Il calcagno di Australopithecus africanus, più vicino a quello dei gorilla

11 Agosto 2016

Il calcagno destro parziale del StW352. Credit: Wits University
Il calcagno destro parziale del StW352. Credit: Wits University

Un nuovo studio, pubblicato sul Journal of Human Evolution, ha preso in esame il calcagno del fossile StW352 di Australopithecus africanus, giungendo alla conclusione che questo era più simile a quello dei gorilla che non allo stesso negli scimpanzé e persino negli umani.

Il fossile proviene dal sito di Sterkfontein, dall'area nota come Culla dell'Umanità, a 40 km da Johannesburg.

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L'Australopithecus sediba era limitato nel mangiare cibi duri

8 Febbraio 2016

Teschio fossile dell'esemplare di Australopithecus sediba noto come MH1 e modello del cranio che ritrae le tensioni durante un morso simulato . I colori "caldi" indicano regioni a più alta tensione, mentre i colori "freddi" indicano regioni a più bassa tensione. Credit: WUSTL GRAPHIC: Image of MH1 by Brett Eloff provided courtesy of Lee Berger and the University of the Witwatersrand.
Teschio fossile dell'esemplare di Australopithecus sediba noto come MH1 e modello del cranio che ritrae le tensioni durante un morso simulato . I colori "caldi" indicano regioni a più alta tensione, mentre i colori "freddi" indicano regioni a più bassa tensione. Credit: WUSTL GRAPHIC: Image of MH1 by Brett Eloff provided courtesy of Lee Berger and the University of the Witwatersrand.

L'Australopithecus sediba fu scoperto nel 2008 presso il sito di Malapa  in Sud Africa, nell'area nota come Culla dell'Umanità (e classificata come patrimonio dell'umanità dall'UNESCO).
Un nuovo studio su questo ominide mette ora in evidenza come questi non possedesse le capacità (relativamente a mascella e mandibola, oltre che ai denti) per una dieta regolare che comprendesse cibi "duri". In breve, era fortemente limitato nel mordere con forza: se avesse utilizzato tutta la potenza a disposizione si sarebbe slogato.
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[Dall'Abstract:] Si è ipotizzato che l'Australopithecus sediba sia stato un parente prossimo del genere Homo. Qui si dimostra che MH1, l'esemplare tipo dell'A. sediba, non era ottimizzato per produrre un'elevata forza del morso coi molari e sembra essere stato limitato nella sua abilità di consumare cibi che non erano meccanicamente impegnativi da mangiare. I dati sulla microusura dentale sono stati precedentemente intepretati come indicativi del fatto che l'A. sediba consumasse cibi duri, e così queste conclusioni illustrano che i dati meccanici sono essenziali se si mira a ricostruire un quadro relativamente completo degli adattamenti alimentari negli ominidi estinti. Un'implicazione di questo studio è che la chiave per comprendere l'origine del genere Homo risiede nel comprendere come i cambiamenti ambientali arrestarono le delicate nicchie degli australopitechi. Le pressioni di selezione risultanti portarono a cambiamenti nella dieta e nell'adattamento alimentare che gettarono le basi per l'emergere del nostro genere.
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Homo Naledi, un nuovo ominide dal Sud Africa

10 Settembre 2015
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Annunciata la scoperta di una nuova specie di ominide, l'Homo Naledi, in seguito al ritrovamento di 15 individui, per un totale di 1550 ossa. Si tratta del più grande ritrovamento di fossili di ominidi in Africa.
La scoperta è avvenuta presso la camera di Dinaledi, nel complesso di grotte Rising Star/Westminster vicino Krugersdorp, nella Municipalità distrettuale di West Rand in Sud Africa. Naledi significa appunto stella in Sesotho, il linguaggio locale sudafricano. Il sito è collocato nella cosiddetta Culla dell'Umanità, un'area che rientra nella Lista dei Siti Patrimonio dell'Umanità UNESCO.
Gli studiosi non posseggono ancora la datazione del sito, ma la si stima tra il Tardo Pliocene e il Primo Pleistocene, e quindi attorno ai 2,5 milioni di anni fa.
Anche per questo motivo è complicato assegnare questi resti alle specie conosciute di Homo, per le caratteristiche evidenziate dalle ossa. L'Homo Naledi presenta caratteristiche comuni a Homo habilis, Homo rudolfensis, Homo erectus e Homo sapiens, per quanto riguarda la morfologia craniale e mandibolare. Differisce però per la combinazione unica della morfologia della volta craniale, mascellare e mandibolare.
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Lo studio suggerisce che l'Homo naledi assomigli maggiormente all'Homo erectus, a causa della dimensione corporale e del cervello molto piccolo. La dimensione è stimata tra 560cc e 465cc circa, sovrapponibile piuttosto agli australopitechi, e nel genere Homo solo agli esemplari più piccoli di Homo habilis, a un solo esemplare di Homo erectus, e all'Homo floresiensis.
Come accennato, il gran numero di fossili è in effetti inusuale, e sembra che i corpi fossero intatti prima di cominciare a decomporsi. La camera non era accessibile ai non ominidi. Le prove preliminari sono coerenti con una disposizione deliberata in un luogo unico, da parte di una specie diversa dall'Homo sapiens, in data non nota. Si specula la possibilità di un comportamento rituale.

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