affreschi Torcello Basilica di Santa Maria Assunta

La scoperta degli affreschi della Basilica di Santa Maria Assunta di Torcello

LA SCOPERTA DEGLI AFFRESCHI DI TORCELLO

Approfondimento sul rinvenimento nella Basilica di Santa Maria Assunta a cura di Diego Calaon, Flavia de Rubeis, Martina Bergamo, Jacopo Paiano dell’Università Ca’ Foscari Venezia

La storia architettonica e archeologica della Basilica di Santa Maria Assunta di Torcello è tra le più complesse e affascinanti del Medioevo Italiano e Mediterraneo. La sua data di fondazione, le trasformazioni antiche, i famosi apparati decorativi a mosaico: l’edificio è uno dei massimi esempi di cultura artistica medievale in area mediterranea ed è stato indissolubilmente collegato alla storia delle origini di Venezia. Studiare, analizzare e comprendere gli affreschi e le epigrafi dipinte di IX secolo a Santa Maria Assunta di Torcello – pitture appena svelate - ci impone di ripensare ancora una volta all’affascinante groviglio delle origini di Venezia. Lo straordinario rinvenimento è stato reso possibile durante le operazioni di restauro e controllo archeologico finanziate da Save Venice, dirette da Paolo Tocchi, in coordinamento con il Patriarcato, con l’alta supervisione della Soprintendenza e con la collaborazione scientifica per la parte archeologica di Ca’ Foscari.

affreschi Torcello Basilica di Santa Maria Assunta
La Vergine Maria dagli affreschi della Basilica di Santa Maria Assunta a Torcello

Non c’è dubbio che quei segni di colore, aggrappati tenacemente a quasi 10 metri di altezza sulla superfice di uno dei più antichi frammenti di muratura conservati in laguna rappresentino le pitture “più antiche” note per Venezia. Quasi miracolosamente si sono conservate al di sopra delle volte decorate a mosaico. Nel corso del restauro, eseguito per motivi statici e permettere il rinforzo con misurate iniezioni di nuovo legante nelle murature antiche, si è deciso di svuotare gli spazi superiori alla contro-volta collocata presso l’abside sud della chiesa (il cosiddetto Diaconicon, o cappella del SS. Sacramento) che ospita la celebre decorazione di tardo XI secolo, a finissimo mosaico, del Cristo Pantocrator (nel catino absidale) e nello spazio antecedente, di un Agnello mistico sorretto da quattro angeli.

Coperti da calcinacci medievali, collocati con funzione di distribuzione dei pesi in epoca moderna, lo scavo archeologico in quota ha permesso di scoprire tracce sbiadite ma ben leggibili di antiche pitture. Il loro studio e la loro attribuzione animeranno per lungo tempo il dibattito scientifico intorno alla formazione della cultura artistica in laguna e nell’Adriatico, lasciando ancora una volta che Torcello ci stupisca per la sua ricchezza di memorie.

Gli archeologi di Ca’ Foscari, guidati da Diego Calaon, non hanno dubbi. La struttura architettonica indagata e studiata nei suoi rapporti stratigrafici fin dalle fondamenta, con un saggio stratigrafico al di sotto dell’altare della cappella stessa, è sicuramente ascrivibile ad una fase costruttiva collocabile nel IX secolo, e quindi probabilmente associabile alle operazioni di restauro promosse dal vescovo Deusdedit II (†864), come la celebre cronaca del diacono Giovanni ci ha riportato. Le murature all’epoca erano decorate da pannelli di affreschi che - come nella tradizione altomedievale - si snodavano attraverso dei riquadri sovrapposti in più registri che raccontavano storie di particolare valore religioso. Nonostante i frammenti scoperti nell’estate del 2020 si limitino a pochi metri quadrati di decorazione e siano fortemente compromessi dalle attività edilizie successive e dai segni di un forte sisma di XII secolo, possiamo immaginare cosa raccontavano ai fedeli di Torcello nell’altomedioevo. In un pannello pare - con ogni probabilità - distinguersi il clipeo e il velo della Vergine Maria, accompagnata da un'ancella e seduta su una sedia importante, quasi un trono. La debole traccia di un’altra aureola vicina potrebbe suggerire - ma si tratta di un’ipotesi da verificare - la presenza di un pannello che racconta l’incontro tra due figure “Sante” nella storia di Maria, ovvero l’Annunciazione. Toccanti e ben definiti sono i tratti fisiognomici della Vergine e del suo velo impreziosito da ricami. Sul lato opposto, le pitture - evidentemente eseguite dalla stessa mano e all'interno dello stesso ciclo decorativo – raccontavano invece un'altra storia, ovvero alcuni aspetti della vita di san Martino: ne siamo certi perché in questo caso si legge indubitabilmente sanctus Martinus.

affreschi Torcello Basilica di Santa Maria Assunta
Affreschi della Basilica di Santa Maria Assunta a Torcello

Le iscrizioni, in corso di studio da parte di Flavia De Rubeis, non solo sono fra le più antiche in area veneta, ma sono sicuramente le più antiche di Venezia e del suo territorio con una cronologia riferibile, per una prima datazione, al secolo IX. L’iscrizione più conservata riguarda appunto la figura del santo: “sanctus Martinus”,  con la abbreviazione scs per sanctus, secondo la prassi consolidata dei nomina sacra. Altri testi dovevano corredare l’intero programma iconografico come si evince dalla presenza di alcune lettere residue affiancate alle figure e, come già il ciclo pittorico, sono da riferire tutte ad una medesima mano, per  le ornamentazioni e la morfologia delle lettere.

Lo scavo archeologico “aereo”, al di sopra delle volte, ha permesso di tracciare la storia delle murature e dei depositi ad esse connessi, e nel si sono raccolti campioni per avviare una analisi archeometrica puntuale. Lo scavo ha permesso di conoscere anche come questi affreschi si siano conservati nel tempo, sottolineando - ad esempio - come in alcuni settori dove mancano le pitture ciò sia da attribuire a fenomeni specifici di biodeterioramento. In un angolo numerose ossa di pipistrello sono ricollegabili alla frequentazione del sottotetto in antico da parte di questi animali: le loro deiezioni hanno purtroppo contribuito allo scolorimento di alcuni brani di pittura.

affreschi Torcello Basilica di Santa Maria Assunta
Affreschi della Basilica di Santa Maria Assunta a Torcello

Nel IX secolo i pannelli erano incorniciati da festoni decorati con cornucopie contrapposte, melograni e animali simbolici. In origine colori erano molto vividi, e la rappresentazione assai naturalistica con tratti a pennello marcati, quasi a rilievo, per permettere un'ottima visione del disegno da chi le osservava dal basso. La realizzazione era indubitabilmente di alta fattura e si suppone che tutta la chiesa fosse uniformemente decorata e dipinta. Queste decorazioni si integravano con un arredo architettonico e plastico di elevata qualità (cibori, altari, stipiti, plutei) che, riusati, in molti casi risultano ancora essere all'interno della chiesa.

Due nuovissimi frammenti di un ciborio di IX secolo sono emersi proprio durante questa campagna di restauri: erano utilizzati come base per due angeli scolpiti in epoca moderna per l'altare barocco dello stesso Diaconicon. Mosaici e plutei si specchiavano in un raffinato pavimento a mosaico a tessere bianche e nere, conservato in pochi punti al di sotto dell'attuale pavimento. L'edificio religioso che si va delineando negli studi era una chiesa che pare avere riferimenti culturali e artistici non tanto ad Oriente, ma nel pieno dell'Italia padana e dell’Europa alpina, in una cornice politico-culturale che potremmo definire “carolingia”. Cornice che si associa adeguatissimamente alla presenza di una storia agiografica come quella di san Martino.

L’analisi archeologica degli elevati, iniziata nel 2019, ci sta premettendo di individuarne anche i resti più antichi, riferibili al VII secolo: l’antica abside inglobata oggi nelle murature della cripta, si lega per tecnica edilizia e quote, inequivocabilmente alle murature del battistero, oggi conservato solo nelle sue fondazioni. È chiaro oramai come il primitivo edificio religioso, molto più piccolo di quello attuale, era separato dal battistero, forse da un portico. Questo spazio, lasciato semi-aperto in una prima fase, viene occupato dalla grande chiesa di IX secolo, che si addossa al battistero tramite un nartece. Questo complesso decorativo viene completamente reinventato circa 150 anni dopo, all’inizio dell’XI secolo, quando il vescovo Orseolo, figlio del Doge di Venezia, opera una rinnovazione architettonica e artistica dell’edificio, che coincide con una sorta di riappropriazione da parte di Rialto di un centro lagunare – ovvero Torcello – che fino da allora aveva avuto la sua storia indipendente, protraendo nell’altomedioevo l’antica storia di Altino.  Sappiamo come Orseolo abbia chiamato a Torcello mosaicisti di Bisanzio, e sappiamo come dai primissimi anni del XI secolo Santa Maria Assunta abbia indossato un “vestito” orientale magnifico. Un vestito fatto di mosaici e marmi che ben si addicevano alla nuova situazione politica della Serenissima che ormai guardava Costantinopoli come luogo primario di contatti commerciali e culturali. In questo momento a Venezia vengono scritte le prime cronache e le prime storie di autocelebrazione: consapevolmente o meno, si decide di non sottolineare troppo una parte delle origini degli abitati lagunari, ovvero quelle che legavano a doppio filo Rialto e gli altri insediamenti della laguna con il regno longobardo (prima) e carolingio (dopo).

L'intuizione della direzione dei lavori nell’associare la presenza degli archeologi e lo studio stratigrafico delle murature durante le operazioni di controllo e rinforzo dei paramenti murari, è stata vincente. È stato, infatti, possibile raccogliere dettagliato materiale che ci descrive come l'abside nella cappella del Diaconicon e la stessa abside maggiore siano coeve, e con ogni probabilità siano fondate nel IX secolo. La tecnica edilizia, le malte e i leganti, i materiali scavati nelle fosse di fondazione all'interno dell’edificio e i rapporti stratigrafici con le strutture a cui si addossano i mosaici datati all’XI secolo parlano chiaro. Le datazioni al C14 ci permetteranno di avere un'ulteriore conferma alle nostre ipotesi. Per la prima volta si sono ritrovati elementi concordi che permettono, in maniera piuttosto definitiva, di affermare con certezza che la pianta attuale della chiesa sia in massima parte databile ad un periodo cronologico preciso, ovvero ad una fase che per molti anni è sfuggita nella sua definizione a storici dell'arte e archeologi.

affreschi Torcello Basilica di Santa Maria Assunta
Affreschi della Basilica di Santa Maria Assunta a Torcello

Per definire lo “stile” della chiesa in passato è stato coniato un termine, che l'edificio ha condiviso con la basilica di San Marco: stile “Veneto-Bizantino”. Un luogo di culto che, dunque, fin dalle sue origini tradirebbe una forte connotazione orientale e un’adesione a canoni stilistici e artistici di tipo bizantino. Questo è ciò che impariamo dalla storia ufficiale di Venezia, quella scritta sui libri paludati del passato e mediata dalle cronache storiche celebrative, scritte proprio dalla Serenissima stessa, che ha sempre individuato in Bisanzio l’archetipo su cui modellare le proprie gloriose origini. L'archeologia ha da tempo messo in crisi questo modello raccontandoci come le origini dell'insediamento siano più complesse e profondamente legate alle trasformazioni ambientali e territoriali della costa tardo romana del Veneto (lo spostamento della linea di costa e la variazione della navigabilità dei fiumi) e allo sviluppo e ripresa dei mercati e delle relazioni commerciali con il sud del Mediterraneo prima (Alessandria) e l'oriente (Bisanzio/Costantinopoli) dopo. Ancora una volta le pieghe degli strati archeologici e i vecchi materiali edilizi ci insegnano una storia fatta di complessità, dove molti elementi si intrecciano, portando con sé esperienze culturali che vengono da lontano e che in laguna, luogo di incontro e mediazione grazie all’acqua, si rigenerano e reinventano.

Le news di Ca’ Foscari: news.unive.it

Immagini, video e testo sugli affreschi dalla Basilica di Santa Maria Assunta di Torcello dall'Ufficio Comunicazione Università Ca' Foscari Venezia

 

PATRIARCATO DI VENEZIA

Chiesa Rettoria di Santa Maria Assunta - Torcello

Lavori per l’intervento conservativo sui prospetti esterni e interni dell’abside centrale e dell’abside del diaconicon

Prima dei mosaici

dai restauri nella basilica di Torcello emergono frammenti di affreschi del IX secolo,

i più antichi in area veneziana

affreschi Torcello Basilica di Santa Maria Assunta
Affreschi della Basilica di Santa Maria Assunta a Torcello

Nel corso dei restauri conservativi delle murature e dei mosaici delle absidi, centrale e del diaconicon, della basilica di Santa Maria Assunta di Torcello sono emersi eccezionali frammenti di antichi affreschi che decoravano la chiesa tra IX e X secolo, prima della decorazione a mosaico.

Grazie allintervento conservativo sulle superfici musive e all’attento lavoro di consolidazione delle murature - affiancato ad uno studio sulla qualità edilizia, sulla stratigrafia archeologica degli elevati e sulla caratterizzazione di malte e intonaci – è stato possibile consolidare gli alzati dell’antica basilica e, allo stesso tempo, raccogliere dati inediti, eccezionali dal punto di vista storico e artistico, per la conoscenza di uno dei monumenti alto-medievali più importanti del Mediterraneo.

Gli affreschi, conservati in alto verso il tetto, al di sopra delle volte e coperti da uno strato di macerie fin dal Medioevo, non sono mai stati visti né studiati fino ad oggi. Rappresentano un tassello fondamentale per la ricostruzione della storia artistica non solo della chiesa di Torcello, ma di tutto l’alto medioevo veneziano e adriatico.

È emerso un toccante pannello pittorico con storie della Vergine, dove appare una straordinariamente vivida rappresentazione di Maria e di un’ancella, mentre un secondo pannello pittorico, probabilmente relativo ad un ciclo parallelo, narra una delle vicende agiografiche di San Martino.

Le immagini dei Santi sono accompagnate da didascalie dipinte, con caratteri alto-medievali. Secondo archeologi ed epigrafisti dell’Università Ca’ Foscari Venezia che hanno collaborato alle attività, affreschi e didascalie ci permettono di ricostruire l'aspetto decorativo della chiesa prima che fosse ricoperta dai mosaici dell’XI secolo.

Lo stato di questi affreschi è in corso di studio e gli eventuali interventi di restauro saranno concordati con il personale della Soprintendenza.

Il restauro conservativo dei paramenti murari (così come già avvenuto per gli interventi sulla facciata principale negli scorsi anni con la rimessa in luce della muratura dell’antico battistero) sta permettendo agli archeologi e agli storici dell’arte di ridefinire la storia dell’edificio architettonico.

Un saggio di scavo, infatti, presso l’altare barocco del diaconicon, ha permesso di raccogliere importanti informazioni stratigrafiche circa la cronologia delle fasi edilizie dell’intero complesso basilicale. Nello stesso intervento sono stati individuati due eccezionali frammenti scolpiti, pertinenti ad una decorazione architettonica databile al IX secolo.

La lettura integrata dei dati raccolti durante i restauri, i nuovi affreschi, le analisi sulle murature e le letture archeologiche, sembrano suggerire che la forma e il volume della chiesa attuale siano da attribuire al IX secolo. In quegli anni, che coincidono con la costruzione a Venezia del Palazzo Ducale e della prima chiesa di San Marco, a Torcello si sarebbe (quasi) raddoppiato un antico edificio ecclesiastico del VII secolo, di cui finalmente oggi è possibile comprendere quale sia l’originale catino absidale. Questa nuova grande chiesa, inglobava la precedente, aggiungendo un percorso martiriale e processionale che passava dietro l’altare.

Le absidi di tale edificio erano decorate ad affresco, il pavimento a mosaico bianco e nero, ed erano presenti molte sculture (nel ciborio, nei cancelli, nei plutei, nel recinto presbiteriale): sembra leggersi un arredo liturgico di grande valore artistico, che ben si inserisce nella tradizione artistica adriatica di età carolingia.

I restauri conservativi stanno mettendo in luce come questa chiesa sia stata trasformata successivamente nell’XI secolo per permettere la nuova decorazione a mosaico, quella che ammiriamo ancora oggi, e che potremo ammirare ancora per lungo tempo grazie ai sapienti interventi di consolidamento e pulitura dei mosaici stessi. Gli interventi eseguiti negli anni Ottanta, infatti, hanno garantito un’ottima conservazione dei mosaici, tanto che oggi sono necessarie solo alcune puliture e consolidamenti rispetto a pochi sollevamenti.

I restauri sono finanziati da “Save Venice”, all'interno di un programma di messa in sicurezza dell'edificio ecclesiastico condiviso e discusso con il Patriarcato di Venezia.

Con il finanziamento di questo ambizioso e straordinario progetto, “Save Venice” celebra 50 anni di grandi interventi di restauro in città nei quali i luoghi di culto hanno rappresentato una grande parte. Edifici, capolavori quali l’Assunta del Tiziano, oggetti preziosi e documenti del passato hanno avuto vita grazie alla generosità e alla attenta scelta degli interventi dei donatori americani che in Torcello hanno individuato il luogo delle origini della laguna e che questa nuova scoperta riafferma inequivocabilmente. Il Patriarcato di Venezia è pertanto grato della collaborazione attenta, competente e magnanima di “Save Venice” e di tutti coloro che questa istituzione è riuscita a coinvolgere nella sua mission di conservare Venezia.

Un notevole esempio è stato la campagna “#AmericaLovesVenice” lanciata dalla Ambasciata d’Italia a Washington e “Save Venice” per dare un’ulteriore sostegno alla Basilica di Santa Maria Assunta a seguito dell’acqua alta del 2019.

I lavori di consolidamento a Torcello, sono uno dei cantieri più importanti che il Patriarcato di Venezia sta realizzando con l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e la sua laguna; essi hanno un carattere di eccezionalità e rispondono alle necessità statiche delle murature e dell'apparato decorativo. Rientrano in un piano di interventi programmato che è stato accelerato dalle conseguenze dell'ultima grande acqua alta del 2019, che ha provocato danni ingenti in oltre 80 chiese veneziane, per le quali sono stati attivati altrettanti cantieri, grazie anche ai contributi offerti dallo Stato. Questi lavori permetteranno una lunga vita alle eccezionali opere d'arte in esse contenute.

Scheda Tecnica

Committenza, progetto, indagini e alta sorveglianza

Committente

Chiesa-Rettoria Santuario di S. Maria Assunta di Torcello

Rappresentante Legale: S.E. Mons. Francesco Moraglia, Patriarca di Venezia

Procuratore del R.L.: Rev.do Fabrizio Favaro, vicario episcopale per l’Amministrazione

Sorveglianza: Rev.do arch. Gianmatteo Caputo, Ufficio Beni Culturali ed Edilizia di Culto della Curia Patriarcale di Venezia

Progettazione Restauro Conservativo e strutturale

arch. Paolo Tocchi

Studio associato architetti Tocchi Paolo e Gualdi Silvia, Venezia.

Impresa Affidataria

Impresa Silvio Pierobon Srl

Restauro e consolidamento delle murature – categoria SOA OG2

Interventi sulle superfici di interesse storico ed artistico - categoria SOA OS2A Restauratori: Maestro Giovanni Cucco e Magdelena Stoyanova (Mosaici)

Giuseppe Tonini e Elisabetta Longega (elementi lapidei).

Indagini conoscitive e diagnostiche per il restauro.

Arcadia Ricerche Srl di Dott. Guido Driussi

Analisi Archeologiche degli alzati e dei depositi, analisi epigrafiche

dott. Diego Calaon con l’equipe: Martina Bergamo, Jacopo Paiano

Prof. Flavia de Rubeis

Università Ca’ Foscari di Venezia

Alta Sorveglianza - Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e la sua Laguna

arch. Emanuela Carpani - Soprintendente

arch. Maria Rosaria Gargiulo - Funzionario Architetto

dott. Massimo Dadà - Funzionario Archeologo

dott. Devis Valenti - Funzionario Storico dell’Arte

dott.sa Lucia Bassotto – Funzionario Restauratore

Ente finanziatore

Save Venice

attraverso i contributi di Jon e Barbara Landau; Howard e Roberta Ahmanson; VISA, The Manitou Fund con Nora McNeely Hurley Silo; GRoW @ Annenberg; Tina Walls; Italian Embassy in Washington DC’s #AmericaLovesVenice campaign; Casey Kohlberg con The Camalotte Foundation; Molly e David Borthwick; e altri donatori.

Importo lavori: Euro 877.981,99 oneri fiscali esclusi

Durata dei lavori: 365 giorni

 

Testo sugli affreschi della Basilica di Santa Maria Assunta a Torcello dal Patriarcato di Venezia


graffiti Venezia Università Ca' Foscari

Otto secoli di antichi graffiti veneziani da catalogare

L’ateneo veneziano lancia un progetto di catalogazione digitale e studio

CA’ FOSCARI MAPPA GLI ANTICHI GRAFFITI VENEZIANI

LA STORIA DEI PRIMI VISITATORI IN 8 SECOLI

Circa 5000 i graffiti tra XII e XX secolo

graffiti Venezia Università Ca' FoscariL’Università Ca’ Foscari sta dando il via ad una originale ricerca, nell’ambito dei progetti pilota di Venice Time Machine già avviati dal Dipartimento di Studi Umanistici, per mappare e catalogare per la prima volta oltre 5000 graffiti che vanno dal XII al XX secolo

Si tratta di disegni, simboli, scritte e persino giochi come la tria che figurano su colonne, muri, pareti di palazzi e chiese a Venezia, edifici pubblici e privati che testimoniano la volontà nei secoli di “lasciare un segno”, di dire qualcosa a chi passa e guarda. È la storia di otto secoli di passaggi e queste tracce lasciate nel tempo sulla città sono di mercanti, turisti, marinai, persone che a vario titolo sono transitate per la città e che hanno scritto, inciso, graffiato, disegnato, dipinto e lasciato indelebile impronta della propria storia.

Da qui è nato il progetto di catalogazione digitale di questo enorme patrimonio un po’ fuori dagli schemi, ma di grande interesse culturale e sociale, avviato dalla professoressa Flavia De Rubeis, ordinaria di Paleografia latina presso il Dipartimento di Studi Umanistici e coordinatrice del progetto ”Tourists in Venice across the centuries”.

Il progetto prevede la “schedatura” digitale dei graffiti più importanti, e la creazione di una banca dati che ne riporti l’immagine oltre che la localizzazione e altre notizie sulla provenienza e l’inquadramento storico. Oltre a questo, è in programma la realizzazione di un’app che consentirà a turisti e curiosi di oggi di scoprire questi tesori nascosti in città e di seguire itinerari alternativi di visita.

“Gran parte di questi graffiti non è mai stata studiata o pubblicata, ed è la prima volta – spiega la professoressa De Rubeis - che viene dato il via ad una campagna di studio a tappeto inclusiva di tutti i graffiti, editi e inediti. Sono pochi gli studi che si sono occupati di queste scritture e comunque non con l’obiettivo di dare una visione d’insieme della città su una cronologia così estesa; si tratta in genere di studi che hanno svolto ricerche e pubblicato graffiti di contesti specifici. Ma non è questo l’ottica del progetto che considera tutta  Venezia come un libro aperto, dove le testimonianze graffite partono dal XII secolo e arrivano fino ad oggi, con l’idea di considerare questo corpus come una fonte alternativa rispetto alla storia conosciuta di Venezia, e alle fonti tradizionalmente considerate, il tutto con lo scopo di contribuire ad una diversa visione della città”.

L’approccio digitale consentirà di ridisegnare e rendere maggiormente leggibili i segni a volte difficilmente distinguibili, o perché molto rovinati, o perché o sovrapposti uno all’altro. Sarà possibile isolarli con software appositi, rendendoli fruibili singolarmente attraverso l’app che potrà anche suggerire itinerari veneziani tematici diversi da quelli più battuti attraverso una geolocalizzazione GIS.

E allora ecco le scritte incise nelle celle delle Prigioni di Palazzo Ducale, e le figure di Santi a cui probabilmente gli sventurati reclusi nei “pozzi” rivolgevano una preghiera, o in Piazza San Marco vicino alla Biblioteca Marciana e alla Libreria Sansoviniana i graffiti sulle colonne inneggianti ai dogi, che riportano la scritta W Marco Giustiniani (1684). Le scritte devozionali sulla facciata della Basilica di San Marco, o ancora la curiosa incisione di un ratto che figura sul fusto di una colonna bianca di Calle del Traghetto a San Felice e che riporta la data del 1644. Iniziali, lettere, simboli, testimonianza di un passaggio di merci e commercianti da paesi lontani. E ancora, il Lorenzo Bianchi che lascia nella seconda metà del XIX secolo una firma in ogni luogo visitato.

graffiti Venezia Università Ca' FoscariSplendidi e numerosi sono i graffiti editi delle navi veneziane, galee o cocche o gondole, che ritroviamo soprattutto sul portale della Scuola Grande di San Marco, accanto all’Ospedale civile, quasi un trattato visuale della marineria veneziana in età moderna, nonché la controversa figura di un omino con il cuore in mano che ha avuto nei secoli diverse interpretazioni. Ancora navi, questa volta inedite, compaiono sulle colonne della Ca’ d’Oro, insieme a due raffigurazioni dei preziosi corni ducali.

E questa storia parallela che viene scritta sulla pietra invece che sulle pergamene si ritrova anche nelle isole, a Murano nella Chiesa di San Donato, a Torcello con scritte devozionali sulle colonne, croci, nomi, stemmi, ritratti, animali.

Insomma, una umanità che dopo secoli torna a parlare e a fare parlare di sé, forse dando voce anche a chi viveva ai margini della grande storia.

Sui monumenti si intrecciano lingue, scritture di ogni tipo come rune, armeno, greco, e poi ancora simboli che vanno decifrati, tradotti, spiegati per capirne la suggestione e ricostruire come se fosse ancora viva davanti ai nostri occhi la vicenda di chi li ha incisi.

Per questo il progetto prevede anche la collaborazione dei docenti del Dipartimento di Studi Umanistici che potranno contribuire all’analisi sul linguaggio e aiutare nella comprensione dei significati, ampliando la valenza socioculturale della ricerca, e di una ricercatrice del Science and Technology in Archaeology and Culture Research Center -STARC- The Cyprus Institute alla quale si deve la campagna di rilievi della Basilica di San Marco.

Questo studio, che concluderà in un anno la sua fase pilota, si inserisce nella nuova corrente di ricerca che è lo studio dei graffiti che ha cominciato recentemente a svilupparsi. In questo caso avrà a disposizione un grande terreno di studio, con un arco temporale amplissimo, che va dal 1100 a Banksy e un luogo circoscritto, Venezia che si rivela però potenzialmente senza confini.

Testo e immagini dall'Ufficio Comunicazione e Promozione di Ateneo, Università Ca' Foscari Venezia


Nuove ipotesi sull'antico abitato di Torcello

In corso lo scavo dell’Università Ca’ Foscari Venezia

L’ANTICO ABITATO DI TORCELLO RESTITUISCE UNO SCHELETRO – NUOVE IPOTESI SUI PRIMI ABITANTI DELL’ISOLA E LA LORO VITA

L’origine di Venezia si arricchisce di nuovi dati interpretativi

LO SCHELETRO

A Torcello, isola veneziana nella laguna, presso lo scavo dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, iniziano ad emergere i protagonisti della millenaria storia dell’isola. Una sepoltura databile intorno all’VIII secolo d.C. è stata infatti scavata in questi giorni dall’equipe di studiosi sotto la direzione scientifica dell'archeologo Diego Calaon (Marie Curie Fellow). "Si tratta di un giovane adulto, la cui sepoltura – non troppo lontana dall’area che immaginiamo essere stata adibita a cimitero intorno alla Basilica nelle sue fasi altomedievali – di cui si è conservato piuttosto bene quasi tutto lo scheletro, ad eccezione della testa. Non lasciamoci ingannare però: il ritrovamento delle parti residuali di lato destro del cranio e il taglio di una buca di età moderna (probabilmente per un palo strutturale) proveniente dall’alto, ci indicano che la sepoltura era completa e che solo le attività successive svolte nell’area hanno determinato le mancanze di oggi".

Si tratta di un rinvenimento importante: a Torcello negli scavi degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso erano state indagate aree cimiteriali, ma generalmente più moderne, ovvero pertinenti al pieno medioevo. Potere analizzare dati biometrici degli antichi Torcellani tra VI e IX secolo è un’occasione unica. Chi erano gli antichi abitanti dell’isola che vivevano nelle ben costruite case di legno presente densamente nell’area? Lavoratori liberi? Schiavi? Si tratta di una comunità già profondamente cristianizzata o meno? La presenza di una tomba isolata, o non connessa direttamente alla chiesa apre a molte ipotesi: le analisi DNA e biometriche ci indicheranno importanti dati interpretativi.

L’AREA

La sepoltura è stata scavata in un area molto interessante da un punto di vista stratigrafico: siamo sull’intestatura di un antico canale lagunare che separava l’isola dell’Antica Chiesa di Santa Maria dall’area dell’abitato medievale: il canale nel tempo è stato bonificato con centinaia di pali lignei, indice di una “fame di spazio” per abitazioni e attività artigianali che richiedeva l’allargamento e la creazione di nuovi spazi abitati.

Lo scavo nella sua estensione, ci sta rivelando come l’VIII i il IX secolo siano centrali per attestare l’esplosione demografica nell’isola: presenza di fitte case in legno, moli, focolari e strutture produttive, testimoniate da centinaia di frammenti di ceramica da cucina (tra cui molti catini coperchio, gli antichi testi per la cottura di pani e focacce nei focolari a terra), anfore da olio e vino, pietra ollare per la cottura di zuppe e minestre.

 LA DIETA

Cosa mangiavano i primi abitanti dell’isola? Anche a questa domanda possiamo già dare qualche risposta: mangiavano molto pesce, visto l’ambiente lagunare, comprese ostriche, cozze e molluschi, ma anche pesce d’altura, alcuni resti in corso di studio sembrano riferirsi addirittura a tartarughe e delfini. Attestati consumi importanti di carni bianche da pollame, di maiale e carne bovina, anche se i consumi di carne dimostrano la presenza di numerosi ovini, presenti sia per la carne che per la probabile produzione di pergamene. Oltre a ciò una grande varietà di verdure e frutta. Il contenuto delle anfore invece attestano consumi di olio, vino e spezie dal sud del Mediterraneo.

IL PORTO

L’abitato copre un’area molto ampia di magazzini, costruiti e attivi nei due secoli precedenti, tra VI e VII secolo dopo cristo: "Torcello diventa un punto nodale della portualità lagunare proprio in questo momento. Altino non è più praticabile come porto, e i magazzini che stiamo scavando nell’isola - continua Diego Calaon- ci dicono come molto prima di “immaginate” o “leggendarie” distruzioni barbariche le élite locali avevano investito pienamente per la creazione di uno scalo efficiente proprio nell’area del litorale dell’epoca. Magazzini costituiti con mattoni romani di riuso, alcuni anche iscritti, fondati con pietre spogliate dall’antica città romana. Il magazzino portuale porticato visibile a Torcello in questi giorni è eccezionalmente ben conservato".

UNA NUOVA INTERPRETAZIONE SULLE ORIGINI DI VENEZIA

 Tradizionalmente, Torcello si è sempre considerata nell’ottica di Venezia, come la prima Venezia, come l’origine della Serenissima, affidando a Torcello il ruolo del luogo dove gli antichi altinati (romani) si sarebbero rifugiati per scappare dai barbari. Se fosse così, come ci racconta il mito, gli spazi geografici dell’antica Torcello (ma anche di Rialto) dovrebbero essere considerati come luoghi “impervi, inaccessibili” dove nessuno avrebbe mai voluto mettere piede. Questa narrativa, fatta di guerre, barbari, lotte ha molto fascino, ma va riconsiderata alla luce dei recenti rinvenimenti.

L’archeologia ci racconta una storia completamente diversa. Una storia di trasformazioni ambientali e lenti adattamenti, su cui si sono fatti importanti investimenti sul piano commerciale e delle infrastrutture portuali. Ci racconta una storia di genti, di case, di relazioni. Una storia da narrare.

L’interpretazione nuova che se ne vuole dare è negli spazi e nelle stratigrafie Torcellane: “Torcello è il Porto Tardo-Antico e Altomedievale di Altino”. La collocazione del nuovo porto è essenzialmente dovuta ai cambiamenti ambientali, sia su larga scala (la progressiva trasformazione dei delta/estuari dei fiumi che sfociano in area costiera, con apporti progressivi verso il mare e la creazione di nuove aree mediamente acquatiche con barene, dossi e dune litoranee) che a scala locale (il progressivo interramento delle aree portuali di Altino e la necessità di spostare gli scali commerciali su aree con canali/lagune con maggiore capacità acquea).

Nella nostra narrativa, inoltre, hanno largo spazio i materiali da costruzione (il legno, il fango), l’approccio antropologico alla vita sulle lagune (il rapporto con l’acqua), e la fondamentale prospettiva dell’uso di forze lavoro per mantenere in vita i nuovi porti (schiavi).

Nel frattempo continuano anche le indagini in un altro settore, dove una costruzione di grandi dimensioni (più di 25 metri di lunghezza), interpretabile come una rimessa per le barche e magazzino, databile al XIV secolo, è in corso di scavo e studio. L’edificio con solide fondazioni in pietra (ancora  ”pezzi” di Altino riutilizzati in laguna,) si affaccia ad una robustissima antica riva in pietra, rinforzata successivamente da un pontile esterno per raggiungere quello che era il corso dell’antico Sile. Tra la riva e il magazzino i segni evidenti e abbondanti di un cantiere medievale per la sistemazione delle barche, probabilmente per la pesca, con le tracce dei pali per l’alaggio, per la sistemazione sul fianco dei natanti e, probabilmente, per la preparazione delle peci.

Insomma, una nuova storia sulle origini di Venezia tutta da raccontare: un lento spostamento di un centro commerciale e fluviale. Una storia densa di elementi, ricca da scoprire giorno per giorno.

L’ARCHEOLOGIA PARTECIPATA – IL PROGETTO TORCELLO ABITATA

Di conseguenza queste le riflessioni: “Come raccontare dunque questo materiale? Come “esporlo”? Come conservarlo?”

Da questo concetto prendono avvio gli APERITIVI ARCHEOLOGICI, le azioni di archeologia partecipata del Progetto Torcello Abitata 2018che ha ideato una forma insolita di incontro, condividendo insieme un aperitivo proprio lì, dove il cantiere di scavo è in corso, ascoltando dalla voce degli archeologi anticipazioni e news esclusive, ma anche proponendo giochi per bambini e visite guidate live, incontri con gli autori (Valerio Massimo Manfredi e Tiziano Scarpa) e momenti di riflessione sul possibile parco archeologico con i Soprintendenti ai beni Archeologici . PROGRAMMA APERITIVI ARCHEOLOGICI

Gli scavi saranno in corso fino al 14 ottobre.

Testo e immagini da Ufficio Comunicazione e Promozione di Ateneo Università Ca' Foscari Venezia


Torcello abitata, visite con gli archeologi al nuovo scavo

Continua il progetto ‘Voices of Venice’, che riscrive l’origine di Venezia

TORCELLO ABITATA, VISITE CON GLI ARCHEOLOGI AL NUOVO SCAVO

Fino al 12 agosto opportunità unica di riscoprire la storia dell’isola e degli insediamenti in laguna

 
VENEZIA – Lo scavo archeologico di Torcello apre le porte ai cittadini e ai visitatori. Gli archeologi di Ca’ Foscari organizzano infatti dal 4 al 12 agosto delle visite all’area, interessata in questa stagione dalle indagini sulle strutture di un edificio porticato, probabilmente del VII secolo.
Gli archeologi, destinatari di borse di ricerca del Dipartimento di Scienze Ambinetali, Informatica e Statistica, guideranno cittadini e visitatori attraverso la ricostruzione della storia complessa dell’isola di Torcello.  Lo scavo sarà aperto, con visite guidate gratuite, venerdì 4 agosto, alle ore 17.00, e sabato 5 agosto, con due turni alle 16.30 e alle 17.30. Si replica la settimana successiva, con viste giovedì 10 agosto, alle ore 17.00, venerdì 11 agosto, alle ore 17.00, e sabato 12 agosto, con due turni alle 16.30 e alle 17.30.
Per confermare la partecipazione è sufficiente mandare una mail a [email protected], o un sms/WhatsApp al 3404856929. Si può anche recarsi direttamente in isola all’ora convenuta.
Informazioni aggiuntive sono disponibili alla pagina facebook dello scavo, “Torcello Abitata, Archeologia, Ecologia e Patrimonio Culturale”: (https://www.facebook.com/TorcelloAbitata/).
Condurre ricerche archeologiche presso l’isola di Torcello, considerata la sua ricchezza di stratigrafia archeologiche conservate nel sottosuolo, riserva sempre inattese sorprese. Il nuovo scavo archeologico avviato da parte dell’Università Ca’ Foscari Venezia nella nell’isola, presso quello che era il Canal Grande di Torcello, non fa eccezione.

La storia delle origini di Torcello e Venezia potrebbe subire ancora qualche aggiustamento dai dati emersi nelle nuove campagne di scavo archeologico e confrontandoli con quelli emersi nelle precedenti, eseguite dal 2012 presso la chiesa Basilica di Santa Maria Assunta.
Il ritrovamento più suggestivo che aiuta a ricostruire la vita dei primi torcellani è quello di una “città” in legno” databile tra il IX e il XII secolo. Un abitato altomedievale costituito da confortevoli case in legno, probabilmente a due piani, dove a piano terra si sviluppavano le attività artigianali e commerciali e lo stoccaggio di merci e al primo piano si svolgeva la vita della famiglia. Affacciate su canali e costruite sopra una grande piattaforma di argilla che serviva a rialzare e isolarle termicamente, le case si affacciavano sull'acqua, che era l'unica via di comunicazione tra un settore e l'altro della città. Tra un edificio e l'altro vi erano cortili, funzionali alle attività da svolgere all'aperto, che si sviluppano intorno a “pozzi alla veneziana”, che sfruttavano un complesso sistema di filtri per utilizzare l’acqua piovana.
Nel 2017 si stanno indagando più approfonditamente le strutture di un altro edificio porticato, probabilmente di VII secolo. Sembra trattarsi di un antichissimo “magazzino” legato alle strutture portuali altomedievali. Qui si stanno ritrovando molte anfore africane e mediterranee, a conferma della vocazione portuale dell’isola.  Si tratta di un sistema di magazzini, organizzati lungo un ampio molo, dove si poter attraccare, scaricare e conservare le merci.
Lo scavo permette nuove riflessioni sulla storia di Venezia e sul ruolo di Torcello. Le ipotesi suggeriscono di rivedere la storia della nascita di Venezia che è sicuramente più complessa della leggenda che riporta come Torcello fosse fondata dagli abitanti di Altino in fuga dai Barbari. Verosimilmente il fiorire di Torcello è legato ad una realtà più complessa, dove lo spostamento delle funzioni commerciali, la gestione della manodopera (schiavi e lavoratori) e i cambiamenti ambientali hanno determinato un insediamento del tutto peculiare.
Acqua, Fango e Legno: questi sono gli elementi su cui si soffermano gli archeologi per ricostruire le origini dell’abitato e comprendere i delicati equilibri ecologici.
La particolarità di questo scavo è che qui archeologi, archeometri e restauratori lavorano fianco a fianco all’interno di un moderno cantiere archeologico i cui obiettivi sono la ricostruzione puntuale della storia archeologica dell’isola e la verifica di fattibilità di un Parco Archeologico “Live” ad Impatto zero, raccontato mentre si scava.
Il progetto  di ricerca è finanziato con fondi europei,  provenienti dalla progetto “Voices Of Venice”, MSCA-IOF 2017, nr. 632800, e con fondi diretti di Ca’ Foscari per il sostegno delle attività archeologiche.  Le ricerche prevedono la collaborazione del Dipartimento di Antropologia dell’Università di Stanford, California e del Dipartimento di archeologia dell’Università di Reading, Regno Unito.
Lo scavo, realizzato in regime di concessione ministeriale, è reso possibile grazie all’impegno del Comune di Venezia, che ha reso disponibile il terreno a titolo gratuito e si è operato per la promozione delle indagini.  Fondamentale è il ruolo di coordinamento della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e la sua Laguna.
Le attività beneficiano del preziosissimo aiuto delle istituzioni culturali locali di Torcello: il Museo archeologico di Torcello (Citta Metropolitana di Venezia), il complesso monumentale della basilica di Santa Maria Assunta (Patriarcato di Venezia), e del centro Studi Torcellani.
Il sostegno e l’entusiasmo dei cittadini di Torcello  è, però, il riconoscimento più grande del lavoro degli archeologi, che hanno la straordinaria opportunità di operare in uno dei luoghi più fragili e più ricchi della storia dell’intera laguna veneziana.
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