Carabinieri Perù archeologici precolombiani

Carabinieri restituiscono al Perù importanti reperti archeologici

Il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale restituisce al Perù importanti reperti archeologici

Carabinieri Perù archeologici precolombiani
Il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale restituisce al Perù importanti reperti archeologici

Il 22 luglio 2021, alle ore 11:00, presso la Caserma “La Marmora” in Via Anicia 24 a Roma, il Generale di Brigata Roberto Riccardi, Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, ha restituito a S.E. Julio Eduardo Martinetti Macedo, Ambasciatore del Perù a Roma, quattro beni culturali appartenenti alla Repubblica peruviana.

Carabinieri Perù archeologici precolombiani

Carabinieri Perù archeologici precolombiani

Un cantaro e un’olla in ceramica, di epoca preispanica, provenienti dalle culture delle coste settentrionali e centrali del Perù (1000 – 1476 d.C.)

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L’indagine che ha consentito il recupero del cantaro e dell’olla in ceramica è stata condotta dai Carabinieri del Nucleo TPC di Roma, coordinati dalla Procura della Repubblica capitolina, che, a seguito di una segnalazione anonima, hanno sequestrato 19 reperti di presumibile interesse storico-archeologico, risalenti alle civiltà precolombiane e/o preispaniche. I beni erano custoditi presso i locali di un convento romano.

Con la collaborazione dei funzionari del Museo Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma e, successivamente, degli archeologi della peruviana Direzione Generale di Difesa del Patrimonio Culturale del Ministero della Cultura, è stato accertato che, dei 19 reperti archeologici sequestrati, solo due erano indiscutibilmente autentici e ascrivibili al periodo “intermedio tardo” (1000 d.C. – 1476 d.C.), provenienti dalle culture delle coste settentrionali e centrali del Perù.

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I funzionari del Ministero della Cultura peruviano hanno richiesto la restituzione dei due beni archeologici in quanto pertinenti al patrimonio culturale dello Stato.

Il 24 ottobre 2019 è stato emesso il relativo decreto di dissequestro e restituzione dei due beni autentici alle Autorità peruviane, mentre i restanti 17, considerati non autentici, sono stati affidati al Museo Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma.

Anfora dal bordo ogivale, dalla cultura “Pativilca”, databile tra il 200 e il 900 d.C.

Nel dicembre del 2017, i Carabinieri del Nucleo TPC di Cagliari, insieme ai colleghi della Compagnia di Tonara (NU), nel contesto di attività mirate di contrasto agli scavi clandestini commessi nelle aree archeologiche del territorio sardo e al commercio illecito di reperti archeologici, hanno eseguito un decreto di perquisizione, emesso dalla Procura della Repubblica di Oristano, nell’ambito di un procedimento penale nei confronti di una persona della provincia di Nuoro. In questa occasione è stato sequestrato un centinaio di reperti archeologici appartenenti a diverse civiltà, tra cui un’anfora peruviana di stile precolombiano della cultura Pativilca, databile tra il 200 d.C. e il 900 d.C.

Gli accertamenti successivi, svolti anche d’intesa con il Ministero della Cultura peruviano, hanno confermato l’autenticità del reperto archeologico, di cui lo Stato, tramite la Rappresentanza diplomatica, ha richiesto la restituzione.

L’Autorità Giudiziaria ha quindi disposto il dissequestro e la restituzione del bene in favore dell’Ambasciata della Repubblica del Perù a Roma.

Anfora fittile, con due anse a nastro, corpo globulare, alto collo emisferico e fondo piano appartenente alla Cultura Chancay (1000-1300 d.C.) della costa centrale del Perù

Nel febbraio del 2015 un’anfora fittile è stata individuata e sottoposta a sequestro dai Carabinieri del Nucleo TPC di Palermo a seguito di una perquisizione nei confronti di un indagato nell’ambito dell’operazione convenzionalmente denominata “DEMETRA”, finalizzata a individuare un’associazione per delinquere dedita al traffico illecito internazionale di beni archeologici provenienti da scavi clandestini in Sicilia. L’indagine è stata coordinata dalla Procura della Repubblica – D.D.A. di Caltanissetta con il decisivo supporto di EUROJUST ed EUROPOL.

Gli esami tecnici effettuati dal personale del Museo Nazionale Preistorico ed Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma ne hanno attestato l’autenticità e la riconducibilità alla cultura Chancay (1000-1300 d.C.) della costa centrale del Perù.

Il 25 novembre 2015 è stato richiesto l’expertise al Ministero della Cultura peruviano, pervenuto l’11 maggio 2016 con relativa rivendicazione da parte dello Stato sudamericano.

Nel novembre del 2019, la Procura della Repubblica ha richiesto e ottenuto l’expertise sul bene e la formale rivendicazione da parte delle autorità peruviane, disponendone così il dissequestro e la restituzione in favore della rappresentanza diplomatica peruviana.

Roma, 22 luglio 2021

Carabinieri Perù archeologici precolombiani

Testo e foto dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Festa nazionale francese del 14 luglio con restituzioni di beni culturali da un versante all’altro delle Alpi

Festa nazionale francese del 14 luglio - Restituzioni di beni culturali da un versante all’altro delle Alpi

14 luglio restituzioni Francia

In occasione delle cerimonie del 14 luglio 2021, che si sono tenute a Palazzo Farnese a Roma, Christian Masset, Ambasciatore di Francia in Italia, ha restituito i beni culturali rubati alla Repubblica italiana, rappresentata dal Generale di Brigata Roberto Riccardi, Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), che a sua volta ha restituito i beni culturali che erano stati sottratti alla Repubblica francese. Queste opere, recuperate dai militari del Reparto specializzato dell’Arma, sono state esposte nella Galleria di Murano a Palazzo Farnese per un giorno.

14 luglio restituzioni Francia

Arturo Dazzi (1881-1966), “Sogno di bimba”, scultura in marmo, 36x122x60 cm, 1926

Asportata a Roma l’8 aprile 2006 dalla cappella di una villa privata, sequestrata in Francia il 22 aprile 2006 e rimpatriata a luglio 2021

La scultura in marmo raffigurante “Sogno di bimba”, scolpita nel 1926 dall’artista Arturo Dazzi (1881-1966), era stata trafugata presso la cappella di una villa privata di campagna a Roma. Il suo recupero è stato possibile grazie a un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma e condotta dalla Sezione Archeologia del Reparto Operativo TPC. Nell’aprile del 2006, personale della dogana di Port-Vendres (Francia) ha rinvenuto la scultura, insieme ad altri reperti, nel bagagliaio di un’autovettura condotta da un cittadino italiano, che non era stato in grado di giustificarne il possesso e la provenienza. Gli accertamenti condotti sia in Francia che in Italia hanno permesso di identificarla. Le operazioni, svolte in collaborazione con il Servizio di cooperazione di sicurezza presso l’Ambasciata di Francia a Roma e la Direzione Regionale delle Dogane Francesi di Perpignan (Francia), ne hanno consentito il rimpatrio da Port-Vendres.

Bottega campana del XVII secolo, Angeli capo altare, sculture in marmo, 82x43x27 cm e 78x42x25 cm

Asportate il 13 dicembre 1989 dalla Chiesa di San Sebastiano di Guardia Sanframondi (BN). Spontaneamente restituite in Francia e rimpatriate a luglio 2021

Le due sculture marmoree di angeli da capo altare, speculari tra loro, con drappo di foglie e frutta, opera di una bottega campana del XVII secolo, erano state trafugate nel 1989 da un altare barocco della Chiesa di San Sebastiano di Guardia Sanframondi (BN). Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Benevento e condotte dalla Sezione Antiquariato del Reparto Operativo TPC, hanno avuto inizio dal controllo capillare che viene effettuato costantemente sulle case d’asta, nei mercati internazionali, nei siti internet e nel mercato antiquario online. Nel 2019 i Carabinieri TPC, insieme ai colleghi di Roma-San Pietro, hanno individuato i beni, in vendita sul sito web di un’importante galleria antiquaria francese. Le successive indagini, una volta informato il collaterale servizio della polizia francese Office Central de lutte contre le trafic des Biens Culturels (OCBC), hanno consentito di accertare che le due sculture erano state affidate in conto vendita da un cittadino inglese, nel frattempo emigrato in Portogallo. Di concerto con la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Benevento, è stato interpellato il possessore delle opere che ha manifestato la sua disponibilità a restituirle spontaneamente. Le sculture, in collaborazione con il Servizio di cooperazione di sicurezza presso l’Ambasciata di Francia a Roma, sono state rimpatriate da Bagnols-Sur-Cèze (Francia).

4 volumi di testo in marocchino rosso - LA PEROUSE Jean-François (1741-1788) Voyage de La Pérouse autour du monde. Paris: L’imprimerie de la République 1797

Trafugati il 1° dicembre 1987 presso la Biblioteca municipale di Provins (Francia);

14 luglio restituzioni FranciaL’indagine che ha consentito il recupero dei beni librari è stata condotta dai Carabinieri del Nucleo TPC di Genova, coordinati dalla Procura della Repubblica di Milano, e ha avuto origine nel dicembre 2018 a seguito della segnalazione dell’Ufficio Esportazione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Genova e le Province di Imperia, La Spezia e Savona, a cui i preziosi manufatti erano stati presentati per il rilascio dell’attestato di libera circolazione.

L’attenta consultazione da parte dei militari della “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti” gestita dal Comando TPC, in cui sono inserite le immagini e le informazioni sulle opere d’arte rubate, ha permesso di riscontrare che i beni librari segnalati erano quelli trafugati 34 anni fa dalla biblioteca di Provins.

14 luglio restituzioni Francia

I Carabinieri, dopo aver appurato che la domanda per il rilascio dell’attestato di libera circolazione era stata avanzata da una società con sede a Ventimiglia (IM) per conto di una donna incensurata della provincia di Milano, hanno proceduto al sequestro dell’atlante e dei quattro volumi.

La conferma ulteriore sull’origine e sull’autenticità delle opere è stata ottenuta attraverso il loro definitivo riconoscimento da parte del Conservatore Capo del patrimonio di Provins, dott. Luc Duchamp. È stato importante anche il risultato dell’expertise compiuto dai funzionari della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Liguria, che hanno rilevato la presenza di abrasioni e cancellature, verosimilmente eseguite dai ladri con l’intento di rendere più difficoltosa l’individuazione dei beni.

Il dettagliato quadro probatorio fornito all’Autorità Giudiziaria milanese ha infine determinato l’emissione del provvedimento di dissequestro e di restituzione dei beni.

San Rocco e l’Angelo”, altezza 54 cm, scultura in legno policromo

Trafugata il 23 febbraio 1973 presso il Museo comunale “Le Prieuré Du Vieux Logis” di Nizza (Francia)

Riproduzione fotografica dell’opera inserita nella “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti” del Comando TPC

Nel settembre 2019, all’esito di un controllo amministrativo effettuato a carico di un noto mercante di antiquariato, poi deceduto, i militari del Nucleo TPC di Napoli hanno accertato il possesso di tre opere di provenienza illecita, tra cui una scultura in legno policromo raffigurante “San Rocco e l’Angelo” che, grazie agli approfonditi accertamenti svolti presso la “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti”, è stata ricondotta al furto avvenuto il 23 febbraio del 1973 presso il Museo comunale “Le Prieuré Du Vieux Logis” di Nizza.

L’opera, di inestimabile valore, è stata successivamente riconosciuta dalle Autorità Francesi interessate nell’ambito della cooperazione internazionale di polizia (INTERPOL).

Fotografia dell’opera al momento del recupero

I responsabili del Ministero della Cultura Francese e del Museo, riconoscendola come quella asportata al Museo di Nizza, ne hanno richiesto la restituzione.

Il 17 maggio 2021 è stato emesso il relativo decreto di dissequestro e restituzione dell’opera alle autorità transalpine.

San Leonardo”, altezza 88 cm, scultura in legno

Rubata il 4 dicembre 2004 dalla Chiesa di Saint-Pierre di Couin (Francia)

Riproduzione fotografica dell'opera inserita nella Banca dati P.SY.C.HE.

Il 23 gennaio 2020, i militari del Nucleo TPC di Venezia, a seguito di segnalazione INTERPOL, hanno sequestrato ad Arzignano (VI), presso un esercizio commerciale di settore, la statua lignea raffigurante "San Leonardo” posta in vendita per circa 2.800 euro. L’ufficio interforze di polizia francese OCBC ha rappresentato che la scultura policroma, alta 88 cm e risalente al XVIII secolo, censita nella banca dati P.SY.C.HE. di INTERPOL, risultava parziale provento di furto di una delle otto statue rubate il 4 dicembre 2004 dalla Chiesa Saint-Pierre di Couin nel dipartimento del Pas de Calais (Francia), bene annoverato dal 12 gennaio 1966 nel patrimonio nazionale della Francia.

La successiva attività d'indagine, svolta con la decisiva collaborazione del Servizio di cooperazione di sicurezza presso l’ambasciata di Francia a Roma, ha permesso di eseguire il formale riconoscimento dell’opera da parte del Sindaco di quel Comune, consentendo così all'Autorità Giudiziaria italiana di disporre il dissequestro e la restituzione della statua che potrà così ritornare, dopo 17 anni, nel luogo di culto da cui era stata asportata.

Fotografia dell’opera dopo il recupero

Testi e foto dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Operazione Rifle

Operazione “Rifle”: traffico di armi antiche bloccato tra Italia e Francia

Operazione “Rifle”

traffico illecito di armi antiche bloccato grazie alla collaborazione tra Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e Dogana Francese

Operazione Rifle
Operazione Rifle

Torino, 8 luglio 2021 – Un’operazione congiunta condotta dai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dai Carabinieri del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), con la collaborazione dei funzionari doganali francesi e del personale del Ministero della Cultura, ha permesso di smascherare un traffico di armi antiche illecitamente esportate dall’Italia.

L’attività di indagine è scattata a seguito di un controllo effettuato all’uscita del Traforo del Monte Bianco in località Chamonix (FR) da parte dei funzionari doganali francesi, su un veicolo furgonato immatricolato in Italia e condotto da un cittadino italiano titolare di un’armeria in Torino.

Dolosamente occultati sono stati rinvenuti all’interno del veicolo n. 33 fucili ad avancarica, n. 2 affusti lignei per fucili ad avancarica comprensivi del calcio, del grilletto e del cane, n. 3 baionette, n. 1 spadino con custodia, n. 3 canne per armi lunghe e relativi supporti, n. 2 pistole ad avancarica da duello, n. 4 cannoncini ad avancarica e una scultura raffigurante una figura equestre rampante.

Operazione Rifle
Operazione Rifle

I beni, di indubbio interesse storico e di notevole valore commerciale, erano sprovvisti dell’attestato di libera circolazione rilasciato dal Ministero della Cultura che ne consente l’uscita dal territorio nazionale, come previsto dal “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”. Per questo motivo, due persone sono state deferite in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Aosta, perché ritenute responsabili, in concorso tra loro, del reato di esportazione illecita.

La Direzione Antifrode e Controlli di ADM e il Ministero della Cultura, coadiuvati dai militari del Nucleo TPC di Torino, hanno immediatamente preso contatti con la corrispondente amministrazione transalpina al fine di ottenere la restituzione dei beni sopra descritti illegalmente esportati dal territorio nazionale.

Un’operazione sinergica che conferma la consolidata collaborazione tra l’Agenzia delle Dogane e Monopoli e l’Arma dei Carabinieri, nonché una trasversale attività di intelligence condivisa con l’Autorità Doganale francese, che ha reso possibile il successo dell’operazione finalizzata, nel caso specifico, al contrasto del traffico illecito internazionale di beni culturali.

 

Testo e foto dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Carabinieri Germania cristallo

Restituite alla Germania pregevoli opere d’arte in cristallo

Il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale restituisce alla Germania pregevoli opere d’arte in cristallo appartenenti al patrimonio artistico nazionale tedesco

Carabinieri Germania cristalloIl 5 luglio 2021, presso l’Ambasciata tedesca a Roma, il Generale di Brigata Roberto Riccardi, Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), ha riconsegnato nelle mani dell’Ambasciatore Viktor Elbling, sei vasi realizzati in pregiato cristallo, rubati al Kunstpalast, Glasmuseum Hentrich, a Düsseldorf (Germania) l’8 febbraio 2000, recuperati dai militari del Nucleo TPC di Torino al termine di un’attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Asti.

Carabinieri Germania cristallo

L’indagine, iniziata nel luglio 2020, a seguito di un’attivazione delle autorità tedesche, è stata svolta in stretta sinergia operativa con gli agenti della polizia di Düsseldorf, consentendo di localizzare e identificare i responsabili dell’estorsione tra il Piemonte e la Liguria.

I militari del Nucleo TPC di Torino hanno messo in campo una strategia mirata a individuare e monitorare il responsabile e la sua complice. La richiesta estorsiva, condotta per il museo tedesco da un esperto di settore, ha portato alla pianificazione di un incontro in una cornice di sicurezza, in cui i Carabinieri hanno potuto arrestare i due responsabili e recuperare la preziosa refurtiva.

Carabinieri Germania cristallo

I successivi sviluppi investigativi hanno permesso di ricostruire le responsabilità dei soggetti coinvolti, così da consentire il riconoscimento definitivo dei beni e la loro corretta ricollocazione.

La cerimonia di oggi dimostra come la restituzione alle collettività dei beni culturali sottratti alla pubblica fruizione garantisca la piena ricostruzione dei percorsi storici, culturali e sociali condivisi, costituendo un’ulteriore prova della straordinaria collaborazione consolidatasi, nel corso degli anni, tra il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e la Polizia federale tedesca.

Carabinieri Germania cristallo

Testo e foto dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

Carabinieri Germania cristallo
Il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale restituisce alla Germania pregevoli opere d’arte in cristallo appartenenti al patrimonio artistico nazionale tedesco

Controlli nel Golfo di Cagliari: recuperate anfore e un cannone - mitragliera

Controlli straordinari ai siti archeologici sommersi nel cagliaritano. Recuperati un cannone - mitragliera della Seconda Guerra Mondiale e preziosi reperti archeologici

Cagliari cannone mitragliera anforeDurante lo scorso mese di giugno, i Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale, dei Subacquei e della Motovedetta CC 821 “Cortellessa” di Cagliari, al fine di prevenire e reprimere gli illeciti ai danni del patrimonio paesaggistico costiero e delle bellezze naturalistiche e archeologiche delle acque della Sardegna, hanno effettuato una serie di servizi di controllo e monitoraggio straordinario dei siti archeologici subacquei della Sardegna meridionale.

Le attività sono state condotte sotto la costante supervisione e in collaborazione con funzionari e tecnici responsabili di archeologia subacquea della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari.

Durante l’attività di controllo dei siti archeologici sommersi sono stati recuperati:

    • nelle acque antistanti l’area archeologica di Nora: due anfore in terracotta del I secolo d.C. – tipo dressel 2-4 – di fabbricazione dell’area pompeiana;
    • nelle acque antistanti la località Capitana nel Golfo di Cagliari: un cannone-mitragliera polivalente di fabbricazione italiana, Breda 20/65 Mod. 1935, utilizzato durante la Seconda Guerra Mondiale sia come arma contraerea che controcarro. L’arma era impiegata, con apposito affusto, sulla maggior parte delle unità della Regia Marina. Nello specifico è risultata essere l’armamento del mercantile armato “Romagna”, nave cisterna adibita al trasporto di carburanti, requisita in data 4 ottobre 1941 dalla Regia Marina Italiana, affondato per l’esplosione di una mina il 2 agosto del 1943.

I reperti recuperati, attualmente in fase di studio da parte dei funzionari della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari, rivestono un eccezionale interesse storico-scientifico: le anfore, quale ultima testimonianza, prima dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., delle rotte commerciali percorse tra l’area pompeiana e la Sardegna, mentre il cannone-mitragliera, una volta ripulito e opportunamente restaurato, potrà essere esposto al pubblico, testimone anch’esso del nostro recente passato.

Testo e foto dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Rimpatriati dal Belgio 782 reperti, il più grande recupero archeologico per la Puglia

Rimpatriato dal Belgio un tesoro archeologico di quasi 800 pezzi - È il più grande recupero per la Puglia, fra i più importanti a livello nazionale

Dopo lunghe e articolate indagini estese a livello internazionale, un’intera raccolta archeologica costituita da pezzi di eccezionale rarità e inestimabile valore è stata riportata dal Belgio in Italia dai Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) di Bari, coordinati dalla Procura della Repubblica di Foggia, e con il determinante contributo di EUROJUST.

Le indagini, avviate nel 2017 a seguito di una segnalazione del Laboratorio di Restauro della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Barletta, Trani e Foggia, hanno consentito di individuare, nella disponibilità di un facoltoso collezionista belga, una stele daunia dalle peculiarità decorative tipiche dell’area archeologica di Salapia, agro del Comune di Cerignola (FG), pubblicata sul catalogo realizzato in occasione della mostra intitolata “L’arte dei popoli italici dal 3000 al 300 a.C.”, tenutasi dal 6 novembre 1993 al 13 febbraio 1994 presso il Museo Rath di Ginevra (Svizzera), e su quello dell’esposizione che ha avuto luogo presso il Museo Mona-Bismarck Foundation di Parigi (Francia) dal 1° marzo al 30 aprile 1994.

recupero archeologico 782 Belgio Puglia 1recupero archeologico 782 Belgio Puglia 1

Il reperto appariva incompleto nella parte centrale, mancante in particolare di un’iscrizione decorativa corrispondente a un frammento custodito presso il Museo Archeologico di Trinitapoli (BAT) che, secondo l’intuizione di un funzionario del Laboratorio di Restauro, completava il disegno del margine inferiore dello scudo e la parte superiore del guerriero a cavallo, raffigurati nell’antico manufatto.

I successivi accertamenti effettuati in Svizzera tramite il servizio INTERPOL, finalizzati all’identificazione del detentore del bene d’arte di provenienza pugliese, e gli elementi investigativi raccolti sul potenziale possesso di ulteriori reperti ceramici di interesse storico-artistico trafugati da corredi funerari di tombe scavate clandestinamente in territorio apulo, hanno portato i Carabinieri del Nucleo TPC di Bari ad avanzare, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia, la richiesta di emissione di un Ordine Europeo di Indagine (OEI) per la ricerca e il sequestro di ulteriori beni archeologici di provenienza italiana potenzialmente nella disponibilità del collezionista in Belgio. Egli risultava tra l’altro fra i partecipanti ad alcuni convegni sulla Magna Grecia nell’ambito di una rassegna annuale che si svolge a Taranto e alla quale partecipano numerosi collezionisti e studiosi. Nel dicembre 2018 la Procura della Repubblica di Foggia ha emesso l’OEI, poi eseguito dalla Polizia Federale belga con la partecipazione di militari del Nucleo TPC di Bari, che hanno individuato la stele daunia presso l’abitazione del collezionista in un comune della provincia di Anversa, verificando che il frammento conservato presso il Museo di Trinitapoli era perfettamente sovrapponibile e completava la parte mancante del disegno della stele.

Il più grande recupero di patrimonio archeologico per la Puglia, rimpatriati 782 reperti dal Belgio

Nel corso della perquisizione è stato recuperato un vero e proprio “tesoro archeologico”, costituito da centinaia di reperti in ceramica figurata apula e altre stele daunie, tutte illecitamente esportate dall’Italia, che sono state quindi sottoposte a sequestro in Belgio. La conseguente richiesta dell’Autorità Giudiziaria italiana, volta a ottenere il mantenimento del sequestro e il trasferimento dei beni in Italia per gli esami scientifici e tecnici da parte del personale specializzato, è stata accolta dall’Autorità Giudiziaria estera, diventando oggetto di ripetuti ricorsi da parte dall’indagato belga (tutti nel tempo respinti).

Il successo della presente operazione rappresenta il frutto di una sinergica ed unitaria azione che ha visto quali protagonisti decisivi i magistrati italiani e belgi in servizio presso EUROJUST, nella preziosa funzione di coordinamento della cooperazione internazionale e ausilio nella interlocuzione tra Autorità Giudiziaria italiana ed Autorità Giudiziaria belga.

L’esame tecnico effettuato in Belgio dal consulente archeologo italiano ha evidenziato l’autenticità e il valore storico-culturale dei 782 reperti archeologici trovati nella disponibilità dell’indagato, tutti provenienti dalla Puglia.

Figurano fra questi un numero elevato di vasi apuli a figure rosse, anfore, ceramiche a vernice nera, ceramiche indigene e attiche, a decorazione dipinta geometrica e figurata, stele figurate in pietra calcarea dell’antica Daunia, oltre a numerosissime terrecotte figurate c.d. tanagrine, testine fittili, statuette alate, ecc. Si tratta di beni nazionali databili tra il VI e il III secolo a.C., tutelati ai sensi del “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, di un valore commerciale pari a circa 11 milioni di euro, depredati e smembrati dai contesti originari, ora rimpatriati.

Bari, 21 giugno 2021

Testo, video e foto dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Recuperate anfore dai fondali del mare di Favignana, località Bue Marino

Località Bue Marino: i Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale recuperano importanti anfore dai fondali del mare di Favignana

I Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale di Palermo - in un’attività congiunta con la Soprintendenza del Mare, con l’ausilio dell’Arma territoriale, del Nucleo Subacquei di Messina e grazie anche all’intervento dell’equipaggio della MV CC 811 “Pignatelli” e del Battello Pneumatico CC 405 del distaccamento navale di Favignana (TP) - hanno recuperato, a largo delle acque antistanti la Località Bue Marino dell'isola di Favignana (TP), tre anfore fittili italiche del IV secolo a. C. e un’anfora fittile punica del III secolo a. C., verosimilmente appartenenti a un relitto naufragato.

L'intervento è stato sviluppato dalle unità subacquee dell'Arma e della Soprintendenza del Mare che hanno scandagliato il fondale, individuando le importanti anfore, sulla scorta delle indicazioni fornite dagli archeologi dell’Ente regionale e dai Carabinieri del Nucleo TPC di Palermo. A conclusione delle operazioni, gli antichi manufatti sono stati consegnati ai funzionari della Soprintendenza del Mare.

anfore fittili Bue Marino Favignana
I Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale recuperano importanti anfore dai fondali del mare di Favignana, in Località Bue Marino

La località del ritrovamento, ritenuta di rilevante importanza, è al vaglio degli archeologi per le relative valutazioni scientifiche poiché da un successivo studio dei materiali recuperati potranno essere acquisiti importanti indizi circa le rotte di navigazione per il collegamento lungo la costa tra le varie città mediterranee, in un periodo storico di fondamentale importanza per gli scambi commerciali.

L'attività rientra nell'ambito di una più vasta azione di prevenzione dei siti archeologici marini che i Carabinieri TPC, in sinergia con i Comandi dell’Arma della linea territoriale e in collaborazione con la Soprintendenza del Mare, conducono sistematicamente a difesa dell'importante patrimonio culturale siciliano.

I Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale recuperano importanti anfore dai fondali del mare di Favignana, in Località Bue Marino

Testo, video e foto dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Furti in chiese e conventi. I Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale restituiscono sei preziose pagine miniate

Sei pagine miniate del XIII secolo, caratterizzate da notevoli capilettera istoriati, sono state restituite alla Direttrice dell’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Pistoia, Dott.ssa Lucia Cecchi, dal Comandante del Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze, Cap. Claudio Mauti. Erano conservate presso la Chiesa di San Paolo e quella di San Francesco al Prato, l’Archivio Diocesano e le Biblioteche Capitolari Leoniana e Fabroniana.

I furti risalgono agli anni Novanta, quando furono asportati alcuni interi corali e antifonari insieme a numerose pagine strappate dalla rilegatura del volume a cui appartenevano.

Le lunghe indagini che hanno portato al recupero sono state avviate nel 2010, quando alcune pagine miniate furono poste in vendita da case d’asta internazionali e in seguito individuate grazie alla comparazione con le fotografie presenti nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal Comando TPC.

Pagine miniate
Pagine miniate recuperate dal Comando dei Carabinieri TPC. Foto Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze.

Immediate e approfondite attività investigative svolte sia in Italia che all’estero, grazie alla proficua collaborazione con gli organi di cooperazione internazionale di polizia quali Interpol, Europol e ICE (Immigration and Custom Enforcement degli Stati Uniti d’America), hanno permesso di risalire a un importante canale di “smercio” di preziosi manoscritti miniati che ricettatori specializzati utilizzavano per porli in commercio.

In particolare, due miniature avevano già attraversato illecitamente diverse frontiere, anche extraeuropee, ed erano state infine “contrabbandate” negli Stati Uniti, dove si trovavano in vendita su un sito Internet specializzato.

Pagine miniate
Pagine miniate recuperate dal Comando dei Carabinieri TPC. Foto Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze.

Un’altra invece, esportata illecitamente ma fortunatamente rimasta in Europa, era stata rubata in analoghe circostanze da un malintenzionato che si era presumibilmente presentato in qualità di studioso. La miniatura era stata già riacquistata a un’asta straniera da un ignaro collezionista italiano il quale, una volta convocato dai Carabinieri e messo al corrente della vicenda, non ha potuto fare altro che mostrare il suo rincrescimento consegnandola senza particolari opposizioni.

All’attività d’indagine è seguito poi il necessario iter giudiziario, a sua volta compendiato dalle Commissioni Rogatorie Internazionali, strumento giuridico di cui si avvalgono le diverse autorità giudiziarie nazionali per poter svolgere i propri atti d’indagine all’estero. Solo dopo il raggiungimento di una definitiva pronuncia giurisdizionale si è potuto provvedere alla restituzione degli antichi manoscritti agli enti legittimati.

Le pagine miniate barbaramente tagliate o, peggio, strappate dagli antichi corali, possono raggiungere sul mercato quotazioni di parecchie decine di migliaia di euro ciascuna, a seconda dell’epoca di realizzazione, del contesto storico-religioso, dell’abilità del miniatore e dell’eventuale presenza di decorazioni in oro, come era consuetudine in passato.

Interi volumi, miscellanee, parti interne, fogli separati e anche grossolani ritagli di singoli capilettera rappresentano una pratica predatoria estremamente distruttiva, che priva la collettività di uno dei caratteri più espressivi ed eleganti dell’ingegno umano.

Pagine miniate
Pagine miniate recuperate dal Comando dei Carabinieri TPC. Foto Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze.

Testo e foto dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Diana e Atteone scuola veneta XVI secolo Carabinieri

I Carabinieri restituiscono il dipinto del XVI secolo “Diana e Atteone”

I Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale restituiscono il dipinto di scuola veneta del XVI secolo “Diana e Atteone” trafugato nel 1981

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I Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale restituiscono il dipinto di scuola veneta del XVI secolo “Diana e Atteone” trafugato nel 1981

Un’importante opera pittorica di scuola veneta del XVI secolo, trafugata nella notte tra il 30 novembre e il 1° dicembre 1981 e recuperata dai Carabinieri del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), torna finalmente al Castello Lanciano di Castelraimondo (MC). La consegna è avvenuta nelle mani dell’Avv. Luigi Tapanelli, Presidente e legale rappresentante della Fondazione di Religione Ma.So.Gi.Ba.

Il dipinto è comparso sul mercato antiquariale quando stava per essere battuto in vendita da una casa d’aste lombarda. I militari della Sezione Elaborazione Dati del Comando TPC, che quotidianamente monitorano centinaia di opere pubblicate in vari cataloghi di vendita, hanno comparato le immagini del bene in asta con quelle contenute nella “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti” identificando l’opera. Per la sua importanza storico-culturale, il dipinto era inserito nel “bollettino” delle opere d’arte trafugate, pubblicazione annuale dal titolo “Arte in Ostaggio”, realizzata dal Comando TPC sin dal 1973, strumento fondamentale per contrastare il traffico illecito di opere d’arte.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Milano e condotte dai militari della Sezione Antiquariato del Reparto Operativo TPC, hanno consentito di identificare il mandatario a vendere dell’opera. È stata così ricostruita la catena dei vari passaggi di mano del bene.

La restituzione odierna rappresenta il costante e proficuo impegno del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale nella ricerca, anche a distanza di anni, di beni d’arte dispersi, al fine di contribuire a ricostruire i percorsi storici, culturali e sociali di un territorio per renderli nuovamente fruibili alla collettività.

Testo e foto dall'Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Operazione Antiques Carabinieri TPC

Carabinieri TPC: con l'Operazione "Antiques" beni sequestrati per un valore di € 1.500.000

ESECUZIONE DI PROVVEDIMENTO DI ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE

Operazione “ANTIQUES”

La mattina del 26 luglio, al termine di una complessa attività d’indagine della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, diretta dal Procuratore dott. Giovanni Bombardieri, in Reggio Calabria, Napoli, Brescia, Catania, Torre del Greco (NA), Arzano (NA), Melito di Napoli (NA), Sant’Antonio Abate (NA), Ischia (NA), Castrezzato (BS), Isola del Liri (FR), Grana (AT), i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Cosenza, coadiuvati da quelli del Reparto Operativo TPC di Roma, dei Nuclei TPC di Napoli, Roma, Bari, Perugia, Firenze, Monza, Torino, della Sezione TPC di Siracusa e dell’Arma territoriale hanno dato esecuzione a 4 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emesse dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale Ordinario di Reggio Calabria e a 20 decreti di perquisizione, emessi dalla locale Procura della Repubblica nei confronti di altrettanti indagati, ritenuti responsabili del reato di associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione di opere d’arte, quali dipinti, sculture in bronzo e marmo, oggetti chiesastici, provento di furto in territorio nazionale ed alla loro esportazione illecita, per la successiva commercializzazione in ambito internazionale.

I suddetti provvedimenti scaturiscono dall’esito di un’indagine, convenzionalmente denominata “ANTIQUES”, svolta dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza supportati dai militari del Nucleo TPC di Napoli e coordinata dal Procuratore Aggiunto Gerardo Dominijanni e dai Sostituti dott. Giovanni CALAMITA e dott. Alessandro MOFFA.

Le investigazioni, avviate nel novembre del 2015 a seguito di un controllo ad esercizio commerciale d’antiquariato di Reggio Calabria e corroborate anche da attività tecniche e di riscontro mediante l’utilizzo della Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti gestita dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, hanno consentito di:

  • acquisire numerosi elementi investigativi di colpevolezza nei confronti dei componenti di un pericoloso sodalizio criminale, con base a Napoli e provincia e con ramificazioni nel bresciano, dedito alla ricettazione di beni antiquariali trafugati sul territorio nazionale e commercializzati anche tramite antiquari calabresi compiacenti ovvero esportati illecitamente per essere venduti presso fiere di settore in Francia, come Avignone e Montpellier;

  • recuperare diverse opere trafugate, alcune di rilevante importanza, nonché un ingente quantitativo di oggetti d’antiquariato esportati in territorio francese, senza la prescritta autorizzazione dei competenti organi del MiBAC.

Nello specifico venivano recuperati beni di rilevanza storico artistica, provento di furto ai danni di abitazioni private del territorio nazionale, tra i quali emerge, per importanza, un dipinto, olio su tela, del ‘700, raffigurante “Madonna con Bambino”, di Scuola Napoletana, trafugato nel 2014 da un palazzo nobiliare di Arcevia (AN) (visibile nel video), nonché di sequestrare, al valico di Ventimiglia (IM), al confine con la Francia, centinaia di beni antiquariali, costituiti prevalentemente da elementi di arredo antico e di pregio, quali sculture in marmo e bronzo, consolle, dipinti su tavola e su tela, suppellettili antichi in argento, ceramica e porcellana, trasportati a mezzo di furgoni presi a noleggio per l’occasione dagli appartenenti al sodalizio criminale (visibili nel video).

Il valore economico di tutti i beni sequestrati è stato stimato in circa 1.500.0000 Euro.

Cosenza, 26 luglio 2019

Operazione Antiques Carabinieri TPC

Video e testo per l'Operazione Antiques forniti dalla Sala Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale