letture primavera 2021

Le migliori letture della primavera 2021

Il nuovo anno mi ha portato a confrontarmi con ottime realtà editoriali indipendenti; questo contributo vuole essere una bussola all'interno di questo vastissimo mondo e vi indicherà la direzione per conoscere e scoprire i professionisti del libro: iniziamo questo carosello di uscite e titoli validissimi per questa primavera 2021 di letture.

letture primavera 2021
Foto di Prettysleepy

Mattioli 1885

La casa editrice indipendente ha sicuramente lasciato il segno nel mio cuore grazie a tre distinte pubblicazioni che mi hanno definitivamente conquistato. A partire dall'accattivante thriller Facile preda di John D. MacDonald, una scrittura calibratissima che racconta una storia allucinata d'amore e morte, con inseguimenti da capogiro e un finale all'altezza dei bestsellers di Stephen King. A seguire, c'è una splendida raccolta di scritti di Andre Dubus, Riflessioni da una sedia a rotelle, un devastante caleidoscopio interiore e autobiografico di uno degli scrittori più caratteristici d'America. Una pregevole raccolta di aneddoti, stralci di vita e saggi che ci fanno scoprire l'uomo dietro ai successi letterari. Infine, mi sono innamorato dell'antologia di racconti Le colline ricordano di James Still, dove l'autore americano confeziona racconti ispiratissimi e dotati di una violenta bellezza e finali destabilizzanti.

La copertina del thriller Facile preda di John D. MacDonald, pubblicato da Mattioli 1885

La Vita Felice

La Vita Felice è una casa editrice davvero di grande qualità, una perla rara nell'intero panorama italiano. A partire dalla rinomata collana di poesia (I labirinti) e alla controparte asiatica con la pubblicazione di numerosi poeti giapponesi e le loro raccolte di haiku, senza mai dimenticare il grande impegno a rinnovare la letteratura classica (Il piacere di leggere). Portano in Italia testi inediti e ottimamente tradotti e curati, per esempio Il Re dalla maschera d'oro e altri racconti di Marcel Schwob o Metamorfosi e altri racconti gotici di Mary Shelley. Pregevolissima è la mia ultima lettura, La Sirena di H. G. Wells a cura di Matteo Noja, una storia ispirata al romanticismo di fine 800 in cui si innesta l'immaginazione di uno dei più grandi autori della letteratura fantastica; un testo davvero mordace dove la sensualità va a provocare il bigottismo dell'epoca.  GM. libri è una costola della casa editrice sopramenzionata e si dedica con fervore a riportare in Italia i classici della letteratura fantasy, in particolare questi testi scomparsi da anni nei cataloghi, tra cui il Ciclo Celta di R. E. Howard o i cicli planetari di Edgar Rice Burroughs, da John Carter di Marte al Ciclo di Pellucidar (pubblicazioni a cura di Masa Facchini).

La copertina del volume La Sirena di H. G. Wells, a cura di Matteo Noja, pubblicato da La Vita Felice

 

Del Vecchio Editore

Ho conosciuto Del Vecchio Editore recensendo proprio su ClassiCult la squisita raccolta di racconti brevi di Jacopo Masini, Polpette e altre storie brevissime. Dopo questo primo e felice incontro, mi sono avvicinato alla curatissima collana di poesia con un testo che sta diventando "cult" nella sua nicchia letteraria. Parlo di Non praticare il cannibalismo. 100 poesie (con traduzione e curatela di Paola Del Zoppo, Cristina Consiglio e  Riccardo Frolloni), di un altro autore capitale del canone americano ovvero Ron Padgett che scrive poesie con una disarmante leggerezza (e perciò complessità) e che avvicina la giovinezza con lo sfiorire degli anni, la bellezza alla ruvidezza delle vite distrutte, il pensiero al corpo. Un autore ricco di nostalgia, amore, pensieri candidi e verità disincantate in un continuo sciabordare di ossimori, rivelazioni e metafore dell'innocenza.

La copertina di Non praticare il cannibalismo. 100 poesie, di Ron Padgett, con traduzione e curatela di Paola Del Zoppo, Cristina Consiglio e  Riccardo Frolloni, pubblicato da Del Vecchio Editore

 

NN Editore

Casa editrice che conoscevo da anni, ma che ho iniziato a leggere da pochissimo (ed è stato un colpo di fulmine). Dopo aver recensito su altri portali la squisita antologia di racconti I poteri forti di Giuseppe Zucco e Decameron Project (AA. VV.) - due dirompenti letture - ho scoperto Brian Panowich con Hard Cash Valley uno dei thriller più belli letti nella mia vita, con un ritmo serrato e personaggi complessi e un'orchestrazione della storia a tinte cinematografiche. Consigliatissimo. Sul versante italiano ritorna Michele Vaccari, con un romanzo che è già un classico moderno (in ristampa dopo 3 giorni!). Urla sempre, primavera è un romanzo-mondo, uno squarcio metafisico all'interno della carcassa putrescente della storia e della letteratura nostrana, un titolo che fonde al suo interno generi diversi; eppure Vaccari crea una sinfonia narrativa, invece di una cacofonia di fantasy, science fiction e speculative fiction (e molto altro, come l'avventura, l'epica, etc).

La copertina del romanzo Urla sempre, primavera di Michele Vaccari, pubblicato da NN Editore (2021)

 

 

Carbonio Editore

Dopo aver recensito Solo di August Strindberg, sono tornato da Carbonio grazie alla pregevole raccolta a firma di Sadeq Hedayat, Il randagio e altri racconti, con la traduzione di Anna Vanzan, una delle più grandi studiose dell'Oriente in Italia, che purtroppo ci ha lasciato nel terribile 2020. Avevamo già recensito Hedayat e il suo La civetta cieca con una bellissima intervista ad Anna Vanzan a cui rivolgiamo il nostro amore e la nostra stima, nonché le sentite condoglianze ai suoi studenti e soprattutto ai familiari.

Hedayat è uno dei maggiori rappresentanti del mondo culturale iraniano e punta di diamante della letteratura persiana moderna, un uomo dalla caratura intellettuale infinita e autore di numerosi gioielli. All'interno del libro troverete nove racconti estremamente interessanti e contrassegnati dagli stilemi di Hedayat, dall'estetica grottesca, a volte spettrale e allucinata, dove una lirica spesso surrealista va innestarsi in un repertorio di immagini oniriche e cangianti.

La copertina della raccolta Il randagio e altri racconti, di Sadeq Hedayat, pubblicata da Carbonio Editore

 

Neo. Edizioni

Neo. Edizioni è stata una delle scoperte più sorprendenti di questo 2021. Dopo aver recensito Beati gli inquieti di Stefano Redaelli (con intervista in diretta all'autore) e La carne di Cristò (sempre su ClassiCult) mi sono innamorato definitivamente del loro catalogo e della loro mentalità editoriale.

In lettura ho Vinpeel degli Orizzonti di Peppe Millanta e si sta rivelando uno dei "fantasy" più atipici che io abbia mai letto, scritto con una prosa incantata e pervasa dall'innocenza, una storia intima e di grande coraggio narrativo, perché la narrativa di genere made in Italy sembra essere sotto torchio da parte della critica letteraria contemporanea. Consigliata anche la raccolta (s)poetica Romanticidio. Spoesie d'amore e altre disgrazie di Eleonora Molisani, che coniuga l'ironia all'abusato tema dell'amore e delle relazioni all'interno del mondo poetico e degli autori "sensibili"; Molisani scrive con irriverenza e divertimento e consegna ai suoi lettori una lettura dal sapore agrodolce. perfetta per sovvertire gli stereotipi del poeta classico e moderno, di tutte le sue costruzioni metaforiche e romantiche.

Le copertina di Vinpeel degli orizzonti di Peppe Millanta, pubblicato da Neo. Edizioni

 

Jaca Book

Questa casa editrice è tra le migliori che il pubblico di ClassiCult può scoprire, una realtà indipendente estremamente sensibile al mondo dell'arte, della storia, della religione, dell'archeologia e di tantissime altre discipline umanistiche.

Tra i titoli che mi sento di consigliare c'è certamente Il Mito a cura di Julien Ries, uno stupendo libro cartonato di notevoli dimensioni che raccoglie il repertorio mitologico dell'intero corpus sensibile della storia umana, in maniera verticale e orizzontale perché si spazia dal Paleolitico ai giorni nostri e dalle grotte di Lascaux agli Aborigeni australiani. All'interno del catalogo Jaca Book c'è molto spazio per Mircea Eliade e della sua opera magna del dizionario delle religioni e dei simboli, un acquisto imprescindibile per antropologi, appassionati di letterature comparate e studiosi delle religioni e dell'arte.

La copertina del saggio Il mito. Il suo linguaggio e il suo messaggio, di Julien Ries, pubblicato da Jaca Book

 

NPE edizioni

NPE è una delle realtà fumettistiche che mi sento di consigliare su ClassiCult, Nicola Pesce - oltre ad essere un ottimo scrittore (ne ho parlato già per La Cura del Dolore) - è un editore attento ed esigente e pretende il massimo dai suoi collaboratori e dagli artisti che mette in catalogo.

Mi sento in dovere di consigliare alcune opere cardine del catalogo, a partire da Eccetto Topolino (Gori, Lama, Gadducci) uno splendido volume saggistico che esplora la storia della figura di Topolino con la lente d'ingrandimento della storiografia italiana e del giornalismo nostrano e con un focus sul rapporto tra Walt Disney e il fascismo. Sul lato fumetti consiglio l'intera bibliografia di Sergio Toppi, Dino Battaglia, Nino Cammarata, Attilio Micheluzzi,  Ivo Milazzo, Sergio Tisselli (a cui rivolgiamo amore e stima per la sua recente scomparsa nel 2020), Sergio Vanello. Oltre a questi autori immensi consiglio caldamente agli amanti del fantastico le Guide Immaginarie dei Vampiri e de i luoghi di Lovecraft.

La copertina di Sharaz-de. Le mille e una notte di Sergio Toppi, pubblicato da NPE edizioni

 

Aguaplano Editore

Ottima casa editrice indipendente, che investe nei suoi libri una curatela maniacale (per fortuna!) e tantissima passione. Dopo aver amato Esecuzione dell'ultimo giorno di Lorenzo Chiuchiù sono passato a un libro unico ovvero Aura di Alessandro Celani, un magnifico reportage fotografico della nostra Italia (e che edizione!) che si snoda attraverso un'edizione bilingue caratterizzata da testi di accompagnamento altamente evocativi. Un testo che si può contemplare in un pomeriggio o per tutta la vita.

Sempre per Aguaplano ho apprezzato tantissimo la raccolta di poesie Ragli di Fabio Greco, libro dal carattere sperimentale e dal linguaggio evocativo quanto indomabile; consiglio davvero a tutti gli amanti della poesia l'intera collana edita da Aguaplano. In lettura ho il Gran Bazar del XX secolo, di Stefano Trucco, che si sta rivelando un romanzo pulp-meta lovecraftiano godibilissimo e che gli amanti della letteratura weird/fantastica dovrebbero recuperare. Le edizioni Aguaplano sono particolarmente pregiate, siano esse cartonati rilegati o brossure più economiche.

La copertina di Esecuzione dell'ultimo giorno di Lorenzo Chiuchiù, pubblicato da Aguaplano nella collana Blaupause

 

Ronzani Editore

Chi segue ClassiCult avrà già incontrato Ronzani, una delle realtà editoriali che dà alle stampe libri dalla qualità perfetta, con edizioni di pregio e attente ai bisogni bibliofili dei suoi lettori.

Ultimamente ho concluso il thriller turco di Ahmet Ümit, Perché Istanbul Ricordi, che si è rivelata una lettura pazzesca per esplorare la storia recente della Turchia e il suo viscerale legame con l'antica Bisanzio/Costantinopoli. Un romanzo stratificato e ricchissimo di vita e morte, avventura e momenti davvero travolgente. Ma Ronzani è un editore attento a qualsisia tassello del mondo culturale, che sia la produzione di riviste, poesie, saggi e molto altro. Tutti i loro titoli sono stampati con una cura unica, basti pensare alle poesie di Pasolini per la sua Casarsa.

La copertina del thriller di Ahmet Ümit, Perché Istanbul Ricordi, pubblicato da Ronzani Editore

 

ABEditore

Per i cultori dell'estetica vittoriana, gotica e decadentista non posso non consigliarvi ABEditore, uno dei migliori editori dal punto di vista tipografico e delle traduzioni, per quanto concerne il recupero di testi classici di letteratura immaginifica e fantastica.

Vi consiglio caldamente i volumi miscellanei di Draculea (a cura di Lorenzo Incarbone) e Follettiana (a cura di Pietro Guariello), che analizzano rispettivamente il repertorio folclorico e letterario di Vampiri e membri del Piccolo Popolo. I volumi sono scrigni preziosi per compiere esperienze di lettura eccezionali e curati nei minimi dettagli per fornire al lettore le sensazioni di mondi dimenticati e storie sepolte dal mistero.

Su ClassiCult abbiamo avuto ospite Fabio Camilletti, per un'intervista spettrale.

La copertina della Follettiana di Pietro Guariello, pubblicata da Abeditore

 

Jimenez Edizioni

Jimenez è la mia più recente scoperta e sono davvero felice di presentarvi un catalogo eccezionale, del quale la mia prima lettura è La notte arriva sempre di Willy Vlautin, un thriller a dir poco avvincente che parte dal presupposto della presente crisi finanziaria e immobiliare che ha investito la città di Portland portando la protagonista Lynette a compiere azioni sempre più folli, fino a realizzare un'accozzaglia di avventure grottesche nell'ambito della vita notturna cittadina, tra criminali, individui pericolosi e tanta illegalità. I libri sono di pregevolissima fattura e non vedo l'ora di conoscere l'intero catalogo.

La copertina del romanzo La notte arriva sempre di Willy Vlautin, pubblicato da Jimenez Edizioni

 

Il Palindromo

La casa editrice palermitana Il Palindromo è una delle realtà editoriali indipendenti più interessanti, soprattutto per quanto riguarda la collana I Tre Sedili Deserti, dedicata al fantastico. Dall'Elogio del Fantastico di Jacques Bergier a La Collina dei Sogni di Arthur Machen possiamo riassaporare i testi che hanno canonizzato l'immaginario moderno con elementi weird, fantascientifici e gotici. Una cura esemplare nell'apparato critico, dalle traduzioni alle prefazioni con un notevole innesto di fonti fotografiche o iconografiche a cura di artisti italiani o stranieri coevi alle opere.

Particolarmente amata è la riedizione del "primo" Pinocchio di Collodi, una narrazione più oscura del classico della letteratura italiana arricchito dalle splendide illustrazioni fumose e grottesche di Simone Stuto. Un un'ultima uscita davvero particolare è Etna. Guida immaginifica del vulcano di Rosario Battiato con la travolgente copertina di Chiara Nott.

La copertina di Pinocchio. La storia di un burattino di Carlo Collodi, a cura di Salvatore Ferlita e con le illustrazioni di Simone Stuto, pubblicato da Il Palindromo

 

Miraggi Edizioni

Miraggi è una delle mie case editrici preferite, perché mi ha permesso di conoscere non solo ottimi autori italiani (La Chiusa, Forlani, ecc.)  ma di affacciarmi alla letteratura del mondo slavo grazie alla strepitosa collana NováVlna. Su ClassiCult avevo già recensito Grand Hotel di Jaroslav Rudiš, ma vi consiglio moltissimo anche La perlina sul fondo, Il lago, Il bruciacadaveri e il magnifico Krakatite di Karel Čapek, uno dei più importanti romanzi di fantascienza del '900.  Bellissima anche la collana di poesia e gli Scafiblù, dedicati agli autori italiani, di cui vi consiglio Il bambino intermittente, Colloqui con il Pesce Sapiente e Uno di noi.

 

La copertina del romanzo di fantascienza Krakatite di Karel Čapek, pubblicato da Miraggi Edizioni

Fumetti e didattica per la mostra "Gladiatori"

Fumetti e didattica per la mostra "Gladiatori"

Articolo a cura di Giuseppe Inella e Camilla Rossini

fumetti mostra Gladiatori
Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

Dal 25 marzo è in libreria 'Gladiatori', un racconto illustrato destinato al pubblico più giovane, pubblicato da Franco Cosimo Panini Editore, con le illustrazioni firmate da Mario Testa per la Scuola Italiana di Comix, che vede come protagonista l'editor Marcus Lucretius Rufus, organizzatore di spettacoli. Sarà possibile acquistare il volume anche online, alla cifra di 8 euro, tramite il sito francopaniniragazzi.it, disponibile anche una versione in inglese. Il volume è stato un omaggio pasquale che ha anticipato la mostra 'Gladiatori' al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, annunciata per l’imminente riapertura dei musei.

fumetti mostra Gladiatori
Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

Un affascinante viaggio storico, nell’antico Impero Romano, al tempo dei gladiatori. Un libro per ragazzi che nasce grazie alla collaborazione tra il MANN – Museo Archeologico di Napoli e la Scuola Italiana di Comix di Napoli. Oggi i tempi sono cambiati, ma come ci tiene ad evidenziare Paolo Giulierini, direttore del MANN, i gladiatori esistono ancora! Sono tutti i ragazzi che ogni mattina si destano per “l’allenamento” scolastico senza avere accanto a sé i propri compagni di “battaglia”.

 

Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

In questo volume illustrato ci vengono raccontate in modo semplice ed esaustivo le origini dei gladiatori, in principio schiavi, poi veri e propri professionisti del combattimento. I gladiatori erano considerati delle vere e proprie star, alla stregua degli odierni calciatori e i giochi di cui erano protagonisti erano spettacoli molto amati, come le partite di calcio alle quali siamo abituati ad assistere. I gladiatori infatti, si allenavano giorno e notte e seguivano una dieta ferrea, indossavano armi e armature a seconda delle loro caratteristiche fisiche, affinavano diverse tecniche di combattimento, e avevano un unico obiettivo: impressionare il pubblico! Non mancano spunti di riflessione abbastanza attuali, come le sempre deprecabili risse tra "tifoserie" diverse durante i giochi, né la storia del gladiatore trace Spartaco che, dalla antica scuola di Capua, si fece portatore della libertà in una rivolta per abbattere il regime di schiavitù.

fumetti mostra Gladiatori
Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

Il volume offre innumerevoli informazioni sui gladiatori, sulle loro armi e sul contesto storico in cui vivevano. Si spazia dalla selezione dei combattenti e delle fiere, all' allestimento degli anfiteatri per le sfide, che comprendevano anche intrattenimento musicale, fino alla “gladiatura al femminile”; innumerevoli sono le curiosità che aprono finestre di apprendimento didattico per i ragazzi, coinvolgendoli in un’interessante lezione interattiva di storia. Il racconto si sviluppa su piani diversi in cui si intrecciano diverse tecniche narrative (divulgazione, narrativa e fumetti, con attività, stickers e giochi) per rendere più chiara e coinvolgente possibile l’esperienza dei giovani lettori.

Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

La lettura è resa con un linguaggio semplice, senza banalizzare o peccare di approssimazione, coadiuvata dalle foto dei reperti del MANN e dalle illustrazioni di Mario Testa, docente del corso di disegno presso la scuola italiana di Comix di Napoli. L'autore non è nuovo alle collaborazioni con strutture ed enti per la comunicazione del patrimonio archeologico, nel 2019 realizza “fumetti Flegrei” e le sue illustrazioni in stile umoristico caricaturale, con rimandi all'“Asterix” di Uderzo ed alle produzioni disneyane di metà anni '90, rendono vivide e coinvolgenti le parti testuali, supportate da una grafica curata e piacevole.

fumetti mostra Gladiatori
Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

L'albo “Gladiatori” riesce, con grande equilibrio, a portare un contenuto scientifico dettagliato senza risultare pesante o prolisso, risultando adatto ad un'ampia fascia di fruitori, dai più giovani che troveranno anche pagine con dei giochi, fino ai ragazzi che potranno approfondire eventi e dinamiche che troveranno nei loro manuali.

Schede speciali approfondiscono gli argomenti salienti illustrati dalle foto di reperti custoditi al MANN.

Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

Per le immagini si ringraziano l'Ufficio Comunicazione MANN e Franco Cosimo Panini Editore.


Il Commissario Ricciardi a fumetti

Letteratura a fumetti: il Commissario Ricciardi della Sergio Bonelli Editore

Letteratura a fumetti: il Commissario Ricciardi della Sergio Bonelli Editore

Articolo a cura di Gianluca Colazzo e Mariano Rizzo

Maurizio De Giovanni è forse l'autore italiano contemporaneo le cui opere si sono maggiormente prestate alla trasposizione filmica: dopo la serie televisiva ispirata ai suoi Bastardi di Pizzofalcone, andata in onda sulle reti Rai tra 2017 e 2019, l'anno corrente si è aperto con ben due telefilm dedicati rispettivamente a Mina Settembre e soprattutto al Commissario Ricciardi, quest'ultima conclusasi all'inizio di marzo dopo sei puntate premiate da critica e pubblico.

Lino Guanciale Il Commissario Ricciardi
Il Commissario Ricciardi, Lino Guanciale, al Teatro San Carlo. Foto Ufficio Stampa RAI

Ai lettori di più lunga data potrebbe apparire bizzarro che il personaggio-feticcio di De Giovanni abbia dovuto attendere così tanto per raggiungere il piccolo schermo, vedendosi addirittura preceduto dalle creazioni più recenti dell'autore; ciò è di certo dovuto, tra l'altro, alla difficoltà di adattare delle trame ricche di sfumature e suggestioni, ambientate peraltro in una Napoli degli anni '30 viscerale e contraddittoria, rievocata per mezzo di una sapiente gestione di immagini e parole. Forse è proprio per la preponderanza di questi elementi che, ben prima della serie televisiva, il Commissario Ricciardi è stato adottato dal mondo del fumetto.

La prima apparizione di Luigi Alfredo Ricciardi nella “nona arte” risale addirittura al 2010, quando la casa editrice indipendente Cagliostro E-press diede alle stampe Mammarella. Una storia a fumetti del Commissario Ricciardi, per i testi di Alessandro Di Virgilio e i disegni di Claudio Valenti. L'albetto presentava un racconto breve di De Giovanni, comparso in forma testuale in varie antologie. Per meglio comprendere la portata di questo esperimento, occorre appena ricordare che all'epoca la fama del malinconico Commissario era ben lungi dall'essere ampiamente diffusa: il suo primo romanzo, Le lacrime del pagliaccio, era stato pubblicato solo quattro anni prima dalla casa editrice Graus, per poi essere rieditato un anno dopo da Fandango con l'attuale titolo Il senso del dolore. Si era, in altre parole, agli albori del fenomeno mediatico che lo avrebbe visto protagonista negli anni a venire.

Questa sua prima sortita nel mondo delle nuvolette, tuttavia, già metteva in luce le possibilità espressive delle trame di De Giovanni: si optò infatti per un adattamento essenziale, con disegni particolarmente stilizzati e i colori ridotti a una scala di grigi acquerellata, che ben mettevano in risalto la natura chiaroscurale delle storie. Scelta peculiare, poi, quella di preferire la scrittura a mano (tipica delle prime fasi di lavorazione) al lettering computerizzato, quasi a voler simboleggiare il carattere work in progress del progetto – o forse l'anima irrisolta dello stesso Ricciardi.

Cinque anni dopo lo stesso sceneggiatore curò l'adattamento a fumetti di un altro racconto breve di De Giovanni, I vivi e i morti, uscito per i tipi di Star Comics: alle matite, stavolta, c'era Emanuele Gizzi, che scelse di dare alla storia una caratterizzazione più classica, con retinature pregnanti e un tratto deciso e spigoloso simile a quello che ha reso celebre il Dylan Dog bonelliano. I due episodi sceneggiati da Di Virgilio, pur confezionati con grande cura, costituirono di fatto un progetto estemporaneo, nato più che altro con scopi promozionali e senza alcuna pretesa di entrare di fatto nel corpus letterario del personaggio, all'epoca in piena formazione; tuttavia l'importanza di queste due storie è quantomai palese se si prende in esame la storia recente del Ricciardi a fumetti.

Il Commissario Ricciardi a fumetti
Il Commissario Ricciardi a fumetti, di Maurizio de Giovanni, presso Sergio Bonelli Editore

Nel novembre 2017 la Sergio Bonelli Editore lancia la testata trimestrale Le stagioni del Commissario Ricciardi, che propone l'adattamento a fumetti dei primi quattro romanzi della serie (il cosiddetto ciclo delle stagioni). Non è la prima volta che questa casa editrice sperimenta un connubio con la letteratura: la serie nasce come spin-off della collana I romanzi a fumetti, varata nel 2007 per il mercato delle edicole e successivamente traslata in quello di librerie e fumetterie; è inoltre opportuno ricordare Le Storie, testata chiusa nel dicembre 2020, che per 4 anni ha raccolto episodi autoconclusivi pertinenti a vari generi letterari. Le avventure proposte erano inedite e scritte sin dall'inizio come sceneggiatura di un fumetto; con il Commissario Ricciardi, invece, per la prima volta si è scelto di adattare dei testi nati per l'editoria.

Per l'occasione è stato formato un variegato cast di sceneggiatori e disegnatori campani, quasi a voler recepire in toto la “napoletanità” del personaggio e del suo autore; l'inizio dei lavori è stato preceduto da un lungo periodo di documentazione storica e grafica, allo scopo di rendere il mondo in cui Ricciardi si muove verosimile e affascinante. I primi quattro numeri sono usciti tra 2017 e 2018 in un'inedita formula: all'uscita degli albi nelle edicole è seguita, dopo poche settimane, la pubblicazione di un volume cartonato destinato alle librerie, che ripropone la storia in un formato più grande assieme a dei contenuti speciali. Anche in questo caso, come accadeva in Mammarella, si è scelto di ridurre la gamma cromatica delle storie a un solo colore, diverso per ciascuna storia e coerente con la stagione in cui essa si svolge: per Il senso del dolore (novembre 2017) è stato adoperato un freddo blu, per La condanna del sangue (marzo 2018) un verde tenue, per Il posto di ognuno (luglio 2018) un giallo festoso e infine per Il giorno dei morti (novembre 2018) un funebre violaceo. Seguendo la lunga tradizione di assegnare ai personaggi Bonelli i volti delle star cinematografiche, le fattezze del Commissario Ricciardi sono state ricalcate su quelle di un giovane Andy Garcìa (pare su indicazione dello stesso De Giovanni); altre facce note sono quelle del dottor Modo, che sfoggia il cipiglio di Vittorio De Sica, e le sembianze delicate ma aspre di Bambinella, in cui si riconosce Annibale Ruccello. Infine, per meglio raffigurare il fatto (la capacità di Ricciardi di vedere i morti di morte violenta negli ultimi istanti della loro vita), è stata elaborata un'ardita giustapposizione in trasparenza di figure evanescenti, nelle quali è ben riconoscibile il tratteggio a matita.

Gli esiti di questa operazione sono particolarmente felici: la sintesi di spazio e tempo con la quale si estrinseca il linguaggio fumettistico consente infatti di godere appieno dell'intensità delle trame, del fascino ambiguo dell'epoca, delle espressioni marcate dei personaggi. Col suo volto perennemente corrucciato e i suoi flussi di pensieri, Ricciardi sembra essere nato per far parte dell'Olimpo bonelliano, i cui personaggi possiedono sempre una notevole profondità psicologica.

Teatro delle avventure del Commissario è una Napoli splendidamente ricostruita, riconoscibile e credibile sia che si tratti delle zone monumentali che dei vicoli più anonimi. Proprio in questo la serie a fumetti si rivela perfino più efficace di quella televisiva: liberi dalle pastoie della macchina da presa, i disegnatori hanno potuto dar sfogo alle loro fantasie, dando a Napoli le connotazioni di un vero e proprio limbo caotico e gremito di persone vive e morte in egual misura; le visioni del Commissario sono rese con particolari raccapriccianti che mai avrebbero potuto trovar posto sullo schermo in prima serata, ma che sulle pagine degli albi vengono presentati con disimpegno ed eleganza, senza mai risultare gratuiti. Il Commissario Ricciardi bonelliano si muove quindi in perfetto equilibrio tra giallo e horror, indagine e sentimento, introspezione e brivido, senza contravvenire alle tematiche che stanno alla base della serie di De Giovanni, ma addirittura esaltandole e rendendole adatte al più ampio pubblico degli amanti del fumetto.

Il successo delle Stagioni ha consentito l'espansione del progetto: nel 2018 è stato varato il progetto del Commissario Ricciardi Magazine, uno speciale annuale che raccoglie storie brevi aventi come protagonisti Ricciardi e i suoi comprimari, sceneggiate a partire da racconti brevi di De Giovanni o da porzioni dei romanzi che, per ragioni di spazio, hanno dovuto essere tagliate. Nel secondo numero, uscito a maggio 2019, sono presenti anche i remake di Mammarella e I vivi e i morti, sceneggiati e disegnati dagli autori della serie Bonelli.

Il Commissario Ricciardi a fumetti
Il Commissario Ricciardi a fumetti: Per mano mia, pubblicato da Sergio Bonelli Editore (2020)

Dopo una serie di ritardi dovuti alla pandemia, a ottobre 2020 è uscito Per mano mia, primo capitolo della “trilogia delle festività”. Il filtro monocromatico dei primi quattro numeri è stato riproposto con una nuova formula che accosta sfumature vinaccia ad ombreggiature di nero particolarmente belle. Per il 25 marzo è attesa la pubblicazione del nuovo volume, Vipera, al quale con cadenza bimestrale faranno seguito tutte le restanti storie del Commissario; non mancherà l'appuntamento annuale col Magazine, in uscita a maggio, mentre nei mesi estivi dovrebbero vedere la luce anche gli albi destinati alle edicole.

fumetti Commissario Ricciardi
Il Commissario Ricciardi a fumetti: Vipera, pubblicato da Sergio Bonelli Editore (2021), in libreria e fumetteria dal 25 marzo

Ma la collaborazione tra Maurizio De Giovanni e la Bonelli non è che all'inizio: nel 2018 sono approdati nel mondo delle vignette anche i Bastardi di Pizzofalcone, le cui storie sono esclusivamente presenti in albi cartonati a colori; coraggiosa la scelta di presentare una Napoli popolata di animali antropomorfi. I Bastardi titolari della serie, componenti della squadra mobile di Pizzofalcone, guarda caso sono stati dotati di fattezze canine.


Anne Frank fumetti

Anne Frank a fumetti: le annotazioni del retrocasa reinterpretate da Ozanam e Nadji

Anne Frank a fumetti: le annotazioni del retrocasa reinterpretate da Ozanam e Nadji

Il legame tra narrazione a fumetti e memoria è particolarmente affascinante. Raccontare con le immagini aggiunge forza ed immediatezza al messaggio che si vuol dare, non è un caso che spesso opere letterarie che vengono adattate in fumetti acquistino una “vita” propria, “Il diario di Anne Frank” è uno di questi casi.

Anne Frank fumetti

La Star Comics ha recentemente pubblicato il “Diario di Anne Frank” in un volume autoconclusivo tratto dalla prima edizione del diario, curata da Otto Frank, padre di Anne, pubblicata come “Il retrocasa: annotazioni al diario dal 12 Giugno 1942 al 1 Agosto 1944”.

La sceneggiatura è di Antoine Ozanam (già sceneggiatore di Klaw) e i disegni di Nadji (il suo blog: http://vertfluo.blogspot.com/).

Anne Frank è una ragazza ebrea che per i suoi tredici anni riceve un diario eleggendolo subito a suo più intimo confidente, battezzandolo Kitty.
Una premessa di poco conto, se quel diario non fosse una delle rarissime testimonianze dei tanti giovani ebrei che hanno vissuto la seconda guerra mondiale e l'orrore delle persecuzioni naziste. In quelle pagine Anne riversa la sua vita da rifugiata in una “retrocasa” di Amsterdam.

Non è la prima volta che il diario della giovane Anne si presta ad essere reinterpretato come fumetto, il lavoro di analisi e comprensione dell'opera letteraria da parte dello sceneggiatore si fonde allo stile di disegno essenziale di Nadji, rendendo le azioni e riflessioni della protagonista vivide e mai distanti.

Anne Frank fumetti
La retrocasa dove Anne vivrà per due anni con la famiglia e altre persone diventa il macrocosmo nel quale la ragazza passerà gli anni della sua adolescenza.
Anne è la più giovane in quella dimora nascosta, gli adulti riversano su di lei aspettative e frustrazioni, senza che lei abbia la possibilità di ribattere senza essere bruscamente messa a tacere.
Come tutte le adolescenti, Anne si ribella, si fa delle domande, si innamora ed osserva il mondo attorno a lei: la guerra è una eco terribile, fa tremare le pareti di quel rifugio che diventa di anno in anno sempre più fragile.

La retrocasa viene delineata con pochi tratti, lasciando spesso lo sfondo vuoto per non distrarre il lettore dai personaggi e dai loro discorsi, vera anima dell'opera. Il fumetto fa un grande uso di tinte desaturate, come a voler rappresentare la perenne penombra di chi vive senza dover essere visto, relegando i toni caldi ai momenti più astratti quando Anne non parla a Kitty, il suo diario, ma rende noi “Kitty”.
L'autore si prende la libertà di colmare le lacune della narrazione frammentaria del diario, dimostrando di aver capito la personalità della giovane protagonista.

La gabbia delle vignette è spesso rigida, le vignette si susseguono inframezzate da ampi spazi bianchi. Ad interrompere il ritmo e la narrazione si aprono splashpage che ci trasportano nell'immaginazione della giovane autrice, animando le sue fantasie e preoccupazioni.

Il diario di Anne Frank” non è pensato per un pubblico che vede nel fumetto una via “facile” per leggere un libro, è un'interpretazione sensibile e rispettosa del contesto, dei sentimenti di Anne e di chi ha vissuto attorno a lei.

Non occorre vivere momenti così tragici per entrare in sintonia con il pensiero della giovane Anne che ha il pregio di rendere tangibili, comprensibili i suoi problemi e i suoi dilemmi in maniera così incredibilmente universale.

Anne Frank fumetti
La copertina del volume Il diario di Anne Frank, a cura di Antoine Ozanam e Nadji, pubblicato da Edizioni Star Comics (2020)
Il diario di Anne Frank
“Il retrocasa annotazioni al diario dal 12 giugno 1942 al 1 agosto 1944”

AUTORI: Antoine Ozanam (sceneggiatura), Nadji (disegni)
EDITORE: Star Comics
DIMENSONI:17x24, brossurato a colori
PAGINE:144
PREZZO:€.13,90
ISBN: 978-8822621375
Il fumetto è disponibile anche su Amazon

 

Per le immagini si ringrazia Edizioni Star Comics.


Epifania al MANN. Tra iniziative e sorprese per i più piccoli

L'Epifania si festeggia al MANN: per lunedì 6 gennaio, in occasione delle aperture straordinarie degli istituti culturali nazionali promosse dal Mibact, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli organizzerà una giornata a misura dei bambini (e delle loro famiglie).

Per promuovere l’exhibit sulle meraviglie sommerse dal Mediterraneo, sarà in dono all’infopoint dell’Archeologico, come fantasioso pensiero per la Befana, il racconto illustrato per bambini (6/10 anni) “Thalassa. Tra mare e stelle”.

Questa particolare guida kids (ideazione e curatela: Servizi Educativi del MANN; testi: Roberta Bellucci ed Antonio Coppa; illustrazioni originali ad acquerello: Marianna Canciani) permetterà ai piccoli visitatori ed ai loro genitori di addentrarsi in un itinerario tematico, scoprendo le opere del MANN: i capolavori, inclusi nella mostra “Thalassa”, saranno in dialogo con i reperti normalmente esposti nelle collezioni del Museo.

La sceneggiatura "Tra mare e stelle" proporrà due temi che il MANN intende valorizzare: l'ambiente e l'intercultura; se, ad inizio della storia, un Poseidone adirato non riconoscerà il Mare nostrum oggi invaso dalla plastica, un’attenzione particolare sarà  dedicata  alle antiche migrazioni, che avvenivano soprattutto attraverso i mari, con un esplicito riferimento alle vicende della fondazione greca di Napoli.
L'efficacia didattica della guida sarà confermata dalla proposta di alcuni simpatici giochi enigmistici (crucipuzzle, "unisci i puntini" e labirinti, anch'essi tematici), pensati per fissare informazioni storiche e mitologiche, veicolandole in maniera semplice e divertente.
Sempre per il 6 gennaio, previsto un ulteriore regalo della Befana: accompagnando i bambini al MANN, soltanto un genitore pagherà l’ingresso, mentre l’altro accederà gratuitamente.

Sarà variegata l'offerta culturale del MANN per le feste: nel Salone della Meridiana, allestita la mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, che presenta quattrocento reperti sulle antiche civiltà del Mediterraneo, con un focus (stazione Neapolis) dedicato anche al porto di Napoli.

All’esposizione, che sta ottenendo un ampio successo di pubblico e critica (partita, sulla pagina Facebook del MANN, la campagna social #Occhioathalassa per condividere scatti dei capolavori più amati dai visitatori), sono legati tre percorsi di approfondimento: “Pe’ terre assaje luntane”, viaggio fotografico che racconta l’emigrazione ischitana verso le Americhe; “Carte. La rappresentazione del mondo da Omero a Mercatore”, nuova occasione di valorizzazione del patrimonio della Biblioteca del MANN; “Maresistere”, originalissima creazione di Roxy in The Box, che ricostruisce, nella sala 90 dell’Archeologico, la stanza di un napoletano trasferitosi ad inizio Novecento negli States.

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli inizierà il 2020 anche all’insegna dell’attenzione all’arte contemporanea: in Atrio e nella collezione Farnese, con un corollario nel Giardino delle Fontane, presentata al pubblico la mostra “Vincendo il tempo” di Riccardo Dalisi; nella Sala del Toro Farnese, possibile sorridere e riflettere con i quaranta fotomontaggi di “Fuga dal Museo”, realizzati da Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla; nella sezione degli Affreschi, nuovo sguardo al paese del dragone con “Il contemporaneo per l’archeologia. Artisti cinesi al MANN”.

Da non perdere (per ragazzi, e non solo), l’experience exhibition “Capire il cambiamento climatico”, progettata in collaborazione con National Geographic Society per conoscere cause ed effetti del riscaldamento globale.

In atmosfera natalizia, da ammirare in Atrio il suggestivo “Presepe Felix” (a cura dell’Associazione Presepistica Napoletana e con il sostegno della Regione Campania), accostato agli scatti di “Fotografare il MANN tutto l’anno” ed alle tavole del calendario 2020 della Scuola Italiana di Comix.

Per trovare un trait d’union immaginifico tra i visitatori di tutti gli istituti culturali del mondo, sino alla conclusione delle feste sarà in calendario la personale di Massimo Pacifico, “Effetto Museo”.

Anticipo di conclusione delle festività anche il 5 gennaio, data della #Domenicalmuseo per gli istituti culturali nazionali: per l'occasione, il Mibact promuoverà la nuova edizione della campagna sui "Fumetti nei Musei", valorizzando la mostra in programma all'Istituto Centrale per la Grafica di Roma.

Si segnala, infine, che sino al 12 gennaio sarà OpenMannFest: presso la biglietteria del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, gli abbonamenti annuali saranno venduti a prezzi promo (15 euro per adulti, 30 per famiglie, 10 per young; nell’opzione “Academy”, per studenti universitari iscritti a qualsiasi corso di laurea o scuola di specializzazione, senza limiti di età, il costo è di 5 euro).


“L’Egitto di Belzoni”: in mostra a Padova il "forzuto" agli albori dell'egittologia

Gli inizi dell'archeologia in generale e dell'egittologia in particolare, al di là della curiosità, a volte morbosa, che le rovine scatenarono nell'antichità e nel Medioevo, avvenne tra la fine del XVIII secolo e la prima metà del XIX secolo, essendo  da una serie di nomi che anche per "i non addetti ai lavori" sono già quasi familiari: Jean-François Champollion o Karl Richard Lepsius; altri sarebbero William Flinders Petrie, Bernardino Drovetti, Henry Salt, John Gardner Wilkinson, Amelia Edwards, Ippolito Rosellini… Però probabilmente il più importante di tutti fu Giovanni Battista Belzoni.

​Belzoni, nativo di Padova, allora facente parte alla Repubblica di Venezia, nacque nel 1778. Aveva non meno di tredici fratelli e, poiché suo padre era un barbiere modesto in perenne lotta per la sopravvivenza di una famiglia tanto numerosa, un adolescente Giovanni fu inviato a Roma, la città da cui proveniva la sua famiglia paterna (che era anche in migliori condizioni economiche), per guadagnarsi da vivere. Tuttavia, la sua idea era un'altra: aveva una profonda vocazione religiosa che lo spingeva a prendere in considerazione di entrare in un monastero. Pensate a come sarebbe avrebbe cambiato il suo futuro - e quello dell'egittologia - se avesse esaudito questo desiderio. Tuttavia, si verificò un evento imprevisto: nel 1798 le truppe francesi occuparono la città, revocarono l'autorità del Papa e proclamarono la Repubblica Romana; sembra che Belzoni avesse preso parte ad qualche intrigo e che, minacciato di essere imprigionato, decise di fuggire il più lontano possibile. ​
Ritratto di Giovanni Belzoni ad opera di Jan Adam Kruseman (1824)(Artdaily.com), conservato al Fitzwilliam Museum, pubblico dominio

Così, nel 1800 cercò di ricominciare daccapo e si trasferì nei Paesi Bassi, esercitando l'ufficio imparato da suo padre. Questa nuova vita non durò però non a lungo; dopo tutto, Napoleone aveva trasformato quel territorio nella Repubblica Batava e il pericolo di essere riconosciuto e detenuto era sempre presente, anche nel caso in cui fosse riuscito a passare inosservato (grazie al suo aspetto settentrionale e ai capelli rossi). Tre anni dopo si trasferì in Inghilterra. E fu in quel Paese che incontrò sua moglie, Sara Bane, l'artefice del totale cambiamento della vita del giovane Belzoni. Sara era uno spirito irrequieto e convinse il suo futuro marito - si sarebbero sposati nel 1813 - a unirsi a un circo itinerante con cui giravano il paese.​
Belzoni superava i due metri e aveva una costituzione robusta, che avrebbe fatto invidia ai migliori influencer e body builder di Instagram. Il suo contributo al mondo circense consisteva in dimostrazioni di forza - era il classico "forzuto" - finché non andò ad esibirsi all'Astley's Anphitheatre, un prestigioso circo permanente situato nel quartiere londinese di Lambeth. Lì si interessò ad altre sfaccettature di quel mondo, come la cosiddetta "fantasmagoria" (una sorta di spettacolo spaventoso, basato sulla proiezione di immagini terrificanti: scheletri, fantasmi, demoni...) con una lanterna magica. Il nostro connazionale si interessò così tanto a questa forma di proiezione che iniziò a studiare ingegneria meccanica - qualcosa che era già iniziato durante il suo soggiorno a Roma - progettando ingegnosità idrauliche che applicò anche nelle esibizioni circensi di Covent Garden. Tutto ciò gli sarebbe stato parecchio utile in futuro. ​
Nel 1812 lasciò l'Inghilterra per un tour europeo. Visitò la Spagna, l'Olanda, il Portogallo e Malta, non perdendo mai l'occasione (da bravo italiano) di vendere il progetto per una ruota panoramica totalmente idraulica che aveva concepito. Questo è esattamente ciò che gli ha permise di mettersi in contatto con un diplomatico egiziano, Ismael Gibraltar, interessato ad al progetto dato che il pascià d'Egitto, Mehmet Ali, stava perseguendo una politica di modernizzazione e voleva espandere le aree in crescita. Così Belzoni visitò per la prima volta il paese dei faraoni e, anche se l'esperienza non fu così soddisfacente come si aspettava - dato che alla fine il pascià respinse l'invenzione - lui decise di rimanere.​
Giovane Memnone Ramesse II
Il "Giovane Memnone", in realtà Ramesse II, statua in granito (1270 circa a. C.), conservata al British Museum. Foto di Nina Aldin Thune, CC BY-SA 3.0

Durante questo periodo progettò nuove cose ingegnose, questa volta destinate a facilitare il trasporto di grandi blocchi di pietra, poiché era consuetudine rimuoverli dagli antichi monumenti, per riutilizzarli in edifici moderni. Inoltre, attraverso lo storico svizzero Jacob Burckhardt, che era in visita in Egitto (e con il quale strinse amicizia) poté mettersi in contatto anche con Henry Salt, il console britannico. Costui gli assegnò una missione: andare a Tebe per prendere l'enorme busto di Ramses II (che all'epoca tutti chiamavamo Giovane Memnone per errore, ma questa è un'altra storia...) che decorava il tempio di quest'ultimo, il Ramesseum, e trasferirlo al British Museum, così come autorizzato da una firma (ordine) del pascià. La "statuetta" pesava sette tonnellate e Belzoni dovette attingere a tutte le sue conoscenze e trucchi circensi per poterla spostare; ci riuscí sollevandola per mezzo di leve e rulli, proprio come, molto probabilmente, era stato fatto nell'antico Egitto. Fu un duro lavoro che lo tenne occupato per diciassette lunghi giorni e con più di centotrenta uomini, finché raggiunse il fiume, dove imbarcarono il "piccolo" reperto.​
Il successo di questa impresa gli aprì la porte ad altre commissioni analoghe, quasi tutte dovendo superare difficoltà complesse. Ad esempio, un obelisco che stava trasportando in barca fino ad Alessandria si inabissò nelle acque del Nilo e dovette salvarlo costruendo una sorta di ponteggio acquatico.​
Giovanni Battista Belzoni
Giovanni Battista Belzoni, come da raffigurazione nel suo libro Narrative of the Operations and Recent Discoveries Within the Pyramids, Temples, Tombs and Excavations in Egypt and Nubia and of a Journey to the Coast of the Red Sea, in search of the ancient Berenice; and another to the Oasis of Jupiter Ammon, Londra, John Murray, 1820

Nel 1815 accompagnò William Beechey, il segretario di Salt, in un viaggio ad Abu Simbel per vedere come potevano scavare i templi scavati nella roccia, scoperti da Jacob Burckhardt un paio di anni prima. Questi ultimi erano coperti da migliaia di tonnellate di sabbia, che rendevano impossibile l'accesso al loro interno. Il nostro Belzoni dovette dimettersi, deluso, ma tornò nel 1817, accompagnato dalla moglie che colse l'occasione per lasciare testimonianze scritte della vita delle donne egiziane. Questa volta, con tanto sforzo e pazienza, Belzoni riuscì a rimuovere abbastanza sabbia da scoprire parzialmente l'ingresso, di modo da poter entrare in cerca di pezzi per collezionisti. Non trovò quasi nulla ed è per questo che i templi, sia quelli di Ramses II che di Nefertari, ricaddero nell'oblio per qualche altro anno. ​
Nello stesso anno, Belzoni scavò nella Valle dei Re, dove scoprì - tra le altre cose - le tombe dei faraoni Ay e Ramesse I, e dissoterrò tutti gli oggetti per venderli (sigh). So che adesso griderete tutti allo scandalo, ma questo atteggiamento non dovrebbe sorprendere, poiché in quella prima metà del XIX secolo l'archeologia era, fondamentalmente, una raccolta di pezzi e reperti per i collezionisti e lo spoglio era visto come normale per il bene della scienza che, naturalmente, aveva sede in Europa occidentale. Ecco perché Belzoni non esitò a portare via le cose senza il loro contesto e non esitò neanche a far saltare in aria i coperchi dei sarcofago (con la dinamite) in cerca di gioielli.​
Il nostro forzuto connazionale era una miscela tra l'avventuriero e il collezionista, ma fu anche grazie al suo lavoro che l'egittologia ha cominciato a prendere forma. ​
Dal momento che scoprì anche la tomba di Seti I (che fu battezzata la Tomba di Belzoni perché, non avendo ancora tradotto Champollion la scrittura geroglifica, non si sapeva a chi apparteneva), studiò i templi di File, di Edfu e di Elefantina, ed effettuò scavi in Karnak.​

Giovanni Battista Belzoni
La firma di Giovanni Battista Belzoni all'interno della piramide di Chefren. Foto di Jon Bodsworth (www.egyptarchive.co.uk), Copyrighted free use
Nel 1818, dopo un viaggio in Terra Santa (accompagnato dalla moglie Sara), dedicò la sua attenzione alle piramidi di Giza, convinto che - contrariamente alla visione dei suoi compagni - avrebbe trovato le cose di interesse proprio al loro interno. Divenne così il primo ad entrare in quella di Chefren (dove lasciò un'enorme iscrizione col carbone che diceva "Scoperta da G. Belzoni 2 mar. 1818"). Fu anche il primo a visitare El-Wahat el-Bahariya, un'oasi nel mezzo del deserto che Alessandro Magno avrebbe superato sulla strada per Siwa (in realtà, vi costruí solo un tempio lì), e nell'indagare le rovine del porto Berenice sul Mar Rosso (costruito da Tolomeo II). ​
A questo punto Belzoni e sua moglie erano stati in Egitto per sei anni e per un totale di ben venti anni fuori dall'Inghilterra: decisero così di farvi ritorno. Lo fecero nell'autunno del 1819 e - ça va sans dire - portandosi dietro il sarcofago di Seti I come bagaglio a mano.​

Giovanni Battista Belzoni
Giovanni Battista Belzoni è raffigurato in un medaglione a Palazzo della Ragione, opera di Rinaldo Rinaldi (1793-1873), foto di Colin Rose

 

Se tutto questo che avete letto e scoperto vi ha interessato, allora vi consiglio vivamente di fare un salto alla mostra “L’Egitto di Belzoni”, visitabile al Centro Culturale Altinate - San Gaetano di Padova fino al 28 Giugno 2020.​
La sua città natale gli rende omaggio con una una mostra che vuole raccontare una vita avventurosa e ricca di imprese. Il percorso espositivo alterna sistemi di visita tradizionali a momenti di grande impatto emotivo, grazie a tecnologie immersive, effetti multisensoriali ed enormi riproduzioni in scala reale. Gli ambienti storici, ricostruiti con la massima precisione, diventano spazi scenici che coinvolgono in spettacoli teatrali e in giochi d’acqua virtuali.​
Inoltre, da buon nerd quale sono, non posso che consigliarvi una lettura edita niente meno che da Sergio Bonelli Editore dal titolo "Il Grande Belzoni". Il talentuoso Walter Venturi ha ricreato magistralmente il mondo e la vita di Belzoni in forma di fumetto.​
Giovanni Battista Belzoni
Raffigurazione di Giovanni Battista Belzoni dal libro Viaggi in Egitto ed in Nubia, Tomo I, Livorno, 1827.