Santa Maria di Canneto presso Roccavivara. Una perla del Molise medievale

Santa Maria di Canneto presso Roccavivara. Una perla del Molise medievale

Nella Valle del Trigno, al confine tra Abruzzo e Molise, sorgeva un’abbazia benedettina intitolata alla Vergine, iuxta fluvium Trinium, documentata come ecclesia dall’VIII secolo nel Chronicon di San Vincenzo al Volturno (Fig. 1). Il toponimo «Canneto» è dato dalla rigogliosa vegetazione di canne che caratterizza il paesaggio e che denota ancora oggi il nome del santuario mariano.

La chiesa è uno degli esempi meglio conservati di arte «romanica» nel Molise, anche se non esente da qualche intervento riparativo più tardo e da indispensabili restauri, anche recenti.

Santa Maria di Canneto Roccavivara
Fig. 1. Santa Maria di Canneto presso Roccavivara. Foto di Cristina Rossi

Le vicende storiche si legano a quelle dell’abbazia di San Vincenzo al Volturno e, dal X secolo, di Montecassino. La chiesa, infatti, rimase in possesso di San Vincenzo fino al 1038, quando fu concessa da Benedetto IX e da Corrado II ai benedettini di Montecassino: il passaggio di consegna avvenne ufficialmente venti anni dopo, nel 1058, da quando il monastero di Santa Maria di Canneto è regolarmente presente nei privilegi papali.

Fino alla metà del XII secolo, Santa Maria è oggetto di numerose attestazioni pontificie a favore della badia di San Benedetto, affiancate da tre diplomi imperiali, di Enrico II, Corrado II e Enrico III che ne confermano l’appartenenza alla casa madre laziale. Nel 1159 papa Alessandro III menzionava la chiesa di Santa Maria in una dichiarazione di conferma di beni nella bolla inviata a Rainaldo II, abate di Montecassino dal 1137 al 1166. Nel 1179 il cenobio fu elevato ad abbatia nullius per volere di Alessandro III, inviandone comunicazione all’abate Raynaldo di Santa Maria di Canneto; a questo momento si lega la costruzione della chiesa che vediamo oggi, come testimonia anche l’iscrizione posta nella lunetta del portale maggiore, che ricorda che proprio Raynaldo fece costruire la chiesa, probabilmente a partire dall’anno in cui la bolla papale lo menziona come abate.

Il terremoto del 1456 accelerò i tempi della caduta del monastero che nel 1476 fu ceduto in commenda da Sisto IV a Giovanni d’Aragona, figlio del re di Napoli, Ferdinando I, già abate commendatario di Montecassino. Nel 1505 lo divenne il Cardinale Scipione Caracciolo, già commendatario di San Vincenzo al Volturno, a cui si attribuisce la riedificazione delle strutture murarie della navata sinistra della chiesa di Canneto che da allora, infatti, poggiano su pilastri e non su colonne, come invece avviene nella navata opposta. Nel 1760 subentrò come commendatario l’abate salernitano Onorio Alfano, col quale si chiuse la parentesi di affidamento giuridico di Canneto.

Dal 1930, un sacerdote coraggioso e zelante, Don Duilio Lemme, parroco di Roccavivara, con l’aiuto del popolo, iniziò l’opera di risanamento. Il Santuario veniva riaperto al culto nel 1935. 

Della lunga stagione benedettina rimanevano ancora visibili, all’inizio degli anni Trenta del secolo scorso, le vestigia dell’antico monastero congiunto con la facciata della chiesa da un muro posticcio, in seguito abbattuto per lasciare un corridoio che separa l’edificio dall’area archeologica che preserva le rovine di una villa rustica di età romana (Fig. 2).

Fig. 2. Villa rustica. Foto di Cristina Rossi

Per la ricostruzione delle fasi edilizie della chiesa precedente al XII secolo (attestata sin dall’VIII), si hanno a disposizione solo frammenti a bassorilievo, primo fra tutti la scultura datata tra il IX e il X secolo, che presenta una schiera di personaggi disposti frontalmente dinanzi a una tavola imbandita, riconosciuta come L’ultima cena o Cena monastica, in precedenza collocata sul piano pavimentale dell’ingresso e poi reimpiegata come paliotto dell’altare maggiore (Fig. 3).

Santa Maria di Canneto
Fig. 3. Santa Maria di Canneto presso Roccavivara, paliotto d’altare. Foto di Cristina Rossi

La pianta della chiesa restituisce l’invaso attuale costituito da una sala tripartita e triabsidata senza transetto, con il corpo centrale più alto delle due navate laterali, con copertura a doppio spiovente. Le navate sono alternate da una sequenza di colonne e di pilastri e nella navata destra, all’altezza della prima campata, si innesta il campanile a base quadrangolare. Quest’ultimo, si eleva ripartito in tre registri aperti da monofore e da trifore.

L’impianto basilicale di Santa Maria di Canneto si ritrova diffusamente nel territorio molisano, dalla chiesa del San Mercurio a Campobasso a quella di Santa Maria della Strada a Matrice e di San Nicola a Guglionesi, a riprova di una comune adesione al modulo costruttivo diffuso nel corso del XII secolo.

All’interno della chiesa, appoggiato alla parete che separa la navata centrale da quella sinistra, si trova un ambone datato da un’epigrafe al 1223, caratterizzato da quattro colonne che sorreggono tre archi, (l’ultimo, più ampio e più alto), reca l’iscrizione anno domini millesimo ducentesimo vigesimo terzio (Fig. 4).

Santa Maria di Canneto
Fig. 4. Santa Maria di Canneto presso Roccavivara, ambone del 1223. Foto di Cristina Rossi

L’arredo liturgico, oggi ben illuminato da un sofisticato sistema di luci, in origine era collocato in un altro luogo della chiesa. Fino al 1931, infatti, esso trovava posto all’interno del presbiterio, a ridosso della prima arcata della navata sinistra, a fianco dell’altare maggiore. Attraverso l’analisi stilistica delle sculture che riempiono gli archetti del mobilio, che rappresentano una teoria di monaci, è possibile sostenere che l’attuale prospetto sia il risultato di un ampliamento duecentesco di un precedente ambone collocabile nel XII secolo, sulla base di confronti formali e iconografici con altri manufatti abruzzesi dell’epoca.

Il monumento è meta di pellegrinaggi mariani, che dagli ultimi giorni di agosto fino alla prima settimana di settembre celebrano le festività per il giorno della nascita della Madonna, che cade l’8 settembre. In questa occasione la statua lignea della Vergine, un’opera del XIV secolo chiamata Madonna del sorriso per via dell’espressione dolcemente sorridente, conservata sull’altare maggiore, viene portata solennemente in processione (Fig 5).

Fig. 5. Santa Maria di Canneto presso Roccavivara, statua lignea della Vergine con Bambino. Foto di Cristina Rossi


Iniziative dalla Domenica di carta 2016

Domenica di carta 2016 - "Una marcia in più: La Cultura. Esperienze di fabbrica, di archivio... di storia dell'Isotta Fraschini di Saronno

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Anche quest'anno l'Archivio di Stato di Varese partecipa all' apertura straordinaria  "Domenica di Carta" con una conferenza  sulle vicende di una fabbrica automobilistica  poi impegnata a fornire i propri motori ai diversi settori meccanici( marina, trasporti agricoltura), un marchio che ha reso famosa l'area industriale milanese e di Saronno: l'Isotta Fraschini.
L'Archivio venuto a conoscenza attraverso il coinvolgimento presso la propria sala studio di un gruppo di anziani ex dipendenti dell'azienda ha ritenuto estremamente importante diffondere gli esiti del loro impegno  nel recuperare la documentazione storica e i manufatti di questa prestigiosa ditta che ha attraversato dagli inizi del '900 fino al 1990 la storia economico- politica dell'Italia.

Come da MiBACT, Redattore Claudio Critelli

Varese, vista aerea. Foto di Vale93b - (Italia 150°), da WikipediaPubblico dominio.
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Domenica di Carta 2016 - L'anomalia del sentimento

Nell’ambito della manifestazione “Domenica di Carta 2016”, promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica dell’Abruzzo e del Molise effettuerà, nella giornata di domenica 9 ottobre, un’apertura straordinaria delle due sedi di Pescara e Campobasso, con l’organizzazione di eventi che di seguito si illustrano.
Nella sede di Pescara sarà allestita la mostra storico documentaria L’anomalia del sentimento, che traccia la storia dell’Ospedale S. Antonio di Teramo, dalla sua istituzione alla trasformazione in ospedale psichiatrico. In tale occasione sarà proposta anche la visione del documentario "La città negata" realizzato dalla UNITE in collaborazione con la Soprintendenza Archivistica, che ci accompagnerà in un viaggio all'interno dell'ex ospedale psichiatrico Sant'Antonio Abate di Teramo.
Nella sede di Campobasso saranno proiettati alcuni documentari, curati dal personale dipendente per far conoscere e promuovere il lavoro svolto negli anni nell’espletamento dell’attività di tutela del bene culturale archivio.
L’orario di apertura delle due sedi sarà dalle ore 10,00 alle ore 18,00.
Come da MiBACT, Redattore Roberto Dante

Passeggiata archeologica: Il tempo della festa nel mondo romano

26 Marzo 2015

Passeggiata archeologica dal titolo Il tempo della festa nel mondo romano

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L’Associazione Me.MO CANTIERI CULTURALI a.p.s. organizza per domenica 29 marzo alle ore 16.00 presso l’area archeologica di Saepinum – Altilia (CB) una passeggiata archeologica dal titolo Il tempo della festa nel mondo romano.
L’evento, patrocinato dal Comune di Sepino, che ha colto con entusiasmo l’iniziativa nella persona del Sindaco Filomena Zeoli e dell’amministrazione tutta, nasce con l’intento di  promuovere l’area applicando nuove  forme di comunicazione per la divulgazione dei valori, anche identitari, espressi dal patrimonio  culturale in ogni sua componente.

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