I reperti in osso, corno e avorio dal sito di Sungir

14 Aprile 2016

Strumenti per la caccia. Credit: Fonte: Taisiya Soldatova
Strumenti per la caccia. Credit: Fonte: Taisiya Soldatova

Gli strumenti in osso e avorio dal sito di Sungir, nei pressi della città russa di Vladimir, sono stati oggetto di studio da parte degli archeologi dell'Università Statale Lomonosov di Mosca.
Il sito a cielo aperto di Sungir risale al Paleolitico Superiore, e fu scoperto nel 1956: si ritrovò allora un complesso funerario con due tombe, ciascuna delle quali conteneva due sepolture. Molti i reperti ritrovati allora, tra i quali grani di collane in avorio, braccialetti, lance.  Sulla base dei materiali biologici ritrovati, il sito viene datato tra il 28,800 ± 240 e il 25,500 ± 200 prima del tempo presente. Secondo altri dati, avrebbe 30 mila anni.
Credit: Fonte: Taisiya Soldatova
Credit: Fonte: Taisiya Soldatova

In un nuovo studio, pubblicato sul digest della Hugo Obermaier Society for Quaternary Research and Archaeology of the Stone Age, si sono presi in esame 171 reperti in avorio, osso, corna. Si tratta di diversi strumenti per il lavoro e per la caccia, oltre a materiali di scarto, ma gli archeologi si sono soprattutto soffermati a studiare gli ornamenti.
Strumenti in avorio. Credit: Fonte: Taisiya Soldatova
Strumenti in avorio. Credit: Fonte: Taisiya Soldatova

Sono risultate differenze nei manufatti prodotti con diversi materiali: quelli in avorio erano meglio formati di quelli in osso o corna, e nessuno strumento in avorio era usato per le attività casalinghe. In avorio erano solo armi da caccia, oggetti d'arte e ornamenti. Tre oggetti in avorio potevano essere considerati degli strumenti, e però in quanto ritrovati in un contesto funerario potevano avere un significato simbolico.
Sulla base di queste peculiarità, gli studiosi hanno perciò potuto suggerire paralleli con i siti europei dell'Aurignaziano.
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Riportata ai colori originari l'icona della Theotókos del principe Bogolyubsky

24 Febbraio 2016
Andrey_Bogolubskii
Restaurata una delle più importanti icone russe, l'icona della Theotókos che il principe Andrei I Yuryevich (noto col suo soprannome di Andrei Bogolyubsky) portava in battaglia. Theotókos (colei che genera Dio) è un titolo attribuito dal Concilio di Efeso (431) alla Madonna.
Si riteneva che non fosse più possibile salvare l'icona, che in realtà è stata riportata ai suoi colori originari. È una delle circa trenta icone del dodicesimo secolo a sopravvivere ancora oggi, ed è attualmente al Museo Vladimir-Suzdal della città russa di Vladimir.
L'icona bizantina fu realizzata nel 1131 a Costantinopoli, ma la si riteneva dipinta dall'Evangelista Luca. Nel 1155 il Principe Bogolyubsky la portava con sé in battaglia, per i poteri protettivi che le si attribuivano. Si racconta che - sulle rive del fiume Klyaz'ma - i cavalli del Principe si sarebbero fermati, e che questi in seguito avrebbe ricevuto una visione della stessa Madonna. A seguito di questa visione, Andrei Bogolyubsky costruì una chiesa e un chiostro nel luogo dell'apparizione.
Link: The History Blog; The Art Newspaper.
Icona di Sant’Andrei Bogolyubsky, Осип Чириков (http://expertmus.livejournal.com/35064.html), da WikipediaPubblico Dominio.