi 2009
serigrafia, collage, acetato
misura 395x295 mm.

 
 
Già in Quattro testi sacri per il terzo millennio (1994), incisioni originali associate a testi religiosi scelti da altrettanti poeti, così come nelle dodici tavole dedicate al poeta siriano Adonis e raccolte in ADONIS Non ha età il segreto che racconta di noi (2011) – tutte realizzate in collaborazione con la casa editrice Colophon Arte - Paladino riesce a suggerire nuove prospettive di lettura attraverso immagini dal taglio inedito e sorprendente, esaltando una parola o un passaggio dei testi reinterpretati con grande forza espressiva e profonda efficacia narrativa.
Lo stesso vale per Italia (2009), quattro incisioni all’acquaforte e una puntasecca, che accompagnano frammenti di Jorge Luis Borges dedicati a Dante.
Ma è soprattutto in Ombre (Editalia) - straordinario libro d’artista realizzato a quattro mani con il fotografo Ferdinando Scianna - e nella sorprendente impresa editoriale del Don Chisciotte (Editalia),
realizzata nel 2005 nell’ambito del più ampio progetto sul personaggio di Cervantes, che Mimmo Paladino manifesta l’irrinunciabile complessità del suo immaginario, riuscendo forse a dare forma visiva perfino alla sua concezione del mondo.
Ombre, cui è dedicato un intero piano espositivo a Palazzo di Città, è una lunga sequenza di incisioni (42) e fotografie (30), un “leporello” che si srotola per 24 metri come una pellicola cinematografica, in cui le opere grafiche di Paladino si alternano alle fotografie di Scianna, creando un percorso di riflessione sul tema dell’ombra e della luce. I diversi elementi instaurano un dialogo artistico di indubbia forza espressiva,
indagando i misteriosi rimandi culturali e poetici e sviluppando un discorso intorno al tema del doppio.
L’Ombra seduce e minaccia, sfugge a qualsiasi trappola” scrive Corrado Bologna. “Rimane testardamente incollata al corpo: certifica, saldata al suolo, la caduca, mortale presenza nostra e delle cose.
Non si può, proprio non si può, in questo mondo, ‘non avere un’ombra’. Non può alcun essere umano, giacché guarda impotente, con timore, il proprio sdoppiamento imperfetto che scivola al suolo, dal lato opposto ai raggi del sole”.
In Don Chisciotte – 45 tra incisioni all’acquaforte e acquatinta, acqueforti e collages e quindici impressioni tipografiche - Mimmo Paladino si fa sedurre dal personaggio tratteggiato nel libro di Cervantes.
Le immagini dell’artista dialogano con i versi del poeta Giuseppe Conte, che narra “l’eroe mitico mediterraneo”.
Qui parlare di illustrazione è davvero riduttivo: l’artista non “illustra” il Don Chisciotte, ma dialoga e gioca con il libro, l’autore e i personaggi, facendo insistentemente emergere il suo personale mondo visionario.
«Credo che il sogno di Don Chisciotte, alimentato dalla fantasia dell’immaginario, sia l’unico mondo possibile – scrive Paladino in proposito - è l’utopia vincente. Il folle in realtà non è folle. La pazzia è altrove”.
E
splosione di colori, scarnificazione del segno: Paladino “riscrive” il romanzo spagnolo con gli strumenti dell’arte figurativa, sfruttando la sua profonda conoscenza dei procedimenti tecnici della grafica per accentuare le possibilità espressive ed evocative del segno e del colore. Don Chisciotte smetterà di fare il cavaliere “perché in questo mondo di bombe e di spingarde non c’è più posto per la cavalleria”: Paladino sente l’attualità del messaggio
“ma la mia speranza – conclude - è che la sua follia sia davvero contagiosa».
Insomma se l’amore per la letteratura ha spinto il maestro della transavanguardia a confrontarsi con alcuni capolavori della letteratura mondiale di tutti i tempi - dall’Agamennone di Eschilo alla Divina Commedia, dall’Ulisse di Joyce a La luna e i falò di Pavese - è il Don Chisciotte che lo affascina, inducendolo a nuovi sogni e fantasie.
Ed è infatti il visionario cavaliere della Mancha, trasportato questa volta nella terra d’origine dell’artista - il Sannio - il protagonista della prima opera cinematografica, di Mimmo Paladino, presentata nel 2006 al Festival del Cinema di Venezia e ora inserita nel percorso della mostra a Cagliari.
Quijote, con Peppe Servillo nel ruolo del protagonista e Lucio Dalla nei panni di Sancho Pancha, liberamente ispirato al romanzo El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha di Cervantes, è innanzitutto un “poema visivo” - come lo definisce Enzo Di Martino - in cui il paesaggio, il territorio agricolo e industriale della provincia di Benevento non lontano da Paduli, viene caricato di elementi simbolici; una trasposizione pittorica – con citazioni continue da Pasolini a Tarkvoskij – che si avvale di un taglio teatrale e di immagini statiche all’interno di scenografie, in cui appaiono le stesse opere di Mimmo Paladino ma anche riferimenti a Caravaggio e Jacques-Louis David.
Un mondo di rimandi, di suggestioni, di immaginazioni funamboliche a creare un universo in cui, forse, lo spirito cavalleresco ha ancora possibilità di esistere.
In mostra anche un grande torchio per una sezione laboratoriale che si preannuncia molto frequentata.
Laboratori di incisione sono previsti il 22 gennaio, il 5 e il 19 febbraio, il 5 e il 12 marzo dalle 10:30 alle 13:00 (gruppi max 8 persone, solo adulti).
È richiesta la prenotazione a Palazzo di Città
(tel. 070 6776482 - [email protected]museicivicicagliari.it).

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Testo e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International


Cagliari: gli Spazi dell'Arte

Gli Spazi dell’Arte
La Collezione di Arte Contemporanea di Cagliari

Cagliari, fino al 30 ottobre, Palazzo di Città
spazi dell'arte

In contemporanea con il focus dedicato a Rosanna Rossi dal 22 luglio a Cagliari, a Palazzo di Città, con la mostra “Gli Spazi dell’Arte” prende forma il progetto dei Musei Civici, curato da Anna Maria Montaldo, finalizzato alla totale esposizione della Collezione d’Arte Contemporanea, una delle più rilevanti e complete raccolte pubbliche in Italia che esplora l’arte degli anni Sessanta e Settanta.

È particolarmente importante valorizzare quella straordinaria esperienza che vide Cagliari e l’allora direttore della Galleria Comunale d’Arte, Ugo Ugo, impegnati tra il campo della ricerca e il campo sociale dell’arte, in quella tensione nella quale, per citare Vittorio Fagone, “non vengono cercati nuovi soggetti di ‘rappresentazione politica’. Ma modelli inediti di comunicazione e di fruizione”. Oggi come allora Cagliari rimette al centro l’arte contemporanea con progetti di arte pubblica e nuove acquisizioni che le restituiscono un ruolo attivo nel dibattito nazionale.
La raccolta è il frutto di un’ambiziosa e fortunata impresa che si proponeva di documentare a Cagliari, con opere acquistate direttamente dal Comune, i più significativi indirizzi della ricerca contemporanea in campo nazionale ed europeo. La Città e il suo patrimonio artistico si allineavano, così, alle più avanzate esperienze
della penisola, prima fra tutti quella di Torino che, in quegli anni, con il Museo Sperimentale, era certo uno dei poli più vivi del nostro Paese.
Nonostante il decentramento la Sardegna e Cagliari, particolarmente, agiva nella continuità di quello spirito “curioso” e di quel terreno fertile e innovativo che avevano animato il capoluogo isolano dal 1965 con il Gruppo Transazionale. Ugo Ugo poté avvalersi di una vera e propria squadra di esperti.
Fondamentale fu la collaborazione con Aldo Passoni, allora vicedirettore dei Musei Civici di Torino, Antonello Negri, Zeno Birolli, Vittorio Fagone, Leonardo Capano e Salvatore Naitza al quale spettò la selezione degli artisti sardi. Un ruolo importante ebbe anche l’Università di Cagliari nella quale insegnavano personalità del calibro di Gillo Dorfles, Corrado Maltese e Marisa Volpi che collaborarono con convinzione alla costruzione di un “Centro pubblico d’arte contemporanea”.
Le opere della raccolta sono datate tra il 1963 e il 1974, anni durante i quali molti artisti, pervasi dallo “spirito del ’68”, riflettevano sulla destinazione dell’opera, sul senso del proprio ruolo, sulla propria collocazione nella società. Nel 1968 la Biennale di Venezia venne ampiamente contestata, la Triennale occupata.
Alle istituzioni non si perdonava il fatto che non riuscissero a svolgere un ruolo di promozione dell’arteaperto e vivo.
Il successivo cambiamento culturale degli anni Ottanta, che in Italia è testimoniato dalla Transavanguardia, dal Neoespressionismo in Germania e dal Graffitismo negli Stati Uniti, può essere visto come una delle cause del fallimento di alcune di quelle esperienze artistiche e culturali, certo la fine del concetto di avanguardia.
La completa fruizione della Collezione è oggi possibile nel succedersi delle sezioni: astrazione e pittura analitica, arte pop, arte concettuale e arte povera, arte minimal, arte cinetica e programmata.
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Testo e immagine da Ufficio Stampa Villaggio Globale International


Cagliari: prorogata la mostra "Eurasia, fino alle soglie della storia"

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STRAORDINARIA PROROGA DELLA MOSTRA DI CAGLIARI CHE STA FACENDI REGISTRARE UN SUCCESSO DI PUBBLICO E CRITICA: “EURASIA, FINO ALLE SOGLIE DELLA STORIA” RESTERA’ APERTA FINO AL 29 MAGGIO, GRAZIE AL CONSENSO DEI PRESTATORI E IN PARTICOLARE DEL
DEL MUSEO STATALE ERMITAGE, CHE HA CONCESSO 377 PREZIOSI PEZZI DELLE SUE COLLEZIONI

Cagliari, 9 aprile 2016

Finalmente si può annunciare.
La mostra "Eurasia, fino alle soglie della storia", in corso a Cagliari  a  Palazzo di Città - che avrebbe dovuto chiudere domenica 10 aprile - prorogherà la sua apertura fino al 29 maggio prossimo. La conferma è arrivata ieri con l'ok di tutti i musei prestatori e soprattutto con il consenso del Museo Statale Ermitage e del Ministero russo che hanno  acconsentito a far permanere a Cagliari le 377 preziosissime opere delle collezioni del museo di San Pietroburgo, testimonianza delle civiltà del  Caucaso tra il v e il I millennio a. C., prestate per questo evento.
Una mostra eccezionale - promossa dal Comune di Cagliari e dal Museo Statale  Ermitage con il Mibact-Soprintendenza Archeologia Sardegna e Polo Museale della Sardegna, con la Regione Sardegna e la Fondazione di Sardegna in  collaborazione con Ermitage Italia, curata da Yuri Piotrovsky, Marco Edoardo Minoja e Anna Maria Montaldo. Un'operazione  imponente che, nata dalla collaborazione con il Museo russo, ha chiuso con successo l'avventura di Cagliari Capitale Italiana della  Cultura 2015, dando l'avvio ad altri importanti progetti che si svilupperanno nei prossimi anni nel quadro del protocollo d'intesa con l'Ermitage.
La mostra, che ha visto file di visitatori in attesa di ammirare i circa 500 reperti esposti - con straordinari oggetti d'oro, gioielli in pietre dure e denti di animali, terracotte e manufatti in pietra e bronzo, espressione  della grande rivoluzione del Neolitico e del flusso e dell'intreccio di culture ed esperienze - conduce i visitatori a ripercorrere, dai popoli del Caucaso alla civiltà nuragica, un’epoca cruciale, attraverso le testimonianze di ricchissime civiltà. Queste società costituirono l’avanguardia nelle  trasformazioni culturali, presentando aspetti di eccezionale novità in quella
fase di grande evoluzione del pensiero, delle capacità, delle tecniche e , ciascuna per il proprio specifico comparto geografico, seppe costruire ponti e forme di contatto, a livello continentale e a livello  mediterraneo, tali da assicurare una posizione preminente nelle dinamiche di
scambio e circolazione delle idee, dei saperi, delle innovazioni culturali e  tecnologiche.
La proroga, attesa soprattutto dalle scuole, che numerose chiedono di vistare l'esposizione soprattutto in questi mesi, darà modo anche ai turisti - affascinati da un città che si rivela  in questi anni completamente trasformata e rivitalizzata - di godere di un'esposizione anche cui la stampa nazionale (oltre che il pubblico) ha decretato il successo: riconoscendone l'eccezionalità, con opere in gran parte mai esposte in Italia, contributi scientifici trasversali e multidisciplinari ben espressi nei saggi in catalogo (Silvana editoriale) e  un taglio contemporaneo e assolutamente innovativo nell'allestimento - curato dal creativo Angelo  Figus - che avvicinano l'archeologia al sentire moderno.
Dunque si attendono nuovi afflussi straordinari a Palazzo di Città, considerando anche l’appuntamento del 1 maggio
con la grande festa di Sant’Efisio che porterà a Cagliari fiumi di partecipanti e di turisti.

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Testo e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International