La Quadriennale d'arte di Roma: verso la XVIIª edizione

La XVIIª Quadriennale d’arte inaugurerà a Palazzo delle Esposizioni il 1 ottobre 2020. La conferenza stampa che nella mattina del 12 febbraio scorso ha presentato la nuova idea della Fondazione, nella Sala del Tempio di Adriano a Roma, ha incentrato il racconto sul futuro del progetto espositivo.

Ha visto intervenire il neopresidente della Quadriennale di Roma, eletto lo scorso agosto 2019, Umberto Croppi, il vicesindaco della città di Roma Luca Bergamo, Lorenza Bonaccorsi, Sottosegretario di Stato al Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, Nicola Borrelli, Direttore Generale Creatività Contemporanea – MiBACT, Albino Ruberti, Capo di Gabinetto del Presidente della Regione Lazio e il Presidente della Camera di Commercio, Lorenzo Tagliavanti.

L’istituzione nasce nel 1927 per l’intuizione di Cipriano Efisio Oppo ed è l’unica istituzione nazionale ad avere come missione esclusiva il compito di indagare, censire, certificare e promuovere le arti visive all’interno del territorio nazionale proiettandole sul piano internazionale.

 

Quadriennale d'arte di Roma XVII
Una delle immagini appartenenti all’archivio della critica Lorenza Trucchi, qui fotografata con Federico Fellini, Renato Guttuso, Giacomo Manzù nel 1975. Courtesy Fondazione La Quadriennale di Roma

Sedici sono le edizioni svoltesi negli anni, che hanno visto la partecipazione di oltre 6000 artisti da Pericle Fazzini a Renato Guttuso, da Emilio Vedova a Giosetta Fioroni, da Gino De Dominicis a Vanessa Beecroft, con un’età media di 25 anni. Mentre circa 2700 sono le opere in mostra vendute per le collezioni del Comune di Roma, di Ministeri, banche e enti pubblici di varia natura.

Oltre alle Quadriennali d’arte, più di 100 sono state le mostre all’estero organizzate dalla Quadriennale in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri.

ArBiQ è invece il settore della Fondazione dedicato alla conservazione, alla catalogazione e allo studio delle fonti sulle arti visive del XX e XXI secolo, la cui realizzazione ha avuto inizio nel 1998.

Nata con una funzione complementare rispetto a due altre istituzioni pubbliche storiche di sostegno all’arte, la Biennale di Venezia e la Triennale di Milano, la Quadriennale di Roma si pone come protagonista nel censimento e nella valorizzazione dell’arte nazionale principalmente attraverso la sua ricorrenza, appunto, quadriennale.

Il direttore artistico 

Subito dopo la chiusura della XVIª edizione - dal titolo Altri tempi, altri miti -, la Fondazione, per la prima volta nella sua storia, ha deciso di pubblicare un bando per la nomina di un direttore artistico, con un mandato triennale, che progettasse e realizzasse la programmazione culturale del triennio 2018-2020 in vista della XVIIª Quadriennale d’arte. La scelta cadrà successivamente sul progetto presentato da Sarah Cosulich, la quale decide di condividerne la realizzazione con il curatore Stefano Collicelli Cagol.

Quadriennale d'arte di Roma
Dalla conferenza stampa del 12 febbraio. Foto di Ilaria Lely

La programmazione Cosulich, con l’obiettivo di ampliare la conoscenza all’estero degli artisti italiani e favorire il dialogo e lo scambio di idee, è strutturata su un percorso di reclutamento, formazione e relazione di giovani artisti e curatori (Q-Rated) e su uno di sostegno all’arte italiana all’estero (Q-International).

Sarah Cosulich con Stefano Collicelli Cagol, direttore artistico e curatore della Quadriennale di Roma. Courtesy Fondazione La Quadriennale di Roma. Foto Studio Cliche

Verso la Quadriennale del 2020

La XVIIª Quadriennale d’arte inaugurerà a Palazzo delle Esposizioni il 1 ottobre 2020. La mostra porrà in rilievo le ricerche, le poetiche e gli immaginari di artisti di diverse generazioni di cui verranno presentati progetti monografici in spazi dedicati e in relazione dialogica con l’allestimento attraverso uno speciale percorso espositivo che coinvolgerà entrambi i piani del Palazzo. Occuperà quasi 4000 mq di superficie espositiva, con più di trenta artisti, iniziative social, performance, visite guidate, eventi, proiezioni, iniziative collaterali, fuori-mostra, premi.

L’esposizione vuole ripensare la narrazione dell’arte in Italia dagli anni Settanta a oggi, anche in relazione ai contesti sociali, politici, tecnologici che l’hanno generata, individuando percorsi di lettura alternativi al canone storico-artistico predominante e mostrando come gli artisti che hanno superato la tradizionale classificazione dei media riescano a dialogare perfettamente con i linguaggi multimediali della contemporaneità. I giovani, le figure femminili, i vari orientamenti e le diverse identità sessuali, le sperimentazioni d’avanguardia saranno oggetto di un’attenta indagine.

Il progetto di mostra mira a evidenziare i percorsi transgenerazionali, la multidisciplinarietà dei linguaggi e la contaminazione delle arti visive con altre discipline.

Una mostra dunque, non più una rassegna, con un progetto curatoriale.

L’Arsenale e i nuovi spazi

Nell’ambito di un progetto di rilancio dell’Istituzione e potenziamento delle sue funzioni, il MiBACT ha individuato come sua nuova sede un complesso dallo straordinario valore storico e architettonico, posto in uno snodo strategico del centro cittadino, tra i quartieri di Trastevere e Testaccio, immediatamente adiacente a Porta Portese.

Si tratta dell’Arsenale voluto da Papa Clemente XI, agli inizi del Settecento, per sovrintendere l’attività doganale del porto fluviale e rimasto in funzione fino alla fine del secolo successivo.

Il complesso si compone di tre edifici, affacciati su un piazzale interno di 4000 metri quadri: il Magazzino del sale, le Corderie e l’Arsenale propriamente detto.

Quadriennale d'arte di Roma XVII
Rendering del progetto di ristrutturazione dell’Arsenale Pontificio a Porta Portese, prossima sede della Fondazione La Quadriennale di Roma. Courtesy Insula architettura e ingegneria

 

Quadriennale d'arte di Roma XVII
Rendering del progetto di ristrutturazione dell’Arsenale Pontificio a Porta Portese, prossima sede della Fondazione La Quadriennale di Roma. Courtesy Insula architettura e ingegneria

 

Tutti gli edifici sono stati recentemente messi in sicurezza e consolidati dal Ministero, che, nel marzo 2018, ha firmato un accordo con la Fondazione La Quadriennale di Roma per un’utilizzazione pubblica a forte valenza culturale.

Il progetto prevede di collocare l’Archivio Biblioteca in quello che fu il Magazzino del sale, mentre gli uffici della fondazione troveranno posto all’interno della lunga manica delle Corderie, insieme a una caffetteria con bookshop.

Il progetto di restauro è già interamente finanziato e il suo completamento è previsto per l’anno 2022.

La proposta: gli Amici della Quadriennale

La fondazione ha inoltre avviato un programma di membership, pensato per appassionati d’arte, mecenati, collezionisti, i quali potranno usufruire di vantaggi esclusivi, con diverse opzioni di adesione: amico, amico sostenitore, partner sostenitore, partner onorario, mecenate sostenitore, mecenate onorario.

 


Cento anni di Emilio Vedova

In occasione del centenario della nascita di Emilio Vedova -artista che con il suo operato ha influenzato e tutt'ora influenza l'arte contemporanea- la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova  conclude il ciclo di eventi realizzati per l'occasione al Palazzo Reale di Milano. La mostra "Emilio Vedova", inaugurata il 6 dicembre 2019 e che resterà aperta fino al 9 febbraio 2020, è stata promossa dalla Fondazione in collaborazione con il comune di Milano e il Palazzo Reale.

La curatela di questo evento non poteva che essere affidata a Germano Celant. L'allestimento da lui ideato, realizzato insieme allo studio di architettura Alivisi-Kirimoto, mette in scena l'intera carriera artistica del Maestro, dai primi anni del momento figurativo e geometrico, passando poi per il periodo informale, fino ad arrivare ai tondi e ai dischi, dai caratteri spaziali più decisi, che lo hanno reso celebre.

Il percorso espositivo comincia nella sala del Piccolo Lucernario dove alcuni pannelli accompagnati da una selezione di opere, che vanno dagli anni quaranta fino ai novanta, raccontano la vita dell'artista.

Emilio VedovaCiò che stupisce maggiormente è l'ingresso nella scenografica Sala delle Cariatidi. Progettata nella metà del Settecento come simbolo del potere politico, subisce nel Novecento i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Solo nel 2000 si comincia un'operazione di restauro per recuperare e consolidare le parti originali. Per le sue caratteristiche architettoniche la Sala delle Cariatidi è il luogo ideale dove incontrare il linguaggio spaziale e scenografico, ma al tempo stesso essenziale, di Emilio Vedova. Le opere qui selezionate da Germano Celant sono separate da un muro grigio antracite alto 5 metri, che crea un percorso in cui accompagnare e guidare il visitatore. In questo contesto l'intervento minimale dello studio Alivisi-Kirimoto, che consiste nell’inserimento di una struttura rettangolare in tubi metallici sospesa, permette la perfetta illuminazione delle opere. Ulteriore fattore a rendere ancora più spettacolare la sala è la presenza di numerosi specchi posti al posto delle finestre, ciascuna incrniciata da due cariatidi da cui prende il nome la sala. La creazione del riflesso delle opere negli specchi permette al visitatore di entrarvi dentro e farne parte.

Emilio Vedova Emilio VedovaEmilio VedovaCosì con la selezione di opere che vanno dal ‘55 al ‘65, in particolare con il ciclo Absurdes Berliner Tagebuch '64, il visitatore, insieme all'opera, mette in atto sentimenti di rabbia e tensione che preannunciano i temi ribelli del 68'. Al contrario i dischi e i tondi degli anni ‘80 annunciano un principio di ordine e perfezione individuato nella forme circolari. La parte finale del percorso con le opere degli anni ‘90 – emblematica la struttura Chi brucia un libro, brucia un uomo, che riproduce pagine movibili di un libro nero, bruciato, strappato - rappresentano la denuncia dell'artista contro una società inerte che assiste al declino e alla distruzione della memoria.

Emilio Vedova

Tutte le foto sono di Rita Roberta Esposito.

Emilio Vedova


Il peculiare estro di Emilio Vedova, originale ideatore dei “Dischi”

Pittore veneziano dallo stile inconfondibile, Emilio Vedova (1919-2006) si configurò come un’artista autodidatta fortemente attivo in campo nazionale ed internazionale. Definito come il fratello italiano di Jackson Pollock, introdusse negli anni Cinquanta del Novecento un linguaggio estetico inusuale e rivoluzionario, con una tendenza alla non figurazione vissuta in maniera molto passionale.

Image of Time (Barrier), 1951. Foto di G. Starke, CC BY-SA 2.0

Dopo una fase limitata di frequentazione di un corso serale di decorazione, aderì al gruppo Corrente insieme ai colleghi Birolli, Vittorini, Guttuso e Morlotti, prendendo parte alla resistenza nel 1943. Fondò il Fronte Nuovo delle Arti a Venezia e inizialmente mostrò l’influsso della corrente postcubista compiendo una serie dalle tonalità bianco-nere denominata per l’appunto “Geometrie nere”, sebbene in seguito aderì pienamente all’Informale. Nel 1951 a New York ebbe luogo la sua prima mostra personale negli Stati Uniti e l’anno successivo divenne membro del Gruppo degli Otto. Nel 1958 compì le sue prime litografie e dopo un anno dipinse “Scontro di situazioni”, ampie tele a forma di L inserite in un ambiente scuro ideato da Carlo Scarpa a Venezia. Ulteriori cicli di opere molto noti furono “Ciclo della protesta” e “Cicli della Natura”. Curò altresì le scenografie e i costumi dell’opera “Intolleranza ’60”, mentre tra il 1961 e il 1965 eseguì i cosiddetti “Plurimi”, ossia dipinti e sculture di legno e metallo distinti, complessi e mobili. In occasione dell’Expo del 1967 preparò per il padiglione italiano un collage-luce con minuscole lastre inserite in un ambiente asimmetrico ove proiettare figure cangianti.

Absurdes Berliner Tagebuch `64, 1964 (Plurimo 1-7), Berlinische Galerie. Foto di Ingo Ronner, CC BY 2.0
Absurdes Berliner Tagebuch '64, Berlinische Galerie. Foto di Jean-Pierre Dalbéra, CC BY 2.0

Tra i numerosi riconoscimenti ottenuti vi sono il premio per giovani pittori alla Biennale di San Paolo nel 1951, il Guggenheim International Award nel 1956, il premio per la pittura alla Biennale di Venezia nel 1960. Svariati i ruoli prestigiosi ricoperti, tra i quali ricordiamo il compito di direttore dell’Internationale Sommerakedemie a Salisburgo, lo svolgimento di svariate conferenze negli Stati Uniti e l’attività di insegnamento presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Ha infine ricevuto le onorificenze di “Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana per meriti culturali” e la “Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte”.

Emilio vedova, senza titolo, 1957-59. Foto di Sailko, CC BY-SA 4.0

Al termine degli anni Settanta sperimentò varie tecniche, ad esempio l’uso di opere mobili su dei binari d’acciaio (Plurimi-Binari), i monotipi e l’incisione su ampi vetri. L’artista usò il corpo per cifrare l’idea di spazio, dando importanza alle forme com’è visibile nel ciclo dei Dischi realizzati a partire dal 1985. D’altronde, l’espressionismo astratto gioca con il concetto di spazio, negando il valore del figurativo ed attuando un uso accorto del colore. I suddetti dischi sono pannelli circolari doppi dalla peculiare cromia, esposti in suggestive location quali la Fattoria di Celle (dove eseguì i primi esemplari, denominati “Non dove”, decorati su ambedue le facce) e il Castello di Rivoli.

Tra i dischi più rilevanti va menzionato “Chi brucia un libro brucia un uomo”, mega installazione che
rievoca la distruzione della biblioteca di Sarajevo a seguito di un incendio durante il periodo bellico,
nonché l’antecedente ciclo di opere “Dischi, Tondi e Oltre” compiute tra il 1985 ed il 1987. Tali
creazioni furono l’esito di un intenso periodo di ricerca relativa alla sacrale figura del cerchio in
contrapposizione all’universo mutevole, caotico ed asimmetrico percepito dal suo sguardo d’artista.
I Tondi sono dipinti su tela realizzati su un unico lato, mentre gli Oltre sono costituiti da tondi
all’interno di quadrati, completando la sua attività di rottura e di superamento delle barriere.

La realizzazione dei grandi teleri all’inizio degli anni Ottanta ha preparato questa successiva
riflessione sulla circolarità, in quanto nel corso della sua lunga carriera artistica ha sperimentato
discipline differenti spinto da un irrefrenabile spirito di ricerca. Il suo obiettivo era catturare lo spazio
mediante tutte le sue variegate produzioni: schegge, frammenti e dipinti perfettamente inseriti
nell’ambiente circostante, in un dialogo perfetto tra le opere e lo spazio architettonico che le
custodisce.

Emilio Vedova, senza titolo (prova impossibile), 1985. Foto di Sailko, CC BY-SA 4.0

Vedova assume importanza nell’arte in quanto simbolo della sperimentazione, di ricerca del nuovo
da dipingere, realizzando opere energiche all’interno di una società novecentesca in continua
evoluzione. Fu capace di rinnovarsi pur non alterandosi, adottando progressivamente una scelta più
raffinata dei supporti, giungendo anche a geometrie atipiche. L’esito di questo processo è
rappresentato da opere contraddistinte da pennellate nervose che veicolano la potenza del segno privo
di riferimenti, emergente in virtù della sua forza emotiva.

Emilio Vedova a Darmstadt con Pierre Kröger (4 agosto 1986). Foto dello stesso Pierre Kröger, CC BY-SA 4.0

Successivamente alla sua morte è stata organizzata ai Magazzini del Sale una mostra con le sue
opere in movimento, così come ideato dall’amico Renzo Piano: affiancate da un sottofondo musicale,
offrono allo spettatore uno stimolo multisensoriale davvero affascinante. Un gesto ammirevole da
parte della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova che continua a rimembrare ed omaggiare questo
peculiare artista nostrano.

Sitografia:

Fondazione Emilio e Annabianca Vedova

Peggy Guggenheim Collection

Artribune

Emilio Vedova. Foto di Rober l, CC BY-SA 4.0