Sala dei Bronzi di Riace Paolo Moreno

Il MArRC rende omaggio a Paolo Moreno; Malacrino: «Ci lascia un grande studioso dei Bronzi di Riace»

Il MArRC rende omaggio a Paolo Moreno

Malacrino: «Ci lascia un grande studioso dei Bronzi di Riace»

Sala dei Bronzi di Riace Paolo Moreno«La scomparsa, questa mattina a Roma, di Paolo Moreno lascia sgomenti. Sia per l'uomo, dalle nobili qualità umane, sia per lo studioso e l'archeologo, il cui contributo sui Bronzi di Riace resterà di fondamentale importanza per la ricerca scientifica».

Così Carmelo Malacrino, direttore del MArRC, commenta la notizia della morte dell’archeologo e storico dell’arte di origini friulane, la cui ricerca scientifica è indissolubilmente legata alle due statue.

«Paolo – continua Malacrino - ci lascia a un anno dal cinquantesimo anniversario del ritrovamento dei Bronzi, in un momento in cui le fasi per la celebrazione dell'evento stanno per determinarsi. La sua assenza si farà sentire. È a Paolo Moreno, infatti, che si deve il primo studio scientifico sui Bronzi di Riace, oggetto di curiosità e interesse da parte dei più grandi studiosi. Moreno è stato il primo a intuire l’importanza delle nuove frontiere aperte dal mondo delle scienze applicate, in primis le analisi delle terre di fusione che hanno indicato la città di Argo, nel Peloponneso, come probabile area di produzione delle due sculture. Il suo nome, ne sono certo – conclude- non sarà dimenticato dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e da tutto il mondo della cultura».

Per Paolo Moreno quei due straordinari capolavori, ‘originali’ del V secolo a.C. dalla bellezza mai vista prima, sono espressione di ‘un’arte che il rinascimento non ha mai neanche sfiorato’. Così lui stesso definiva i Bronzi di Riace nel documentario di Sky Arte andato in onda nel 2016, all’indomani della riapertura al pubblico del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.

Al 2002 risale, infatti, il suo celebre volume ‘I Bronzi di Riace, il Maestro di Olimpia e i Sette a Tebe’, edito per Electa, in cui una serrata analisi storico-artistica e letteraria ha portato l’archeologo friulano ad identificare i due Eroi di Riace con due delle numerose statue che costituivano il monumento eroico (heroon) dei Sette a Tebe e dei loro epigoni, posto sull’agorà di Argo ed eretto dagli Argivi all’indomani della vittoria di Oinòe contro gli Spartani (456 a.C.).

Secondo Moreno, il Bronzo A rappresenterebbe l’eroe Tideo, opera di Ageladas il Vecchio, mentre il Bronzo B, l’indovino Anfiarao, opera di Alkamenes di Lemno, gli stessi maestri a cui sarebbe da attribuire la decorazione scultorea del tempio di Zeus a Olimpia.

Molte delle ipotesi di Moreno sulle due statue di Riace sono state oggi integrate o superate da nuove acquisizioni scientifiche, ma rimane attuale la sua lezione di metodo, sull’importanza di interpretare insieme, in maniera sinottica, i dati storico-artistici, quelli letterari e quelli archeometrici.

Moreno è stato allievo di grandi maestri dell’archeologia italiano del calibro di Ranuccio Bianchi Bandinelli, Doro Levi e Giovanni Becatti. Ha diretto l’Istituto di Archeologia dell’Università di Bari e dal 1992 è stato ordinario di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana all’Università di Roma Tre.

Paolo Moreno è stato soprattutto un instancabile divulgatore della conoscenza del mondo antico, dai grandi maestri della classicità (Fidia e Prassitele soprattutto) alle grandi trasformazioni artistiche del mondo ellenistico e romano.

Alla famiglia e agli affetti del prof. Moreno le più sentite condoglianze da parte di tutto il personale del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.

Reggio Calabria, 05-03- 2021

Testo e foto dalla Direzione Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria


“Critica d’Arte” è viva - Viva la critica d’arte!

L’ultimo numero sta poggiato sugli scaffali della biblioteca d’indirizzo, e gli altri, a ritroso, riempono un intero cassetto dello schedario.

Foto di Erol Ahmed

Quando ti affacci agli studi accademici di Storia dell’Arte, consultare riviste come “Paragone” o la “Critica d’Arte” è come per un astronauta sentire il primo conto alla rovescia. Fino a quel momento hai avuto come guida solo i manuali; magari qualche monografia seria. La grande avventura dell’arte e degli artisti te la sei sentita raccontare, come i genitori raccontano l’universo ai bambini. L’hai classificata e mandata a memoria. Nomi, epoche, provenienze.

Eppure non ne sai nulla. Quando e come abbiamo cominciato a interessarci di Caravaggio? Quella tavola passata all’asta può far parte di un noto polittico? E come si fa a stabilirlo? Attraverso quali passaggi si ricostruisce il rapporto tra l’Ars Nova fiamminga e il Rinascimento Italiano?

Critica d'arte critica arte
Foto di Davide Cantelli

Numero dopo numero le riviste di settore espongono la disciplina nel suo progredire e costruirsi, nel ricomporre contraddizioni, giungere a sintesi e rimettere tutto in discussione. Il tutto condito da dissapori non celati, dispute animate e animose, qualche colpo di scena.

Le riviste come “Critica d’Arte” sono state per molti decenni il palcoscenico dove i grandi studiosi si sono potuti esibire, con toni anche accesi e sopra le righe. Prima delle “capre” e dei completi sgargianti che hanno reso “pop” parlare di arte attraverso la televisione lo spettacolo si svolgeva su queste pagine; gli spettatori erano di meno, ma la sagacia e l’azzardo non sono mai mancate.

E nulla di quello che vediamo oggi, nel bene e nel male, sarebbe stato possibile senza “Critica d’Arte”. Fondata nel 1935 da Carlo Ludovico Ragghianti, insieme a Ranuccio Bianchi Bandinelli; nel 1938, per due anni, imbarca anche un rampantissimo Roberto Longhi. Da subito la rivista si distingue per l’ampiezza degli argomenti trattati, dall’arte della preistoria, fino al cinema e al design.

Carlo Ludovico Ragghianti

L’intento è quello di aprire le gabbie delle discipline e lasciar vivere ogni fenomeno dentro un contesto vasto e vero, molto più indicativo e interessante delle astrazioni accademico-filologiche.

Una visione d’avanguardia che ha saputo diventare solida tradizione nei decenni seguiti alla sua fondazione; una storia che rischiava di interrompersi. Nel 2018 infatti chiude l’attività fiorentina dell’Università Internazionale dell’Arte, istituzione alla cui nascita Ragghianti collabora e proprietaria della testata.

Per fortuna l’acquisizione da parte della Fondazione Ragghianti ha permesso la continuità di questa eccezionale avventura. Anzi, un nuovo inizio: il 2020 saluta i numeri 1 e 2 di una nuova serie che si apre sotto i migliori auspici. Da una parte la volontà di mantenere inalterata l’idea originale di Ragghianti, nella sua apertura ad ogni aspetto del dibattito intorno all’arte, dall’altra la volontà di espandere ancora gli orizzonti della rivista, aprendo il comitato scientifico a studiosi di profilo internazionale.

Critica d'arte critica arte
Foto di Andrew Neel

Cosa si trova in questo primo doppio numero? Tutto quello che ci si aspetta: una riflessione sul centenario del Bauhaus (Il Bauhaus, un secolo dopo. Nota breve Francesco Gurrieri)  insieme a incursioni in un Alto Medioevo ancora affollato di domande più che di risposte (Il “gioiello di Gisulfo” a Cividale del Friuli Marco Collareta) per passare a digressioni extra-europee (Antichi strumenti musicali dell’Africa Nera Ezio Bassani), sempre più rilevanti per comprendere un mondo globalizzato, senza trascurare un’approfondimento su Licini (Su un dipinto astratto di Osvaldo Licini: chiarificazione Mattia Patti)

È consolante sapere che un patrimonio come “Critica d’Arte” non andrà disperso, che l’ultimo numero continuerà a stare poggiato sugli scaffali delle biblioteche a solleticare la curiosità di tanti studenti, o sulle caotiche scrivanie degli “addetti al settore”. Per dare loro un po’ di brio, come un caffè  forte, per solleticare la loro ambizione e offrire uno squarcio nel grigio della normale amministrazione.
Per stimolare uno spirito polemico quel tanto che basta per mordere nel contemporaneo e non perdere l’esercizio della critica (e dell’autocritica).
Perché la storia dell’arte senza la sua critica è una scienza sempre affascinante ma fredda e lontana; invece attraverso le pagine di “Critica d’arte” torna ad essere contemporanea, attuale, rilevante. Fonte di domande necessarie e di risposte competenti ai problemi di oggi; come la riflessione sulle vicende seguite all’incendio di Nôtre-Dame che apre l’editoriale e inaugura la nuova serie.

Critica d'Arte critica arte
La copertina con i numeri 1 e 2 della nuova serie della rivista di settore Critica d'Arte, edita da Le Lettere