L'arte di Consagra celebrata al Teatro Antico di Taormina

Nel bellissimo scenario paesaggistico e archeologico del Teatro Antico di Taormina si celebrerà con una mostra il centenario della nascita del grande artista Pietro Consagra (1920-2005).

Una selezione di opere, realizzate tra il 1964 e il 2003, accompagnerà i visitatori in un dialogo tra antico e contemporaneo che avvicina lo spettatore alla sintesi rappresentativa dell’incessante ricerca di Consagra di tecniche, materie e colori espressivi che hanno dato vita a opere volte a suscitare un senso di libertà e un impulso a interrogarci sugli accadimenti contemporanei.

Molte delle opere di Pietro Consagra sono collocate qui a Taormina in corrispondenza degli antichi vomitoria del teatro, cioè gli accessi alla cavea, e le immaginiamo di primo acchito come personaggi di un coro al cospetto della scena; è come se questo coro di Consagra, tuttavia aniconico e atemporale, assistesse alla rappresentazione sulla scena e dialogasse con lo spettatore assiepato sulle gradinate.

Da un lato è qui quella smaterializzazione della stessa scultura che nasce dalla sublimazione della visione frontale e che è caratteristica di tutta la produzione del maestro siciliano, dall’altro lato la stessa scultura, nella sua smaterializzazione, si distacca dalla realtà per poterla osservare e interrogare.

Pietro Consagra
Pietro Consagra. Foto: Electa Editore

Le parole di Pietro Consagra, nello scritto “Vita mia”, del 1980, ci spiegano la valenza propria della sua arte nell’esprimere le idee che si agitavano nel suo tempo: “Volevo riportare sulla materia il rapporto che avevo con la società, un risentimento politico per come le cose andavano e nello stesso tempo dispormi necessario coerente, giustificato”. Per questo la materia di Consagra si dissolve ma, facendo parte dello spazio sociale e civile, trasmette al contempo un pensiero autonomo e autentico.

L'opera e l'arte di Consagra è fortemente legata alla sua Sicilia, terra natia dalle mille contraddizioni, terra ferita e martoriata nella sua lunga storia secolare. E questo amore profondo ha visto un pieno compimento nella ricostruzione della nuova Gibellina dopo il terremoto del ’68, come è emerso anche dalla realizzazione di una mostra fortunata mostra a Palazzo Steri di Palermo del 1991, dedicata al colore come materia spirituale, energia vitale sia in scultura che in pittura.

Terra natale fertile, pulsione sociale nella metafora di un’identità pienamente mediterranea in un artista che, rivoluzionando l’opera nello spazio, ha fatto da apripista per le successive generazioni di scultori.

E l’opera di Consagra continua ad essere un messaggio di speranza perché proprio oggi l’arte sia nuovamentela salvezza della spiritualità collettiva e della fiducia in crisi”.

La mostra Pietro Consagra. Il colore come materia è a cura di Gabriella Di Milia e Paolo Falcone, l’esposizione è promossa dalla Regione Siciliana, Assessorato ai Beni Culturali e dell'Identità siciliana, dal Parco Archeologico Naxos Taormina, diretto da Gabriella Tigano, con l’organizzazione di Electa, in collaborazione con l’Archivio Pietro Consagra; il progetto di allestimento è curato dall’architetto Ruggero Moncada di Paternò.

Foto Consagra Courtesy of Electa Editore

 


Roma: mostra "La ferita della bellezza. Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina"

La ferita della bellezza.

Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina

Al Museo Bilotti, una rilettura del percorso dell'artista a partire dall'opera di Land Art più grande al mondo. A cura di Massimo Recalcati

Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese

23 marzo | 9 giugno 2019

Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina
Alberto Burri, Grande Cretto Gibellina, 1985-2015, Gibellina (Trapani).
Fotografia di Aurelio Amendola prima del completamento dell'opera, 2011 ©Aurelio
Amendola. Courtesy Magonza, Arezzo

Roma, 22 marzo 2019. Alberto Burri, chiamato a realizzare un intervento per la ricostruzione del paese distrutto dal terremoto nella Valle del Belice del 1968, decide di intervenire sulle macerie della città di Gibellina, creando l’opera di Land Art più grande al mondo. Le ricopre di un sudario bianco, di un’enorme gettata di cemento che ingloba i resti e riveste, in parte ricalcandola, la planimetria della vecchia Gibellina.

La mostra, al Museo Carlo Bilotti dal 23 marzo al 9 giugno 2019, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Curato da Massimo Recalcati con il coordinamento scientifico di Alessandro Sarteanesi, prodotto e realizzato da Magonza editore, il progetto espositivo itinerante La ferita della bellezza. Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina, partendo da questo grande intervento, risale il percorso dell'artista con una selezione di lavori esemplari, letti in relazione alla poetica della ferita, tema che nell’interpretazione di Massimo Recalcati attraversa la sua intera opera, incidendo la materia, disegnando strappi, lacerazioni, crettature, bruciature, giungendo sino a declinazioni inedite che pensano ad una genesi e a un processo di carattere spirituale.

La mostra è patrocinata dalla Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, dalla Regione Lazio e dalla Regione Sicilia, dal Comune di Gibellina e dalla Fondazione Orestiadi con un prestito della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Dopo la tappa romana l'esposizione sarà riallestita da giugno ad ottobre al MAG Museo Alto Garda a Riva del Garda in collaborazione con il MART Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto.

Culmine del percorso interpretativo sono le fotografie in bianco e nero di Aurelio Amendola sul Grande Cretto. Fotografo che per eccellenza ha raccolto le immagini di Burri, dei suoi lavori e dei processi creativi, Amendola ha realizzato gli scatti in due riprese, nel 2011 e nel 2018, a completamento avvenuto dell’opera (2015). Nel percorso inoltre, il video di Petra Noordkamp – prodotto e presentato nel 2015 dal Guggenheim Museum di New York, in occasione della grande retrospettiva The Trauma of Painting – filma in un racconto poetico e di grande sapienza tecnica l’opera di Burri e il paesaggio circostante.

Alcune opere uniche dell’artista, veri e propri capolavori, inoltre, estendono non solo ai Cretti ma anche ai Sacchi, ai Legni, ai Catrami, alle Plastiche e a una selezione di opere grafiche la lettura proposta dal celebre psicanalista. È una ferita che è dappertutto, che trema ovunque. Una scossa, un tormento, un precipitare di fessurazioni infinite ed ingovernabili. Come scrive Recalcati in Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina, nei Legni la ferita è generata dal fuoco e dalla carbonizzazione del materiale ma, soprattutto, dal resto che sopravvive alla bruciatura. Nelle Combustioni, lo sgretolamento della materia, la manifestazione della sua umanissima friabilità, della sua più radicale vulnerabilità, viene restituita con grande equilibrio poetico e formale. È ciò che avviene anche con le Plastiche dove, ancora una volta, è sempre l’uso del fuoco a infliggere su di una materia debole ed inconsistente come la plastica, l’ustione della vita e della morte.

In occasione della mostra sarà realizzato dalla casa editrice Magonza un importante volume stampato su carta di pregio e di grande formato con testimonianze e ricerche inedite su Alberto Burri, la sua opera e Il Grande Cretto di Gibellina. Un nuovo testo di Massimo Recalcati raccoglierà gli sviluppi ulteriori della sua ricerca, insieme a interventi di storici dell'arte quali Gianfranco Maraniello e Aldo Iori. Sarà inoltre organizzata una conferenza ad hoc tenuta da Massimo Recalcati che sarà occasione di una riflessione ampia sull'opera di Alberto Burri e sulla mostra.

Il Museo Carlo Bilotti ha sede nell'antica Aranciera di Villa Borghese, nota nel Settecento come Casino dei Giuochi d'Acqua per la presenza di fontane e ninfei. Accoglie le opere di arte contemporanea donate alla città di Roma da Carlo Bilotti, imprenditore italo-americano e collezionista di fama internazionale. La raccolta comprende un consistente nucleo di dipinti e sculture di Giorgio de Chirico, affiancato da opere di Gino Severini, Andy Warhol, Mimmo Rotella, Larry Rivers e Giacomo Manzù. Negli anni successivi alla sua apertura il Museo si è arricchito di opere di Consagra, Dynys, Greenfield-Sanders e Pucci. Le sale del pianoterra e alcune sale del primo piano ospitano mostre temporanee.

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