Guerre Persiane Temistocle

Guerre persiane: a 2500 anni dalle battaglie delle Termopili e di Salamina

Ad Agosto e Settembre di quest'anno ricorrono 2500 anni da due celebri scontri delle Guerre persiane, le Termopili e Salamina: ripercorriamone rapidamente la storia. Del celebre Impero Persiano, divenuta una potenza dalle dimensioni molto vaste grazie alle conquiste di Ciro il Grande e del figlio Cambise, conosciamo le strutture amministrative e una particolare vocazione per gli affari di politica estera. A re Dario, successore di Cambise, Erodoto (Storie, III 89) fa risalire la suddivisione del regno in venti satrapie, che consentiva una cospicua retribuzione annua di talenti d'argento.

Erodoto, con le sue Storie, è una fonte essenziale per le Guerre Persiane. Foto © Marie-Lan Nguyen / Wikimedia Commons, in pubblico dominio

Le origini del conflitto tra Greci e Persiani risalgono agli scontri avvenuti sulle coste della Ionia, dove gli abitanti, stanchi di subire continue vessazioni dai dominatori persiani e desiderosi di riconquistare la propria libertà, decisero di armare una rivolta capeggiati da Aristagora di Mileto, tiranno della città. È il 499 a.C.

Consapevole di non poter battere i nemici da solo, chiede dapprima aiuto a Sparta, da cui comunque ebbe un secco rifiuto; rivolgendosi alle città di Atene ed Eretria, trova una migliore accoglienza grazie anche alla comune origine ionica. Atene invia venti navi, Eretria ne invia cinque. Lo scontro navale avviene a Lade nel 494, isoletta a largo delle coste di Mileto. Sbaragliato il contingente greco, la città di Mileto, promotrice della rivolta, viene rasa al suolo e una parte degli abitanti vengono deportati in Babilonia.

Il 491 è l'anno della spedizione punitiva che Dario organizza contro quei greci, soprattutto gli ateniesi, che avevano osato intromettersi in faccende non di loro pertinenza.
Nella primavera del 490, arrivati nelle Cicladi, i Persiani comandati dai generali Dati e Artaferne non ebbero grandi difficoltà a sottomettere le popolazioni isolane. Fu la volta di Eretria, conquistata e data alle fiamme. Non restava che dirigersi verso Atene e completare la vendetta.

Guerre persiane: la battaglia di Maratona

La piana di Maratona costituisce il punto di passaggio migliore che, da Eretria, conduce ad Atene. Qui sbarcarono 20000 Persiani, ad attenderli circa 7000 opliti comandati dal polemarco Callimaco e da dieci strateghi, tra i quali figura Milziade. Unica città ad inviare aiuti fu Platea.

Elmo di Milziade, uno dei protagonisti delle Guerre Persiane, dal Museo Archeologico di Olimpia. Presenta l'iscrizione ΜΙΛΤΙΑΔΕΣ ΑΝΕ[Θ]ΕΚΕΝ [Τ]ΟΙ ΔΙ. Foto di Oren Rozen, CC BY-SA 3.0
Con il supporto di un contingente di 1000 opliti, gli Ateniesi affrontarono i nemici prima che potessero avvicinarsi alla città.
Nonostante le pesanti armature di cui erano dotati, gli Ateniesi furono i primi ad attaccare nella fase finale dello scontro che durò solo pochi giorni.

Mentre i Persiani premevano sul centro dello schieramento greco, i fianchi dell'armata greca riuscirono ad accerchiarli e costringendoli a ritirarsi verso le loro navi. Lo scontro diede agli Ateniesi una vittoria inaspettata: gli opliti si rivelarono l'arma vincente dell'esercito ateniese.

Persero la vita solo 192 Greci, sepolti nel famoso "sorós".
I propositi di re Dario furono, dunque, sventati. Non fa in tempo a riorganizzare una nuova spedizione punitiva poiché, nel 485, gli sopraggiunge la morte.
La pesante eredità di completare l'opera del padre spetta adesso al figlio Serse.

La Seconda guerra persiana

Guerre persiane: la battaglia delle Termopili

Della battaglia che oppose un pugno di Greci e lo sterminato contingente persiano nell'estate del 480 a.C. al passo delle Termopili, angusta strettoia che fungeva da allaccio tra il mare e le pendici dell'Eta, conosciamo i fatti salienti principalmente grazie al racconto che lo storiografo Erodoto ci fornisce nell'opera da lui composta, le "Storie".

Al comando di 4000 opliti peloponnesiaci, cui si aggiunsero le forze degli abitanti della Grecia centrale (provenienti dalle regioni di Beozia, Locride e Focide), il generale spartano Leonida cercò di fermare l'avanzata persiana facendo ricostruire un'antica fortificazione che prendeva il nome di "muro focese": obiettivo del re di Sparta era quello di guadagnare tempo per consentire ai suoi alleati greci di riorganizzare le forze.

I Persiani giunsero alle Termopili alla fine di luglio e, all'inizio del mese di agosto, si stanziarono sulle rive del fiume Melas, nei pressi di Trachis. Il Gran Re Serse venne a conoscenza che un piccolo contingente greco ostacolava la sua avanzata, difendendo il passo.

Da Erodoto sappiamo che alcuni greci esiliati, tra i quali vi erano anche degli spartani, gravitavano attorno al sovrano persiano; molti di essi, solitamente nobili e personaggi influenti caduti in disgrazia, chiedevano asilo alla corte del re. Questi cercavano di entrare nelle sue grazie sperando, qualora la Grecia fosse caduta in mano nemica, che il sovrano li avrebbe ricompensati concedendo loro posizioni di potere in patria. Tra i greci che passarono alla corte persiana ci fu Demarato, re di Sparta discendente degli Euripontidi che era stato destituito dal suo incarico. Si era recato in Persia per chiedere asilo e cercare fortuna. Sembra che Demarato sia divenuto consigliere del sovrano al punto da accompagnarlo anche nelle spedizioni militari.

Alle Termopili, Serse attese qualche giorno credendo che i Greci, constatando l'entità dell'esercito persiano, sarebbero fuggiti senza combattere. Spazientito dall'attesa, ordinò alla sua fanteria di forzare il passo: ciò che seguì, fu un vero massacro.

Nello stretto varco, i Persiani furono costretti ad attaccare i Greci frontalmente; gli opliti, che avevano lance più lunghe e una corazza più pesante, fecero molte vittime. Serse mandò rinforzi, ammassando così un numero sempre maggiore di soldati, e questo contribuì a far degenerare l'assalto. La carneficina continuò per due giorni. Al termine del secondo giorno, un disertore greco di nome Efialte chiese udienza a Serse: in cambio di una ricca ricompensa, l'uomo rivelò al re persiano l'esistenza di un sentiero tra le montagne che avrebbe permesso ai barbari di accerchiare i Greci e di sorprenderli alle spalle. È la fine; e non per nulla ancora oggi, nella lingua greca moderna, la parola "efialtis" (εφιάλτης) significa "incubo".

Anche Leonida conosceva quel sentiero e per questo aveva posizionato un contingente a presidiarlo; tuttavia, vedendo l'imponente schieramento nemico venirgli incontro, il contingente si ritirò precipitosamente. Solo quando era troppo tardi i Greci si resero conto del tradimento. Con il nemico che stava per attaccarli alle spalle, il re spartano comprese che le sue truppe non avevano via di scampo. Sapeva che i suoi uomini non avrebbero abbandonato la loro posizione e che sarebbero stati disposti a sacrificare la loro vita "per obbedire agli ordini della città". Non poteva però chiedere la stessa abnegazione agli alleati, perciò permise loro di ritirarsi. Assaliti dal panico, la fuga fu generale: assieme ai 300 opliti spartani, decisero di andare incontro alla morte i tebani e 700 tespiesi. L'esiguo numero di combattenti non riuscì a tenere la linea; Leonida stesso cadde vittima dei combattimenti ma confortato, pare, dall'oracolo di Delfi che gli avrebbe predetto la salvezza della città di Sparta in cambio del suo sacrificio.

Per commemorare l'eroico gesto patriottico, la zecca di Atene ha di recente prodotto una moneta da 2 euro a tiratura limitata sopra la quale viene raffigurato l'elmo di un antico guerriero ellenico.

Statua di Leonida. Foto di manue41350

Guerre persiane: la battaglia di Salamina

Emerso da un contesto in cui gli equilibri si giocavano sul crinale diversità politica, è Temistocle il vero risolutore del conflitto tra Greci e Persiani. Pare sia stato arconte nel 493, ma assurge al vero potere solo dieci anni dopo, rivestendo un ruolo decisamente diverso rispetto a quello di coloro che lo avevano preceduto: egli si muoveva entro i confini di quella democrazia che si voleva applicare anche in politica estera. quando nel 482 si scoprono le miniere argentifere nel Laurio, Temistocle propose che i cento cittadini più ricchi, in virtù di uno spirito di solidarietà, avrebbero dovuto dare in prestito un talento a testa per l'allestimento di una flotta di triremi, in previsione di un attacco nemico. La proposta nasceva non soltanto per scongiurare l'ennesimo attacco dei Persiani, ma trovava giustificazione anche nelle brucianti sconfitte riportate da Atene contro la storica rivale Egina.

Dopo il disastro delle Termopili, molte città greche vennero saccheggiate mentre altre, in panico per una situazione che stava precipitando, vennero abbandonate e lasciate alla mercé dei Persiani. È interessante notare come questo conflitto, durate una ventina d'anni, abbia messo a nudo diversi atteggiamenti da parte dei Greci: se, da una parte, ha scosso la coscienza "nazionale" di un popolo che, grazie al nemico comune, si è scoperto essere a tratti unito (almeno per quanto riguarda le regioni meridionali del paese) nelle sorti, non di certo nei costumi né in politica; d'altra parte, è pur vero che rinsaldato le posizioni egemoniche di due città, ovvero Sparta e Atene.

Temistocle Guerre Persiane
Temistocle, tra i protagonisti delle Guerre Persiane. Foto Rijksdienst voor het Cultureel Erfgoed di J.P.A. Antonietti (1926), CC BY-SA 4.0

Tra le città che vengono lasciate alla devastazione dei Persiani c'è proprio Atene; donne e bambini vengono portati ad Egina e a Trezene, dove nel 1959 è stata trovata un'epigrafe ribattezzata "decreto di Temistocle". È lui che prende in mano la situazione, grazie anche ad un oracolo che gli suggerisce di affidarsi ad un "muro di legno" che lui interpreta come un'allusione alle triremi che aveva fatto costruire qualche anno prima. La flotta greca viene raccolta a Salamina, seconda isola per grandezza del Golfo Saronico, comandata dal generale spartano Euribiade. Lo scontro avviene un mattino di settembre sotto lo sguardo incredulo di re Serse che, sicuro di godersi la vittoria dei suoi, si fa costruire un trono sulla costa ateniese. L'astuzia, l'esperienza, la tattica, probabilmente anche il favore degli dei, consentono ai Greci di riportare una vittoria schiacciante, insperata, che costringe i Persiani ad una cocente umiliazione e all'immediata ritirata.

Le successive vittorie di Platea prima e Capo Micale dopo, avvenute a un anno di distanza da Salamina, servirono anche a certificare l'inadeguatezza della flotta persiana. E se Platea fu una battaglia decisiva nella quale - secondo Erodoto - si evidenziò anche la superiorità degli armamenti greci, a Capo Micale non si trattò di un vero e proprio scontro navale, quanto piuttosto di un assalto alle fortificazioni persiane ormai definitivamente allo sbaraglio.

Bibliografia:

- D. Musti, Storia greca, Linee di sviluppo dall’età micenea all’età romana, Editori Laterza, Roma 2006.
- L. Canfora, Storia della Letteratura Greca, Editori Laterza, Roma 1986.
- Erodoto, Storie, Vol. VII, Mondadori, Milano 2003.
- L. Braccesi, Arrivano i barbari. Le guerre persiane tra poesia e memoria, Laterza, Roma-Bari 2020.
- E. Baltrush, Sparta, Il Mulino, Bologna 2002.
- W. Will, Le guerre persiane, Il Mulino, Bologna 2012.


Storia del Partenone. Un salto nell'Atene del V secolo a.C.

Da millenni domina il paesaggio della città di Atene, proprio lì nel cuore dell'Acropoli, ed è la migliore rappresentazione dell'arte classica. La sue fondamenta sorgono su un precedente tempio raso al suolo dai Persiani nel 480 a.C.: il nuovo edificio, progettato dai migliori architetti dell'epoca, avrebbe dovuto cancellare l'onta di una distruzione già annunciata e proclamare la rinascita della città. Farà molto di più: ne diventerà il simbolo.

L'audacia e l'ambizione di un'opera così imponente sono fondate sulle spoglie di una lunga guerra che ha determinato il destino della Grecia. Le ostilità tra i greci e i persiani andavano ormai avanti da decenni con scontri epocali: Maratona, le Termopili, Salamina e Platea. I rapporti turbolenti tra le due realtà vengono mitigati da una pace che impediva ai persiani di entrare nel Mar Egeo, la cosiddetta pace di Callia. Anche il rapporto tra Atene e i suoi alleati subisce delle modifiche: dopo aver rinforzato la sua egemonia, costituisce la lega delio-attica, nella quale ingloba in un'unica alleanza molte città del mondo ionico e molte delle isole che l'avevano spalleggiata nel corso delle Guerre Persiane. Grazie al ruolo guida che la città assume assieme a Sparta, inizia l'epoca aurea della Grecia. Con l'ascesa al potere dello statista democratico Pericle, Atene diviene la capitale politica e culturale del Mediterraneo.
Nel 443 a.C. prende forma il programma di ristrutturazione dell'Acropoli, grazie alle ingenti somme di denaro di cui poteva disporre la città.

Storia Partenone Acropoli di Atene

Il marmo pentelico

Il Partenone è il primo edificio su cui si concentreranno gli sforzi economici del piano di ristrutturazione di Pericle. Questo grande tempio di ordine dorico, dedicato alla dea Atena Parthenos, viene concepito per accogliere l'enorme statua criselefantina progettata da Fidia. È lungo 70×31 m e non ha un altare davanti a sé. Le processioni e i sacrifici venivano infatti effettuati nell'altare che stava di fronte al vecchio tempio di Atena Polias, proprio adiacente al luogo in cui sorge l'Eretteo.

È costruito con un marmo particolarissimo e splendente, ricavato dalle cave di marmo del Monte Penteli, a circa 15 km dalla città. Per trasportare gli enormi blocchi di marmo sulle ripide pendici dell'Acropoli era necessario utilizzare una tecnica particolare: l'ipotesi più accreditata è quella che prevede un sistema di intelaiature di legno, posizionate intorno alle colonne, che venivano trasportate con i buoi sulla collina a mo' di rullo. Sul luogo di costruzione venivano usate delle gru con un sistema di puleggie per sollevare i blocchi.

La planimetria del tempio presenta delle caratteristiche nuove, perché la fronte non è esastila come ci si aspetterebbe di vedere in un qualunque tempio dorico: la fronte è ottastila, cioè composta da 8 colonne sui lati brevi e 17 sui lati lunghi. Le numerose epigrafi, rinvenute sulla sommità dell'Acropoli, ci consentono di conoscere i nomi dei responsabili di questo cantiere sorto nel 447 e terminato nel 438 a. C.: il "sovrintendente" Fidia era affiancato da due architetti di altissimo valore, Iktynos e Kallikrates.

Commistione stilistica: un esperimento rivoluzionario

La cella del Partenone è suddivisa in due spazi: un ambiente rivolto ad ovest, caratterizzato dalla presenza di 4 colonne di ordine ionico (i cui frammenti sono esposti al Museo dell'Acropoli) che sorreggono le architravi del soffitto ligneo, e utilizzato per conservare gli arredi sacri e il peplo consegnato dalle fanciulle durante la cerimonia sacra delle feste Panatenee; un ambiente ad est, lungo 100 piedi, con un portico continuo che gira intorno alla cella formando un "pi greco" (π) grazie alla presenza di 10 colonne sui lati lunghi e 5 sui lati brevi, concepito in funzione di creare una quinta scenica per abbracciare il simulacro criselefantino della dea Atena Parthenos (di cui rimangono solo copie di età romana: la migliore tra esse è conservata al Museo Archeologico Nazionale di Atene). Questa innovazione planimetrica verrà poi presa come modello nei templi eretti successivamente.

Ma la grande novità risiede nella compresenza in un unico edificio, per la prima volta nella storia dell'architettura greca, dei due ordini principali, quello dorico e quello ionico. Esternamente il tempio si presenta come un tempio di ordine dorico, invece nell'opistodomo compaiono le già menzionate colonne di ordine ionico. Anche i fregi, interni ed esterni, propongono una mescolanza di stili: alle metope e ai triglifi, simboli dell'ordine dorico, realizzati sulla sommità esterna del tempio, si contrappone il lungo fregio continuo di ordine ionico che gira attorno ai muri della cella interna.
Fino al periodo precedente, il cosiddetto "stile severo" (480 - 450 a. C.) vi era una rigida distinzione tra i due ordini: Fidia invece ne promuove una sintesi.

L'esaltazione della civiltà: il programma iconografico

Nella mentalità greca non esiste atteggiamento celebrativo che non faccia ricorso al patrimonio mitico. La volontà di Pericle era quella di esaltare la vittoria della piccola città di Atene contro il temibile nemico persiano. Ciascuno dei lati sviluppa un tema mitologico che vede la contrapposizione tra il mondo civile, rappresentato dagli dei dell'Olimpo e dagli eroi greci, e il mondo barbaro rappresentato da figure semiferine e poco civilizzate: ad est campeggia la Gigantomachia; ad ovest, l'Amazonomachia; a sud vi è la Centauromachia; a nord, la guerra di Troia, prefigurazione dello scontro tra Oriente e Occidente. Il progetto iconografico è unitario e coerente, ed è opera di Fidia; ma la sua realizzazione viene affidata a tanti artigiani coordinati dai capi bottega per hanno lavorato sull'Acropoli per ben 15 anni.

I frontoni rappresentano la miracolosa nascita di Atena (sul lato est) e la contesa tra la dea titolare del tempio e Poseidone per il possesso della regione dell'Attica.
Sfortunatamente la maggior parte delle metope risulta danneggiata per la vicenda travagliata di cui il Partenone è stato protagonista nel corso dei secoli. L'edificio è stato tramutato prima in chiesa, poi in sede vescovile e persino in moschea, ma il danno peggiore lo ha subito nel 1687 a seguito di un bombardamento a cui fu sottoposto durante il combattimento tra veneziani e turchi che ha danneggiato irrimediabilmente il programma decorativo quasi nella totalità.

La maggior parte delle metope oggi si trova esposta al British Museum, lì portate dall'ambasciatore britannico Sir Thomas B. Elgin nei primi decenni dell'Ottocento.
Nel fregio interno di ordine dorico viene rappresentata un'unica vicenda: la processione reale che gli ateniesi compivano salendo sulla Acropoli in occasione delle feste Panatenee. Vengono rappresentate tutte le classi sociali ateniesi che convergono sul lato est del tempio, dove si conclude la sfilata. Al centro, sopra la porta principale, sono rappresentate le fanciulle vergini che offrono il peplo sacro ad Atena in presenza degli dei e degli eroi. Tutti i personaggi sono connotati da una grande serenità mentre partecipano a questo rito identitario che celebra la pace, l'opulenza e l'orgoglio che la città è riuscita ad ottenere grazie alla benevolenza divina.

Storia Partenone Acropoli di Atene

Bibliografia:
1) Arte greca. Dal decimo al primo secolo a.C., G. Bejor - M. Castoldi - C. Lambrugo, Mondadori, Milano 2013

2) Storia greca, Linee di sviluppo dall'età micenea all'età romana, D. Musti, Editori Laterza, Roma 2006.

3) Από τον λατομείο στον Παρθενώνα, M. Korres, Εκδοτικός Οίκος ΜΕΛΙΣΣΑ, Atene 2000.

4) Parthenon. Power and Politics on the Acropolis, D. Stuttard, The British Museum Press, Londra 2013.

5) Viaggio in Grecia, Attica e Megaride (I), Pausania, BUR, Milano 1991.

 

Tutte le foto sono di Cristina Provenzano.


Scontro alle Termopili tra Greci e Goti durante il regno di Gallieno

18 - 22 Marzo 2016
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Un frammento di un antico testo greco - probabilmente proveniente dagli Scythica di Publio Erennio Dessippo - testimonierebbe una battaglia tra Romani e Goti alle Termopili, nei primissimi anni degli anni sessanta del terzo secolo dell'era volgare.
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Il frammento descrive importanti eventi del regno di Gallieno: vi fu un attacco dei Goti a Tessalonica, che fallì (negli anni cinquanta del terzo secolo). I Goti vengono descritti come una banda compatta mentre tenta l'assalto alla città. Si narrano poi i successivi preparativi dei Greci (parte dell'Impero Romano) per respingere i barbari che si spostavano a sud in Acaia, verso Atene. A quel punto i Greci si riunirono presso il passo delle Termopili, armandosi con lance, asce e altri strumenti di fortuna, e fortificando il muro perimetrale. Il generale Mariano avrebbe esortato i Greci a combattere, ricordando loro degli antenati che lì si scontrarono contro i Persiani.
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Il frammento è stato ritrovato nel 2007 da Jana Grusková, in un manoscritto dell'undicesimo secolo, proveniente dalla Biblioteca Nazionale Austriaca a Vienna. Non era stato notato in precedenza poiché trattasi di un palinsesto, cioè di una pagina scritta, cancellata e nuovamente riscritta. Nel  2014, grazie alle nuove tecnologie, è stato pubblicato dalla stessa Jana Grusková e da Gunther Martin nel periodico Wiener Studies. La traduzione del frammento è stata recentemente pubblicata sul Journal of Roman Studies.
Lo studio "Dexippus and the Gothic Invasions: Interpreting the New Vienna Fragment (Codex Vindobonensis Hist. gr. 73, ff. 192v–193r)  *", di Christopher Mallan e Caillan Davenport, è stato pubblicato sul Journal of Roman Studies.
Link: Journal of Roman StudiesDaily Mail; Greek Reporter; Live Science.
Particolare dal Sarcofago Grande Ludovisi, foto di Jastrow (2006), da WikipediaPubblico Dominio.
Busto di Publio Licinio Egnazio Gallieno, foto di ChrisO  da WikipediaCC BY-SA 3.0.
Le Termopili, foto di Fkerasar, da WikipediaCC BY-SA 3.0.