Torlonia. I marmi della famiglia esposti in una grande mostra a Roma

Un evento che si annuncia essere tra i più importanti di questo 2020. Finalmente, dal 14 ottobre 2020 e fino al 29 giugno 2021, novantasei marmi della prestigiosa collezione Torlonia saranno visibili al pubblico in una grande mostra organizzata a Roma nella nuova sede dei Musei Capitolini A Palazzo Caffarelli. Questa esposizione, unica nel suo genere, segna il primo passo dell’accordo siglato a marzo 2016 tra il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo e la Fondazione Torlonia.

Collezione Torlonia, stage fotografico per Baccante, ©FondazioneTorlonia PH
Lorenzo de Masi

Il progetto scientifico si impreziosisce di figure di alto prestigio nel panorama internazionale, la curatela è stata infatti affidata a Salvatore SettisCarlo Gasparri, archeologi e accademici dei Lincei con l’organizzazione di Electa, anche editore del catalogo. Le sculture che saranno esposte beneficeranno di un intervento di restauro finanziato dalla stessa Fondazione Torlonia con il contributo della prestigiosa maison Bvlgari, impegnata in opere di mecenatismo anche in campo artistico. L’occasione inoltre darà modo di inaugurare la nuova prestigiosa sede espositiva di Roma Capitale dei Musei Capitolini a Palazzo Caffarelli, una scelta dettata dal proposito di incentrare il percorso espositivo sulla storia del collezionismo a cui proprio il Museo Torlonia alla Lungara è legato. Fondato dal principe Alessandro Torlonia nel 1875, conta di 620 pezzi catalogati. Una raccolta che è esito di una lunga serie di importanti acquisizioni e di spostamenti di sculture fra le varie residenze di famiglia.

Collezione Torlonia, Statua di caprone in riposo, ©FondazioneTorlonia PH Lorenzo
de Masi

La storia dei marmi Torlonia costituisce una delle storie più famose di collezionismo italiano dal XV al XIX secolo. Le sculture in mostra non sono solo magnifici esemplari di busti, statue, marmi o architetture ma fanno parte e rappresentano un riflesso di un processo culturale italiano che portò alla formazione di importanti collezioni di opere d’arte che poi andarono a confluire nei più importanti musei italiani e stranieri. Il percorso espositivo racconterà questo processo che ha portato alla formazione della collezione Torlonia il cui primo nucleo risale agli inizi dell’800 quando in un’asta pubblica entrarono a far parte del patrimonio Torlonia marmi antichi, terrecotte, bronzetti della collezione dello scultore Bartolomeo Cavaceppi, il più celebre restauratore di statuaria antica del Settecento.

La collezione Torlonia

Così come descritta in testi e cataloghi dell’800 da Pietro Ercole Visconti, è conosciuta come la più importante collezione privata d’arte antica al mondo. La sua costituzione si deve alla passione per il collezionismo dei membri della sua famiglia da diverse generazioni e fino alla costituzione della Fondazione, che ha lo scopo di preservare e promuovere la Collezione di famiglia. Il nucleo di oltre seicento marmi è composto da sarcofagi, busti e statue di epoca greca e romana, riunito nel corso del XIX secolo grazie a diverse acquisizioni ma anche tramite i numerosi scavi nelle terre di proprietà della Famiglia e dal chiaro interesse archeologico.

Info mostra:

Collezione Torlonia, gruppo con guerriero, ©FondazioneTorlonia PH Lorenzo de
Masi
Le opere che la collezione custodisce sono state fino ad ora conservate sotto l’egida della famiglia Torlonia che si è avvalsa di tecnici e restauratori di fiducia. L’esposizione “The Torlonia Marbles, Collecting Masterpieces” viene a costituire la prima tappa di un tour mondiale ma una grande notizia è che la Fondazione valuterà con la Famiglia e il Ministero ed eventuali terze parti la collocazione ideale per l’individuazione di una sede espositiva permanente per la creazione di un Museo Torlonia aperto al pubblico. mentre le 90 sculture selezionate verranno viste da milioni di spettatori in tutto il mondo, le restanti opere verranno restaurate per nuovi progetti di mostre.

info mostra: https://www.electa.it/mostre/the-torlonia-marbles/


call internazionale Dario Franceschini musei italiani

Una call internazionale per 13 nuovi direttori di Musei e Parchi italiani

IL MINISTRO FRANCESCHINI CONVOCA UNA CONFERENZA STAMPA ED ESPONE LA CALL INTERNAZIONALE PER I 13 NUOVI DIRETTORI DEI MUSEI ITALIANI.

Il ministro della Cultura Dario Franceschini, il 29 gennaio 2020, ha risposto ad alcune delle più frequenti domande che tormentano il mondo della cultura italiano e non solo. Lo ha fatto durante una conferenza stampa tenutasi presso l’Associazione della Stampa Estera a Roma, organizzata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, convocata in occasione della presentazione dei bandi internazionali per la selezione dei nuovi direttori dei Musei e Parchi archeologici statali.


La call prevede una selezione internazionale per il conferimento dell’incarico di direttore per tredici istituti culturali statali, ora dotati di autonomia, attraverso la procedura di selezione pubblica on line sul sito del Mibact (http://www.beniculturali.it/museitaliani).
“Grazie a questo nuovo bando tredici importanti realtà del patrimonio culturale italiano – dichiara il ministro Franceschini – avranno un direttore selezionato tra i massimi esperti nazionali e internazionali. Come nelle precedenti edizioni, i nuovi direttori saranno valutati da una commissione composta da esperti di chiara fama ed elevato livello scientifico. Ancora un passo avanti nel percorso di innovazione e modernizzazione del sistema museale nazionale. I dati registrati negli ultimi anni parlano chiaro: l’incrocio tra autonomia e qualità dei direttori si è dimostrato un mix vincente per i musei e per lo sviluppo dei territori”.

Questo l’elenco degli istituti per il quali il Ministero cerca un direttore:

  • Galleria Borghese di Roma;
  • Museo Nazionale Romano;
  • Vittoriano e Palazzo Venezia;
  • Biblioteca e Complesso monumentale dei Girolamini di Napoli;
  • Galleria Nazionale delle Marche di Urbino;
  • Museo Archeologico Nazionale di Cagliari;
  • Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila;
  • Museo Nazionale di Matera;
  • Palazzo Ducale di Mantova;
  • Palazzo Reale di Napoli;
  • Parco Archeologico di Ostia antica;
  • Parco Archeologico di Sibari;
  • Pinacoteca Nazionale di Bologna.

Il ministro spiega come si sia manifestato un grande cambiamento dal 2014, dall’avvio della riforma del sistema museale italiano, un sistema che presenta una ricchezza sconfinata di collezioni, di musei e di parchi archeologici dello Stato, i quali seppur ben tutelati dalla legislazione italiana, dalle soprintendenze e dall’opera del Ministero, non sono stati tuttavia accompagnati da un’altrettanto efficace azione dal punto di vista della valorizzazione. Prima della riforma del 2014, i musei italiani non erano dotati di un direttore con un ruolo da dirigente, erano uffici delle soprintendenze diretti da un funzionario gerarchicamente dipendente dal soprintendente che si occupava allo stesso tempo sia di valorizzazione che di gestione del museo che di tutela del territorio. I musei non avevano autonomia, non avevano comitati scientifici, non avevano posti d’amministrazione, non avevano un’identità giuridica, né un bilancio autonomo.
In seguito all’attuazione della riforma sono stati creati trentadue musei autonomi - sostiene il ministro - con un bilancio proprio, un comitato scientifico, un consiglio e un direttore scelto attraverso una procedura di selezione internazionale.
I musei dello Stato sono soggetti a determinate regole di selezione del personale, ma è stata introdotta la possibilità di assumere, entro una soglia di spesa prefissata, dei curatori con specifici contratti di consulenza così da avvicinare i musei italiani agli standard internazionali.

call internazionale Dario Franceschini musei italiani

Franceschini si dice orgoglioso per il lavoro di promozione sul sistema museale e soprattutto per la crescita dei cosiddetti “musei minori”.
“Aver investito sui musei italiani e sulla riforma, aver scelto i direttori giusti in base alle loro professionalità - italiani e non italiani hanno fatto un lavoro straordinario - e aver rafforzato la promozione sta portando a una crescita diffusa su tutto il territorio nazionale; non solo i grandi musei ma anche quelli meno conosciuti che vedono un numero di visitatori sempre crescente.”

call internazionale Dario Franceschini musei italiani

Per quanto riguarda invece le “Domeniche al museo” Franceschini conferma la sua intenzione di proseguire in questa direzione: “A qualche anno dalla riforma dei musei i risultati straordinari si vedono sempre di più grazie al lavoro dei direttori e di tutto il personale. Più incassi vogliono dire più risorse per tutela e ricerca, servizi museali. Andremo avanti sul percorso dell’innovazione”.
“I visitatori dei musei italiani sono stranieri ma anche italiani, anzi, il fenomeno delle domeniche gratuite ha avvicinato molto gli italiani alla visita dei musei delle proprie città”. Questo sistema di promozione, secondo Franceschini, avrebbe portato a far acquisire al Paese la consapevolezza del suo straordinario patrimonio.

call internazionale Dario Franceschini musei italiani

 

Sono inoltre in fase avanzata i lavori per la realizzazione della fermata della metropolitana di Piazza Venezia che consentirà, sul modello di altre esperienze internazionali e di altre fermate della metropolitana di Roma arricchite da reperti archeologici, l’accesso diretto al Museo di Palazzo Venezia e al Vittoriano.

Intanto il turismo con la Cina prosegue; “non è stata annullata nessuna iniziativa, saranno le autorità competenti a valutare le implicazioni che derivano dall’emergenza sanitaria. È probabile che ci sarà un problema di flussi da entrambe le direzioni. Noi ci occupiamo essenzialmente del turismo in entrata, sosteniamo certo il turismo in uscita ma è chiaro che ci sarà un cambiamento di flussi del turismo cinese in entrata a causa delle restrizioni che ci sono in questo momento”, dichiara il ministro.

 

La sede distaccata del MAXXI a L’Aquila a Palazzo Ardinghelli è stata invece un’idea importata da altri paesi, che hanno sedi distaccate dei loro musei maggiori; nel capoluogo abruzzese, dopo il trauma del grande terremoto avvenuto nel 2009, sono stati effettuati interventi importanti, grazie anche ad un contributo economico del Governo della Federazione Russa che ha finanziato proprio il recupero del Palazzo adibito a futura sede della filiale del MAXXI - il museo destinato alle arti del XXI secolo; la scelta delle opere sarà effettuata dal MAXXI stesso e i lavori sono praticamente completati; si sta quindi ragionando sulla data di inaugurazione, prevista per i primi mesi del 2020.

 

L’idea della capitale italiana della cultura è nata - racconta Franceschini - durante la medesima competizione tra le città italiane per la capitale europea; “in quell’occasione la competizione tra le sei città italiane finaliste è stata virtuosissima, spingendo a identità locale e progettazione, a mettere insieme pubblico e privato, al pensare la città complessivamente; si è pensato dunque di replicare il programma in ambito italiano. L’Italia è il luogo delle cento città d’arte e dei borghi dunque perché non estendere questa competizione anche alle capitali italiane della cultura?”
Quest’anno le domande pervenute per l’edizione del 2021 sono ben quarantaquattro tra città e piccoli borghi e si prevede un successo crescente dell’iniziativa.

 

Sbilanciandosi invece sul destino della collezione Torlonia, Franceschini svela che l’intesa firmata con gli eredi Torlonia prevede non solo la gestione della mostra, che partirà tra marzo e aprile 2020, ma anche l’individuazione di un luogo, a Roma, che possa diventare la sede permanente di questa incredibile raccolta; il ministro sta attualmente visionando degli immobili per una eventuale sede che naturalmente dovrà essere, sia per dimensioni che per prestigio, adeguata a quella che è una collezione straordinaria.

 

Il ministro conclude la conferenza con la questione delle barriere a fontana di Trevi, sostenendo che il problema della pressione turistica nei luoghi della cultura più famosi del mondo continua ad essere annoso; questi luoghi non possono contenere un numero illimitato di persone perché esiste un problema di fragilità del patrimonio oltre che un problema di sicurezza dei visitatori; l’intenzione di queste barriere è di certo quella di allentare e rallentare la pressione turistica ma - secondo il ministro - non sembra plausibile pagare un biglietto per entrare in una piazza pubblica. Dice invece sì a delle misure tecnologiche e non invasive per il conteggio degli accessi o per fermare i flussi in entrata finché non si avrà un deflusso in uscita. Sistemi che alcune città e alcuni musei dovranno necessariamente adottare nei luoghi e nei comuni con maggiore pressione turistica.


Accordo per la piena valorizzazione della Collezione Torlonia di marmi antichi

FRANCESCHINI: GIORNATA STORICA, LA COLLEZIONE TORLONIA RESTITUITA AL PUBBLICO
Siglato accordo con la Fondazione Torlonia, mostra itinerante e poi esposizione permanente

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È stato firmato oggi l’accordo tra il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e i rappresentanti della Fondazione Torlonia che sancisce la reciproca collaborazione per la piena valorizzazione della collezione Torlonia, il complesso di marmi antichi di proprietà privata tra i più imponenti e storicamente significativi al mondo.
L’accordo è stato sottoscritto, alla presenza del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, dall’Amministratore della Fondazione Torlonia, Alessandro Poma Murialdo, dal Direttore Generale per l’Archeologia, Gino Famiglietti, dal Direttore Generale per le Belle Arti e il Paesaggio, Francesco Scoppola, dal Soprintendente Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica di Roma, Francesco Prosperetti.
Haestia Giustiniani, simulacro di Vesta, principale ornamento della Galleria Giustiniani. (n. catalogo 490)
Haestia Giustiniani, simulacro di Vesta, principale ornamento della Galleria Giustiniani. (n. catalogo 490)
Il primo passo del percorso di valorizzazione sarà la realizzazione di una mostra con una prima selezione di 60-90 sculture più rappresentative, in grado di evidenziare sia nel contesto nazionale che in quello internazionale l’importanza della collezione e il rilievo del progetto. La Fondazione Torlonia sosterrà le spese per il restauro dei reperti, mentre il Ministero, tramite la Soprintendenza Speciale Archeologica di Roma, provvederà alla realizzazione della mostra, che verrà curata dal Prof. Salvatore Settis e da un Comitato d’Onore di cui farà parte il Prof. Carlo Gasparri, autorevole archeologo e accademico dei Lincei.
Il progetto espositivo, che darà conto della storia del collezionismo ripercorrendo le diverse fasi della costituzione dell’insieme dei marmi Torlonia, prevede nella seconda metà del 2017 un primo momento negli spazi di Palazzo Caffarelli a Roma, negli ambienti dell’ex Museo nuovo, al quale seguiranno almeno altre due tappe all’estero. Al loro rientro in Italia questa selezione di opere, insieme alle altre nel frattempo restaurate, troverà collocazione in una sede adeguata al prestigio della collezione che verrà individuata d’intesa tra le parti.
Busto di Galba, sommamente fedele al vero, uno dei ritratti più rari della serie imperiale, provenienza Otricoli. (n. catalogo 533 | credits: Fondazione Torlonia Onlus)
Busto di Galba, sommamente fedele al vero, uno dei ritratti più rari della serie imperiale, provenienza Otricoli. (n. catalogo 533 | credits: Fondazione Torlonia Onlus)

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