Caccia e imboscate da parte degli ominidi nella Rift Valley

15 Settembre 2015
srep14011-f2
Un milione di anni fa circa, gli ominidi che abitavano la Rift Valley sfruttavano le caratteristiche del terreno per effettuare imboscate alle loro prede.
Un nuovo studio prende in esame la regione di Olorgesailie, celebre per l'inusuale quantità di fossili di ominidi e mammiferi. L'area è cambiata rispetto al passato: al tempo vi era una quantità elevata di nutrienti e un lago con acqua dolce: tra gli animali che la abitavano il babbuino gelada gigante, elefanti, ippopotami, iene maculate.
Tra gli strumenti litici ritrovati nella regione, ed utilizzati per la macellazione, vi è un gran numero di bifacciali dell'Acheuleano.
[Dall'Abstract:] Nella Rift Valley in Kenya, gli spostamenti degli animali sono influenzati da una combinazione di topografia e distribuzione dei nutrienti. Questi pattern sarebbero stati gli stessi nel passato, quando gli ominidi abitavano l'area. Si utilizza questo approccio per creare una ricostruzione del panorama di Olorgesailie, un sito chiave nella parte orientale del Rift, con prove abbondanti di macellazione di grandi mammiferi, avvenute tra  ~1.2 e ~0.5 Milioni di anni BP. La collocazione del sito in relazione ai percorsi limitati degli animali nell'area mostra che gli ominidi erano consapevoli dei movimenti degli animali e che utilizzavano la località per cacciare con imboscate nel periodo tra il Pleistocene Inferiore e il Pleistocene Medio. Queste caratteristiche spiegano l'importanza di Olorgesailie come località prediletta per le attività degli ominidi durante cambiamenti multipli nel clima e nelle condizioni ambientali locali, e fornisce conoscenze sulle abilità cognitive e di caccia dell'Homo erectus mentre indica che le loro attività presso il sito erano orientate alla caccia, piuttosto che al rovistare.

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Contestata la prova del Cinmar a favore dell'Ipotesi Solutreana

27 Aprile 2015
CLIMAP
L'infinita discussione sul popolamento delle Americhe ritorna su di un capitolo molto dibattuto negli ultimi venti anni. La cosiddetta Ipotesi Solutreana nasce nel 1998 e propone che, durante l'Ultimo Massimo Glaciale (Last Glacial Maximum, LGM) europei della cultura Solutreana abbiano colonizzato l'America, attraversando i ghiacci dell'Atlantico che si estendevano allora dalla Francia al Nord America.
La discussione si gioca su molti piani: un nuovo studio, opera di ricercatori dell'Università del Missouri e del Museo di Storia Naturale di Cleveland, mette ora in evidenza le contraddizioni relative al ritrovamento di una bifacciale (contestuale a quello di ossa di mammuth datate al radiocarbonio a 22,760 ± 90 anni fa) effettuato più di quarant'anni fa dalla nave Cinmar. L'oggetto è stato spesso citato come prova a favore dell'Ipotesi Solutreana.
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Le capacità cognitive nella produzione di strumenti litici del Paleolitico

15 Aprile 2015
journal.pone.0121804.g001
Un nuovo studio ha dimostrato che, contrariamente a quanto ritenuto finora, creare una bifacciale richiede anche uno sforzo cerebrale, relativo ad attività di predizione e di giudizio. Questo è in particolare vero per gli strumenti dell'Acheuleano, e non allo stesso modo per quelli precedenti dell'Oldowan. Questo implica perciò anche una correlazione tra evoluzione e produzione di strumenti litici.
[Dall'Abstract: ] Gli strumenti litici forniscono alcune delle prove più abbondanti e continue (e ad "alta risoluzione") del cambiamento comportamentale sull'evoluzione umana, ma le loro implicazioni per l'evoluzione cognitiva sono rimaste poco chiare. Nello studio si sono esaminate le richieste neurofisiologiche della produzione di strumenti litici allenando moderni soggetti con metodi del Paleolitico ("Oldowan", "Acheuleano") e collezionano dati di imaging strutturale e funzionale del cervello, mentre compiono giudizi tecnici (predizione sul risultato, appropriatezza strategica) circa azioni programmate su strumenti parzialmente completi. I risultati mostrano che questo compito influiva sull'attività neurale e sulla connettività funzionale nella corteccia dorsale prefrontale, che produce magnitudine correlata alla frequenza di giudizi strategici corretti, e che la frequenza di giudizi strategici corretti era predittiva del successo nella produzione di strumenti Acheuleani, ma non Oldowan. Questo corrobora le richieste di controllo cognitivo ipotizzato nella produzione di strumenti acheuleani, includendo specificatamente funzioni di monitoraggio e manipolazione delle informazioni attribuite alla "centrale esecutiva" della memoria operativa. Più ampiamente, esso sviluppa metodi empirici per valutare le diverse richieste cognitive delle tecnologie paleolitiche, ed espande il raggio delle ipotesi evolutive che possono essere testate utilizzando le registrazioni archeologiche disponibili.
Lo studio "Cognitive Demands of Lower Paleolithic Toolmaking", di Dietrich Stout, Erin Hecht, Nada Khreisheh, Bruce Bradley, Thierry Chaminade, è stato pubblicato su PLOS One.
Link: PLOS One; Science Daily via Emory Health Sciences
Fig 1. Bifacciali prodotte per la prima (sinistra) e ultima (destra) valutazione, classificate dal T3 fMRI per la performance del compito (numeri cerchiati). Foto da PLOS One, © 2015 Stout et al., Creative Commons Attribution License.