Andrej Tarkovskij cinema preghiera

Andrej Tarkovskij: il cinema come preghiera

Che cos’è l’arte? È il Bene o il Male? Proviene da Dio o dal Diavolo? Dalla forza dell’uomo o dalla sua debolezza? Forse in essa è racchiuso un ideale di armonia sociale? Consiste in questo la sua funzione? Essa è una dichiarazione d’amore, un riconoscimento della propria dipendenza dagli altri uomini, una confessione, un atto inconsapevole, ma che rispecchia l’autentico significato della vita: l’Amore e il Sacrificio.” tratto dal libro “Scolpire il Tempo”, di Andrej Tarkovskij, Istituto Internazionale Andrej Tarkovskij, 2015

Dal 20 gennaio, in specifiche sale italiane, viene proposto un film-documentario su un artista assai noto nel Parnàso della cinematografia mondiale: si tratta di una retrospettiva del regista russo Andrej Arsen'evič Tarkovskij, attentamente diretta e curata dal figlio Andrej A. Tarkovskij.

Andrej Tarkovskij: il cinema come preghiera”, presentato in anteprima al Festival di Venezia e distribuito da Lab 80 Film, permette allo spettatore di immergersi nel mondo tarkovskijano grazie ad immagini, registrazioni audio e materiali d’archivio inediti; vengono proposti frammenti tratti dai suoi film oltre che a riprese sui set e momenti di quotidianità nei luoghi cari al regista.

Il suo lascito, costituito da otto pellicole, viene rappresentato nel film da altrettanti capitoli in cui esso è suddiviso: la narrazione è lineare, anzi circolare, poiché descrive la vita di un uomo, dalla sua nascita (1932) alla sua morte, ritornando poi alle origini.

Traspare fin dall’inizio il profondo legame che Andrej ha coi genitori, conflittuale con il padre, il poeta Arsenij Tarkovskij, e viscerale con la madre, Marija Ivanovna.

La ferma presenza fisica ed emotiva della madre, così come il ritrovamento e la “riscoperta” nell’età adulta della figura paterna, sono ben evidenti in film come Zerkalo (Lo specchio, 1975) e Offret (Sacrificio, 1986).

Arsenij e il piccolo Andrej Tarkovskij

Un altro avvenimento che sconvolge l’attività del regista, all’apice della sua produzione artistica, è l’inevitabile punto di rottura e la conseguente censura da parte delle autorità sovietiche; infatti l’URSS critica aspramente la visione pacifista del suo primo film, Ivanovo detstvo (L’infanzia di Ivan, 1962), poiché entra in contrasto con la propaganda, basata su princìpi di orgoglio patriottico, a seguito della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale.

Tali contrasti causano poi un ritardo di sei anni per l’uscita di Andrej Rublëv (1966), non solo per la scelta - incompresa per l’epoca - di un tema prettamente religioso, ovvero la storia di un pittore di icone ortodosso nella Russia del ‘400, ma anche per l’inevitabile interpretazione da parte del governo di una celata critica del momento politico contemporaneo.

Dopo la parentesi “pseudo-fantascientifica” e metafisica di Soljaris (Solaris, 1972) e Stalker (1979), inframmentizzata dal film Zerkalo, il punto di non ritorno avviene durante le riprese in Italia del film Nostalghia (1983); a questo punto Tarkovskij, consapevole che in caso di rientro in Russia vedrebbe del tutto ostacolata la sua attività artistica, decide di rimanere in Italia, non facendo mai più ritorno in patria.

Trascorsi alcuni anni, dopo essersi ricongiunto al figlio (fino a quel momento trattenuto in Russia), Andrej, già malato, completa in Svezia le riprese del film Offret, suo testamento artistico, per poi spegnersi alla fine dell’anno 1986 a Parigi.

Andrej Tarkovskij cinema preghieraIn occasione della proiezione del film al Teatro delle Muse di Ancona, questo 25 gennaio, Andrej A. Tarkovskij racconta in prima persona i sentimenti e il “pensiero poetante” racchiusi nella creazione paterna, citando grandi nomi per lui ispiranti e da lui ispirati.

Tutto ciò che in Tolstoj è l’analisi delle azioni dei personaggi nella loro quotidianità, in Dostoevskij è invece la descrizione intima del conflitto interno tra Bene e Male; quel che è “follia” come famelica tensione verso l’ignoto in Leonardo da Vinci, è invece sublime polifonia in Bach, le cui musiche riflettono l’ordine della natura e del divino.

In Tarkovskij potremmo riscontrare tutto questo andando oltre, unendo all’introspezione dell’animo umano e all’ispirazione spirituale data dalla religione, anche uno scopo sociale, che è proprio della creazione artistica; per l’artista lo sforzo immane sta nella comunicazione, o meglio nella “capacità di comprendersi reciprocamente”, riuscendo a trasmettere agli altri la realtà di una verità sofferta, derivante dalla meditazione sul significato della vita; da questo processo scaturisce il dono della parola, come nel cinema avviene la nascita dell’immagine, che racchiude una rivelazione.

“Tarkovskij racconta Tarkovskij”, foto dell’incontro al Teatro delle Muse, Ancona. Foto di Alissa Ciccarelli

Nel film, così come nella seguente intervista al figlio Andrej Tarkovskij, traspare infine lo stretto legame sviluppatosi tra il regista e l’Italia, sua patria adottiva fin dai tempi delle riprese di Nostalghia e del documentario Tempo di viaggio, girato insieme a Tonino Guerra.

Andrej Tarkovskij: il cinema come preghiera” è dunque sia un tassello aggiuntivo per chi si è già da tempo introdotto nel tempio del pensiero tarkovskijano, sia un nuovo punto di vista per approcciarsi per la prima volta ad esso: di certo è un imperdibile omaggio di un figlio verso il padre-regista, che a sua volta ha omaggiato spesso, nel suo cinema, l’opera del padre-poeta.

Andrej Tarkovskij cinema preghiera

In sala a:

FirenzeCinema La Compagnia
BergamoAuditorium Lab 80 Cinema
TorinoCinema Massimo
PisaCinema Arsenale
Jesi (AN)Cinema Teatro Piccolo
AnconaCine Teatro Marche – CineMuse
Spoleto (PG)Cinema Sala Pegasus
BresciaNuovo Eden
PadovaCinema Lux
MantovaCinema del carbone
PerugiaPostmodernissimo
Poggibonsi (SI)Cinema Garibaldi
MilanoSpazio Anteo
RomaNuovo Cinema Aquila
Reggio EmiliaCinema Rosebud
RomaCinema Apollo Undici
RomaCinema Detour

Andrej Tarkovskij cinema preghieraImmagine locandina e foto (ove non indicato diversamente) per “Andrej Tarkovskij: il cinema come preghiera” cortesemente fornite da Lab80.it


Ermanno Olmi, il regista gentile

Nato a Bergamo il 24/07/1931, Ermanno Olmi è tra i più grandi registi italiani del ‘900. Uno stile unico il suo, che ha raccontato l’Italia degli ambienti contadini degli anni cinquanta, approdando poi a diverse tematiche con tratto fortemente storico e artistico.

Di famiglia cattolica, rimase orfano di padre in giovane età, a seguito di quella che passò poi alla storia come la Seconda Guerra Mondiale. Dopo aver frequentato il liceo scientifico, si iscrisse al liceo artistico senza però mai completare gli studi. Trasferitosi a Milano per seguire i corsi di recitazione presso l’Accademia di Arte Drammatica, riuscì a trovarvi un impiego presso la Edison-Volta, realizzando dei servizi cinematografici incentrati su alcune produzioni industriali. È qui che Ermanno Olmi cominciò ad appassionarsi e a dimostrare la sua tenacia, riuscendo a realizzare una quarantina di documentari, ponendo sempre attenzione sulle difficili condizioni di lavoro nelle fabbriche del suo tempo.

Alla Mostra del Cinema di Venezia (1965)

Il suo primo lungometraggio è targato 1959, dal titolo “Il Tempo si è fermato”. Film girato da attori non professionisti e con suoni in presa diretta, una storia ambientata sul Monte Adamello che rivelò da subito le sue indubbie capacità e quella sensibilità autoriale che da sempre lo contraddistinguono. I temi della natura, della fragilità umana, della solitudine, dell’umiltà e della tradizione furono delle costanti in tutti i suoi lavori.

Sandro Panseri, protagonista del film Il posto (1961)

Due anni dopo riuscì a realizzare il suo secondo lungometraggio, “Il Posto”, attirando le attenzioni della critica, tanto da vincere il Premio della critica alla Mostra del cinema di Venezia del 1961.

L'albero degli zoccoli: la scartocciatura del granoturco

Nel decennio seguente non riuscì però a replicare gli stessi consensi. È infatti solo nel 1978 con “L’albero degli zoccoli” che riuscirà nuovamente a mettere d’accordo pubblico e critica, vincendo la Palma d’oro al Festival di Cannes e il Premio César come miglior film straniero.

Ermanno Olmi sul set de I recuperanti, Foto Radiocorriere (1973)

Si trasferì in seguito a Milano, dove fondò la scuola “Ipotesi Cinema”, continuando a girare altri film, nonché documentari e spot televisivi per la RAI. Gli anni ’80 lo videro inizialmente assente a causa del manifestarsi di una grave malattia che lo spinse lontano dai riflettori. Si trattava della sindrome di Guillain-Barré che immobilizzò i suoi arti e che purtroppo contrassegnò parte della sua vita. Nonostante tutto, nel 1987 diresse “Lunga vita alla signora!”, con il quale vinse il Leone d’argento al Festival di Venezia. L’anno seguente fu, invece, la volta di “La leggenda del santo bevitore”, altro capolavoro con il quale si aggiudicò il Leone d’oro e quattro David di Donatello.

Nel 1993 uscì nelle sale “Il segreto del bosco vecchio”, ripreso dall’omonimo romanzo di Dino Buzzati. Il protagonista della pellicola è Paolo Villaggio nel ruolo inconsueto di un colonnello in pensione incattivito dalla solitudine, redentosi al seguire di alcune vicende fantastiche accadute nella foresta di Somadida. Nel 1994 gira poi “Genesi: La creazione e il Diluvio”, facente parte della collana internazionale “Le storie della Bibbia”. Torna sul maxischermo nel 2001 con “Il mestiere delle armi”, film storico ambientato nel Cinquecento, con il quale vinse ben nove David di Donatello.

Nel 2003 è la volta di “Cantando dietro i paraventi”, film storico-fantastico sulla Cina imperiale, che vede la partecipazione di Carlo Pedersoli, alias Bud Spencer, il quale riesce a ottenere nuovamente diversi riconoscimenti. Nel 2005 gira il film “Tickets”e nel 2007 “Centochiodi”, nonché “Il viaggio di cartone” (2011) e “Torneranno i pirati” (2014), il suo ultimo film realizzato. Si dedicherà infine, negli ultimi anni di vita, a una delle sue prime e più grandi passioni: il documentario.

Ermanno Olmi, ritaglio a partire da foto dell'Associazione Amici di Piero Chiara, CC BY 2.0

Tra le varie onorificenze ricevute vi sono da annoverare quelle di Commendatore, Grande ufficiale e Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, la Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte, nonché la laurea ad honorem in Scienze umane e pedagogiche conferita dall’Università di Padova.

Abbiamo voluto celebrare oggi un grande regista, un uomo semplice e colto, un autore raffinato e da sempre impegnato nella rivalutazione storico-letteraria del nostro paese.

Grazie, Maestro!

 


Milano: “Cannes e dintorni”, selezione di film dal Festival Internazionale

Cultura

“Cannes e dintorni”, selezione di film dal Festival Internazionale

Dal 12 al 18 giugno Milano ospiterà il meglio della rassegna cinematografica con 48 proiezioni di 25 film in 12 sale della città

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Milano, 9 giugno 2015 - Si rinnova anche per il 2015, a partire da venerdì 12 giugno, il primo appuntamento dell’anno con le Vie del Cinema, la manifestazione che porta a Milano, in lingua originale e sottotitolati, i film dai Festival di Cannes, Locarno, Venezia e Torino. Così dal 12 al 18 giugno Milano ospiterà Cannes e dintorni, una ricca selezione dei film presentati all’ultimo Festival Internazionale di Cannes, dalla Quinzaine des Réalisateurs e titoli dal Festival di Berlino, dal Torino Film Festival, dal Bergamo Film Meeting e da Sguardi Altrove Film Festival.

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